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Passeggiate splinderiane di Amalteo

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2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli… il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ...” da Woody Allen, Manhattan (con qualche cambiamento pamalteo@gmail.com http://amalteo.wordpress.com/

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venerdì, 09 maggio 2008

Trentennale dell'assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse

Del discorso di Giorgio Napolitano ho particolarmente apprezzato queste parole:

"Per nessuno la prova è stata così dura come per i famigliari delle vittime. E la prova più alta - lo ha detto con parole bellissime nel suo libro Mario Calabresi - è stata quella di far crescere i figli liberi dal rancore e dall'odio, di "scommettere tutto sull'amore per la vita", di guardare avanti "nel rispetto della memoria". Purtroppo questo rispetto è spesso mancato, e proprio da parte di responsabili delle azioni terroristiche.
D'altronde, non pochi tra loro sono rimasti reticenti, anche in sede giudiziaria, e sul piano politico hanno ammesso errori e preso atto della sconfitta del loro disegno, ma non riconoscendo esplicitamente la ingiustificabile natura criminale dell'attacco terroristico allo Stato e ai suoi rappresentanti e servitori. Lo Stato democratico, il suo sistema penale e penitenziario, si è mostrato in tutti i casi generoso : ma dei benefici ottenuti gli ex terroristi non avrebbero dovuto avvalersi per cercare tribune da cui esibirsi, dare le loro versioni dei fatti, tentare ancora subdole giustificazioni. Mi ha colpito e indignato leggere giorni fa l'intervista di un ex brigatista, lo stesso che un anno fa raccontò con agghiacciante freddezza come aveva ammazzato Carlo Casalegno e che ora ha detto di provare "rammarico per i famigliari delle vittime delle BR", ma aggiungendo di aver dato per scontato che "quando si fanno azioni di un certo tipo" accade di "dare dei dispiaceri ad altri". No, non dovrebbero esserci tribune per simili figuri.
Chi abbia regolato i propri conti con la giustizia, ha il diritto di reinserirsi nella società, ma con discrezione e misura e mai dimenticando le sue responsabilità morali anche se non più penali. Così come non dovrebbero dimenticare le loro responsabilità morali tutti quanti abbiano contribuito a teorizzazioni aberranti e a campagne di odio e di violenza da cui sono scaturite le peggiori azioni terroristiche, o abbiano offerto al terrorismo motivazioni, attenuanti, coperture e indulgenze fatali."

Connessioni:

DISCORSO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
GIORGIO NAPOLITANO
IN OCCASIONE DEL
"GIORNO DELLA MEMORIA DEDICATO ALLE VITTIME DEL TERRORISMO E DELLE STRAGI DI TALE MATRICE"

