Non è propriamente una cadenza d'inganno.
Però l'inganno c'è, alla fine.
Attenzione: il pezzo NON finisce all'ottavo minuto.
Nina gioca.
Nina sa cosa fare per stregarti.
Nina ti porta fuori, ti fa camminare nel suo spazio (quello che solo lei sa creare), tu le vai dietro e poi ... e poi lei ti riporta a casa.
Oh, sinner man, where you gonna run to?
Oh, sinner man, where you gonna run to?
Oh, sinner man, where you gonna run to?
Oh, sinner man, where you gonna run to all on that day?
Run to the moon, "Moon won't you hide me?"
Run to the sea, "Sea won't you hide me?"
Run to the sun, "Sun won't you hide me all on that day?"
Lord says, "Sinner man, the moon'll be a bleeding."
Lord says, "Sinner man, the sea'll be a sinking."
Lord says, "Sinner man, the sun'll be a freezin' all on that day!"
Run to the Lord, "Lord won't you hide me?"
Run to the Lord, "Lord won't you hide me?"
Run, run, "Lord won't you hide me all on that day?"
Lord says "Sinner man, you should've been a praying."
Lord says "Sinner man, you should've been a praying."
Lord says "Sinner man, you should've been a praying all on that day."
Qui sopra c’è il ricordo del tempo passato.
Ora, però, immagina una bambina.
Immagina una bambina negra.
Immagina una bambina negra nata alle sei del 21 febbraio 1933 a Tryon, nello stato U.s.a. della Carolina.
Tuffiamoci nella storia di questa bambina che si chiama Eunice Kathleen Waymon e che diventerà, a vent’anni, il “cigno nero” con il nome di Nina Simone. Black Swan, in Live at Carnegie Hall, 1963
E’ la sesta dei sei figli del diacono John Divine Waymon e della reverenda Mary Kete Waymon. Una famiglia religiosa, con gli alti ed i bassi di tutte le famiglie religiose.
“Mia madre mi raccontava che da piccola mi era sufficiente vedere una immagine o sentire alla radio un programma con due o tre note di musica e io mi mettevo subito a canticchiare. Era in me, mi diceva: la musica era in me”
A cinque anni Eunice diventa la pianista della chiesa metodista di Tryon. E’ là che apprende il senso del ritmo e la comprensione istintiva di certe vibrazioni mistiche che userà sulla scena negli anni a venire. Di più: apprende il potere ipnotico della musica e dei fenomeni psichici che si producono attorno ad essa.
Una buona e gentile donna della borghesia bianca della città, Mrs Miller, si offre di pagarle un corso di piano dalla professoressa Muriel Massinovitch, da lei ricordata come “Mazzy”.
“Fino ai suoi dodici anni Eunice Waymon prenderà tutti i sabato mattina il cammino verso la casa nel bosco, dove abitava Mazzy. Tre chilometri a piedi in andata e tre al ritorno percorsi come un rituale”
In David Brun-Lambert, Nina Simone. Une vie, Editions Flammarion, 2005, p. 24
Tradotto in Italia in questi giorni: David Brun-Lambert, Nina Simone. Una vita,traduzione di Laura Cecilia Dapelli, Kowalski Apogeo, 2008, p. 450
Allora … la immagini questa bambina? … la vedi? ...
Durante quelle lezioni Eunice impara i fondamenti della musica classica. E impara a leggere e scrivere le note, a comprendere i ritmi e a cantare una melodia.
Un frammento di Little Girl Blue
Mazzy la inizia a Mozart, le presenta Liszt e soprattutto Bach. Attraverso Bach la ragazzina ritrova le emozioni che aveva provato nella chiesa. E’ qui che matura la sua arte della contaminazione: a partire dal mettere assieme Bach e i Gospel.
Dirà Nina Simone:
“Ammiro Bach più di ogni altro compositore del mondo. Sul piano tecnico era puro: nessuna nota arbitraria in lui. Ed era perfetto anche sul piano emozionale”
Op. cit., pag. 25
Fra i sei e i dieci anni Eunice Waymon lavora al piano tre ore al giorno, poi passa a quattro e poi a sei ore di pratica quotidiana. Un programma cui si aggiungevano la scuola e le domeniche ad accompagnare le funzioni religiose.
Eccola, molti anni dopo, in quell’ambiente:
A dieci anni appena Eunice era già “costretta” al successo. Viene invitata a dare un recital al municipio di Tryon in presenza delle autorità locali. Ed è in questa occasione che rivela in ampio anticipo i suo carattere. Quando una coppia di bianchi chiede ai genitori di spostarsi dai posti in prima fila, la bambina si alza dallo sgabello del piano, protesta e dichiara che non avrebbe suonato se i genitori non fossero rimasti al loro posto.
Scriverà poi:
“Il mondo mi appariva sotto una luce diversa e capii che nulla sarebbe stato semplice”
Op. cit. p. 30
Tutto il tempo di Eunice era consegnato alla musica e al piano. Una vita senza la leggerezza di solito accordata alle ragazzine della sua età.
Mozart, Liszt, Bach erano i ritratti di musicisti bianchi affissi sui muri della sua camera. Ore trascorse ad apprendere i loro spartiti, a memorizzarne ogni nuance, ogni silenzio, a ripetere, fino a quando le sue mani non ne potevano più, gli stessi esercizi di arpeggio in tutte le tonalità.
Non abbiamo documenti sonori di questi anni. Ma quando Nina Simone parteciperà con un successo eccezionale al Carnegie Hall nel 1963, nella scaletta della serata mise, stupendo il pubblico:
Theme From Samson And Dalilah:
Bene, caro passante, forse hai visto con me questa bambina durante la sua infanzia.
Ad ogni ricorrenza ricostruirò una parte della sua biografia musicale.
Fiori, Fiori per Nina, Nina Simone
Little Girl Blue, At Montreux. Attenzione al doppio finale
La vecchiaia ha molto oltraggiato Nina Simone.
La sua gigantesca presenza musicale è concentrata nell'arco di tempo che va dal 1958 al 1978, quando con una zampata da leonessa risorge ed esce il suo Baltimore.
Poi ha vissuto di riflesso, tranne che con l'album A single woman, del 1993, dove riflette sul corso del tempo. Un album crepuscolare e bellissimo.
Nel frattempo teneva concerti spesso faticosi, duri, e possibili solo quando la sua sofferenza lo permetteva.
Eppure il suo talento, la sua energia, il suo solo appiglio con il mondo attraverso la musica le permetteva di fare un finale così, dove My Baby Just Cares For Me si interseca con Bach e con la sua nostalgia di non avere potuto diventare una pianista classica:
Fiori, fiori per nina, Nina Simone
e grazie a Manyakhin che ha postato su Youtube questo eccezionale documento sonoro e visivo.
Oggi Prisma mi ributta addosso Nina, con un reperto che lei (curiosa ricercatrice di oggetti da solaio che fa risplendere dopo una spolverata) ha trovato.
Nina chiama.
Nina è, resta, resterà la mia prima. La nostra prima.
Ecco cosa fa Nina in rapporto con il pubblico. Ne abbiamo già conversato, certo.
Ma quale piacere tornare sulle tracce già percorse sui nostri sentieri!
Qui Nina stava meglio, intendo di giovinezza e di salute: