Le cose che ho imparato
di Zakaria – 15 anni, Marocco
Ho imparato che in ogni situazione devo prendermi le mie responsabilità
Ho imparato che, per essere rispettato, devo prima rispettare gli altri
Ho imparato che devo sempre aiutare i miei amici, così un’altra volta potranno essere loro ad aiutare me
Ho imparato che tra me e i miei genitori deve esserci un rapporto di sincerità
Ho imparato che, anche se sono vivace, dentro di me c’è una persona responsabile
Ho imparato ad avere più fede in Dio
Ho imparato che in questa vita non potrò mai fidarmi di nessuno
Ho imparato che purtroppo in questo paese i soldi sono tutto
Ho imparato che ad essere troppo orgogliosi a volte si finisce male
Ho imparato che anche in questo paese molti insultano e odiano il mio paese, la mia religione e la mia razza, ma dovrò sempre esserne fiero perché la mia cultura fa di me quello che sono
Ho imparato che non bisogna odiare una popolazione per colpa di una persona
Ho imparato che essere ospiti nella casa di qualcuno che magari non mi vuole, non è una bella cosa
Ho imparato che qui sono solo un marocchino di m**** e valgo zero
Ho imparato a pensare di realizzare il mio futuro nel mio paese
Ho imparato che “razzista” equivale a “ignorante”
Ho imparato che per avere successo nella vita bisogna sudare
Ho imparato molte cose e quelle che ho scritto sono solo alcune.
Le cose che ho imparato
di Marco – 15 anni
Ho imparato che la vita è come un puzzle difficile da completare
Ho imparato a vedere con gli occhi di chi soffre
Ho imparato che non esisto solo io in questo mondo e che bisogna accettarsi a vicenda, anche se siamo diversi.
Ho imparato che dai propri errori si imparano lezioni
Ho imparato che a farmi contento basta un sorriso
Ho imparato ad ascoltare, osservare, amare
Ho imparato che non si può avere tutto
Ho imparato che gli amici non servono solo per divertirsi
Ho imparato a sognare ad occhi aperti
Ho imparato che le lacrime fanno pensare e maturare
Ho imparato che nessuno è perfetto
Ho imparato che la vita è come una storia, ma non sempre a lieto fine
Ho imparato che non è facile fare la pace
Ho imparato che non bisogna perdere le buone opportunità, ma coglierle al volo
Ho imparato ad essere un punto di riferimento per altri
Ho imparato a dire grazie.
Le cose che ho imparato
di Mikela – 17 anni
Ho imparato che non bisogna ignorare i problemi, ma affrontarli
Ho imparato che amore e perdono servono a stare meglio
Ho imparato che il modo migliore per crescere è seguire la propria mente e il proprio istinto
Ho imparato che bisogna saper perdonare
Ho imparato che, riguardo alle banalità, è meglio riderci sopra che prendersela
Ho imparato che i soldi non fanno la felicità
Ho imparato che il rispetto è una cosa fondamentale nella vita
Ho imparato che bisogna sempre difendere se stessi e i propri ideali
Ho imparato che, quando sbaglio devo essere la prima a riconoscerlo
Ho imparato che si può salvare qualcuno anche solo con una preghiera
Ho imparato che gli amici, quando meno te lo aspetti, spesso ti si rivoltano contro
Ho imparato che non ci si deve fidare di nessuno
Ho imparato a cogliere le occasioni buone che si presentano
Ho imparato che, nella vita, è importante saper scegliere
Ho imparato che i genitori vogliono solo ciò che è meglio per loro (almeno i miei)
Ho imparato (grazie al mio fidanzato) che Dio esiste
Ho imparato che anche se a scuola una cosa non mi piace o non ho voglia di farla, è importante farla comunque perché mi potrà servire in futuro.
Ho imparato che la vita è più bella senza rimpianti e senza rimorsi.
Ho imparato che la vita è un dono bellissimo e non bisogna sprecarlo.
