Tracce e Sentieri

Passeggiate splinderiane di Amalteo

Chi sono

Blogger: AMALTEO
Nome: Amalteo
2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli… il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ...” da Woody Allen, Manhattan (con qualche cambiamento pamalteo@gmail.com http://amalteo.wordpress.com/

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
lunedì, 10 dicembre 2007

Siamo parte ....



Il tema del tempo (o ancora più precisamente della nostra relazione con il tempo) accomuna tutti nell'esercizio quotidiano di interpretarne la funzione all'interno della propria condizione umana, storia e arco vitale.
Leggo spesso che è una questione che prende in profondità anche Clelia, che cura il blog
AkatalÄ“psía.
Oggi vi trovo una poesia di Carlo Bettocchi che interseca per fili sotterranei il mio attuale e - credo - durevole ri-incontro con il processo di pensiero di Silvia Montefoschi.

Scrive Carlo Bettocchi:

Per cui

un vecchio come me si alza dalla sua

sedia senza vacillare e si guarda

 d'intorno. E s'accorge, senza averne

spavento, che il tempo scivola come

rena, e che il nuovo è tutto da venire

ancora tutto da venire: e sente

dire in sé sommessamente, dalla vita:

siamo parte dell'humus che prepara

il futuro, noi che ce ne andiamo.

Carlo Betocchi , Prime e ultimissime, ed. Mondadori, 1974


Nel 1952 , a Napoli e a 26 anni, scriveva Silvia Montefoschi:

L'avvento

Fu una pioggia di stelle sul mio viso.
Sentii gravarmi da un infinito cielo
soffice, di calda luce.
Sentii la terra nelle mani
e nei capelli,
e fu il sapore di quella terra in bocca
e di quel bacio,
e fu il risucchio del mio corpo
dalle profondità abissali di quel cielo,
e fu un sussulto, un grido
di sovraumana gioia,
a sentire quel cielo entro il mio ventre,
quel cielo e quella terra,
la mia stessa terra
fatta della mia carne e del mio sangue.
Fu come un dileguarmi
in quella pioggia d'infinite stelle,
e ritrovarmi
nella dolcezza di un abbraccio amico,
umido ancora
di un sapor di latte,
di lacrime infantili
e di lontani baci.

in Silvia Montefoschi, Fu una pioggia di stelle sul mio viso (Napoli 1952), Laboratorio Ricerche Evolutive di Giampietro Gnesotto Editore, 1989


Pur su orizzonti personali molto diversi trovo affinità fra il:

"siamo parte dell'humus che prepara

il futuro"

e il:

"
e fu un sussulto, un grido
di sovraumana gioia,
a sentire quel cielo entro il mio ventre,
quel cielo e quella terra"
postato da: AMALTEO alle ore dicembre 10, 2007 19:22 | link | commenti (7)
categorie: leggere poesia, vivere tempo, vivere psiche, pensare silvia montefoschi
mercoledì, 07 novembre 2007

Giovanni Pascoli: "gemmea l'aria"



Sincronicità nei giorni dei morti.
Il professor Dante Visconti mi diceva: "Leggi Pascoli, lascia stare Carducci"

Novembre
di Giovanni Pascoli

Gemmea l’aria, il sole così chiaro,
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro,
senti nel cuore…
Ma secco è il pruno, e le stecchite piante,
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto è il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.
Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. È l’estate,
fredda, dei morti

Traccia trovata in Appunti di Remo Bassini
postato da: AMALTEO alle ore novembre 07, 2007 09:20 | link | commenti (24)
categorie: leggere poesia, vivere tempo
domenica, 12 agosto 2007

Nuvole

Quando si sfiora la felicità entrando in contatto fisico e mentale con un artefatto.

Il libriccino ha 30 pagine.: “di questo volumetto sono stati ultimati presso la Tipolitografia S. Eustachio 300 esemplari” dice il fronte di copertina.

Già questo, nell’epoca dei consumi di massa, è un fatto raro. Possedere un oggetto che ha incontrato le pulsioni desideranti di solo poche decine di persone … potrei incontrale una ad una …

Poi queste pagine contengono “89 nuvole” di Mark Strand.. Proprio così: 89 nuvole. Non una di più, non una di meno.

