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2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and Blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli … il definitivo e prospettico Logos-Pensiero di Silvia Montefoschi ... il minimalismo, perchè sono minimo ... su tutti e tutto il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ... e ancora ...” (rielaborato su suggestione di Woody Allen in Manhattan, con qualche cambiamento).

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mercoledì, 19 agosto 2009

In morte di Fernanda Pivano: declino e morte del mito americano fra gli intellettuali di sinistra

 

Fernanda Pivano ha vissuto la sua vita in modo creativo ed intenso: fortunata lei e bravo il suo angelo custode.

In una giornata piena di elogi per la sua opera, individuo una traccia minore che parla della unilateralità delle culture ideologiche e dei cicli letterari del “mito dell’America".

Fernando Pivano negli anni Quaranta,  aiutata da Cesare Pavese, contribuì a tradurre e diffondere in Italia gli scrittori americani, che vennero usati in chiave antifascista.

Tuttavia questa fiammata, carica di soffi ispirati alla libertà individuale, durò poco. Già negli anni Cinquanta la sinistra italiana tornò al mito comunista e a collocarsi sul contraddittorio confine del totalitarismo stalinista e post-stalinista.

 

DECLINO E MORTE DEL MITO AMERICANO

 

Il mito non si presenta come un blocco compatto, ma con vette, cupole, pianure: una cupola negli anni 1930- 1935 (i grandi articoli di Pavese); una pianura fra il 1934 e il 1940, con due depressioni più accentuate, nel 1936 e nel 1938; una vetta, il punto culminante, nel 1941-42 (Americana di Vittorini); poi, una lunga esten­sione declinante in dolce pendio, interrotta qua e là da alture, quali la montagna di traduzioni nell'Italia libe­rata (1944-46), e il vulcano in eruzione del «Politecni­co» (1945-47). Dopo, è il declino irrimediabile, fino al livello dello zero raggiunto nel 1950.

[ …]

L'illusione americana, nell'euforia della Liberazione, dura ancora uno o due anni. Nel 1947, nessuno dubita che essa sia tramontata, nello stesso modo in cui ha fatto cilecca l'alleanza fra il partito cattolico e i socialisti e i comunisti. Pavese non trova più romanzi americani degni di essere introdotti in Italia … Nello stesso 1947, Vittorini inter­rompe il suo secondo discorso sull'America, quella Bre­ve storia della letteratura americana rimasta ferma al­l'epoca dei pionieri. Il fatto è che egli si persuase allora, come confesserà in seguito, che la « nuova leggenda », celebrata con tanto entusiasmo nel commento ad Ame­ricana, era morta, ed era morta bambina. « Contavo su William Saroyan; e Saroyan non ha fatto che ride­scrivere continuamente gli stessi gesti fino a renderli in poco tempo privi di ogni incentivo per chiunque, e mec­canici, vuoti. Contavo su Erskine Caldwell; e Caldwell... oggi si confonde coi più estemporanei produttori di let­teratura industrializzata ». Stessa delusione a proposito dei giovani dell'anteguerra, John Fante, Richard Wright, e dei giovani del dopoguerra, Nelson Algren, Norman Mailer, Saul Bellow, Truman Capote, Wright Morris, Flannery O'Connors.

Né Pavese né Vittorini continuano ad occuparsi di letteratura americana, dopo il 1947, se non per esprime­re i loro dubbi e i loro pentimenti. Le cause di questo di­sincanto possono essere divise in tre categorie.

 

1. - Cause politiche

Sono le più evidenti. Il mito dell'America poggia fin dagli inizi su un paradosso: se conseguente con se stes­sa, mai la sinistra intellettuale italiana avrebbe scelto gli Stati Uniti capitalisti come terra di esilio. Li ha scelti per solidarietà sentimentale con gli emigrati di Sicilia

e per reazione contro le ingiurie rivolte dalla propaganda fascista all'indirizzo della giudeo-plutocra­zia di New York. All'indomani della Liberazione, è nor­male che la contraddizione esploda: la sinistra marxista ritrova la sua vera patria, la Russia sovietica, e gli Stati Uniti si rivelano per quello che sono: una potenza eco­nomico-finanziaria con fini imperialisti. L'inizio della guerra fredda, il calare del sipario di ferro mostrano ad ognuno che si deve scegliere tra Est ed Ovest: e siccome in quegli anni il cuore è ad Est, si ha la ten­denza a denigrare l'Occidente. ….  Pavese constatando il declino della cul­tura americana, si pone il problema sulle colonne del-YUnità, il giornale del Partito comunista italiano. « Ci pare che la cultura americana abbia perduto il magiste­ro, quel suo ingenuo e sagace furore che la metteva al­l'avanguardia del nostro mondo intellettuale. Né si può non notare che ciò coincide con la fine, o sospensione, della sua lotta antifascista... Senza un fascismo a cui op­porsi, ... senza un pensiero e senza lotta progressiva, rischierà anzi [l'America] di darsi essa stessa a un fa­scismo, e sia pure nel nome delle sue tradizioni mi­gliori »."

Notiamo il tono moderato: Pavese esprime delle per­plessità più che delle certezze. Non si assiste a una pa­linodia. Pavese è sì comunista, adesso, ma non dà certo alle fiamme ciò che ha adorato. Allo stesso modo Vit­torini, comunista anche lui, non baratta il suo mito americano per un mito dell'U.R.S.S. : non dà ragione né a Steinbeck né a Fadeev, l'uno e l'altro colpevoli, ai suoi occhi, di cadere in un conformismo post-rivolu­zionario.

Nello stesso modo in cui il mito dell'America, molto più che un'infatuazione letteraria è stato per Pavese e Vittorini un'esperienza cruciale, così il declino del mito lascia in essi un vuoto che niente più può colmare. Nel giugno 1950 scoppia la guerra di Corea. La sinistra deve abbandonare definitivamente l'America, non senza una stretta al cuore. Il 1950, in questo campo come negli altri, segna la fine di un'epoca.

 

2. - Cause filosofiche

Fin dalla sua nascita, il mito dell'America poggia su una seconda contraddizione, che esplode pure dopo la caduta del fascismo. La nuova leggenda dell'uomo, quella che Pavese e Vittorini hanno creduto di trovare in America, è una leggenda ottimista, che celebra la di­gnità dell'uomo, la vittoria della « purezza » sulla « cor­ruzione », vittoria conquistata a caro prezzo e rimessa in discussione di continuo, ma la lotta contro le forze che soffocano e alienano l'uomo è di per sé la migliore testimonianza della rinascita dell'uomo, della fiducia in se stesso che l'uomo riacquista dopo secoli di tenebre, d'incultura e di rassegnazione.

