Lui ha vinto le elezioni, loro hanno il potere e loro dovranno provare di saper fare gli statisti.
Oggi l’agenda politica mostra in tutta evidenza la nascita di un governo nordista e quasi-personalistico del “capo” e una altrettanto evidente velocità nelle decisioni.
Si riattualizza la verità questa fine osservazione:
“Gli storici di domani parleranno del periodo 1994-2014 come oggi noi parliamo del fascismo.
In che senso? Non certo nel senso che l’Italia di oggi abbia tratti fascisti, ma nel senso che entrambi saranno visti come due periodi storici piuttosto lunghi, piuttosto omogenei, e dominati da una figura politica centrale, Mussolini nel ventennio fascista, Berlusconi in quello - appunto - berlusconiano. Parlo di ventennio berlusconiano perché, in qualsiasi modo evolva la crisi di questi giorni, è estremamente probabile che le prossime elezioni le vinca il centro-destra e che Berlusconi resti al centro della scena fino al 2014 (o al 2020, se nel 2013 riuscirà a coronare il sogno di diventare Presidente della Repubblica).
In Luca Ricolfi,
Il quarto governo Berlusconi (dopo quello breve del 1994 e i due governi nella quattordicesima legislatura) è questo.
12 ministri con potere di spesa:
Franco Frattini (Fi) agli Esteri,
Roberto Maroni (Lega Nord) all'Interno,
Angelino Alfano (Fi) alla Giustizia;
Giulio Tremonti (Fi) all'Economia;
Claudio Scajola (Fi) allo Sviluppo economico;
Luca Zaia (Lega) alle Politiche agricole,
Stefania Prestigiacomo (Fi) all'Ambiente,
Altero Matteoli (An) all'Infrastrutture;
Maurizio Sacconi (Fi) al Welfare,
Maria Stella Gelmini (Fi) alla Pubblica Istruzione,
Sandro Bondi (Fi) ai Beni Culturali.
9 ministri senza potere di spesa.
Umberto Bossi (Lega) Riforme;
Raffaele Fitto (Fi) dei Rapporti con le Regioni e
Elio Vito (Fi), a lungo candidato per via Arenula, a quelli con il Parlamento.
Andrea Ronchi (An) andrà alle Politiche europee;
Renato Brunetta (Fi) alla Pubblica amministrazione e Innovazione
Roberto Calderoli (Lega) alla Semplificazione;
Giorgia Meloni (An) alle Politiche giovanili;
Mara Carfagna (Fi) alle Pari Opportunità;
Gianfranco Rotondi (Dca).
Penso tristemente al calvario del leggendario Romano Prodi che doveva invece mediare anche per andare a fare la pipì ai cessi di Palazzo Chigi.
Basta scorrere la cronologia del Governo Prodi 2006-2008:
· 29 aprile 2006: Fausto Bertinotti di Rifondazione Comunista pretende di essere eletto Presidente della Camera (invece di favorire la scelta di affidare questo incarico alla allora opposizione, come “noi” invece abbiamo preteso – non ottenendolo – in questi giorni. L’effetto a cascata sarà che tutte le tre massime cariche istituzionali vengono occupate dal centro-sinistra)
· Il 18 maggio viene approvato il Governo Prodi composto da 14 ministri senza potere di spesa e 12 ministri senza prortafoglio
· inizio luglio 2006: il ministro Ferrero di Rifondazione Comunista contesta il Documento di programmazione economica e non lo vota
· fine luglio 2006: il voto sull'indulto provoca una spaccatura all'interno del centrosinistra
· fine luglio 2006: il decreto sull'Afghanistan e le missioni all'estero mette in rilievo le differenze strategiche in materia di politica estera fra centro-sinistra riformista e cosiddetta “sinistra antagonista”
· 28 dicembre 2006: Verdi, Pdci, Rifondazione scendono in piazza contro il loro governo in tema di precarietà e politiche del lavoro
· 16 gennaio 2007: in occasione dell'ampliamento della base Usa di Vicenza la cosiddetta sinistra "antagonista" e numerosi parlamentari della maggioranza partecipano attivamente a manifestazioni contro il governo e le sue politiche per la difesa
· 31 gennaio 2007: viene approvata in Parlamento una mozione sui Dico, il governo vara un disegno di legge che si ferma subito per le contrarietà interne alla coalizione
· 21 febbraio 2007: il Senato boccia la mozione di politica estera del Governo. Votano contro un esponente di Rifondazione comunista e di uno dei Comunisti italiani. Prodi si dimette. Giorgio Napolitano lo rinvia alle Camere, dove il Governo Prodi viene riconfermato approvando un programma di 12 punti. Il 28 febbraio l'esecutivo ottiene la fiducia al Senato.
