La vita terrena di Nina Simone iniziò il 21 febbraio 1933 a Tryon, una città della Carolina del Nord. Ci volevano due giorni, fra treno ed autobus, per andare a New York. Lontano dai centri della cultura musicale americana nasceva e cresceva questa meravigliosa creatura:
“Qui lo spirito è entrato nel corpo della piccola Eunice Waymon. Quello spirito che la accompagnò dai primi passi fino alle scene newyorchesi, dove le permise di compiere la sua missione”
David Brun Lambert, Nina Simone, una vita, Kowalski-Apogeo, 2008, p.12 (traduzione di Laura Cecilia Dapelli, da David Brun Lambert, Nina Simone, une vie, Editions Flammarion, 2005)
Caro passante, forse hai visto con me questa bambina durante la sua “infanzia del prodigio”.
Oggi ci soffermeremo sulla sua trasformazione, come nella favola del cigno nero, da Eunice Waymon a Nina Simone.
Da ragazzina tutto il suo tempo era dedicato al piano. Lo imponeva la rigida madre Kate e tutta la comunità locale, che avevano investito di aspettative troppo grandi per la sua età il talento che era in lei riconoscibile:
“ore passate a imparare gli spartiti a memoria, a memorizzare ogni sfumatura, ogni silenzio, a ripetere gli stessi arpeggi in tutte le tonalità fino a che le mani non ne potevano più”
(op. cit. p. 36)
E tuttavia un giovane vicino di casa fece sparire la solitudine di quel tempo tutto dedicato alla scuola e all’apprendimento della musica. Eunice si innamorò di Edney Whiteside, un ragazzo di famiglia cherokee. Per anni diventarono i “piccoli fidanzati”. Durò poco: “Non ci sei e mi manchi troppo”, le disse Edney. Nina aveva 16 anni.
Quarant’anni dopo lui accolse in questo modo uno dei suoi momenti di depressione:
Eunice inseguiva un desiderio: quello di diventare concertista classica. L’obiettivo era di frequentare gli studi al Curtis Institute di Philadelphia e, per prepararsi all’esame di ammissione si iscrisse alla Julliard School di New York, uno dei più prestigiosi conservatori di musica classica degli Stati Uniti.
Dedicò l’estate del 1950 ai corsi estivi di preparazione al corso di ammissione: era l’unica allieva di colore. In un altro corso parallelo c’era Miles Davis.
L’esame era il 12 agosto. Da New York, Eunice raggiunse Philadelphia in autobus:
“ciò che accadde quel mattino resta un mistero. Nina Simone non ha mai accennato allo svolgimento dell’esame. Era troppo nervosa? Non suonò all’altezza delle sue capacità o semplicemente commise errori durante l’esecuzione?” (op. cit. p. 46)
Sta di fatto che venne “scartata”. Questa ferita l’accompagno per tutta la vita, perché lei attribuì l’esito alla discriminazione razziale.
Voleva un altro destino per se stessa. Eppure da quella caduta è nata la più grande interprete di quell’ arte musicale che lei stessa, con insistenza e continuità, chiamerà “musica classica nera”
Eunice era testarda: “o il Curtis o niente” Di conseguenza fece lavori ingrati per risparmiare e pagare qualche settimana alle lezioni di Vladimir Sokhaloff, un rinomato maestro di pianoforte. Fu lui a suggerire un’altra via per il suo destino: “lascia parlare la tua parte nera”.
Tornò a Philadelphia, fece anche un anno di psicoanalisi, con il dottor Gerry Weiss. Siamo attorno ai vent’anni, in quel periodo terribile nel quale occorre far girare la nave e prendere la rotta.
La svolta avviene ad Atlantic City, una delle capitali americane del gioco.
Vi andò nell’estate del 1954, perché lì, alcuni locali pagavano bene i loro pianisti. L’ingaggio fu al Midtown Bar & Grill:
“Nina Simone nacque in un bar umido del New Jersey con il pavimento ricoperto di segatura per assorbire l’alcol rovesciato in terra. Una bettola, come ce ne sono a centinaia, con l’aria satura di fumo e di sigarette” (Op. Cit., p. 57)
Provò qualche sera, combinando i brani classici con i gospel e le arie alla moda in quel momento e lasciando che i brani si dispiegassero anche per oltre la mezz’ora. Suonava ad occhi chiusi, facendo quello per cui era nata e abbandonandosi alla musica e liberandosi del tempo e del luogo.
L’ordine padronale arrivò subito: “Alcuni clienti si sono lamentati. Devi cantare. Se non canti sei licenziata”.
