Tracce e Sentieri

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2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and Blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli … il definitivo e prospettico Logos-Pensiero di Silvia Montefoschi ... il minimalismo, perchè sono minimo ... su tutti e tutto il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ... e ancora ...” (rielaborato su suggestione di Woody Allen in Manhattan, con qualche cambiamento).

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giovedì, 04 giugno 2009

Calle



C alice
A perto
L iminalmente
L anguisce
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Fotografie di Luciana Questo post si connette a:
postato da: AMALTEO alle ore giugno 04, 2009 17:50 | link | commenti (13)
categorie: colorare, vivere orto giardino alberi
domenica, 26 aprile 2009

Colore viola: il Glicine


Renè Aubry, Invités sur la terre


G rappoli
L unghi
I nebrianti,
C ercano
I nvano
N ascondiglio
E fficace
























... Perchè la grandine

ha fatto strage:














Fotografie di Luciana

Connessioni a  Colorare
postato da: AMALTEO alle ore aprile 26, 2009 23:44 | link | commenti (18)
categorie: colorare
venerdì, 03 aprile 2009

Narcisi




N on
A mo
R ispecchiarmi
C ompletamente
I n
S otterranee
O rigini


e dopo un anno di sonno silenzioso
è arrivato il tempo
dell' Uno a Molti







































Ispirazione: Sigmund Freud

Fotografie di Luciana
postato da: AMALTEO alle ore aprile 03, 2009 23:53 | link | commenti (18)
categorie: colorare, vivere tempo, vivere orto giardino alberi
lunedì, 16 marzo 2009

Annunci di Primavera: Sassifraghe


Renè Aubry, D'un pas si facile, in "Invitès sur terre", 2000

S pavalda
A rrampicatrice
S i
S pinge
I n
F enditure
R occiose
A spirando
G loriose
A scese








































  • Fotografie di Luciana
postato da: AMALTEO alle ore marzo 16, 2009 13:36 | link | commenti (23)
categorie: colorare, vivere orto giardino alberi, vivere stagioni
domenica, 12 ottobre 2008

Il colore marrone

 

L’esuberanza e la passionalità del rosso-oro lentamente perdono intensità per abbandonarsi alla tonalità più morbida e rassicurante del colore marrone.

E’ questo il colore che mi induce all’introspezione, alla regressione. Forse perché la terra nuda è di questa tinta, quella stessa terra che elargisce e raccoglie, dispensatrice di vita e depositaria di ciò che vita non è più.

 

 

C’è ancora spazio per gettare i semi di spinacio ed interrare i bulbi di tulipano, mentre il resto dell’orto deve essere spogliato dagli avanzi delle piantagioni estive, affinchè il terreno possa ricevere il nutrimento appropriato per ributtare generosamente nel prossimo ciclo riproduttivo.

 

 

 

Il marrone aranciato tinge anche gli ultimi frutti della stagione, già preludio dell’intimo piacere di rompere il guscio di noci e nocciole al crepitio di un ciocco di legno che brucia e dello smuovere la paglia per verificare, al tatto, l’avvenuta maturazione di nespole e kiwi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ tempo di tagliar legna per rinnovare il magico momento di spiare il  fuoco ardente dal portellone aperto del forno, grembo accogliente per indorare la pasta della pizza o avvizzire la buccia delle mele renette.

 

 

 

 

I raggi obliqui del sole giocano con le ombre e le volute del fumo che sbuffano dal camino. C’è silenzio nell’aria. Tra breve le sedie della terrazza dovranno essere riposte in casa per il letargo invernale.

 

 

Le fotografie sono di Luciana

postato da: AMALTEO alle ore ottobre 12, 2008 22:41 | link | commenti (13)
categorie: colorare, vivere orto giardino alberi, vivere stagioni
sabato, 20 settembre 2008

Il colore rosso

tracce di rosso 
su grigia pietra striata 
cenere e fuoco
di Papavero di Campo

 
Il rosso ha le sue esigenze per potersi esprimere: non può rinunciare a luce e calore.
Colore di fuoco e di sangue è simbolicamente legato al principio della vita..
Ci sono due rossi. Uno notturno e femminile, che possiede un potere d’attrazione centripeto. E un altro diurno e maschile, centrifugo e roteante come il sole, che getta la sua luminosità su tutte le cose.
 
