Non ho dati empirici per verificare le sue impressioni e quindi mi baso solo sulla mia piccola esperienza di utilizzatore del web.
A me sembra che le tecnologie internettiane tendano a sostituirsi l'un l'altra o meglio ad integrarsi come dei vasi comunicanti.
Ho un sito e lo uso come una casa dove rendere disponibili i miei oggetti di studio di 35 anni. Recentemente ho integrato il sito con un blog di ricerca, attraverso il quale seleziono e classifico materiali informativi, sempre relativi al mio lavoro. Regolarmente li aggiorno e i due vanno benissimo d'accordo fra loro. Entrambi viaggiano bene, con lettori professionali ai quali desidero dare una mano.
Ho poi aperto un altro Blog che uso come vero e proprio diario. Non lo frequenta nessuno. Ed è proprio giusto così: un diario una volta era un lavoro segreto di scrittura.
Ancora, lavoro con cura ad un blog dedicato alla mia cantante dei giorni e delle notti: Nina Simone.
Infine, fra amici, stiamo realizzando un altro Blog a più mani, mirato a condividere pagine di antologia letteraria e filosofica.
La mia esperienza personale mi suggerisce, dunque, una diversificazione e specializzazione degli strumenti della tipologia Blog.
Credo che dopo l'iniziazione recente di questi nuovi media e l'ubriacatura iniziale la "parte abitata della rete" tende, come sempre è avvenuto nella società, a specializzare le funzioni. I sociologi chiamano questo processo differenziazione.
Vengo a Facebook.
Questa rete sociale mi piace e mi interessa.
I suoi punti di forza sono molti:
- è una sottocomunità: si parlano e comunicano fra di loro solo le persone che si sono scelte
- ci si incontra con il proprio nome e cognome: perchè ha senso solo se si gioca ad identità scoperta e trasparente
- è un luogo internettiano che favorisce molto la vicinanza: è come una piazza nella quale ci si incrocia e si lasciano messaggi in bacheca
- favorisce in modo efficacissimo i rapporti Uno a Molti e Molti a Uno. Gli scambi informativi ed emozionali sono di gestione assai semplice
- estende e facilita quelle tecniche comunicative che abbiamo appreso attraverso l'uso delle E.Mail
I difetti sono sempre quelli: ci sono persone gradevoli e persone sgradevoli. Come nella vita.
Ma se le conosci le eviti.
Conclusione: l'avvento, la moda e l'adattamento di Facebook favorisce l'originaria vocazione dei Blog: quello di essere dei diari personali attraverso i quali dare spazio a quella casalinga creatività che può essere realizzata con questi strumenti di semplice gestione.
Cosa mi stressa di più nelle tecnologie internettiane (siti, blog, wiki)?
Di primo impulso dico le giudicanti cagatine di piccione e il giudizietto auto-identitario che serve solo a rispeccharsi come la strega di Biancaneve: "specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?".
E' più di un rischio che corro anch'io, certamente.
Ma ancora di più mi stressano la velocità e la quantità delle informazioni. Il continuo nastro dei messaggi che scorrono sullo schermo. Troppa informazione=nessuna informazione, si dice.
E' un avvertimento utile.
Come fronteggiare questa usura informativa?
Una strategia è quella di avere PROPRIE GRIGLIE MENTALI per selezionare le informazioni.
Sì: coltivare, come nell'orto/giardino, con tecniche e metodi appropriati le teorie adatte ad arredare la propria mente.
Ancora una volta: buone teorie per fronteggiare la massa delle informazioni.
E le teorie devono sempre essere messa a prova con il principio di realtà.
Tuttavia succede anche che quelle stesse tecnologie della rete mettono a disposizione strumenti utili per intervenire sulle ondate incessanti dei flussi informativi.
Sono gli "aggregatori", ossia le pagine che creano dei porticcioli in cui far stare, come delle barche al molo, siti e blog particolarmente frequentati.
E, dentro questi aggregatori, Google Reader mette a disposizione ancora altri strumenti quasi necessari per chi desidera stare in questi luoghi della modernità:
Elementi condivisi, che è una specie di dossier in cui su infilano saggi ed articoli messi in evidenza e biblioteca di google
Biblioteca personale, che è uno scaffale di libri, con recensioni connesse
Documenti, ossia propri materiali scritti che possono essere condivisi con latre persone che hanno gli stessi interessi e gli stessi "idem sentire"
Più che una intuizione queste saranno parole da far pesare.
Viviamo in tempi densi di informazioni, di spezzoni comunicativi, di messaggi frammentati.
Anche i blog contribuiscono molto a densificare le trame comunicative fra le persone.
Eppure .... c'è un eppure ...
Si rischia di perdere di vista la responsabilità della scrittura, cosa che richiede un minimo di attenzione.
Si rischia di perdere di vista "il balbettio, la parola smozzicata, la frase cominciata e non finita"
Claudio Risé, da “Tempi”, 10 gennaio 2008, www.tempi.it
Scrivere - mi è più evidente adesso, mentre riprendo questa rubrica dopo l’interruzione di fine anno - è questione delicata. Tu scrivi, le persone leggono, vivono le tue emozioni, le tue simpatie, la tua aggressività, seguono i tuoi ragionamenti: nuove risorse per loro, ma anche potenziali nuove gabbie, e possibili occasioni di nuove sordità (se si convincono, e poi incontrano cose diverse, anche autentiche, magari le ascoltano meno).
