Tracce e Sentieri

Passeggiate splinderiane di Amalteo

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2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli… il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ...” da Woody Allen, Manhattan (con qualche cambiamento) pamalteo@gmail.com

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giovedì, 06 dicembre 2007

William Claxton, Joachim E. Berendt, Jazz Life



Auto-Dono di buon Post compleanno.
Dagli Stati Uniti mi arriva:

William Claxton, Joachim E. Berendt, Jazz Life - A Journey Across America in 1960, Taschen, 2005, p. 700 (6 chili)

Sfilano in queste pagine le immagini della costruzione sociale del jazz durante il primo Novecento ed i suoi sviluppi fino al 1960.
Un pezzo di storia che mi appassiona, anche perchè è la prima parte di me.
Per ora metto qui una proiezione di alcune fotografie.
Parlerò poi di questo album fotografico. Mi assento per qualche decina di ore.
Ci rileggiamo sabato.


Created with Admarket's flickrSLiDR.
postato da: AMALTEO alle ore dicembre 06, 2007 12:29 | link | commenti (9)
categorie: ascoltare jazz storia
domenica, 26 agosto 2007

Arrigo Polillo: Storia del Jazz, 1975



Sostiene JazzFan:


"il contributo fondamentale alla storia del jazz Arrigo Polillo lo ha dato con Il Jazz: la vicenda e i protagonisti della musica afroamericana, pubblicato per la prima volta nel 1975 e ripetutamente ripubblicato fino ad oggi in numerose edizioni.
Anni fà in un banchetto estivo di libri a prezzo ridotto trovai una edizione particolare che al testo che già possedevo univa della musicassette contenenti un audilibro dal titolo La storia del Jazz pubblicato quando venne lanciata l'iniziativa degli audiolibri; iniziativa che non riscosse grande successo, al punto da essere sospesa dopo pochi titoli.

Chi fosse interessato ad ascoltare quest'opera può scaricarla da qui:

ARRIGO POLILLO - STORIA DEL JAZZ


postato da: AMALTEO alle ore agosto 26, 2007 23:48 | link | commenti
categorie: ascoltare jazz storia
martedì, 21 agosto 2007

Louis Armstrong, West end Blues, 1928


In questi istanti Armstrong ha indicato la strada su cui tutti, proprio tutti, compreso Miles Davis,  dopo hanno camminato:


Un commento odierno di Giulio Stevanato mi spinge a riprendere la mia personale storia del jazz.
Quando comincia il jazz moderno, anche se nel pieno di quella che oggi chiamiamo "tradizione?
In molti sostengono, e io con loro, che il jazz moderno comincia con i fino ad allora inauditi suoni di tromba di Louis Armstrong di  West and Blues
A riprova che per inseguire la modernità occorre ricercare nella tradizione.
E' questo che intendo dire quando mi dico che "sono un conservatore".

Riprendo per i fili un mio precedente post e lo intreccio con l'oggi

Ho cominciato ad ascoltare musica jazz fin da molto piccolo, agli inizi degli anni ‘50. Ho un ricordo vaghissimo di quando, probabilmente a tre anni o giù di lì, i miei genitori mi facevano imitare la voce di Louis Armstrong, che evidentemente mi aveva colpito molto. Quando avevano qualche ospite, venivo messo nel mezzo del “tinello marron” (come direbbe Paolo Conte) e mi esibivo in qualche suono gutturale, che oggi vorrei che qualcuno avesse registrato. Si rideva molto, mi sembra, a quelle esibizioni.
Il fatto è che mio padre era un forte appassionato di musica jazz. Mia madre no. Mia madre era fra quelle di cui dice il pluricitato Paolo Conte: 
Le donne odiavano il jazz, non si capisce il motivo”