“Il rosso notturno, centripeto è il colore del fuoco centrale dell’uomo e della terra, dove agisce il nutrimento, la digestione, e la rigenerazione dell’essere e dell’opera. E’ segreto, è il mistero vitale nascosto al fondo delle tenebre e degli oceani primordiali. E’ il colore dell'anima, della libido, del cuore”
 
In Jean Chevalier, Alain Gheerbrant, Dictionnaire des symboles, Seghers, Paris 1969, p. 126-127
 
Riconosciamo il rosso anche nella quotidianità. Il collerico sa che il sangue monta alla testa prima di esplodere in rabbia: … “vedo rosso”.
L’innamorato regala rose rosse e rossa è l’icona del cuore trafitto di passione. E, sordidamente, a luci rosse sono i locali dediti alla pornografia.
E se rosso è eccitazione, quale colore migliore per allertare in caso di rischio? Il semaforo, l’autopompa del vigile del fuoco, l’estintore, il bordo dei segnali stradali ne sono i noti richiami.
 
Sono giorni in cui il rosso fa la sua apparizione nell’orto/giardino.
 
Ci vuole tempo affinchè la natura possa giungere alla soglia della sua massima energia vitale.
Agosto, dalle mie parti, palesa questo punto si svolta. Ed ecco dunque le tinte porporine che primeggiano fra vasi, bordure e appezzamenti: il Callistemon, la Dalia, la Rosa, la Begonia, la Bignonia, la Gerbera, il Melograno, i carnosi e sugosi grappoli di Pomodori.
 
E’ il culmine dello sforzo, la carica finale prima della quiescenza che già bussa alle porte.
Ma l’energia vitale non è qualcosa che si cede così volentieri al capolino della stasi.
E’ in questo senso che intendo il rosso come punto di svolta.
Le graziose bacche del Corniolo, della Rosa Canina, del Cotoneaster, del Malus da fiore fungono ancora da sentinelle estive, pur sapendo che l’impresa è ardua.
Piano piano dovranno cedere il passo al fogliame degli alberi, la cui tinta oro-rossastra sarà l’ultimo saluto al ciclo vegetale, prima della caduta a terra.
 
Il rosso delle Mele Stark segnala che il frutto è pronto alla raccolta. E’ tempo anche di togliere il collarino d’identificazione a Miciù per il rientro in città.
E’ quasi autunno, ma il colore del fuoco ancora scalda dentro.
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
Le fotografie sono di Luciana.
Tranne una.

postato da: AMALTEO alle ore settembre 20, 2008 15:28 | link | commenti (28)
categorie: colorare, vivere lei, vivere tempo, vivere luoghi, vivere orto giardino alberi, vivere stagioni
sabato, 05 luglio 2008

Fragranze

 

 

… correvamo a testa bassa senza perdere il controllo col terreno

aiutandoci con le mani e col naso a trovare la strada,

e tutto quello che dovevamo capire lo capivamo col naso prima che con gli occhi,

il mammuth il porcospino la cipolla la siccità la pioggia

sono per prima cosa odori che si staccano dagli altri odori,

il cibo il non cibo il nostro il nemico la caverna il pericolo,

tutto lo si sente prima col naso, tutto è nel naso,

il mondo è il naso …


Il nome, il naso in: Italo Calvino,1986, Sotto il sole giaguaro, Garzanti

 

 

Lungo il margine del sentiero che conduce all’orto, quello stesso dove la primavera si annuncia col colore giallo , ora che i bulbi nel buio tepore della terra riposano in silenziosa attesa, tutto, ora, è nel naso, quasi prima che negli occhi.

L’umido della terra che evapora sotto i raggi del sole trascina con sé zefiri profumati, distillati di fragranze densi e robusti.

In quello stretto lembo di terra hanno infatti trovato collocazione, senza una precisa intenzionalità, gli unici tipi di arbusto che prediligono lo sviluppo ricadente, piuttosto che l’allargamento a cespuglio.

L’esposizione solare, inoltre, lo ha designato come luogo propizio per la crescita delle rose, quelle ad alberello, scelte affinchè l’ingombro non fosse d’intralcio al passante.

Nella stagione estiva, dunque, lì nei dintorni, le nari si impregnano di intensi aromi e gli occhi si riempiono dei variegati colori.

Salvie, rosmarini, lavande si affacciano al bordo del pietroso muretto, abbandonando i lunghi bracci verso il sentiero sottostante, mentre le rose si slanciano verso il cielo, schiudendo pigramente i carnosi petali.

Di nuovo torna il colore viola, cui si accompagnano il rosso, il giallo, il bianco, l’arancio, il rosa dell’omonimo fiore.

