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2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and Blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli … il definitivo e prospettico Logos-Pensiero di Silvia Montefoschi ... il minimalismo, perchè sono minimo ... su tutti e tutto il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ... e ancora ...” (rielaborato su suggestione di Woody Allen in Manhattan, con qualche cambiamento).

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sabato, 08 novembre 2008

Toumani Diabaté, concerto a Ferrara, Piazza Castello, 24 luglio 2008

Questo è un ricordo di una sera di estate: un bel ricordo. C’è voluto qualche tempo a mettere assieme i pezzi che aiutano la memoria: ora è possibile lanciarli nello spazio.

L’incontro con Toumani Diabatè era già avvenuto con l’ascolto del suo disco Mandè Variations.

Ma quel giorno c’era l’occasione di assistere ad un concerto dal vivo, alla fine del ciclo “Ferrara sotto le stelle”, in Piazza Castello. Potevamo vedere da vicino , oltre che ascoltare, il maestro della kora, l’antica arpa del Mali. Un segno della fortuna da non mancare

Jazzfromitaly aveva dato il primo impulso con la sua descrizione del concerto di Sermoneta. Appunti di gola aveva fornito le prime coordinate (da noi poi seguite) per la conoscenza della città.

Ma c’è stato qualcosa di più: l’appuntamento alle sei della sera, sotto la Cattedrale, con Clearbook, l’amica con cui avevo già parlato a lungo con le tecnologie internettiane e cioè indirettamente:

 

La comunicazione virtuale dei blog ha rafforzato la realtà di un’altra forma dell’incontro: quella di vedere con gli occhi una persona che si era solo immaginata. Era già avvenuto a Firenze con Dodo. C’è un attimo di pochi secondi in cui il tempo si riempie di energia: gli occhi si incrociano, c’è un frammento di incertezza e poi il riconoscimento si trasforma in conoscenza. Ecco una variante umanissima dell’intersoggettività. Clearbook, biancovestita, con l’uomo del suo destino.

E ora vi invito a presentificare dentro di voi il concerto. Anche se non c’eravate ho lavorato affinchè ci foste

 

 

Già dalla preparazione del palco e dalla presenza dei vari strumenti musicali  realizziamo che questa sera Toumani non sarà solo. Pensavamo ad un “solo live” ed invece sarà un magnifico “corale” di gruppo.

Grazie a ReeBee e Dodo (in sincronica simultaneità) posso dire la formazione:

  • Toumani Diabaté alla kora,
  • Kasse Mady Diabaté alla voce,
  • Fanta Mady Kouyate (chitarra elettrica),
  • Mamadou Fofana (piano acustico, flauto, calabash),
  • Fode Kouyate (percussioni),
  • Mohamed Koita (basso) 
  • Sidiki Diabaté (kora).

Alle 21 e 45 Toumani Diabatè, avvolto nella ampia tunica giallo-oro, fa il suo esordio e si siede come in un rito sacrale dietro allo strumento con il quale sembra fare tutt’uno, come in una gestalt:



Solo lui, la sua kora e questa traccia musicale:

 


Si tratta di una traccia di Mandè Variations, che qui sentirai nel modo in cui l’ha “incantata” quella sera:

Dopo il concerto prende un’altra piega: la manifestazione si fa interattiva e gli altri musicisti entrano in scena progressivamente, come dei magici folletti che animano una fiaba. Prima il figlio
Sidiki Diabaté , da lui amabilmente sostenuto con sguardi di orgoglio paterno, anche in un duetto mozzafiato fra le due generazioni.



Il giovane usa stilemi moderni, ma dentro la tradizione, perché ogni innovazione è sempre una tradizione ben riuscita.

Successivamente emerge il pianista Mamadou Fofana, vestito di bianco. Il suo swing è di derivazione jazzistica e l’inserto è di cultura classica.  Sono io quello che grida “bravo!”. Bonne chance, Mamadou: ti auguro un grande futuro



Ora è il momento del chitarrista
Fanta Mady Kouyate. Un lento farsi avanti. Anche qui il linguaggio musicale mostra le contaminazioni fra antico e moderno.




