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2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli… il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ...” da Woody Allen, Manhattan (con qualche cambiamento pamalteo@gmail.com http://amalteo.wordpress.com/

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martedì, 20 maggio 2008

La Dc : argine alla penetrazione del neoconservatorismo

parlamento italiano"La Dc, in quanto perno moderato del sistema e guidata da una classe politica formatasi su valori che spaziano dal personalismo al cattolicesimo democratico, ha fatto da argine alla penetrazione del neoconservatorismo."
Pietro Ignazi

Altro che "non voglio morire democristiano" !
Mai dare retta alle sirene del Manifesto.
Piuttosto farsi legare all'albero della nave come Ulisse:

Le Sirene sedendo in un bel prato,
Mandano un canto dalle argute labbra,
Che alletta il passeggier: ma non lontano
D'ossa d'umani putrefatti corpi
E di pelli marcite, un monte s'alza.
Tu veloce oltrepassa, e con mollita
Cera de' tuoi così l'orecchio tura,
Che non vi possa penetrar la voce.
Odila tu, se vuoi; sol che diritto
Te della nave all'albero i compagni
Leghino, e i piedi stringanti, e le mani



L'egemonia del cavaliere  di Piero Ignazi

 

Berlusconi, estraneo alla tradizione nera, è stato lo sponsor credibile del revisionismo storico e poi dell'agenda politica neoconservatrice  Silvio BerlusconiSe si fanno bene i conti, accasando micro-partiti e listine all'una o all'altra parte, alle ultime elezioni la destra ha sfiorato la maggioranza assoluta con il 49,6 per cento. Un ottimo risultato, ma ben lontano dal rappresentare i 2/3 del paese, come ha baldanzosamente affermato Silvio Berlusconi. Infatti, grazie alla (attuale) dissociazione dell'Udc di Pier Ferdinando Casini dal fronte berlusconiano, l'opposizione è al 49,1 per cento.

Ancora una volta, un paese spaccato a metà.

 

Le sorti della sinistra sono quindi legate alla sua capacità di fare opposizione. E in questo la destra ha molto da insegnare. Perché non c'è alcun dubbio che l'attuale vittoria sia stata costruita sia con un lavoro di lunga portata di cui oggi si vedono i primi frutti - ed altri matureranno nei prossimi anni - sia con una efficacissima strategia di attacco nella lotta politica contingente. Sorvoliamo sull'abilità nell'incalzare continuamente l'avversario di cui ha dato prova la destra, adottando ogni linguaggio anche il più sprezzante e ogni strumento anche il più disinvolto, pur di ottenere il proprio scopo (due esempi per tutti: gli insulti a Rita Levi Montalcini e le profferte al senatore Nino Randazzo); vediamo piuttosto quali sono le origini lontane del suo successo.

 

In una parola si fondano sulla costruzione prima e sull'affermazione poi di una cultura politica di destra. Un fatto nuovo e, se vogliamo, rivoluzionario, perché non c'è mai stata una presenza solida, cosciente di sé e articolata della cultura di destra. Un po' perché intinta nell'inchiostro nero della nostalgia e della tradizione antidemocratica di inizio Novecento, un po' perché innervata da influenze clericali pre - e anti - conciliari, un po' perché provinciale ed estranea al dibattito internazionale, fino alla metà degli anni Novanta, in Italia, non si sono mai affacciati il neoconservatorismo e la moral majority, i due capisaldi culturali della destra occidentale degli ultimi due decenni del secolo.

  

La Dc, in quanto perno moderato del sistema e guidata da una classe politica formatasi su valori che spaziano dal personalismo al cattolicesimo democratico, ha fatto da argine alla penetrazione del neoconservatorismo. Fiocinata a morte la Balena bianca, rimaneva non solo un vuoto politico, ma anche uno culturale. La prima operazione conseguente a quel crollo è stata la postfascistizzazione del Msi e la conseguente eufemistizzazione del ventennio. Corollario di quella operazione, il picconamento dei pilastri cultural-politici dell'antifascismo e la svalutazione della resistenza. Si pensi alla differenza tra la ricezione positiva, anche a destra, del lavoro, problematico quanto magistrale, di Carlo Pavone, 'Una guerra civile', pubblicato nel 1991, e l'onda diffamatoria sulla resistenza degli anni successivi.

