Tracce e Sentieri

di Amalteo

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2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and Blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli … il definitivo e prospettico Logos-Pensiero di Silvia Montefoschi ... il minimalismo, perchè sono minimo ... su tutti e tutto il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ... e ancora ...” (rielaborato su suggestione di Woody Allen in Manhattan, con qualche cambiamento). EMail: pamalteo@gmail.com. Blog For Nina Simone: http://amalteo.wordpress.com

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martedì, 04 novembre 2008

Carlo Rivolta in Terra Santa: la proiezione del filmato nella Cattedrale di Crema

 
 
Carlo Rivolta in Terra Santa: la proiezione<br>del filmato in Cattedrale

Nel giorno dell'onomastico, la Cattedrale ricorda l'attore Carlo Rivolta con la proiezione di un filmato.
Un'idea del parroco del duomo, don Emilio Lingiardi, che conosceva bene l'attore cremasco e che già tanti anni fa fece debuttare proprio nella cattedrale facendogli recitare il Cantico dei Cantici.
Verrà trasmesso un video con una delle più suggestive declamazioni dell'attore, tenute in pellegrinaggio in Terra Santa. In quell'occasione, Rivolta lesse brani evangelici, salmi e testi dei profeti nei contesti geografici stessi che li hanno creati. Un filmato che in pochi hanno visto, ma che rappresenta un momento emozionante del percorso artistico di Rivolta.
«È una iniziativa semplice, e un modo per rispondere ai desideri del sinodo del vescovo», commenta don Lingiardi, «appena concluso a Roma con il Papa, per mettere al centro della fede e della nostra cultura la parola di Dio».
La proiezione, a ingresso libero, si terrà alle 21 in cattedrale.
Ai seguenti link c'è la possibilità di ascoltare alcune fra le immortali interpretazioni di Carlo Rivolta:

Se vuoi trasferire sul tuo computer o su un Dvd questi audio, segui le istruzioni qui contenute:

MARTEDÌ 4 NOVEMBRE 2008
postato da: AMALTEO alle ore novembre 04, 2008 20:42 | link | commenti (3)
categorie: leggere carlo rivolta interpreta
martedì, 30 settembre 2008

“Parola e Mistero”: il Teatro delle Arti ricorda Carlo Rivolta, alla chiesa di Sciarè di Gallarate

PAROLA E MISTERO
immagini dell'uomo
nelle interpretazioni di Carlo Rivolta


Locandina:


La serata è un grande omaggio e ringraziamento a Carlo Rivolta,

attore e regista che ha avuto una parte rilevante nella storia dell’intera Rassegna

sia per la proposta di testi biblici che per l’interpretazione.

Lo spettacolo di questa sera


“La notte è chiara”


riprende parole, canzoni e musica che l’hanno visto interprete in lavori come Giobbe, Qohelet, Salmi,Cantico dei Cantici e Apologia di Socrate, Fedone, Critone.

Il testo è stato selezionato dalla moglie Nuvola De Capua che,in armonia con Marzia Bonfanti, ha curato pure la regia.

La lettura scenica è di Davide Grioni, allievo di Rivolta,

mentre la parte di vocalist è sostenuta da Elena Festini.

Il tutto sarà accompagnato da un’orchestra diretta da Alessandro Lupo Pasini.

Con questo lavoro, che riprende nel titolo parole di Socrate e Galileo,

si celebra il passaggio da questa vita che attraversiamo all’altra che non conosciamo, in un contesto di speranza e di fiducia che qualcosa di noi

continui a vivere … di là.

A questa serena conclusione si arriva attaraverso una vita fatta di ricerca,

dubbio creativo, pensiero e soprattutto amore.

Lo spettacolo avrà inizio alle ore 21

nella Chiesa dello Sciarè,

in via Carlo Cattaneo

Chiesa che l’ha visto interprete pochi giorni prima del trapasso,

di un “Cantico dei Cantici” memorabile, e con un pubblico da grandi occasioni

che gremiva  la Chiesa  in ogni angolo.