Poi Toumani racconta delle relazioni fra la musica africana, quella classica, il rock e il jazz. E spiega, come ha fatto dovunque, la fisicità animale e tecnica della kora e il suo funzionamento acustico. Il dito pollice sinistro per il basso, il dito pollice destro per la melodia, i due indici per l’improvvisazione. Bass, Melody, Improvisation:



 
Infine, a tarda notte, la chiusura del concerto. Toumani inizia una specie di trattattiva con il pubblico: “How many pieces”? “Five, Ten, Eleven” si sente nella piazza ormai sovraccarica di gusto per la vita. “Do youn want to sing?”
“Yesss”
E allora “listen to the guitar”
Pochi accordi ripetuti più volte per aiutarci a memorizzarli, in una sorta di apprendimento collettivo. Ad aiutarci è il cantante Kasse Mady Diabaté
, da lui chiamato “wonder brother”



Il concerto siamo diventati noi, persone riunite in quel momento che è parte della eternità. Un lallalallalalla sempre meno incerto, più vigoroso e alto.

Siamo in ipnosi: è bello perdere l’individualità e fondersi nel collettivo, soprattutto quando è la coscienza a guidare il processo alchemico.

Toumani, con le mani tese e le palme rivolte verso il cielo sprona, incita, accompagna.

Tutti in piedi, chi ancheggiando, chi dondolando, chi saltando. Si sentono le vibrazioni interne, i capelli delle donne oscillano: il ritmo si impadronisce della psiche.

Tutti, proprio tutti (anche un sessantenne pre-vecchio) a battere il tempo con il corpo.

Un unico, spettacolare eccezionale bis durato 40 minuti!.

Attorno a mezzanotte ci sperdiamo, ciascuno con la sua unica e galvanizzata personalità

 

 



Le fotografie sono di Luciana e gli audio-video di Amalteo. E grazie ancora a Dodo e Maurizio ReeBee per le informazioni sui nomi dei musicisti.

Leggi anche:

-> Fratelli di kora Video di ALESSANDRO "MOUSSA" CIACCINI

-> recensione di Mariam di Mamadou Sidiki Diabate

-> recensione di The Mande Variation di Toumani Diabate

mercoledì, 23 luglio 2008

Toumani Diabaté, The Mande' Variations

Due giorni a Ferrara.

Manifestazione Ferrara sotto le stelle
, a sentire Toumani Diabatè.

Ne ho parlato e conversato qualche settimana fa qui:

Toumani Diabate', The Mande' Variations


grazie per questa informazione a Giuseppe Federico di Onda Rock



Toumani Diabate'
The Mande' Variations

Links:


Videos:



Mi affascina per vari motivi.
In primo luogo per le risonanze antiche che sa elaborare e trasmettere. Mi viene in mente quell' "Africaaaa ..." di Nina Simone, in una delle sue espressioni dentro l'interpretazione di Little Girl Blue in quella serata a Montreux, nel 1976: " .... Africaaa ..."  A 6 minuti e 50 ...
Poi per la qualità dei suoni singoli ed orchestrali che vengono fuori dalla Kora.
Dice Jazzfromitaly di questo suono:
 

Assistere ad un concerto per kora solo è un'esperienza unica.
Ti chiedi come sia possibile ascoltare quella cascata di suoni, da dove nascono quei bordoni come giri di basso ed allo stesso tempo ti ritrovi a godere di quelle lunghissime melodie, cristalline, con mille impercettibili variazioni e sempre nuove.

E, infine per le contaminazioni con la musica europea e gli stilemi della improvvisazione jazz.
In Kaunding Cissoko, sento le fughe bachiane rilette da John Lewis:



Connessioni:

  • intervista a Toumani Diabatè e tecnica di costruzione della Korà. Video rintracciato da Prisma:
  • recensione di Giuseppe Federico e Diego Capuano in Ondarock: 
La cultura del continente africano custodisce tradizioni ancestrali di preservazione e diffusione della propria cultura e del proprio passato. La musica si è sviluppata in un contesto storico privo di scrittura e ha assunto il ruolo importante di principale veicolo di comunicazione della tradizione popolare. Nel Mali l’unico vero depositario della memoria storica del proprio popolo è il djeli (letteralmente “trasmissione attraverso il sangue”), il cantore e musicista meglio conosciuto in Occidente con il termine di derivazione francese griot.
Questa figura ha un ruolo sociale importante in quanto è il custode del patrimonio di temi e melodie trasmessi nei secoli attraverso le generazioni. E’ ad esso che si fa riferimento per affermare l’identità culturale del popolo mandè e per divulgare le storie e le gesta degli antenati, degli spiriti e della propria famiglia o gruppo etnico.
La kora è lo strumento tradizionale suonato dai djeli di etnia mandinka. Si tratta di un’arpa liuto a 21 corde che si compone di una cosiddetta calabash, ovvero una grossa semi-zucca ricoperta di pelle di mucca (o di antilope e talvolta capra), alla quale è attaccato un manico che fa da tirante per le 21 corde che si inseriscono, in due file parallele rispettivamente di 10 e 11 corde. Le corde sono legate al manico da anelli di pelli che determinano l’accordatura.
Ovviamente esistono delle varianti di kora, e svariati gli sono stili, le tecniche e le accordature della stessa. Addirittura le origini dello strumento sono incerte: secondo Diabatè la kora risale ai tempi di Soundjata Keita, il primo re dell’impero del Mali del XIII secolo e dopo peripezie capitata nelle mani di un antenato dello stesso musicista.

Toumani Diabatè è soltanto uno degli ultimi discendenti di una famiglia di importanti musicisti: suo padre era Sidiki Diabatè,uno dei protagonisti della musica del Mali e colui che pubblicò il primo disco di sola kora in assoluto (“Cordes Anciennes”, 1970).
Sono essenzialmente due le scuole importanti di kora: quella del Gambia e quella del Mali. La prima fa un uso della kora come strumento solista, quella del Mali la usa prevalentemente come strumento di accompagnamento per i cantanti.
Per la registrazione di questo disco l’artista ha apportato alcune modifiche alla kora: per la prima volta, in alcuni brani, sono state utilizzate delle corde tipiche delle arpe di tipo occidentale. Altra novità è l’utilizzo di chiavi di legno al posto di tradizionali anelli di pelle adoperati per il tiraggio delle corde. Queste modifiche nell’accordatura dello strumento hanno determinato un suono più limpido e armonico.

L’importanza di “The Mandè Variations” (i mandè sono un gruppo etnico dell’Africa Occidentale, definiti dalla cultura e dalla lingua piuttosto che dall'etnicità, alla cui popolazione mandinka, inclusa in questo gruppo, appartiene Diabatè) è spiegata proprio dalle variazioni dai temi del repertorio tradizionale del Mali e dall’uso pionieristico della kora. La caratteristica principale è costituita dalla libera improvvisazione e dalla “variazione” di ritmo, armonia, tema, melodia e dalla contaminazione con altre sonorità: temi tipici del jazz (“Ali Farka Tourè”, dove fraseggi di assoluta libertà impro-virtuosistica sono spezzati da momenti di struggente intensità lirica), minimalismo (in “Ismael Drame”, dedicata alla propria guida spirituale, l’atmosfera si fa più cupa e riflessiva), raga indiano (“El Nabiyouna” ricorda fraseggi di sitar indiani, prima di sfociare in una dinamica più energica del solito), fino a un accenno western morriconiano (la conclusiva “Cantelowes”, che finisce poi con il dipanarsi in un intreccio ritmico e melodico tipico dello stile del più classico di Diabatè).
Tra le dediche da segnalare anche quella di "Kaounding Cissoko" a un altro amico e musicista scomparso: Baaba Maal, fenomeno pop (chitarrista, cantante, ballerino) del Senegal.

L’album arriva venti anni dopo l’esordio del musicista maliano, quando a 21 anni pubblicò “Kaira”, l’altro lavoro per sola kora che inaugurò una carriera ricchissima di prestigiose collaborazioni, valga per tutte quella con il mai troppo compianto Ali Farka Tourè: “In The Heart Of The Moon”, uscito nel 2005 e Grammy Awards 2006.
Ciò che rende l’opera unica è la grande semplicità e raffinatezza nel combinare i vari passaggi sonori, rivisitare le melodie tradizionali dei djeli scavando nelle radici arcaiche senza tuttavia snaturarle anzi arricchendole con altre influenze. Tutto il disco è permeato da momenti di grande intensità e lirismo che lasciano senza fiato: Diabaté dimostra una padronanza assoluta dello strumento improvvisando con una naturalezza disarmante e dettando in contemporanea la linea di basso, accompagnamento e improvvisazione.