Le cose che ho imparato
Di Naty Taty – 16 anni
Ho imparato che l’importanza di una persona ti è chiara solo quando ormai l’hai persa
Ho imparato che i segreti non devono mai essere rivelati
Ho imparato che l’orgoglio, di tanto in tanto, va accantonato
Ho imparato che bisogna saper cogliere le giuste opportunità
Ho imparato che è meglio non fidarsi della famiglia
Ho imparato che l’amore fa paura
Ho imparato che per realizzare i propri sogni occorre determinazione
Ho imparato che è nel momento del bisogno che si riconoscono le vere amicizie
Ho imparato che bisogna lasciar andare le persone che non ti vogliono seguire
Ho imparato che i genitori non hanno sempre ragione
Ho imparato che, anche se perdi una persona, ce ne sono altre vicino a te
Ho imparato che la felicità sta nelle piccole cose
Ho imparato che le bugie peggiorano le cose e che la verità è la via giusta
Ho imparato che, a volte, l’indifferenza è l’unica salvezza per andare avanti
Ho imparato che, seguire il cuore, non è sempre la scelta migliore
Ho imparato che deludere un’amica fa star male
Ho imparato che bisogna cavarsela da soli
Ho imparato che al mondo ci saranno sempre persone pronte a voltarti le spalle
Ho imparato che bisogna sempre dare agli altri una seconda possibilità
Ho imparato…che ho ancora molte cose da imparare.

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Lasciate che mi rivolga, innanzitutto alle ragazze e ai ragazzi, alla platea di giovani di varie regioni d'Italia che è qui raccolta. Questi giovani, sotto la guida dei loro insegnanti, anch'essi qui presenti, e grazie all'impegno del Ministro della Pubblica Istruzione e dei suoi collaboratori, così come grazie all'impegno di regioni e enti locali, hanno compiuto - lo abbiamo sentito - attente e serie ricerche sui Giusti fra le Nazioni e su tutti gli uomini e donne che nel loro territorio, negli anni terribili delle persecuzioni antiebraiche, contribuirono, a rischio della loro vita, a salvare degli ebrei, cui veniva data la caccia per deportarli nei campi di sterminio nazisti.
Vi siete misurati, cari ragazzi, con un tema difficile e angoscioso, ma questo impegno è stato importante per la vostra formazione come cittadini della nostra Repubblica, della nostra Europa riunificata nella pace. Bisogna ricordare gli atti di barbarie del nostro passato per impedire nuove barbarie, per costruire un futuro - il vostro futuro - che si ispiri a ideali di libertà e di fratellanza fra i popoli.
E' nel ricordo di coloro che, in quegli anni bui, non si lasciarono corrompere dalle ideologie di odio allora dominanti, che ho voluto che venisse qui dato, nel Giorno della Memoria, quest'anno, particolare rilievo all'epopea dei Giusti, di coloro che salvarono anche le nostre coscienze, che furono i pionieri e primi costruttori del mondo di pace in cui ci auguriamo che voi giovani possiate trascorrere le vostre esistenze.
Nella vostra formazione storica e morale è bene che si affianchi alla memoria di quell'immenso stuolo di ebrei di tutta Europa che furono vittime della Shoah, anche il ricordo dei Giusti: di coloro, e non furono pochi, che si sforzarono di salvare almeno alcuni tra loro.
Questo 2008 è per noi un anno speciale, in quanto segna il sessantesimo anniversario dell'entrata in vigore della Costituzione della nostra Repubblica. E' peraltro anche l'anno in cui ricorrerà, nel settembre prossimo, il settantesimo anniversario delle leggi antiebraiche emanate dal regime fascista, che di fatto prepararono l'Olocausto anche in Italia. Leggi che suscitarono orrore negli Italiani rimasti consapevoli della tradizione umanista e universalista della nostra civiltà, e del contributo che ad essa avevano dato, attraverso i secoli, nonostante le persecuzioni, gli Ebrei che vivevano nella nostra terra, ed erano stati partecipi di alcuni dei momenti fondanti della nostra storia, dal Rinascimento al Risorgimento, alle battaglie per l'unità d'Italia; quell'Italia di cui, finalmente parificati nei diritti, essi si sentivano ed erano cittadini, animati da forti sentimenti patriottici.