· 19-22 aprile 2007: i congressi di Ds e Margherita decidono di far nascere il Partito Democratico. Dai Ds si dimette Fabio Mussi, che fonda
· 8 maggio 2007: la ministra Rosy Bindi non invita le organizzazioni degli omosessuali ad un convegno sulla famiglia. I ministri Ferrero e Bonino dissentono e non partecipano alla iniziativa, segnando la loro distanza sulle politiche per la famiglia
· 12 maggio 2007: la parte di sinistra della coalizione organizza una manifestazione a sostegno delle unioni di fatto tra gay. Vi partecipano molti esponenti di centrosinistra, contro il parere del governo e del presidente Prodi
· 20 maggio 2007 : Prodi annuncia che c'è un accordo nel governo per redistribuire risorse economiche ottenute dalle politiche fiscali. Rifondazione, Pdci, Verdi protestano per i criteri adottati in questa scelta
· 22 maggio 2007: il comandante della Guardia di finanza Roberto Speciale denuncia il viceministro Visco per ingerenze rispetto al suo ruolo. Il governo lo dimissiona e a Visco vengono tolte le deleghe su questo corpo dello stato. Nella maggioranza l'Italia dei valori di Di Pietro era per le dimissioni di Visco
· 29 settembre 2007: nasce l'Unione democratica di Bordon e Manzione che intimano a Prodi di dimezzare i ministri, altrimenti ritirerebbero il sostegno al governo
· 14 ottobre 2007: Walter Veltroni è nominato segretario del Partito democratico. La sinistra massimalista comincia la sua opera di denigrazione: "nuova democrazia cristiana"; "partito americano", partito "moderato", come se fare politiche moderate fosse un vizio da condannare e non la virtù dei responsabili del bene comune
· 21 ottobre 2007: Di Pietro chiede che Mastella si dimetta dal governo, a causa di alcuni procedimenti giudiziari a suo carico
· 25 ottobre 2007: al Senato il Governo viene battuto sul decreto allegato alla Finanziaria
· 30 ottobre 2007: il Governo viene sconfitto in Commissione alla Camera sulla proposta di istituire una commissione d'inchiesta sui fatti del G8 a Genova
· 6 dicembre 2007: il Senato approva sul filo del rasoio (160 voti contro 158: sono decisivi i voti di Cossiga e di altri senatori a vita) la conversione del "decreto sicurezza". Paola Binetti vota contro. Nei successivi giorni si scopre che c'è un errore nel testo e il Presidente della Repubblica non lo firmerà. Il governo decide di far decadere il decreto
· 10 gennaio 2008: in Campania scoppia la "questione rifiuti". 10 anni di governo regionale di centrosinistra ha impedito la costruzione di termodistruttori: Bassolino e Pecoraro Scanio vengono giudicati i responsabile di questa catastrofe ecologica. Il governo nomina un super-commissario che dovreebbe gestire questa emergenza. La parte di sinistra della coalizione è contro questa scelta.
· 15 gennaio 2008: viene impedito al professor Ratzinger (che fra l'altro è anche papa) di tenere una lectio magistralis all'Università
· 16 gennaio 2008: il ministro della Giustizia Mastella, che non ha avuto solidarietà dalla parte della sinistra massimalista del governo, si dimette in seguito alle inchieste giudiziarie che coinvolgono lui e sua moglie. Due giorni dopo l'Udeur ritira il suo appoggio al governo Prodi, che entra in una crisi irreversibile.
Chi è causa del suo mal …
Infine, poiché non bastano le due sconfitte una di seguito all’altra, Massimo D’alema che è stato il peggiore Ministro degli Esteri della Repubblica italiana e che contemporaneamente è anche una carogna (“corpo di animale morto da tempo”, persona spregevole, da cui “non fidarti di quella carogna”) si mette ad organizzare una linea alternativa contro Walter Veltroni con 4 bastonate in perfetto "stile sabotaggio":
E’ la conferma della vecchia legge della cultura di sinistra: vedere solo nemici.
E in particolare vederli fra i compagni di viaggio.
Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 21 aprile 2008, www.ilmattino.it
Che fare della sconfitta? Per ognuno di noi, si tratta di un’esperienza non evitabile. Anche la persona di maggior successo, ogni tanto subisce il gusto amaro della sconfitta. Churchill, uno dei vincitori del secolo scorso, fu sconfitto più volte. Anche i vincenti di oggi, politici, sportivi, scienziati, a volte vengono clamorosamente battuti nelle loro prove. A ben guardare, anzi, si scopre che ciò che fa di qualcuno un vincitore è proprio la sua capacità di perdere, e di rialzarsi.
Cos’è, però, che aiuta a trasformare la sconfitta in un momento di potente ricarica? Il primo fattore, indispensabile, è l’amore per la vita. Chi ama la vita in quanto tale, è aiutato nel volgere in positivo ogni esperienza, perché, dato che è la vita che gliela offre, la considera sempre un dono, di qualsiasi cosa si tratti, sconfitta compresa. Chi ama la vita così com’è non sta a discuterla in continuazione. Egli sa bene che ogni cosa se l’è meritata, e gli capita per insegnargli qualcosa. Come un generale lucido, non perde tempo ad esecrare il nemico vincitore, ma analizza con cura l’elenco dei propri errori.
