Tracce e Sentieri

Passeggiate splinderiane di Amalteo

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2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli… il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ...” da Woody Allen, Manhattan (con qualche cambiamento) pamalteo@gmail.com

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martedì, 25 dicembre 2007

Fiabe di Louis Armstrong

La mattina dopo "la notte", sotto l'albero di Natale, ho trovato:

 



" .... si realizza nell’evento del Natale un fenomeno che gli storici delle religioni, ma anche gli psicologi del profondo, conoscono bene. Si tratta della potenza che il rito, condiviso per lungo tempo da molte persone, finisce con l’assumere nell’inconscio collettivo e, da lì, nella vita di tutti. Anche chi coscientemente non crede, insomma, viene toccato nel profondo, anche se inconsciamente, dall’enorme energia che la preparazione e la celebrazione del rito ha prodotto nella psiche di tutti i popoli che si sono riconosciuti in quel rito, nel corso del tempo. Questo contatto, tra la psiche individuale e l’inconscio collettivo già presente in ognuno di noi, trasforma e modifica, per un periodo più o meno lungo, il nostro clima psicologico. In questa trasformazione, naturalmente, contano molto le caratteristiche simboliche e affettive presenti e attive nel rito. Nel Natale, ad esempio, compare il simbolo che più fortemente influenza la felicità dell’uomo: proprio quello del cambiamento e della trasformazione. Che realizzandosi, ci fa passare da una condizione precedente e ormai vecchia, stanca, priva di energia, a una nuova, proiettata in un futuro pieno di speranza."
Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 24 dicembre 2007, www.ilmattino.it
postato da: AMALTEO alle ore dicembre 25, 2007 00:10 | link | commenti (8)
categorie: ascoltare a mezzanotte, ascoltare jazz - louis armstrong
martedì, 21 agosto 2007

Louis Armstrong, West end Blues, 1928


In questi istanti Armstrong ha indicato la strada su cui tutti, proprio tutti, compreso Miles Davis,  dopo hanno camminato:


Un commento odierno di Giulio Stevanato mi spinge a riprendere la mia personale storia del jazz.
Quando comincia il jazz moderno, anche se nel pieno di quella che oggi chiamiamo "tradizione?
In molti sostengono, e io con loro, che il jazz moderno comincia con i fino ad allora inauditi suoni di tromba di Louis Armstrong di  West and Blues
A riprova che per inseguire la modernità occorre ricercare nella tradizione.
E' questo che intendo dire quando mi dico che "sono un conservatore".

Riprendo per i fili un mio precedente post e lo intreccio con l'oggi

Ho cominciato ad ascoltare musica jazz fin da molto piccolo, agli inizi degli anni ‘50. Ho un ricordo vaghissimo di quando, probabilmente a tre anni o giù di lì, i miei genitori mi facevano imitare la voce di Louis Armstrong, che evidentemente mi aveva colpito molto. Quando avevano qualche ospite, venivo messo nel mezzo del “tinello marron” (come direbbe Paolo Conte) e mi esibivo in qualche suono gutturale, che oggi vorrei che qualcuno avesse registrato. Si rideva molto, mi sembra, a quelle esibizioni.
Il fatto è che mio padre era un forte appassionato di musica jazz. Mia madre no. Mia madre era fra quelle di cui dice il pluricitato Paolo Conte: 
Le donne odiavano il jazz, non si capisce il motivo”

Lui era stato prigioniero degli americani a Napoli e nel 1945, a guerra finita, aveva attraversato l’Italia per tornare al nord con un baule di dischi  che allora si chiamavano i “V-disc  (i disci della vittoria: era una serie pubblicata dalla Victory che nel 1942 sbarcarono nel nostro Paese insieme alle truppe americane: Duke Ellington, Glenn Miller, il giovane Frank Sinatra, Ella Fitzgerald,  i fratelli Dorsey, ovviamente Louis Armstrong … ). Per anni li vidi sentiti, curati, accuditi e conservati in una cassapanca di legno. Poi c’è un vuoto di memoria, se non un vago ricordo di alcuni pezzi del pianista Art Tatum, ascoltati “abusivamente”, di pomeriggio quando avevo forse 10 o 11 anni. Anche qui: ho un ricordo indelebile di qualche pezzo di questo sublime pianista cieco che avrebbe voluto fare il concertista classico.
Il fatto è che mio padre mi ha sempre impedito l’accesso alla sua discoteca, in pratica per quarant’anni. Non era il “padre morbido” delle generazioni degli figli degli anni ’60 e successivi. I dischi non si toccano e basta.