Il profumo è sospeso nell’aria, ma per esso l’etere ancora non ci aiuta …

 

---> Fragranze in foto <---

postato da: AMALTEO alle ore luglio 05, 2008 11:43 | link | commenti (8)
categorie: colorare, vivere orto giardino alberi
domenica, 15 giugno 2008

Il colore bianco


C’è un negozio nel centro della mia città  che non manca mai di provocare una sosta. Frettolosa se sono da solo, più prolungata se con me c’è Luciana.
Si tratta di due vetrine arredate con straordinaria eleganza: madie, credenze, vecchi tavoli in legno massello, bagnafiori e secchi di ghisa in svariate fogge, trasparenti vasi globosi. Appoggiati con casualità studiata spiccano ovunque composizioni e mazzi di fiori.
Luciana ne è rapita.
Ogni volta, dopo silenziosi attimi di sguardo, allarga le braccia, quasi a prenderne le misure, e pronuncia l’immancabile frase: “Ecco … vorrei portarlo via tutto così com’è”.
Poi un giorno mi ha spiegato la magia del suo incantamento. L’arredo floreale è monocromatico.
Bianco, rigorosamente bianco.
Immaginate le fioriture tipiche di ogni stagione (tulipani, glicini, rose, ortensie, gerani, dalie, gladioli, crisantemi) nell’unica, candida tonalità. Lattei fiori intrecciati in nastri di rafia se essiccati, o immersi in recipienti oramai in disuso, avvolti in un’atmosfera che sa di antico, di tempi passati.
Nel vano centrale del negozio, su un massiccio tavolo fa bella mostra di sé una grande gabbia di legno dove cinguettano cinque canarini, bianchi anch’essi.
Mia moglie ama i colori, ma so che per lei il bianco, riferito ad animali e fiori, rasenta l’estasi.
Per questo, anno dopo anno, nel nostro giardino abbiamo inserito cespugli, arbusti, bulbi e piante dalla nivea fioritura, ma, a parte gli alberi da frutto, abbiamo scoperto che il bianco è un colore delicato, facilmente aggredibile da fattori climatici avversi e, ancor più, da famiglie di insetti “biancofagi”.
Nonostante tutto, in vent’anni qualche risultato l’abbiamo ottenuto. Sono angoli “dedicati”, da ricercare in anfratti al riparo della luce, ma che pure, nel giusto periodo dell’anno, riflettono il loro splendore.
Sono di questi mesi la seduttiva calla, il timido mughetto, la tenera margherita, il giocoso opulos palla di neve, la fragile azalea, la sarmentosa hydrangea, il profumato gelsomino, l’elegante gardenia, l’ornamentale rosa, il precario soffione, l’inebriante zagara.
Eccoli in questo “White Tribute”, realizzato come sempre da Luciana.

 



















































La fotografia della Civetta delle Nevi è stata scattata durante una visita ai rapaci di Sergio.

postato da: AMALTEO alle ore giugno 15, 2008 21:29 | link | commenti (23)
categorie: colorare, vivere tempo, vivere luoghi, vivere orto giardino alberi
venerdì, 02 maggio 2008

Il colore viola



Ho appreso nei miei primi rudimenti dell’arte della pittura che il rosso carminio unito al blu ciano origina il viola. Utilizzare solo i 5 colori di base è l’esortazione indispensabile allo sprovveduto principiante per prendere confidenza con i cromatismi delle tonalità e delle sfumature dei colori derivati.


 

Ma  poter rendere omaggio in prima persona alle macchie di colore che nel mio giardino esplodono è obiettivo ben presto fallito. Sì, perché per quanto sprema tubetti e mi dia da fare nel mescolamento delle molli paste, nulla è vicino a ciò che la natura spontaneamente mi offre. E così ammiro beato, spostando lo sguardo dalla mia tavolozza di plastica a quella genuina della mia vegetazione.
E’ il momento delle gradazioni dal rosa al viola.


Per essere sinceri, già quando ero immerso nella sinfonia del giallo, SASSIFRAGHECOTOGNO GIAPPONESE davano mostra di sé. Ma erano una cosiddetta minoranza relativa.
 


Ora che il giallo si è spento, con maggior audacia, di settimana in settimana puntuali si presentano all’appello le varie generazioni del rosso-blu.

Per la prima volta il giovane LILLA’ espone le sue infiorescenze, dimostrando energia e vitalità nonostante la sua ancora bassa statura.

 

 
Non manca mai di impressionarmi la lotta delle
CAMELIE screziate e delle giganti PEONIE  contro lo scorrere del tempo. Sono entrambi fiori grandi, gonfi, turgidi. Forse la natura si è un po’ presa gioco di loro, affidandoli ad un sostegno troppo esile per la loro pezzatura.

