Tracce e Sentieri

di Amalteo

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2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and Blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli … il definitivo e prospettico Logos-Pensiero di Silvia Montefoschi ... il minimalismo, perchè sono minimo ... su tutti e tutto il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ... e ancora ...” (rielaborato su suggestione di Woody Allen in Manhattan, con qualche cambiamento).

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venerdì, 15 settembre 2006

Oriana Fallaci e la sua ghianda

tracceLa radio del mattino mi sveglia e in questi attimi fra l'ancora sonno e il "io sono vivo" mi giunge la notizia della morte di Oriana Fallaci (1929-2006, 77 anni).
I pensieri corrono, si aggrovigliano e ora ne seleziono tre.

In primo luogo affiora alla mia mente il ricordo del racconto mitologico di Cassandra, la più bella fra le figlie di Priamo ed Ecuba, sovrani di Troia al tempo della famosa guerra. Il dio Apollo era carico di desiderio per lei e avrebbe soddisfatto ogni suo desiderio per una notte d'amore. Cassandra, in cambio, chiese ed ottenne il dono della profezia. Ma poi non volle mantenere il patto. E così, con un bacio di addio, Apollo si vendicò gettandole addosso un maleficio: le sue profezie si sarebbero sempre avverate, ma nessuno avrebbe mai creduto alle sue previsioni. Anzi: tutto quanto avrebbe detto sarebbe stato accolto come falso. Fu così che i Troiani non le credettero quando intravvide il cavallo di legno e predisse l'incendio di Troia.

Il secondo ricordo che affiora nella mia mente è l'idea centrale di un aureo libro di James Hillman ("Il codice dell'anima. Carattere, vocazione, destino", mirabilmente tradotto da Adriana Bottini). Il grande psicanalista americano insegue con gusto letterario per 400 pagine quella che chiama la  "teoria della ghianda". Come in un seme di quercia c'è già il progetto ed il risultato di quello che sarà la pianta ("Vedi, lei è piccola, ma sa già che sarà una quercia" diceva ad un bambino la mia indimenticabile amica Laura Conti), così "io e voi e chiunque altro siamo venuti al mondo con una immagine che ci definisce" (pag. 27). Il nostro compito esistenziale è di ricercare una "biografia soddisfacente" che metta assieme i pezzi della nostra vita terrena e sia capace di intrecciare la trama profonda della nostra storia (pag. 19)

Ecco, l'immagine che mi si presentifica: Oriana Fallaci come Cassandra.
La sua ghianda, il suo progetto, il suo destino sono stati quelli di predire, fra il non-ascolto e il disprezzo, il vero, senza essere creduta. E' per me tristissimo sentire i suoi amici di una vita (per esempio Furio Colombo) distinguere l'Oriana di prima degli anni novanta e quella di dopo.
Gli ultimi suoi tre libri ( "La rabbia e l'orgoglio", "La forza della ragione", "Oriana Fallaci intervista se stessa - L'Apocalisse") sono un urlo che condenso in una parola sola:

ATTENZIONE !!! ..., ce n'è per almeno altri 100 anni.

Il terzo e ultimo pensiero che affiora alla mia mente è quello di ricordarla non per il suo avvertimento sui pericoli che corre la nostra civiltà, ma per il suo straordinario, energetico e magmatico linguaggio, come in questo testo da tenere accanto ai manuali di diritto costituzionale comparato:

Il fatto è che l'America è un paese spe­ciale, caro mio. Un paese da invidiare, di cui esser gelosi, per cose che non hanno nulla a che fare con la ricchezza eccetera. E sai perché? Perché è nata da un bisogno dell'anima, il bisogno d'avere una patria, e dall'idea più sublime che l'Uomo abbia mai concepito: l'idea della Libertà anzi della li­bertà sposata all'idea di uguaglianza. Lo è anche perché, quando ciò accadde, l'idea di libertà non era di moda. L'idea di uguaglianza, nemmeno. Non ne parlavano che certi filosofi detti Illuministi, di queste cose. Non li trovavi che in un costoso librone di diciassette volumi più diciotto illustrati detto Encyclopédie ed edito da un certo Diderot e da un certo D'Alembert, questi concetti. E a parte gli scrittori e gli altri intellettuali, a parte i prìncipi e i signori che avevano i soldi per comprare il librone o i libri che avevano ispirato il librone, chi ne sapeva nulla dell'Illuminismo? Non era mica roba da mangiare, l'Illuminismo! Non ne parlavan neppure i rivoluzionari francesi, visto che la Rivo­luzione Francese sarebbe incominciata nel 1789 ossia quindici anni dopo la Rivoluzione America­na che scoppiò nel 1776 però era sbocciata nel 1774. (Dettaglio che gli antiamericani del bene-agli-americani-gli-sta-bene ignorano o fingono di ignorare). Ma, soprattutto, l'America è un paese speciale, un paese da invidiare, perché quell'idea venne capita da contadini spesso analfabeti o co­munque ineducati: i contadini delle tredici colonie americane. E perché venne materializzata da un piccolo gruppo di leader straordinari, da uomini di grande cultura e di grande qualità: the Founding Fathers, i Padri Fondatori. Ma hai idea di chi fos­sero i Padri Fondatori, i Benjamin Franklin e i Thomas Jefferson e i Thomas Paine e i John Adams e i George Washington eccetera?!? Altro che gli avvocaticchi (come giustamente li chiamava Vitto­rio Alfieri) della Rivoluzione Francese! Altro che i cupi e isterici boia del Terrore, i Marat e i Danton e i Desmoulins e i Saint-Just e i Robespierre! Era­no tipi, i Padri Fondatori, che il greco e il latino lo conoscevano come gli insegnanti italiani di greco e di latino (ammesso che ne esistano ancora) non lo conosceranno mai. Tipi che in greco s'eran letti Archimede e Aristotele e Platone, che in latino s'eran letti Seneca e Cicerone, Virgilio e Ovidio, e che i principii della democrazia greca se l'eran stu­diati come nemmeno i marxisti del mio tempo stu­diavano la teoria del plusvalore. (Ammesso che la studiassero davvero). Jefferson conosceva anche l'italiano. Lui diceva «toscano». In italiano parla­va e leggeva con gran speditezza. Infatti con le duemila piantine di vite e le mille piantine di olivo e la carta da musica che in Virginia scarseggiava, nel 1774 il medico fiorentino Filippo Mazzei gli aveva portato varie copie d'un libro scritto da un certo Cesare Beccaria e intitolato Dei Delitti e del­le Pene. Quanto all'autodidatta Franklin, era un genio. Scienziato, stampatore, editore, scrittore, giornalista, politico, inventore. Nel 1752 aveva scoperto la natura elettrica del fulmine e inventa­to il parafulmine, ad esempio. Aveva inventato an­che la stufa con la canna fumaria di metallo per ri­scaldare le stanze senza caminetto. Infatti Pietro Leopoldo, il granduca di Toscana, se n'era com­prate due da installare nel suo studio di Palazzo Pitti poi gli aveva scritto un'estasiata lettera di rin­graziamento. E fu con questi leader straordinari, questi uomini di grande cultura e di grande qualità, che nel 1776 anzi nel 1774 i contadini spesso anal­fabeti e comunque ineducati si ribellarono all'In­ghilterra. Fecero la guerra d'Indipendenza, la Ri­voluzione Americana.
La fecero, nonostante i fucili e la polvere da sparo, nonostante i morti che ogni guerra co­sta, senza i fiumi di sangue e gli abominii della fu­tura Rivoluzione Francese. Senza la ghigliottina, insomma, senza le migliaia e migliaia di decapita­ti, senza i massacri della Vandea e di Lione e di Tolone e di Bordeaux. La fecero con un foglio che insieme al bisogno dell'anima, il bisogno d'avere una patria, concretizzava la sublime idea della li­bertà anzi della libertà sposata all'uguaglianza: la Dichiarazione d'Indipendenza. «We hold these Truths to be self-evident... Noi riteniamo evidenti queste verità. Che tutti gli Uomini sono creati uguali. Che sono dotati dal Creatore di certi ina­lienabili Diritti. Che tra questi Diritti v'è il Diritto alla Vita, alla Libertà, alla Ricerca della Felicità. Che per assicurare questi Diritti gli Uomini devo­no istituire i governi...». E quel foglio che dalla Ri­voluzione Francese in poi tutti gli abbiamo bene o male copiato, o al quale ci siamo ispirati, costi­tuisce ancora la spina dorsale dell'America. La linfa vitale di questa nazione. Sai perché? Perché trasforma i sudditi in cittadini. Perché trasforma la plebe in Popolo. Perché la invita anzi le ordina di ribellarsi alla tirannia, di governarsi, d'esprime­re le proprie individualità, di cercare la propria fe­licità. (Cosa che per un povero, anzi per un ple­beo, significa anzitutto arricchirsi). Tutto il con­trario di ciò che il comunismo faceva proibendo alla gente di ribellarsi, governarsi, esprimersi, ar­ricchirsi, e mettendo Sua Maestà lo Stato al posto dei soliti re. «Il comunismo è un regime monar­chico, una monarchia di vecchio stampo. In quan­to tale taglia le palle, agli uomini. E quando a un uomo gli tagli le palle, non è più un uomo» dice­va mio padre. Diceva anche che invece di riscattare la plebe il comunismo trasformava tutti in plebe. Rendeva tutti morti di fame, quindi impe­diva alla plebe di riscattarsi.
Bè, secondo me l'America riscatta la ple­be. Sono tutti plebei, in America. Bianchi, neri, gialli, marroni, viola. Stupidi, intelligenti, poveri, ricchi. Anzi i più plebei sono proprio i ricchi. Nel­la maggioranza dei casi, certi piercoli! Rozzi, ma­leducati. Lo vedi subito che non hanno mai letto Monsignor della Casa, che non hanno mai avuto nulla a che fare con la raffinatezza e il buon gusto e la sophistication. Nonostante i soldi che spre­cano nel vestirsi son così ineleganti che, in para­gone, la regina d'Inghilterra sembra chic. Però sono riscattati, perdio. E a questo mondo non c'è nulla di più forte, di più potente, di più inesora­bile, della plebe riscattata. Ti rompi sempre le corna, con la Plebe Riscattata. E, in un modo o nell'altro, con l'America le corna se le sono sem­pre rotte tutti. Inglesi, tedeschi, messicani, russi, nazisti, fascisti, comunisti... Da ultimo se le son rotte perfino i vietnamiti di Ho Chi Minh. Dopo la vittoria son dovuti scendere a patti, con gli americani, e quando l'ex-presidente Clinton è an­dato a fargli una visitina hanno toccato il cielo con un dito.
«Bienvenu, Monsieur le Président, bienvenu! Facciamo business con America, oui? Boku money, tanti soldi, oui?». Il guaio è che i figli di Allah non sono vietnamiti. E con loro la fac­cenda sarà dura. Molto lunga, molto difficile, molto dura. Ammenoché il resto dell'Occidente non smetta di farsela addosso. E ragioni un po' e dia una mano. Papa compreso.

