Tracce e Sentieri

Passeggiate splinderiane di Amalteo

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Blogger: AMALTEO
Nome: Amalteo
2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli… il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ...” da Woody Allen, Manhattan (con qualche cambiamento) pamalteo@gmail.com

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domenica, 27 aprile 2008

Spokane, Thankless Marriage



Di rapido passaggio:
un saluto

postato da: AMALTEO alle ore aprile 27, 2008 00:26 | link | commenti (12)
categorie: ascoltare al crepuscolo
domenica, 24 febbraio 2008

Gli Elbow al crepuscolo



Vorrei riprendere il cammino delle Musiche del crepuscolo.
E' il periodo giusto, da qui a maggio.
Quando la luce si fa avanti e il buio recede


An Audience with the Pope
in Elbow, "The Seldom Seen Kid", 2008

postato da: AMALTEO alle ore febbraio 24, 2008 23:45 | link | commenti (6)
categorie: ascoltare al crepuscolo
mercoledì, 14 marzo 2007

crepucoloThe Necks, Headlights

I The Necks sono perfetti per l'ora del crepuscolo.
Questi musicisti minimal-jazz australiani lavorano sull' "immaginale".
Per saperne qualcosa guardate qui:
- Aquatic
- Drive By
-  Sex     

Ma non è necessario, cari amici di ascolto, leggere queste pagine.
Piuttosto, spegnete la luce ... rimanete nella casa allo scuro ...
Guardate fuori dalla finestra, mentre le luci si accendono nel buio.
E ... immaginate .... quello che volete ...
E' una musica ipnotica.
I The Necks prediligono sculture musicali di un'ora.
Il pezzo che ci ascoltiamo è più breve:
The Headlights
in "The Boys"

postato da: AMALTEO alle ore marzo 14, 2007 18:32 | link | commenti (7)
categorie: ascoltare al crepuscolo, ascoltare jazz - the necks
lunedì, 12 marzo 2007

crepucoloAl crepuscolo: Damien Rice, "Elephant"
Dedicato a Gin Giulio che mi scrive:


"cia ama come va come stai
...ho voglia di un tuo ascolto musicale per celebrare la primavera.
grazie
giulio"

Dai, Giulio, mettiamoci qui ... ma anche voi ... sì anche voi ... ciao tu ... e ciao anche tu ...
Sentiamoci Damien Rice ... questo "Elephant"
Ma al crepuscolo.
Ora le sere cominciano ad arrivare più tardi ... sempre più tardi ...
Già ... si avvicina la primavera ...
La stagione degli ormoni.

Chi è Damien Rice?

Per me Damien Rice è uno che ricomincia dove aveva finito Jeff Buckley
E allora ... ti prego Damien ... attento ai bagni e alle nuotate!
Conto molto su di te.
E, se pemetti, forse ancora un po' di più sulla tua compagna ...  Lisa Hannigan
Ma lei ce la sentiamo un'altra volta.
Magari attorno a mezzanotte ...





lyrics - Damien Rice Lyrics
postato da: AMALTEO alle ore marzo 12, 2007 15:40 | link | commenti (14)
categorie: ascoltare al crepuscolo, ascoltare mie antologie
giovedì, 01 marzo 2007