Anni fa seppi che avevano trovato il mio “Parsifal” nello zaino di un ragazzo annegato, non si sa se per incidente o volontariamente. Qualche mese fa il figlio di un mio attento lettore si è ucciso: sembra perché da qualche tempo gli impedivano di vedere il padre. Ma è comunque una tragedia che, quanto meno, non ho potuto impedire.
Questa sproporzione tra la forza (delle idee, delle convinzioni, ma a volte anche dei toni che usiamo, o della sordità con cui non ci apriamo) e la fragilità di chi le legge, le ascolta, o non viene ascoltato (che poi, naturalmente, non è diversa dalla nostra fragilità), mi spinge a parlare, in questo inizio di anno, della delicatezza dell’umano.
A Capodanno un figlio uccide la madre, una scrittrice, un’intellettuale, nel mezzo - pare di capire - di un delirio paranoide, in atto già da qualche giorno. La madre scrittrice e il padre professionista non si erano accorti, nei loro civili e separati percorsi, che qualcosa, in quel figlio, si era rotto, e che qualcos’altro, forse irreparabile, si stava preparando. Come per quell’altro ragazzo, anche quello di genitori colti, separati, che qualche mese fa si è buttato dalla finestra.
Certo, è difficile capire, ma non credo per ragioni tecniche. Non perché il delirio sia una categoria clinica, che solo chi l’ha studiata può riconoscere. Il punto vero è quello del dolore dell’altro e del nostro ascoltarlo, del nostro assumerne la responsabilità. Perché altrimenti, se non lo facciamo, l’altro si spezza, si rompe. E magari, in una crisi incontenibile, ci spezza. Perché l’altro, come noi del resto, è fragile, è delicato. Il suo equilibrio dipende da tante cose, che hanno nomi clinici e complicati. Ma alla fine una sola è quella decisiva: l’amore. Se non ce n’è abbastanza, o l’altro non lo percepisce, qualcosa, dentro, si spezza.
Il fatto è che il dolore dell’altro, come del resto il nostro, noi lo ascoltiamo sempre meno. Anche perché questo ascolto non ci viene presentato come così importante: l’accento del sistema di comunicazioni è sempre sulla forza, il successo, la realizzazione, l’assertività.
Tutto giusto, ma il balbettio, la parola smozzicata, la frase cominciata e non finita, chi li ascolta più? Chi si chiede cosa significano? Al marcire inesorabile del Re pescatore, degli infiniti Re pescatori che ci circondano (e noi stessi siamo), chi ci bada, nel delirio delle vacanze smaglianti, delle donne bellissime, degli uomini quasi onnipotenti di cui il sistema di comunicazioni ci riferisce eccitato ogni mossa, ogni sguardo volitivo? Quanto tempo deve passare, quante tragedie devono accadere attorno a noi, perché l’ottuso Parsifal dentro di noi finalmente si svegli e osi porre all’altro accanto a sé (che poi è anche se stesso) la domanda decisiva, la parola davvero risanante: «Dimmi, cosa ti strugge»?
Nel ramificato mondo dei blog è scattato e si è diffuso come un virus un complesso di persecuzione degno di cause più importanti, come il terrorismo islamico e i rigurgiti religiosi interconnessi.
La sola presentazione di un Decreto di legge che definisce in modo troppo generale il "prodotto editoriale", che ci metterebbe almeno due anni ad essere tradotto in legge e che - comunque - rimanderebbe ad altre autorità i vari passaggi attuativi è stato accolto con il riflesso persecutorio.
La vicenda è, tuttavia, una traccia interessante di memorizzare su questi sentieri.
Il blogger è talmente infervorato nella sua soggettività un po' narcisa (io per primo) che vede ogni paventata e non verificata operazione di "controllo" come un attentato alla propria integrità di parlante. Naturalmente, ancora una volta, a dare la stura al piagnucolio è stato "Vaffagrillo" che ha minacciato - magari ! - di fuggire dall'Italia nel caso il testo venisse approvato.
Come si controlla il "persecutore interno" (alimentato dal "persecutore esterno")?
C'è un aureo metodo: incrementare l'informazione, aggiungere dati, collegare la pancia al cervello.
Delego a persone più competenti di me una adulta e razionale analisi.
In queste ore la rete è in subbuglio a causa di una proposta di legge recentemente varata dal Governo, ossia il famigerato Testo Unico sul riordino della legislazione nel settore editoriale: decine di blog e di testate on line riprendono la notizia, e già cominciano a nascere le prime petizioni e relative catene di sant'antonio atte allo scopo di abrogare quella che ormai è diventata la nuova legge approvata.
La pietra dello scandalo è, giustamente, l'imperizia nella stesura del testo: la vaghezza della definizione di prodotti editoriali (soprattutto per quel che concerne le pubblicazioni a mezzo internet) e l'obbligatorietà di iscrizione al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione) e relativa mole di scartoffie contingenti hanno ingenerato innumerevoli timori. Lo spauracchio di dover rispondere in solido per tutto ciò che viene pubblicato on line (anche senza fini di lucro) ha fatto il resto.