in La rabbia e l'orgoglio, Rizzoli, 2001, p. 72-77



Commenti
#1   15 Settembre 2006 - 18:46
 
Ti ho pensato sai, stamattina.
Io mi sveglio con RAInews24 e hanno rilanciato subito la notizia battuta, scarna, senza commenti, dalle agenzie di stampa.
Avrei voluto chiamarti ma l'ora era veramente indecente.
La prossima volta che ci vediamo ti racconto una storia di tanti anni fa, di quando lei era ancora una giornalista di guerra, di uno struscio personale, sarà un ricordo di lei che condividerò con te.
Un abbraccio
p.s. spero che il mito di Cassandra non sia il suo. Per lei e per noi.
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#2   15 Settembre 2006 - 19:04
 
ciao valastaim
sono molto curioso di questo tuo ricordo. certo il suo carattere non era proprio invitante al dialogo ed al rapporto affettivo.
pensa che solo oggi ho osato copiare quel suo lungo pezzo - che trovo grandioso - prechè ... temevo che i suoi avvocati fossero sguinzagliati sui diritti di autore.
il mio itinerario su oriana fallaci è stato zigzagante. negli anni settanta la disprezzavo, come tutti i militandi di sinistra. avevo perfino irriso a luciana, appena conosciuta, perchè aveva i suoi libri.
poi l'11 settembre e la rilettura delle sue interviste alla storia (quelle con khomeini e con arafat sono altrochè profetiche !!!)
ora sono piĂą aperto, piĂą "poroso". piĂą saggio
certo non la amo come amo nina (anche se lei era per la lotta armata e stava con le black panther. Ma nina sta alla musica come celin sta alla letteratura. le loro opinioni politiche sono un dettaglio della ghianda)
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#3   15 Settembre 2006 - 20:25
 