 

Per realizzare questo passaggio era necessario però un sponsor credibile, estraneo alla tradizione nera. Silvio Berlusconi è stato l'uomo della provvidenza. Ma il suo intervento non si è limitato a una copertura del revisionismo storico. Il dominus di Forza Italia ha introdotto e legittimato tutta l'agenda politica neoconservatrice, con un crescendo progressivo di radicalizzazione. Ma le sue esternazioni - come quelle di altri leader della destra - non sono cadute nel vuoto. Si sono giovate del lavoro di copertura culturale fornito dalle elaborazioni dei vari centri studi, delle riviste e delle pubblicazioni di ogni tipo e genere - elaborazioni prontamente rilanciate dai mass media previa riformulazione per il medium di destinazione.

 

In tal modo si è creata una koiné comune alla destra e si sono imposti nel dibattito politico-culturale temi quali: l'esaltazione dell'individualismo sregolato, la mitizzazione dello Stato minimo, il disprezzo per il pubblico, il neonazionalismo soft, l'ostilità agli immigrati rasentando la xenofobia, l'adozione, spesso impropria, dei riferimenti religiosi uniti a un via libera a ogni intromissione della Chiesa, la riduzione dei diritti civili a optional, la glorificazione acritica dell'Occidente e del Grande Fratello d'oltre-oceano, l'euroscetticismo, l'insofferenza per i checks and balances costituzionali a fronte dell'idolatria populistica del volere del popolo (salvo quando si schiera per quasi i 2/3 contro le proposte di riforma costituzionale dei geni di Lorenzago nel referendum, presto dimenticato, di due anni fa). Tutto questo non si è costruito in un giorno: è il risultato di un impegno 'metapolitico' di anni. E ora se ne vedono i frutti.

 

Cosa oppone la sinistra a questa offensiva? Quali sono le sue idee forza? Con quali strumenti pensa di proporle? Lasciate ad altri la storiella dell'egemonia culturale della sinistra. È vero esattamente il contrario, e per tornare a vincere deve prendere atto della realtà e rimboccarsi le maniche.


In L'Espresso del 15 maggio 2008

postato da: AMALTEO alle ore maggio 20, 2008 11:38 | link | commenti (3)
categorie: pensare politica elezioni, pensare politica neodestre
giovedì, 08 maggio 2008

Agenda politica: la nascita del governo quasi-personalistico del “capo”

Lui ha vinto le elezioni, loro hanno il potere e loro dovranno provare di saper fare gli statisti.

Oggi l’agenda politica mostra in tutta evidenza la nascita di un governo nordista e  quasi-personalistico del “capo” e una altrettanto evidente velocità nelle decisioni.

Si riattualizza la verità questa fine osservazione:

“Gli storici di domani parleranno del periodo 1994-2014 come oggi noi parliamo del fascismo.

In che senso? Non certo nel senso che l’Italia di oggi abbia tratti fascisti, ma nel senso che entrambi saranno visti come due periodi storici piuttosto lunghi, piuttosto omogenei, e dominati da una figura politica centrale, Mussolini nel ventennio fascista, Berlusconi in quello - appunto - berlusconiano. Parlo di ventennio berlusconiano perché, in qualsiasi modo evolva la crisi di questi giorni, è estremamente probabile che le prossime elezioni le vinca il centro-destra e che Berlusconi resti al centro della scena fino al 2014 (o al 2020, se nel 2013 riuscirà a coronare il sogno di diventare Presidente della Repubblica).

In Luca Ricolfi, La Stampa, 27 gennaio 2008

Il quarto governo Berlusconi (dopo quello breve del 1994 e i due governi nella quattordicesima legislatura) è questo.

12 ministri con potere di spesa:

Franco Frattini (Fi) agli Esteri,

Roberto Maroni (Lega Nord) all'Interno,

Angelino Alfano (Fi) alla Giustizia;

Ignazio La Russa (An) alla Difesa;

Giulio Tremonti (Fi) all'Economia;

Claudio Scajola (Fi) allo Sviluppo economico;

Luca Zaia (Lega) alle Politiche agricole,

Stefania Prestigiacomo (Fi) all'Ambiente,

Altero Matteoli (An) all'Infrastrutture;

Maurizio Sacconi (Fi) al Welfare,

Maria Stella Gelmini (Fi) alla Pubblica Istruzione,

Sandro Bondi (Fi) ai Beni Culturali.