Palazzo del Quirinale, 9 maggio 2008

Questo è il giorno del ricordo e del pubblico riconoscimento che l'Italia da tempo doveva alle vittime del terrorismo. E' il giorno del sostegno morale e della vicinanza umana che l'Italia sempre deve alle loro famiglie. Ed è il giorno della riflessione su quel che il nostro paese ha vissuto in anni tra i più angosciosi della sua storia e che non vuole mai più, in alcun modo, rivivere.
Parlo del terrorismo serpeggiante in Italia a partire dalla fine degli anni '60, e infine esploso come estrema degenerazione della violenza politica ; parlo delle stragi di quella matrice e della lunga trama degli attentati, degli assassinii, dei ferimenti che insanguinarono le nostre città. L'obbiettivo che i gruppi terroristici così perseguivano era quello della destabilizzazione e del rovesciamento dell'ordine costituzionale. Dedichiamo l'incontro di oggi in Quirinale alle vittime di quell'attacco armato alla Repubblica, che seminò ferocemente lutto e dolore.
Sappiamo che nell'istituire, un anno fa, questo "Giorno della memoria" il Parlamento ha raccolto diverse proposte, comprese quelle rivolte a onorare gli italiani, militari e civili, caduti in anni recenti nel contesto delle missioni in cui il nostro paese è impegnato a sostegno della pace e contro il terrorismo internazionale, nemico insidioso capace di colpire anche a casa nostra. Alla loro memoria rinnovo l'omaggio riconoscente delle istituzioni repubblicane e della nazione. Sono certo che anche al loro sacrificio si rivolgerà pubblico omaggio nelle manifestazioni e negli incontri cui darà luogo ovunque la celebrazione del "Giorno della memoria".
E colgo l'occasione per ricordare anche le vittime causate da fatti di diversa natura, dal disastro di Ustica all'intrigo delittuoso della Uno Bianca, ai caduti nell'adempimento del loro dovere e ai semplici cittadini, uomini e donne, che hanno perso la vita in torbide circostanze, su cui non sempre si è riusciti a fare pienamente chiarezza e giustizia. Più in generale, mi inchino a tutti i caduti per la Patria, per la libertà e per la legalità democratica, e dunque - come dimenticarle ! - alle tante vittime della mafia e della criminalità organizzata.
Ma sottolineo nuovamente la specificità delle vicende del terrorismo italiano, e l'esigenza di colmare vuoti e carenze nell'iniziativa dello Stato democratico, nell'impegno della comunità nazionale, che esigeva ed esige il ricordo di quelle vicende e delle loro vittime.
I momenti di solenne riconoscimento non sono mancati : come con il conferimento di medaglie d'oro, da parte del Presidente Ciampi, alla memoria di alcune figure rappresentative del sacrificio di molti negli "anni di piombo". Ma era a lungo mancato un riconoscimento collettivo e proiettato nel futuro come quello deciso dal Parlamento con la legge istitutiva del "Giorno della memoria".
E con la pubblicazione che oggi vede la luce abbiamo cercato di abbracciare in un comune ricordo ed omaggio - salvo possibili, involontarie omissioni o imprecisioni, di cui ci scusiamo - tutte le vittime della violenza politica armata, del terrorismo organizzato e rivolto a fini eversivi. Non si possono sfogliare quelle pagine senza provare profonda commozione e profondo sgomento. Abbiamo cercato di restituire, di consegnare alla memoria degli italiani, l'immagine - i volti, i percorsi di vita e di morte - di tutte le vittime.
I percorsi di vita, innanzitutto : perché non è accettabile che quegli uomini siano ricordati solo come vittime, e non come persone, che hanno vissuto, hanno avuto i loro affetti, il loro lavoro, il loro posto nella società, prima di cadere per mano criminale. Le ricordiamo tutte, come vittime e come persone, dalle più note ed illustri alle più modeste, facilmente rimaste più in ombra. Tutte, qualunque fosse la loro collocazione politica e qualunque fosse l'ispirazione politica di chi aggrediva e colpiva.
Vorrei che voi, mogli, figli, genitori, famigliari dei caduti, sentiste anche questa nostra particolare iniziativa come gesto di riparazione e di partecipe vicinanza per quello che avete sofferto, per il dolore di perdite irreparabili e poi per il dolore di una solitudine, di una disattenzione, che vi ha fatto temere di essere come dimenticati insieme con i vostri cari. Non può essere, non deve essere così. E' l'impegno che oggi prendiamo.
La scelta della data per il "Giorno della memoria" è caduta per validi motivi sull'anniversario dell'assassinio di Aldo Moro. Perché se nel periodo da noi complessivamente considerato, si sono incrociate per qualche tempo diverse trame eversive, da un lato di destra neofascista e di impronta reazionaria, con connivenze anche in seno ad apparati dello Stato, dall'altro lato di sinistra estremista e rivoluzionaria, non c'è dubbio che dominanti siano ben presto diventate queste ultime, col dilagare del terrorismo delle Brigate Rosse. E il bersaglio più alto e significativo che esso abbia raggiunto è stato il Presidente della Democrazia Cristiana, sequestrato, tenuto prigioniero per quasi due mesi e infine con decisione spietata ucciso.