Lui era stato prigioniero degli americani a Napoli e nel 1945, a guerra finita, aveva attraversato l’Italia per tornare al nord con un baule di dischi  che allora si chiamavano i “V-disc  (i disci della vittoria: era una serie pubblicata dalla Victory che nel 1942 sbarcarono nel nostro Paese insieme alle truppe americane: Duke Ellington, Glenn Miller, il giovane Frank Sinatra, Ella Fitzgerald,  i fratelli Dorsey, ovviamente Louis Armstrong … ). Per anni li vidi sentiti, curati, accuditi e conservati in una cassapanca di legno. Poi c’è un vuoto di memoria, se non un vago ricordo di alcuni pezzi del pianista Art Tatum, ascoltati “abusivamente”, di pomeriggio quando avevo forse 10 o 11 anni. Anche qui: ho un ricordo indelebile di qualche pezzo di questo sublime pianista cieco che avrebbe voluto fare il concertista classico.
Il fatto è che mio padre mi ha sempre impedito l’accesso alla sua discoteca, in pratica per quarant’anni. Non era il “padre morbido” delle generazioni degli figli degli anni ’60 e successivi. I dischi non si toccano e basta.

Negli anni successivi ho esagerato. Ma non sono il solo, vero  JazzFan?

Ma come può essere definito il jazz?
Per addentrarmi nelle pochissime chiavi che consentono di provare ad apprezzarlo conviene consultare un jazzofilo tedesco, che aiuta a farlo in modo semplice e magistrale (perché i buoni maestri sono sempre semplici):

“II jazz è un modo artistico di suonare la musica nato negli Stati Uniti dal­l'incontro del nero con la musica europea. Lo strumentale, la melodia e l'ar­monia del jazz nascono prevalentemente dalla tradizione musicale occidentale. Il ritmo, il modo di fraseggiare e la formazione del suono nonché certi elemen­ti dell'armonia del blues nascono dalla musica africana e dalla sensibilità mu­sicale del nero americano. Il jazz si differenzia dalla musica europea per i se­guenti tre elementi fondamentali:

1. Per un rapporto particolare con il tempo che viene indicato con la parola «swing».                                                                                           

2. Per una spontaneità e una vitalità della produzione musicale in cui l’im­provvisazione riveste importanza.

3 Per una formazione del suono e per un modo di fraseggiare in cui si riflet­te l’ individualità del jazzista esecutore.

Questi tre elementi fondamentali creano un nuovo tipo di rapporto di tensio­ne in cui non sono più importanti come nella musica europea — i grandi archi tensionali, ma una quantità di piccoli elementi tensionali che creano in­tensità, che vengono continuamente costruiti e poi distrutti. I diversi stili e le diverse fasi dell'evoluzione attraverso i quali è passata la musica jazz dalla sua nascita intorno all'inizio del secolo a tutt’oggi, diventano una parte essenziale per il fatto che ai tre elementi fondamentali di volta in volta viene attribuita un importanza diversa e il rapporto fra loro muta continuamente.

In questa definizione è compreso prima di tutto il fatto che il jazz è nato da un incontro fra «nero» e «bianco», e che quindi non potrebbe esistere né come un dato di fatto esclusivamente africano, né come un dato di fatto esclusivamente europeo. ….  La tipica formazione del suono di jazz è in larga misura una creazione dei neri, ma tuttavia nella musica jazz vi è una quantità di suoni vocali e strumentali che sono presenti anche nella musica europea

Joachim Ernst Berendt, Il nuovo libro del jazz: dal New Orleans al jazz rock, Vallardi 1986, p. 436-437

 

postato da: AMALTEO alle ore agosto 21, 2007 18:00 | link | commenti (6)
categorie: ascoltare jazz storia, ascoltare jazz - louis armstrong
venerdì, 08 giugno 2007

Dave Brubeck Quartet, Take Five

Energia classica, per spingere la giornata:

Dave Brubeck - Take Five

[via FoxyTunes / The Dave Brubeck Quartet]

postato da: AMALTEO alle ore giugno 08, 2007 09:08 | link | commenti (7)
categorie: ascoltare jazz, ascoltare jazz storia, ascoltare al risveglio
mercoledì, 30 maggio 2007

Ella Fitgerald e Count Basie, Basella

Non resisto.
Non resisto a rilanciare.
I sentieri dei Blog sono associativi.
E quindi se Jazzfan tira fuori dalla sua collezione e sceglie con gusto, classe e cultura questo pezzo gorgeous io lo rilancio:

Ella Fitgerald e Count Basie
Basella


Basie and Ella, per me che sono tardo

postato da: AMALTEO alle ore maggio 30, 2007 16:08 | link | commenti (5)
categorie: ascoltare jazz, ascoltare jazz storia
giovedì, 17 maggio 2007

Erroll Garner

MUSICA-MP3Contagiato!
E come si fa a non essere contagiati da Jazzfan, che dedica due post a Errol Garner qui e qui?
Così, per simmetria, recupero qualche appunto di una mia personale storia del jazz, in uno scritto che incontrava alcuni autori ed album seminali.

Mi accorgo che se devo andare alle origini del jazz moderno sono gli anni ’50 a venirmi incontro.
In quel decennio c’è la rielaborazione di una musica che ormai ha circa mezzo secolo e che si avvia alla sua seconda fase storica.
Gli album di valore sono davvero tanti.
Ma ci sono alcuni che ascolto sempre volentieri, sapendo che ogni volta hanno da comunicarmi ancora qualcosa di più.
Da dove viene fuori tanta creatività?
Credo da tre fattori.
In primo luogo è il decennio successivo a quello della seconda guerra mondiale: tutti i paesi stanno ricostruendosi.
In secondo luogo stanno nascendo nuovi generi: il Rock, il Soul, il Rhythm and Blues.
In terzo luogo il jazz è attraversato da una tensione fra due poli: una “classicista”, alla ricerca delle radici e rappresentata dal Cool Jazz, e una “modernista”, alla ricerca di ancora nuovi modi di suonare, dopo il nervosismo e la velocità del Bebop (l’Hard Bop).
Queste due correnti creavano un attrito portatore di continue innovazioni: il Cool Jazz compensava l’iperattivismo del Bebop e l’Hard bop diventava la risposta alla presunta fragilità e leggerezza del Cool.
E, come succede, in mezzo a questi due fiumi dalle sorgenti divise, nascevano spiriti musicali originali e non riconducibili rigidamente all’uno o all’altro.

Un disco veramente fantastico di questo periodo è Erroll Garner, Concert by the Sea (1955). Un live suonato in una serata unica ed irripetibile a Carmel, sulla costa della California.
Solo l’improvvisazione ha reso possibile questo concerto straordinario, con un prodigioso pianista “orchestrale” che rende spumeggiante il suono dello strumento.
Errol Garner aveva un immenso talento, tanto da non poterlo ricondurre a generi o a mode, e uno straordinario intuito musicale che gli consentiva di passare, sfumando la fine dei pezzi, da vecchi brani dixieland, alle canzoni popolari, agli standard jazz fino a sue originali composizioni come Misty
Michel Petrucciani, nelle sue esecuzioni al piano solo, adotterà personalizzandolo questo stile. Mentre scrivo sto ascoltando I'll Remember April, in ritmo swing pieno di idee e di variazioni, Where or When, che smonta e ricompone a velocità siderale le linee armoniche originali, Mambo Carmel, in cui sembra di vedere le mani che sul piano suonano due canzoni indipendenti l’una dall’altra, April in Paris, dove la lunga introduzione tiene nascosto fino all’ultimo il tema, per poi procedere in modo irresistibile.
Applauso !!!

