Paul Templar ha due vite parallele.
In una fa lo spigolatore di crimini, fatti e misfatti della storia.
Nell'altra scopre una vena romantica.
Oggi ha parlato del film Casablanca.
Mi piace rilanciare il segnale con la scena sensibilmente centrale:
Sostiene Umberto Eco:
Tempo fa, cercando di spiegare perché Casablanca fosse diventato oggetto di culto, ho avanzato l'ipotesi che una condizione del successo e del culto sia la "sgangheratezza" dell'opera. Ma sgangheratezza vuole dire anche "sgangherabilità". Mi spiego. È ormai noto che Casablanca è stato costruito giorno per giorno, senza sapere come la storia sarebbe andata a finire, tanto che Ingrid Bergman vi appare così affascinantemente misteriosa perché, recitando sul set, non sapeva ancora quale sarebbe stato l'uomo che avrebbe scelto, e quindi sorrideva a entrambi con eguale tenerezza e ambiguità. E sappiamo che, dovendo portare a termine una storia ancora incerta, sceneggiatori e regista vi hanno posto dentro tutti i cliché di tutta la storia del cinema e della narrativa, trasformando il film in una sorta di museo per cinefili. Proprio per questo il film può essere usato, per così dire, a pezzi smontabili, ciascuno dei quali diventa citazione, archetipo.
In: Umberto Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi, Bompiani 1994, p. 157-158
Ma allora a cosa si deve la fascinazione di questo film, realizzato quando la seconda guerra mondiale lasciava il suo segno tragico?
Sostiene, ancora, Umberto Eco:
Ora dimentichiamo come il film sia stato fatto e vediamo cosa esso ci fa vedere. Si apre su di un luogo già magico di per sé, il Marocco, l'Esotico, inizia con un accenno di melodia araba che sfuma nella Marsigliese. Come si entra nel locale di Rick, si ode Gershwin. Africa, Francia, Stati Uniti. A questo punto entra in gioco un intrico di Archetipi Eterni. Sono situazioni che hanno presieduto alle storie di tutti i tempi. Ma di solito per fare una buona storia basta una sola situazione archetipa. E avanza. Per esempio, l'Amore Infelice. Oppure,
E quindi, altro archetipo, trionfa
In questa orgia di archetipi sacrificali (accompagnati dal tema Servo-Padrone, grazie al rapporto tra Bogey e il negro Dooley Wilson) si inserisce il tema dell' Amore Infelice. Infelice per Rick, che ama Ilse e non può averla, infelice per Ilse, che ama Rick e non può partire con lui, infelice per Victor, che capisce che non ha veramente conservato Ilse. Il gioco degli amori infelici produce vari e accorti incroci: all'inizio è infelice Rick che non capisce perché Use lo sfugga; poi è infelice Victor che non capisce perché Use sia attratta da Rick; e infine è infelice Ilse, che non capisce perché Rick la faccia partire col marito. Questi tre amori infelici (o Impossibili) si. dispongono a triangolo. Ma nel Triangolo archetipo c'è un Marito Tradito e un Amante Vittorioso. Qui invece entrambi gli uomini sono traditi e perdenti: ma nella sconfitta (e a monte di essa) gioca un elemento additivo, così sottile da sfuggire a livello di coscienza. È che sotto sotto si instaura (sublimatissimo) un sospetto di Amore virile o Socratico. Perché Rick ammira Victor, e Victor è ambiguamente attratto da Rick, e pare quasi che a un certo punto ciascuno dei due giochi il duello del sacrificio per compiacere l'altro. In ogni caso, come nelle Confessioni di Rousseau, la donna si, pone come Tramite tra i due uomini. La donna non è portatrice di valori positivi, solo gli uomini lo sono.
Sullo sfondo di queste ambiguità a catena, ecco i caratteri da commedia, o tutti buoni o tutti cattivi. Victor gioca un doppio ruolo, agente di ambiguità nel rapporto erotico, e agente di chiarezza nel rapporto politico: egli è
Intorno a questa danza di miti eterni, ecco i miti storici, ovvero i miti del cinema dovutamente rivisitati. Bogart ne impersona almeno tre: l'Avventuriero Ambiguo, impasto di cinismo e generosità; l'Asceta per Delusione Amorosa e al tempo stesso l'Alcolizzato Redento (e per farlo redimere occorre alcolizzarlo, di colpo, mentre era già Asceta Deluso). Ingrid Bergman è
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In tal modo Casablanca non è un film, è tanti film, una antologia. Fatto quasi per caso, probabilmente si è fatto da sé, se non contro almeno al di là della volontà dei suoi autori, e dei suoi attori. E per questo funziona, a dispetto delle teorie estetiche e delle teorie filmo-grafiche. Perché in esso si dispiegano per forza quasi tellurica le Potenze della Narratività allo stato brado, senza che l'Arte intervenga a disciplinarle. E allora possiamo accettare che i personaggi cambino di umore, di moralità, di psicologia da un momento all'altro, che i cospiratori tossiscano per interrompere il discorso quando si avvicina una spia, che le donnine allegre piangano udendo
In : Umberto Eco, Dalla periferia dell’Impero, Bompiani 1977, p. 139-142
Ah … ciao Astime …
Sapevo che saresti passata di qui …