Fu, in quel 16 marzo 1978, centrato dalle Brigate Rosse un obbiettivo forse impensabile, per il grado di organizzazione e il livello di audacia che comportava, ma non imprevedibile, dato il ruolo evidente e incontestabile di Moro nella vita politica nazionale, nella fase critica e cruciale che essa stava attraversando. Non si scelse un obbiettivo simbolico ; si decise di colpire il perno principale del sistema politico e istituzionale su cui poggiava la democrazia repubblicana.
Imprevedibili erano stati, e sarebbero stati ancora dopo, molti altri bersagli colpiti dalle Brigate Rosse con cieco furore ideologico : studiosi, magistrati, avvocati, giornalisti, amministratori locali, dirigenti d'azienda, commercianti, rappresentanti dei lavoratori, militari, uomini delle forze dell'ordine, e altri ancora, in una successione casuale e non facilmente immaginabile. Una successione perciò incalzante e angosciosa, che mirava a dare il senso dell'impotenza dello Stato, del vacillare delle istituzioni e della convivenza civile.
In Moro i terroristi individuarono il nemico più consapevole, che aveva più di chiunque colto - nel '68 - quel che si muoveva e premeva nella società, la crisi dei vecchi equilibri politici, il travaglio e la domanda di rinnovamento delle nuove generazioni, e quindi - nel maggio '77 - aveva lanciato l'estremo allarme. Ci si trovava, così disse, dinanzi a "manifestazioni di violenza" che avevano "uno sfondo ideologico" e si collocavano "tra la lotta politica e la lotta armata" ; di qui l'"apprensione per il logoramento" cui erano "sottoposte le istituzioni e le stesse grandi correnti ideali che credono nella democrazia". Egli non dubitava dell'"esito finale" del confronto tra le istituzioni democratiche, tra le forze democratiche e le forze che conducevano "un così grave attacco portato nel cuore dello Stato", ma era cosciente della durezza della prova, dell'"alto costo" e delle "distorsioni" che poteva comportare.
Per quel che egli rappresentava storicamente - nella lunga vicenda della costruzione democratica e della lotta politica in Italia - e per quel che contava in quel momento come punto di riferimento ai fini di una risposta concorde all'offensiva terroristica e di una sapiente tessitura volta a rinnovare e consolidare la democrazia nel nostro paese, il Presidente della Democrazia Cristiana divenne la vittima designata, da catturare anche a costo dell'efferato sterminio della sua scorta -, dei suoi "compagni di viaggio",- nell'agguato di via Fani, e fu quindi a lungo ristretto in una condizione fisica disumana, e sottoposto a una tremenda violenza psicologica.
Si sono di recente pubblicate attente ricostruzioni di quei fatti e analisi penetranti degli svolgimenti di una così inaudita e sconvolgente vicenda, dei comportamenti di tutti coloro che ne furono i diversi attori. Ma non è in questa sede e non è da parte mia che si possono esprimere giudizi conclusivi. Si può solo invitare - trent'anni dopo - alla riflessione profonda e dolorosa, alla ricerca non ancora conclusa, che anche questi nuovi contributi di osservatori e studiosi sollecitano ; possiamo solo inchinarci con rispetto e commozione dinanzi alla tragedia vissuta trent'anni orsono da un grande protagonista della storia democratica dell'Italia repubblicana, dinanzi allo sforzo intellettuale e politico da lui dispiegato in uno stato di cattività esposto a continue pressioni e manipolazioni. Possiamo solo inchinarci dinanzi al suo tormento umanissimo, consegnato a lettere di straordinaria intensità per carica affettiva e morale.
Fu tragedia non solo di un uomo, ma di un paese, di questa Italia che un grande maestro, Norberto Bobbio, volle ricordarci, dinanzi a simili eventi, essere, appunto, "un paese tragico".
Ci sarà ugualmente da riflettere ancora e a fondo -anche se molto si è lavorato, anche di recente, su questi temi - sulla genesi e sulla fisionomia dei fenomeni di stragismo e terrorismo politico di cui è stata teatro l'Italia : su come siano nati e via via cresciuti, su quali ne siano state le radici, i punti di forza, le ideologie e strategie di supporto. E c'è da augurarsi che si riesca ancora a indagare, anche in sede giudiziaria, su singoli fatti di devastante portata : che si riesca ad accertare pienamente la verità, come chiedono le Associazioni delle famiglie delle vittime.