Al crepuscolo: Mark Strand e Jan Garbarek

crepucoloSuccede … può succedere …
E’ successo che un poeta mi è arrivato addosso per caso.
Non proprio per caso: a frequentare i blog è più facile incrociare qualcuno o sconosciuto o non conosciuto abbastanza. Le vie dei blog sono frammentarie, intercettano pensieri volatili, spingono le persone a copiare qualcosa. Spesso qualcosa di breve. E a riproporlo. A lanciarlo come una palla.
E talvolta uno scritto arriva al momento giusto. Quella poesia, quella prosa acquista significato in un “qui ed ora” che in un'altra fase biografica non avrebbe potuto manifestarsi allo stesso modo e con la stessa intensità.
E’ successo con Mark Strand, che mi è stato segnalato da Astime. L’ho già evocato ieri.
L’impatto con Mark Strand è arrivato per strati, per momenti successivi. Non proprio di colpo.
Nato nel 1934 a Summerside, nella Prince Edward Island in Canada, cresciuto negli Stati Uniti, vive a New York. 73 anni. A vederlo sembra un attore. Altissimo, bello, «in tutto e per tutto simile a Clint Eastwood», diceva Enzo Siciliano. Anche mia moglie, vedendo la fotografia, ha esclamato: “ … che bello!”.
Quella che racconto, dichiara Strand, è sempre la stessa «vecchia storia»: quella «sui minuti che muoiono e le ore, e gli anni». E anche se tu che mi ascolti sai già di cosa sto parlando (e come potresti non saperlo?), questa è la storia «di me stesso, di te, di tutti».
Dicono di lui:

“Ci sono poeti che hanno il dono raro della semplicità uno di questi è Mark Strand, classe 1934, americano. La semplicità unita alla profondità di sguardo crea una miscela unica. Questa miscela unica costituisce il suo mondo poetico. Un mondo poetico che si nutre della quotidianità, una quotidianità quasi crepuscolare, decadente, anzi in decadenza: il suo universo, a tratti kafkiano come spiega la seconda di copertina di questo pregevole raccolta pubblicata da Minimum Fax, Il futuro non è più quello di una volta, è un universo nel quale la tristezza dei giorni è metodicamente disegnata con una precisione di sguardo e di dettato davvero unici. E nei giorni che scorrono implacabili si delinea una metafisica dell'assenza tutta terrena, immanente” (Mauro Fabi)

“Scenari struggenti di sconsolata felicità, densità ed evanescenza, presenze perdute e morte in vita. Atmosfere romantiche, l'assenza della vita, "fissare il nulla è imparare a memoria / quello in cui noi tutti verremo spazzati": dinanzi a un simile scenario non possiamo che limitarci a contemplare la sua attività poetica. La capacità dell'autore di sfruttare un immaginario al margine del conscio appare unica,” (Marco Milone)

“Dovessi sintetizzare in un unico aggettivo cosa penso del corpus poetico di Mark Strand, non avrei dubbi: userei il superlativo interessantissimo. Mai, per esempio, mi verrebbe in mente di catalogare una sua poesia nella categoria del bello, con quanto di edonistico – di esteticamente godereccio - a questo termine si fa corrispondere. Piuttosto nella categoria dell’etico: infatti, quelle di Strand sono incursioni coraggiose sul terreno minato dell’esistere, eseguite con lo scandaglio dell’ironia.” (Ciro Bestini)

“la poesia di Strand è una poesia di domande più che di risposte, che non ha il compito di cambiare il mondo né di comunicare nessuna verità teologica, ideologica o etica.  Non è una poesia confessionale né sentimentale: l’io lirico sembra addirittura abdicare a se stesso, annullandosi continuamente anche e soprattutto nell’uso prevedibile e canonico di certa lingua poetica: ogni luogo comune della dizione poetica viene sempre accuratamente evitato e la lingua, sorvegliatissima, ne esce essiccata, rastremata. Eppure la situazione umana balza evidente in tutte le sue implicazioni. È una poetica quella di Strand che vuole guardare in faccia la vita e la morte con la “discretion” disillusa e l’acre ironia della tradizione scettica. La poesia di Strand ferma la vita su un palcoscenico silenzioso e ci costringe ad osservarla nella sua nullità, con occhi asciutti.” (Franco Nasi)

Uno sguardo poetico sulla “quodinianità crepuscolare”. Ma anche un potente evocatore di immagini potenti, nitide, fortissime, come qui:

Due cavalli

Una calda sera di giugno

scesi al lago, mi misi carponi

e mi abbeverai come un animale. Due cavalli

mi si affiancarono, per abbeverarsi anch'essi.

È stupefacente, pensai, ma chi lo crederà?

