
Per cui
un vecchio come me si alza dalla sua
sedia senza vacillare e si guarda
d'intorno. E s'accorge, senza averne
spavento, che il tempo scivola come
rena, e che il nuovo è tutto da venire
ancora tutto da venire: e sente
dire in sé sommessamente, dalla vita:
siamo parte dell'humus che prepara
il futuro, noi che ce ne andiamo.
"siamo parte dell'humus che prepara

Quando si sfiora la felicità entrando in contatto fisico e mentale con un artefatto.
Il libriccino ha 30 pagine.: “di questo volumetto sono stati ultimati presso la Tipolitografia S. Eustachio 300 esemplari” dice il fronte di copertina.
Già questo, nell’epoca dei consumi di massa, è un fatto raro. Possedere un oggetto che ha incontrato le pulsioni desideranti di solo poche decine di persone … potrei incontrale una ad una …
Poi queste pagine contengono “89 nuvole” di Mark Strand.. Proprio così: 89 nuvole. Non una di più, non una di meno.
Dice il poeta: “Il libro è composto da una lista. La lista è costituita dall’uso ripetuto di un‘ unica parola. La si può leggere nella sua interezza, o per frammenti. Ogni apparizione della parola ripetuta ha un carattere diverso, un tono diverso. A tratti si potrà pensare le apparizioni appartengano alla poesia, a tratti alla prosa, e persone diverse le penseranno in modo diverso. Il significato a volte importa, a volte no. Queste nuvole le si può leggere in tutta souplesse sia prima di addormentarsi che al risveglio” (“al risveglio”: ma guarda, …. una sincronicità …”)
Poi, ancora, la traduzione è di Damiano Abeni, un medico epidemiologo che traduce poesie americane da 35 anni in modo assolutamente mirabile. Con una aderenza ai significati ed ai suoni ed alle loro relazioni che lascia attoniti per la ammirazione. Dice Damiano Abeni: “Le traduzioni sono piane e tendono ad essere fedeli. Per quanto riguarda la nuvola 23, Strand privilegia “Le nuvole sono trascinate da uccelli invisibili” . Ma il lettore sappia che interpretazioni altrettanto legittime sono: “Le nuvole sono disegnate da uccelli invisibili”, e “ Le nuvole sono attratte da uccelli invisibili”.
Ai più curiosi potrà interessare che sulla nuvola 25 (una ‘cloud’ senza ‘u’ – che si pronuncia come ‘you’, ovvero ‘te’ o ‘voi’ – è una ‘clod’, ovvero una ‘zolla’) ho giocato al gioco dell’autore, dimenticandomi del significato dell’originale: qui ‘una parte di voi’ è ‘vo’:
Provo a rendere una approssimativa delizia della mente nel leggere questa lista.
Dunque … Dice Mark Strand: “Ogni apparizione della parola ripetuta ha un carattere diverso, un tono diverso”
Entriamo in questo sguardo, lo sguardo immaginifico di Strand.
Quindi: anche le parole sono evanescenti. Fluttuano … si muovono
E se c’è qualche evento esterno?
E poi ci sono le relazioni. Il processo che lega le cose della vita-mondo.
Le nuvole hanno anche un’etica. Riflettiamo … riflettiamo noi che cerchiamo appigli per le azioni ed i comportamenti:
Il dolore delle nuvole non riusciamo nemmeno ad immaginarcelo
E poi c’è qualcosa di molto particolare nei loro amori. Qualcosa che ora, dopo avere accolto lo sguardo di Mark Strand, potremmo percepire quando le guardiamo, di sera, di mattina presto, nei pomeriggi di blu e bianco.
Per le altre nuvole invito a leggere:
Mark Strand, 89 nuvole (89 Clouds), a cura di Damiano Abeni con una nota di Marco Giovenale, Edizioni l’Obliquo, Brescia 2003

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Molto, molto simile per tensione psicologica alloEMERSON LAKE & PALMER C'EST LA VIE
[via FoxyTunes / Emerson, Lake & Palmer]

Argomentare stanca: occorrono i cavalli di Mark Strand
Sono una persona impulsiva. La pressione tende a salire .... la sento salire.
E io ho una certa età ... devo applicare il principio della cautela.
Occorre riequilibrare.
Occorre tirare fuori il cavallo che è in me ... i cavalli che sono in me.
Domenica scorsa Francesco Maria Gallo ha letto la poesia "Due cavalli" di Mark Strand, che mi aveva folgorato giovedì scorso.
Succede … può succedere …
E’ successo che un poeta mi è arrivato addosso per caso.