Ora, quale nuovo avvenimento prodottosi dopo la guerra rivela l'inconsistenza di questa metafisica dell'uo­mo e, nel contempo, l'errore d'interpretazione commes­so a spese della letteratura americana? Quale nuovo av­venimento indica che l'uomo svincolato dall'umanesimo borghese non è affatto un uomo che cessa di essere alie­nato, non è affatto un uomo fiero della sua dignità di uomo, come invece piaceva credere ai cuori sentimen­tali? Quale nuovo avvenimento mostra che la letteratura americana ha contribuito meno di ogni altra a questa illusione?

L'avvenimento è il folgorante propagarsi dell'esisten­zialismo nell'ambito della cultura europea e la scoperta che, sì, c'è un uomo nuovo, in effetti, ed è un uomo i cui tratti derivano in parte dai modelli americani: ma quest'uomo è tutto il contrario del tipo che i cuori sen­timentali si attendevano, quest'uomo è un puro nulla. Sartre e Camus sviluppano al massimo le premesse filo­sofiche contenute nei romanzi americani e approdano alla descrizione di un mondo vuoto e arido, senza ani­ma e senza lacrime. …

Le intuizioni di Pavese e Vittorini, disseminate lungo vent'anni di scritti, tanto più valore hanno, in effetti, quanto meno si cerchi di codificarle troppo rigorosamen­te. Sarebbe posto in evidenza come non solo si siano « sbagliati » sull'America — ciò avrebbe poca importan­za, dopotutto — ma anche come la loro filosofia sia una chimera da sognatori. Quel che può insegnare la let­teratura americana è una visione totalmente nichilista dell'uomo: dunque è giusto riconoscere che l'esistenzia­lismo francese ha raccolto tale insegnamento, e che solo esso l'ha raccolto, quando il sentimentalismo italiano viene già a trovarsi spoglio di ogni sua speranza.

Come dubitare di questo, quando si vede Vittorini rinunciare a scrivere quasi nello stesso momento in cui rinuncia a mitizzare l'America? Dopo Le donne di Mes­sina, un grosso romanzo pubblicato nel 1949, egli in­terrompe per sempre la sua produzione romanzesca, fat­ta eccezione per un solo racconto, La Garibaldina, ap­parso nel 1956 (può darsi che si scoprano degli inediti: resta il fatto che egli avrà dubitato a tal punto di sé da non voler più consegnare al pubblico i propri lavori). Si è tentati di concludere che Vittorini rinuncia a scrivere perché, insieme con l'inconsistenza della sua chimera americana, scopre il vuoto della sua filosofìa, l'esagera­zione retorica del suo ottimismo sentimentale.

La cosa più strana però è che, malgrado la loro in­terpretazione sbagliata della « nuova leggenda », tanto Vittorini quanto Pavese riuscirono a scrivere romanzi molto più belli di quelli di Sartre o di Camus. Nessun romanzo esistenzialista francese si può paragonare a Conversazione in Sicilia o a La Luna e i falò. Se dun­que l'esistenzialismo francese ha raccolto l'insegnamento teorico degli scrittori americani, si deve fare osservare come, guidati dal loro mero istinto, i romanzieri italiani abbiano saputo trarre dal messaggio americano una le­zione più vitale, un'ispirazione più profìcua.

 Forse la differenza fra l'atteggiamento francese e l'atteggia­mento italiano verso la letteratura americana si può riassumere in due nomi : Faulkner e Melville. Il mito francese si cristallizzò su Faulkner, il mito italiano su Melville. Melville è rimasto sempre il parente povero dei grandi stranieri introdotti in Francia; lo stesso si può dire per Faulkner in Italia. Dobbiamo dedurre che il largo afflato poetico di Moby Dick è più congeniale al temperamento ita­liano, come la disperazione caotica di Sanctuary è più congeniale al temperamento francese?

 

3. - Cause psicologiche

Più aspramente deluso di Vittorini, ferito più pro­fondamente, Pavese non rinuncia soltanto a scrivere: Pavese si uccide nel 1950, e questo suicidio rivela, a quanti avrebbero potuto ignorarlo, l'angoscia in cui lo scrittore piemontese non cessò di dibattersi e il signifi­cato profondamente pessimistico della sua opera. Se egli arrivò a celebrare la virtù tonica di Melville e a cercare in America le ragioni per riacquistare la fiducia nella dignità dell'uomo, si comprende ormai che ciò non fu per intonare un peana sentimentale in gloria del genere umano, ma per riattaccarsi a un qualcosa che fosse me­no insopportabilmente sinistro della sua infelicità, per sopravvivere.

Parimenti scolastici, per lo spirito e per lo stile, sono gli articoli e i saggi dei nuovi americanisti: da Salva­tore Rosati a Fernanda Pivano, da Paolo Milano a Ga­briele Baldini. Nomi ai quali bisognerebbe aggiungere, ora, quelli di Agostino Lombardo e Vito Amoruso, di Nemi D'Agostino e Glauco Cambon, di Biancamaria Tedeschini ed Elémire Zolla. Tutti, o quasi tutti, pro­fessori nelle università italiane, hanno sovente studiato o insegnato per qualche anno in una università ame­ricana. Dal 1956 al 1964, essi pubblicano a Roma una rivista (« Studi americani ») che esamina metodologica­mente gli autori che la generazione del 1930 aveva sco­perto un po' a casaccio, che rimette ordine, traccia pro­spettive e nel contempo rivede i giudizi espressi dagli illustri predecessori. È così che si torna a Emily Dickinson e a Henry James, per correggere la leggenda di un'America « barbara », violenta e antiumanista. È così che si assegna un ruolo più modesto a Sherwood Ander­son e a Lee Masters, a Saroyan e a Caldwell, che si rie­suma Fitzgerald e si accorda il primo posto —- senz'altro meritato — a Faulkner.

Sarebbe inutile tanto rimpiangere il caos eroico degli anni Trenta quanto rallegrarsi perché si dispone infine di un metodo storico per poter apprezzare nel loro giu­sto valore gli americani. Ciò che bisogna comprendere è questo: lo spirito dei tempi è mutato. La prima ge­nerazione di americanisti — i Cecchi, i Praz, i Linati — si era servita dell'America per illustrare una certa con­cezione dell'uomo. La seconda generazione —, i Pavese, i Vittorini, i Pintor —- se ne servì per illustrare una concezione opposta. Era inevitabile che l'ultima parola toccasse a una terza generazione, quella degli storici e dei professori, i quali studiano le cose come sono e non già secondo prevenzioni ideologiche.

 

In Dominique Fernandez, Il mito dell’America negli intellettuali italiani, Salvatore Sciascia Editore, Roma/Caltanisetta, 1969, p. 103-112

 

 

 

 

postato da: AMALTEO alle ore agosto 19, 2009 09:16 | link | commenti
categorie: pensare cultura e personalitĂ , vivere morire
mercoledì, 26 novembre 2008

60 anni


Friedrich Gulda,Finale alla marcia - Konzert für Violoncello und Blasorchester: 5. Satz

 


Una data è un evento cronologico che rende possibile ricordare gli eventi passati e fornire loro una struttura cognitiva adatta a “fare storia”.

Una data sottrae qualcosa all’ingordigia del tempo, perché il tempo lavora contro la vita, contro il futuro e dilata il passato.

Questa premessa è per dire che oggi compio 60 anni ed inizia un nuovo decennio personale: ineluttabilmente questa data, nella mia individualità, assume un significato liminale.

L’anno scorso mi chiedevo: quante vite ci sono date da vivere?

Individuavo l’unica vita biologica e, contemporaneamente, la pluralizzazione delle soggettive scansioni interne di cicli fra loro sovrapposti:

 infanzia, adolescenza, formazione alla età adulta, età adulta, lavoro e lavori, politica, amore, Venezia, pre-vecchiaia.

Il tempo che resta mi assegnerà – destino volendo – forse altre due scansioni:

quella della vecchiaia in (approssimativa) salute

e la successiva vecchiaia in coabitazione con il decadimento fisico e psichico.

Poi: The End. Se tutto va bene finisco nel Pensiero Uno sperimentato e teorizzato da Silvia Montefoschi, il mio mentore consolatore. Altrimenti: il vuoto assoluto. In entrambi i casi l’Io non ci sarà più.

A ben riflettere ci sono due orologi che scandiscono il pulsare del nastro del tempo.

C’è un orologio individuale, che coincide con il ciclo biografico e che si intreccia allo psichismo interiore.

E c’è un orologio sociale, alimentato dalle trasformazioni culturali, che ha a che fare con la vita della terra e dell’universo e che è “esterno” alla singola persona.

Il Maestro di primi anni ’70 professor Carlo Tullio – Altan rappresentava in questo modo quello che lui chiamava l’Uomo in situazione :

 

 

Lo schema è di una potenza analitica estrema e suona così: nasciamo con un patrimonio bio-fisico-genetico, ci infiliamo in una cultura che ci pre-esiste e che andrà avanti anche dopo di noi, agiamo con la nostra personalità individuale dentro il mondo con nostri modelli di pensiero e di azione (che apprendiamo con la formazione e coltivazione delle competenze ed abilità) e faremo parte come attori consapevoli o inconsapevoli della società e delle sue strutture. Sempre nel flusso della storia spinta dalla politica.

Vincoli ed opportunità, dunque: ciascuno sceglie, in rapporto alla sua condizione ed alle sue strategie, quel mix di personalità, cultura e società che gli consente di lasciare il suo unico segno all’interno della traiettoria esistenziale che gli è assegnata .

In questa occasione devo, tuttavia, darmi un limite: quello di oggi è solo un compleanno, il mio infinitesimo compleanno. Poco meno di una particella nel pulviscolo della vita.

Su un diario pubblico non si scrivono saggi. Su un blog ci si racconta: ed è già molto per il Sé, soprattutto se un Tu intercetta il graffito.

Lascio da parte, solo per il momento, la questione del destino del vivente e dell’universo e faccio scorrere i due nastri temporali che mi rappresentano.

 

 

STORIA SOCIALE E CULTURALE

IL SOGGETTO AMALTEO

INFANZIA

1948-1959

Durata: 11 anni

Costituzione della Repubblica.

Guerra di Corea

Legge Vanoni di riforma fiscale: i contribuenti presentano la dichiarazione dei redditi annuale.

Pubblicazione dei Quaderni dal Carcere di Antonio Gramsci.

Muore Stalin (1953)

Invasione dell’Ungheria da parte dell’URSS

Al Congresso della DC (24-29 ottobre) Aldo Moro avvia la politica di accordo di governo con i socialisti.

 

Nascita e prima socializzazione, in una casa di paese con giardino.

La famiglia crea lo stampo e nutre il bambino. C’è un Padre latitante per eccesso di Madre: non ci sono “colpe”, ma ci vorrà qualche creativo sforzo per venirne fuori.

Gli animali (la mula Nana ed i cani Pantò e Cochi) lo aiutano ad educare l’istinto e salvano il Puer.

Bocciato in seconda elementare perché: “mette tanta buona volontà, ma è immaturo …”.

 


 

 

STORIA SOCIALE E CULTURALE

IL SOGGETTO AMALTEO

ADOLESCENZA

1959-1963

Durata: 4 anni

Cosiddetto “miracolo economico” . L’Italia diventa un paese industriale: per la prima volta il numero degli addetti al settore secondario supera quello degli addetti alla agricoltura.

Fanfani forma il primo governo di Centro-Sinistra (DC, PSDI, PRI con appoggio esterno del PSI).

Legge istitutiva della scuola media unica obbligatoria e gratuita.

Scampa la scuola professionale e viene iscritto alla scuola media.

Prende 3 in matematica e ripara l’esame a settembre, ma è il migliore traduttore dal latino a 11/12 anni. In un compito in classe dove tutti gli altri hanno l’insufficienza, prende 9: son soddisfazioni ancora oggi.

Prime vacanze da solo: Barcellona, il Barrio Gotico, l’orchata, le Ramblas …; poi a Roma, dal farmacista con la bambina innamorata e suo fratello

 


 

 

STORIA SOCIALE E CULTURALE

IL SOGGETTO AMALTEO

FORMAZIONE ALLA ETA’ ADULTA

1963-1973

Durata:10 anni

Disastro della diga del Vajont: oltre 2000 morti e alcuni paesi completamente distrutti.

Moro forma il primo governo organico di centro-sinistra (DC, PSDI, PRI, PSI.)

Assassinio di Kennedy a Dallas (Texas)

Usa: approvazione della legge sui diritti civili che stende i poteri del governo federale contro le discriminazioni razziali.

Cina inizia la “rivoluzione culturale” (in realtà Mao farà i conti e si sbarazzerà dei suoi avversari politici).

Inizio della guerra del Vietnam

Grecia: colpo di stato militare

“Guerra dei sei giorni”. Egitto, Giordania, Siria attaccano Israele. L’esercito israeliano, comandato da Dayan, occupa il Sinai. L’Onu ottiene i cessate il fuoco e invita gli stati arabi a riconoscere Israele. La risoluzione è respinta

Trento: occupazione dell’università contro l’autoritarismo accademico. Inizia il (sopravalutato) Sessantotto.

Assassinio di Martin Luther King, a Memphis (Tennessee)

Assassinio di Robert Kennedy, candidato alla presidenza degli Usa.

