Tracce e Sentieri

Passeggiate splinderiane di Amalteo

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Blogger: AMALTEO
Nome: Amalteo
2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli… il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ...” da Woody Allen, Manhattan (con qualche cambiamento pamalteo@gmail.com http://amalteo.wordpress.com/

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venerdì, 02 maggio 2008

Il colore viola



Ho appreso nei miei primi rudimenti dell’arte della pittura che il rosso carminio unito al blu ciano origina il viola. Utilizzare solo i 5 colori di base è l’esortazione indispensabile allo sprovveduto principiante per prendere confidenza con i cromatismi delle tonalità e delle sfumature dei colori derivati.


 

Ma  poter rendere omaggio in prima persona alle macchie di colore che nel mio giardino esplodono è obiettivo ben presto fallito. Sì, perché per quanto sprema tubetti e mi dia da fare nel mescolamento delle molli paste, nulla è vicino a ciò che la natura spontaneamente mi offre. E così ammiro beato, spostando lo sguardo dalla mia tavolozza di plastica a quella genuina della mia vegetazione.
E’ il momento delle gradazioni dal rosa al viola.


Per essere sinceri, già quando ero immerso nella sinfonia del giallo, SASSIFRAGHECOTOGNO GIAPPONESE davano mostra di sé. Ma erano una cosiddetta minoranza relativa.
 


Ora che il giallo si è spento, con maggior audacia, di settimana in settimana puntuali si presentano all’appello le varie generazioni del rosso-blu.

Per la prima volta il giovane LILLA’ espone le sue infiorescenze, dimostrando energia e vitalità nonostante la sua ancora bassa statura.

 

 
Non manca mai di impressionarmi la lotta delle
CAMELIE screziate e delle giganti PEONIE  contro lo scorrere del tempo. Sono entrambi fiori grandi, gonfi, turgidi. Forse la natura si è un po’ presa gioco di loro, affidandoli ad un sostegno troppo esile per la loro pezzatura.

 


 

Il fatto è che crollano a terra con una velocità spietata: le CAMELIE, tutte intere, sembra scelgano un letto più comodo su cui coricarsi; le PEONIE, invece, “spetalano” con  aria depressa, deluse dallo scarso riconoscimento prestato al lavorio di un anno delle loro pazienti gemme.

 


Noncurante delle pene inflitte agli eleganti cespugli che, inermi, depositano al suolo la loro parte migliore, il ROSMARINO REPENS getta le sue code dal balcone sovrastante, fra la lavanda e la salvia che lo ammirano composte. Le sue chiome sono inghirlandate da una moltitudine di minuscoli fiori violetti, gioia e nutrimento per i ghiotti  lepidotteri ed imenotteri avventori.

 

 
Altrettanto viola, ma più aristocratici, gli
IRIS mantengono uno sguardo vigile e apprensivo, poiché anche quest’anno non capiscono come può accadere che vento e acqua tipici di questo mese possano sciupare così velocemente il loro fragile manto.

 

Ma il vero tocco d’artista se lo riservano, in contemporanea, AZALEE e GLICINE

Il gruppo rosso-arancio vicino alla panca si allarga sempre di più e inizia a reclamare la seduta sui sedili di legno, in  speranzosa attesa sotto la
cerata blu che li ha riparati dall’umido clima invernale.

 


A pioggia, lunghi grappoli profumatissimi scendono dal cielo, inebriando l’aria  di un delicato effluvio. E’ il GLICINE, che baldanzoso tenta di avvitare le fluttuanti estremità dei rami ai primi appigli che trova, quasi avesse l’intenzione di raggiungere il poco distante gelsomino, che fra un mese gli darà il cambio nella profumazione dell’aria quasi estiva.

 

Vicino alla forsithia, un po’ più insignificante ora che il giallo ha cessato di ricoprirla,  si scorge una distesa violacea. Sono le AZALEE sorelle maggiori, il primo tentativo di rendere più colorato quei nove gradini che erano al mio giungere dal corridoio delle viti.

 

In principio erano due macchie di colore violaceo e bianco. Un inverno più freddo del solito ha però impedito all’azalea bianca, delicata e cagionevole, di continuare la sua esistenza. Al suo posto (ammetto un po’ osé per accostamento) c’è ora un’AZALEA MOLLIS  arancione. La annovero comunque, nonostante la gamma del colore non sia quella qui considerata.