La sconfitta, che arriva spesso dopo un periodo di vittorie e successi, diventa così un prezioso riequilibratore dell’umore e del senso della realtà del soggetto, che prima tendeva a sbilanciarsi dal lato dell’euforia e dell’ottimismo, camminando nelle nuvole dei propri sogni, e dimenticando di verificarli con la dura realtà.
Per amare la vita così com’è, con le sue difficoltà, e non come vorremmo che fosse, per mettere a frutto le esperienze di scacco che la vita quotidiana ci offre, è necessario uscire dal mito moderno secondo il quale la vita sarebbe una successione di acquisizioni, di vittorie, e che quando così non è ciò significa che sei soltanto un “perdente”. Teoria falsa e diseducativa (anche se molto in voga nella psicologia troppo facile), che quando va bene ti ubriaca col successo e ti fa perdere il contatto con la realtà, e quando poi arriva l’inevitabile legnata ti precipita nella depressione.
In realtà, più che le acquisizioni e le vittorie, ciò che ti tempra più saldamente sono appunto le sconfitte e le perdite. E’ nel confronto con quei momenti difficili che la personalità cresce davvero, e che le tentazioni del narcisismo (se affronti la situazione con coraggio e realismo) si sciolgono una volta per tutte. E’ allora, tra l’altro, che si costruisce una vera e salda autostima, in grado di sorreggerti stabilmente.
Da questo punto di vista, una sconfitta elaborata positivamente è molto più utile e formativa di tante terapie, con il loro rischio di farti vedere che, in fondo, sei tu che hai ragione (il che può anche essere, ma tanto è la sconfitta la vera prova di realtà), impedendoti così di cambiare e di addestrarti per bene per la prossima occasione.
Nella vita di ognuno di noi, la figura più adatta a trasmetterci il sapere della perdita è il padre, così come la madre ci trasmette il sapere opposto: quello dell’avere, dell’ottenere, di soddisfare i nostri bisogni. E’ anche per questo che, nel nostro mondo occidentale di padri assenti, o allontanati da casa dalle separazioni e divorzi, è sempre più difficile trovare chi sa trasformare la sconfitta in un’esperienza positiva.
Tuttavia, in ogni momento di sconfitte diffuse, come ad esempio il dopo elezioni, consola vedere che qualcuno che sa perdere bene c’è sempre. Come riconoscerlo? E’ chi non dà la colpa ai vincitori, o alla gente che non l’ha votato, ma, senza parlar tanto, si mette a pensare, e cerca di capire. Sono tipi così, quelli che in futuro potranno vincere.
La vittoria del PdL, ma anche il significativo risultato del PD, può far affermare che l'Italia stia andando verso un bipolarismo ben avviato?
PIERO IGNAZI: "Certamente queste elezioni segnano uno spartiacque rispetto ai 15 anni precedenti. Si sono affermati due grandi partiti, una destra e una sinistra che insieme raccolgono intorno all'80 per cento dei consensi e quindi stanno creando una dinamica di tipo bipolare. Vedremo se questa si consoliderà o meno. Però certamente la frammentazione esasperata presente nel recente Parlamento è ormai un ricordo".
I risultati indicano spostamenti dell'elettorato, e verso quali forze?
PIERO IGNAZI: "E' soprattutto uno svuotamento della sinistra radicale, che è il dato più clamoroso di queste elezioni. Siamo a una sorta di scomparsa della rappresentanza parlamentare della sinistra radicale, ben oltre il suo dimezzamento. Quindi questo è il primo dato significativo, a cui si contrappone un risultato molto positivo della Lega Nord, che è l'altro elemento importante. Infine, abbiamo una capacità di trazione da parte dello stesso PD che va ben oltre, sia alla Camera che al Senato, ai risultati precedenti di Ds e Margherita assieme. Quindi ci sono una serie di movimenti interni ai vari partiti, in cui c'è un perdente sicuro e netto che è la Sinistra arcobaleno".
Nel suo libro "I partiti politici in Italia", lei ricorda che i partiti, alla fine degli anni '80 dovevano svecchiarsi. E' ciò che non ha capito la Sinistra arcobaleno nel 2008?
PIERO IGNAZI: "Forse, in realtà ha tentato qualche cosa di nuovo. E' una lista che ha messo insieme varie altre formazioni. E' stata essa stessa un tentativo di rinnovamento. Però questo rinnovamento non ha avuto delle parole d'ordine o una strategia che fosse innovativa rispetto al passato. "Anzi, secondo me non ha tratto frutto dall'esperienza governativa, che era il vero fatto nuovo per una formazione della sinistra radicale. Per la prima volta aveva avuto responsabilità di governo. Invece di trarne profitto e vantare la sua responsabilità, moderazione e capacità di fare fronte a necessità di carattere generale anche rispetto ai suoi interessi particolari, invece di fare tesoro e valutare tutto questo, l'ha svalutato. Ed è stato per questo che, secondo me, è stata pesantemente punita&qu