Non cè un video di questo concerto eccezionale.
Ripiego su questo, che riprende anche alcune copertine dei suoi Lp:

postato da: AMALTEO alle ore maggio 17, 2007 17:52 | link | commenti (12)
categorie: ascoltare jazz, ascoltare jazz storia
venerdì, 30 marzo 2007

Tony Scott My Funny Valentine



Tony Scott, My Funny Valentine

Apprendo dal blog di Mondo Jazz che è morto Tony Scott (1921-2007)
Lunga vita: ci farei la firma, come si dice.
Mi capita in questi giorni in cui ho da riflettere sul Tempo che resta.







Lo ricordo con una delle varie registrazioni che il glorioso produttore di musica Paolo Piangiarelli della Philology in questi ultimi anni gli ha affettuosamente e pazientemente promosso:

My Funny Valentine
in The clarinet Album, Philology, 13 aprile 1993

Attenzione. Richiederebbe un ascolto attento, meditato e pensoso. Magari al buio. Sono soffi di clarino di 11 minuti.
Qualcosa di abbastanza unico.

Tony Scott aveva 72 anni
Gli altri musicisti sono:
Massimo Farao (p.)
Aldo Zunino (cb)
Giulio Capiozzo (batt.)
postato da: AMALTEO alle ore marzo 30, 2007 17:31 | link | commenti (10)
categorie: ascoltare jazz, ascoltare jazz storia, vivere morte

John Lewis, Valeria
da LP John Lewis & Svend Asmussen, European Encounter, 2-3 Giugno 1962 at Como Studio, Stockolm, Sweden



Già dedicato una volta ad  Astime
Ridedicato
Perchè?
Così!

Attenzione, caro lettore, a 1 minuto e 24 (1 e 26 dicono i miei pedantissimi ed amatissimi astine e dodo!): ecco perchè John Lewis era anche chiamato "il pianista della nota".
Puoi prendere in mano ogni singola nota!
E poi guarda la fotografia sopra: ecco come John "guarda" ogni singola nota! Come i bambini intenti ad apprendere.
E' meraviglioso poter presentificare anche nei dettagli la persona intrecciata al suo essere artista.

A conferma del pianismo della nota di John Lewis ricevo dal pianista jazz Carlo Uboldi:
"Una delle capacità piu' difficili al mondo è quella di riuscire a "dire" tanto con poche note, e John Lewis era un maestro in questo.
Tutti sappiamo "correre", ma riuscire a meditare per ogni nota suonata....e ve lo dice un pianista!
Ciao, Carlo U.


Da questo post, per sentieri e connessioni, sono arrivato ad  un bel profilo dei Modern Jazz Quartet, creati e accuditi per 40 anni dal paziente John:  GeroviJazz sul Modern Jazz Quartet

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder





valeria



postato da: AMALTEO alle ore marzo 30, 2007 10:51 | link | commenti (28)
categorie: ascoltare jazz, ascoltare jazz storia, ascoltare jazz - john lewis
lunedì, 15 gennaio 2007