 


 

Il fatto è che crollano a terra con una velocità spietata: le CAMELIE, tutte intere, sembra scelgano un letto più comodo su cui coricarsi; le PEONIE, invece, “spetalano” con  aria depressa, deluse dallo scarso riconoscimento prestato al lavorio di un anno delle loro pazienti gemme.

 


Noncurante delle pene inflitte agli eleganti cespugli che, inermi, depositano al suolo la loro parte migliore, il ROSMARINO REPENS getta le sue code dal balcone sovrastante, fra la lavanda e la salvia che lo ammirano composte. Le sue chiome sono inghirlandate da una moltitudine di minuscoli fiori violetti, gioia e nutrimento per i ghiotti  lepidotteri ed imenotteri avventori.

 

 
Altrettanto viola, ma più aristocratici, gli
IRIS mantengono uno sguardo vigile e apprensivo, poiché anche quest’anno non capiscono come può accadere che vento e acqua tipici di questo mese possano sciupare così velocemente il loro fragile manto.

 

Ma il vero tocco d’artista se lo riservano, in contemporanea, AZALEE e GLICINE

Il gruppo rosso-arancio vicino alla panca si allarga sempre di più e inizia a reclamare la seduta sui sedili di legno, in  speranzosa attesa sotto la
cerata blu che li ha riparati dall’umido clima invernale.

 


A pioggia, lunghi grappoli profumatissimi scendono dal cielo, inebriando l’aria  di un delicato effluvio. E’ il GLICINE, che baldanzoso tenta di avvitare le fluttuanti estremità dei rami ai primi appigli che trova, quasi avesse l’intenzione di raggiungere il poco distante gelsomino, che fra un mese gli darà il cambio nella profumazione dell’aria quasi estiva.

 

Vicino alla forsithia, un po’ più insignificante ora che il giallo ha cessato di ricoprirla,  si scorge una distesa violacea. Sono le AZALEE sorelle maggiori, il primo tentativo di rendere più colorato quei nove gradini che erano al mio giungere dal corridoio delle viti.

 

In principio erano due macchie di colore violaceo e bianco. Un inverno più freddo del solito ha però impedito all’azalea bianca, delicata e cagionevole, di continuare la sua esistenza. Al suo posto (ammetto un po’ osé per accostamento) c’è ora un’AZALEA MOLLIS  arancione. La annovero comunque, nonostante la gamma del colore non sia quella qui considerata.

 

Osservo sempre con scetticismo la seconda pianta di GLICINE che ricopre la pergola del terrazzo sopra il pontile.

 

 Diversamente dall’altra ha un colore più intenso e il fogliame viaggia in parallelo con la comparsa del grappolo fiorito. Per cui ogni anno mormoro fra me e me che la fioritura è scarsa. E ogni anno Luciana mi spiega che per godere di quella odorosa cascata, non bisogna guardare dall’alto, ma andarci proprio sotto e alzare gli occhi.

 

Spazio anche alle foglie. Di aprile rispuntano le foglie purpuree a cinque lobi dell’ACERO CANADESE, lassù, vicino al noce, e dell’ACERO GIAPPONESE  che con il suo largo ombrello ripara gli ultimi tulipani.

 

 
Dopo la rapida fioritura marzolina, al
PRUNO DA FIORE è rimasto il bel fogliame rosso cupo e, a cercarli con attenzione, piccoli frutticini tinti di porpora, deliziose leccornie per gli amici alati che da quelle parti hanno capito esserci un generoso banchetto.


E così, quando l’occhio ricade sulle mie prove colore, capisco la potenza della cromoterapia.

Rosso, colore dell’agire. Blu, colore del sentire.

Rosso, spinta all’azione. Blu, quiete che subentra all’appagamento dell’azione.

Ripongo i tubetti sparsi sul tavolo.

Una sosta di fronte alla rossa peonia  e una tregua sotto il tranquillo viola del glicine diluiscono uno spirito sacrificale per me decisamente troppo oneroso.

 



Fotografie di Luciana

Altre pagine in sintonia con questa:

postato da: AMALTEO alle ore maggio 02, 2008 21:37 | link | commenti (42)
categorie: scrivere, colorare, vivere tempo, vivere luoghi, vivere orto giardino alberi
lunedì, 07 aprile 2008

Il colore verde


Se confronto la verde distesa del prato all’inglese con i selvatici prati dei corridoi del mio giardino, sorrido. Di me stesso, ovviamente.

