
Questa sera musica!
Per te,
amica o amico che passi
.... per me ...
Nina Simone at Ronnie Scott, 1984, Norah Jones, Live in
Facciata A - God, God, God Comes Love Notti senza cuore If You Knew / Mr Smith Come Away with me Una luce Mississippi Goddam / Alabama Song The long Way Home California For a while Carnival Town
Facciata B - Amore cannibale See-Line woman The long day is over Aria
Shirley Horn, May the music never end, 2003: If you go away The nearness of you Yesterday
Profumo Humble me Ill wind Meravigliosa creatura

Era da un mese che ci puntavo.
Avevo un appuntamento con l’unico concerto italiano di Richard Hawley, crooner di Sheffield. Gran bella voce cavernosa. Tono romantico. Chitarre maneggiate con cultura e perizia.
Anche il posto era interessante: i Magazzini generali. In un quartiere sud di Milano, tagliato dalla ferrovia.
Zona dove l’urbanistica progetta il riuso delle “aree dimesse”, con un buon risultato, mi sembra. L’ambiente urbano di Milano, in quel luogo, è anonimo, senza centri di identificazione. Le strade di scorrimento tagliano quartieri e li chiudono in se stessi. Gli individui e le famiglie sembrano dover fissare le loro coordinate esistenziali sulla abitazione, lo spostamento al lavoro, il luogo di lavoro e i grandi supermercati. Manca quello che io (per esemplificare) riesco ancora ad avere: la mediazione del paesaggio. Ossia una visione che lega i nodi che, comunque, si devono attraversare: casa, trasporto, lavoro.
Questo per dire che la progettazione dei Magazzini Generali promette bene: in un’area urbana di “non luogo”, lì sembra profilarsi un centro caldo di identificazione: spazi gioco per i bambini, ludoteche, scuole di disegno e, ecco il punto, questa discoteca e sala concerti.
In un primo momento mi sono detto: qui è come a Zurigo, al Kaufleuten Restaurants dove siamo andati a sentire i Pink Martini.
Aspettativa alta. Delusione cocente.
L’amplificazione eccitante e demoniaca del quintetto di Richard Hawley (lui, un’altra chitarra, un contrabbasso, la batteria e il piano) ha rovinato tutto.
Ma davvero tanto.
Un concerto inascoltabile, inaudibile.
Il tono intimo e le sfumature della gamma cromatica del suono completamente annichilite dalla devastazione del volume.
Si ascoltava in piedi – e questo mi piaceva – ma era impossibile sentire.
Ma evidentemente sono io – e soprattutto mia moglie – ad essere “fuori tempo”. Fuori questo tempo.
I giovani – e qualche meno giovane – presenti in sala erano a loro agio. Addirittura davanti ai maxi altoparlanti che facevano rimbombare pareti dell’edificio e casse toraciche.
Come se, per raggiungere la testa passando per il cuore, fosse necessario in eccesso di stimolo.
Richard Hawley canta e suona così:
Ma ieri sera era davvero tanto fuori dal suo spazio emotivo.
Non so se è stato lui ad adattare il suo stile al contesto di una discoteca eccessiva o se la discoteca eccessiva ne ha massacrato l’ispirazione.
Peccato, perché i sui dischi sono molto godibili:
Mi è venuta una idea: aprire un tag "traduzioni".| Stand In My Way |
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Ci sono autori "seminali" nella vita di ciascuno.
Al crepuscolo: Damien Rice, "Elephant"| adotta un tuo animale virtuale! |
Astime mi ha regalato una poesia di Mark Strand.L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder
Questo è il luogo. Le sedie sono bianche. Il tavolo splende.
La persona che vi siede fissa la cerea incandescenza.
Il vento sommuove l’aria, ripetutamente,
come per crearvi uno spazio. “ Uno spazio per me”, pensa.
È sempre stato attratto dal clima del commiato,
disponendosi in modo che il dolore – perfino il più intimo –
lo si potessi leggere da lontano.
This is the place. The chairs are white. The table shines.
The person sitting there stares at the waxen glow.
The wind moves the air around repeatedly,
As if to clear a space. "A space for me," he thinks.
Una fascia lunga di nuvole
è sospesa sul mare aperto con il sole, il sole senza qualità
che là dietro affonda – versione edulcorata di una storia
che viene detta una sola volta se vera, e sempre troppo tardi.
La cameriera gli porta da bere, lui alza il bicchiere
verso la luce che si spegne, ma un attimo solo.
Il barlume rosso che ne viene gli tinge la camicia.
Adagio il cielo s'oscura, il vento si placa,
la veduta sublima. Il suo ampio abbraccio viola
pare, in questo crepuscolo placido, più che un motivo
per essere lì, per contemplarlo, pare in sé una specie
di felicità, come se quel semplice fatto bastasse e potesse durare.
(mirabilmente tradotto da Damiano Abeni, che ha scritto: "Vi ho trovati su google - e vi ringrazio per lo spazio concesso a Mark, il consiglio musicale, e le buone parole spese per il modesto traduttore. Ma se vi piace questo "ambiente" vi piacerà tutto il libro, e anche i precedenti. Comunque, continuate così! Un saluto da Damiano Abeni, 14 marzo 2007)