Dice il poeta: “Il libro è composto da una lista. La lista è costituita dall’uso ripetuto di un‘ unica parola. La si può leggere nella sua interezza, o per frammenti. Ogni apparizione della parola ripetuta ha un carattere diverso, un tono diverso. A tratti si potrà pensare le apparizioni appartengano alla poesia, a tratti alla prosa, e persone diverse le penseranno in modo diverso. Il significato a volte importa, a volte no. Queste nuvole le si può leggere in tutta souplesse sia prima di addormentarsi che al risveglio”     (“al risveglio”: ma guarda, …. una sincronicità …”)

Poi, ancora, la traduzione è di Damiano Abeni, un medico epidemiologo che traduce poesie americane da 35 anni in modo assolutamente mirabile. Con una aderenza ai significati ed ai suoni ed alle loro relazioni che lascia attoniti per la ammirazione. Dice Damiano Abeni: “Le traduzioni sono piane e tendono ad essere fedeli. Per quanto riguarda la nuvola 23, Strand privilegia “Le nuvole sono trascinate da uccelli invisibili” . Ma il lettore sappia che interpretazioni altrettanto legittime sono: “Le nuvole sono disegnate da uccelli invisibili”, e “ Le nuvole sono attratte da uccelli invisibili”.
Ai più curiosi potrà interessare che sulla nuvola 25 (una ‘cloud’ senza ‘u’ – che si pronuncia come ‘you’, ovvero ‘te’ o ‘voi’ – è una ‘clod’, ovvero una ‘zolla’) ho giocato al gioco dell’autore, dimenticandomi del significato dell’originale: qui ‘una parte di voi’ è ‘vo’:

 
Una nuvola senza una parte di voi è quasi nulla
 

Provo a rendere una approssimativa delizia della mente nel leggere questa lista.

Dunque … Dice Mark Strand: “Ogni apparizione della parola ripetuta ha un carattere diverso, un tono diverso”

Entriamo in questo sguardo, lo sguardo immaginifico di Strand.

 
Nuvola 2:
Le parole sulle nuvole sono nuvole loro stesse
 

Quindi: anche le parole sono evanescenti. Fluttuano … si muovono

 

E se c’è qualche evento esterno?

Nuvola 3:
Se nevica in una nuvola, solo la nuvola lo sa
 

E poi ci sono le relazioni. Il processo che lega le cose della vita-mondo.

Nuvola 4:
Per ogni nuvola c’è un’altra nuvola
 

Le nuvole hanno anche un’etica. Riflettiamo … riflettiamo noi che cerchiamo appigli per le azioni ed i comportamenti:

Nuvola 66:
Le nuvole non possono sbarrarti il passo
 
Soffrono.
Nuvola 19:

Il dolore delle nuvole non riusciamo nemmeno ad immaginarcelo

 

E poi c’è qualcosa di molto particolare nei loro amori. Qualcosa che ora, dopo avere accolto lo sguardo di Mark Strand, potremmo percepire quando le guardiamo, di sera, di mattina presto, nei pomeriggi di blu e bianco.

Nuvola 13:
Le nuvole sono innamorate degli orizzonti
 



Per le altre nuvole invito a leggere:

Mark Strand, 89 nuvole (89 Clouds), a cura di Damiano Abeni con una nota di Marco Giovenale, Edizioni l’Obliquo, Brescia 2003

http://www.edizionilobliquo.it/

postato da: AMALTEO alle ore agosto 12, 2007 20:59 | link | commenti (21)
categorie: leggere poesia, vivere agosto, leggere mark strand
venerdì, 22 giugno 2007

Mark Strand: Eating Poetry




Questo è un post che nasce da più mani.

Grazie a Rosenkreutz  vengo a conoscenza del concorso annuale  Festival international du livre mangeable.

Inoltre Rosenkreutz ha anche avuto la benevolenza di decrittare per me ed Astime una poesia di Mark Strand, presentata in quella occasione.
Lo ringrazio moltissimo per la sua gentilezza e socializzo questo "prodotto" culturale.

Eating Poetry,

Mark Strand

Ink runs from the corners of my mouth.
There is no happiness like mine.
I have been eating poetry.

The librarian does not believe what she sees.
Her eyes are sad
and she walks with her hands in her dress.

The poems are gone.
The light is dim.
The dogs are on the basement stairs and coming up.

Their eyeballs roll,
their blond legs burn like brush.
The poor librarian begins to stamp her feet and weep.

She does not understand.
When I get on my knees and lick her hand,
she screams.

I am a new man.
I snarl at her and bark.
I romp with joy in the bookish dark.

