Tracce e Sentieri

Passeggiate splinderiane di Amalteo

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Blogger: AMALTEO
Nome: Amalteo
2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli… il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ...” da Woody Allen, Manhattan (con qualche cambiamento) pamalteo@gmail.com

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mercoledì, 26 dicembre 2007

Muore Oscar Peterson

Oscar Peterson (1925-2007) lo ricorderò soprattutto per questa interpretazione:



venerdì, 11 maggio 2007 Oscar Peterson (1925)
A proposito di felicità e di grandi vecchi!
Ascoltiamo e guardiamo Oscar Peterson.
La faccia beata, le note nella bocca ... e che altro ancora Dodo, Prisma ...? Ah sì, l'occhio affettuoso del contrabbissista ... E il piano orchestrale con una mano sola, quando si asciuga il volto ... E i passaggi di a solo fra musicisti ...
postato da: AMALTEO alle ore dicembre 26, 2007 18:49 | link | commenti (9)
categorie: ascoltare jazz, vivere morte
giovedì, 25 ottobre 2007

Jo Jones Trio, 1958

Dedicato a Surferosa, PerlaSmarrita, Astime, Prisma, Dodo, JazzFan, Macca ...
partecipi al mio PRLP- Progetto Recupero degli LP

 

Jo Jones Drum, Ray Bryant Piano, Tommy Bryant Bass
Jo Jones Trio, 1958

Per oggi l'intera facciata, senza distinzione dei singoli pezzi.
Se poi vi piace, separerò le parti.

Side A:
  • Sweet Georgia Brown
  • My Blue Heaven
  • Jive at Five
  • Greenleeves
  • When Your Lover Has Gone
  • Philadelphia Bound



Side B:
  • Close Your Eyes
  • I Got Rhythm Part I
  • I Got Rhythm Part 2
  • Embraceable You
  • Bebop Irisham
  • Little Susie


NB: Non tutti i browser vedono DivShare: prova con un altro browser
postato da: AMALTEO alle ore ottobre 25, 2007 11:27 | link | commenti (21)
categorie: ascoltare jazz
mercoledì, 03 ottobre 2007

John Lewis - J.S.Bach Preludes and Fugues vol.1 (1984)

“Perché vale la pena di vivere?
E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere …
Per esempio, per me, direi …  … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach …"


Un "classico" per sollevarsi appena un po' dalla quotidianità.
Sì ... per vedere i problemi leggermente dall'alto ...

From The Well-Tempered ClavierBook 1 
1. Prelude No.1
2. Fugue No.1
3. Prelude No.2
4. Fugue No.2
5. Prelude No.6
6. Fugue No.6
7. Prelude No.7
8. Fugue No.7
9. Prelude No.21
10. Fugue No.21
11. Prelude No.22
12. Fugue No.22


John Lewis (p), Howard Collins (g), Marc Johnson (b), Lois Martin (viola), Joel Lester (vln) | Recorded on Jan.16,18,19,23-25, Sep. 25-26,1984  at Rutgers Church, NY | Engineered by Marc J.Aubort and Tom Lazarus |Produced by John Lewis and Kiyoshi Koyama, 1984

postato da: AMALTEO alle ore ottobre 03, 2007 15:28 | link | commenti (8)
categorie: ascoltare jazz, ascoltare jazz - john lewis
sabato, 29 settembre 2007

Oscar Peterson: Requiem, Montreal 2004

Credo che la vera potenza dei blog sia la connessione, il rilancio, il prendere da una parte e rilanciare dall'altra.
Sono grato a Prisma che ha pescato con la sua sensibilità un emozionante Requiem interpretato da Oscar Peterson.
Un pezzo da "salvare".
Allora .... così Oscar Peterson riflette, attraverso le sue mani e il suo pensiero musicale, attorno ad un Requiem:
postato da: AMALTEO alle ore settembre 29, 2007 00:20 | link | commenti (19)
categorie: ascoltare jazz, vivere morte
domenica, 19 agosto 2007

Keith Jarrett, The Köln Concert , 1975

IMG_1461Ero su tracce e sentieri ed ho trovato

Keith Jarrett,
The Köln Concert, 1975

Tutto intero.
Più di un'ora.
Per l'eternità





"Non possiedo nemmeno un seme quando comincio a suonare. E' come partire da zero. [...] Il jazz è lasciare che la luce brilli. Non cercare di accrescerla, lasciarla essere" (K. Jarrett)

postato da: AMALTEO alle ore agosto 19, 2007 18:56 | link | commenti (17)
categorie: ascoltare jazz, pensare bellezza, vivere agosto, ascoltare jazz - keith jarrett
martedì, 31 luglio 2007