Mia memoria della serata

Ho partecipato alla rappresentazione come ad un rituale.
Per raggiungere Gallarate da Como si può attraversare un bosco: la pineta dell'Abetina. Già questo preparava al rito.
La Chiesa di S. Paolo Apostolo del quartire Sciarè è di architettura moderna. Un edificio basso e tondeggiante, molto ispiratore per un atteggiamento introiettivo.
Sulla soglia, colui che credo fosse don Alberto parla di Carlo Rivolta e di quel suo gesto che ho ben conosciuto. Quello di inchinarsi davanti al testo che aveva appena letto e di indicarlo al pubblico. Lo fece anche con la Bibbia, due giorni prima di morire, proprio in quella chiesa.



La sala è di forma ovale, con il soffitto basso. Il crocefisso è disposto in modo laterale. Nella penombra la figura nuda tende a risaltare contro il colore del legno. E' un simbolo che ha sempre prodotto una grande emozione nella mia personalità.
Dall'altra parte un grande schermo proietta le fotografie di Carlo Rivolta e la sua immensa presenza corporea sulla scena teatrale. Riesco a riprenderne alcune:













 
Il testo curato dalla moglie Nuvola de Capua è un sapiente montaggio di letture: Cantico dei cantici, Qothelet, Apologia di Socrate, Memorie di Adriano.
I temi sono la persona nel progetto del vivente (come direbbe Silvia Montefoschi): l'eros e l'amore per il corpo, la ricerca di senso, la responsabilità, il tempo fuggevole, la presenza soggettiva in un mondo che ci sopravviverà ...
Il giovane Davide Grioni (davvero giovanissimo!) che recita è bravissimo e evidentemente formato alla scuola di Carlo. La cantante Elena Festini è una meraviglia di tono vocale. Il pianista Alessandro Lupo Pasini sa adattare ed adattarsi al ritmo dei testi, accompagnato da un gruppo di musicisti sensibili e appassionati.



L'applauso è intenso e lungo.
Sulla porta incrocio Nuvola de Capua. La saluto e mi tengo dentro il suo dolcissimo sorriso


Attraverso la notturna urbanizzazione di quel territorio e riesco ad immergermi di nuovo nel bosco.
Ho la netta percezione di avere partecipato ad una situazione di intensa empatia individuale e collettiva.
Con una percezione della presenza di Carlo Rivolta che il mio realismo psicologico non riesce ad allontanare.
Oggi riprendo le parole di Silvia Montefoschi, le sue parole dell'ultimo tratto:

" - Cosa vuole dire che è ciò che è?
- Vuole dire che ciò che è è l'esserci della presenza al cospetto d'altra presenza quale è infinito della vita"

in L'ultimo tratto di percorso del Pensiero Uno, Zephyro Edizioni

postato da: AMALTEO alle ore settembre 30, 2008 20:22 | link | commenti (3)
categorie: leggere carlo rivolta interpreta
lunedì, 01 settembre 2008

Ricordare Carlo Rivolta

 

... Si è aperto con un commovente ricordo di Carlo Rivolta, recentemente scomparso, l’appuntamento di ieri sera presso lo spazio dibattiti della Festa Centrale del Partito Democratico ad Ombrianello. Un breve filmato ci ha ricordato com’era, sempre appassionato sul palcoscenico, durante gli spettacoli e i numerosi reading con cui ha arricchito la scena culturale cremasca. Ora il Centro Galmozzi intende realizzare un Dvd sulla figura dell’attore lodigiano e sta cercando della documentazione per poterci presentare prossimamente l’omaggio a Rivolta. ....
in Crema OnLine


Ai seguenti link c'è la possibilità di ascoltare alcune fra le immortali interpretazioni di Carlo Rivolta:

Se vuoi trasferire sul tuo computer o su un Dvd questi audio, segui le istruzioni qui contenute:

postato da: AMALTEO alle ore settembre 01, 2008 14:33 | link | commenti
categorie: ricordare, leggere carlo rivolta interpreta