Prisma rintraccia la traduzione poetica del poeta:

Mangiare poesia
Mark Strand
tradotto da Damiano Abeni


Mi sgoccia inchiostro dagli angoli della bocca.
Non c'è contentezza pari alla mia.
Ho mangiato poesia.

La bibliotecaria non crede ai suoi occhi.
Ha gli occhi tristi
e cammina con le mani tra le pieghe della gonna.

Le poesie sono scomparse.
La luce è fievole.
I cani sono sulle scale dello scantinato e salgono.

Roteano gli occhi,
le zampe bionde bruciano come stoppie.
La povera bibliotecaria comincia a battere i piedi e a piangere.

Non capisce.
Quando cado in ginocchio e le lecco la mano,
urla.

Sono un uomo nuovo.
Le ringhio contro e abbaio.
Faccio le feste felice nel buio libresco.

da: Reasons for Moving (1968)
postato da: AMALTEO alle ore giugno 22, 2007 16:16 | link | commenti (4)
categorie: leggere poesia, leggere mark strand
giovedì, 21 giugno 2007

Conservazione

Il video e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

Molto, molto simile per tensione psicologica allo

"starei fermo ... molto, molto fermo ..."

di Mauro Corona

La mia è la vocazione di un "conservatore ".

Traggo più certezze psichiche in quello che "è già stato" per millenni ed ere geologiche, piuttosto che in improbabili esperimenti sul futuro possibile.




Preservare la compiutezza delle cose


In un prato
io sono l'assenza
del prato.
È
sempre così.
Ovunque sia
sono ciò che manca.

Quando cammino
fendo l'aria
e sempre
l'aria rifluisce
a colmare gli spazi
in cui è stato il mio corpo.

Tutti abbiamo motivi
per muoverci.
Io mi muovo
per preservare la compiutezza delle cose.

da Mark Strand, L'inizio di una sedia, Donzelli Poesia, 1999
tradotto da Damiano Abeni

Keeping Things Whole

In a field
I am the absence
of field.
This is
always the case.
Wherever I am
I am what is missing.

When I walk
I part the air
and always
the air moves in
to fill the spaces
where my body's been.

We all have reasons
for moving.
I move
to keep things whole
postato da: AMALTEO alle ore giugno 21, 2007 10:19 | link | commenti (28)
categorie: leggere poesia, vivere diario, leggere mark strand
martedì, 12 giugno 2007

Salute e malattia: medicina predittiva

Esami clinici predittivi anticipati da una impegnativa preparazione.
Diagnosi che sconfinano nelle sentenze.

Vediamo ...
Quale musica potrebbe essere adatta a questa situazione ...
Ecco ....
Sì ....

C'est La Vie
di Emerson, Lake & Palmer

Per il titolo, il tono e il periodo da cui provengono

EMERSON LAKE & PALMER C'EST LA VIE

[via FoxyTunes / Emerson, Lake & Palmer]


Nell'attesa apro un raccolta di poesie di Mark Strand, il poeta che si inscrive perfettamente in questa fase del mio ciclo di vita

La Collina

Sono arrivato fin qui con le mie gambe,
perso l'autobus, persi i taxi,
sempre in salita. Un piede avanti all'altro,
è così che faccio.
Non mi inquieta, la collina di cui non vedo fine.
Erba sul ciglio della strada, un albero che fa risuonare
le foglie nere. E allora?
Più cammino, più mi allontano da tutto.
Un piede avanti all'altro. Passano le ore.
Un piede avanti all'altro. Passano gli anni.
I colori dell'arrivo sbiadiscono.
E così che faccio.

Nella mirabile traduzione di Damiano Abeni: un  poeta a sua volta. Poesia sulla poesia

da Il futuro non è più quello di una volta, Minimum Fax 2006

Poi l'oscuramento.
Una piccola morte.
E poi ancora risveglio e lenta ripresa del contatto.

Sono queste situazioni essenziali che inducono a scegliere meglio gli amici di viaggio.
Quelli di cui dice Giorgio Caproni:

Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi
per l'ottima compagnia.


Ad alleggerire legami non improntati dall'idem sentire.
Ad eliminare quelli addirittura nocivi.

Una piccola rinascita.
E' l'ora dei fioretti.

Ma è anche la giornata in cui Morella ha partorito Lola:



 


giovedì, 08 marzo 2007

DueCavalli-DechiricoArgomentare stanca: occorrono i cavalli di Mark Strand

Sono una persona impulsiva. La pressione tende a salire ....  la sento salire.