Noi non abbiamo dimenticato e non dimenticheremo mai la Shoah. Non dimentichiamo gli orrori dell'antisemitismo, che è ancora presente in alcune dottrine, e va contrastato qualunque forma assuma. Non dimentichiamo e non dimenticheremo neppure i Giusti d'Italia, i cui nomi sono stati ricordati in una benemerita ricerca, realizzata grazie al lavoro infaticabile di studiosi che sono oggi qui presenti, e pubblicata qualche anno fa in un volume con un messaggio del mio predecessore, Carlo Azeglio Ciampi, e con la sua prefazione, onorevole Fini, nella sua qualifica, all'epoca, di Ministro degli Esteri.
Ai Giusti d'Italia hanno qui reso oggi omaggio, insieme con noi tutti, anziani e giovani - e per questo li ringrazio - il Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Avvocato Gattegna, e l'Ambasciatore d'Israele Gideon Meir, a nome dello Stato che rappresenta, e di quel Luogo della Memoria, lo Yad Vashem di Gerusalemme, che vuole tener vivo per sempre, nella coscienza dei popoli, accanto al ricordo straziante delle moltitudini di Ebrei che furono vittime della Shoah, anche i nomi di quei Giusti fra le Nazioni che si prodigarono per salvarli: a testimonianza del fatto che l'ideale antico dell'Amore del Prossimo e dello Straniero che vive tra noi, neppure allora era spento.
Anche a nome di voi giovani, che state formando le vostre coscienze in un'Italia e in un'Europa dove oggi si vive in libertà, rinnovo l'espressione della nostra riconoscenza a quei Giusti che tennero vivi gli ideali di umanità a cui si sono ispirati quanti hanno combattuto, in condizioni drammatiche, per dare vita a un'Italia libera e democratica, e poi per costruire un'Europa di pace.
Sono, perciò, onorato e lieto di procedere ora alla consegna delle medaglie d'oro al valor civile, che sono state concesse, dal Ministro degli Interni, ad alcuni, tra i Giusti d'Italia, che sono con noi. Vi ricordo che altre medaglie d'oro e medaglie dei Giusti fra le Nazioni saranno consegnate, fra pochi giorni, a militari del Corpo della Guardia di Finanza, qui rappresentato dal Comandante Generale Cosimo D'Arrigo.
Nello sguardo poetico di Mark Strand ricorre spesso il tema dell' "ero stato" o quello, complementare, di "in un'altra vita".Ero stato un esploratore polare in gioventù
e avevo trascorso innumerevoli giorni e notti a ghiacciare
di luogo deserto in luogo deserto. In seguito,
lasciai le spedizioni e rimasi a casa,
e lì crebbe in me un improvviso eccesso di desiderio,
come se un fulgido torrente di luce simile a quello che si vede
dentro un diamante mi attraversasse.
Riempivo pagine e pagine con le visioni di ciò che avevo osservato –
mari ruggenti di pack, ghiacciai immensi, e il bianco degli iceberg sferzato dal vento. Poi, senza altro da dire, smisi
e fissai lo sguardo su ciò che era vicino. Quasi immediatamente
un uomo in cappotto scuro e con un cappello a larghe tese
comparve sotto gli alberi davanti a casa.
Il modo in cui fissava davanti a sé e stava lì,
ben piantato sui piedi, con le braccia abbandonate lungo
i fianchi, mi fece pensare che lo conoscevo.
Ma quando alzai la mano a salutarlo
egli fece un passo indietro, si volse e cominciò a svanire
Leggo con troppo ritardo un numero della rivista Inchiesta ed apprendo, in un articolo di una docente brasiliana (Ana Maria Rabelo Gomez - Universitade Federal de Minas Gerais, Facultade de Educaçao), che è morto Tullio Aymone (1931-2002, 71 anni). "Prematuramente scomparso", dice.