Occupazione della Cecoslovacchia da parte delle truppe sovietiche e dagli altri paesi del Patto di Varsavia

Libia: Gheddafi assume il potere (che detiene ancora oggi.)

12 dicembre 1969: attentato terroristico alla Banca dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano. 16 morti e 90 feriti

Approvazione della legge sullo Statuto dei lavoratori che regola i rapporti di lavoro e le libertà sindacali.

Svizzera: viene concesso il diritto al voto delle donne (precisi come un orologio gli svizzeri!)

Crisi del dollaro: gli Usa sospendono la convertibilità del dollaro in oro (decisa nel 1944). Il dollaro viene svalutato anche rispetto alle altre monete occidentali.

Il Pci elegge segretario del partito Enrico Berlinguer.

Cile: un colpo di stato militare porta alla uccisione del legittimo presidente Allende

 

Non scampa l’Istituto tecnico industriale (“così avrai un titolo di studio …”). Diventa perito edile alla Magistri Cumacini. E’ bravo nel calcolo del cemento armato, dei muri di sostegno e dei ponti, ma incapace nel disegno tecnico.

Attrazione erotico-platonica con la professoressa di italiano: lacrime, istinto di morte, preoccupazioni in famiglia.

Progressiva scoperta della letteratura moderna: Hemingway, Calvino, Cassola, Primo Levi, Giuseppe Berto, Musil, Joyce (legge pure l’Ulisse!).

Scrive articoli sui giornali locali e studenteschi: cinema, televisione, fantascienza …

Frequenta gli ambienti di GS-Gioventù Studentesca e compagni dei licei cittadini. Nel 1968 con due amici fa un viaggio iniziatico in Germania, lungo il Reno.

Riesce ad andare all’Università di Trento, facoltà di Sociologia (l’unica che non aveva catenacci all’accesso): in Via Verdi sembrava di essere in Cina, a due passi nel Duomo e nella comunità locale tutto procedeva come prima e come dopo.

Autodidatta per via delle continue occupazioni dell’aristocrazia studentesca. Molti di quei “militanti” diventeranno deputati e giornalisti piuttosto pagati. Vive in una casa di “anarchici comunisti” che lo chiamano “il cattolico”. Infatti, credeva di essere cattolico, ma non aveva il soffio della fede.

Rimane a Trento per tre anni. Ne conserva un bel ricordo. L’iniziazione sessuale avviene lì.

Incontra Nina Simone. Non la comprende subito: è troppo proiettato a conquistare il mondo esterno. Poi cadrà nel suo I Put a Spell on You.

Primo lavoro precario, in un universo quasi totalmente femminile

 

Due mesi a Parigi, a studiare Chombart De Lauwe alla Ecole Pratique des Hautes Etudes e a rubar libri nel Quartiere Latino.

Servizio militare a Merano, negli artiglieri di montagna

 

 




Il centro di un’esistenza è l’età adulta, che nel mio orologio interiore è composta da 4 vite interne.

 

 

STORIA SOCIALE E CULTURALE

IL SOGGETTO AMALTEO

ETA’ ADULTA 1974-2003

Durata: 29 anni

 

 

 

 

 

LAVORO e LAVORI

1973-2008

Durata: 35 anni

 

 

 

 

 

POLITICA

1973-2001

Durata: 28 anni

 

 

 

 

 

AMORE

1982-2008

Durata: 26 anni

 

 

 

 

 

VENEZIA

1997-2003

Durata: 7 anni

 

Le Brigate Rosse sequestrano per la prima volta il magistrato Luigi Sossi di Genova. Verrà liberato dopo un mese (1974)

 

Lo scrittore Solzenicyn è espulso dall’URSS.

Referendum sul divorzio: il mantenimento della legge Fortuna/Baslini prevale per il 59,1 %.

 

Brescia: strage neo-fascista in Piazza della Loggia. 8 morti e 101 feriti.

 

Strage neo-fascista sul treno Italicus: 12 morti e 48 feriti. L’attentato è rivendicato da “Ordine Nero”.

 

Approvata la legge che abbassa a 18 anni l’età minima per il voto.

 

Vietnam: offensiva dei guerriglieri vietcong. Gli americani abbandonano il paese

 

Spagna: muore il dittatore Francisco Franco.

 

Una organizzazione terroristica palestinese dirotta un aereo di linea. Un raid israeliano assalta l’aereo e libera gli ostaggi.

 

Un grave incidente in un’industria chimica di Seveso (Milano) provoca fuoriuscita di diossina che contamina una vasta zona.

 

Muore Mao Tse Tung (1976)

 

I partiti comunisti italiano, francese e spagnolo formulano la strategia politica dell’eurocomunismo. In politichese per anni si parla di “terza via” (fra la socialdemocrazia e il comunismo di marca russa.)

 

Le Brigate rosse feriscono 12 giornalisti (1977.)

 

Cina: l’XI congresso del partito comunista cinese chiude i conti con la rivoluzione culturale di Mao ed espelle la “banda dei quattro” (1977.)

 

Rapimento di Aldo Moro. Vengono uccisi gli uomini di scorta e successivamente viene assassinato Aldo Moro. Il suo cadavere viene lasciato nel bagagliaio di una Renault rossa posteggiata nel centro di Roma (1978.)

 

Il socialista Sandro Pertini viene eletto settimo presidente della repubblica.

 

Le Brigate rosse uccidono il sindacalista del PCI Guido Rossa. Cinque giorni dopo uccidono il magistrato Alessandrini.

 

Iran: ritorno trionfale dell’ayatollah Khomeini e inaugurazione dei governi teocratici

 

Pertini affida l’incarico di formare il governo a Bettino Craxi, che deve poi rinunciare per l’opposizione della Dc (luglio-agosto 1979.)

 

Il finanziere della mafia Sindona fa uccidere Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana (1979.)

 

Usa: viene eletto presidente il repubblicano Ronald Reagan.

 

Attentato al papa Giovanni Paolo II (1981)

 

Il referendum respinge l’abrogazione della legge sull’aborto.

 

Polonia: colpo di stato militare del generale Jaruzelski e repressione. Rottura dei rapporti fra Pci e Urss

 

Palermo: assassinato il generale Dalla Chiesa (prefetto della città) sua moglie e l’agente di scorta (1982.)

 

Il processo contro i brigatisti rossi imputati del sequestro e dell’omicidio di Aldo Moro termina con 32 condanne all’ergastolo.)

 

Primo governo Craxi a presidenza socialista (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI) (1983)

 

Muore a Padova Enrico Berlinguer, segretario del Pci dal 1972 (1984.)

 

Diventa segretario del Partito comunista sovietico Michail Gorbaciov che al XXVII congresso critica l’ “era Beznev” (1985/1986.)

 

Esplosione di un reattore nucleare a Cernobil, in Ucraina (1986)

 

La notte del 9 novembre 1989 i tedeschi dell’Est e dell’Ovest abbattono il muro che divideva in due Berlino. Il mondo passa dalla contrapposizione bipolare ad una fase nella quale riemergono i contrasti nazionalistici, etnici e religiosi.

 

Dissoluzione dell’URSS e formazione di stati nazionali

 

Dissoluzione della Jugoslavia e guerra civile (1991-2000)

 

Al XX Congresso (Rimini) il Pci si trasforma in PDS Partito Democratico della Sinistra.

 

Avvio delle indagini e dei processi di “Tangentopoli” (1992-1996)

 

Assassinio del giudice Giovanni Falcone, della moglie e di tre uomini di scorta. Pochi mesi dopo assassinio del magistrato Piero Borsellino, assieme a cinque agenti della scorta

 

Governo Ciampi (1993-1994)

 

Elezioni politiche del 27-28 marzo 1994. Forza Italia si allea con il sud con Alleanza nazionale e al nord con la Lega Nord e conquistano la maggioranza alla Camera, ma non al Senato. Il governo Berlusconi si dimette in dicembre.

Alle elezioni del 21 aprile 1996 la coalizione dell’Ulivo prevale con un accordo di desistenza di Rifondazione comunista. Nel 1998 il Governo Prodi cade per il no di Rifondazione comunista sulla legge finanziaria. Seguono due Governi D’Alema (1998-2000) e quello Amato (2000-2001.)

 

11 settembre 2001 alcuni terroristi del partito islamico fondamentalista al Qaeda dirottano aerei di linea e li fanno schiantare sugli edifici – simbolo delle Torri gemelle del World Trade Center di New York.

 

Le elezioni del 13 maggio 2001 si concludono con la vittoria di Forza Italia e Alleanza nazionale.  Il Governo Berlusconi rimane in carica per tutta la legislatura (2001-2006.)

 

 

 

 

 

 

Consolida il suo lavoro precario che si stabilizza in lavoro dipendente. Sempre nell’universo femminile.

 

 

 

 

Segue un segmento delle politiche sociali e, in questo campo, ha un certo valore di mercato. Dice del suo lavoro: “sono l’esperto di un francobollo”. Incrocia ed intreccia rapporti con persone che lasciano traccia. Le ricorda una per una.

 

 

 

Diventa un militante (piuttosto eccessivo) del Pci. Per una quindicina d’anni (testimoniano le agende) alla sera è fuori casa per 4 o 5 sere a settimana: sezioni, federazioni, istituzioni. E’ molto favorevole alla politica del “compromesso storico” e si colloca questo ciclo riformistico/legislativo. Partecipa ai funerali di Enrico Berlinguer.

 

 

Fa un grande investimento: una psicoterapia di metodo junghiano. Impara a leggersi dentro. Corregge il suo romanzo familiare. Il sogno della accettazione delle parzialità conclude quel percorso. Grazie Claudio Risè, siamo cambiati insieme.

 

 

 

 

Incontra Lei, il suo Tu intersoggettivo. E’ il caso a favorire l’incontro: bastava un’impercettibile curvatura del tempo e il destino della relazione sarebbe stato altro o non sarebbe stato. Lei è il cuore pulsante della sua esistenza.

 

 

 

 

 

Scrive libri, saggi, articoli, voci di dizionario. Crea un sito di documentazione tecnica

 

 

 

 

 

Nel 1989 (che coincidenza!) i due Padri diventano determinanti per farlo entrare in possesso della Casa/Orto/Giardino. Questo luogo diventa uno dei pilastri fondanti del benessere degli ultimi decenni.

 

 

 

 

Attorno ai 45 anni si dimette dal ruolo di dipendente e intraprende un’attività libero professionale: apprende il tormento delle fatture a partita iva. Grazie alle politiche sindacali (che lui ha sostenuto attivamente) non può cumulare i periodi contributivi: avrà solo diritto alla pensione di vecchiaia, quella dei 65 anni (stante le leggi attuali.)

 

 

 

 

Abbandona la militanza attiva e diventa solo un elettore di sinistra (che vorrebbe di centro-sinistra).

 

 

 

 

Il 2001 segna un suo sempre più rafforzato To Cross the Line.

 

 

 

 

 

 

Fortuna e competenza gli fanno vivere 7 anni di lavoro a Venezia: perdersi e ritrovarsi fra calli, campi, salizzade; il vaporetto di notte; il buio scricchiolante del Collegio armeno …

 

 

 

 

 

Ancora fortuna, competenze, ex colleghi gli fanno trovare committenti nella articolata e complessa Regione Lombardia, che avrà qualche difetto ma anche molti pregi.

 

 


 

 

 

 

STORIA SOCIALE E CULTURALE

IL SOGGETTO AMALTEO

PRE-VECCHIAIA

2003-

Durata: da verificare

Le elezioni del 9/10 aprile 2006 si concludono con una leggera prevalenza della coalizione di centro-sinistra. Ci penseranno Rifondazione comunista, Comunisti italiani a logorare per 2 anni il governo Prodi che cade nel 2008.

 

Le elezioni del 13/14 aprile 2008 Le elezioni sono state vinte dalla coalizione composta da Il Popolo della Libertà, Lega Nord e Movimento per l'Autonomia, che ottenne la maggioranza assoluta degli eletti in entrambe le assemblee legislative.

 

Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

 

 

Crisi bancaria, finanziaria ed economica (in questo ordine):

sembra che debbano cambiare i modi del consumo. E’ tutto da verificare

 

Apre il Blog-Diario Tracce e Sentieri. Gli piace l’arte della conversazione. Non sempre ci riesce, ma impara a conoscere le persone (o meglio quello che esse vogliono comunicare) con cui intreccia un nodo più forte.

Continua ad avere committenze di lavoro, ma il contesto è molto cambiato. La crisi morde anche il suo segmento. La pensione è lontana: 2013

Diventa sempre più esperto nell’“Arte di coltivare un orto e se stessi”.

Lotta per non far prevalere il suo Senex e per recuperare il Puer, che pure agisce dentro.

Negli occhi dei gatti, seguendo Baudelaire, anticipo l’Eternità

 

 

 

 
postato da: AMALTEO alle ore novembre 26, 2008 18:21 | link | commenti (25)
categorie: destini, pensare cultura e personalitĂ , vivere tempo compleanni
martedì, 23 settembre 2008

La “società femminilizzata” è una grandissima fregatura per tutti, uomini e donne.

Pagina aurea.


La società al femminile? Una fregatura di Claudio Risé da “Il Giornale” del 22 settembre 2008

La “società femminilizzata” è una grandissima fregatura per tutti, uomini e donne.
Le donne perché sono state spodestate anche della loro “regalità” domestica, ormai contesa da maschi petulanti, che sanno tenere la cucina spesso meglio di loro.
I maschi perché ricacciati dal circo politico-mediatico ( del resto ancora in gran parte maschile) nel girone dei violenti, gente da sottoporre a schedature di massa del DNA, come propongono le Commissarie Europee, o da non lasciar viaggiare accanto a bambini soli, come prevede British Airways.
Donne spregiudicatamente sfruttate sul lavoro, come i maschi, e uomini controllati e tenuti in permanenza sotto lo stigma del pregiudizio sociale: questo, e non altro, è la “società femminilizzata” sviluppatasi in modo accelerato dagli anni 70 in poi. Non a caso donne e uomini attenti a cosa accade e dotati di buonsenso, dalla filosofa e leader femminista Luce Irigaray, al poeta e terapeuta americano Robert Bly denunciano da molti anni questa “società degli eterni adolescenti” che, sollecitando vanità di potere nelle donne poi regolarmente frustrate nelle loro ambizioni, ha svillaneggiato il principio di responsabilità e deriso l’amore tra uomini e donne, mettendo in una miserabile competizione tutti contro tutti. Per comandare con più ampi consensi e sottrarre Il potere (ancora massicciamente maschile) ad ogni controllo. La società femminilizzata ha persino avuto il suo banchiere centrale: Allen Greenspan, il Governatore della Fed di Bill Clinton, il controllore “soft” che teorizzava l’inutilità dei controlli; sotto il suo lungo regno è nato il delirio della finanza “derivata”, e si è preparato il grande crash che ha divorato miliardi di risparmi da un anno a questa parte. Se non comandano le donne però, e anzi ci stanno malissimo (basta guardare le liste dei presidi psichiatrici, o le statistiche sullo sviluppo dell’alcolismo, o dei disturbi alimentari) perché si parla di “società femminilizzata”? E’ un altro modo, più spostato sul versante degli orientamenrti culturali, per descrivere la “società senza padri”, come psichiatri, antropologi, e sociologi della politica chiamano già da quarant’anni la società occidentale. L’Occidente viene così identificato perché i padri non svolgono più la loro funzione nell’aiutare nell’adolescenza i figli ad uscire dalla simbiosi con la madre. Il cuore di questa faccenda non è però, come sembrerebbe dalla disputa tra Soffici e De Benoìst, questione di pannolini e di principio d’autorità, di costrutti culturali, e di velleità di potere dell’uno o dell’altro sesso. Il fatto è che i bambini stanno per nove mesi nella pancia della madre, e non nel padre, e quando nascono non è ancora costituita una soggettività psichica, e affettiva, differenziata. Sono nati biologicamente, ma non ancora come soggetti psicologici. Perché questo accada occorre che la simbiosi istituita nella gestazione continui per un periodo abbastanza lungo, durante il quale, nella fondamentale relazione madre-figlio, nasce il soggetto umano. In un gioco di sguardi, di scambi affettivi, di riconoscimenti reciproci, nella quale la madre non è sostituibile dal padre, semplicemente perché il bambino non è mai stato nella pancia paterna, né ha mai respirato coi suoi polmoni.
Naturalmente il padre quella simbiosi, dovrà poi interromperla, perché altrimenti il bimbo non riuscirà mai a distaccarsi da quella figura amata e potente, rimanendone dipendente. Tutti i fenomeni che De Benoist elenca nel suo articolo, dall’onnipotenza terapeutica all’ “ideologia vittimista, alla moltiplicazione dei consulenti familiari, allo sviluppo del mercato delle emozioni e della pietà” non sono manipolazioni di un’occulta congiura femminile per la conquista del potere, ma in realtà risposte che il “mercato sociale”, guidato prevalentemente da uomini, offre a degli individui (la gran parte degli occidentali adulti), che solo parzialmente si sono staccati dalla madre, e fanno quindi una gran fatica a reggersi in piedi da soli. Il cuore del malessere della femminilizzazione è questo.
Non c’è proprio nulla di male nel femminile; senza di esso la vita diventa molto triste. Solo che ogni essere umano, per esistere pienamente e liberamente, deve rendersi autonomo dalla madre. E può farlo solo quando un padre presente e amorevole l’aiuta a farlo; altrimenti ne rimane dipendente per tutta la vita, magari trasferendo questa dipendenza sulla moglie, sul marito, o sulla società. Per questo, la società femminilizzata è una colossale fregatura. Per tutti.
postato da: AMALTEO alle ore settembre 23, 2008 16:21 | link | commenti (14)
categorie: vivere donne, pensare cultura e personalitĂ 

" Il buonsenso rimane una caratteristica del femminile". Non sempre, però

Luigi Cancrini parlava di "quei temerari sulle macchine volanti". Ma la ricerca del peggio continua e dilaga. ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Si chiama «train surfing»: i ragazzi d’oggi lo praticano ovunque, dal metrò di Londra, alla provincia italiana, alle metropoli africane. Consiste nel correre in piedi sui tetti delle carrozze di un treno in corsa, o del metrò. Si impara a fare train surfing anche sui vagoni fermi, di notte: così si sono fulminati due ragazzi quest’estate, in una deserta stazione del nord Italia. Il tetto della carrozza come tavola di surf, la velocità, la morte dietro l’angolo. Questo li eccita. Perché? La ricerca del pericolo gioca un ruolo centrale in questo ultimo grido del malessere giovanile. Lo spiegano decine di filmati su YouTube, diario dei sogni e dei malesseri contemporanei. Lo racconta Francesco Bucchieri su Riders: «C’è chi s’è spaccato la testa contro un palo, un cavo dell’energia elettrica, l’ingresso di un tunnel mentre giocava ad evitarlo all’ultimo istante, e chi è finito schiacciato tra la motrice e la piattaforma della stazione». Cosa cercavano? La notorietà, la popolarità tra le ragazze, il prestigio fra gli amici, l’emulazione, sono solo una faccia del successo di questo gioco mortale. Nella realtà (non in quella spesso virtuale di YouTube), per una ragazza che ti premia, dieci ti mollano. Il buonsenso rimane una caratteristica del femminile, come già sapevano i ragazzi di Salò, quando cantavano: «Le donne non ci vogliono più bene, perchè indossiamo la camicia nera». Il perdente non è mai stato il sogno delle ragazze. Non è dunque l’immagine, ciò che questi ragazzi cercano. Più significativo il nome che si sono dati: train surfer. Il surf, il primo degli sport su tavola, segnò (come tutti quelli che lo seguirono, dallo skateboard - la tavola da città - allo snowboard - quella da neve) la passione per scivolare velocemente, nel vento. Dinamismo, velocità, ricerca dell’equilibrio. Cosa ci raccontano su chi ne ha fatto la propria passione, queste caratteristiche degli sport su tavola, cui il trainsurf oggi si accoda? Ognuno di questi aspetti ci mostra quali erano le grandi paure che i loro fan cercavano di contrastare. Il dinamismo e la velocità si oppongono alla paura di star fermi, ed al timore di esserlo e rimanerlo. Il gusto di scivolare sopra una superficie (che è poi la caratteristica di tutti gli sport su tavola, dei vari tipi di surf), si oppone al timore di sprofondarci dentro. Il surfer teme di affondare nella materia: sia essa liquida come l’acqua, o dura come un asfalto urbano, o fredda e compatta, scintillante, come la neve. Per questo gode nel provarsi di essere capace di poterla cavalcare, di scorrerci sopra, sulle sue tavole volanti. Infine il gioco d’equilibrio, l’acrobazia, il mettere in pericolo la propria stabilità, a rischio della stessa vita, ci racconta che la grande paura di questi ragazzi è proprio quella di non essere affatto equilibrati. Il massimo desiderio diventa allora quello, scaramantico, di dimostrare che invece si possiede un equilibrio straordinario. Altrimenti, tanto vale morire. Il train surf, la più estrema di tutte le passioni su tavola, ci mostra che la sfida giovanile contemporanea contro l’immobilità e il materialismo si sta facendo più disperata. Negli anni ’60, i primi surfisti vivevano l’emozione della ribellione scivolando in equilibrio sulle grandi onde del Pacifico, con la testa negli spruzzi del mare. Oggi i ragazzi entrano nelle gallerie in piedi sui treni, con gli occhi sbarrati, senza sapere se un cavo staccherà loro la testa. La paura di essere disperatamente fermi, di sprofondare negli inferni metropolitani, e di non riuscire a stare in piedi è diventata angoscia. Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 15 settembre 2008, www.ilmattino.it
postato da: AMALTEO alle ore settembre 23, 2008 16:14 | link | commenti
categorie: pensare cultura e personalitĂ 
lunedì, 23 giugno 2008

E' morto Carlo Rivolta

Carlo Rivolta, Attore
 
“Animula vagula blandula…”<br>Addio a Carlo Rivolta. Lunedì i funerali a Lodi

Il 21 giugno è morto Carlo Rivolta, attore (1943-2008).
Viene a mancare un pezzo della cultura italiana. Non vedo valori equivalenti sulla scena della rappresentazione artistica
Nessuno come lui sapeva far parlare un testo e riverberarlo nei suoi significati più profondi di pensiero e di sentimento.
In fondo lui usava il testo come Nina Simone usava la canzone.
Entrambi facevano vibrare la forza di quanto andavano a interpretare
Ho reagito al dolore con l'atto di "fare memoria"

In questi anni ho registrato alcune sue interpretazioni: li proporrò su Tracce e Sentieri durante le prossime settimane:


Se vuoi trasferire sul tuo computer o su un Dvd questi audio, segui le istruzioni qui contenute:

Sulle tracce di Carlo Rivolta, attore


Segnalo questo importante commento:

amici, io ho avuto l'onore di lavorare con Carlo per l'ultima volta.
sto montando questo film che abbiamo girato a Roma che si chiama Socrate e la Nuvola rosa, misto ad animazioni e musica elettronica e che verrà proiettato a Giffoni film festival sabato 26 luglio. Carlo è bellissimo ed il pensiero profondo di Socrate si unisce ad una leggerezza che fa di questo lavoro un'esperienza importante.
Appena terminato voglio che tutti i ragazzi di tutte le scuole vedano questo film, e mi piacerebbe dare una copia a tutti gli amici di Carlo, grande maestro.

Andrea Lucisano
 
andrealucisano@yahoo.it

Grazie a innesti di videografica ed a un commento musicale particolare che propone, per la prima volta in assoluto, un rap in greco antico, la piccola opera del giovane artista Andrea Lucisano si propone al pubblico dei giovani invitandoli a riflettere sulla società dei miti e dei maestri, ma con un linguaggio assolutamente moderno ed affascinante. Il cortometraggio, testamento artistico dell'attore Carlo Rivolta, che si è spento pochi giorni dopo aver terminato le riprese, lo ritraeva nel personaggio che ha interpretato in tutto il mondo per la sua intera vita: Socrate.
da: Giffoni Film Festival

 


Lodi - È scomparso un grande artista. Carlo Rivolta, 65 anni, ha ceduto alla tenace malattia contro la quale non ha quasi avuto il tempo di combattere mentre ne stava combattendo un’altra. Se ne è andato stamattina (sabato) a Lodi, con la stessa discrezione con la quale aveva tenuto nascosta la malattia, nota soltanto a pochissimi amici.
Rivolta era senza dubbio un cremasco d’adozione (oltre che di origine) assai conosciuto e amato per il suo lavoro e il suo carisma.
I funerali si terranno lunedì alle 10.30 nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, vicino a viale Milite Ignoto dove abitava.

IL SUO SOCRATE – Negli anni Ottanta Rivolta cominciò una ricerca solitaria (e straordinaria) sulle letture e l’interpretazione testuale dei grandi classici, avvalendosi di collaborazioni scientifiche prestigiose, come ad esempio Giovanni Reale, Roberto Vignolo, Massimo Cacciari. Una ricerca che ne fece “il” Socrate per eccellenza. Il suo «Apologia di Socrate» ha portato al grande pubblico la figura del filosofo greco – nel quale Rivolta aveva sempre riconosciuto il paradigma dell’uomo – ottenendo un successo prolungato e un'autorevolezza senza pari.
Rivolta era un uomo appassionato, duro con gli altri e soprattutto con se stesso, e con una coerenza adamantina. Emblematico il suo rifiuto di salire sul palcoscenico per la rappresentazione dell’Apologia la sera del 14 dicembre 2004 al teatro Valle a Roma voluta dal senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri.
Il politico, appresa la notizia della sua condanna a nove anni per mafia, improvvisò un comizio azzardando un parallelo tra sé e Socrate. «L'apologia è di Socrate e di nessun altro. 

"Socrate parla all'umanità tutta per sempre" disse Rivolta ai giornalisti e chiese rispetto «per Socrate e se permettete anche per me».

Un gesto clamoroso, che l’attore sapeva bene avrebbe potuto compromettere la sua carriera.
Non si contano le letture – spesso indimenticabili – dalla Bibbia, dall’amato Gadda, da Manzoni. E i laboratori nelle scuole cremasche, che da anni portava avanti con inesausta passione.

