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In questi istanti Armstrong ha indicato la strada su cui tutti, proprio tutti, compreso Miles Davis, dopo hanno camminato:
Un commento odierno di Giulio Stevanato mi spinge a riprendere la mia personale storia del jazz.
Quando comincia il jazz moderno, anche se nel pieno di quella che oggi chiamiamo "tradizione?
In molti sostengono, e io con loro, che il jazz moderno comincia con i fino ad allora inauditi suoni di tromba di Louis Armstrong di West and Blues
A riprova che per inseguire la modernità occorre ricercare nella tradizione.
E' questo che intendo dire quando mi dico che "sono un conservatore".
Riprendo per i fili un mio precedente post e lo intreccio con l'oggi
Ho cominciato ad ascoltare musica jazz fin da molto piccolo, agli inizi degli anni ‘50. Ho un ricordo vaghissimo di quando, probabilmente a tre anni o giù di lì, i miei genitori mi facevano imitare la voce di Louis Armstrong, che evidentemente mi aveva colpito molto. Quando avevano qualche ospite, venivo messo nel mezzo del “tinello marron” (come direbbe Paolo Conte) e mi esibivo in qualche suono gutturale, che oggi vorrei che qualcuno avesse registrato. Si rideva molto, mi sembra, a quelle esibizioni.
Il fatto è che mio padre era un forte appassionato di musica jazz. Mia madre no. Mia madre era fra quelle di cui dice il pluricitato Paolo Conte: “Le donne odiavano il jazz, non si capisce il motivo”
Lui era stato prigioniero degli americani a Napoli e nel
Il fatto è che mio padre mi ha sempre impedito l’accesso alla sua discoteca, in pratica per quarant’anni. Non era il “padre morbido” delle generazioni degli figli degli anni ’60 e successivi. I dischi non si toccano e basta.
Negli anni successivi ho esagerato. Ma non sono il solo, vero JazzFan?
Ma come può essere definito il jazz?
Per addentrarmi nelle pochissime chiavi che consentono di provare ad apprezzarlo conviene consultare un jazzofilo tedesco, che aiuta a farlo in modo semplice e magistrale (perché i buoni maestri sono sempre semplici):
“II jazz è un modo artistico di suonare la musica nato negli Stati Uniti dall'incontro del nero con la musica europea. Lo strumentale, la melodia e l'armonia del jazz nascono prevalentemente dalla tradizione musicale occidentale. Il ritmo, il modo di fraseggiare e la formazione del suono nonché certi elementi dell'armonia del blues nascono dalla musica africana e dalla sensibilità musicale del nero americano. Il jazz si differenzia dalla musica europea per i seguenti tre elementi fondamentali:
1. Per un rapporto particolare con il tempo che viene indicato con la parola «swing».
2. Per una spontaneità e una vitalità della produzione musicale in cui l’improvvisazione riveste importanza.
3 Per una formazione del suono e per un modo di fraseggiare in cui si riflette l’ individualità del jazzista esecutore.
Questi tre elementi fondamentali creano un nuovo tipo di rapporto di tensione in cui non sono più importanti — come nella musica europea — i grandi archi tensionali, ma una quantità di piccoli elementi tensionali che creano intensità, che vengono continuamente costruiti e poi distrutti. I diversi stili e le diverse fasi dell'evoluzione attraverso i quali è passata la musica jazz dalla sua nascita intorno all'inizio del secolo a tutt’oggi, diventano una parte essenziale per il fatto che ai tre elementi fondamentali di volta in volta viene attribuita un importanza diversa e il rapporto fra loro muta continuamente.
In questa definizione è compreso prima di tutto il fatto che il jazz è nato da un incontro fra «nero» e «bianco», e che quindi non potrebbe esistere né come un dato di fatto esclusivamente africano, né come un dato di fatto esclusivamente europeo. …. La tipica formazione del suono di jazz è in larga misura una creazione dei neri, ma tuttavia nella musica jazz vi è una quantità di suoni vocali e strumentali che sono presenti anche nella musica europea
Joachim Ernst Berendt, Il nuovo libro del jazz: dal New Orleans al jazz rock, Vallardi 1986, p. 436-437
Dave Brubeck - Take Five
[via FoxyTunes / The Dave Brubeck Quartet]
Contagiato!Mi accorgo che se devo andare alle origini del jazz moderno sono gli anni ’50 a venirmi incontro.
In quel decennio c’è la rielaborazione di una musica che ormai ha circa mezzo secolo e che si avvia alla sua seconda fase storica.
Gli album di valore sono davvero tanti.
Ma ci sono alcuni che ascolto sempre volentieri, sapendo che ogni volta hanno da comunicarmi ancora qualcosa di più.
Da dove viene fuori tanta creatività?
Credo da tre fattori.
In primo luogo è il decennio successivo a quello della seconda guerra mondiale: tutti i paesi stanno ricostruendosi.
In secondo luogo stanno nascendo nuovi generi: il Rock, il Soul, il Rhythm and Blues.
In terzo luogo il jazz è attraversato da una tensione fra due poli: una “classicista”, alla ricerca delle radici e rappresentata dal Cool Jazz, e una “modernista”, alla ricerca di ancora nuovi modi di suonare, dopo il nervosismo e la velocità del Bebop (l’Hard Bop).
Queste due correnti creavano un attrito portatore di continue innovazioni: il Cool Jazz compensava l’iperattivismo del Bebop e l’Hard bop diventava la risposta alla presunta fragilità e leggerezza del Cool.
E, come succede, in mezzo a questi due fiumi dalle sorgenti divise, nascevano spiriti musicali originali e non riconducibili rigidamente all’uno o all’altro.
Un disco veramente fantastico di questo periodo è Erroll Garner, Concert by the Sea (1955). Un live suonato in una serata unica ed irripetibile a Carmel, sulla costa della California.
Solo l’improvvisazione ha reso possibile questo concerto straordinario, con un prodigioso pianista “orchestrale” che rende spumeggiante il suono dello strumento.
Errol Garner aveva un immenso talento, tanto da non poterlo ricondurre a generi o a mode, e uno straordinario intuito musicale che gli consentiva di passare, sfumando la fine dei pezzi, da vecchi brani dixieland, alle canzoni popolari, agli standard jazz fino a sue originali composizioni come Misty.
Michel Petrucciani, nelle sue esecuzioni al piano solo, adotterà personalizzandolo questo stile. Mentre scrivo sto ascoltando I'll Remember April, in ritmo swing pieno di idee e di variazioni, Where or When, che smonta e ricompone a velocità siderale le linee armoniche originali, Mambo Carmel, in cui sembra di vedere le mani che sul piano suonano due canzoni indipendenti l’una dall’altra, April in Paris, dove la lunga introduzione tiene nascosto fino all’ultimo il tema, per poi procedere in modo irresistibile.
Applauso !!!
Non cè un video di questo concerto eccezionale.
Ripiego su questo, che riprende anche alcune copertine dei suoi Lp:


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Ho cominciato ad ascoltare musica jazz fin da molto piccolo, agli inizi degli anni ‘50. Ho un ricordo vaghissimo di quando, probabilmente a tre anni o giù di lì, i miei genitori mi facevano imitare la voce di Louis Armstrong, che evidentemente mi aveva colpito molto. Quando avevano qualche ospite, venivo messo nel mezzo del “tinello marron” (come direbbe Paolo Conte) e mi esibivo in qualche suono gutturale, che oggi vorrei che qualcuno avesse registrato. Si rideva molto, mi sembra, a quelle esibizioni.
Il fatto è che mio padre era un forte appassionato della musica jazz. Mia madre no. Mia madre era fra quelle di cui dice il pluricitato Paolo Conte: “Le donne odiavano il jazz, non si capisce il motivo” Mio padre era stato prigioniero degli americani a Napoli e nel
Il fatto è che mio padre mi ha sempre impedito l’accesso alla sua discoteca, in pratica per quarant’anni. Non era il “padre morbido” delle generazioni degli figli degli anni ’60 e successivi. I dischi non si toccano e basta.
Potei mettere le mani sulla sua possente discoteca solo nel 1989, alla sua morte. E quella discoteca rimane ancora oggi il più potente simbolo della linea paterna della mia vita. Non molto stranamente, mio padre è più presente nella mia vita simbolica di quanto lo sia stato nella vita reale. Non ho quasi bisogno di andarlo a trovare al cimitero: mi basta scorrere le copertine dei 33 giri per ritrovarlo nei suoi gusti, scelte, passioni.
Da quell’anno ascolto musica jazz. "Anche" musica jazz dovrei dire, perché non sono un fanatico monogenere: soddisfa la mia mente musicale anche il pop/rock di classe, come pure (non inorridite) la musica new age, in questo caso seguendo le argentee istruzioni di Piero Scaruffi (e se non sapete chi è Piero Scaruffi, cliccate qui a fianco: la più grande documentazione musicale del mondo curata da una persona sola)
Ma come può essere definito il jazz? Per addentrarmi nelle pochissime chiavi che consentono di provare ad apprezzarlo conviene consultare un jazzofilo tedesco, che aiuta a farlo in modo semplice e magistrale (perché i buoni maestri sono sempre semplici):
“II jazz è un modo artistico di suonare la musica nato negli Stati Uniti dall'incontro del nero con la musica europea. Lo strumentale, la melodia e l'armonia del jazz nascono prevalentemente dalla tradizione musicale occidentale. Il ritmo, il modo di fraseggiare e la formazione del suono nonché certi elementi dell'armonia del blues nascono dalla musica africana e dalla sensibilità musicale del nero americano. Il jazz si differenzia dalla musica europea per i seguenti tre elementi fondamentali:
1. Per un rapporto particolare con il tempo che viene indicato con la parola «swing».
2. Per una spontaneità e una vitalità della produzione musicale in cui l’improvvisazione riveste importanza.
3 Per una formazione del suono e per un modo di fraseggiare in cui si riflette l’ individualità del jazzista esecutore.
Questi tre elementi fondamentali creano un nuovo tipo di rapporto di tensione in cui non sono più importanti — come nella musica europea — i grandi archi tensionali, ma una quantità di piccoli elementi tensionali che creano intensità, che vengono continuamente costruiti e poi distrutti. I diversi stili e le diverse fasi dell'evoluzione attraverso i quali è passata la musica jazz dalla sua nascita intorno all'inizio del secolo a tutt’oggi, diventano una parte essenziale per il fatto che ai tre elementi fondamentali di volta in volta viene attribuita un importanza diversa e il rapporto fra loro muta continuamente.
In questa definizione è compreso prima di tutto il fatto che il jazz è nato da un incontro fra «nero» e «bianco», e che quindi non potrebbe esistere né come un dato di fatto esclusivamente africano, né come un dato di fatto esclusivamente europeo. …. La tipica formazione del suono di jazz è in larga misura una creazione dei neri, ma tuttavia nella musica jazz vi è una quantità di suoni vocali e strumentali che sono presenti anche nella musica europea
Joachim Ernst Berendt, Il nuovo libro del jazz: dal New Orleans al jazz rock, Vallardi 1986, p. 436-437
Perché questa lunghetta introduzione biografica ed esplicativa?
Perché la traccia di mezzanotte di oggi è il suono della tromba di Louis Armstrong in “West and Blues “ del 1928. Per molti storici – e comunque per me – questo pezzo rappresenta la nascita del jazz moderno. E’ come se in quell’istante Armstrong avesse indicato la strada su cui tutti, proprio tutti, compreso Miles Davis, dopo hanno camminato:

Le elezioni del 9 aprile 2006 hanno consegnato un paese culturalmente di centro-destra a un governo politicamente di centro-sinistra. Con una maggioranza dello 0,6 per mille o di 24.000 voti.
In queste condizioni sarebbe stato meglio, molto meglio, scegliere un Presidente della Repubblica in collaborazione con l'altra parte. Ma si sa, con Narciso-Bertinotti il buon senso non è possibile.
Tuttavia oggi è una bella giornata per la politica .
E’ stato eletto Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, un grande vecchio (per età e sapere) che riassume su di sé un intero arco della storia d’Italia negli ultimi cinquant’anni.
Perché quest’uomo ha anticipato già negli anni ’60, con il pensiero, quello che sarebbe avvenuto trent’anni dopo, nella realtà. Cioè la necessità di puntare sull’obiettivo di costruire un partito che allora si sarebbe riconoscito nella tradizione “socialdemocratica” e che invece ora forse andrà in quella “democratica”.
Dopo l’esperienza di Massimo D’Alema come Presidente del Consiglio nel 1998, si chiude la regola di esclusione di esponenti della tradizione dei comunisti italiani dalle massime cariche istituzionali del nostro paese.
Nel disordine decisionale di queste elezioni e in una società culturalmente e politicamente divisa e frammentata è un esito comunque importante.
Nei prossimi giorni si scriveranno tantissime pagine sull’episodio.
A me viene in mente un confronto con la musica jazz.
C’è un grande vecchio americano che si chiama Dave Brubeck. Sbeffeggiato fin dall’inizio della sua carriera (fine anni ’50) dagli “estremisti” che lo criticavano perché importava nelle sue composizioni le influenze classiche europee. Cosa insopportabile per i cultori del “rivoluzionario” free jazz.
Il tempo, come nella parabola del contadino cinese seduto ai bordi del fiume, talvolta rende il merito alla persona Meglio ancora se la persona è ancora viva.
Oggi chiunque ascolti il cd “Time out” o le tracce “Take Five” e “Blue Rondo a la Turk” capisce subito, se non è fazioso, da che parte stia la sapienza e la profezia.
Di quei fanatici neppure si conosce il nome. Dave Brubeck, invece, lo si può ascoltare con gusto e piacere in ogni momento, per la modernità dei suoni che ha saputo creare.
Così avviene per Giorgio Napolitano.
L’estremismo di coloro che per darsi una identità si dichiaravano “diversi” lo prendevano di mira, coniando un neologismo assurdo: quello di “migliorista”. Come se aspirare a migliorare le nostre strutture sociali fosse un delitto politico.
Con una certa tristezza esistenziale ricordo a me stesso che fra quegli imbecilli c’ero anch’io.
Ora Napolitano è Presidente della Repubblica.
Onore al merito e alla persona.
Oggi è una bella giornata per la politica.