Non posso trattenere la mia commozione, ma lascio anche affiorare i ricordi. Fondamentali e forti. Perché Tullio Aymone, in un periodo troppo popolato da "cattivi maestri" cui la televisione dà un palcoscenico per le loro debolissime teorie , è stato un vero maestro. Un ricercatore dal "pensiero forte".
L'ho inseguito in tutte le sue lezioni che ha potuto tenere a Trento nel periodo 1969-1973. Non era facile, perché l'attività didattica era allora , a dir poco, discontinua. Continuamente interrotta dalla prepotenza dei leader e leaderini di Lotta Continua che letteralmente "occupavano" ogni spazio fisico e mentale dell'Università. Per loro chi faceva lezione e chi ci andava era un nemico.
Nel gorgo, solo per certi versi creativo, di quegli anni, Tullio Aymone è stato un ancoraggio sicuro. Una presenza per me indimenticabile. Da lui ho imparato alcune cose fondamentali che mi hanno accompagnato per sempre: l'importanza della storia, cioè della necessità di "storicizzare" ogni evento (l'educazione, la sociologia, gli strumenti metodologici, ...); il ruolo del sociologo come "operatore del sociale"; la politica come scelta etica; lo stimolo a studiare Antonio Gramsci, Giorgio Candeloro, Eugenio Garin . Da lì è poi venuta la mia successiva e lunga militanza nel PCI, dove ho cercato di mettere assieme (purtroppo con scarsi esiti) lo stare in un partito e produrre trasformazione sociale, anche attraverso gli strumenti della conoscenza.
L'ho conosciuto nella sua capacità didattica: parlava calmo seduto sulla cattedra, mettendo insieme lezioni che intrecciavano sociologia, antropologia, psicanalisi, filosofia marxista, ricordi di lavoro. In lui le teorie non avevano mai pretese dogmatiche: le usava solo come strumenti per comprendere ed agire. Con lui ho appreso nel vivo cosa è l' "immaginazione sociologica" e cosa può voler dire essere "impegnati" nella storia collettiva ed individuale. Suggeriva di studiare lo psichiatra Harry Stack Sullivan, ma collocando le sue pratiche terapeutiche nel quadro della struttura sociale degli Stati Uniti. Sapeva connettere le teorie della psicanalista Melanie Klein al più generale processo storico dell'educazione nelle società europee. Di Marx puntava a cogliere il metodo analitico e a mettere in ombra il dogmatismo dottrinario. Considerava Freud un rivoluzionario del pensiero, ma consigliava di mettere da parte la sua matrice biologistica.
Oggi sono diventati molto di moda i libri di Zigmunt Bauman: chissà quanti ricordano che Tullio Aymone fece tradurre, nel 1971, dagli Editori Riuniti il libro Lineamenti di una sociologia marxista, scrivendone l'introduzione ?
Agli inizi degli anni '70 sono poi andato a trovarlo a Milano, in una semplicissima casa popolare carica di libri. Cercavo consigli, cercavo una guida. Ero una persona confusa, sempre alla ricerca di piste, di orientamenti. E da lui trovavo sempre le parole giuste. Mi accennava al suo lavoro di sociologo urbano, appreso all Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi, con Chombart de Lauwe. Di questo autore ha scritto una introduzione alla edizione italiana di Des hommes e des villes, pubblicato da Marsilio. La sua vita professionale mi sembrava una avventura (Ivrea, l'Olivetti, Parigi, le ricerche nelle periferie urbane ....) e io avrei voluto fare qualcosa di simile:
Ancora mi ha ricevuto nella sua nuova fase di vita a Bologna, forse nel 1972. Mi disse che era stufo della rudezza della vita milanese e che lì trovava nuove e più ricche esperienze nelle quali collegare, nel suo irripetibile stile di vita, partecipazione sociale e ricerca. In quelle pochissime ore bolognesi è praticamente iniziata la mia professione. Mi disse di non occuparmi di scuola (volevo fare una tesi su quell'argomento, allora molto trattato) ma di sanità.
