Trovato!"Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare.
Quando il bambino era bambino, non sapeva d'essere un bambino. Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno.
Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione. Non aveva abitudini (…) Quando il bambino era bambino, era l'epoca di queste domande: perché io sono io e perché non sei tu? Perché sono qui e perché non sono lì? Quando è cominciato il tempo e dove finisce lo spazio? La vita sotto il sole è forse solo un sogno? Non è solo l'apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo sento e odoro? (…)
Come può essere che io, che sono io, non c'ero prima di diventare? E che un giorno io, che sono io, non sarò più quello che sono?"
Peter Handke, ....
Vado alla radice ....
La domanda durevole, il pezzo di legno fondante sta lì.

Per cui
un vecchio come me si alza dalla sua
sedia senza vacillare e si guarda
d'intorno. E s'accorge, senza averne
spavento, che il tempo scivola come
rena, e che il nuovo è tutto da venire
ancora tutto da venire: e sente
dire in sé sommessamente, dalla vita:
siamo parte dell'humus che prepara
il futuro, noi che ce ne andiamo.
"siamo parte dell'humus che prepara

“Ho sempre pensato che chi legge un libro, in qualche modo lo riscrive. L’autore porge delle indicazioni ma poi è il lettore che deve saper ricostruire con la sua immaginazione e il suo sapere il mondo in cui si trova a vivere attraverso i corpi estranei dei personaggi”
Dacia Maraini, Amata scrittura. Laboratorio di analisi letture proposte conversazioni, Rizzoli, 2000, p. 21
Ho un’idea che mi frulla per la testa da qualche tempo: creare un gruppo di lettura.
L’idea è di fare, tramite queste nostre pagine trasferite sui fili internettiani,
quello che si potrebbe fare faccia a faccia tra amici, nelle nostre case.
Con la differenza che qui supereremmo le barriere dello spazio:
non più l’orizzonte locale della città o del paese, ma la possibilità di mettere assieme
i paesaggi del Nord, del Centro e del Sud.
Un gruppo di persone - che si allarga e restringe, in rapporto alle nostre esigenze
della quotidianità - sceglie di leggere un libro, lo stesso libro.
E poi ne parla, citando pezzi, leggendolo a voce alta, collegandolo alla propria situazione
emotiva, facendo le sue connessioni ad altri testi, rivelando i suoi punti di vista.
Il primo passo è quello di scegliere il libro.
Si può partire da quello che, casualmente, è sul comodino di ciascuno (“sto leggendo”),
o negli elenchi che si mettono nei tag, o ancora che è una lettura del passato,
ma che si ha voglia di ri-leggere.
Il secondo passo consiste nel mettere in atto la strategia intersoggettiva.
Uno inizia il percorso: introduce la conversazione, fa la sua presentazione del testo,
mette in luce alcuni aspetti, invita alla lettura.
Ogni blog dei componenti del gruppo potrà fungere da punto di partenza.
L’Altro prende la parola, associa, amplifica, mette in risonanza, passa, ritorna,
si allontana, aggiunge, sfuma.
Sarà il tempo a fare il suo corso.
Non ci sarebbe alcuna differenza rispetto al “giro dei post”, se non quella che
– ogni tanto – si torna al gruppo di lettura.
Il post di partenza fa da aggregatore dei commenti.
In tal modo semplicemente forziamo la inesorabile struttura cronologica dei blog
e creiamo – invece - fra noi una struttura tematica.
Ossia stiamo su quell'oggetto finchè ci sono cose da dire.
Fra l'altro è la logica dei Wiki: tematica e non cronologica.
Quando la discussione finisce - per esaurimento naturale - uno di noi potrà fare un eventuale post di sintesi che riprende i vari apporti.
Ma anche questo senza eccessi, non come compito. ma solo come "voglia" di farlo.
Certo, perché la premessa di tutto è che debba essere un piacere, non un impegno.
“Il fenomeno intersoggettivo … si rivela a me come la felice condizione dell’esistere
con l’altro senza bisogni.
Se però analizzo questa condizione mi accorgo che essa si fonda sul soddisfacimento
di due bisogni che le sono essenziali; quello che l’altro ci sia, in quanto è grazie
all’esserci dell’altro che io mi manifesto come esistente e mi riconosco,
e quello che io ci sia in libertà, poiché mi riconosco solo se sono libera
di dirmi e di darmi così come, di volta in volta, l’esistere dell’altro mi rivela a me stessa”
Silvia Montefoschi, L’uno e l’altro, Feltrinelli, 1977, p. 32
Prendo congedo da qui per due giorni.
domenica prossima farò il primo gesto. A partire da:
Eugen Herrigel, Lo Zen e il tiro con l’arco, Adelphi, 1979 (prima pubblicazione: 1948),
che ho verificato con alcuni amici il suo essere già “in lettura”.
Nel frattempo creiamo l’atmosfera del luogo in cui ci troveremo con questa musica:
Archimia, The Place Where We Will Meet Again, in Tacchino latino, 2007


Il problema fondamentale è che nella reale intersoggettività i contenuti su cui i due riflettono insieme sono contenuti che riguardano entrambi. Il punto di partenza implica il concetto che la dinamica dell’uno è uguale alla dinamica dell’altro. Tutte le dinamiche che emergono appartengono ai due e, via via riflettendo scoprono insieme che queste dinamiche appartengono a tutta l’umanità e si passa in un ambito di ricerca filosofica, in cui la dinamica umana coincide con la dinamica dell’essere.
Come si parla di intersoggettività ? non ci si può limitare a dire tu sei un soggetto non sei un oggetto, ma occorre trattare un contenuto comune, perché se ci si limita a trattare i problemi del paziente non è mica intersoggettività. In "al di là del tabù dell’incesto" dico che in gioco deve entrare anche la problematica del soggetto analista. Metterei in evidenza questo problema. Nell’intersoggettività come ne parlo io ciò che emerge è un contenuto universale.