Era arrivato il momento dello sdoppiamento. Probabilmente nella sua stanza si guardò allo specchio e Eunice vide Nina Simone. “Nina”, come “bambina”, e “Simone”, come la Signoret del film Il casco d’oro, che la pianista aveva visto a Philadelphia. Bisognava nascondere alla sua famiglia che la loro figlia prodigio cantava musica del diavolo per degli ubriaconi in luoghi “indegni”:
“bisogna ammettere che il nome di battaglia che si è inventata Eunice suona bene. Inossidabile. Esotico. E anche misterioso” (Op. cit., p. 60)
Le persone che passavano davanti al locale erano tentati di rallentare il passo e di entrare. E una volta dentro c’era quella voce interpretante a trattenerli.
Il cigno nero spiccava il volo.
i have fallen in (platonic) love tonite. this Woman is incredible, dsignrdane
Four words: pure breathtaking artistic pinnacle. This performance was probably from the late sixties and yet... Does anyone agree that at the end of the video (last minute) Nina really Hip Hops a little? I know it's pretty basic, but to me it does sound like that. This woman was just ahead of time and space. Amen Nina, Nomercyu2b
I absolutly love this song. I heard it for the first time at a dance recital and have been in love with it ever since. RIP Nina, mizzsandra00
thing i love about nina simone she is a story teller ,when she performs u have to watch right through to the end she draws you in,even when her voice isnt there shes amazing,as a performer of songs shes up there amongst the best.she just goes somewhere else, stephancan
She was blessed with an inspirational talent, RETROGEMS
She resides in my soul. Thank you for posting this, Suzannebeckyi cannot explain HOW MUCH she MEANS TO ME!, valiosisimo
"Per chi la segue da tempo non ci sono sorprese di sorta - quasi tutto è reperibile nei vari album originari e buona parte in antologie) - ma ci sarà pur sempre qualcuno che si è accorto di lei solo da poco (o da qui inizia) e non gli fa certo male un assaggio che potrebbe scatenare la definitiva passione ( la si ama o non)"
Gianni Del Savio
The Other Woman, Live recorded April 1969 in Germany
Andrea di Non Sequitur è per me una certezza.
So che quasi ogni giorno sceglie (e talvolta scrive) una poesia o un testo di valore e lo lascia per chi passa.
Un gesto semplice.
Nessun giudizio, nessuna invettiva.
Solo parole aggregate di senso.
Andrea dice che " la poesia è una foto della vita scattata con le parole. è l'osservazione minuziosa della realtà, i dettagli della propria vita e di quelle altrui, filtrata, interpretata dai nostri occhi, le nostra parole, la nostra sensibilità"
Ebbene, questa estate mi ha fatto un dono personale. Molto, molto gradito proprio perchè personale.
Uno racconto biografico/poetico ispirato da Nina Simone e per la mia passione, che lui ha ben compreso: " ... dettagli della vita altrui ..."
Lascio qui il graffito, come traccia precisa di un momento e accanto alla canzone più adatta alle parole musicali che ha scelto.
Grazie
Si, mi chiamo Eunice ed ho talento.
È forte il pregiudizio a queste latitudini
ma tu vieni a sentirmi in chiesa quando vuoi.
Ti devo Billieladysingstheblues,
tossica fottuta con la voce d’angelo.
Ora chiamatemi Nina, che vi canto George.
Nonostante Old Jim Crow, da qui
c’è da andar via. I neri possono
fare a meno dei razzisti. Loro,
invece, senza di noi non vivono.
Un signore della moda rende
nuova giovinezza al mio talento.
Sposata, risposata, una vita travagliata:
un marito ammazzato, l’altro m’ha pestata.
Non ditemi perché ho sparato nel giardino.
Sono Nina, Nina e basta.
Per ciò che lascio, guardatevi mia figlia.
Per ciò che è stato, ascoltate la mia voce.
Per tutto quanto il resto: niente da dire.
Lo lascio qui, affinchè chiunque possa a sua volta trovarlo e sentirne la bellezza, assieme alle parole di Aliceydulcinea:
Nina supera il vuoto ed il silenzio,
suoni colorati che travolgono confini invalicabili.
La notte afferra la solitudine del suo essere donna
e il nostro animo accoglie la malinconia dei silenzi,
il ricordo di emozioni rubate,
emozioni che all'improvviso si perdono nel suo sorriso,
nella sua voce che diviene quell'onda in piena
che travolge...
fino all'ultima goccia...
fino all'ultima nuvola
fiori, fiori per Nina, Nina Simone
That’s All I Want From You
Our little love slowly grows and grows
Not one that comes and goes
Thats all I want from you
A sunny day with hopes up to the sky
Another day that comes and dies
Thats all I want from you
Dont let me down, oh show me that you care
Remember when you give, you always get your share
Dont let me down, I have no time to wait
Tomorrow might not come, when dreamers dream too late
Our little love slowly grows and grows
Not one that comes and goes
Thats all I want from you
A sunny day with hopes up to the sky
Another day that comes and dies
Thats all I want from you
Dont let me down, oh show me that you care
Remember when you give, you always get your share
Dont let me down, I have no time to wait
Tomorrow might not come, when dreamers dream too late
Our little love slowly grows and grows
Not one that comes and goes
Thats all I want from you