Keith Jarrett-Gary Peacock, Jack DeJohnette, Brescia 13 luglio 2007

IMG_1717Cari amici,
che cosa dicevo?
Potenza della rete!
in occasione del concerto del Trio Keith Jarrett del 13 luglio 2007, a Brescia, ho conosciuto, attraverso Youtube, Angelo Ghirotti, che scrive anche sul sito www.keithjarrett.it
Angelo è uno di quelli che inseguono Jarrett in giro per il mondo e ha scritto un testo biografico sulla memorabile serata.
In attesa della mia pagina di Diario (che - prometto - arriverà: sono una persona lenta che tende alla immobilità !) mi ha autorizzato a pubblicarla qui.

Sarà un po' come ritornarci o esserci.

Grazie ad Angelo Ghirotti!

Angelo Ghidotti
Keith Jarrett Trio in piazza Loggia,  Brescia, 13 luglio 2007

God bless the trio

Ero stato contento per mesi, dal giorno in cui avevano annunciato il concerto del trio in Piazza Loggia. Dopo aver arrancato per Europa e America a seguirlo, non ci potevo credere, veniva nella mia città, nella più bella piazza di Brescia. Potevo prendere la moto e in venti minuti arrivare lì, tranquillo, e godermi il concerto.  E invece, a Perugia, qualche giorno prima, il fattaccio. I flash, gli insulti al pubblico e alla città, i bis negati, i fischi, gli articoli sui giornali, i forum, tutti durissimi, pagine e pagine con il post ‘Keith Jarrett the asshole’ pieno di repliche, una discussione già fatta mille volte ma stavolta ancora più accesa. Come fan assoluto di Jarrrett mi sentivo stretto in un angolo.
E Brescia non promette bene. Innanzitutto, i bresciani, lo dico per esperienza diretta, non è che siano tutti del gentlemen. Poi Piazza Loggia, da controllare non è facile. Vie che entrano da tutte le parti, case, palazzi, tetti, balconi affacciati, chi può impedire di usare il flash o registrare o fare un video da casa propria? Chi può evitare che intorno, dai bar, dalle viuzze, dagli stretti passaggi dietro la loggia, qualcuno non si metta a rumoreggiare, a fischiare, a gridare, a smanettare motorini? E quindi, Keith Jarrett a Brescia da un’attesa si trasforma in un’ansia.
Quando arrivo alle cinque nella piazza, parcheggio la moto e tolgo il casco, sento suonare dietro l’angolo. Corro. Jarrett con i soliti jeans azzurri la t shirt bianca e il cappellino, la sua tenuta estiva da prove. Prova i due steinway sul palco, parla con Peacock e De Johnette, con il suo manager, con il tecnico del suono. Sembra rilassato, nessuna traccia di Perugia: c’è pieno di gente ai lati del palco, che chiacchiera, fotografa, lecca gelati e cerca di avvicinarsi, ma lui niente. Suona, Never let me go, As time goes by, accenna un blues. Tutto fila liscio.



E’ un pomeriggio di sole feroce. Il palco è sistemato a ridosso della Loggia rinascimentale, al lato opposto dei portici, quelli della strage del 78. Ci saranno 1500-2000 posti. Il colpo d’occhio è notevole. Su un camper aprono la biglietteria, ci sono ancora posti disponibili. Mai visto.
Il sole inizia a calare, passeggiamo per il centro di Brescia, mentre il gruppo dei fedelissimi si ingrossa. Alle otto e mezzo entriamo nel recinto, nel frattempo hanno davvero chiuso meticolosamente ogni accesso alla piazza, e ci sistemiamo nei nostri posti.