9 ministri senza potere di spesa.

Umberto Bossi (Lega) Riforme;

Raffaele Fitto (Fi) dei Rapporti con le Regioni e

Elio Vito (Fi), a lungo candidato per via Arenula, a quelli con il Parlamento.

Andrea Ronchi (An) andrà alle Politiche europee;

Renato Brunetta (Fi) alla Pubblica amministrazione e Innovazione

Roberto Calderoli (Lega) alla Semplificazione;

Giorgia Meloni (An) alle Politiche giovanili;

Mara Carfagna (Fi) alle Pari Opportunità;

Gianfranco Rotondi (Dca).
 

Penso tristemente al calvario del leggendario Romano Prodi che doveva invece mediare anche per andare a fare la pipì ai cessi di Palazzo Chigi.

Basta scorrere la cronologia del Governo Prodi 2006-2008:

·         29 aprile 2006: Fausto Bertinotti di Rifondazione Comunista pretende di essere eletto Presidente della Camera (invece di favorire la scelta di affidare questo incarico alla allora opposizione, come “noi” invece abbiamo preteso – non ottenendolo – in questi giorni. L’effetto a cascata sarà che tutte le tre massime cariche istituzionali vengono occupate dal centro-sinistra)

·         Il 18 maggio viene approvato il Governo Prodi composto da 14 ministri senza potere di spesa e 12 ministri senza prortafoglio

·         inizio luglio 2006: il ministro Ferrero di Rifondazione Comunista contesta il Documento di programmazione economica e non lo vota

·         fine luglio 2006: il voto sull'indulto provoca una spaccatura all'interno del centrosinistra

·         fine luglio 2006: il decreto sull'Afghanistan e le missioni all'estero mette in rilievo le differenze strategiche in materia di politica estera fra centro-sinistra riformista e cosiddetta “sinistra antagonista”

·         28 dicembre 2006: Verdi, Pdci, Rifondazione scendono in piazza contro il loro governo in tema di precarietà e politiche del lavoro

·         16 gennaio 2007: in occasione dell'ampliamento della base Usa di Vicenza la cosiddetta sinistra "antagonista" e numerosi parlamentari della maggioranza partecipano attivamente a manifestazioni contro il governo e le sue politiche per la difesa

·         31 gennaio 2007: viene approvata in Parlamento una mozione sui Dico, il governo  vara  un disegno di legge  che si ferma subito per le contrarietà interne alla coalizione

·         21 febbraio 2007: il Senato boccia la mozione di politica estera del Governo. Votano contro un esponente di Rifondazione comunista e di uno dei Comunisti italiani. Prodi si dimette. Giorgio Napolitano lo rinvia alle Camere, dove il Governo Prodi viene riconfermato approvando un programma di 12 punti. Il 28 febbraio l'esecutivo ottiene la fiducia al Senato.

·         19-22 aprile 2007: i congressi di Ds e Margherita decidono di far nascere il Partito Democratico. Dai Ds si dimette Fabio Mussi, che fonda la Sinistra democratica; dalla Margherita se ne vanno Willer Bordon ed altri

·         8 maggio 2007: la ministra Rosy Bindi non invita le organizzazioni degli omosessuali ad un convegno sulla famiglia. I ministri Ferrero e Bonino dissentono e non partecipano alla iniziativa, segnando la loro distanza sulle politiche per la famiglia

·         12 maggio 2007: la parte di sinistra della coalizione organizza una manifestazione a sostegno delle unioni di fatto tra gay. Vi partecipano molti esponenti di centrosinistra, contro il parere del governo e del presidente Prodi

·         20 maggio 2007 : Prodi annuncia che c'è un accordo nel governo per redistribuire risorse economiche ottenute dalle politiche fiscali. Rifondazione, Pdci, Verdi protestano per i criteri adottati in questa scelta

·         22 maggio 2007: il comandante della Guardia di finanza  Roberto Speciale denuncia il viceministro Visco per ingerenze rispetto al suo ruolo. Il governo lo dimissiona e a Visco vengono tolte le deleghe su questo corpo dello stato. Nella maggioranza l'Italia dei valori di Di Pietro era per le dimissioni di Visco