Non che io rincorra la speranza di ottenere, prima o poi, la lussureggiante erbetta verde dagli steli allineati alla stessa altezza. Per dire la verità, ogni anno, almeno vicino alla panca in cui si ama soggiornare, distribuisco generosamente duecentocinquanta chili di terra e spargo, a mo’ di seminatore dalla larga bracciata, qualcosa come due pacchi da 1000 grammi ciascuno di semenza.

Non succede mai nulla, se non l’arrivo di colonne di formiche e panciuti uccelli che probabilmente si rifanno le scorte dopo la penuria invernale.




Il mio prato ha un carattere esattamente opposto a quello che mi contraddistingue. Lui, è di buon temperamento. Accogliente e tollerante. Non fa distinzioni di generi e razze. Tutti sono benvenuti. E così si presenta con un manto assai variegato, dove in pacifico adattamento convivono erbe infestanti, erbe urticanti, erbe aromatiche. Tutte con al seguito il proprio corredo colorato che rallegra la vista e l’umore.

Solletica i sensi, il mio prato.

La vista. Il suo verde disordinato racchiude gioielli e colori infiniti. PRATOLINE, TARASSACO e VIOLE sono quelli che so distinguere. Anche il TRIFOGLIO conosco, nelle sue due versioni bianco e violetto. E pure i cespugli di ORTICHE, che non necessitano certo delle infiorescenze viola per esprimere, attraverso il tatto, la loro presenza.












E carezzevoli ancora al tatto risultano le vellutate foglie della MALVA, con il loro fiore il cui colore assume lo stesso nome della pianta che lo produce. Poi la BRUNETTA, la CAMPANULA, la BUGULA, l’ACETOSA, la GINESTRINA e altre ignote erbe offrono le loro viaropinte corolle agli occhi di chi le sa guardare.


Fa rumore il mio prato. Sì. Perché nel verde dominante non spunta solo l’umile ma variopinto omaggio floreale. Nel silenzio del pomeriggio, se contemplo le calme acque del lago, l’udito si appresta a discriminare altri suoni. Di colore in colore si sposta il ronzio di api, bombi e calabroni.



Fra i resti delle foglie secche, un fruscio rapido e leggero annuncia la schiusa delle uova delle lucertole. Di tutte le dimensioni balenano velocissime, sparendo e riapparendo fra i sassi del muro, o mimetizzandosi fra i fili dell’erba novella, o nascondendosi tra i rami della salvia, o in ogni dove.

Se volessi inoltre accostare il mio orecchio alla nuda terra, potrei ascoltare il frenetico lavorio di infiniti insetti che si mescolano fra semi, radici e minerali, inerti e ignari del loro futuro.

Già, perché nel rumore del prato c’è anche il rumore della morte.

E’ armonioso per il mio udito, perché prodotto da gioiosi volatili che scendono a terra quando inizio a vangare e a rimuovere le zolle per preparare lo spazio dell’orto.

 

Ma questo suono melodioso è un annuncio funereo per gli abitanti della profondità terrena.



Qualche volta però anche agli alati amici la sorte non arride. Il vento, o un attentato di matrice felina, possono abbattere il nido sapientemente costruito con voli e voli di trasporto faticoso di selezionato materiale.  Questa primavera la coppia proprietaria  di questo cestello intrecciato cercherà inutilmente la propria dimora al calare della sera.



E’ odoroso il mio prato. Nelle giornate di pioggia il mio olfatto raccoglie il profumo della terra bagnata che sprigiona odori intensi e pregnanti. Vicino all’orto il secchio che raccoglierà le ORTICHE a macerare non mancherà di elargire il suo efficacissimo contributo dalle putride esalazioni.



E’ buono il mio prato. Qualcosa di suo entra dentro di me, lusingando il mio gusto.

TARASSACO, foglioline di MALVA, RUGHETTA selvatica e qualche grumolo risparmiato nel campo della CICORIA si danno finale appuntamento in generose terrine di salutare misticanza. L’artefice è Luciana che, dopo silenziose e attente passeggiate nelle macchie imprecise del verde dei corridoi terrosi, sa unire l’opera del suo raccolto in deliziosi piatti che titillano il palato con sapori forti,  pungenti, croccanti e gradevolmente amari.



Questo è il mio prato. Un piccolo mazzo rubato con discrezione appare nella casa di città ad allietare le colazioni del mattino, a ricordarmi che dopo qualche giorno lo potrò ritrovare là, dove l’ho lasciato.  



Fotografie di Luciana (quella di apertura è stata scattata a Salisburgo nel 1988)

Altre pagine in sintonia con questa:

 

postato da: AMALTEO alle ore aprile 07, 2008 14:12 | link | commenti (33)
categorie: scrivere, colorare, vivere tempo, vivere orto giardino alberi