Quel che più conta, tuttavia, è scongiurare ogni rischio di rimozione di una così sconvolgente esperienza vissuta dal paese, per poter prevenire ogni pericolo di riproduzione di quei fenomeni che sono tanto costati alla democrazia e agli italiani. In effetti abbiamo visto negli ultimi anni il riaffiorare del terrorismo, attraverso la stessa sigla delle Brigate Rosse, nella stessa aberrante logica, su scala, è vero, ben più ridotta ma pur sempre a prezzo di nuovi lutti e di nuove tensioni. Si hanno ancora segni di reviviscenza del più datato e rozzo ideologismo comunista, per quanto negli scorsi decenni quel disegno rivoluzionario sia naufragato insieme con la sconfitta del terrorismo, mostrando tutto il suo delirante velleitarismo, la sua incapacità di esprimere un'alternativa allo Stato democratico. E se vediamo nel contempo - come li stiamo vedendo - segni di reviviscenza addirittura di un ideologismo e simbolismo neo-nazista, dobbiamo saper cogliere il dato che accomuna fenomeni pur diversi ed opposti : il dato della intolleranza e della violenza politica, dell'esercizio arbitrario della forza, del ricorso all'azione criminale per colpire il nemico e non meno brutalmente il diverso, per sfidare lo Stato democratico. Occorre opporre a questo pericoloso fermentare di rigurgiti terroristici la cultura della convivenza pacifica, della tolleranza politica, culturale, religiosa, delle regole democratiche, dei principi, dei diritti e dei doveri sanciti dalla Costituzione repubblicana. E occorre ribadire e rafforzare, senza ambiguità, un limite assoluto, da non oltrepassare qualunque motivazione si possa invocare : il limite del rispetto della legalità, non essendo tollerabile che anche muovendo da iniziative di libero dissenso e contestazione si varchi il confine che le separa da un illegalismo sistematico e aggressivo.
Lo Stato repubblicano non può abbassare la guardia, dopo aver fatto fronte allo stragismo e aver sconfitto il terrorismo dilagante degli scorsi decenni. Lo ha sconfitto dopo aver subíto colpi molto duri - più di qualsiasi altro il sequestro di Aldo Moro, lo sterminio della sua scorta e infine la sua feroce soppressione ; lo ha sconfitto restando sul terreno della democrazia e dello Stato di diritto, e senza concedere alle Brigate Rosse il riconoscimento politico di controparte in guerra che esse pretendevano.
Bisogna rendere omaggio a quanti si sono battuti con tenacia fino a cogliere successi decisivi : a quanti vi hanno contribuito nel campo delle forze politiche - in seno al governo e in Parlamento - nel mondo sociale e culturale, e con coraggio, in prima linea, anche a rischio della vita, nella magistratura e nelle forze dell'ordine.
La prova è stata ardua, terribilmente dolorosa, e non può considerarsi del tutto conclusa, o conclusa una volta per tutte. Di qui l'appello alla vigilanza e alla severità.
Per nessuno la prova è stata così dura come per i famigliari delle vittime. E la prova più alta - lo ha detto con parole bellissime nel suo libro Mario Calabresi - è stata quella di far crescere i figli liberi dal rancore e dall'odio, di "scommettere tutto sull'amore per la vita", di guardare avanti "nel rispetto della memoria". Purtroppo questo rispetto è spesso mancato, e proprio da parte di responsabili delle azioni terroristiche.
D'altronde, non pochi tra loro sono rimasti reticenti, anche in sede giudiziaria, e sul piano politico hanno ammesso errori e preso atto della sconfitta del loro disegno, ma non riconoscendo esplicitamente la ingiustificabile natura criminale dell'attacco terroristico allo Stato e ai suoi rappresentanti e servitori. Lo Stato democratico, il suo sistema penale e penitenziario, si è mostrato in tutti i casi generoso : ma dei benefici ottenuti gli ex terroristi non avrebbero dovuto avvalersi per cercare tribune da cui esibirsi, dare le loro versioni dei fatti, tentare ancora subdole giustificazioni. Mi ha colpito e indignato leggere giorni fa l'intervista di un ex brigatista, lo stesso che un anno fa raccontò con agghiacciante freddezza come aveva ammazzato Carlo Casalegno e che ora ha detto di provare "rammarico per i famigliari delle vittime delle BR", ma aggiungendo di aver dato per scontato che "quando si fanno azioni di un certo tipo" accade di "dare dei dispiaceri ad altri". No, non dovrebbero esserci tribune per simili figuri.
Chi abbia regolato i propri conti con la giustizia, ha il diritto di reinserirsi nella società, ma con discrezione e misura e mai dimenticando le sue responsabilità morali anche se non più penali. Così come non dovrebbero dimenticare le loro responsabilità morali tutti quanti abbiano contribuito a teorizzazioni aberranti e a campagne di odio e di violenza da cui sono scaturite le peggiori azioni terroristiche, o abbiano offerto al terrorismo motivazioni, attenuanti, coperture e indulgenze fatali.
Queste sono le ragioni per cui si doveva e si deve dar voce non a chi ha scatenato la violenza terroristica, ma a chi l'ha subita, a chi ne ha avuto la vita spezzata, ai famigliari delle vittime e anche a quanti sono stati colpiti, feriti, sopravvivendo ma restando per sempre invalidati. Si deve dar voce a racconti di verità sugli "anni di piombo", ricordando quelle terribili vicende come sono state vissute dalla parte della legge e dello Stato democratico, dalla parte di un'umanità dolorante. E a questa parte, ai famigliari delle vittime, a tutti i colpiti dallo stragismo e dal terrorismo lo Stato deve restare vicino, anche garantendo l'attuazione di leggi come quella del 2004. Solo così, con questo rispetto per la memoria e con questa vicinanza alle persone che hanno sofferto, si potrà rendere davvero omaggio al sacrificio di tanti. E' qui il significato del 9 maggio "Giorno della memoria" che oggi insieme celebriamo.


Commenti
#1   10 Maggio 2008 - 11:54
 
Anche a me è piaciuto molto il discorso di Napolitano,
Ciao caro Amalteo, ti auguro dei giorni sereni :)) Quando sei vicino al glicine mandami un sorriso
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#2   10 Maggio 2008 - 21:00
 
Il giorno in cui la televisione annunciò il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, rientrando a casa mio padre mi disse: Perché lo avete ucciso? Essendo io comunista, egli esprimeva così i sentimenti di un'intera nazione goebbelsianamente orientata nella direzione della criminalizzazione di tutto ciò che era di sinistra. L'importante era sempre raccogliere il consenso, seminare paura e sconcerto... Alla metastasi del craxismo si è aggiunto poi il cancro berlusconiano, che sta divorando lo spirito di questa nazione che non è mai stata tale. In sessant'anni mi sono sentito poco italiano. Non lo dico mai, perché non lo penso mai.
Aldo Moro fu coraggioso, come raramente sanno essere gli italiani.
Durante tutta la fese del suo rapimento ho fatto assemblee nelle fabbriche e nei cinema; come dirigente regionale del Sindacato Scuola CGIL, ho fatto il giro di tutte le scuole della provincia: contro il terrorismo, abbiamo messo sempre le bandiere l'una accanto all'altra.
La sera del ritrovamento di Moro sono andato con i miei vecchi compagni di Partito a tirare fuori dalle loro sedi i democristiani della città. Siamo andati in piazza insieme e insieme abbiamo fatto sventolare le nostre bandiere sul palco al centro della città. Abbiamo pianto insieme, perché sapevamo che forze oscure continuavano a colpire la nostra democrazia la quale, per quanto fosse forte, perché diffusa - non c'era un Palazzo d'inverno da prendere -, pure accadeva che la libertà politica venisse continuamente sfidata.
Si chiacchiera sul 68, ma i mali d'Italia risiedono tutti nell'ideologia reazionaria che non è mai morta e che oggi si nutre di un fascismo debole, insidioso, perché passa sulla disgregazione della società, perseguita scientificamente attraverso la distruzione lenta di tutte le forme di aggregazione sociale con il consumismo, il conformismo, la spudoratezza, la sessomania, la sociopatia, il diniego, il vuoto: i nuovi vizi di cui parla Galimberti, che non solo costume privato. Il modello materno-infantile del consumo a oltranza, di cui parla Risé, genera solo follia. Il nichilismo che segna il tempo non incontra nessun ostacolo politico né morale. La cloroformizzazione della società sarà il programma di questo governo. Già non parlano più di stupri e di spazzatura. Era solo campagna elettorale. Ci aspetta il rinascimento. Sono curioso di vedere come i nani e le ballerine che costituiscono la corte del miliardario ridens si apprestano a governare. Moro si rigira nella tomba.
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#3   11 Maggio 2008 - 10:15
 
A mio avviso, è ancora troppo presto, troppo vicina la data, per poter studiare il misfatto con occhi lucidi e privi di rancore, se di misfatto si possa parlare; forse occorrerà passare ancora del tempo.
Mah!

Rino
utente anonimo

#4   11 Maggio 2008 - 13:24
 
Passo. Leggo e rileggo. Delle tue evidenziazioni, mentalmente, prendo appunti.
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#5   11 Maggio 2008 - 20:37
 
Portare i terroristi in prima serata è giornalismo come chiedere ad una donna cui hanno appena ucciso un figlio: che cosa prova signora? Pura oscenità.
questo è l'aspetto della professione di giornalista che mi fece restituire il tesserino. Non volevo avere niente a che fare con quella gente.
marina
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#6   13 Maggio 2008 - 06:18
 
Tu scrivi:
dei benefici ottenuti gli ex terroristi non avrebbero dovuto avvalersi per cercare tribune da cui esibirsi, dare le loro versioni dei fatti, tentare ancora subdole giustificazioni.
Il penso che avrebbero dovuto fare una sola cosa: chiedere pubblicamente perdono, ma con una sola intervista, non in uno spettacolo con pubblico. Avrebbero dovuto chiedere il tempo dell'espiazione e invocare il perdono. Avrebbero dovuto meritarsi il perdono. Ogni anno, per il resto della loro vita, avrebbero dovuto chiedere se erano arrivati al punto di meritare il perdono.
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#7   13 Maggio 2008 - 08:27
 
cara perlasmarrita
grazie per il pensiero.
ti ho pensata spesso nelle mie ore all'orto/giardino.
il glicine è tutto spetalato.
ora ha preso il sopravvento il colore verde
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#8   13 Maggio 2008 - 08:31
 
caro kensington
quelle che cito non sono parole mie.
sono le ben più impegnative parole del presidente della repubblica, che - finalmente dopo 30 anni - ha dato voce alle vittime ed ai loro amici e familiari, dopo che per decenni a parlare, scrivere, esibirsi sono stati i terroristi assassini.
o sentito , ma non trovo la fonte, questa locuzione per la loro sinderome: il "narcisismo dei redenti".
napolitano con queste parole ha chiuso un ciclo.
impressiona il lunghissimo tempo che ci è voluto
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#9   13 Maggio 2008 - 08:33
 
cara marina
mi fa piacere questo nostro comune sentire.
come dicevo poco fa, ho sentito , ma non trovo la fonte, questa locuzione per sindrome rivendicativo/lamentosa/querulomane dei cosiddetti "ex" terroristi: il "narcisismo dei redenti".
napolitano con le sue parole ha chiuso un ciclo.
impressiona il lunghissimo tempo che ci è voluto
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#10   13 Maggio 2008 - 08:38
 
caro rino
se trent'anni ti sembran pochi ...
io dubbi non ne ho.
ed ora napolitano - in poche ed efficaci parole - inquadra tutto con precisione.
la storia dovrà definire i particolari.
ma che di "misfatto" costellato da morti ed invalidi e bambini orfani si sia trattato è del tutto evidente.
l'ombra delle culture totalitarie del primo novecento hanno portato con sè altra villenza tutta da imputare alle ideologie di tipo totalitario
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#11   13 Maggio 2008 - 13:52
 
sono molto indietro, con te e con gli altri amici.. ho un po' di cose da dire, conto di arrivare presto.
il pensiero va ancora a sabato..
ciao caro amalteo
buona giornata

Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Prisma2002

#12   13 Maggio 2008 - 14:26
 
Esatto: poche efficaci parole. Chiarissime e senza multiple interpretazioni, come poche volte si sentono nella triste politica italiana.
Sono state parole forti e finalmente determinate.
Un giusto applauso al Presidente.
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#13   13 Maggio 2008 - 14:36
 
sì, caro dodo
leggo che anche tu hai apprezzato stile e contenuto. ogni parola è stata misurata e pesata. e il discorso per autorevolezza della persona e ruolo sostenuto dovrebbe lasciare il segno.
almeno lo spero.
grazie per il pensiero
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#14   13 Maggio 2008 - 14:38
 
ciao prisma
è stata una giornata bellissima.
non darti peso: più passa il tempo e più apprezzo i passi lunghi e i pensieri spessi
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