I cavalli mi scrutavano di tanto in tanto, sbuffando

e scrollando la testa. Sentii il bisogno di rispondere, così anch'io

sbuffai, ma esitando, come se in realtà non volessi essere udito.

I cavalli dovevano avere percepito che mi reprimevo.

Si scostarono un poco. Poi pensai che forse mi avevano conosciuto

in un'altra vita - quella in cui ero stato poeta.

Forse avevano persino letto le mie poesie, perché a quell'epoca,

in quel tempo vago in cui il nostro ardore non aveva limiti,

cambiavamo stile quasi con la stessa frequenza con cui cadevano giorni nell'anno.
 

Two Horses

On a warm night in June

I went to thè lake, got on ali fours,

and drank like an animai. Two horses

carne up beside me to drink as well.

This is amazing, I thought, but who will believe it?

The horses eyed me from time to time, snorting

and nodding. I felt thè need to respond, so I snorted, too,

but haltingly, as though not really wanting to be heard.

The horses must have sensed that I was holding back.

They moved slightly away. Then I thought they might have known me

in another life - thè one in which I was a poet.

They might have even read my poems, for back then,

in that shadowy time when our eagerness knew no bounds,

we changed styles almost as often as there were days in thè year.

In Mark Strand, Uomo e cammello, Mondadori, 2007, p. 14-15
 

Provo a rileggerla con

Knot Of Place And Time

di Jan Garbarek

in “In Praise of Dreams

 

Funziona … sì funziona
Il suono del sassofono, il più vicino alla voce umana, racconta quel dialogo interiore fra l’uomo e i cavalli.
In vite diverse.


postato da: AMALTEO alle ore marzo 01, 2007 18:27 | link | commenti (26)
categorie: leggere poesia, ascoltare al crepuscolo, leggere mark strand
mercoledì, 28 febbraio 2007

Al crepuscolo: Daniel Lanois, Transmitter

crepucoloAstime  mi ha regalato una poesia di Mark Strand.
A dire il vero l'ha regalata a tutti noi che, talvolta, ci intratteniamo qui al crepuscolo.
Questa sera associo il crepuscolo a questa
Transmitter
di Daniel Lanois,

in "Shine"

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder




Questo è il luogo. Le sedie sono bianche. Il tavolo splende.
La persona che vi siede fissa la cerea incandescenza.
Il vento sommuove l’aria, ripetutamente,
come per crearvi uno spazio. “ Uno spazio per me”, pensa.
È sempre stato attratto dal clima del commiato,
disponendosi in modo che il dolore – perfino il più intimo –
lo si potessi leggere da lontano.

This is the place.  The chairs are white.  The table shines.
 The person sitting there stares at the waxen glow.
The wind moves the air around repeatedly,
 As if to clear a space.  "A space for me," he thinks.

He's always been drawn to the weather of leavetaking,
Arranging it so that grief — even the most intimate —
Might be read from a distance.

Una fascia lunga di nuvole
è sospesa sul mare aperto con il sole, il sole senza qualità
che là dietro affonda – versione edulcorata di una storia
che viene detta una sola volta se vera, e sempre troppo tardi.

La cameriera gli porta da bere, lui alza il bicchiere
verso la luce che si spegne, ma un attimo solo.
Il barlume rosso che ne viene gli tinge la camicia.
Adagio il cielo s'oscura, il vento si placa,
la veduta sublima. Il suo ampio abbraccio viola
pare, in questo crepuscolo placido, più che un motivo
per essere lì, per contemplarlo, pare in sé una specie
di felicità, come se quel semplice fatto bastasse e potesse durare.

Mark Strand

(mirabilmente tradotto da Damiano Abeni, che ha scritto: "Vi ho trovati su google - e vi ringrazio per lo spazio concesso a Mark, il consiglio musicale, e le buone parole spese per il modesto traduttore. Ma se vi piace questo "ambiente" vi piacerà tutto il libro, e anche i precedenti. Comunque, continuate così!  Un saluto da Damiano Abeni, 14 marzo 2007)

postato da: AMALTEO alle ore febbraio 28, 2007 18:32 | link | commenti (8)
categorie: ascoltare al crepuscolo, ascoltare mie antologie
lunedì, 19 febbraio 2007

My Life In Art, dei Mojave 3

crepucoloAttraversare le ore del crepuscolo per entrare in quelle della sera e poi della notte.
La vita è una serie di passaggi.
Attraversare la vita è una forma d'arte.