Negli anni successivi ho esagerato. Ma non sono il solo, vero  JazzFan?

Ma come può essere definito il jazz?
Per addentrarmi nelle pochissime chiavi che consentono di provare ad apprezzarlo conviene consultare un jazzofilo tedesco, che aiuta a farlo in modo semplice e magistrale (perché i buoni maestri sono sempre semplici):

“II jazz è un modo artistico di suonare la musica nato negli Stati Uniti dal­l'incontro del nero con la musica europea. Lo strumentale, la melodia e l'ar­monia del jazz nascono prevalentemente dalla tradizione musicale occidentale. Il ritmo, il modo di fraseggiare e la formazione del suono nonché certi elemen­ti dell'armonia del blues nascono dalla musica africana e dalla sensibilità mu­sicale del nero americano. Il jazz si differenzia dalla musica europea per i se­guenti tre elementi fondamentali:

1. Per un rapporto particolare con il tempo che viene indicato con la parola «swing».                                                                                           

2. Per una spontaneità e una vitalità della produzione musicale in cui l’im­provvisazione riveste importanza.

3 Per una formazione del suono e per un modo di fraseggiare in cui si riflet­te l’ individualità del jazzista esecutore.

Questi tre elementi fondamentali creano un nuovo tipo di rapporto di tensio­ne in cui non sono più importanti come nella musica europea — i grandi archi tensionali, ma una quantità di piccoli elementi tensionali che creano in­tensità, che vengono continuamente costruiti e poi distrutti. I diversi stili e le diverse fasi dell'evoluzione attraverso i quali è passata la musica jazz dalla sua nascita intorno all'inizio del secolo a tutt’oggi, diventano una parte essenziale per il fatto che ai tre elementi fondamentali di volta in volta viene attribuita un importanza diversa e il rapporto fra loro muta continuamente.

In questa definizione è compreso prima di tutto il fatto che il jazz è nato da un incontro fra «nero» e «bianco», e che quindi non potrebbe esistere né come un dato di fatto esclusivamente africano, né come un dato di fatto esclusivamente europeo. ….  La tipica formazione del suono di jazz è in larga misura una creazione dei neri, ma tuttavia nella musica jazz vi è una quantità di suoni vocali e strumentali che sono presenti anche nella musica europea

Joachim Ernst Berendt, Il nuovo libro del jazz: dal New Orleans al jazz rock, Vallardi 1986, p. 436-437

 

postato da: AMALTEO alle ore agosto 21, 2007 18:00 | link | commenti (6)
categorie: ascoltare jazz storia, ascoltare jazz - louis armstrong
lunedì, 15 gennaio 2007