·         29 settembre 2007: nasce l'Unione democratica di Bordon e Manzione che intimano a Prodi di dimezzare i ministri, altrimenti ritirerebbero il sostegno al governo

·         14 ottobre 2007: Walter Veltroni è nominato segretario del Partito democratico. La sinistra massimalista comincia la sua opera di denigrazione: "nuova democrazia cristiana"; "partito americano", partito "moderato", come se fare politiche moderate fosse un vizio da condannare e non la virtù dei responsabili del bene comune

·         21 ottobre 2007: Di Pietro chiede che Mastella si dimetta dal governo, a causa di alcuni procedimenti giudiziari a suo carico

·         25 ottobre 2007: al Senato il Governo viene battuto sul decreto allegato alla Finanziaria

·         30 ottobre 2007: il Governo viene sconfitto in Commissione alla Camera sulla proposta di istituire una commissione d'inchiesta sui fatti del G8 a Genova

·         6 dicembre 2007: il Senato approva sul filo del rasoio (160 voti contro 158: sono decisivi i voti di Cossiga e di altri senatori a vita) la conversione del "decreto sicurezza". Paola Binetti vota contro. Nei successivi giorni si scopre che c'è un errore nel testo e il Presidente della Repubblica non lo firmerà. Il governo decide di far decadere il decreto

·         10 gennaio 2008: in Campania scoppia la "questione rifiuti". 10 anni di governo regionale di centrosinistra ha impedito la costruzione di termodistruttori: Bassolino e Pecoraro Scanio vengono giudicati i responsabile di questa catastrofe ecologica. Il governo nomina un super-commissario che dovreebbe gestire questa emergenza. La parte di sinistra della coalizione è contro questa scelta.

·         15 gennaio 2008: viene impedito al professor Ratzinger (che fra l'altro è anche papa) di tenere una lectio magistralis all'Università La Sapienza. I cosiddetti "laici" applaudono a questa operazione di censura della espressione di pensiero

·         16 gennaio 2008: il ministro della Giustizia Mastella, che non ha avuto solidarietà dalla parte della sinistra massimalista del governo,  si dimette in seguito alle inchieste giudiziarie che coinvolgono lui e sua moglie. Due giorni dopo l'Udeur ritira il suo appoggio al governo Prodi, che entra in una crisi irreversibile.

 

Chi è causa del suo mal …

Infine, poiché non bastano le due sconfitte una di seguito all’altra, Massimo D’alema che è stato il peggiore Ministro degli Esteri della Repubblica italiana e che contemporaneamente è anche una carogna (“corpo di animale morto da tempo”, persona spregevole, da cui “non fidarti di quella carogna”) si mette ad organizzare una linea alternativa contro Walter Veltroni con 4 bastonate in perfetto "stile sabotaggio":

  • “La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita…”. .. “La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel ’94, non è mai finita”
  • Il Pd “deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra” perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale “non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l’autosufficienza sarebbe un errore”
  • Partito del Nord? “Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader”
  • “Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno”  che vuol dire: mi tengo le mani libere e organizzo una “corrente” alternativa ad una leadership elaborata in anni di discussioni faticose e sancita dal voto delle primarie (3 milioni e mezzo di partecipanti”

E’ la conferma della vecchia legge della cultura di sinistra: vedere solo nemici.

E in particolare vederli fra i compagni di viaggio.

postato da: AMALTEO alle ore maggio 08, 2008 10:35 | link | commenti (4)
categorie: pensare politica elezioni, pensare politica neodestre
lunedì, 05 maggio 2008

Una sola storia e due memorie

Rodin, PensatoreSi dice: guardiamo al futuro e sul passato si faccia ricerca storica.
Diciamo che è necessario e realistico.
La politica funziona così: loro hanno il potere e loro dovranno provare a fare gli statisti.
Vorrei, tuttavia, sottrarmi alla litania della "memoria condivisa" di cui blaterano i post-fascisti Gianfranco Fini e Gianni Alemanno.

Lo "loro" memoria non sarà mai la mia memoria.

Percorro il ragionamento aiutandomi con un basico scritto di Sergio Luzzatto e un ricordo delle torture ed uccisione del partigiano ebreo Emanuele Artom.