Carlo Rivolta interpreta I sommersi e i salvati di Primo Levi




Siamo arrivati all'ultima delle tracce di Carlo Rivolta che in questi anni ho raccolto.
Sono grato all'Auser di Cantù (Como) che lo invitò in un piccolo teatro parrocchiale a recitare queste pagine, in occasione dl "Giorno della memoria".
Caro lettore, ti invito ad un ascolto che chiede un atteggiamento interiore
Ti chiedo di "fare anima" dentro di te.
Se non hai tempo per te, lascia questo sentiero e torna in altra occasione.
Si tratta della lettura che l'attore Carlo Rivolta ha fatto di alcune immense e definitive pagine di

Primo Levi
nel suo I sommersi e i salvati.


Devi immaginare una sala che improvvisamente si fa buia .... dal fondo Carlo Rivolta, vestito di leggerissimi indumenti bianchi, avanza con una candela in mano ... e poi, dal silenzio, questa voce:



Avevo già messo sul diario questa lettura: 26 gennaio 2008



postato da: AMALTEO alle ore luglio 15, 2008 10:24 | link | commenti
categorie: leggere carlo rivolta interpreta
martedì, 08 luglio 2008

Carlo Rivolta interpreta Alberto Vigevani

Continuo con il ricordo di Carlo Rivolta, attore, morto due settimane fa.




Oggi potrai dare valore alla sua arte interpretativa nella lettura di alcuni testi di Alberto Vigevani.



Credo sia opportuno conoscere qualche dato di contesto. Queste registrazioni sono state raccolte ad un convegno locale che si è svolto al Castello di Pomerio di Erba l'11 novembre 2006 ed organizzato da Centro Gadda di Longone al Segrino.
Il lavoro culturale di Carlo Rivolta era questo: mettersi al servizio degli autori e dei testi in situazioni associative di questo tipo.
Per lui era importante la richiesta del "committente" e il tipo di pubblico che sarebbe intervenuto.
Era profondamente interessato a creare un articolato rapporto fra autore, testo e lettori in ascolto.
E così anche un autore così particolare come Alberto Vigevani (un intellettuale organizzatore di biblioteche e di librerie bibliofile) veniva fatto risplendere nella sua prosa carica di tensione biografica.
In questi testi e nella risonanza che ne sa esprimere Carlo Rivolta si sentirà come Marcel Proust ha segnato la letteratura del primo novecento.



Ai seguenti link c'è la possibilità di ascoltare alcune fra le immortali interpretazioni di Carlo Rivolta:

Se vuoi trasferire sul tuo computer o su un Dvd questi audio, segui le istruzioni qui contenute:

postato da: AMALTEO alle ore luglio 08, 2008 13:26 | link | commenti (7)
categorie: leggere carlo rivolta interpreta
lunedì, 07 luglio 2008

Carlo Rivolta, attore, legge Platone, Giobbe, Primo Levi, Carlo Emilio Gadda, Giuseppe Pontiggia, Alberto Vigevani

Qualcuno mi scrive che non riesce a sentire le letture interpretative di Carlo Rivolta che si trovano in queste pagine di Tracce Sentieri:
Ecco un'altra strada per poterle ascoltare.
Qui sotto troverai una serie di link.
Ciascuno rimanda all'hosting DivShare (una specie di isola del tesoro in cui conservo materiali culturali da condividere).
Fai così:
1. clicca sul link e sarai al deposito
2. cerca download original ( è lì, sulla destra, prima di sharing options)
3. scarica ogni traccia in una tua directory, che magari avrai chiamato "Carlo Rivolta".
Se, ad esempio hai due tracce ("Corridoni Alfredo" e "Ghioni Ludovico"):
  • posizionati su una delle due
  • schiaccia il tasto destro del mouse su download original
  • cerca "salva destinazione con nome"
  • salva il file con estensione Mp3 nella directory Carlo Rivolta
4. da quel momento avrai a disposizione tutti i files che ho registrato in questi ultimi 4 anni alle recite di Carlo Rivolta.

Applausi, onore e memoria per un grande interprete della cultura letteraria.

I link sono questi:
postato da: AMALTEO alle ore luglio 07, 2008 19:04 | link | commenti (2)
categorie: leggere carlo rivolta interpreta
venerdì, 04 luglio 2008

Carlo Rivolta interpreta Giuseppe Pontiggia

Grandi scrittori
I grandi scrittori sono in continuo aumento
Quelli che scarseggiano sono gli scrittori.

Giuseppe Pontiggia, Prima persona, Mondadori
, 2002


Domani saranno due settimane dalla morte di Carlo rivolta, attore
(1943-2008, 65 anni).

Nel corso degli ultimi anni (purtroppo solo dal 2004) ho registrato alcune sue interpretazioni e letture.

Il 14 giugno 2006, a Erba (Como), lesse alcune pagine di Giuseppe Pontiggia
(1934-2003, 69 anni).
Il luogo era suggestivo: Il Castello di Pomerio.
La situazione di memoria era particolarmente emozionante: Pontiggia era morto nel 2003
e in sala c'erano la moglie ed il figlio da lui raccontato nel libro Nati due volte.
Lo stile letterario di Pontiggia e la sua  nitida e precisa scrittura che tratteggia due biografie locali vengono fatti risuonare dalla voce di Rivolta in questo modo:

  1. Corridoni Alfredo viene alla luce alle due di notte a Erba il 5 aprile 1988. E' secondogenito ...
  2. Ghioni Ludovico nato in una notte di pioggia il 19 novembre 1905 nella campagna di Pontelambro ...
 
Ai seguenti link c'è la possibilità di ascoltare alcune fra le immortali interpretazioni di Carlo Rivolta:

Se vuoi trasferire sul tuo computer o su un Dvd questi audio, segui le istruzioni qui contenute:

postato da: AMALTEO alle ore luglio 04, 2008 10:50 | link | commenti (2)
categorie: leggere, leggere carlo rivolta interpreta
martedì, 01 luglio 2008

Carlo Rivolta interpreta : Carlo Emilio Gadda, La casa della Brianza e Viaggi di Gulliver, cioè del Gaddus

La settimana scorsa è morto Carlo Rivolta.

Lascio per i passanti Carlo Rivolta interpreta : Carlo Emilio Gadda, La casa della Brianza e Viaggi di Gulliver, cioè del Gaddus

Nel 2005 il Centro Studi C.E. Gadda di Longone al Segrino, in una manifestazione culturale coordinata dal Prof. Mario Porro, lo invitò a leggere alcune pagine della fase milanese-lombarda dello scrittore
:

 
 

Testo del pezzo che ho denominato "Breanza":

Questa terra felice, denominata Breanza, da 'bre' che signi­fica fortunato, è tra le più ridenti e verdi della provincia no­stra ed è la natural sedia di quelle amplissime e venustissime ville ch"e i maggiori nostri edificarono a loro dimora per l'ozio loro, dopo le urbane contenzioni e li affanni delle politiche in­vidie: piantandovi d'attorno convenienti ed acconcissime piante, che superstiti sopra la banalità popolano d'uno fanta­sioso e nobile popolo antichi giardini.

I discendenti de' vecchi signori intristirono nelle democratiche giostre, nel corso delle quali vennero tra le nuvole de' molti coriàndoli quasi al tutto disarcionati. Altri infetidirono nel commercio del borbonzola, sorta di odorosissimo e pedagno escremento venato d'un suo borbomiceto verde-azzurro che ne fa ghiotti i deglutitori sua. Sicché le antiche ville, o ne vennero segati appiè i grandissimi ed alti sogni d'alberi, per cavarne legno d'opera e sul terreno edificarvi le scuole di chi non impara, o siffattamente diradarono nella verde piana, da parer pochi e verdi cespi fra le distrette d'un fumoso cantiere; dove comandano i capimastri e i bozzolieri.

....