Chiunque abbia uno spazio on line in cui pubblica ciò che gli passa per la testa si è sentito chiamato in causa, complici i tentativi di limitare la libertà di espressione degli utenti messi in atto dai vari governi su pressione delle major disco-cinematografiche.
La domanda che sorge spontanea nell'apprendere del contenuto di questo disegno di legge è perchè mai si sia deciso di varare una così assurda proposta di legge.
Il Comunicato del Consiglio dei Ministri è, se possibile, ancor più vago dello stesso progetto di legge. Si dice infatti che è stato approvato "un disegno di legge per la nuova disciplina dell'editoria quotidiana, periodica e libraria, che conferisce al Governo una delega per l'emanazione di un testo unico finalizzato al riordino dell'intera legislazione del settore al fine di promuovere un crescente pluralismo e un maggiore sostegno all'innovazione, all'occupazione, alla trasparenza delle provvidenze pubbliche".
Già consultando il comunicato stampa in merito al parere sullo schema di disegno di legge si riesce a trovare qualche riferimento normativo degno di nota: l'art.1, comma 1247 della Legge Finanziaria 2007 spiega che la riforma della disciplina del settore è "indirizzata a sostenere le possibilità di crescita e di innovazione tecnologica", "in coerenza con gli obiettivi di finanza pubblica".
L'esigenza di disciplinare le responsabilità dei siti editoriali in Internet nasce da molto lontano e generalmente concerne le modalità di erogazioni delle provvidenze in favore dell'editoria. Il tortuoso iter burocratico rende spesso necessaria la pubblicazione di circolari esplicative sulle modalità di erogazione dei contributi stessi.
Forse l'intento perseguito dal Consiglio dei Ministri non era, in origine, poi così malvagio: probabilmente hanno tentato (maldestramente) di includere testate giornalistiche che esistono esclusivamente on line o associazioni no profit nell'elenco dei beneficiari.
O forse è un abilissimo tentativo di infilare un po' ovunque restrizioni alle libertà degli utenti Internet, stroncandole sul nascere: non ce n'è bisogno, perchè oggigiorno la libertà di parola è strettamente proporzionale al numero di persone che leggono quanto viene postato.
Basta una diffida, e il materiale sconveniente sparisce seduta stante. Molte volte è sufficiente una mail con la minaccia di diffidare chi, amatorialmente, pubblica le proprie opinioni: costa molto meno rimuovere una pagina che sostenere le spese degli avvocati.
Se per assurdo, vista l'imperizia nella stesura delle leggi attinenti alla regolamentazione della rete, il disegno di legge venisse presentato alla Camera, venisse discusso ed emendato (senza le opportune correzioni), poi votato e approvato dalla Camera stessa, per poi approdare in Senato così com'è adesso; e se al Senato venisse discusso, votato e approvato senza alcuna modifica (altrimenti bisognerebbe ritornare alla partenza senza passare dal via, come al gioco del Monopoli) per poi finire sul tavolo del Presidente della Repubblica, venire promulgato e successivamente pubblicato in Gazzetta Ufficiale, allora sì che questo Testo Unico potrebbe diventare una legge capestro per l'intera rete.
E non sarebbe comunque ancora detta l'ultima parola, visto che non siamo nuovi a leggi poco chiare quali la norma per il deposito legale dei documenti di interesse culturale destinati all'uso pubblico, che ha richiesto un'espressa rettifica per esentare dall'invio delle cosiddette copie d'obbligo (cartacee) l'intera internet ospitata su italici server.
Zeus News è un notiziario dedicato a quanto avviene nel mondo di Internet, dell'informatica, delle nuove tecnologie.Non è un semplice amplificatore di comunicati stampa ma riserva ampio spazio ai commenti e alle riflessioni, proponendosi quale punto di osservazione libero e indipendente.
Con l'audizione nella commissione Cultura della Camera del sottosegretario alla presidenza del Consiglio e autore del testo, Ricardo Franco Levi, si apre il 24 ottobre l'iter parlamentare del disegno di legge sull'editoria. Un ddl che ha fatto discutere, in particolare per l'intento di mettere delle limitazioni alla libertà di espressione di blog e siti individuali. Una circostanza, questa, che lo stesso Levi punta subito a smentire.
Il mondo dei blogger ha lanciato segnali di allarme…..
«La legge è una legge che intende regolare il mercato dell’editoria - spiega il sottosegretario in questa intervista rilasciata all'agenzia di stampa Agr (â– Ascolta l'audio)- e dunque si rivolge agli operatori del mercato dell’editoria, tutti quelli che professionalmente producono giornali, riviste, libri e dunque esclude, per definizione, i blog o i siti individuali che non sono oggetto della nostra legge. Questo è stato chiaro fin dall’inizio, visto che però c’è stata qualche preoccupazione in materia e c’è qualche margine di ambiguità possibile nella legge, io già fin da domani nel mio primo incontro con la Commissione proporrò un’aggiunta alla legge che chiarisca fino in fondo che in questa legge non ci si occupa dei blog».
Chi allora ha l'obbligo di registrazione nel Roc?
«Solo gli operatori professionali, quelli che svolgono come mestiere quello dell’attività editoriale. Il senso della legge per quanto riguarda Internet è quello di estendere ai giornali pubblicati su Internet le regole per i giornali pubblicati sulla carta stampata».
Quindi le preoccupazioni per chi ha un blog privato non esistono?
«Non esistono nella maniera piu’ assoluta. Possono stare non tra due ma tra dieci guanciali».
Riforma del settore, contributi diretti all’editoria contenuti in finanziaria e agevolazioni postali. Il dibattito è animato e molte preoccupazioni sono state sollevate sia dagli editori che dai giornalisti… «Dai tantissimi incontri che ho avuto non mi sento di dire che ci siano polemiche particolari intorno al disegno di legge, direi anzi che è stato un ddl molto dibattuto, molto preparato e sul quale c’è una buona disponibilità parlamentare alla discussione. Il problema delle risorse non è un problema del ddl ma del bilancio dello stato e della cifra che è scritta e che per ora è al di sotto di quelle che sono le esigenze di spesa per l’editoria, sono quindi due cose distinte e separate. Il ddl è un progetto di riforma strutturale del mercato dell’editoria, altro problema è quello delle risorse che l’anno prossimo sono disponibili per gli aiuti pubblici, due binari che devono essere coerenti l’uno con l’altro ma deve essere chiaro che sono due partite diverse».
Capitolo spinoso è anche quello delle agevolazioni postali agli editori, con tagli previsti in un regime delle poste che è ancora di monopolio.
«Nel disegno di legge il problema di come lo Stato interviene per sostenere le spedizioni in abbonamenti postali, sapendo che in tutto il mondo sono regolati con tariffe diverse da quelle ordinarie, nel ddl questo tema viene affrontato in modo molto preciso e con assoluta coerenza rispetto a quelle che sono le indicazioni della nostra autorità Antitrust e quelle giunte dalle autorità europee, nella previsione e nella prospettiva di una completa liberalizzazione del sistema postale. Per cui continueremo a sostenere il mondo dell’editoria, e gli abbonamenti in modo particolare, evitando i problemi del vecchio sistema che di fatto era incentrato sul monopolio delle poste».
Viste le polemiche e gli interessi in gioco prevede vita dura per il ddl nel suo prossimo iter in Parlamento?
«I passaggi parlamentari sono veri e autentici momenti di riflessione sui testi di legge che hanno un’occasione per essere studiati e approfonditi e, dove necessario, migliorati. Credo ci siano tutte le condizioni per un proficuo e utile passaggio parlamentare».
Apprendimento: sempre controllare le informazioni!
Antefatto:
Una amica ci invia la lettera di congedo di Gabriel Garcia Marquez.
E' del 2002, ma per non perdere questa traccia me la appunto qui sotto.
Apprendo che Marquez ha attraversato il tunnel della malattia ed è tornato ancora a scrivere.
Il suo messaggio è ricco di insegnamenti .... mi tocca nel profondo.
E' una scrittura del sè.
Mi aiuta a capire cosa ha valore e a distinguerlo da ciò che è inessenziale.
«Se per un istante Dio si dimenticasse che sono una marionetta di stracci e mi regalasse un pezzo di vita approfitterei di questo tempo il più possibile. Possibilmente non direi tutto quello che penso, ma in definitiva penserei tutto quello che dico... Darei valore alle cose, non per quel che valgono ma piuttosto per quello che significano. Dormirei poco, sognerei di più... comprendendo che per ogni minuto che chiudiamo gli occhi perdiamo sessanta secondi di luce... Andrei via quando gli altri rimangono... alzandomi quando gli altri dormono... Se Dio mi donasse un pezzo di vita, vestirei semplice... mi nutrirei di bocconi di sole... lasciando scoperto non soltanto il mio corpo ma anche la mia anima... Agli uomini dimostrerei quanto è sbagliato pensare di smettere di amare quando invecchiano senza sapere che invecchiano proprio quando smettono di amare.
