Tracce e Sentieri

Passeggiate splinderiane di Amalteo

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Blogger: AMALTEO
Nome: Amalteo
2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli… il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ...” da Woody Allen, Manhattan (con qualche cambiamento pamalteo@gmail.com http://amalteo.wordpress.com/

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mercoledì, 21 novembre 2007

Femmes qui jouent du piano



Questa sera musica!

Per te,

amica o amico che passi

.... per me ...

Nina  Simone  at Ronnie Scott, 1984,  Norah Jones, Live in New Orleans, 2002,  Gianna Nannini, Perle, 2004:

Facciata A  - God, God, God       Comes Love      Notti senza cuore      If You Knew / Mr Smith      Come  Away  with  me       Una luce       Mississippi  Goddam / Alabama Song        The long Way Home        California        For a while      Carnival Town

Facciata B  -  Amore cannibale       See-Line woman       The long day is over      Aria

Shirley Horn, May the music never end, 2003: If you go away       The nearness of you      Yesterday    

Profumo       Humble me       Ill wind       Meravigliosa creatura





Post Scriptum
Mi si perdoni l'auto-elogio, ma questa antologia è davvero molto, molto bella.
Se vuoi solo sentirla clicca o su Femmes-piano1.mp3 (facciata A) oppure su Femmesjouentpiano2.mp3 (facciata B) nel box DivShare qui sopra. Lascia aperta la pagina e puoi anche fare altro mentre ascolti: la musica fluisce.
Se vuoi metterla su un tuo lettore, clicca o su Facciata A o su Facciata B. DivShare (benedetti!) mette a disposizione, lì sulla destra, il link Download Original che puoi scaricare su una tua directory e poi trasbordare sul lettore.
buoni ascolti e riascolti.
postato da: AMALTEO alle ore novembre 21, 2007 00:25 | link | commenti (14)
categorie: ascoltare mie antologie
martedì, 30 ottobre 2007

Richard Hawley ai Magazzini generali di Milano


Era da un mese che ci puntavo.

Avevo un appuntamento con l’unico concerto italiano di Richard Hawley, crooner di Sheffield. Gran bella voce cavernosa. Tono romantico. Chitarre maneggiate con cultura e perizia.

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Anche il posto era interessante: i Magazzini generali. In un quartiere sud di Milano, tagliato dalla ferrovia.
Zona dove l’urbanistica progetta il riuso delle “aree dimesse”, con un buon risultato, mi sembra. L’ambiente urbano di Milano, in quel luogo, è anonimo, senza centri di identificazione. Le strade di scorrimento tagliano quartieri e li chiudono in se stessi. Gli individui e le famiglie sembrano dover fissare le loro coordinate esistenziali sulla abitazione, lo spostamento al lavoro, il luogo di lavoro e i grandi supermercati. Manca quello che io (per esemplificare) riesco ancora ad avere: la mediazione del paesaggio. Ossia una visione che lega i nodi che, comunque, si devono attraversare: casa, trasporto, lavoro.
Questo per dire che la progettazione dei Magazzini Generali promette bene: in un’area urbana di “non luogo”, lì sembra profilarsi un centro caldo di identificazione: spazi gioco per i bambini, ludoteche, scuole di disegno e, ecco il punto, questa discoteca e sala concerti.

In un primo momento mi sono detto: qui è come a Zurigo, al Kaufleuten Restaurants dove siamo andati a sentire i Pink Martini.
Aspettativa alta. Delusione cocente.
L’amplificazione eccitante e demoniaca del quintetto di Richard Hawley (lui, un’altra chitarra, un contrabbasso, la batteria e il piano) ha rovinato tutto.
Ma davvero tanto.
Un concerto inascoltabile, inaudibile.

Il tono intimo e le sfumature della gamma cromatica del suono completamente annichilite dalla devastazione del volume.
Si ascoltava in piedi – e questo mi piaceva – ma era impossibile sentire.
Ma evidentemente sono io – e soprattutto mia moglie – ad essere “fuori tempo”. Fuori questo tempo.
I giovani – e qualche meno giovane – presenti in sala erano a loro agio. Addirittura davanti ai maxi altoparlanti che facevano rimbombare pareti dell’edificio e casse toraciche.
Come se, per raggiungere la testa passando per il cuore, fosse necessario in eccesso di stimolo.

Richard Hawley canta e suona così:

The Ocean, in Coles Corner

Ma ieri sera era davvero tanto fuori dal suo spazio emotivo.
Non so se è stato lui ad adattare il suo stile al contesto di una discoteca eccessiva o se la discoteca eccessiva ne ha massacrato l’ispirazione.

Peccato, perché i sui dischi sono molto godibili:

postato da: AMALTEO alle ore ottobre 30, 2007 15:29 | link | commenti (12)
categorie: ascoltare mie antologie
venerdì, 19 ottobre 2007

Traduzioni: Stand In My Way

ParoleMi è venuta una idea: aprire un  tag "traduzioni".
Per sopperire alle mie mancanze linguistiche.

Caro passante, come tradurresti questa locuzione?

Stand In My Way

Ispirata da:
Micah P. Hinson, Stand in my Way, in  Micah P Hinson And The Gospel Of Progress:



grazie anticipato per l'aiuto.

Esperimento riuscito (ma avevo pochi dubbi che non riuscisse).
Ecco le polifonie significanti:

Stand In My Way
  • stare, mettersi o trovarsi sulla mia strada
  • dimorare sulla mia strada
  • abitare sulla mia strada
  • soffermati sulla mia strada
  • affiancami nel mio cammino
  • procedi con me
  • abito, sempre, qui da me. Come interpreta - e trasla - Astime
  • resta sulla mia strada, resta con me


MICAH P. HINSON
 And The Gospel Of Progress
(Sketchbook) 2004
country-folk
  1. Close Your Eyes
  2. Beneath The Rose
  3. Don't You Forget (Part One And Two)
  4. The Possibilities
  5. As You Can See
  6. At Last, Our Promise
  7. I Still Remember
  8. The Nothing
  9. Stand In My Way
  10. On My Way
  11. You Lost Sight In Me
  12. Caught In Between
  13. The Day Texas Sank To The Bottom Of The Sea

di Davide Ariasso

Un movimento verso l'alto, l'innalzarsi di un uccello. Inizia come potrebbe iniziare una favola, tappeto sintetico e flauto, poi entra quella voce che ti sembra di aver già sentito mille volte. E invece è la prima, perché si tratta di un esordio per questo Micah P. Hinson, ormai sulla bocca di tutti quei neo-prewar-post folkster che ci ritroviamo a essere in questi anni. Non raccontiamocela, semplicemente è dagli anni 90 che questa storia del folk rivisitato, rimasticato, resuscitato, decontestualizzato, avanguardizzato, continua a toccarci perché ha, in casi come questo, la forza di quel pop che sfiora le sempre tese corde dell'emozione. Batte dove il dente duole, con sottile piacere. Ottime canzoni con attitudine figlia/madre del tempo attuale, dischi di autori nel vero senso della parola, che hanno scelto una veste in parte folk per il loro mondo poetico. E' bastato qualche nome su cui puntare, Will Holdam, Bill Callahan e di recente Devendra Banhart , per dare senso e lustro a qualcosa che, come al solito, è in parte invenzione e in parte segno dei desideri di chi la musica la fa, la ascolta, la vende, oppure di musica scrive.
Micah è giovanissimo, ma sa scrivere con un senso perfetto della sintesi e della melodia immediata. Ha una voce riconoscibile pur ricordando Smog in modo impressionante, e quella capacità di appassionarsi, contenersi, sprofondare nell'intimo che è dei grandi cantautori. Dalla sua ha anche una biografia tormentata, interessi letterari pseudo- maudit e gli Earlies (il "Gospel Of Progress"), che spalmano queste gentili strutture con arrangiamenti attenti soprattutto a valorizzare il pathos e le sfumature delle canzoni. Verso l'alto, a sospendere nella classicità canzoni-colibrì ruggenti di desiderio.
"Close Your Eyes" introduce la serie di crescendo, figura musicale principe di questo disco. In questo, come in altri casi, si tratta di progressiva stratificazione strumentale: synth, fender rhodes, chitarra acustica, voci femminili, archi, chitarre elettriche, batteria che fa scattare una marcia, mentre le elettriche salgono e l'intensità annuncia l'apertura dei cuori. Come in "Beneath The Rose", Cohen arpeggiato veloce, contrabbasso pizzicato country, slide emotiva, raddoppiamento acustico, fisa, piano che rotola come se Glass jammasse con i Black Heart Procession e insieme trovassero un po' di calore. Quante volte l'ho associata istintivamente a chi mi ha fatto perdere la testa in questi ultimi giorni, e scusate la parentesi intima ma e' per rendere l'idea.
Poi si va a insistere con i crescendo: "Don't You (Part 1&2)" è il primo tassello di ballata alla Tom Waits dalla struttura semplice e ripetuta che, attraverso un ponte di note-plettro molto indie, sfocia in un finale epico, un wall of sound che consegna l'intimo al corale.
Questo senso religioso, insieme raccolto e disteso, che tinge di sincerità ogni passo, si contrae in altri episodi, come la oldhamiana "At Last, Our Promises", mesta ma spalancata sul dramma con sguardo sottilmente cinematografico, mentre il caos dell'orchestra dipinge lo scenario di una caduta: "Yeah, he is a cinematographer". Tornano le suggestioni Black Heart nel valzer di "Stand In My Way", ma Micah sembra sempre con un raggio di sole in fronte, anche quando inscena voli notturni. Che dire poi di "Patience", nonostante la sua immensa semplicità uno degli apici di questo disco, forse perché qui Micah finalmente gratta la sua voce, sostenuto da quattro accordi di acustica, fondo d'organo e qualche nota sparsa di piano, finché il brano s'impenna Mogwai deragliando le intenzioni Waits.
La conclusione, "The Day Texas Sank To The Bottom Of The Sea", è distacco, come vedere all'orizzonte l'ultimo volo della stagione. Distensione, rilascio, rintocchi d'elettrica, archi che s'adagiano, organo che scalda e annuncia il movimento, lenta batteria, cori e piano che trascinano via l'attore dopo il suo "a parte" e lasciano il palcoscenico vuoto. Il pubblico sospetta che queste siano anche le sue emozioni, termina l'applauso, esce dalla sala e rifluisce nella hall, poi finiscono tutti fuori dal teatro: è un grande stormo di uccelli quello che si vede uscire. Per l'ultimo volo della stagione.

in : http://www.ondarock.it/recensioni/2004_hinson.htm
postato da: AMALTEO alle ore ottobre 19, 2007 11:45 | link | commenti (33)
categorie: comunicare dizionario, ascoltare mie antologie
giovedì, 30 agosto 2007

Carmen McRae secondo Amalteo

Mi è capitato di mettere insieme una antologia della cantante jazz Carmen McRae (1920 - 1994).
Voce calda. Le pause giuste ... molto giuste. Interazione perfetta con i musicisti. Stupenda per le notti.
Sincronica per la mezzanotte ....
Lì, vicino al pianoforte, a far brillare la tradizione del canto jazz. Quando la voce tende a diventare un personalissimo strumento musicale.
Devo molto per questo ricordo all'amico Thomas, che forse sta cambiando lavoro e paese. E per la voglia di fare comunità con la musica, oltre che per l'impaginazione, a Kosmogabri
Ecco per voi, cari amici:


Carmen McRae

secondo Amalteo

L'antologia è qui: mediafire

Carmen McRae su YouTube

Carmen McRae on Wikipedia


1.He Was Too Good to Me in Book of Ballads, 1960
2.It Never Entered My Mind in Live at Sugar Hill, 1963
3.Don't Explain in Alive, 1965
4.You and I in Velvet Soul 1972
5.As time goes by in Live at the Dug, 1973
6.Duke Ellington Medley:Satin Doll-Mood Indigo
in Live in Belgrade, 1975
7.Send in the clowns in Live at Bubba's, 1981
8.My Funny Valentine in Live At Montreux, 1982
9.Besame Mucho in Live At Montreux,, 1982
10.Love me tender in Any Old Time, 1986
11.'Round Midnight in Live At Umbria Jazz, 1990
12.Poor Butterfly in Sarah: Dedicated To You, 1990
13.Take five in New York State of Mind, 1978
14.Moonlight in Vermont in Carmen in London, 1961
postato da: AMALTEO alle ore agosto 30, 2007 23:54 | link | commenti (5)
categorie: vivere agosto, ascoltare a mezzanotte, ascoltare mie antologie
venerdì, 10 agosto 2007

Stephan Micus: Till the End of Time

IMG_1561Ci sono autori "seminali" nella vita di ciascuno.
Per me Stephan Micus è fra questi.
Un autore che ricerca il suono degli strumenti delle culture del mondo e li innesta nella sua ispirazione.

La musica è come polvere dorata.
Da qualche parte si deposita e qualcuno trova  il suo granello luminoso.


 


Vai al  Sito di Stephan Micus
postato da: AMALTEO alle ore agosto 10, 2007 13:29 | link | commenti (12)
categorie: vivere agosto, ascoltare mie antologie
venerdì, 29 giugno 2007

Thee, Stranded Horse, Swaying Eel, in Churning Strides

Cosa dicevo nei giorni scorsi?
Dicevo che "vorrei stare fermo ... molto fermo"
Se poi a stare fermo TrellHeim  mi serve in un salottino musicale questa esecuzione:

Thee, Stranded Horse
Swaying Eel
in Churning Strides
2007

beh ... allora starò ancora più fermo.


Noterelle biografiche di TrellHeim:
"Thee, Stranded Horse (con la virgola) è un ragazzo francese di nome Yann Tambour.
Nel disco suona solo lui, con le sue sante manine, chitarra o kora che sia.
La storia della Groenlandia è solo una sua boutade"


postato da: AMALTEO alle ore giugno 29, 2007 15:57 | link | commenti (27)
categorie: ascoltare mie antologie
mercoledì, 13 giugno 2007

Sulle tracce di Piers Faccini

Oggi l'inseguimento delle tracce, attraverso il Festival di Villa Arconati di Castellazzo di Bollate (MI), mi porta a

Piers Faccini

che farà lì un concerto il 10 luglio

Dice la locandina:
"Cantautore in bilico tra Londra, Parigi, Napoli e Los Angeles, giunto al secondo capitolo della sua carriera artistica con Tearing Sky (2006), dopo la grande accoglienza riservata a Leave No Trace (2004)  dalla stampa internazionale.
Piers Faccini conosce e parla molte lingue, ma la sua musica esplora confini ancora più vasti: dal Mississippi alla Pizzica, dalla musica Maliana al Folk britannico.
In Tearing Sky, Juan Nelson al basso e Adam Topol alla batteria formano una sezione ritmica tra le più affiatate e allo stesso tempo raffinate esistenti sulla scena; Ben Harper e Inara George aggiungono le loro voci, Chris Darrow il mandolino, e il Maliano Ballakè Sissokò il suo angelico suono di Kora. Su queste basi Piers ha scritto, composto e cantato tutti i brani, suonando le chitarre, l’“er hu” (un violino cinese), l’armonica, e l’harmonium. E alla sua voce, quasi sciamanica e a tratti ipnotica, è assai difficile rimanere insensibili"

E' una bella scoperta per me.
Non riuscendo a trovare un'altra voce come quella di Nina (fiori, fiori per Nina, Nina Simone) sono voci così che inseguo: lente, calde, riflessive, interiori.
Ci sta bene Piers Faccini nei miei Album musicali.


postato da: AMALTEO alle ore giugno 13, 2007 10:23 | link | commenti (12)
categorie: ascoltare mie antologie
lunedì, 12 marzo 2007

crepucoloAl crepuscolo: Damien Rice, "Elephant"
Dedicato a Gin Giulio che mi scrive:


"cia ama come va come stai
...ho voglia di un tuo ascolto musicale per celebrare la primavera.
grazie
giulio"

Dai, Giulio, mettiamoci qui ... ma anche voi ... sì anche voi ... ciao tu ... e ciao anche tu ...
Sentiamoci Damien Rice ... questo "Elephant"
Ma al crepuscolo.
Ora le sere cominciano ad arrivare più tardi ... sempre più tardi ...
Già ... si avvicina la primavera ...
La stagione degli ormoni.

Chi è Damien Rice?

Per me Damien Rice è uno che ricomincia dove aveva finito Jeff Buckley
E allora ... ti prego Damien ... attento ai bagni e alle nuotate!
Conto molto su di te.
E, se pemetti, forse ancora un po' di più sulla tua compagna ...  Lisa Hannigan
Ma lei ce la sentiamo un'altra volta.
Magari attorno a mezzanotte ...





lyrics - Damien Rice Lyrics
postato da: AMALTEO alle ore marzo 12, 2007 15:40 | link | commenti (14)
categorie: ascoltare al crepuscolo, ascoltare mie antologie
sabato, 03 marzo 2007

Mark Strand e Richard Hawley: sotto l'influsso della Luna

adotta un tuo animale virtuale!

Luna


Apri il libro della sera alla pagina
in cui la luna, la luna sempre, appare

tra due nuvole, spostandosi così piano che parrà
siano trascorse ore prima che tu giunga alla pagina seguente

dove la luna, ora più luminosa, fa scendere un sentiero
per condurti via da ciò che hai conosciuto

entro i luoghi in cui quello che ti eri augurato si avvera,
la sua sillaba solitària come una frase sospesa

sull'orlo del significato, in attesa che tu ne dica il nome
una volta ancora mentre alzi gli occhi dalla pagina

e chiudi il libro, sentendo ancora com'era
soffermarsi in quella luce, quell'improvviso paradiso di suono.

(mirabilmente tradotto da Damiano Abeni, che ha scritto:
 
"
Vi ho trovati su google - e vi ringrazio per lo spazio concesso a Mark, il consiglio musicale, e le buone parole spese per il modesto traduttore. Ma se vi piace questo "ambiente" vi piacerà tutto il libro, e anche i precedenti.
Comunque, continuate così! 
Un saluto da Damiano Abeni,
14 marzo 2007)

Moon

Open the book of evening to the page
where the moon, always the moon, appears

between two clouds, moving so slowly that hours
will seem to have passed before you reach the next page

where the moon, now brighter, lowers a path
to lead you away from what you have known

into those places where what you had wished for happens,
its Ione syllable like a sentence poised

at the edge of sense, waiting for you to say its name
once more as you lift your eyes from the page

and dose the book, stili feeling what it was like
to dwell in that light, that sudden paradise of sound.

Mark Strand, Uomo e cammello, Mondadori, 2007

Che associo alla voce di Richard Hawley :
Cry a Tear for the Man On the Moon
in Late Night Final

mercoledì, 28 febbraio 2007

Al crepuscolo: Daniel Lanois, Transmitter

crepucoloAstime  mi ha regalato una poesia di Mark Strand.
A dire il vero l'ha regalata a tutti noi che, talvolta, ci intratteniamo qui al crepuscolo.
Questa sera associo il crepuscolo a questa
Transmitter
di Daniel Lanois,

in "Shine"

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder




Questo è il luogo. Le sedie sono bianche. Il tavolo splende.
La persona che vi siede fissa la cerea incandescenza.
Il vento sommuove l’aria, ripetutamente,
come per crearvi uno spazio. “ Uno spazio per me”, pensa.
È sempre stato attratto dal clima del commiato,
disponendosi in modo che il dolore – perfino il più intimo –
lo si potessi leggere da lontano.

This is the place.  The chairs are white.  The table shines.
 The person sitting there stares at the waxen glow.
The wind moves the air around repeatedly,
 As if to clear a space.  "A space for me," he thinks.

He's always been drawn to the weather of leavetaking,
Arranging it so that grief — even the most intimate —
Might be read from a distance.

Una fascia lunga di nuvole
è sospesa sul mare aperto con il sole, il sole senza qualità
che là dietro affonda – versione edulcorata di una storia
che viene detta una sola volta se vera, e sempre troppo tardi.

La cameriera gli porta da bere, lui alza il bicchiere
verso la luce che si spegne, ma un attimo solo.
Il barlume rosso che ne viene gli tinge la camicia.
Adagio il cielo s'oscura, il vento si placa,
la veduta sublima. Il suo ampio abbraccio viola
pare, in questo crepuscolo placido, più che un motivo
per essere lì, per contemplarlo, pare in sé una specie
di felicità, come se quel semplice fatto bastasse e potesse durare.

Mark Strand

(mirabilmente tradotto da Damiano Abeni, che ha scritto: "Vi ho trovati su google - e vi ringrazio per lo spazio concesso a Mark, il consiglio musicale, e le buone parole spese per il modesto traduttore. Ma se vi piace questo "ambiente" vi piacerà tutto il libro, e anche i precedenti. Comunque, continuate così!  Un saluto da Damiano Abeni, 14 marzo 2007)

postato da: AMALTEO alle ore febbraio 28, 2007 18:32 | link | commenti (8)
categorie: ascoltare al crepuscolo, ascoltare mie antologie