"Occupati delle Usl e di politiche sulla salute" mi disse. Io non sapevo neppure cosa fossero. Ma da allora inseguii quel tema. E la costruzione del sociale attraverso i servizi alle persone è diventato il mio oggetto di studio, di esperienza lavorativa e di scrittura. Così ho fatto la tesi sulla storia della sanità italiana e lui me l'ha presentata a Trento. Attraverso quella tesi ho conosciuto Laura Conti, di cui lui è stato amico ed anche ospite in casa sua, in una fase di difficoltà economiche. Così era la militanza del Pci: una comunità in cui, anche nell'asprezza della vita politica, c'erano azioni di mutuo aiuto.
Poi l'ho perso. Ho saputo dei suoi incarichi universitari successivi e ne sono stato contento: passava da una vita precaria ad una nuova situazione di insegnamento e di ricerca. Ma ho sempre cercato i suoi programmi, le sue bibliografie. Invidio gli studenti modenesi che hanno potuto, forse, ascoltarlo con più ampiezza di tempo.
Ho tenuto, come compagni di viaggio, tutti i suoi scritti. Lezioni registrate, appunti di articoli, libri, rapporti di ricerca. Ha scritto solo due libri, a mia conoscenza, ma centinaia fra articoli, relazioni a convegni, tracce per guppi di lavoro, progetti. Il suo ruolo di sociologo se lo è giocato giorno per giorno, intrecciando solide teorie e azione pratica. Intendo dire che lui organizzava la sua vita attorno all'agire nelle situazioni sociali, che fossero le periferie urbane, o le scuole dell''hinterland di Milano, o gli amministratori locali o, ancora, le culture dell'Amazzonia. E su questo costruiva i suoi saperi, talvolta concettualmente ardui.
Il suo è certamente un pensiero sistematico, ma questa sistematicità la si può ricavare dalle molecolari tracce scritte e dal suo parlare. Solo il filo della memoria può tentare di mettere assieme tutto questo.
Io mi sono fatto una idea di questo pensiero, perché ho a lungo frequentato le sue riflessioni, le sue argomentazioni, il suo modo di connettere esperienza personale e flusso della storia.
Il mio modo di rendere onore alla sua memoria ed al suo valore è quello di rendere disponibili queste tracce frammentarie.
Forse qualcuno rintraccerà a sua volta queste pagine e potrà aggiungerle ai propri ricordi e magari aiutarmi a "scolpire" ancora la sua persona attraverso altre tracce biografiche.
Ho lanciato nella rete questo ricordo: sarei molto grato a chiunque volesse inviarmi ricordi o altre testimonianze sulla sua vita ed il suo lavoro intellettuale.
AYMONE TULLIO, GOMES ANA MARIA RABELO
DUE TESTI DI TULLIO AYMONE, IN INCHIESTA N. 137-138
, 2002, p. 46-47
AYMONE TULLIO
UN CONSIDERAZIONI SULLA PARTECIPAZIONE POLITICA NELL'ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE, in INCHIESTA N.
137-138
, 2002, p. 48-63
AYMONE TULLIO
UN PROGETTO DI RICERCA COMPARATIVA TRA REALTA' SOCIALE ITALIANA E BRASILIANAI, in INCHIESTA N.
137-138
, 2002, p. 64-69
AYMONE TULLIO
IL RUOLO DELLA PARTECIPAZIONE in Popolazioni protagoniste dello sviluppo locale nei paesi del Sud del mondo
INCHIESTA N. 126, EDIZIONI DEDALO, 1999, p. 2-5
AYMONE TULLIO
GLI ESITI DEL MODELLO POLANYIANO NEGLI SVILUPPI DELLA RICERCA ANTROPOLOGICA, in INCHIESTA N.
117/118 1997
, 1997, p. 73-83
AYMONE TULLIO, PAVARINI MASSIMO, MOSCONI GIUSEPPE
BOLOGNA: FARE PREVENZIONE ALLA BARCA; SICUREZZA E OPINIONE PUBBLICA IN CITTA'
, 1996, p.
AYMONE TULLIO
AMAZZONIA i popoli della foresta
BOLLATI BORINGHIERI, 1996, p. 230
LA ROSA MICHELE, AYMONE TULLIO
ALLA RICERCA DELL'AMMINISTRAZIONE ruolo, identità, professionalità degli amministratori locali
FRANCO ANGELI EDITORE, 1995, p. 228
AYMONE TULLIO, PAVARINI MASSIMO (a cura di)
RICERCHE E RICERCHE - AZIONE - DIMENSIONE LOCALE: BOLOGNA, IL QUARTIERE RENO
, 1995, p.
AYMONE TULLIO (a cura di)
RICERCHE E RICERCHE - AZIONE - DIMENSIONE LOCALE: MODENA, CIRCOSCRIZIONE S. FAUSTINO
, 1995, p.
AYMONE TULLIO
UN ESEMPIO DI RAPPORTO INTEGRATO FRA NATURA E SISTEMI DI VITA, in FILOSOFIA E AMBIENTE DI VITA -
ATTI DEL CONVEGNO MAZIONALE DI MONTE S. ANGELO (FG) 14-16 SETTEMBRE 1995, a cura di Domenico di
Iasio
LEVANTE EDITORI, 1995, p.
AYMONE TULLIO
GLI SCENARI PER POSSIBILI PROCESSI DI APPRENDIMENTO RECIPROCO FRA CULTURE DIVERSE, dattiloscritto
in IMMIGRAZIONE SAPERNE DI PIU', EMILIA ROMAGNA
, 1990, p. 508-518
AYMONE TULLIO
SE DIRIGERE DIVENTA STILE, in RINASCITA n. 7
, 1989, p. 12-13
AYMONE TULLIO
AMAZZONIA: PERCHE' UCCIDONO GLI UOMINI E LE FORESTE, in RINASCITA n. 2
, 1989, p. 22-23
AYMONE TULLIO
NOI E I SERINGUEIROS, in RINASCITA n. 7
, 1989, p. 28
AYMONE TULLIO
ALCUNE QUESTIONI DI METODO, in LA CULTURA DEGLI ENTI LOCALI (1975-1985), a cura di Mariuccia Salvati e
Lucia Zannino
ANGELI, 1988, p. 155-160
AYMONE TULLIO
CULTURA POLITICA E STILI DI DIREZIONE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE in LA FORMAZIONE NEL
PUBBLICO IMPIEGO: PROCESSI DECISIONALI, AMMINIS
FRANCO ANGELI EDITORE, 1987, p. 35-41
AYMONE TULLIO
MOVIMENTO OPERAIO, POLITICHE SOCIALI E PARTECIPAZIONE, in I NUOVI MOVIMENTI, a cura di M. Bonacini
IL LAVORO EDITORIALE, 1986, p. 55-67
AYMONE TULLIO
A PROPOSITO DELL'INDIVIDUO: SOGGETTI E SISTEMI IN UN CONTESTO STORICO O AGNOSTICO? In
Psicoterapia e scienze umane n. 3
, 1986, p. 131-144
AYMONE TULLIO
SOCIOLOGIA E DINTORNI, in PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE n. 3
, 1986, p. 52-58
AYMONE TULLIO
UNA OCCASIONE DI FORMAZIONE SUL CAMPO, in REGIONE EMILIA ROMAGNA , SPAZIO GIOVANI-RICERCA SUI
CENTRI DI AGGREGAZIONE GIOVANILE senza data, probabilmente anni '80
, 1985, p.