Sottolineature mie



confusione che oggi si fa tra memoria condivisa e storia condivisa; più in generale tra bisogno di memoria e bisogno di storia.... Occorrerebbe spiegare che la memoria collettiva sulla quale si affaticava la mente geniale di uno studioso come Marc Bloch non equivale necessariamente alla memoria condivisa" (pag. 15) di cui tessono l’elogio i revisionisti da strapazzo.

"L’una (la storia) rimanda a un unico passato, cui nessuno di noi può sottrarsi, mentre l"altra (la memoria condivisa) sembra presumere un’operazione più o meno forzosa di azzeramento delle identità e di occultamento delle differenze. Il rischio di una memoria condivisa è una smemoratezza patteggiata, la comunione nella dimenticanza" (pag. 25).

"Credo sia venuto il momento di dire ai cattivi maestri - votino a destra o a sinistra - una cosa semplicissima, ma di dirla forte e chiara: la guerra civile combattuta tra il 1943 e 45 (o 46) non ha bisogno di interpretazioni bipartisan che ridistribuiscano equamente ragioni e torti, elogi e necrologi. Perché certe guerre civili meritano di essere combattute. E perché la moralità della Resistenza consistette anche nella determinazione degli antifascisti di rifondare l"Italia anche a costo di spargere sangue" (pag. 29). "Ripeto: si può condividere una storia - e si può condividere una nazione o addirittura una patria - senza per questo dover dividere delle memorie. Dico di più: una nazione e perfino una patria hanno bisogno come del pane di memorie antagonistiche, fondate su lacerazioni originarie, su valori identitari, su appartenenze non abdicabili né contrattabili".

"Oggi, con il mio collega storico - nonchè mio ex professore alla Normale - Roberto Vivarelli io certamente condivido, da cittadino italiano, tutta una storia. È quella stessa storia (a poste­riori cosi straziante, e infatti cosi poco studia­ta) che fece in maggioranza degli ebrei italiani, e forse di mio nonno, altrettanti volenterosi am­miratori di Mussolini.

Ma se parliamo di me­moria, io desidero e pretendo che la mia e quel­la di Vivarelli restino memorie divise. Si tenga pure, lui, la memoria di suo padre squadrista, marciatore su Roma, volontario in tutte le guer­re del duce; si tenga la memoria di se stesso, im­berbe volontario delle brigate nere. Io mi ten­go la memoria del nonno che non ho mai cono­sciuto: del medico che perse, dopo la cattedra universitaria, ogni diritto di curare pazienti «ariani», prima di nascondersi a Lucca come un topo braccato per sfuggire ai risultati estremi della persecuzione razziale. E mi tengo la memoria di mio padre bambino, che dovette cela­re tra i monti della Garfagnana la sua origina­ria condizione di «mezzo» ebreo, cosi da sottrarsi al treno per Auschwitz.

Inoltre, sostengo che è assurdo pretendere di versare il sangue di mio nonno, di mio padre, o di qualunque altro ebreo fortunosamente scam­pato alla Soluzione finale, nell'improbabile cal­derone di un sangue dei vincitori in tutto e per tutto distinto dal sangue dei vinti.
No, davvero non riesco a pensare a mio nonno come a un vin­citore: lui che nel 1915, da fervido irredentista triestino, si era arruolato volontario nella Gran­de Guerra per combattere sotto le insegne di Ca­sa Savoia; lui che, vent'anni più tardi, ha letto la firma del suo maestro Pende in calce al «Ma­nifesto della razza»; lui che il io giugno del 1940 - ormai da ebreo perseguitato - è nondimeno sceso con suo figlio (mio padre) in piazza De Fer­rari, a Genova, per raccogliere dall'altoparlante la voce di Mussolini che annunciava stentorea l'entrata dell'Italia fascista nella seconda guerre mondiale; lui che, nell'Italia della Repubblica, non avrebbe comunque più ritrovato lo scranne della sua cattedra universitaria. (Pag. 24-25)

Tra i due schieramenti vi era incompatibilità di valori:
"La qualità etica dei valori in nome dei quali le brigate partigiane (anche le Garibaldi) fecero la Resistenza risiede precisamente nella loro incompatibilità con i valori in nome dei quali le brigate nere spalleggiarono la Wehrmacht e le SS nell’opera di repressione del banditismo antifascista"(pag. 31).