West End Blues

roundmidnightHo cominciato ad ascoltare musica jazz fin da molto piccolo, agli inizi degli anni ‘50. Ho un ricordo vaghissimo di quando, probabilmente a tre anni o giù di lì, i miei genitori mi facevano imitare la voce di Louis Armstrong, che evidentemente mi aveva colpito molto. Quando avevano qualche ospite, venivo messo nel mezzo del “tinello marron” (come direbbe Paolo Conte) e mi esibivo in qualche suono gutturale, che oggi vorrei che qualcuno avesse registrato. Si rideva molto, mi sembra, a quelle esibizioni.
Il fatto è che mio padre era un forte appassionato della musica jazz. Mia madre no. Mia madre era fra quelle di cui dice il pluricitato Paolo Conte: 
Le donne odiavano il jazz, non si capisce il motivo” Mio padre era stato prigioniero degli americani a Napoli e nel 1945, a guerra finita, aveva attraversato l’Italia per tornare al nord con un baule di dischi  che allora si chiamavano i “V-disc  (era una serie pubblicata dalla Victory che nel 1942 sbarcarono nel nostro Paese insieme alle truppe americane: Duke Ellington, Glenn Miller, il giovane Frank Sinatra, Ella Fitzgerald,  i fratelli Dorsey, ovviamente Louis Armstrong … ). Per anni li vidi sentiti, curati, accuditi e conservati in una cassapanca di legno. Poi c’è un vuoto di memoria, se non un vago ricordo di alcuni pezzi del pianista Art Tatum, ascoltati “abusivamente”, di pomeriggio quando avevo forse 10 o 11 anni. Anche qui: ho un ricordo indelebile di qualche pezzo di questo sublime pianista cieco che avrebbe voluto fare il concertista classico. La settimana scorsa l’Espresso ha pubblicato una sua antologia: chiedetela alla vostra edicola, nel caso avesse degli arretrati. E’ oro zecchino.
Il fatto è che mio padre mi ha sempre impedito l’accesso alla sua discoteca, in pratica per quarant’anni. Non era il “padre morbido” delle generazioni degli figli degli anni ’60 e successivi. I dischi non si toccano e basta.
Potei mettere le mani sulla sua possente discoteca solo nel 1989, alla sua morte. E quella discoteca rimane ancora oggi il più potente simbolo della linea paterna della mia vita. Non molto stranamente, mio padre è più presente nella mia vita simbolica di quanto lo sia stato nella vita reale. Non ho quasi bisogno di andarlo a trovare al cimitero: mi basta scorrere le copertine dei 33 giri per ritrovarlo nei suoi gusti,  scelte, passioni.
Da quell’anno ascolto musica jazz. "Anche" musica jazz dovrei dire, perché non sono un fanatico monogenere: soddisfa la mia mente musicale anche il pop/rock di classe, come pure (non inorridite) la musica new age, in questo caso seguendo le argentee istruzioni di Piero Scaruffi (e se non sapete chi è Piero Scaruffi, cliccate qui a fianco: la più grande documentazione musicale del mondo curata da una persona sola)

Ma come può essere definito il jazz? Per addentrarmi nelle pochissime chiavi che consentono di provare ad apprezzarlo conviene consultare un jazzofilo tedesco, che aiuta a farlo in modo semplice e magistrale (perché i buoni maestri sono sempre semplici):

“II jazz è un modo artistico di suonare la musica nato negli Stati Uniti dal­l'incontro del nero con la musica europea. Lo strumentale, la melodia e l'ar­monia del jazz nascono prevalentemente dalla tradizione musicale occidentale. Il ritmo, il modo di fraseggiare e la formazione del suono nonché certi elemen­ti dell'armonia del blues nascono dalla musica africana e dalla sensibilità mu­sicale del nero americano. Il jazz si differenzia dalla musica europea per i se­guenti tre elementi fondamentali:

1. Per un rapporto particolare con il tempo che viene indicato con la parola «swing».                                                                                           

2. Per una spontaneità e una vitalità della produzione musicale in cui l’im­provvisazione riveste importanza.

3 Per una formazione del suono e per un modo di fraseggiare in cui si riflet­te l’ individualità del jazzista esecutore.

Questi tre elementi fondamentali creano un nuovo tipo di rapporto di tensio­ne in cui non sono più importanti come nella musica europea — i grandi archi tensionali, ma una quantità di piccoli elementi tensionali che creano in­tensità, che vengono continuamente costruiti e poi distrutti. I diversi stili e le diverse fasi dell'evoluzione attraverso i quali è passata la musica jazz dalla sua nascita intorno all'inizio del secolo a tutt’oggi, diventano una parte essenziale per il fatto che ai tre elementi fondamentali di volta in volta viene attribuita un importanza diversa e il rapporto fra loro muta continuamente.