A un bimbo donerei ali, lascerei però che imparasse a volare da solo... Agli anziani insegnerei che la morte non giunge con la vecchiaia ma con la dimenticanza... Tante cose ho appreso da loro... gli uomini... Ho appreso che tutti vogliono vivere in cima alla montagna, senza capire che la vera felicità risiede nel superamento delle difficoltà... Ho appreso che quando un neonato afferra con il suo piccolo pugno per la prima volta il dito del padre... lo terrà con se per sempre. Ho appreso che un uomo ha il diritto di guardare un altro uomo dall’alto al basso soltanto quando ha la possibilità di aiutarlo ad evolversi... Sono tante le cose che ho potuto capire da loro... ma in realtà molte non mi potranno servire... perché quando guardo dentro di me... mi vedo che sto morendo... Dì sempre quello che senti... e fa quello che pensi... Se sapessi che oggi sarà l’ultima volta che ti vedrò dormire ti abbraccerei fortemente, e pregherei il Signore per poter essere il guardiano della tua anima. Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti che ti vedo ti direi “ti amo” e non darei per scontato che tu già lo sappia. Sempre c’è un altro giorno e la vita ci da un’altra opportunità per fare le cose bene, ma se mi sbaglio ed oggi è tutto quel che mi rimane mi piacerebbe dirti quanto ti amo e che mai ti dimenticherò. Il domani non è assicurato a nessuno, giovane o vecchio. Oggi può essere l’ultima volta che vedi coloro che ami... Per questo non aspettare più... fallo oggi... che se mai il domani arriverà, sicuramente rimpiangerai il giorno che non hai preso tempo per un sorriso... un abbraccio... un bacio... e che sei stato tanto occupato da non concedergli un ultimo desiderio. Conserva quelli che ami vicino a te, fagli sentire il più possibile quello che hanno bisogno, e trattali bene... usa il tempo per dirgli “partecipo” “ perdonami” “per favore” “grazie” e tutte le parole di amore che conosci. Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti... Chiedi al Signore la forza e sappila esprimere... Dimostrala ai tuoi amici e sarai amato per quanto vali»
Gabriel García Márquez
Avvertimento:
PerlaSmarrita mi avverte:
Ciao Amalteo :))
Su questo argomento vorrei che tu leggessi qui:
http://lesyeuxdanslesyeux.splinder.com/post/10765228/Storia+di+un+pupazzo
Dodo ne ha parlato ed ha "aperto gli occhi" anche a me
Se per un istante Dio dimenticasse che io sono un pupazzo di stracci e mi regalasse un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto cio' che penso ma in definitiva penserei tutto quello che dico. Darei valore alle cose, non per cio' che valgono ma per quello che significano. Dormirei poco, sognerei di piu', comprendendo che per ogni minuto che teniamo chiusi gli occhi perdiamo sessanta secondi di luce. Andrei quando i piu' si trattengono, starei sveglio quando i piu' dormono. Ascolterei quando i piu' parlano, e come gusterei un buon gelato di cioccolata. Se Dio mi facesse la grazia di un pezzo di vita, vestirei leggero, mi allungherei disteso al sole, lasciando scoperto non solo il mio corpo ma anche la mia anima. Mio Dio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sopra il ghiaccio e attenderei l'arrivo del sole. Dipingerei un poema di Benedetti sopra le stelle con un sogno di van Gogh, e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna. Irrigherei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle spine e il bacio incarnato dei loro petali. Dio mio, se avessi un pezzo di vita. Non lascerei passare un solo giorno senza dire alla gente che amo, che la amo. Convincerei ogni donna o uomo che sono loro i miei favoriti e vivrei innamorato dell'amore. Agli uomini proverei quanto si sbagliano pensando che si smette di innamorarsi quando si invecchia, senza sapere che si invecchia quando si smette di innamorarsi. A un bambino darei ali, ma lascerei che da solo imparasse a volare. Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con il dimenticare. Tante cose ho appreso da voi uomini. Ho appreso che tutto il mondo vuole vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicita' sta nel modo di salire la scarpata. Ho appreso che quando un neonato afferra con il suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito di suo padre, lo tiene intrappolato per sempre. Ho appreso che un uomo ha il diritto di guardarne un altro dall'alto in basso soltanto quando deve aiutarlo ad alzarsi. Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, ma alla fine non potranno servirmi molto perche' quando mi riporranno dentro questa valigia, purtroppo io staro' morendo.
Nonostante siano passati diversi anni, ancora adesso su siti e blog è possibile trovare questo testo seguito dalla firma di Gabriel Garcia Marquez. Questa attribuzione è una bufala, o semplicemente un errore nato dallo zelo di un giornalista del quotidiano peruviano La Republica che nel maggio del 2000 pubblicò questo testo sul suo giornale attribuendolo a Garcia Marquez, che lo avrebbe scritto in un momento di grave peggioramento delle sue condizioni di salute, come una sorta di testamento spirituale. La notizia rimbalzò di testata in testata e, attraverso internet, si diffuse in tutto il mondo.
Molti gridarono al capolavoro, al sublime epitaffio del Premio Nobel, alla sua inconfondibile poetica. Persino il regista indiano Mrinal Sen vi riconobbe la sensibilità di Garcia Marquez,suo amico di lunga data.
Appena si diffuse la notizia che il brano era in realtà stato scritto da Johnny Welch, ventriloquo messicano, come monologo per il suo pupazzo Don Mofles, il pezzo diventò improvvisamente spazzatura. Tutta la sensibilità di Marquez si trasformò in sentimentalismo da quattro soldi, la poesia fu bollata comu un maldestro tentativo di strappar lacrime e il povero ventriloquo finì per non ricevere nessun merito per un brano che per lungo tempo era stato considerato un piccolo gioiello da consegnare alla storia della letteratura sudamericana.
Tutto questo fa pensare che c’è qualcosa che non va. Se ne deduce infatti che, in certi casi, non contano le parole ma chi le scrive, non è importante la scultura ma chi scolpisce. Ne sanno qualcosa i critici d’arte entusiasti delle teste di Modigliani ritrovate nel 1984 nelle acque del Fosso Reale a Livorno. In quel naso appena abbozzato giuravano di riconoscere il tocco sublime del grande Amedeo, poi, quando lo scherzo si manifestò in tutta la sua terribile evidenza, non seppero far altro che sbiancare e ammutolire di fronte alla disfatta.
Johnny Welch non ha mai smesso di fare il ventriloquo. La sua carriera letteraria non è nemmeno mai cominciata nonostante il suo testo sia stato molto apprezzato. Almeno per un po’.
Amara conclusione
Ma c'è ancora di peggio.
Proprio su quel post avevo commentato così con Dodo:
"in certi casi, non contano le parole ma chi le scrive, non è importante la scultura ma chi scolpisce"
parole precise per analizzara la situazione.
c'è un problema , dodo.
il problema è la velocità. la potenza infinita della rete, dei siti, dei blog.
tutto corre via veloce. non ci si ferma più a pensare.
testi di grande profondità e spazzatura corrono sullo stesso nastro.
e si può ri-dare fiducia ad una vecchia lettura (in questo caso marquez) piuttosto che soffermarsi sulla scrittura in sè.
l'autore si riverbera sui suoi testi ... anche se non li ha scritti.
intepreto una parte del tuo messaggio: un attimo di pazienza. un po' di tempo. leggiamo questo testo.
attentamente
cosa vuole dire l'autore
era Marquez: ma guarda ...
non era marquez? però ...
il tema ha qualcosa a che fare con la conversazione su leonard cohen da me , poco fa
ciao caro"
Dodo aveva avvisato. Io avevo commentato parlando del principio di cautela.
Eppure ieri sera mi sono fidato.
L'amica è persona sincera e generosa.
Qualche controllo su internet dava ancora credito a quel testo.
Eppure ...
Un brutto scherzo della rete e un bruttissimo scherzo della mia memoria.
Che faccio?
Elimino il post?
Preferisco mantenerlo con tutta la sequenza.
Cambio i tag: ora solo "Blog"
Dove si vedrà che dalle Z-List si passa sui sentieri dei pensieri, si arriva ai problemi estremi e si sbuca nel Regno segreto di Nina Simone,
Due messaggi di Prisma e di Sw4n, senza apparenti relazioni l'uno con l'altro mi spingono a pensare.
Con Prisma condivido la curiosità derivante dalle Z-liste che sono venute fuori nei giorni precedenti. Sw4n, e ancora prima Batsceba, propongono una nuova variante delle liste: quella di una classifica per generi.
Ecco: parto da qui.
Provo ad osservarmi.
E a scrivere mentre mi osservo.
E, in particolare, a mettere a fuoco i miei processi di pensiero.
Osservo i due poli opposti.
Da una parte c'è il continuo fluire del pensiero interno. E' l'incessante "stream of consciousness" che James Joyce ha osato sfidare sul piano letterario nel suo Ulisse. E' un pensiero mobile, variabile, disordinato, confinante fra conscio ed inconscio. Talvolta si ferma. Più spesso scappa via e si dimentica del passo precedente.
E' un gran compagno questo pensiero.
Si presentifica davanti allo specchio e mi fa dire: "ma chi sono io? .. chi è quello lì? ... ma sono davvero io?". O si manifesta con qualità psichica prima di dormire.
E' il pensiero che lentamente si assopisce prima di dormire. Per fare posto al sogno.
E' il pensiero che può essere messo al servizio della psiche con la reverie
All'altro polo c'è il pensiero applicativo. Quello dello studio analitico che si lega al lavoro ed alla professione. Qualsiasi lavoro attiva il pensiero applicativo. E' pensiero pratico: "si fa così ... no, si potrebbe anche fare così ... questo adesso, questo dopo... occorre confrontare ... ci vuole un parere ..."
La coscienza occidentale è andata molto avanti nei pensieri applicativi.
Lo psicologo Howard Gardner nel suo Formae mentis, ha addirittura elaborato una tipologia delle intelligenze: l'intelligenza linguistica; l'intelligenza musicale, l'intelligenza logico-matematica, l'intelligenza spaziale, l'intelligenza corporea; l'intelligenza intrapersonale; l'intelligenza interpersonale. Libro fantastico il Formae mentis (Feltrinelli, 1987).
In mezzo a questi due poli si agitano, agiscono, prendono il sopravvento e lo perdono tantissimi altri stili di pensiero.
Il pensiero poetico. Quello dello sguardo intenso, unico e profondo sull'attimo. E' un pensiero molto, molto legato allo sguardo. Sguardo diretto o obliquo. Ma comunque sguardo che vede oltre e dentro. Solo in quell'attimo. Lo sguardo che crea una realtà altra da quella percepita dalla coscienza.
Ancora il pensiero del gesto quotidiano. Accudirsi (oh , quanto sfuma sul pensiero interno, talvolta!), nutrirsi, fare ordine. Ricreare le condizioni per la propria sopravvivenza. E' un pensiero apparentemente semplice che si affida alla memoria procedurale. Mia moglie mi dice che questo pensiero sarà molto, molto utile in vecchiaia.
C'è il pensiero della scelta. Cosa faccio? Cosa decido? Questa via o quest'altra? Decidere: tagliare. Ogni decisione è un taglio. Sanguina, poco o tanto
Insomma: ci sono tante varianti nei processi del pensare.
Anche perchè c'è sempre l'emozione di pensare. E' lì che il pensare si umanizza perchè si impasta fra pensiero e sentimento ed ancora fra senzazione ed intuizione (quanto era saggio Jung. Il vecchio saggio Carl Gustav Jung)
Ma era ai blog dove volevo arrivare.
Quale tipo di pensiero attiva il fare direttamente un blog o ancora visitarli e commentare?
A me sembra che attivi un pensiero relazionale.
Ossia un pensare che si struttura facendo rimbalzare dentro di sè e poi fuori di sè e poi ancora dentro di sè pezzetti del pensare di altri. Come dice anche Fully in un suo post.
E' per questo che le tecnologie che sostengono i blog sono una rivoluzione della modernità.
Ed è proprio che da qui nascono i problemi. I nuovi problemi legati all'uso di queste straordinarie tecnologie. In una prospettiva negativa ne ha già parlato Sherry Turkle.
Oggi vorrei soffermarmi su tre aspetti: la scelta dei blog, il tempo per esplorarli, il pensiero applicativo emergente, la rottura della solitudine nella moltitudine.
La scelta dei Blog. Per me è avvenuta prima per amicizia, poi per casualità, poi per affinità, poi ancora per amicizie acquisite. La Z-List combina affinità e casualità. Ma costringe anche alla scelta. Ed è stato molto divertente leggere del tormento decisionale di Dodo (sanguinava un pochetto). L'interesse della Z-List (e forse anche qualla della "classifica per generi"): conoscere blogger eccentrici rispetto alle mie centrature. Il suo svantaggio è la mancanza di un aggregatore. Non è una catena. E' un albero con rami e rametti. Come gi alberi genealogici
E qui nasce il problema del tempo per esplorarli Il tempo è breve, il tempo stringe, il tempo che resta è sempre limitato.
Osservo che il mio rapporto Uno a Molti con i blog funziona su tre sfere.
C'è la sfera intima. Gli amici, quelli che si visitano proprio sempre, con cui si colloquia, in cui si commenta e si leggono gli altri commenti. Con cui si intessono rapporti ancora più intimi con le letterine interne. Qui i rimbalzi sono molto frequenti. E talvolta si mettono a tema questioni piuttosto interessanti.
Poi c'è la sfera dei frequenti. Li vado a vedere, ma non in modo metodico. Ogni tanto qualcuno sfugge. I loro amici non diventano miei amici (ma talvolta sì). Insomma è un'area più esplorativa, basata sul criterio prova ed errore. Certo talvolta alcuni finiscono inesorabilmente nelle spire pitoniche della sfera intima.
Infine c'è la sfera dei blog per ricerche. Si tratta di case tematiche. Di blogger che inseguono un tema che mi sta a cuore. Questi blog sfumano nei siti. Non ci vedo molta differenza fra un blog specialistico-tematico ed un sito.
Non dico che tradiscono la missione originaria del blog, che è quella di essere un diario pubblico. Però quasi.
Per me la vocazione interessante del blog è la sua introspezione esposta al pubblico. E' per questo che i commenti offensivi e giudicanti sono così fuori tono nella cultura dei blog. Eppure prevalgono: ma è l'effetto imitativo della "discussione da bar sport". Ti devo distruggere per le tue opinioni. Non posso distruggerti fisicamente, lo faccio con le parole. Tanto è facile battere i tasti, salvare ed inviare.
Così succede che i blogger delle sfere frequenti e per ricerche sono estremamente mobili nel mio rapporto uno a molti. Entrano ed escono con grande facilità.
Quanti blog della sfera intima e frequente si possono "curare"?
Vediamo: 20 interlocutori fra gli amici scelti e che mi hanno scelto; 36 fra i preferiti (ossia i blog monitorati da splinder).
Tenuto conto delle frequenze di lettura, credo che la soglia di 20 si quella più realistica.
Compatibilmente con le altre cose da fare posso "curare" con la dovuta attenzione ed solo 20 relazioni.
Nell'universo delle relazioni internettiane è una molecola nello spazio.
Nelle relazioni fra persone è molto. Tanto più che la rete abbatte la geografia. Sono relazioni extra-territoriali.
Ma quale pensiero interno e pensiero applicativo attiva il pensiero relazionale emergente dei blog?
Qui c'è il problema. Un problema che è solo all'inizio, direbbe Emanuele Severino.
Si tratta di un pensiero frammentato.
Un pensiero erratico.
Un pensiero che si applica a troppi oggetti per esplorarne a fondo ciascuno.
Penso al libro che più mi è caro, all'unico libro che Montaigne ha scritto nella sua vita e l'unico che mi porterei dovunque:
"Questo, lettore, è un libro sincero.
Ti avverto fin dall'inizio che non mi sono proposto, con esso, alcun fine,
se non domestico e privato.
Non ho tenuto in alcuna considerazione nè il tuo vantaggio nè la mia gloria.
Le mie forze non sono sufficienti per un tale proposito.
L'ho dedicato alla privata utilità dei miei parenti ed amici:
affinchè dopo avermi perduto (come toccherà loro ben presto)
possano ritrovarvi alcuni tratti delle mie qualità e dei miei umori,
e con questo mezzo nutrano più intera e viva la conoscenza che hanno avuto di me"
Montaigne, Saggi
Come non intra-vedere in queste parole del 1592 lo spirito, l'atteggiamento, la direzione biografica che oggi spinge un qualsiasi scrittore di blog?
Come sto ora facendo io.
Eppure quali differenze insormontabili!
Lì una applicazione quotidiana, senza interruzioni, senza interventi esterni a elaborare il proprio sè.
Qui, per l'appunto, una erranza fra temi, parole chiave, musiche, proposte, oggetti di riflessione diversissimi. Tutti spesso solo toccati velocemente senza una forte e profonda ricerca indaginante.
Là l'interiorità che si fa universalità.
Qui l'esteriorità dei frammenti che solo a condizione di riprendersi da se stessi in mano potrebbe diventare esperienza unitaria.
E' il grande problema: tanti messaggi, tante informazioni, tanti stimoli. Ma poco o nulla come socializzazione e educazione a mettere assieme.
E, ripeto, siamo solo agli inizi del problema. Perchè siamo dentro la rivoluzione
Per ultimo mi resta ancora un filo di ragionamento.
E' abbastanza chiaro che la modernità, alimentata dal mercato e dalle burocrazie, è innanzitutto rottura delle solidarietà primarie tradizionali. Famiglia in primo luogo, ma poi anche comunità locali.
Questo fa sì che tutti noi (chi più, chi meno) siamo persone sole nella moltitudine. La moltitudine dei singoli ha sostituito le relazioni primarie.
Il blog integra, quando va bene, le relazioni faccia a faccia.
Più rischioso è quando le sostituisce.
Non c'è un rapporto causa effetto del tipo: la cultura dei blog provoca un impoverimento dei rapporti faccia a faccia.
No
Piuttosto l'estensione ed i radicamento, e le Z-List e le classifiche, insomma tutto questo avvitamento su se stessi dei blog, sono un sintomo della solitudine della moltitudine
Tuttavia essi talvolta alimentano anche forme nuove di solitudine scelta.
E qui il salto esistenziale si fa duro e terribile.
Fin quando si chiacchera più o meno amabilmente sui post e nei commenti: "Caro di qui" ... "Caro di là" ... "condivido" ... "non sono d'accordo" ... e via discorrendo ("zio caro": e qui capisce solo chi ha letto altro) ...
Dicevo fin quando si parla con i tasti nasce, cresce, l'illusione di essere in relazione. Di avere amicizie solide che rompono la solitudine.
Ma appena arriverà la caduta, la malattia, il colpo inaspettato che mette fuori gioco il corpo e la sua stessa possibilità di relazione ... ecco, in quel momento, tutte queste relazioni virtuali si disfarranno nel vento.
Cesseranno immediatamente di esistere. Nè più nè meno come quando si spegne un computer.
Non ci sarà più alcuna relazione virtuale importante e necessaria ad avvicinare l'impatto di quel problema.
Ed allora saranno ancora una volta solo le relazioni primarie, quelle faccia a faccia, quelle delle famiglie sia pure disgraziate, invadenti e terrificanti, dei preti odiati e sbeffeggiati, degli insegnanti colpevolizzati, dei vicini di casa invadenti, ma forse allora rivalutati, dei volontari onnipotenti ed ingrugniti nella loro vocazione salvifica a dimostrare la loro essenzialità per tenerci assieme, male e ancora per un poco. Ma a tenerci assieme
E se anche queste relazioni franeranno (e franeranno, perchè non tengono sul medio e lungo periodo) ci saranno solo le istituzioni del welfare a darci una gruccia, un lenzuolo pulito alla mattina, dopo, la merda della notte.
Le tanto disprezzare istituzioni del welfare, delle quali ci si accorge per criticarne l'insufficienza, secondo la solita logica della "caccia al colpevole", solo quando ne abbiamo bisogno.
Ed è qui che la politica, non la politica - spettacolo, ma la politica - azione eticamente sostenuta, riacquista il suo ruolo, peso, vocazione.
Dunque, mi dico: fai il tuo blog, cura le tue relazioni, costruisci pure questi legami sottili che passano per la comunicazione dei fili.
Sappi, però, che sono rapporti effimeri, labili, leggeri.
E allora tieni sempre d'occhio anche le persone fisiche, concrete, visibili.
Ringrazia il caso e la natura che ti ha messo vicino una moglie che illumina e scalda i giorni.
Tuttavia, se scarseggiano i rapporti interpersonali, perchè hai un pessimo carattere, punta ancora sulle politiche di welfare e sul loro funzionamento.
Magari qualcuno, quando sarai nel letto assistito o sul deambulatore, si ricorderà che Nina Simone sa farti piangere e contemporaneamente renderti sempre felice.
E si ricorderà di infilarti una cuffia sulle orecchie e far andare in loop le sue 500 canzoni.