 

Osservo sempre con scetticismo la seconda pianta di GLICINE che ricopre la pergola del terrazzo sopra il pontile.

 

 Diversamente dall’altra ha un colore più intenso e il fogliame viaggia in parallelo con la comparsa del grappolo fiorito. Per cui ogni anno mormoro fra me e me che la fioritura è scarsa. E ogni anno Luciana mi spiega che per godere di quella odorosa cascata, non bisogna guardare dall’alto, ma andarci proprio sotto e alzare gli occhi.

 

Spazio anche alle foglie. Di aprile rispuntano le foglie purpuree a cinque lobi dell’ACERO CANADESE, lassù, vicino al noce, e dell’ACERO GIAPPONESE  che con il suo largo ombrello ripara gli ultimi tulipani.

 

 
Dopo la rapida fioritura marzolina, al
PRUNO DA FIORE è rimasto il bel fogliame rosso cupo e, a cercarli con attenzione, piccoli frutticini tinti di porpora, deliziose leccornie per gli amici alati che da quelle parti hanno capito esserci un generoso banchetto.


E così, quando l’occhio ricade sulle mie prove colore, capisco la potenza della cromoterapia.

Rosso, colore dell’agire. Blu, colore del sentire.

Rosso, spinta all’azione. Blu, quiete che subentra all’appagamento dell’azione.

Ripongo i tubetti sparsi sul tavolo.

Una sosta di fronte alla rossa peonia  e una tregua sotto il tranquillo viola del glicine diluiscono uno spirito sacrificale per me decisamente troppo oneroso.

 



Fotografie di Luciana

Altre pagine in sintonia con questa:

postato da: AMALTEO alle ore maggio 02, 2008 21:37 | link | commenti (38)
categorie: vivere alberi, vivere luoghi, vivere orto giardino
lunedì, 03 settembre 2007

Corona e Montaigne a mani nude



Associo Mauro Corona a Michel de Montaigne.
Filosofi delle mani nude.
Ossia persone che elaborano processi di pensiero senza appigli ad altre teorie filosofiche.

"... sono io stesso la materia del mio libro ..."
Michel de Montaigne, Saggi, Arnoldo Mondadori editore 1986, p. 20

Concentrazione sulle cose che contano. Quelle semplici ed essenziali
Per esempio questa relazione con l'albero e  questo  concetto  relazionale:

"la solitudine paradossalmente non esiste, perchè sei tu e la solitudine.. siamo già in due"

contenuta in questo post di Prisma.
 
postato da: AMALTEO alle ore settembre 03, 2007 11:29 | link | commenti (9)
categorie: vivere alberi, pensare buoni maestri, vivere personalitĂ 
giovedì, 23 agosto 2007

Aspidistra



Consigli per Maf.

L'Aspidistra è una pianta erbacea che ha avuto un grande successo nel '900, ma che ora è quasi scomparsa nelle case e nei giardini.
E' un peccato, perche è di buon carattere.
Vive bene in ambienti freschi e poco illuminati, come ingressi, corridoi, pianerottoli.
All'esterno non ama il pieno sole. Dovrebbe essere posizionata in mezz'ombra o anche all'ombra. In inverno sopporta anche i 2-3°.
Ha bisogno di terriccio mescolato a torba (metà e metà) e gradisce un substrato leggermente umido.
Con questo leggero lavoro di cura è una pianta indistruttibile, in qualunque condizione ed ambiente.
L'Aspidistra può vivere anche 30 anni. E le piante anziane fioriscono più facilmente.

 
postato da: AMALTEO alle ore agosto 23, 2007 16:07 | link | commenti (14)
categorie: vivere alberi, vivere agosto, vivere orto giardino
lunedì, 13 agosto 2007

Gardenia



Molti nutrono preoccupazione nei confronti della Gardenia, perchè la ritengono delicata.
In realtà è un arbusto robustissimo e, indubbiamente, di grande soddisfazione estetica.
La Gardenia Jasminoides è originaria della Cina e fu importata in Europa nel 1761.
Ha rami diffusi e foglie lanceolate - ellittiche, di colore verde scuro, e fiori bianchi profumatissimi, che la pianta produce in continuazione fra giugno e settembre.
Va coltivata in composti che abbiano per base la terra d'erica, la torba, la sabbia, elementi che non contengono il calcio.
E' pianta rustica e se collocata in posizione protetta riesce a tollerare anche diversi gradi sotto lo zero.

Che dire di più, cara Astime?
Faremo di tutto per confermare queste informazioni botaniche di Ippolito Pizzetti.

postato da: AMALTEO alle ore agosto 13, 2007 18:48 | link | commenti (16)
categorie: vivere alberi, vivere agosto, vivere orto giardino
venerdì, 27 luglio 2007

El buen ritiro

Dicevo l'anno scorso, esattamente il 13 luglio 2006:

AMALTEA-VERTICALE

Qualunque sia il luogo nel quale ci proponiamo di trascorrere l'esistenza, due sono le condizioni imprescindibili: la solitudine e la presenza vivificante dell'acqua.

Sulla faccia della terra ci sono molti posti che offrono la necessaria combinazione di una certa selvatichezza e di un'aggraziata varietà. Sarebbe desiderabile una vista imponente, ma si può supplire ad essa in altro modo; e dal momento che gli occhi e la mente hanno un sistema di misurazione diverso, si può trovare la grandezza anche in scala ridotta.



in Tullio Pericoli, La casa ideale di Roberti Stevenson, Adelphi edizioni, 2004








Da un altro punto di vista:



NESSO-CIVERASto facendo il possibile per avere un collegamento internet.



A presto



postato da: AMALTEO alle ore luglio 27, 2007 18:28 | link | commenti (5)
categorie: vivere alberi, vivere luoghi, vivere orto giardino
mercoledì, 25 luglio 2007

L'estate della ecomafia

Quello che sta avvenendo al sud è tremendo: l'ecomafia sta distruggendo un ciclo trentennale di vegetazione.







Trovo le parole adatte in questo post di Paul Templar, che riporto testualmente per questo mio diario. A futura memoria





Il rogo del futuro



Ho atteso di calmarmi un pochino, prima di postare sul mio blog.

L'avessi fatto ieri sera,quando ho appreso dalla viva voce di alcuni amici, del criminale rogo che ha semidistrutto il Gargano, avrei usato parole di fuoco sul destino degli uomini in generale, e sulle pene da dare ai criminali disgraziati figli di cooperative che hanno privato tutti di un patrimonio che ci apparteneva.

Il rogo di Peschici, cittadina di gente laboriosa ,solida, cordiale, ha non solo messo in ginocchio l'economia locale, che viveva esclusivamente di turismo, ma ha di fatto reso un deserto una zona che era un incanto per gli occhi e per la mente.

Animali allo stato brado, migliaia di alberi di conifere, macchia mediterranea, scomparsi in una notte.

Secoli di lavoro paziente della natura bruciati in un lasso di 24 ore.

E migliaia di piccoli animaletti persi per sempre, carbonizzati in un rogo che brucia la bellezza della natura e la speranza.

Si,la speranza.

Che si possa convivere in pace con la bio diversità, con quella natura che oltraggiamo giorno per giorno, senza renderci conto che non ne siamo i padroni, ma semplici fruitori.

Siamo alle solite, purtroppo.

Devastiamo, facciamo scempio, distruggiamo.

Sembra che noi umani non si sia capaci di altro.

Scriviamo poesie e letter d'amore, c'inteneriamo per un tramonto rosso fuoco, e poi violentiamo con nonchalance la natura, convinti che sia una nostra preda, di diritto.

Ho passato le ultime estati a pochi chilometri da Peschici, a Rodi Garganico.

In un'atmosfera fatta di verde e passeggiate contemplative, fra canti di uccelli e verde così intenso da far male agli occhi.

Ora al posto della foresta c'è un'assieme osceno di tizzoni di alberi, neri come il carbone.

E neri come l'anima di chi ha prodotto questo scempio.

Neri come le madri e i padri di questi esseri nati non da umani, ma da bestie feroci, da scrofe immonde.

Ora ci vorranno decine di anni per rimettere a posto i guai prodotti dai criminali incendiari.

E mi auguro che le autorità vietino in modo totale, assoluto, l'edificazione anche di una tenda per bambini sui luoghi distrutti.

Che Dio li danni in eterno.





Il pianto degli alberi

di Mario Rigoni Stern

in La Stampa 26 luglio 2007



Quando la pioggia di primavera scende sui boschi a risvegliare dal gelo le sorgenti, sembra anche di sentire il leggero cinguettare dei fringuelli maschi e il sommesso verso dei tordi botacci. Sì, allora il bosco diventa come una grande creatura che vive e si rinnova all’amore, al canto e alla musica. Pure d’inverno il bosco respira, quando il gelo fa scricchiolare i rami che rabbrividiscono e il pettirosso arruffa le penne dentro un cespuglio. Ma è terribile e raggriccia il cuore quando d’estate crepita, stride e urla e muore per il fuoco.



Gli antichi miti

Dagli alberi, dicono gli antichi miti, erano scesi gli dei e dagli alberi nati gli uomini. Erano sacri e il bosco è stato il primo luogo di preghiera. Non meno dei simulacri, in ogni villaggio della Terra si adoravano gli alberi maestosi delle foreste. Si dice che in epoca remotissima un dio spargitore di fuoco, Egido, per qualche vendetta abbia distrutto gran parte delle foreste che coprivano il nostro pianeta. Si dice anche che furono gli uomini per avere terre coltivabili. Allora venne il deserto, non più le piogge e si inaridirono le sorgenti. Fu dopo molto tempo che gli uomini decisero di fare leggi al fine di proteggere gli alberi, anche con il mistero della religione, consacrando i boschi alle divinità, perché da tutti fossero rispettati.



Il moderno Egido

Oggi leggo i giornali, guardo la televisione e sono rattristato. Leggo di gente fuggita alle fiamme dalla riva del mare dove era in vacanza; vedo le fiamme che si alzano sopra gli alberi e il fumo dalla macchia mediterranea. No, il bosco così da per se stesso non può bruciare, anche se è molto caldo. Bruciare così in tante vaste aree discoste lungo la Penisola e nelle isole di questa Italia ignifera non può essere che opera dell’uomo, di questo moderno Egido spargitore di fuoco. Ma perché? Saranno pur tanti i motivi nascosti, anche perfidi, speculatori, per piromania e per ignoranza colpevole o no.

Piangono gli alberi bruciando, e si offrono agli dei non per chiedere acqua ma per consumarsi in sacrificio per dimostrare e far capire agli umani la loro stoltezza.
















postato da: AMALTEO alle ore luglio 25, 2007 17:35 | link | commenti (8)
categorie: vivere alberi, vivere crimini
lunedì, 04 giugno 2007

Cosa insegna un albero di nespole

Quasi sotto casa c'è un albero di nespole che in queste utime settimane ha anche fruttificato.
E' cresciuto in un luogo che sembrava impossibile.
Quasi in centro città, a pochi metri da una delle più trafficate strade di scorrimento.
Del tutto a ridosso di un  muro.
In mezzo ai preziosi ed ambiti posti di parcheggio.
Eppure anche in questo ambiente così ostile e pieno di ostacoli insormontabili, è riuscito a mettere radici, a cercare terra là sotto, ad attivare ogni anno il suo ciclo vitale.
Fino alle belle nespole color arancione di questi giorni.

C'è molto da apprendere da lui.
Volere vivere ovunque sei.
Assecondare la ghianda che è in te.
Farsi aiutare. In questo caso dai geometri che non hanno osato tagliarlo, dagli amministratori di condominio che lo hanno tollerato, dagli automobilisti che si tengono a quei 30 cm di distanza che gli danno un minimo di spazio.
Esprimere la "bellezza in sè". Con quella chioma che vorrebbe essere rotonda e che si inchina un poco in avanti tanto per aspirare a quello che vorrebbe essere.
Infine attirare l'attenzione su di sè.
Facendo fermare per un attimo, anche un attimo solo, chi passa veloce.

Caro nespolo: ti ringrazio di esistere.



postato da: AMALTEO alle ore giugno 04, 2007 16:17 | link | commenti (23)
categorie: pensare bellezza, vivere alberi, vivere tempo