L’IMPERATORE ADRIANO – A partire dallo scorso anno aveva inaugurato una collaborazione con la biblioteca di Crema per dei reading di grandi romanzi del Novecento. Un rapporto subito speciale con palazzo Benzoni, al quale ha regalato forse la sua  interpretazione attoriale più grande di sempre, nel 2007, quando lesse da cima a fondo in 13 serate Memorie di Adriano della Yourcenar. Una lettura dove tolse strato per strato la tecnica attoriale fino a mantenere soltanto la forza e la modulazione della sua voce inconfondibile.
Con l’imperatore romano pacifista e colto che ricorda la sua vita ormai alla fine, Rivolta si immedesimò in maniera impressionante. E confidò agli amici e alla compagna e collaboratrice Nuvola De Capua che, proprio come il vecchio imperatore, suo coetaneo in quel momento nella finzione del romanzo, stava affrontando il tema della morte in maniera non soltanto artistica. Ma anche personale.
E allora, con il commosso ricordo personale di chi scrive, vogliamo qui salutare un artista che abbiamo amato molto con le ultime parole di Adriano nel romanzo capolavoro che tanto ha significato per lui. Quell’anima vagula blandula          continui a vagare per il mondo insegnandoci, come ha fatto Rivolta imitando il Socrate che impara a suonare il flauto poche ore prima di bere la cicuta, che fino all’ultimo dobbiamo amare ciò che siamo, quello in cui crediamo.

Addio,
Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t'appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più... Cerchiamo d'entrare nella morte a occhi aperti…

Marco Viviani
m.viviani@cremaonline.it

mercoledì, 18 giugno 2008

Lo sport è popolare perchè la stupidità è popolare, Jorge Luis Borges

Per la serie "italiani"
Sostiene Cadavrexquis:


Sono le otto e mezzo di sera: io e J. usciamo per cenare in un ristorante nei pressi di casa mia. Quando entriamo mi prende un colpo: in una delle due sale c'è un maxischermo sul quale verrà trasmessa la partita Italia-Francia. In quella sala i tavoli sono schierati in modo che tutti possano assistere allo spettacolo. Chiedo alla cameriera di darci un tavolo da cui lo schermo proprio non si veda. Ci accontenta: io avrò lo schermo alle spalle, J. lo vede solo di sghimbescio.
Non vedo, ma purtroppo sento. Non tanto il rumore della partita o della telecronaca, ma le urla belluine degli avventori per ogni gol segnato e per ogni passaggio ben riuscito. Quando il rumore è troppo forte, faccio una smorfia e strizzo gli occhi, come per sopportare con stoica rassegnazione un destino cinico e baro che mi ha costretto a essere contemporaneo di connazionali simili.

Eccoli lì - penso -, tutti a esultare per qualcosa di cui non hanno nessun merito, tutti a ritrovare all'improvviso, come per miracolo, il senso di appartenenza a una collettività che in tutte le altre circostanze è sbrindellata come un cencio frusto o spappolata come un soufflé sgonfio.

Immagino lo sguardo vacuo e nemmeno troppo vagamente idiota dei calciatori, questi ragazzotti strapagati perché sanno tirare due calci a un pallone, mentre intonano - se così si può dire - l'inno nazionale italiano, una marcetta da osteria, dando fiato ai polmoni, perché la lezione l'hanno imparata anche loro come l'hanno imparata gli italiani: lo stato può essere allo sfacelo, ma in quest'unica circostanza si può far finta di essere un'unica grande famiglia, tutti stretti a coorte, tutti pronti alla morte.
Credo di essere l'unico che nemmeno fiata quando gli altri sbraitano. Non tutto il male viene per nuocere, però. Quando ci alziamo per andare a pagare, l'insopportabile cameriere che, solitamente ciarliero, fa battute e concede confidenze non richieste, questa volta è eccezionalmente muto e si vede che striscia con impazienza la carta di credito, voltandosi in continuazione verso lo schermo per non perdere neanche un passaggio della partita ormai agli sgoccioli. Purtroppo l'Italia ha vinto: come la volta precedente, anche in quest'occasione ho sperato che perdesse e venisse sbattuta fuori dagli Europei, affinché ai miei connazionali non fosse concessa la consolazione surrettizia di un senso bovino di comunità posticcia.

Se volete "l'Italia" - vorrei dire a tutti quelli che in questi giorni hanno appeso il tricolore fuori dalla finestra -, costruitela nella vita di tutti i giorni e non in questa maniera proiettiva e allucinatoria.

Fuori ha smesso di piovere e le strade sono lucide e deserte. C'è un silenzio quasi sinistro che, dopo un attimo di smarrimento, mi sembra estremamente piacevole. In tutta via Pola passerà forse una macchina. Mi volto e dico a J. che dovrebbe girare una pattuglia di una versione nostrana della "polizia etica": agenti che fermano i sospetti come noi che, irriducibili, non sono chiusi in casa a guardare la partita. Sembra di essere in Corea del Nord, aggiungo, riferendomi alle strade improvvisamente vuote. Persino le trans non battono, stasera: e dire che siamo in una zona ad alta concentrazione prostitutiva. Forse anche loro sapevano che avrebbero trovato ben pochi clienti. Solo in largo Debenedetti si ferma una macchina e una coppia - regolarmente eterosessuale - scarica un travestito. Quando sgomma per ripartire mi cade l'occhio sulla targa. E' ticinese. Certo, ci volevano due stranieri per rinunciare alla partita.
postato da: AMALTEO alle ore giugno 18, 2008 15:12 | link | commenti (9)
categorie: pensare cultura e personalitĂ 
giovedì, 12 giugno 2008

Sostiene Karl Kraus

"Chi è capace di pensieri
pensa anche in mezzo
alle contraddizioni"

Accidenti!
Meglio di un farmaco allopatico
E anche omeopatico
postato da: AMALTEO alle ore giugno 12, 2008 17:39 | link | commenti (4)
categorie: citare, pensare cultura e personalitĂ 

Sostiene Pierluigi Bersani

"Io mi accontento di essere normale"

Da stampare sulle magliette
Altrochè Che Guevara!
postato da: AMALTEO alle ore giugno 12, 2008 17:30 | link | commenti (1)
categorie: citare, vivere personalitĂ , pensare cultura e personalitĂ 

Sostiene Max Weber

"Chi vive nel "mondo" non può esperire in sé nient'altro che la lotta tra una moltitudine di valori.
Egli deve scegliere quale di questi dei vuole o deve servire"
postato da: AMALTEO alle ore giugno 12, 2008 17:25 | link | commenti
categorie: citare, pensare cultura e personalitĂ 

Sostiene Jorge luis Borges

 "il calcio è popolare perché la stupidità è popolare"
postato da: AMALTEO alle ore giugno 12, 2008 16:49 | link | commenti (2)
categorie: citare, pensare cultura e personalitĂ