La serata è bellissima, calda, dalle finestre, dai balconi, dai tetti la gente si affaccia. Due signore di una finestra tra le più vicine hanno anche messo il vestito buono e sono andate a farsi i capelli. Cominciano gli annunci, e questa volta ci vanno giù pesante. Li ripetono due o tre volte, in diverse lingue. Niente foto, né flash né senza flash, niente video, niente registrazioni fino a concerto finito. Qualche fischio alla ennesima ripetizione.
Intanto, si è riempito tutto. L’attesa cresce. Forse per Perugia, o perché qui non è mai stato, o è la sera così bella, o la piazza così stupenda, ma dopo tanti concerti mi sento emozionato come da tempo non ero. Speriamo in bene. Un piccolo incidente fa crescere la preoccupazione. Timothy prende il microfono: ‘Non possiamo iniziare finchè le persone sul tetto di fronte non smontano la telecamera’. Mi volto, si voltano tutti.



Ma i bresciani sono proprio così gnorancc? In piedi sul tetto, proprio a fianco dell’orologio dei Macc de le Ure (I matti delle ore, gli orologi meccanici con le statuette che picchiano sulla campana, molto in voga nel ‘500), un paio di persone hanno montato una telecamera sul treppiede. Ma come potevano pensare di non essere visti? Dopo un paio di richiami smontano, e secondo me nascondono tutto dietro un camino. Ma così possiamo cominciare.



Quando, alle nove e dieci, calano finalmente le luci, e Jarrett, Peacock e De Johnette entrano, e scatta l’applauso, trattengo il fiato e prego che non ci siano flash. E non ci sono. E poi qui comincia uno dei più bei concerti in assoluto del trio.

Il primo pezzo è You go to my head, uno standard molto conosciuto, scritto alla fine degli anni 30 da Coots e Gillespie, esistente in decine di versioni (l’ha cantato anche Mina). Si sente che Jarrett è in forma, e anche gli altri due sono in serata. Si guardano, sorridono, Gary ogni tanto chiude gli occhi e ascolta il piano, poi si lancia in vibranti giri di basso. Proseguono con un pezzo molto bello, una  ballad, nessuno ricorda il titolo.
Poi cambia ritmo e passa alla veloce e brillante  One for Majid, quindi una deliziosa versione di Little man you have had a busy day, di Wayne, Hoffman e Sigler. Applausi, grande fluidità e perfetto interplay con basso e batteria – Jack particolarmente preciso e elegante nei suoi interventi.
Ma si sta preparando il vertice del primo tempo:  Somewhere, dalla celeberrima West Side Story di Bernstein. L’esecuzione è splendida, e i tre sono così concentrati e intensi, che quando Jarrett trova uno spunto finale si inventano una coda memorabile di cinque minuti, che scatena una vera ovazione. E ancora nessun flash.



L’intervallo è il momento dei primi commenti. Tutti entusiasti, si profila il grande concerto. Lo stesso trio sembra molto carico, mentre escono sorridono visibilmente. Merito anche del pubblico, corretto ma caldo e pronto all’applauso. Una prima conferma viene subito: lo speaker, nel ripetere gli inviti al pubblico, dice che ‘gli artisti hanno molto apprezzato il concerto finora’, che tradotto vuol dire che qualcuno è andato da Jarrett il quale avrà detto ok, very good in un sussurro.
Si riprende verso le 10 e mezza, ed è ancora West Side Story: Tonight, in una versione veloce e piena di ritmo, che non sentivo da parecchio. Poi un altro standard che potrebbe essere Lament, di Jay Jay Johnson, e quindi  Bye Bye Blackbird, un pezzo di Ray Henderson del 1926, che il trio suona spesso. Quindi, un pezzo che adoro, Last night when we where young,  scritto negli anni 60 da Harald Arlen. Dal momento del primo attacco del tema, che mi fa sciogliere, alla strepitosa coda, il trio suona con una contagiosa energia. Negli ultimi minuti il pubblico non riesce a trattenersi e batte i piedi, per poi finire in un’ovazione. I tre si alzano per salutare, ma devono uscire una, due, tre volte, per gli applausi scroscianti, le urla, un signore dietro di me si sgola per dieci minuti nel gridare an-co-ra, an-co-ra. E quindi, suonano ancora.





When I fall in love, che come in una liturgia appare in ogni concerto per segnare la fine. Ed è un altro trionfo. E così non può finire: si risiede – mentre incredibilmene ancora non sono scattati che un paio di lontani flash. E attacca God Bless the child, un altro pezzo bellissimo, ipnotico, di dieci minuti.