In questa definizione è compreso prima di tutto il fatto che il jazz è nato da un incontro fra «nero» e «bianco», e che quindi non potrebbe esistere né come un dato di fatto esclusivamente africano, né come un dato di fatto esclusivamente europeo. ….  La tipica formazione del suono di jazz è in larga misura una creazione dei neri, ma tuttavia nella musica jazz vi è una quantità di suoni vocali e strumentali che sono presenti anche nella musica europea

Joachim Ernst Berendt, Il nuovo libro del jazz: dal New Orleans al jazz rock, Vallardi 1986, p. 436-437

 

Perché questa lunghetta introduzione biografica ed esplicativa?
Perché la traccia di mezzanotte di oggi è il
suono della tromba di Louis Armstrong in “West and Blues “ del 1928.  Per molti storici – e comunque per me – questo pezzo rappresenta la nascita del jazz moderno. E’ come se in quell’istante Armstrong avesse  indicato la strada su cui tutti, proprio tutti, compreso Miles Davis,  dopo hanno camminato:


mercoledì, 10 maggio 2006

Vite parallele: Giorgio Napolitano e Dave Brubeck

partenone


Le elezioni del 9 aprile 2006 hanno consegnato un paese culturalmente di centro-destra a un governo politicamente di centro-sinistra. Con una maggioranza dello 0,6 per mille o di 24.000 voti.

In queste condizioni sarebbe stato meglio, molto meglio, scegliere un Presidente della Repubblica in  collaborazione con l'altra parte. Ma si sa, con Narciso-Bertinotti il buon senso non è possibile.

Tuttavia oggi è una bella giornata per la politica .
E’ stato eletto Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, un grande vecchio (per età e sapere) che riassume su di sé un intero arco della storia d’Italia negli ultimi cinquant’anni.

Perché quest’uomo ha anticipato già negli anni ’60, con il pensiero, quello che sarebbe avvenuto trent’anni dopo, nella realtà. Cioè la necessità di puntare sull’obiettivo di costruire un partito che allora si sarebbe riconoscito nella tradizione “socialdemocratica” e che invece ora forse andrà in quella “democratica”.
Dopo l’esperienza di Massimo D’Alema come Presidente del Consiglio nel 1998, si chiude la regola di esclusione di esponenti della tradizione dei comunisti italiani dalle massime cariche istituzionali del nostro paese.
Nel disordine decisionale di queste elezioni e in una società culturalmente e politicamente divisa e frammentata è un esito comunque importante.
Nei prossimi giorni si scriveranno tantissime pagine sull’episodio.
A me viene in mente un confronto con la musica jazz.

C’è un grande vecchio americano che si chiama Dave Brubeck. Sbeffeggiato fin dall’inizio della sua carriera (fine anni ’50) dagli “estremisti” che lo criticavano perché importava nelle sue composizioni le influenze classiche europee. Cosa insopportabile per i cultori del “rivoluzionario” free jazz.
Il tempo, come nella parabola del contadino cinese seduto ai bordi del fiume, talvolta rende il merito alla persona Meglio ancora se la persona è ancora viva.

Oggi chiunque ascolti il cd “Time out” o le tracce “Take Five” e “Blue Rondo a la Turk” capisce subito, se non è fazioso, da che parte stia la sapienza e la profezia.

Di quei fanatici neppure si conosce il nome. Dave Brubeck, invece, lo si può ascoltare con gusto e piacere in ogni momento, per la modernità dei suoni che ha saputo creare.
Così avviene per Giorgio Napolitano.

L’estremismo di coloro che per darsi una identità si dichiaravano “diversi” lo prendevano di mira, coniando un neologismo assurdo: quello di “migliorista”. Come se aspirare a migliorare le nostre strutture sociali fosse un delitto politico.
Con una certa tristezza esistenziale ricordo a me stesso che fra quegli imbecilli c’ero anch’io.
Ora Napolitano è Presidente della Repubblica.
Onore al merito e alla persona.
Oggi è una bella giornata per la politica.