AYMONE TULLIO
L' ARTE DI STUDIARE IL GOVERNO, in RINASCITA n. 5
, 1985, p. 8-9
AYMONE TULLIO
SE LA DEMOCRAZIA DIVENTA VITA QUOTIDIANA, in RINASCITA n. 20
, 1985, p. 8-10
AYMONE TULLIO
GIOVANI PROGETTUALITA' E ISTITUZIONI, in PROGETTO GIOVANI - UN PERCORSO DI EMANCIPAZIONE DELLA
CITTA', COMUNE DI MODENA
, 1985, p. 85-89
AYMONE TULLIO
CULTURE GIOVANILI, GRUPPI DEI PARI E MODIFICAZIONI DELLA SOCIETA' ITALIANA, in PSICOTERAPIA E
SCIENZE UMANE n. 2
, 1985, p. 19-27
AYMONE TULLIO
OLTRE L'HOMO POLITICUS: STRATEGIE E CULTURA NEL WELFARE STATE, IN RINASCITA N. 14
, 1985, p. 44-46
AYMONE TULLIO
GLI POLITICHE SOCIALI A UN BIVIO: L'ESPERIENZA DELLA SINISTRA ITALIANA NELLE AMMINISTRAZIONI
LOCALI, in INCHIESTA N. 66
, 1984, p. 16-23
AYMONE TULLIO
COMUNICAZIONE E CULTURA DEI PARI, in Atti del Convegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri
COMUNICAZIONE DROGA, 5-7 luglio
, 1984, p. 49-58
AYMONE TULLIO
LE AGGREGAZIONI GIOVANILI NELLA REALTA' MODENESE, in PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE n: 11/12
, 1983, p. 143-151
AYMONE TULLIO
NUOVA COMPLESSITA' SOCIALE ED AREE DI EMARGINAZIONE, in Conferenza economica cittadina, Comune di
Modena
, 1982, p. 1-6
AYMONE TULLIO
POTERE LOCALE E BUROCRAZIA NELL'EPERIENZA DELLA SINISTRA, in INCHIESTA n. 40
, 1979, p. 3-9
AYMONE TULLIO
PROGETTO DI RICERCA SUGLI OPERATORI CULTURALI, COMUNE DI FIORANO MODENESE - DATTILOSCRITTO
, 1978, p. 1-11
AYMONE TULLIO
TENSIONI POPOLARI E SVILUPPO DELLA SCIENZA in INCHIESTA N. 34
, 1978, p. 3-11
AYMONE TULLIO
BUROCRATIZZAZIONE DELLA POLITICA DELL'OVEST E DELL'EST in POTERE ED OPPOSIZIONE NELLE SOCIETA'
POST-RIVOLUZIONARIE
ALFANI,QUAD.DEL MANIFESTO N.8, 1978, p. 241-245
AYMONE TULLIO
ASSOCIAZIONISMO CULTURALE,RICREATIVO E SPORTIVO in RIFORMA DELLA SCUOLA N. 5
, 1977, p.
AYMONE TULLIO
FORME DI PARTECIPAZIONE A LIVELLO DI TERRITORIO in NOTE E RASSEGNE N. 45
, 1977, p. 83-88
AYMONE TULLIO
SPONTANEITA' E ORGANIZZAZIONE DELL' ASSOCIAZIONISMO, in CULTURA DI MASSA E ISTITUZIONI
DE DONATO, 1976, p. 107-114
AYMONE TULLIO
PARTECIPAZIONE POLITICA DI TERRITORIO: UNA RIFLESSIONE POLITICA INCHIESTA N. 22
, 1976, p.
AYMONE TULLIO
INTERVENTO AL CONVEGNO REGIONALE PROMOSSO DALL'ARCI - UISP DELL'EMILIA ROMAGNA, BOLOGNA 28
FEBBRAIO
, 1976, p. 32-34
AYMONE TULLIO
INTERVENTO SU: POTERE, AUTORITA', IDENTIFICAZIONE, GENERAZIONI, PAURA, in PSICOTERAPIA E SCIENZE
UMANE n. 1/2
, 1976, p. 9-13
AYMONE TULLIO
LEZIONI AL CORSO DI SOCIOLOGIA DELL'EDUCAZIONE
REGISTRAZIONI SU CASSETTA, 1973, p.