Questa felice Breanza gode di otto generazioni di felicità, di cui voglio dire. Prima è quella che ne' pozzi neri non acco­glie i doni soltanto de' suoi naturali e gutturali inabitanti, ma quelli anche preziosissimi della signoria che vi va in villa, la di cui qualità è così ricca d'ogni fecondativa sustanzia, che qué­sta sola cagione basterebbe a implorare da Dio quella preloda­ta signoria, se l'onnipotente Iddio a nostro sostegno e alle­grezza non l'avesse già di per sé procurata. Tu vedi qui la da­ma e i dami, la ex dama e li ex dami condescendere con carita­tevole e dolce guardo e labbro all'eloquio e al commercio de' cavernicoli, prendere soave informazione de' ricolti e delle lo­ro patate, o suggerir medicina alle femmine, affaticate ogni dì più da que' duo mali temibilissimi verso di cui per solito non usano la medicina, che sono la miseria e il mastio. Il mastio le astringe a promulgare la prole, e la miseria a ringhiottir le la­crime, e frenare lo sbadiglio. Ma il sorriso de' marchesi è di tanto loro conforto, che esse dopo quello sorriso, corrono a uno nuovo figlio, e a un nuovo digiuno. Come vedi, non è pic­colo dono che nel salvadanaio tu vi metta non il tuo soldo so­lo, ma il mio pure, che l'Italia Letteraria me ne consente d'a­verne uno sì lauto. E così non è felicità poca a questa già così felice Breanza, lo aver ne' pozzi neri una doppia restituzione delle susine sue, con quella di quelle che la signoria comporta d'altronde, di Bosnia, o California, o Provenza.

La seconda generazione di felicità è nelle mosche, che vi vengono ancor più numerose che i signori, sebbene non ne ab­bino le insigni qualità e virtù sue. Dal Campanone di Teodolinda Regina alla Ritonda del Cagnola sopr'Inverigo l'agosto e tutto un campanare di campane e uno volo di molteplicissime mosche, delle quali la qual si da ne' formaggi, la qual nelli frutti, la qual nelli deretani de' cavalli, la qual nella perniciosa defecazione de' viventi e dipoi subito nel risotto loro, che è uno buonissimo condito di Lombardia. E quale osa pervenire, per difetto di riverenza qual è propio delle mosche, a mettersi a generare con la compagna in sull' appisolato naso della pre­commemorata Signoria. E come, anco in sul naso de' Grandi di mosche si genera mosche, così tu ne vedi venire delle nuvo­le sopra la costoletta, ch'è altro buonissimo condito di Lom­bardia. Donde vedi quanto sia più saggio quel povero villanello che si astiene dal mangiar costoletta, con che si astiene ad un tempo e dal gravame dello stomaco e dalla perenne insidia di queste felicissime mosche.