Quasi mezzanotte quando escono per un’ultima volta, e allora tutti in piedi, alle finestre, sui balconi, sui tetti, poi mi diranno nei vicoli intorno, ad acclamare quello che era stato tre giorni prima il mostro di Perugia. La gente non si tiene più, adesso davvero i flash sono molti, e il pubblico si accalca proprio sotto il palco. Anche per una serata di grazia, è troppo. Jarrett non dice niente, saluta, si volta e se ne va, si vedono i tre salire gli scalini della Loggia dandosi pacche sulle spalle.



Esco dal concerto commosso, quasi stremato. Sapere che non è stato registrato e che non sarà mai un disco mi strugge. Ma andiamo a cena, Brescia è in tiro, sexy come non mai, e alla Porta Bruciata, tra i tavoli dei ristorantini all’una di notte c’è la folla. Troviamo posto a fatica, ceniamo con grande piacere, con i racconti di Beppe e Enzo sulla tournee giapponese, i microbagni degli hotel di Tokyo dove si sbatte la testa dapperutto, la mitica camicia con l’autografo regalata da Jarrett a Enzo, che per metterla ha dovuto calare di dieci chili, e via così.

Poi ognuno riprende la strada di casa. Chi va a Milano, chi a Napoli, chi a Trento. Beppe deve andare a Padova, ma non ha la minima idea di dove abbia parcheggiato la sua auto. Per noi la serata finisce così: in una Brescia deserta, alle tre di notte, con in giro, come diceva mio nonno, apena i lader e le putane, mentre gli operai smontano il palco, a chiederci dove sarà finita l’auto di Beppe, finchè non lo carico in moto, che scricchiola e soffre, ma così dopo un po’ la troviamo. Nemmeno si ricordava il modello, solo il colore. Blu.
Serata da ricordare anche per questo. Quindici giorni dopo, a Juan les Pins, dopo un concerto bello la metà, con Jarrett che ci fa entrare nel backstage per dirci che ha sofferto di mal di schiena e ha pensato di annullare la serata, Steve ci confida: Brescia? Beautiful night. One of the best five in the last twenty years of the Trio.
Nei newsgroups su internet rimbalzano ancora le discussioni su Perugia. Il giorno dopo scrivo qualche riga: Jarett, beautiful concert in Brescia. Nessuno risponde, non fa notizia. In fondo meglio così. Cosa importa quello che si dice in giro. Cosa importa quello che pensa chi non c’era.

Noi c’eravamo.

postato da: AMALTEO alle ore luglio 31, 2007 13:04 | link | commenti (17)
categorie: ascoltare jazz, ascoltare jazz - keith jarrett
sabato, 14 luglio 2007

Keith Jarrett-Gary Peacock, Jack DeJohnette, Brescia 13 luglio 2007

Poi ....

Solo poi il diario ....

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postato da: AMALTEO alle ore luglio 14, 2007 15:54 | link | commenti (16)
categorie: ascoltare jazz, ascoltare jazz - keith jarrett
mercoledì, 11 luglio 2007

Il Keith Jarrett Trio a Brescia

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Venerdì, lemmi lemmi, senza prendere autostrade e quindi raddoppiando i tempi dello spostamento (per uno come me che vorrebbe solo stare fermo, anche un viaggetto è uno stress) ce ne andiamo a Brescia. Dove Keith Jarrett terrà l'ultimo suo concerto in Italia (di quest'anno?).


Qualcuno dei  miei amici conosce la mia venerazione per questo pianista. Il massimo del Novecento. Un talento genetico poi alimentato e sostenuto da un lavoro (sì:lavoro) quotidiano di ore ed ore, per giorni e giorni, per anni e anni. Uno sforzo di improvvisazione sulla scena del tutto unico: una concentrazione impossibile per trovare, come dice lui stesso, una nota, quella nota di quel momento. Una nota che non ritornerà più. L'unica, solo quella e solo quella volta e poi mai più.

Ci sono persone (una l'ho incontrata sulla rete proprio oggi) che lo inseguono nei teatri d'Europa per cogliere quell'attimo.



Ebbene ieri a Perugia è andata così:




"Quando dal buio sono sbucate tre ombre, Jarrett caracollando verso il microfono e con aria sprezzante e ingiustificatamente provocatoria ha sibilato: "Non parlo Italiano ma qualcuno deve aver detto a tutti gli 'assholes' (intraducibile senza deviare nello scurrile) presenti di mettere via tutte queste fottute macchine fotografiche. Se non lo fate immediatamente mi riservo il diritto di lasciare immediatamente il palco e questa 'God Damn City' (maledetta città ndr), così voi avrete pagato per vedere nulla, ricordatevi che il privilegio è vostro, non certo il mio".



Dopo i magnifici tre (Peacock, Dejohnette e Jarrett) hanno suonato a dirla con le parole del cronista di prima "una musica di una bellezza stordente".



Poi, a fine concerto, uno stronzo del pubblico inveisce contro di loro con un "motherfucker".



E così i tre se ne vanno senza i ricercatissimi bis. Quelli per cui i tre tirano fuori e sublimano gli eterni standard jazzistici.

E ora questi giornalistucoli del cazzo lo criticano, inveiscono sul suo carattere. E sono giornalisti "specializzati". Immagino i cronachieri della serata.

Signori miei: di Keith Jarrett le generazioni degli umani ed anche degli extraterrestri ne tirano fuori uno ogni due secoli.

Lasciatelo stare.

State zitti. Mettete via i flash. E le cineprese da giapponesi che visitano Venezia. E i telefonini con i quali la mamma vi chiama per dire che ha versato la pasta.

Abbiamo il privilegio di essere contemporanei di un genio.

Proviamo ad avere un po' raccoglimento.

Non sprechiamoci. Forse venerdì i tre individueranno quel corridoio che porta a "Prism". Solo quella sera avevano imboccato quel sentiero. E per un flash lo si sarebbe perso.

Accontententiamoci.

Vogliamoci bene.

Siamo piccoli ascoltatori.

Siamo persone che facciamo (bene, magari) il nostro lavoro.

Ma non siamo dei geni.

Non abbiamo dedicato centinaia di giorni a scoprire le armonie nascoste nelle pieghe delle note.

Si va a Brescia con la possibilità di andarci per niente. Come Jannacci: "Son venuto da Como per niente ...".

Dea pagana della musica, fai che qualche cretino non mandi a puttane questo appuntamento desideratissimo.

Qui sotto il video, giustamente, si sofferma sulla faccia felice e beata di Gary Peacock. Ma chiudete un attimo gli occhi. Fatto? Li avete chiusi? Cosa sentite? .... Keith Jarrett che si è infilato nel corridoio dl capolavoro. E gli altri due lo guardano con gratitudine ed amore. Perchè è lui che ha aperto le porte di quel paradiso terreno.







postato da: AMALTEO alle ore luglio 11, 2007 19:13 | link | commenti (25)
categorie: ascoltare jazz, ascoltare jazz - keith jarrett
giovedì, 05 luglio 2007

I The Necks sulla scena

Mi piacciono i The Necks.
Ho già provato a raccontare (per quanto possibile) Drive By, Sex e Aquatic
Mi piace la loro musica  sapiente, che mette assieme il minimalismo iterativo e l'improvvisazione jazz.
Difficile vederli suonare in Europa.
Però ora c'è un documento visivo che li mostra all'opera.
Musica d'arte.
Così fanno: cesellano un lungo pezzo direttamente sulla scena.
Attenzione: sembrano immobili, ma la loro musica si muove. Eccome se si muove. Si danno il tempo per farla muovere.
Il tempo perfetto per costruire la loro scultura musicale. In quel qui ed ora di una irripetibile ora.
Mentre scrivo mi accorgo che i The Necks sono una variante del mio
"starei fermo ... molto, molto fermo ..."

The Necks,
Chris Abrahams (tastiere), Tony Buck (batteria), Lloyd Swanton (basso)

"Kilt Maker"

postato da: AMALTEO alle ore luglio 05, 2007 01:06 | link | commenti (11)
categorie: ascoltare jazz, ascoltare jazz - the necks
mercoledì, 13 giugno 2007

Buonanotte!

Julee Cruise

Falling (1989),  Live In NYC

[via FoxyTunes / Julee Cruise]


 

E questo è per Prisma che oggi ha a sua volta proposto all'ascolto Michel Petrucciani qui.
Attenzione: sono circa 54 minuti. E' inadatto per la notte tarda!
Live at Village Vanguard, 1985

Biografia di Michel Petrucciani

postato da: AMALTEO alle ore giugno 13, 2007 00:06 | link | commenti (12)
categorie: ascoltare jazz, ascoltare a mezzanotte