AYMONE TULLIO
SOCIOLOGIA DELL'EDUCAZIONE. Universita' di Trento CORSO 1973, Appunti
, 1973, p.
AYMONE TULLIO
SCUOLA DELL'OBBLIGO CITTA' OPERAIA
LATERZA, 1972, p. 200
AYMONE TULLIO
SOCIOLOGIA DELL'EDUCAZIONE. Universita' di Trento CORSO 1971-1972, Appunti
, 1971, p.
AYMONE TULLIO
SOCIOLOGIA DELL'EDUCAZIONE. Universita' di Trento CORSO 1970-1971, Appunti
, 1971, p.
AYMONE TULLIO
INTRODUZIONE, in LINEAMENTI DI UNA SOCIOLOGIA MARXISTA di ZYGMUNT BAUMAN
EDITORI RIUNITI, 1971, p.
AYMONE TULLIO
STUDENTI LAVORATORI E GRUPPI DI LAVORO
, 1970, p.
AYMONE TULLIO
INDIVIDUO, SOCIETA, LAVORO POLITICO, Universita' di Trento 1969-70, Appunti
, 1970, p.
AYMONE TULLIO
RICERCA SUL CONDIZIONAMENTO SOCIALE AL RISULTATO SCOLASTICO NELLA SCUOLA DELL'OBBLIGO DI
SESTO S.G.
COMUNE DI SESTO S.G., 1970, p.
AYMONE TULLIO
ORIGINE E SVILUPPO DELLE SCIENZE SOCIALI, relazione al Centro Studi di psicoterapia, psicopedagogia,
metodologia istituzionale di Milano . Appunti
, 1970, p.
AYMONE TULLIO
SEMINARIO "GRUPPI DI PARTECIPAZIONE POLITICA", Universita' di Trento 1969-70, Appunti
, 1970, p.
AYMONE TULLIO
CONSUMISMO E PARTECIPAZIONE NELLA SOCIETA' NEOCAPITALISTICA in PROBLEMI DEL SOCIALISMO N. 49
, 1970, p.
AYMONE TULLIO
NASCITA E SVILUPPO DELLE SCIENZE SOCIALI, LEZIONE E DIBATTITO C/O CENTRO STUDI PSICOTERAPIA
, 1969, p.
AYMONE TULLIO
MOVIMENTO OPERAIO, INTELLETTUALI, OPERATORI SOCIALI in PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE N. 11
, 1969, p. 5-15
AYMONE TULLIO
PIANO DI LAVORO PER LE SCIENZE SOCIALI
, 1969, p.
AYMONE TULLIO
ARGOMENTAZIONE
, 1969, p.
AYMONE TULLIO
IL POTERE DI BASE, gruppo di studio, Università di Trento, appunti
, 1969, p.
AYMONE TULLIO
INDIVIDUO SOCIETA' LAVORO POLITICO
, 1969, p.
AYMONE TULLIO
RICERCA SUL CONDIZIONAMENTO SOCIALE AL RISULTATO SCOLASTICO NELLA SCUOLA DELL'OBBLIGO DI
SESTO SAN GIOVANNI. FASCICOLO 2: IL CONDIZIONAMENTO SOCIOCULTURALE
COMUNE DI SESTO SAN GIOVANNI, 1968, p.
AYMONE TULLIO
RICERCA SUL CONDIZIONAMENTO SOCIALE AL RISULTATO SCOLASTICO NELLA SCUOLA DELL'OBBLIGO DI
SESTO SAN GIOVANNI. FASCICOLO 1: IL CONDIZIONAMENTO SOCIO-ECONOMICO
COMUNE DI SESTO SAN GIOVANNI, 1968, p. 70