La terza generazione di felicità di Breanza è le campane, che distendono il loro metallo ne' cuori di tutti: appena ad­dormito che tu sie, ecco ti risvegliano subite, chiamandoti senza indugio alle lodi del Signore. Queste laudi tu le puoi di­re in diversi modi, e cioè nel volgare nostro o anche per chiaro e preciso latino. Il latino compiace a Dio, pur che sie latino d'una sorta che non l'offenda o con la durezza de' propositi o con la varietà delle comparazioni animalesche. Ed è in Brean­za alcuna sorta di preti che fanno sermoni buonissimi e con esempli grandi e propiamente suasivi, su qual tu vogli de' co­mandamenti d'Iddio N.S. e de' peccati ch'Elli ne difende dal fare e che noi, o per pravità inveterata di nostra natura o calo­re alcuno che si genera ne' visceri nostri dopo la cena, o per il freddo che vi ha in mancanza di quella, del continovo faccia­mo, dico questi peccati proibitissimi et anco di venerdì. Uno vizio solo hanno purtuttavia questi cotali preti ch'io dico, ed è che quando li da il farnetico, si missono in la mente che le sua campane non suonino bastante per intronare la gloria di Dio nelli orecchi de' peccatori e delle peccatrici. Ed è in quello farneticante zelo che fatto il consiglio e persuaso della biso­gna, subito imprendono a mutar campane, e sempre le mutano facendole duo volte le priori campane; e come l'onda del suo­no è nel peso, e il peso è nel volumine, e per duo volte la misu­ra il volumine è otto volte, così d'otto in otto fanno cotali campane che il campanile non l'ha da reggere. E allora o rirsaldano il campanile o rifanno quello: che la prima è migliore che la seconda, che se a rifare bisogna primo tu lo levi dal só­pra in giù, rinsaldare bisogna tu lo rifacci dal sotto in su. Ma perché l'appetito del doppio suonare non istia così lungo quanto dura il rifar campane e campanile nella chiesa, ne ven­gono questi cotali e soavissimi preti con alcuni messeri di Fab­brica, a casa de' marchesi per l'obolo. Ed è marchesi di duo nature, e cioè quelli che innanzi le ville hanno pan d'oro da mangiare e quelli che dietro le ville hanno croste da ródere. E dar dinaio nelle campane, è per li uni una gloria celeste: e per gli altri è una gloria verde. E quando questi secondi Marchesi hanno figli difettivi che non si contentano a mangiar l'ugne in sopra il latino, ma vogliono pane dopo il latino, così per la glo­ria delle campane ci sarà l'obolo e per i figli le lacrime, senza speranza.

Ma dirò della quarta generazione di felicità, ch'è in la dit­ta Breanza. Ed è nello ingresso di detta terra; dove soffia uno treno che ti fa nel viso uno fummo buonissimo, e tu te ne lavi dipoi in uno bacile di tua casa, che con quel fummo che hai preso ne li cigli fai un brodo da otto. Questo treno pertiene a una compagnia, che forse la fece Moisè profeta quando volse lasciare la terra di Egitto e rasciugati li mari andorno per La Magna e la Breanza a Milano a deporvi l'ova della compagnia di questo venusto treno. Dicono altri che li fussero alcuni mercatanti della Belgica a far primi quel treno dove sono officine denominate « La Meuse »; e in uno monu­mento ch'io vedo eretto in Erba dove detto treno più piffe­ra, vedo ch'è scritto il nome del Senatore Giuseppe Gadda, come di principe del fare quel treno. Ma il mio zio di nobile e onesta memoria fece far quello da mezzo secolo in qua, e se fu allora buono, è oggi buonissimo. Io dico che le ova di Moisè le si dischiusero in una gallina che la fece poi mille polli: e piffete e puf fé te con quel treno tu ne giugni felicemente a Breanza. Puoi pensare che 'l postremo di que' treni, con che pervenghi a Erba, si diparta di Milano all'ore di not­te, conchiusi li negozi tua, ma tu erri: che a notte si dorme, e quel treno pure. Puoi pensare che se ne venghi, come dicono li Spagnoli, «uno poco liviano, pero livianito livianito». E che no! Che viene cacagio cacagio, quanto e più Biagio, a suo dolce e bell'agio. Fa prima, a venire, messer marchese Checco Pedolzi, detto il Cocco: che vi viene in uno suo ca­lesse, e con il venire in calesse ha servato li duo rognoni tan­to sani e suavi, che più sani e più dolci di quelli ha soltanto li piedi.

Dirò ora della quinta generazione di felicità ch'è infitta nel­la felice Breanza. Et è dessa quell'antiquo e felice modo dell'aucupio che dicesi da noi della bressanella, come che provenghi da quella nobile villa che Druso chiamavala Brixia e noi diciam Bressa. Questo gradevole aucupio è nel paretaio, sovr'alle coste che soprapprendono più nel piano, dove tu vi ti ascondi, dentro le verzure e 'l bosco di dette costole, e vi stai sufolando con intenzione grande de' tua nervi, dall'alba a mezzo il mattino. Li augelli purtuttavia non vi vengono, non perché abbino essi alcuna astuzia o una froda siffatta da scan­sare quello ingegno, che poi così temibilmente li occupa, ma perché non v'ha in Lombardia nissuno augello volante, se non balsamato ne' musei, oltracché le galline, quando tu queste vogli pur dire che son augelli. Ma «l'uomo è cacciatore» dice uno modo da noi: e tu, che sei vuomo e cacciatore e lombardo, sùfola per l'augello,e così puoi augellare per il sùfolo.

E, lasciando dell'aucupio, dirò che altri animali sono in la terra, che non sono nel cielo. Che v'ha la donnola, ovver bellòla, lo scorpio, la sanamandra, il ghiro, il tasso, l'ariccio detto l'istrice, la volpe, e 'l più di tutti ghiotto che da noi li cacciato­ri grandi lo chiaman «légora», et io lo chiamo, dato l'un caso o l'altro, o gatto ovverosìa coniglio. Questa légora la fa mettere li stivali grandi a costoro, che per cacciar légora vuole calzar duo grandi stivali. Fa prendere cadauno un fucile, detto schioppo o doppietta, e tre o quattro cani ansimanti, che «ti­rano», che «puntano», che fanno ù, ù, ù quanto è lunga la ma­ne; e con mille puntamenti e mille tirature e ù, ù non ne ven­gono a capo di nissuna légora, avvegnacché siano quaranta schioppi, ottanta stivali e cani centoventi. Solo v'ha centoventi palmi di lingua e dugentoquaranta mantici in soffio che basterebbono a Vulcano d'accender li fochi dello scudo. E v'ha di grandi e gloriosi ritorni, e poco a poco, tra li stivali e i cani, quella légora che di terra lombarda è onninamente fugitiva, se non che la entrò con l'anima dentro nel corpo di messer lo micio gnào gnào, quella légora, dico, tu te la trovi imaginata, stanata, puntata, tirata ed ancisa nei discorsi che ne fan­no: e dipoi come di légora si genera légora, quella medemà doventa duo, e le duo quattro, e le quattro increscono fino a quel nòvero che quelli boriando e trionfando, con passi di Marte e stivaloni di Vinciguerra, possono sustenere col nòvero de' co­nigli, o de' gatti, o d'entrambi li generi che faranno cotti la gran festa di Nembrot in nella osteria del suo vico. Tu li senti nel treno, che con la légora e con il cane e con la pinna e con il pelo e col punta e col tira, già ti vincono il soffiare del pìffete pàffete. Tu li senti dentro cucina del trattore, urlare circa la sua imaginata légora e dirne grandissime laudi, e dipingerla così presta, così scaltra, così feroce, che quasi ella li avrebbe mangiati, se elli non erano quei virtuosi che sono. Ma incon­tra a loro neppur potè quella légora, benché légora la fusse al certo: che incontra a uomini così fatti, con tanto stivale nel suo pie, gli è d'uopo alla légora che infine dopo una infinita corsa la si persuada daddovero esser légora se pure al principio la fussi buon'anima del gatto, ch'era fuggito alla ciavatta di monna Perpetua.

Ed è pure, in questa generazione di felicità, una terza sotto­spezie, dopo l'aria e la terra: e cioè dopo lo star a sufolare nell'aucupio e il circuire nella légora. E la è questa propiamente uno stare, come l'aucupio, ma ti bisogna qui tutto il contrario che sufolare: che lo animale a che tu intendi qui non vuoi sùfolo, ma uno vermicino minimo di che si ciba, tanta è la varie­tà delli appetiti dei detti animali, ch'è come quella dell'uomi­ni, che qual ciba il vermine e qual ciba lo sùfolo. Dico che que­sto animale non è se non il pesce, la di cui nazione è più propia nella marina, ma quando il suo regno nativo vi vengon sover­chio, o è il regno troppo salso per chi non ami salsedine, ven­gono simili pesci a far l'ova sua in sui fiumi e di questi nei la­ghi. Così v'ha pesci anco nei lachi di Breanza che son cinque, e cioè l'Eupili, il