Tracce e Sentieri

Passeggiate splinderiane di Amalteo

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Nome: Amalteo
2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli… il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ...” da Woody Allen, Manhattan (con qualche cambiamento pamalteo@gmail.com http://amalteo.wordpress.com/

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martedì, 11 dicembre 2007

Perchè io sono io e perchè non sei tu ...

IMG_1461Trovato!
Cercavo un pensiero di Peter Handke che mi risuonava - per le solite vie traverse - collegato al tema "Siamo parte ..."  evocato da Carlo Bettocchi e Silvia Montefoschi.
Ho rintracciato la traccia in una recensione del film Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders:

Quello stesso stupore che traspare, nitido, attraverso il Lied Vom Kindsein di Peter Handke recitato sin dall'apertura e poi, in frammenti, nel corso dell'intera pellicola. La voce in sottofondo rompe il nero dello schermo ed introduce i primissimi fotogrammi:

"Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare.
Quando il bambino era bambino, non sapeva d'essere un bambino. Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno.
Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione. Non aveva abitudini (…) Quando il bambino era bambino, era l'epoca di queste domande: perché io sono io e perché non sei tu? Perché sono qui e perché non sono lì? Quando è cominciato il tempo e dove finisce lo spazio? La vita sotto il sole è forse solo un sogno? Non è solo l'apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo sento e odoro? (…) 
Come può essere che io, che sono io, non c'ero prima di diventare? E che un giorno io, che sono io, non sarò più quello che sono?"

Peter Handke, ....

Vado alla radice ....

La domanda durevole, il pezzo di legno fondante sta lì.

postato da: AMALTEO alle ore dicembre 11, 2007 11:57 | link | commenti (8)
categorie: vivere tempo, vivere personalitĂ , vivere psiche, pensare silvia montefoschi
lunedì, 10 dicembre 2007

Siamo parte ....



Il tema del tempo (o ancora più precisamente della nostra relazione con il tempo) accomuna tutti nell'esercizio quotidiano di interpretarne la funzione all'interno della propria condizione umana, storia e arco vitale.
Leggo spesso che è una questione che prende in profondità anche Clelia, che cura il blog
AkatalÄ“psía.
Oggi vi trovo una poesia di Carlo Bettocchi che interseca per fili sotterranei il mio attuale e - credo - durevole ri-incontro con il processo di pensiero di Silvia Montefoschi.

Scrive Carlo Bettocchi:

Per cui

un vecchio come me si alza dalla sua

sedia senza vacillare e si guarda

 d'intorno. E s'accorge, senza averne

spavento, che il tempo scivola come

rena, e che il nuovo è tutto da venire

ancora tutto da venire: e sente

dire in sé sommessamente, dalla vita:

siamo parte dell'humus che prepara

il futuro, noi che ce ne andiamo.

Carlo Betocchi , Prime e ultimissime, ed. Mondadori, 1974


Nel 1952 , a Napoli e a 26 anni, scriveva Silvia Montefoschi:

L'avvento

Fu una pioggia di stelle sul mio viso.
Sentii gravarmi da un infinito cielo
soffice, di calda luce.
Sentii la terra nelle mani
e nei capelli,
e fu il sapore di quella terra in bocca
e di quel bacio,
e fu il risucchio del mio corpo
dalle profondità abissali di quel cielo,
e fu un sussulto, un grido
di sovraumana gioia,
a sentire quel cielo entro il mio ventre,
quel cielo e quella terra,
la mia stessa terra
fatta della mia carne e del mio sangue.
Fu come un dileguarmi
in quella pioggia d'infinite stelle,
e ritrovarmi
nella dolcezza di un abbraccio amico,
umido ancora
di un sapor di latte,
di lacrime infantili
e di lontani baci.

in Silvia Montefoschi, Fu una pioggia di stelle sul mio viso (Napoli 1952), Laboratorio Ricerche Evolutive di Giampietro Gnesotto Editore, 1989


Pur su orizzonti personali molto diversi trovo affinità fra il:

"siamo parte dell'humus che prepara

il futuro"

e il:

"
e fu un sussulto, un grido
di sovraumana gioia,
a sentire quel cielo entro il mio ventre,
quel cielo e quella terra"
postato da: AMALTEO alle ore dicembre 10, 2007 19:22 | link | commenti (7)
categorie: leggere poesia, vivere tempo, vivere psiche, pensare silvia montefoschi
giovedì, 29 novembre 2007

Gruppo di lettura

books and bookends 4

“Ho sempre pensato che chi legge un libro, in qualche modo lo riscrive. L’autore porge delle indicazioni ma poi è il lettore che deve saper ricostruire con la sua immaginazione e il suo sapere il mondo in cui si trova a vivere attraverso i corpi estranei dei personaggi”

Dacia Maraini, Amata scrittura. Laboratorio di analisi letture proposte conversazioni, Rizzoli, 2000, p. 21

Ho un’idea che mi frulla per la testa da qualche tempo: creare un gruppo di lettura.
L’idea è di fare, tramite queste nostre pagine trasferite sui fili internettiani,
quello che si potrebbe fare faccia a faccia tra amici, nelle nostre case.
Con la differenza che qui supereremmo le barriere dello spazio:
non più l’orizzonte locale della città o del paese, ma la possibilità di mettere assieme
i paesaggi del Nord, del Centro e del Sud.
Un gruppo di persone - che si allarga e restringe, in rapporto alle nostre esigenze
della quotidianità - sceglie di leggere un libro, lo stesso libro.
E poi ne parla, citando pezzi, leggendolo a voce alta, collegandolo alla propria situazione
emotiva, facendo le sue connessioni ad altri testi, rivelando i suoi punti di vista.
Il primo passo è quello di scegliere il libro.
Si può partire da quello che, casualmente, è sul comodino di ciascuno (“sto leggendo”),
o negli elenchi che si mettono nei tag,  o ancora che è una lettura del passato,
ma che si ha voglia di ri-leggere.
Il secondo passo consiste nel mettere in atto la strategia intersoggettiva. 
Uno inizia il percorso: introduce la conversazione, fa la sua presentazione del testo, 
mette in luce alcuni aspetti, invita alla lettura.
Ogni blog dei componenti del gruppo potrà fungere da punto di partenza.
L’Altro prende la parola, associa, amplifica, mette in risonanza, passa, ritorna, 
si allontana, aggiunge, sfuma.

Sarà il tempo a fare il suo corso.

Non ci sarebbe alcuna differenza rispetto al “giro dei post”, se non quella che

– ogni tanto – si torna al gruppo di lettura.

Il post di partenza fa da aggregatore dei commenti.

In tal modo semplicemente forziamo la inesorabile struttura cronologica dei blog

e creiamo – invece -  fra noi una struttura tematica.

Ossia stiamo su quell'oggetto finchè ci sono cose da dire.

Fra l'altro è la logica dei Wiki: tematica e non cronologica.

Quando la discussione finisce - per esaurimento naturale - uno di noi potrà fare un eventuale post di sintesi che riprende i vari apporti.

Ma anche questo senza eccessi, non come compito. ma solo come "voglia" di farlo.

Certo, perché la premessa di tutto è che debba essere un piacere, non un impegno.

“Il fenomeno intersoggettivo … si rivela a me come la felice condizione dell’esistere 
con l’altro senza bisogni.
Se però analizzo questa condizione mi accorgo che essa si fonda sul soddisfacimento
di due bisogni che le sono essenziali; quello che l’altro ci sia, in quanto è grazie
all’esserci dell’altro che io mi manifesto come esistente e mi riconosco,
e quello che io ci sia in libertà, poiché mi riconosco solo se sono libera
di dirmi e di darmi così come, di volta in volta, l’esistere dell’altro mi rivela a me stessa”
Silvia Montefoschi, L’uno e l’altro, Feltrinelli, 1977, p. 32 
Prendo congedo da qui per due giorni. 
domenica prossima farò il primo gesto.  A partire da:
Eugen Herrigel, Lo Zen e il tiro con l’arco, Adelphi, 1979 (prima pubblicazione: 1948), 
che ho verificato con alcuni amici il suo essere già “in lettura”.  
Nel frattempo creiamo l’atmosfera del luogo in cui ci troveremo con questa musica:
 
Archimia, The Place Where We Will Meet Again, in Tacchino latino, 2007 
postato da: AMALTEO alle ore novembre 29, 2007 12:50 | link | commenti (14)
categorie: pensare silvia montefoschi
lunedì, 19 novembre 2007

Camminare per 500 passi ...

Dalla casa sul lago al posteggio occorre camminare per circa 500 passi (di cui 77 scalini).
Nel mese di novembre lassù il sole cala già alle 15 e alle 18 è buio pesto.



Quei passi, calcati nel buio,
fanno ancor più riflettere sullo scorrere del tempo.
A metà percorso una breccia nel muro fa vedere il disegno della baia.



Oggi pomeriggio con Lu abbiamo riflettuto su queste parole di Silvia Montefoschi:

Il problema fondamentale è che nella reale intersoggettività i contenuti su cui i due riflettono insieme sono contenuti che riguardano entrambi. Il punto di partenza implica il concetto che la dinamica dell’uno è uguale alla dinamica dell’altro. Tutte le dinamiche che emergono appartengono ai due e, via via riflettendo scoprono insieme che queste dinamiche appartengono a tutta l’umanità e si passa in un ambito di ricerca filosofica, in cui la dinamica umana coincide con la dinamica dell’essere.

Come si parla di intersoggettività ? non ci si può limitare a dire tu sei un soggetto non sei un oggetto, ma occorre trattare un contenuto comune, perché se ci si limita a trattare i problemi del paziente non è mica intersoggettività. In "al di là del tabù dell’incesto" dico che in gioco deve entrare anche la problematica del soggetto analista. Metterei in evidenza questo problema. Nell’intersoggettività come ne parlo io ciò che emerge è un contenuto universale.

da Intervista a Silvia Montefoschi, a cura di Tullio Tommasi


Camminare per 500 passi, il buio presto, una breccia sulla baia, il tema dell'intersoggettività, una canzone ... sono eventi che stanno assieme solo se gli si dà peso ed importanza. Come quando sulla rena di una spiaggia ciottoli, alghe, legni e barattoli formano una figura che appare dotata di significato.
E' la relazione fra gli oggetti e il soggetto che si può provare a far agire dentro di sè.

John Foxx & Harold Budd
Here And Now
in Translucence, 2003




MONTEFOSCHI SILVIA, FU UNA PIOGGIA DI STELLE SUL MIO VISO (NAPOLI 1952), LABORATORIO RICERCHE EVOL., 1989, p. 70;  MONTEFOSCHI SILVIA,  ESSERE NELL'ESSERE, RAFFAELLO CORTINA, 1986, p. 305;  MONTEFOSCHI SILVIA, IL SISTEMA UOMO. Catastrofe e rinnovamento, RAFFAELLO CORTINA, 1985, p. 234;  MONTEFOSCHI SILVIA,  C.G JUNG UN PENSIERO IN DIVENIRE, GARZANTI, 1985, p. 226;  MONTEFOSCHI SILVIA ,PSICOANALISI E DIALETTICA DEL REALE, BERTANI EDITORE, 1984, p. 150;  MONTEFOSCHI SILVIA,  AL DI LA' DEL TABU' DELL'INCESTO. Psicoanalisi e conoscenza, FELTRINELLI, 1982, p. 231;  MONTEFOSCHI SILVIA, DIALETTICA DELL'INCONSCIO, FELTRINELLI, 1980, p. 287;  MONTEFOSCHI SILVIA, OLTRE IL CONFINE DELLA PERSONA, FELTRINELLI, 1979, p. 165;  MONTEFOSCHI SILVIA, L' UNO E L'ALTRO. Interdipendenza e intersoggettività nel rapporto psicoanalitico, FELTRINELLI, 1977, p. 368