Ciao Pamalteo :))
Alla luce dei fatti, in quanto a carattere, non credo di poter dare lezioni a nessuno. :))
Il primo incontro fu con Lettera a un bambino mai nato. Avevamo e abbiamo femminilità diverse. Però, come non riconoscerle la lingua sulla punta delle dita? Poi arrivarono le Interviste alla Storia. Gli articoli. Ma il filo non c'era stato dall'inizio. Da quel bambino mai nato. Mi sento profondamente diversa, pur ammirando certi suoi tratti.
Nina: nel dvd che mi hai dato, avevo notato il riferimento esplicito alla lotta armata. Mi è sembrato appartenesse alla sua scissione. Solo una nota stonata. Ci ho pensato, ho cercato cosa mi appartiene di quella visione e una parte di me la comprende, veramente.
Celine... è un grande scrittore, fra i miei dieci preferiti. Potrei leggere all'infinito i suoi libri, con la testa. E lì resta.
Ora non mi basta.
Mentre Nina mi riempie.
Bah, sta ricominciando a piovere, lampi contornano le finestre.
Ciao :)))
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#4   16 Settembre 2006 - 00:14
 
sì nina riempe. è il verbo giusto
basta guardarla in quel concerto al ronnie scott's di londra del 1985. un pezzo è sul blog. l'intero lo avrai non appena sarà tecnologicamente pronto.
questa sera ho visto Primo Piano su Oriana Fallaci: l'intervista a Furio Colombo e Barbiellini Amidei sono state davvero biograficamante belle.
non c'è solo il sentimento ad unire. ci sono anche le biografie
buona notte cara
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#5   18 Settembre 2006 - 18:31
 
sì, molto bello il ricordo di Colombo su Primo Piano, l'altra sera... e come potrai immaginare, della Fallaci dico, ora che non c'è più: era una donna coraggiosa.
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#6   01 Ottobre 2006 - 12:43
 
A me mancherĂ . Molto.
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#7   01 Ottobre 2006 - 21:49
 
ciao cara kosmo.
effettivamente non vedo giornalisti/intellettuali di tale forza comunicativa
forse solo pier paolo pasolini (fra l'altro molto amato da oriana fallaci) ha avuto il dono della profezia
io, nel mio piccolo, vorrei essere capace - almeno una volta - a scrivere come lei.
la settimana scorsa l'europeo ha stampato uno speciale su di lei.
ci trovo questa frase (l'articolo è riferito a golda meir: "oltretutto mi ricorda mia madre, cui assomiglia un po'. anche mia madre ha quei capelli grigi e ricciuti, quel viso stanco e grinzoso, quel corpo pesante e sorretto da gambe gonfie, malferme, di piombo ..." in due righe una fotografia affettusoa e realistica
grande
grazie per la tua visita
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#8   11 Marzo 2007 - 23:12
 
un breve passaggio per fermarmi poi nella calma della notte.

Intanto un breve passaggio e un ringraziamento.

Beatrice
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#9   29 Giugno 2007 - 09:37
 
questa mattina rai educational ha fatto una bella trasmissione su oriana fallaci.
GRAZIE, oriana, di essere esistita!
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#10   29 Giugno 2007 - 14:52
 
grazie a te per questa SEGNALA zione e per il tuo post. ti ho scritto lĂ  da te
quanto a rai educational:
pagherei il canone solo per questa sezione della rai
che ci conservino minoli!
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#11   29 Giugno 2007 - 15:13
 
Una donna unica. Un bacio ed un pensiero alla cara Oriana.
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#12   31 Luglio 2007 - 16:58
 
Ancora su Oriana Fallaci

[..] Ancora su Oriana Fallaci. Mi era sfuggito questo articolo. Sottolineature mie Bello. Lunga vita agli Stati Uniti! di LUCIA ANNUNZIATA,NEW YORK La celebrazione vera, quella che le sarebbe piaciuta - anzi, l'unica che avrebbe veramente apprezzato - & [..]
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