West End Blues

roundmidnightHo cominciato ad ascoltare musica jazz fin da molto piccolo, agli inizi degli anni ‘50. Ho un ricordo vaghissimo di quando, probabilmente a tre anni o giù di lì, i miei genitori mi facevano imitare la voce di Louis Armstrong, che evidentemente mi aveva colpito molto. Quando avevano qualche ospite, venivo messo nel mezzo del “tinello marron” (come direbbe Paolo Conte) e mi esibivo in qualche suono gutturale, che oggi vorrei che qualcuno avesse registrato. Si rideva molto, mi sembra, a quelle esibizioni.
Il fatto è che mio padre era un forte appassionato della musica jazz. Mia madre no. Mia madre era fra quelle di cui dice il pluricitato Paolo Conte: 
Le donne odiavano il jazz, non si capisce il motivo” Mio padre era stato prigioniero degli americani a Napoli e nel 1945, a guerra finita, aveva attraversato l’Italia per tornare al nord con un baule di dischi  che allora si chiamavano i “V-disc  (era una serie pubblicata dalla Victory che nel 1942 sbarcarono nel nostro Paese insieme alle truppe americane: Duke Ellington, Glenn Miller, il giovane Frank Sinatra, Ella Fitzgerald,  i fratelli Dorsey, ovviamente Louis Armstrong … ). Per anni li vidi sentiti, curati, accuditi e conservati in una cassapanca di legno. Poi c’è un vuoto di memoria, se non un vago ricordo di alcuni pezzi del pianista Art Tatum, ascoltati “abusivamente”, di pomeriggio quando avevo forse 10 o 11 anni. Anche qui: ho un ricordo indelebile di qualche pezzo di questo sublime pianista cieco che avrebbe voluto fare il concertista classico. La settimana scorsa l’Espresso ha pubblicato una sua antologia: chiedetela alla vostra edicola, nel caso avesse degli arretrati. E’ oro zecchino.
Il fatto è che mio padre mi ha sempre impedito l’accesso alla sua discoteca, in pratica per quarant’anni. Non era il “padre morbido” delle generazioni degli figli degli anni ’60 e successivi. I dischi non si toccano e basta.
Potei mettere le mani sulla sua possente discoteca solo nel 1989, alla sua morte. E quella discoteca rimane ancora oggi il più potente simbolo della linea paterna della mia vita. Non molto stranamente, mio padre è più presente nella mia vita simbolica di quanto lo sia stato nella vita reale. Non ho quasi bisogno di andarlo a trovare al cimitero: mi basta scorrere le copertine dei 33 giri per ritrovarlo nei suoi gusti,  scelte, passioni.
Da quell’anno ascolto musica jazz. "Anche" musica jazz dovrei dire, perché non sono un fanatico monogenere: soddisfa la mia mente musicale anche il pop/rock di classe, come pure (non inorridite) la musica new age, in questo caso seguendo le argentee istruzioni di Piero Scaruffi (e se non sapete chi è Piero Scaruffi, cliccate qui a fianco: la più grande documentazione musicale del mondo curata da una persona sola)

Ma come può essere definito il jazz? Per addentrarmi nelle pochissime chiavi che consentono di provare ad apprezzarlo conviene consultare un jazzofilo tedesco, che aiuta a farlo in modo semplice e magistrale (perché i buoni maestri sono sempre semplici):

“II jazz è un modo artistico di suonare la musica nato negli Stati Uniti dal­l'incontro del nero con la musica europea. Lo strumentale, la melodia e l'ar­monia del jazz nascono prevalentemente dalla tradizione musicale occidentale. Il ritmo, il modo di fraseggiare e la formazione del suono nonché certi elemen­ti dell'armonia del blues nascono dalla musica africana e dalla sensibilità mu­sicale del nero americano. Il jazz si differenzia dalla musica europea per i se­guenti tre elementi fondamentali:

1. Per un rapporto particolare con il tempo che viene indicato con la parola «swing».                                                                                           

2. Per una spontaneità e una vitalità della produzione musicale in cui l’im­provvisazione riveste importanza.

3 Per una formazione del suono e per un modo di fraseggiare in cui si riflet­te l’ individualità del jazzista esecutore.

Questi tre elementi fondamentali creano un nuovo tipo di rapporto di tensio­ne in cui non sono più importanti come nella musica europea — i grandi archi tensionali, ma una quantità di piccoli elementi tensionali che creano in­tensità, che vengono continuamente costruiti e poi distrutti. I diversi stili e le diverse fasi dell'evoluzione attraverso i quali è passata la musica jazz dalla sua nascita intorno all'inizio del secolo a tutt’oggi, diventano una parte essenziale per il fatto che ai tre elementi fondamentali di volta in volta viene attribuita un importanza diversa e il rapporto fra loro muta continuamente.

In questa definizione è compreso prima di tutto il fatto che il jazz è nato da un incontro fra «nero» e «bianco», e che quindi non potrebbe esistere né come un dato di fatto esclusivamente africano, né come un dato di fatto esclusivamente europeo. ….  La tipica formazione del suono di jazz è in larga misura una creazione dei neri, ma tuttavia nella musica jazz vi è una quantità di suoni vocali e strumentali che sono presenti anche nella musica europea

Joachim Ernst Berendt, Il nuovo libro del jazz: dal New Orleans al jazz rock, Vallardi 1986, p. 436-437

 

Perché questa lunghetta introduzione biografica ed esplicativa?
Perché la traccia di mezzanotte di oggi è il
suono della tromba di Louis Armstrong in “West and Blues “ del 1928.  Per molti storici – e comunque per me – questo pezzo rappresenta la nascita del jazz moderno. E’ come se in quell’istante Armstrong avesse  indicato la strada su cui tutti, proprio tutti, compreso Miles Davis,  dopo hanno camminato: