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2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and Blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli … il definitivo e prospettico Logos-Pensiero di Silvia Montefoschi ... il minimalismo, perchè sono minimo ... su tutti e tutto il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ... e ancora ...” (rielaborato su suggestione di Woody Allen in Manhattan, con qualche cambiamento).

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martedì, 30 giugno 2009

La commovente storia di Agave


Wim Mertens,
Struggle for Pleasure

Poche piante danno un'idea di potenza, di vigore, quasi di immortalità quanto l'agave. Anche le più vecchie querce, i castagni millenari, i pini secolari, sembra siano vivi per una specie di miracolo e sulla corteccia screpolata, sui rami contorti e irregolari, sulle foglie destinate comunque a cadere, portano i segni della vecchiaia e della morte.

L'agave no. La pianta è acaule, ovvero priva di fusto, ed è formata da una «rosetta» di circa 30 foglie, con le più vecchie che solo dopo anni seccano e si accartocciano. Le foglie partono direttamente dal terreno, dal centro della rosetta, sono carnose e lunghe fino a tre metri, grigio-verdi, lineate di giallo in certe varietà, lisce e vellutate ma durissime e orlate da minacciose spine scure che sembrano denti di squalo; hanno perfetta sezione triangolare e apice acuto terminante in un mucrone, una grande spina appuntita come un pugnale. L'interno della rosetta è irraggiungibile, difeso com'è dalle foglie armate di denti e pugnali, perfetto nella sua geometria regolare, quasi metafisica.

Ecco, l'agave è una pianta metafisica. Un clandestino metafisico. Originaria del Messico, l'Agave americana (famiglia Agavacee), fu importata dagli spagnoli dopo la conquista del paese centroamericano e coltivata nei giardini di mezza Europa, forse già a partire dalla metà del XVI secolo. Robusta, resistente alle più avverse condizioni climatiche ma non alle basse temperature, capace di crescere ovunque, persino in vasi ristretti, si è presto liberata, diffondendosi in tutto il Mediterraneo e in gran parte delle aree temperato-calde della terra. In Italia è presente quasi ovunque, con l'eccezione delle regioni senza sbocco al mare: Val d'Aosta, Piemonte, Trentino Alto-Adige e Umbria (in Lombardia si giova dell'effetto mitigante dei grandi laghi alpini). Cresce bene tanto sui terreni rocciosi che sulle spiagge sabbiose. Spesso si accompagna al fico d'india, con cui condivide l'origine e l'enorme adattabilità.
L'agave vive fino a ventanni. Quando è matura inizia a produrre ai lati della rosetta piantine figlie, che emettono radici e si affrancano dalla pianta madre. È il segnale che il ciclo si sta per compiere, che la morte, anche per l'agave, sta arrivando.
Ma non è una morte come le altre. Nell'ultimo anno di vita l'agave compie uno sforzo che ha dell'incredibile. Dal centro della rosetta inizia a comparire a primavera un'infiorescenza che cresce rapidissima fino ad arrivare a 20 cm di diametro e 4 o 5 metri d'altezza; qualche volta, pare, addirittura fino a 12, come un palazzo di 4 piani. Sembra un gigantesco asparago, che poi sviluppa rami laterali portanti ognuno numerosi fiori giallo-verdastri. All'inizio dell'estate l'infiorescenza è completa e l'agave raggiunge il massimo della sua bellezza. Siccome le piante vicine sono spesso sorelle, figlie della stessa pianta madre, la fioritura è quasi sempre simultanea e decine di enormi infiorescenze dominano il paesaggio anche da lontano. Poi l'infiorescenza si secca, improvvisamente come è cresciuta, e la magnifica agave, perfetta, armata e invincibile, muore improvvisamente, svuotata di ogni energia.
Le piantine figlie però si accrescono velocemente e il ciclo ricomincia. Tra 15 o 20 anni ci sarà un'altra incredibile fioritura ...

In Marco Di Domenico, Clandestini. Animali e piante senza permesso di soggiorno, Bollati Boringhieri, 2008, p. 35-37











Le fotografie sono di Luciana
postato da: AMALTEO alle ore giugno 30, 2009 21:09 | link | commenti (19)
categorie: vivere orto giardino alberi, vivere morire

Commenti
#1    30 Giugno 2009 - 22:12
 
i mici sull'agave che meraviglia!
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#2    01 Luglio 2009 - 07:44
 
Davvero commovente! non la conoscevo questa storia, mentre la pianta la conosco, la vedo tutti i giorni, ma mi sembrava una pianta normale, anche un po' banale invece adesso sembra interessante.La musica non potrebbe essere più azzeccata, mi pare inutile dirlo. Come ultima cosa: adoro la combinazione gatti-piante. Vado sempre in un garden dove ce ne sono sette-otto. Una meraviglia fare shopping e scoprire sotto la pianta che ti piace un gatto che dorme!
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#3    01 Luglio 2009 - 11:06
 
Mia madre aveva un'agave in vaso sul balcone, quand'ero ancora al liceo. Solo che, a un certo punto, era diventata così grande da scoppiarci in quel vaso. Perciò ha deciso di ripiantarla nel piccolo giardino del cortile condominiale. Dal sesto piano riuscivamo ad ammirare la sua incredibile e sfacciata crescita. Credo che ora non ci sia più, ma è una delle piante che mi parlano del mio passato, insieme con i tigli. Nel posto in cui abito ora, corro tra i tigli e i platani piantati alternativamente. lì per lì, anche per non pensare alla fatica del mio corpo, cercavo di riconoscerli dal tronco, ma soltanto da quando hanno rimesso le foglie ho riconosciuto distintamente i "miei" tigli. La canzone che hai scelto come tappeto musicale mi ricorda gli anni dell'università, invece, i primi, i più magici. Quante cose, Amalteo. Grazie davvero, buone ore

ps che dire dei gatti? :-) fantastici: e non sembra neanche che si feriscano con le foglie acuminate!
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#4    01 Luglio 2009 - 11:14
 
L'agave, come perfetto modello di vita, provvisto di bellezza fino alla fine, ma anche delle necessarie difese.

Il brano che hai inserito, figurati se non lo sai, mi riporta direttamente la Roma de: "Il ventre dell'architetto".
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#5    01 Luglio 2009 - 15:48
 
Toccante, questa tua descrizione Paolo: istintivamente, ne nasce una sorta di istintiva proiezione-parallela: quel dono di sè finale che serba le proprie ultime energie per un'esplosione di un'ulteriore vita che rinasce e si rinnova...inconsciamente, si desidererebbe anche per la sorte umana l'affascinante possibilità d'offrire questo medesimo slancio, ai nostri figli e successori...la morte e l'abbandono si tramuterebbero allora in un magnifico fiore, superando ogni tristezza.
La natura sa essere più dolce di una favola, talvolta...
.
Luciana - comoinpoesia
.
utente anonimo

#6    01 Luglio 2009 - 17:18
 
non è mia, lucian
purtroppo questo testo non è di mia scrittura.
è di un professore di botanica torinese: marco di domenico
se passasse di qui riceverà i tuoi complimenti
ti ringrazio per la visita
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#7    02 Luglio 2009 - 12:04
 
Ogni tanto se ne impara una nuova.
Conoscevo questa pianta nelle sue varie fasi ma ignoravo che si trattasse appunto di fasi. Pensavo che fossero piante diverse, e invece...

Sì, proprio una storia affascinante, condita con Mertens e con belle foto
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente dodo712

#8    05 Luglio 2009 - 08:10
 
Un bel soffermare l'attenzione amalteo :)

L'agave fa parte del mio luogo sin dalla nascita, come il cacao, il caffè, lo zenzero ... il fico d'india

a volte ci sentiamo al centro del mondo e siamo solo frutti di semi che migrano, così difficile riconscere questa naturale bellezza della vita, così facile additare l'intruso che arriva affamato come usurpatore di spazio

bello sempre entrare da te, da voi, un giardino denso tra colori, suoni e riflessioni
:)
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#9    05 Luglio 2009 - 14:13
 
ciao papavero
il gatto nella luce è blue
ora ha un anno
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#10    05 Luglio 2009 - 14:15
 
ciao clear
sono contento che mi confermi la bontà del collegamento fra musica e post.
anche a me piace. compresa la veloce "sospensione" del finale
spero per te in buoni giorni
ho visto che il cartellone musicale di ferrara è davvero bello
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#11    05 Luglio 2009 - 14:16
 
ciao renèe
il ventre dell'architetto?
no, non lo conosco.
però conosco te.
e questo basta e avanza!
ciao
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#12    05 Luglio 2009 - 14:18
 
ciao dodo
pure io sapevo niente di Agave.
quella scheda di marco di domenico mi ha davvero molto "preso". e così è diventata una "traccia"
grazie della visita
buone ore nei giorni
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#13    05 Luglio 2009 - 14:20
 
allora sei del sud, cara sisempre
ma come vedi Agave vive bene anche sui laghi del nord
sono contento che ti sia piaciuta questa storia
il fatto è che occorre trovare tracce. ma anche lasciarne
buoni giorni
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#14    18 Luglio 2009 - 00:43
 
l'agave...

queste fotografie lasciano commozione in me
grazie Luciana
tu, AMALTEO, tocchi con le tue parole
il grande giardino di voi due!

con affetto, amici miei
aura
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#15    18 Luglio 2009 - 09:26
 
CARISSIMA AURA
è un grande piacere ri-incontrarti
la tua è stata una lunga assenza.
ci voleva la storia di agave per farti tornare.
ti sto scrivendo dalla casa del lago dopo una notte terribile: grandine, pioggia tempestosa, vento
ho avuto un po' di danni all'orto
non all'agave, però.
stanno lì , in attesa del loro ciclo vitale
ciao e grazie per il gradito passaggio
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#16    19 Luglio 2009 - 07:26
 
I gatti tra le agavi sono particolari, quasi richiamano la "felinità" delle piante che, come scrive il botanico, sono irraggiungibili nell'interno.
Anche in Sicilia l'agave è presente, ma non domina più il territorio come un tempo; ultimamente ne ho viste fiorite: un lungo stelo che svetta in alto, spesso curvato dal vento, con un fiore che pare un ombrello.
Complimenti alla fotografa!
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#17    19 Luglio 2009 - 12:09
 
ciao mel
e così tu hai potuto vedere agave al culmine del suo progetto vegetale!
interessante anche sapere che ora è meno dominante nel vostro paesaggio.
però è una pianta che tende alla diffusione: va in giro nel mondo a raccontare la sua storia.
ciao e grazie per il passaggio
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#18    06 Agosto 2009 - 17:54
 
bella storia, anche per le piante esiste un CERCHIO DELLA VITA....
utente anonimo

#19    06 Agosto 2009 - 17:58
 
sì, anonimo
spero che anche per i viventi umani sia un cerchio e non una linea che si interrompe
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