E io ho una certa età ... devo applicare il principio della cautela.

Occorre riequilibrare.

Occorre tirare fuori il cavallo che è in me ...  i cavalli che sono in me.


Domenica scorsa Francesco Maria Gallo ha letto la poesia "Due cavalli" di Mark Strand, che mi aveva folgorato giovedì scorso.

Succede … può succedere …
E’ successo che un poeta mi è arrivato addosso per caso.
Non proprio per caso: a frequentare i blog è più facile incrociare qualcuno o sconosciuto o non conosciuto abbastanza.
Le vie dei blog sono frammentarie, intercettano pensieri volatili, spingono le persone a copiare qualcosa. Spesso qualcosa di breve. E a riproporlo. A lanciarlo come una palla al vento.
E talvolta uno scritto arriva al momento giusto.
Quella poesia, quella prosa acquista significato in un “qui ed ora” che in un'altra fase biografica non avrebbe potuto manifestarsi allo stesso modo e con la stessa intensità.
E’ successo con Mark Strand, che mi è stato segnalato da Astime.
Uno sguardo poetico sulla “quodinianità crepuscolare”.
Ma anche un potente evocatore di immagini potenti, nitide, fortissime ... come qui:

Due cavalli

Una calda sera di giugno

scesi al lago, mi misi carponi

e mi abbeverai come un animale. Due cavalli

mi si affiancarono, per abbeverarsi anch'essi.

È stupefacente, pensai, ma chi lo crederà?

I cavalli mi scrutavano di tanto in tanto, sbuffando

e scrollando la testa. Sentii il bisogno di rispondere, così anch'io

sbuffai, ma esitando, come se in realtà non volessi essere udito.

I cavalli dovevano avere percepito che mi reprimevo.

Si scostarono un poco. Poi pensai che forse mi avevano conosciuto

in un'altra vita - quella in cui ero stato poeta.

Forse avevano persino letto le mie poesie, perché a quell'epoca,

in quel tempo vago in cui il nostro ardore non aveva limiti,

cambiavamo stile quasi con la stessa frequenza con cui cadevano giorni nell'anno.

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder



E io, come esercizio psicologico di rilassamento faccio altrettanto:

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder


Il risultato è altamente impari.
Ma la poesia ha una forza simbolica tale da attutire ogni possibile senso di inferiorità.

La mirabile traduzione di Mark Strand  è di Damiano Abeni.
Che mi ha scritto:
"Vi ho trovati su google - e vi ringrazio per lo spazio concesso a Mark, il consiglio musicale, e le buone parole spese per il modesto traduttore.
Ma se vi piace questo "ambiente" vi piacerà tutto il libro, e anche i precedenti.
Comunque, continuate così! 
Un saluto da Damiano Abeni
14 marzo 2007
postato da: AMALTEO alle ore marzo 08, 2007 00:21 | link | commenti (8)
categorie: leggere poesia, leggere mark strand, ascoltare a mezzanotte
sabato, 03 marzo 2007

Mark Strand e Richard Hawley: sotto l'influsso della Luna

adotta un tuo animale virtuale!

Luna


Apri il libro della sera alla pagina
in cui la luna, la luna sempre, appare

tra due nuvole, spostandosi così piano che parrà
siano trascorse ore prima che tu giunga alla pagina seguente

dove la luna, ora più luminosa, fa scendere un sentiero
per condurti via da ciò che hai conosciuto

entro i luoghi in cui quello che ti eri augurato si avvera,
la sua sillaba solitària come una frase sospesa

sull'orlo del significato, in attesa che tu ne dica il nome
una volta ancora mentre alzi gli occhi dalla pagina

e chiudi il libro, sentendo ancora com'era
soffermarsi in quella luce, quell'improvviso paradiso di suono.

(mirabilmente tradotto da Damiano Abeni, che ha scritto:
 
"
Vi ho trovati su google - e vi ringrazio per lo spazio concesso a Mark, il consiglio musicale, e le buone parole spese per il modesto traduttore. Ma se vi piace questo "ambiente" vi piacerà tutto il libro, e anche i precedenti.
Comunque, continuate così! 
Un saluto da Damiano Abeni,
14 marzo 2007)

Moon

Open the book of evening to the page
where the moon, always the moon, appears

between two clouds, moving so slowly that hours
will seem to have passed before you reach the next page

where the moon, now brighter, lowers a path
to lead you away from what you have known

into those places where what you had wished for happens,
its Ione syllable like a sentence poised

at the edge of sense, waiting for you to say its name
once more as you lift your eyes from the page

and dose the book, stili feeling what it was like
to dwell in that light, that sudden paradise of sound.

Mark Strand, Uomo e cammello, Mondadori, 2007

Che associo alla voce di Richard Hawley :
Cry a Tear for the Man On the Moon
in Late Night Final

venerdì, 02 marzo 2007

tracceFrancesco Maria Gallo e Aliceydulcinea
AliceYdulcinea mi chiede di aiutarla ad estrarre la sua poesia letta da Francesco Maria Gallo domenica scorsa.
Ecco quello che sono riuscito a fare.

 

 Cuando aproximo tu música... a un viejo y dulce amigo

Ascoltare…il tuo far musica ed io ascolto,

 ascolto e ascolto…


 Afferro l’aria con le dita e il vuoto mi respinge verso il suolo,

accordi eccitabili, elastici, morbidi, trasformisti,
colorati di nulla,

le note di un piano,

il canto improvviso di una chitarra

...le mani fluttuano nell’aria,

il corpo conduce il movimento,
si tende in forme strane,

 i muscoli guizzano in assurde pose
sotto una trina di luce e di buio,

 di bianco e di nero…

ti accarezzo, mi allontani, mi accosto, ti sfioro,
mi spingi, mi attrai, mi tocchi,

 il mio corpo stanco si offre,

mi schiacci l’anima, calpesti le membra,
ascolto l’urlo smarrito del nulla,

il vuoto ha dita lievi che accostano la pelle,

che scaldano, che fremono, che offrono  sogni,
ritmi conosciuti in tempi perduti…

Ascolto il tuo suono,

 il tuo grido, il tuo richiamo,

 ali di farfalla che fremono, che vogliono violentemente uscire,

lambiscono la fiamma, modulano il tempo, 

la sofferenza straripa dalle esauste membra,

 la mente si estende in infiniti spazi,

 il vuoto accoglie e non si cura,

 il nulla avvolge e non regala,

 il bianco tace e non assolve,

 il nero si riversa nel silenzio,

il grido si ferma senza fiato,

inespresso,

 nella calma apparente

di un suono che si spegne.
postato da: AMALTEO alle ore marzo 02, 2007 18:36 | link | commenti (1)
categorie: leggere poesia
giovedì, 01 marzo 2007

Al crepuscolo: Mark Strand e Jan Garbarek

crepucoloSuccede … può succedere …
E’ successo che un poeta mi è arrivato addosso per caso.
Non proprio per caso: a frequentare i blog è più facile incrociare qualcuno o sconosciuto o non conosciuto abbastanza. Le vie dei blog sono frammentarie, intercettano pensieri volatili, spingono le persone a copiare qualcosa. Spesso qualcosa di breve. E a riproporlo. A lanciarlo come una palla.
E talvolta uno scritto arriva al momento giusto. Quella poesia, quella prosa acquista significato in un “qui ed ora” che in un'altra fase biografica non avrebbe potuto manifestarsi allo stesso modo e con la stessa intensità.
E’ successo con Mark Strand, che mi è stato segnalato da Astime. L’ho già evocato ieri.
L’impatto con Mark Strand è arrivato per strati, per momenti successivi. Non proprio di colpo.
Nato nel 1934 a Summerside, nella Prince Edward Island in Canada, cresciuto negli Stati Uniti, vive a New York. 73 anni. A vederlo sembra un attore. Altissimo, bello, «in tutto e per tutto simile a Clint Eastwood», diceva Enzo Siciliano. Anche mia moglie, vedendo la fotografia, ha esclamato: “ … che bello!”.
Quella che racconto, dichiara Strand, è sempre la stessa «vecchia storia»: quella «sui minuti che muoiono e le ore, e gli anni». E anche se tu che mi ascolti sai già di cosa sto parlando (e come potresti non saperlo?), questa è la storia «di me stesso, di te, di tutti».
Dicono di lui:

“Ci sono poeti che hanno il dono raro della semplicità uno di questi è Mark Strand, classe 1934, americano. La semplicità unita alla profondità di sguardo crea una miscela unica. Questa miscela unica costituisce il suo mondo poetico. Un mondo poetico che si nutre della quotidianità, una quotidianità quasi crepuscolare, decadente, anzi in decadenza: il suo universo, a tratti kafkiano come spiega la seconda di copertina di questo pregevole raccolta pubblicata da Minimum Fax, Il futuro non è più quello di una volta, è un universo nel quale la tristezza dei giorni è metodicamente disegnata con una precisione di sguardo e di dettato davvero unici. E nei giorni che scorrono implacabili si delinea una metafisica dell'assenza tutta terrena, immanente” (Mauro Fabi)