"Mi riesce più gradito riconoscere nella guerra partigiana la carta di identità del paese in cui sono nato e mi riesce necessario pensare all’Italia della Resistenza come al terreno dove gli Italiani devono tracciare ‘ora e sempre’ i confini non negoziabili della loro identità, la soglia del non rinunciabile da sé" (pag. 33).

da Sergio Luzzatto, La crisi dell'antifascismo, Einaudi 2002


"Emanuele Artom sognava un mondo senza guerre: a renderlo possibile sarebbe stata una generazione di «uomini nuovi» scaturita direttamente dall'esperienza della lotta antifascista. In questo senso, il disincanto con cui all'inizio guardava i suoi compagni si trasmutò lentamente in speranza. «Siamo quello che siamo: un complesso di individui, in parte disinteressati e in buona fede, in parte arrivisti politici, in parte soldati sbandati che temono la deportazione in Germania, in parte spinti dal desiderio di avventura, in parte da quello di rapina», aveva scritto il 22 novembre 1943, appena arrivato in banda. Subito dopo, però, affiorò la consapevolezza che in ogni uomo c'è una scintilla da cui partire, che «si cresce e si diventa migliori nel confronto con la vita e con la morte».

Fu catturato dai tedeschi durante un rastrellamento in prossimità del Colle Giulian, in Val Pellice, il 25 marzo 1944. Torturato per cinque giorni, fu trasferito nelle carceri Nuove di Torino. Lì, in una cella, fu rinvenuto cadavere il 7 aprile. Della sua sepoltura non si è mai trovata traccia. Le testimonianze dei compagni di prigionia sono raccapriccianti: bagni nell'acqua gelata, unghie estirpate, percosse fino a sfigurarlo, e poi gli scherni, gli insulti, Emanuele fotografato per la rivista Der Adler a cavallo di una mula, con una scopa in mano. Era stato riconosciuto come commissario politico e come ebreo: di qui l'accanimento dei carnefici, l'orrore di un martirio straziante."

in Giovanni De Luna recensione di:
Diario di un partigiano ebreo, Bollati Boringhieri, pp. 232, e18) a cura di Gury Schwarz.


Quale memoria condivisa con questa storia?
postato da: AMALTEO alle ore maggio 05, 2008 20:48 | link | commenti (20)
categorie: pensare storia contemporanea, pensare politica neodestre
martedì, 29 aprile 2008

Il linguaggio della neodestra

Bossi alla sinistra: «I fucili sono sempre caldi»

«Non so cosa vuole la sinistra, noi siamo pronti, se vogliono fare gli scontri io ho trecentomila uomini sempre a disposizione, se vogliono accomodarsi»

da La Stampa
postato da: AMALTEO alle ore aprile 29, 2008 14:09 | link | commenti (1)
categorie: pensare politica elezioni, pensare politica neodestre
martedì, 22 aprile 2008

Prime pagine

Martedì 22 Aprile 2008


Corriere della Sera: Air France ritira l'offerta;

La Stampa: Air France, addio Alitalia;

Il Messaggero: Alitalia, Air France si ritira;

La Repubblica: Alitalia, l'addio di Air France;

Avvenire: Air France blocca l'offerta su Alitalia;

LUnità: Alitalia, Berlusconi fa scappare Air France;

Il Sole 24 Ore: Air France ritira l'offerta;

Il Riformista: Grana padana. Air France scappa, verso un Governo lombardo veneto. Veltroni chiede aiuto a Casini;

Il Giornale: Nuovo Governo: "Ecco le sorprese di Silvio";

Il Tempo: Berlusconi frena la Lega;

Il Manifesto: Di ronda e di Governo;

Europa: Campidoglio assediato, al Governo i nemici di Roma;

Il Secolo d'Italia: Se passa l'Alemanno;

Il Foglio: Già sciolto il partito del nord;

Liberazione: Il Prc si conta e va al congresso. Finita la maggioranza di Venezia.

postato da: AMALTEO alle ore aprile 22, 2008 10:27 | link | commenti (3)
categorie: pensare politica neodestre