Tracce e Sentieri

Passeggiate splinderiane di Amalteo

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2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli… il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ...” da Woody Allen, Manhattan (con qualche cambiamento pamalteo@gmail.com http://amalteo.wordpress.com/

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mercoledì, 03 ottobre 2007

John Lewis - J.S.Bach Preludes and Fugues vol.1 (1984)

“Perché vale la pena di vivere?
E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere …
Per esempio, per me, direi …  … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach …"


Un "classico" per sollevarsi appena un po' dalla quotidianità.
Sì ... per vedere i problemi leggermente dall'alto ...

From The Well-Tempered ClavierBook 1 
1. Prelude No.1
2. Fugue No.1
3. Prelude No.2
4. Fugue No.2
5. Prelude No.6
6. Fugue No.6
7. Prelude No.7
8. Fugue No.7
9. Prelude No.21
10. Fugue No.21
11. Prelude No.22
12. Fugue No.22


John Lewis (p), Howard Collins (g), Marc Johnson (b), Lois Martin (viola), Joel Lester (vln) | Recorded on Jan.16,18,19,23-25, Sep. 25-26,1984  at Rutgers Church, NY | Engineered by Marc J.Aubort and Tom Lazarus |Produced by John Lewis and Kiyoshi Koyama, 1984

postato da: AMALTEO alle ore ottobre 03, 2007 15:28 | link | commenti (8)
categorie: ascoltare jazz, ascoltare jazz - john lewis
venerdì, 30 marzo 2007

John Lewis, Valeria
da LP John Lewis & Svend Asmussen, European Encounter, 2-3 Giugno 1962 at Como Studio, Stockolm, Sweden



Già dedicato una volta ad  Astime
Ridedicato
Perchè?
Così!

Attenzione, caro lettore, a 1 minuto e 24 (1 e 26 dicono i miei pedantissimi ed amatissimi astine e dodo!): ecco perchè John Lewis era anche chiamato "il pianista della nota".
Puoi prendere in mano ogni singola nota!
E poi guarda la fotografia sopra: ecco come John "guarda" ogni singola nota! Come i bambini intenti ad apprendere.
E' meraviglioso poter presentificare anche nei dettagli la persona intrecciata al suo essere artista.

A conferma del pianismo della nota di John Lewis ricevo dal pianista jazz Carlo Uboldi:
"Una delle capacità piu' difficili al mondo è quella di riuscire a "dire" tanto con poche note, e John Lewis era un maestro in questo.
Tutti sappiamo "correre", ma riuscire a meditare per ogni nota suonata....e ve lo dice un pianista!
Ciao, Carlo U.


Da questo post, per sentieri e connessioni, sono arrivato ad  un bel profilo dei Modern Jazz Quartet, creati e accuditi per 40 anni dal paziente John:  GeroviJazz sul Modern Jazz Quartet

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder





valeria



postato da: AMALTEO alle ore marzo 30, 2007 10:51 | link | commenti (28)
categorie: ascoltare jazz, ascoltare jazz storia, ascoltare jazz - john lewis
mercoledì, 07 febbraio 2007

Fugue No. 8 - The Invitation To A Slum

roundmidnight

Un attimo ancora, amici di blog …
La sera non è ancora finita…
C’è la musica di mezzanotte.
Questa sera vorrei proporvi il mio musicista jazz più amato. Sì: il più amato.
Per la sua cultura a cavallo fra musica europea e musica americana. Ma anche per la sua bontà, la sua perseveranza, la sua modestia.

Si tratta di  John Lewis.
Pianista che ha vissuto la sua maturità artistica nella seconda metà del ‘900.
Fondatore, costruttore, manutentore dei Modern Jazz Quartet per quarant’anni. Il gruppo più longevo e duraturo del jazz: e tutto per merito suo. Lui era al servizio del gruppo. Mai visto un leader così.
Johnn Lewis è il “pianista della nota”. Quando lo ascolterete vi prego di stare attenti alle singole note: ognuna è scandita per suo conto. E lasciata lì, immobile ed armonica nell’aria. Se presterete a voi stessi questa attenzione le vedrete fluttuare. Una ad una.
E dovreste una volta guardarlo come suona il piano. Troveremo qualche video.
Lo troveremo concentrato e devoto al suo compito artistico.
Tendo alla vecchiaia, come dico spesso, e al Teatro Olimpico di Vicenza l’ho visto ed ascoltato a soli due metri di distanza. Il 29 maggio 1998.
Mi vergogno a dirlo, solo un po’, ma ho pianto. Essere lì, a due passi da un fondatore del jazz era una emozione cui non volevo proprio resistere.

Ecco la sua firma:

 JLewis-signature

Come prima volta, però non vi faccio sentire il John Lewis del suo pezzo classico, che è Django.
Ma il John Lewis che assorbe nella struttura stilistica del jazz una fuga di Bach:

Fugue No. 8 The Invitation To A Slum

In The Bridge Game, Based on J.S. Bach's "The Well-Tempered Clavier" Book I

 

Fuga nel paradiso.
Attenzione al passaggio del 3°minuto: sentiremo un distillato di swing. Che al 5° minuto e mezzo ci porterà appunto in paradiso. O a quello che vorrei fosse il paradiso.

Buoni sonni con John Lewis. Gli farà piacere accorgersi che ha suonato ancora una volta per noi

postato da: AMALTEO alle ore febbraio 07, 2007 00:17 | link | commenti (13)
categorie: ascoltare jazz - john lewis