Non proprio per caso: a frequentare i blog è più facile incrociare qualcuno o sconosciuto o non conosciuto abbastanza.
Le vie dei blog sono frammentarie, intercettano pensieri volatili, spingono le persone a copiare qualcosa. Spesso qualcosa di breve. E a riproporlo. A lanciarlo come una palla al vento.
E talvolta uno scritto arriva al momento giusto.
Quella poesia, quella prosa acquista significato in un “qui ed ora” che in un'altra fase biografica non avrebbe potuto manifestarsi allo stesso modo e con la stessa intensità.
E’ successo con Mark Strand, che mi è stato segnalato da Astime.
Uno sguardo poetico sulla “quodinianità crepuscolare”.
Ma anche un potente evocatore di immagini potenti, nitide, fortissime ... come qui:
Due cavalli
Una calda sera di giugno
scesi al lago, mi misi carponi
e mi abbeverai come un animale. Due cavalli
mi si affiancarono, per abbeverarsi anch'essi.
È stupefacente, pensai, ma chi lo crederà?
I cavalli mi scrutavano di tanto in tanto, sbuffando
e scrollando la testa. Sentii il bisogno di rispondere, così anch'io
sbuffai, ma esitando, come se in realtà non volessi essere udito.
I cavalli dovevano avere percepito che mi reprimevo.
Si scostarono un poco. Poi pensai che forse mi avevano conosciuto
in un'altra vita - quella in cui ero stato poeta.
Forse avevano persino letto le mie poesie, perché a quell'epoca,
in quel tempo vago in cui il nostro ardore non aveva limiti,
cambiavamo stile quasi con la stessa frequenza con cui cadevano giorni nell'anno.
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E io, come esercizio psicologico di rilassamento faccio altrettanto:
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| adotta un tuo animale virtuale! |
Francesco Maria Gallo e Aliceydulcinea Ascoltare…il tuo far musica ed io ascolto,
ascolto e ascolto…
…
Afferro l’aria con le dita e il vuoto mi respinge verso il suolo,
accordi eccitabili, elastici, morbidi, trasformisti,
colorati di nulla,
le note di un piano,
il canto improvviso di una chitarra
...le mani fluttuano nell’aria,
il corpo conduce il movimento,
si tende in forme strane,
i muscoli guizzano in assurde pose
sotto una trina di luce e di buio,
di bianco e di nero…
ti accarezzo, mi allontani, mi accosto, ti sfioro,
mi spingi, mi attrai, mi tocchi,
il mio corpo stanco si offre,
mi schiacci l’anima, calpesti le membra,
ascolto l’urlo smarrito del nulla,
il vuoto ha dita lievi che accostano la pelle,
che scaldano, che fremono, che offrono sogni,
ritmi conosciuti in tempi perduti…
Ascolto il tuo suono,
il tuo grido, il tuo richiamo,
ali di farfalla che fremono, che vogliono violentemente uscire,
lambiscono la fiamma, modulano il tempo,
la sofferenza straripa dalle esauste membra,
la mente si estende in infiniti spazi,
il vuoto accoglie e non si cura,
il nulla avvolge e non regala,
il bianco tace e non assolve,
il nero si riversa nel silenzio,
il grido si ferma senza fiato,
inespresso,
nella calma apparente
Succede … può succedere …
E’ successo che un poeta mi è arrivato addosso per caso.
Non proprio per caso: a frequentare i blog è più facile incrociare qualcuno o sconosciuto o non conosciuto abbastanza. Le vie dei blog sono frammentarie, intercettano pensieri volatili, spingono le persone a copiare qualcosa. Spesso qualcosa di breve. E a riproporlo. A lanciarlo come una palla.
E talvolta uno scritto arriva al momento giusto. Quella poesia, quella prosa acquista significato in un “qui ed ora” che in un'altra fase biografica non avrebbe potuto manifestarsi allo stesso modo e con la stessa intensità.
E’ successo con Mark Strand, che mi è stato segnalato da Astime. L’ho già evocato ieri.
L’impatto con Mark Strand è arrivato per strati, per momenti successivi. Non proprio di colpo.
Nato nel
Quella che racconto, dichiara Strand, è sempre la stessa «vecchia storia»: quella «sui minuti che muoiono e le ore, e gli anni». E anche se tu che mi ascolti sai già di cosa sto parlando (e come potresti non saperlo?), questa è la storia «di me stesso, di te, di tutti».