“Scenari struggenti di sconsolata felicità, densità ed evanescenza, presenze perdute e morte in vita. Atmosfere romantiche, l'assenza della vita, "fissare il nulla è imparare a memoria / quello in cui noi tutti verremo spazzati": dinanzi a un simile scenario non possiamo che limitarci a contemplare la sua attività poetica. La capacità dell'autore di sfruttare un immaginario al margine del conscio appare unica,” (Marco Milone)

“Dovessi sintetizzare in un unico aggettivo cosa penso del corpus poetico di Mark Strand, non avrei dubbi: userei il superlativo interessantissimo. Mai, per esempio, mi verrebbe in mente di catalogare una sua poesia nella categoria del bello, con quanto di edonistico – di esteticamente godereccio - a questo termine si fa corrispondere. Piuttosto nella categoria dell’etico: infatti, quelle di Strand sono incursioni coraggiose sul terreno minato dell’esistere, eseguite con lo scandaglio dell’ironia.” (Ciro Bestini)

“la poesia di Strand è una poesia di domande più che di risposte, che non ha il compito di cambiare il mondo né di comunicare nessuna verità teologica, ideologica o etica.  Non è una poesia confessionale né sentimentale: l’io lirico sembra addirittura abdicare a se stesso, annullandosi continuamente anche e soprattutto nell’uso prevedibile e canonico di certa lingua poetica: ogni luogo comune della dizione poetica viene sempre accuratamente evitato e la lingua, sorvegliatissima, ne esce essiccata, rastremata. Eppure la situazione umana balza evidente in tutte le sue implicazioni. È una poetica quella di Strand che vuole guardare in faccia la vita e la morte con la “discretion” disillusa e l’acre ironia della tradizione scettica. La poesia di Strand ferma la vita su un palcoscenico silenzioso e ci costringe ad osservarla nella sua nullità, con occhi asciutti.” (Franco Nasi)

Uno sguardo poetico sulla “quodinianità crepuscolare”. Ma anche un potente evocatore di immagini potenti, nitide, fortissime, come qui:

Due cavalli

Una calda sera di giugno

scesi al lago, mi misi carponi

e mi abbeverai come un animale. Due cavalli

mi si affiancarono, per abbeverarsi anch'essi.

È stupefacente, pensai, ma chi lo crederà?

I cavalli mi scrutavano di tanto in tanto, sbuffando

e scrollando la testa. Sentii il bisogno di rispondere, così anch'io

sbuffai, ma esitando, come se in realtà non volessi essere udito.

I cavalli dovevano avere percepito che mi reprimevo.

Si scostarono un poco. Poi pensai che forse mi avevano conosciuto

in un'altra vita - quella in cui ero stato poeta.

Forse avevano persino letto le mie poesie, perché a quell'epoca,

in quel tempo vago in cui il nostro ardore non aveva limiti,

cambiavamo stile quasi con la stessa frequenza con cui cadevano giorni nell'anno.
 

Two Horses

On a warm night in June

I went to thè lake, got on ali fours,

and drank like an animai. Two horses

carne up beside me to drink as well.

This is amazing, I thought, but who will believe it?

The horses eyed me from time to time, snorting

and nodding. I felt thè need to respond, so I snorted, too,

but haltingly, as though not really wanting to be heard.

The horses must have sensed that I was holding back.

They moved slightly away. Then I thought they might have known me

in another life - thè one in which I was a poet.

They might have even read my poems, for back then,

in that shadowy time when our eagerness knew no bounds,

we changed styles almost as often as there were days in thè year.

In Mark Strand, Uomo e cammello, Mondadori, 2007, p. 14-15
 

Provo a rileggerla con

Knot Of Place And Time

di Jan Garbarek

in “In Praise of Dreams

 

Funziona … sì funziona
Il suono del sassofono, il più vicino alla voce umana, racconta quel dialogo interiore fra l’uomo e i cavalli.
In vite diverse.


postato da: AMALTEO alle ore marzo 01, 2007 18:27 | link | commenti (26)
categorie: leggere poesia, ascoltare al crepuscolo, leggere mark strand