In “Si naani”, forse uno dei momenti più intensi del disco, ricorre a una scala di tipo orientale detta “egizia” e, attraverso in una serie rivisitazioni di alcune melodie dei djeli del Mali del nord e del centro, parte da una canzone d'amore, "Maramba Musu", snodandosi attraverso una serie di rielaborazioni fino a "Njaaro” (una melodia tipica dei djeli di etnia fulani).
Territori musicali inediti, dove l’equilibrio tra tradizione e modernità riesce a trovare un importante punto d’arrivo. Un po’ come faceva John Fahey con la sua chitarra, con un’intensità che spazza subito via qualsiasi accusa di virtuosismo gratuito, Toumani Diabatè riesce ad architettare con spontaneità una musica che, senza l’utilizzo di parole, fa parlare e vibrare terra e anima, facendo emergere secoli di culture e tradizioni del proprio paese.
“The Mandè Variations” è un album bello e non facile, una preghiera in otto movimenti lontana da qualsiasi moda o tendenza.

(18/04/2008)



Su questo concerto ha scritto Jazzfromitaly:

Venerdì sono andato ad un concerto unico, quello di Toumani Diabatè organizzato dagli amici di T.P. Africa. Un concerto bellissimo, che avrebbe meritato l’auditorium di Roma, l’attenzione dei media, ed un pubblico più numeroso. Due ore di poesia unica, di improvvisazione felice e di una valenza culturale enorme, come ben sintetizzato dalle parole di Giulio Mario Rampelli
“…I dischi non possono rendere l’atmosfera che si crea in presenza di un djeli e del suo strumento, gli occhi chiusi, rapiti all’interno, le mani agili che pizzicano le corde, le melodie notturne e le cascate di note che cadono e volano improvvise. E’ un viaggio nello spazio e nel tempo, guidato da chi conosce altre dimensioni, antiche storie, memorie cancellate…
.
Ebbene, Toumani, questo uomo straordinario figlio di diverse generazioni di griot, che da sempre sfida se stesso nella ricerca musicale tra le radici e la modernità, ad un certo punto ha detto:
“…nel mio Paese, il Mali, abbiamo subìto per anni il colonialismo.
Era difficile, loro avevano il potere e le armi, ma mio padre ed i miei parenti si sono ribellati ugualmente, hanno combattuto questo clima di soprusi e di repressione con i loro strumenti.
Sì, i miei antenati hanno fatto la resistenza con la Kora, il Balafon, la M’bira, quelle erano le loro armi, questi sono i miei strumenti…”
 
Un uomo straordinario, di una grandezza enorme e di una modestia umana rara, bello e inimmaginabile, come solo un Maestro del racconto per immagini poteva ritrarre.
Art by Maurizio Ribichini
postato da: AMALTEO alle ore luglio 23, 2008 23:19 | link | commenti (4)
categorie: ascoltare al crepuscolo, ascoltare a mezzanotte, ascoltare antologie di amalteo
sabato, 19 aprile 2008

Goodnight ... Goodnight

E' stata una settimana greve.
Ma ci saranno ancora notti come questa notte.
... tante notti ...


Goodnight ... Goodnight
by AMALTEO
postato da: AMALTEO alle ore aprile 19, 2008 23:47 | link | commenti (17)
categorie: vivere animali gatti, ascoltare a mezzanotte
martedì, 25 dicembre 2007

Fiabe di Louis Armstrong

La mattina dopo "la notte", sotto l'albero di Natale, ho trovato:

 



" .... si realizza nell’evento del Natale un fenomeno che gli storici delle religioni, ma anche gli psicologi del profondo, conoscono bene. Si tratta della potenza che il rito, condiviso per lungo tempo da molte persone, finisce con l’assumere nell’inconscio collettivo e, da lì, nella vita di tutti. Anche chi coscientemente non crede, insomma, viene toccato nel profondo, anche se inconsciamente, dall’enorme energia che la preparazione e la celebrazione del rito ha prodotto nella psiche di tutti i popoli che si sono riconosciuti in quel rito, nel corso del tempo. Questo contatto, tra la psiche individuale e l’inconscio collettivo già presente in ognuno di noi, trasforma e modifica, per un periodo più o meno lungo, il nostro clima psicologico. In questa trasformazione, naturalmente, contano molto le caratteristiche simboliche e affettive presenti e attive nel rito. Nel Natale, ad esempio, compare il simbolo che più fortemente influenza la felicità dell’uomo: proprio quello del cambiamento e della trasformazione. Che realizzandosi, ci fa passare da una condizione precedente e ormai vecchia, stanca, priva di energia, a una nuova, proiettata in un futuro pieno di speranza."
Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 24 dicembre 2007, www.ilmattino.it
postato da: AMALTEO alle ore dicembre 25, 2007 00:10 | link | commenti (8)
categorie: ascoltare louis armstrong, ascoltare a mezzanotte
domenica, 23 dicembre 2007