Dicono di lui:
“Ci sono poeti che hanno il dono raro della semplicità uno di questi è Mark Strand, classe 1934, americano. La semplicità unita alla profondità di sguardo crea una miscela unica. Questa miscela unica costituisce il suo mondo poetico. Un mondo poetico che si nutre della quotidianità, una quotidianità quasi crepuscolare, decadente, anzi in decadenza: il suo universo, a tratti kafkiano come spiega la seconda di copertina di questo pregevole raccolta pubblicata da Minimum Fax, Il futuro non è più quello di una volta, è un universo nel quale la tristezza dei giorni è metodicamente disegnata con una precisione di sguardo e di dettato davvero unici. E nei giorni che scorrono implacabili si delinea una metafisica dell'assenza tutta terrena, immanente” (Mauro Fabi)
“Scenari struggenti di sconsolata felicità, densità ed evanescenza, presenze perdute e morte in vita. Atmosfere romantiche, l'assenza della vita, "fissare il nulla è imparare a memoria / quello in cui noi tutti verremo spazzati": dinanzi a un simile scenario non possiamo che limitarci a contemplare la sua attività poetica. La capacità dell'autore di sfruttare un immaginario al margine del conscio appare unica,” (Marco Milone)
“Dovessi sintetizzare in un unico aggettivo cosa penso del corpus poetico di Mark Strand, non avrei dubbi: userei il superlativo interessantissimo. Mai, per esempio, mi verrebbe in mente di catalogare una sua poesia nella categoria del bello, con quanto di edonistico – di esteticamente godereccio - a questo termine si fa corrispondere. Piuttosto nella categoria dell’etico: infatti, quelle di Strand sono incursioni coraggiose sul terreno minato dell’esistere, eseguite con lo scandaglio dell’ironia.” (Ciro Bestini)
“la poesia di Strand è una poesia di domande più che di risposte, che non ha il compito di cambiare il mondo né di comunicare nessuna verità teologica, ideologica o etica. Non è una poesia confessionale né sentimentale: l’io lirico sembra addirittura abdicare a se stesso, annullandosi continuamente anche e soprattutto nell’uso prevedibile e canonico di certa lingua poetica: ogni luogo comune della dizione poetica viene sempre accuratamente evitato e la lingua, sorvegliatissima, ne esce essiccata, rastremata. Eppure la situazione umana balza evidente in tutte le sue implicazioni. È una poetica quella di Strand che vuole guardare in faccia la vita e la morte con la “discretion” disillusa e l’acre ironia della tradizione scettica. La poesia di Strand ferma la vita su un palcoscenico silenzioso e ci costringe ad osservarla nella sua nullità, con occhi asciutti.” (Franco Nasi)
Uno sguardo poetico sulla “quodinianità crepuscolare”. Ma anche un potente evocatore di immagini potenti, nitide, fortissime, come qui:
Due cavalli
Una calda sera di giugno
scesi al lago, mi misi carponi
e mi abbeverai come un animale. Due cavalli
mi si affiancarono, per abbeverarsi anch'essi.
È stupefacente, pensai, ma chi lo crederà?
I cavalli mi scrutavano di tanto in tanto, sbuffando
e scrollando la testa. Sentii il bisogno di rispondere, così anch'io
sbuffai, ma esitando, come se in realtà non volessi essere udito.
I cavalli dovevano avere percepito che mi reprimevo.
Si scostarono un poco. Poi pensai che forse mi avevano conosciuto
in un'altra vita - quella in cui ero stato poeta.
Forse avevano persino letto le mie poesie, perché a quell'epoca,
in quel tempo vago in cui il nostro ardore non aveva limiti,
cambiavamo stile quasi con la stessa frequenza con cui cadevano giorni nell'anno.
Two Horses
On a warm night in June
I went to thè lake, got on ali fours,
and drank like an animai. Two horses
carne up beside me to drink as well.
This is amazing, I thought, but who will believe it?
The horses eyed me from time to time, snorting
and nodding. I felt thè need to respond, so I snorted, too,
but haltingly, as though not really wanting to be heard.
The horses must have sensed that I was holding back.
They moved slightly away. Then I thought they might have known me
in another life - thè one in which I was a poet.
They might have even read my poems, for back then,
in that shadowy time when our eagerness knew no bounds,
we changed styles almost as often as there were days in thè year.
In Mark Strand, Uomo e cammello, Mondadori, 2007, p. 14-15
Knot Of Place And Time
di Jan Garbarek
in “In Praise of Dreams”
Funziona … sì funziona
Il suono del sassofono, il più vicino alla voce umana, racconta quel dialogo interiore fra l’uomo e i cavalli.
In vite diverse.