My Life In Art
dei Mojave 3
in "Excuses For Travellers", 2000

postato da: AMALTEO alle ore febbraio 19, 2007 18:24 | link | commenti (5)
categorie: ascoltare al crepuscolo
sabato, 10 febbraio 2007

Craig Armstrong, Ruthless Gravity

roundmidnightAvventurarsi nella notte.
Sì, ma è ancora presto.
Allora è più giusto dire: prepararsi ad avventurarsi nella notte.
Osservando le lucine nel buio, non ancora prevalente.
Ascoltando una musica esperienziale.
E facendo risalire energia da dentro, come avviene in questa traccia.
Craig Armstrong proietta bagliori nel cielo che è nella via di mezzo.
Anche il pre-buio urbano va bene per visualizzare. Anzi, Craig Armstrong propizia soprattutto la notte urbana.
Per la notte delle campagne occorrono altri autori ... li cercheremo ... li troveremo ... li sentiremo ....

Ruthless Gravity
di Craig Armstrong
in As If to Nothing, 2002

postato da: AMALTEO alle ore febbraio 10, 2007 18:36 | link | commenti (8)
categorie: ascoltare al crepuscolo, ascoltare mie antologie
giovedì, 08 febbraio 2007

roundmidnight Hiawatha. Attorno al crepuscolo
Si fa sera.
Siamo a metà del guado della giornata.
Attraversiamo il confine con:

Hiawatha

di Laurie Anderson


La sento come una musica di mezzo, fra il chiaro e la luce.

postato da: AMALTEO alle ore febbraio 08, 2007 17:49 | link | commenti (5)
categorie: ascoltare al crepuscolo
sabato, 03 febbraio 2007

The Guilty Party

crepucoloSono stato un po' assente, e forse per qualcuno deludente, nei miei appuntamenti musicali di mezzanotte.
E' un'ora tarda. Talvolta la stanchezza prevale. Oppure ci sono attrezzi di lavoro da preparare per il giorno dopo, durante le poche ore che ci sono fra la notte e il mattino.
E allora mi è venuta una idea complementare all' "Attorno a mezzanotte". Cioè quella di aggiungere un appuntamento (non fisso) che chiamerò: "Attorno al crepuscolo".
Il crepuscolo è quello spazio di tempo in cui

 "l'aria è rischiarata da un lume debole, e non ben manifesto,
che tuttavia si distingue sensibilmente dalle  tenebre della notte"

(tratto da A spasso con Jung, di Quaglino e Romano).
E' anche il tempo in cui qualcuno attende il "raggio verde", come Delphine nel film di Eric Rohmer.
Ci sono musiche che mi risuonano dentro come crepuscolari. Per esempio molte sculture musicali dei The Necks. Ma  sono pezzi lunghi che durano anche un'ora e che gli spagnoli di GoEar  respingono. E poi un'ora è lunga: c'è ancora qualcuno che si ferma al crepuscolo ad ascoltare una musica per un'ora?
Oggi sentiamo assieme The Guilty Party di Matt Ellliott.
Occorrono 7 minuti di calma.
Consiglio di spegnere la luce e osservare la sera arrivare: quando comincia a farsi buio e fuori una ad una si accendono le luci.
Ecco: mettiamoci comodi, guardiamo fuori e camminiamo per opaca crepuscola.
Il buio assoluto arriverà più tardi. Oh sì, molto, molto più tardi

postato da: AMALTEO alle ore febbraio 03, 2007 17:28 | link | commenti (9)
categorie: ascoltare al crepuscolo, ascoltare mie antologie