Interpretazioni di Silent Night

E' piena notte.
Poi, domani sarà "la notte" per cultura, storia e tradizione.
C'è una musica (una più di altre) che è annidata nella mia memoria biografica e sensoriale ed è associata al Natale.
Una gran festa, indipendentemente dai credi. Perchè tutti siamo stati piccoli ed avvolti dalla magia di questo arco dell'anno.
Così, per "atmosferizzare" le ore che precedono ho preparato una manciata di

Silent Night
Stille Nacht

Un classico si può permettere tanti stili di esecuzione e altrettanti di ascolto: voci di bambini, Tom Waits, Lisa Hannigan, Frank Sinatra, Dinah Washington, Dionne Warwick, Placido Domingo, Enya, Mahalia Jackson, Harry Connick, Johnny Cash, Barbra Streisand, Brennan Caballè, Zucchero, Chris Botti, Lena Horne e Count Basie, Nat King Cole, Sinead O' Connor, Willie Nelson, Cortoons Walt Disney, Canto gregoriano ...
Auguro al passante sulle tracce una Buona e Dolce caduta dentro questo momento.

postato da: AMALTEO alle ore dicembre 23, 2007 00:55 | link | commenti (8)
categorie: ascoltare a mezzanotte
domenica, 18 novembre 2007

David Byrne, Winter



E' calato il generale inverno.
Le foglie cadono più velocemente dagli alberi e sono spazzate via dal vento.
E' arrivato il momento di riprendere le buone abitudini della musica da ascoltare con gli amici.
Data l'ora: attorno a mezzanotte.

David Byrne
Winter
da "The Knee Plays"



Per saperne di più su David Byrne e sul disco occorre andare a questo post di Prisma
postato da: AMALTEO alle ore novembre 18, 2007 00:17 | link | commenti (4)
categorie: ascoltare a mezzanotte
sabato, 15 settembre 2007

Rodin-pensatoreE' da qualche giorno che ascolto, soprattutto di sera, la musica degli Einstürzende Neubauten. Più precisamente quella della loro seconda fase. O seconda vita.
Non so ... Mi affascinano ... Ecco, sì: fascinazione è la parola adatta.


Ti faccio sentire Silence is sexy:



E poi Ich Hatte Ein Wort:




Ich hatte ein Wort

Ich hatte ein Wort
ein langes, selbstgezimmertes wie eine Rinne, mit Rädern,
schmal wie ein Einbaum, oder etwas das Zement leiten soll
ein Modell zwar, windschnittig und windschief; aber meins

Ich hatte ein Wort
ein rundes, rund wie eine Orange
es hat mitunter, mitternachts, den ganzen Innenraum mir erhellt
die Frucht war nach der Natur bewachsen
einem Foto des Mondes neben dem Bett

Irgendwer hat die Bedeutung mir verdeckt
in einem Winkel ganz weit weg auch noch versteckt
Ich hab’ keinen Beweis
di di di ...
di di di ...
di di di ...
di di di ...

di di di ...
di di di ...
di di di ...
di di di ...

Ich hatte ein Wort
ein fremdes, mir sehr widerstrebend ...
es wuchs eines Tages mit kleinen Köpfen beiderseits aus meiner Haut
zu dritt dann morgens im Spiegel haben wir uns angeschaut
und habens nicht geglaubt – so unvertraut

Irgendwie hat es sich mir dann auch entdeckt
es hielt sich nicht länger in seinem Winkel versteckt
da war der Beweis

di di di ...
di di di ...
di di di ...
di di di ...

di di di ...
di di di ...
di di di ...
di di di ...

Ich bin die fernsten Winkel abgereist
auf der Suche nach der Bedeutung, diesem Beweis
nach einem Wort das ich nun endlich wieder weiss
was ich in mir trug das geb ich nicht mehr preis
ich gebs nimmermehr preis …

libera traduzione di Prisma, che ringrazio:

Avevo una parola (una parola risuonava in me… )

Avevo una parola
una lunga, schietta parola diretta come un solco, con delle ruote, una parola che ritorna,
stretta come una piroga ricavata da un tronco o come qualcosa che incanali cemento
niente più che un modellino, slanciato e battuto dal vento, ma mio

Avevo una parola
rotonda, tonda come un arancio
di tanto in tanto a mezzanotte mi illuminava dentro
il frutto di questa parola era straripante come in natura succede,
come una foto della luna accanto al letto

Qualcuno me ne ha celato il significato
e me lo ha anche nascosto in un angolo remoto
Ma non ne ho la prova
di di di…

Avevo una parola
una parola straniera, la più avversa a me…
un giorno spuntò dalla mia pelle con due piccole teste, visibili da una parte e dall’altra
e poi di mattina noi tre ci siamo raccolti davanti ad uno specchio
e lo trovai duro da credere – così poco familiare

ed in qualche modo allora si dischiuse a me
non più tenendosi nascosta in un angolo
lì era la prova
di di di…

Ho viaggiato fino agli angoli più remoti
in cerca del significato, di questa prova,
in cerca di una parola che infine ora torno a conoscere
una parola che io ho portato dentro di me e che non abbandonerò più
io non la tradirò mai più… 
postato da: AMALTEO alle ore settembre 15, 2007 23:46 | link | commenti (20)
categorie: ascoltare a mezzanotte
giovedì, 30 agosto 2007

Carmen McRae secondo Amalteo

Mi è capitato di mettere insieme una antologia della cantante jazz Carmen McRae (1920 - 1994).
Voce calda. Le pause giuste ... molto giuste. Interazione perfetta con i musicisti. Stupenda per le notti.
Sincronica per la mezzanotte ....
Lì, vicino al pianoforte, a far brillare la tradizione del canto jazz. Quando la voce tende a diventare un personalissimo strumento musicale.
Devo molto per questo ricordo all'amico Thomas, che forse sta cambiando lavoro e paese. E per la voglia di fare comunità con la musica, oltre che per l'impaginazione, a Kosmogabri
Ecco per voi, cari amici:


Carmen McRae

secondo Amalteo

L'antologia è qui: mediafire

Carmen McRae su YouTube

Carmen McRae on Wikipedia


1.He Was Too Good to Me in Book of Ballads, 1960
2.It Never Entered My Mind in Live at Sugar Hill, 1963
3.Don't Explain in Alive, 1965
4.You and I in Velvet Soul 1972
5.As time goes by in Live at the Dug, 1973
6.Duke Ellington Medley:Satin Doll-Mood Indigo
in Live in Belgrade, 1975
7.Send in the clowns in Live at Bubba's, 1981
8.My Funny Valentine in Live At Montreux, 1982
9.Besame Mucho in Live At Montreux,, 1982
10.Love me tender in Any Old Time, 1986
11.'Round Midnight in Live At Umbria Jazz, 1990
12.Poor Butterfly in Sarah: Dedicated To You, 1990
13.Take five in New York State of Mind, 1978
14.Moonlight in Vermont in Carmen in London, 1961
postato da: AMALTEO alle ore agosto 30, 2007 23:54 | link | commenti (5)
categorie: vivere tempo, ascoltare a mezzanotte, ascoltare antologie di amalteo
mercoledì, 13 giugno 2007

Buonanotte!

Julee Cruise

Falling (1989),  Live In NYC

[via FoxyTunes / Julee Cruise]


 

E questo è per Prisma che oggi ha a sua volta proposto all'ascolto Michel Petrucciani qui.
Attenzione: sono circa 54 minuti. E' inadatto per la notte tarda!
Live at Village Vanguard, 1985

Biografia di Michel Petrucciani

postato da: AMALTEO alle ore giugno 13, 2007 00:06 | link | commenti (12)
categorie: ascoltare jazz, ascoltare a mezzanotte
giovedì, 07 giugno 2007

Tin Hat Trio, The Longest Night

I lanzichenecchi del Nord non bivaccheranno in Parlamento.
I Governo Prodi resiste al Senato sul filo senile di 160 a 155.
Un generale aspirante golpista del corpo militare della Guardia di Finanza, difeso dai topi neri di nazista memoria, è stato dipinto nella sua completa aspirazione eversiva da quel signore che è il professor ministro Tommaso Padoa-Schioppa.
Posso passare la nottata.
I lanzichenecchi con il fazzoletto verde e i fascisti interiori ed esteriori non bivaccheranno ancora in Parlamento.
Per adesso.



postato da: AMALTEO alle ore giugno 07, 2007 00:32 | link | commenti (25)
categorie: ascoltare a mezzanotte