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Passeggiate splinderiane di Amalteo

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2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli… il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ...” da Woody Allen, Manhattan (con qualche cambiamento) pamalteo@gmail.com

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lunedì, 05 maggio 2008

Una sola storia e due memorie

Si dice: guardiamo al futuro e sul passato si faccia ricerca storica.
Diciamo che è necessario e realistico.
La politica funziona così: loro hanno il potere e loro dovranno provare a fare gli statisti.
Vorrei, tuttavia, sottrarmi alla litania della "memoria condivisa" di cui blaterano i post-fascisti Gianfranco Fini e Gianni Alemanno.

Lo "loro" memoria non sarà mai la mia memoria.

Percorro il ragionamento aiutandomi con un basico scritto di Sergio Luzzatto e un ricordo delle torture ed uccisione del partigiano ebreo Emanuele Artom.

Sottolineature mie



confusione che oggi si fa tra memoria condivisa e storia condivisa; più in generale tra bisogno di memoria e bisogno di storia.... Occorrerebbe spiegare che la memoria collettiva sulla quale si affaticava la mente geniale di uno studioso come Marc Bloch non equivale necessariamente alla memoria condivisa" (pag. 15) di cui tessono l’elogio i revisionisti da strapazzo.

"L’una (la storia) rimanda a un unico passato, cui nessuno di noi può sottrarsi, mentre l"altra (la memoria condivisa) sembra presumere un’operazione più o meno forzosa di azzeramento delle identità e di occultamento delle differenze. Il rischio di una memoria condivisa è una smemoratezza patteggiata, la comunione nella dimenticanza" (pag. 25).

"Credo sia venuto il momento di dire ai cattivi maestri - votino a destra o a sinistra - una cosa semplicissima, ma di dirla forte e chiara: la guerra civile combattuta tra il 1943 e 45 (o 46) non ha bisogno di interpretazioni bipartisan che ridistribuiscano equamente ragioni e torti, elogi e necrologi. Perché certe guerre civili meritano di essere combattute. E perché la moralità della Resistenza consistette anche nella determinazione degli antifascisti di rifondare l"Italia anche a costo di spargere sangue" (pag. 29). "Ripeto: si può condividere una storia - e si può condividere una nazione o addirittura una patria - senza per questo dover dividere delle memorie. Dico di più: una nazione e perfino una patria hanno bisogno come del pane di memorie antagonistiche, fondate su lacerazioni originarie, su valori identitari, su appartenenze non abdicabili né contrattabili".

"Oggi, con il mio collega storico - nonchè mio ex professore alla Normale - Roberto Vivarelli io certamente condivido, da cittadino italiano, tutta una storia. È quella stessa storia (a poste­riori cosi straziante, e infatti cosi poco studia­ta) che fece in maggioranza degli ebrei italiani, e forse di mio nonno, altrettanti volenterosi am­miratori di Mussolini.

Ma se parliamo di me­moria, io desidero e pretendo che la mia e quel­la di Vivarelli restino memorie divise. Si tenga pure, lui, la memoria di suo padre squadrista, marciatore su Roma, volontario in tutte le guer­re del duce; si tenga la memoria di se stesso, im­berbe volontario delle brigate nere. Io mi ten­go la memoria del nonno che non ho mai cono­sciuto: del medico che perse, dopo la cattedra universitaria, ogni diritto di curare pazienti «ariani», prima di nascondersi a Lucca come un topo braccato per sfuggire ai risultati estremi della persecuzione razziale. E mi tengo la memoria di mio padre bambino, che dovette cela­re tra i monti della Garfagnana la sua origina­ria condizione di «mezzo» ebreo, cosi da sottrarsi al treno per Auschwitz.

Inoltre, sostengo che è assurdo pretendere di versare il sangue di mio nonno, di mio padre, o di qualunque altro ebreo fortunosamente scam­pato alla Soluzione finale, nell'improbabile cal­derone di un sangue dei vincitori in tutto e per tutto distinto dal sangue dei vinti.
No, davvero non riesco a pensare a mio nonno come a un vin­citore: lui che nel 1915, da fervido irredentista triestino, si era arruolato volontario nella Gran­de Guerra per combattere sotto le insegne di Ca­sa Savoia; lui che, vent'anni più tardi, ha letto la firma del suo maestro Pende in calce al «Ma­nifesto della razza»; lui che il io giugno del 1940 - ormai da ebreo perseguitato - è nondimeno sceso con suo figlio (mio padre) in piazza De Fer­rari, a Genova, per raccogliere dall'altoparlante la voce di Mussolini che annunciava stentorea l'entrata dell'Italia fascista nella seconda guerre mondiale; lui che, nell'Italia della Repubblica, non avrebbe comunque più ritrovato lo scranne della sua cattedra universitaria. (Pag. 24-25)

Tra i due schieramenti vi era incompatibilità di valori:
"La qualità etica dei valori in nome dei quali le brigate partigiane (anche le Garibaldi) fecero la Resistenza risiede precisamente nella loro incompatibilità con i valori in nome dei quali le brigate nere spalleggiarono la Wehrmacht e le SS nell’opera di repressione del banditismo antifascista"(pag. 31).

"Mi riesce più gradito riconoscere nella guerra partigiana la carta di identità del paese in cui sono nato e mi riesce necessario pensare all’Italia della Resistenza come al terreno dove gli Italiani devono tracciare ‘ora e sempre’ i confini non negoziabili della loro identità, la soglia del non rinunciabile da sé" (pag. 33).

da Sergio Luzzatto, La crisi dell'antifascismo, Einaudi 2002


"Emanuele Artom sognava un mondo senza guerre: a renderlo possibile sarebbe stata una generazione di «uomini nuovi» scaturita direttamente dall'esperienza della lotta antifascista. In questo senso, il disincanto con cui all'inizio guardava i suoi compagni si trasmutò lentamente in speranza. «Siamo quello che siamo: un complesso di individui, in parte disinteressati e in buona fede, in parte arrivisti politici, in parte soldati sbandati che temono la deportazione in Germania, in parte spinti dal desiderio di avventura, in parte da quello di rapina», aveva scritto il 22 novembre 1943, appena arrivato in banda. Subito dopo, però, affiorò la consapevolezza che in ogni uomo c'è una scintilla da cui partire, che «si cresce e si diventa migliori nel confronto con la vita e con la morte».

Fu catturato dai tedeschi durante un rastrellamento in prossimità del Colle Giulian, in Val Pellice, il 25 marzo 1944. Torturato per cinque giorni, fu trasferito nelle carceri Nuove di Torino. Lì, in una cella, fu rinvenuto cadavere il 7 aprile. Della sua sepoltura non si è mai trovata traccia. Le testimonianze dei compagni di prigionia sono raccapriccianti: bagni nell'acqua gelata, unghie estirpate, percosse fino a sfigurarlo, e poi gli scherni, gli insulti, Emanuele fotografato per la rivista Der Adler a cavallo di una mula, con una scopa in mano. Era stato riconosciuto come commissario politico e come ebreo: di qui l'accanimento dei carnefici, l'orrore di un martirio straziante."

in Giovanni De Luna recensione di:
Diario di un partigiano ebreo, Bollati Boringhieri, pp. 232, e18) a cura di Gury Schwarz.


Quale memoria condivisa con questa storia?
postato da: AMALTEO alle ore maggio 05, 2008 20:48 | link | commenti (20)
categorie: pensare storia contemporanea, pensare politica neodestre

Commenti
#1   06 Maggio 2008 - 14:37
 
Davvero molto interessanti queste righe e tremendamente attuali, visto che da più parti si sta cercando di revisionare la storia a beneficio corporativo. Ciò che è successo lo scorso 25 aprile - ad esempio - con berlusconi che evita i festeggiamenti ed invece invita Ciarrapico la dice lunga sulle dimensioni di questa bieca operazione. L'Italia è un Paese privo di memoria storica. Si dimentica ciò che è accaduto 6 mesi fa... figuriamoci come si può manipolare quello che è successo 60 anni fa!!!
Paolo
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#2   06 Maggio 2008 - 15:20
 
Grazie! Ce n'era bisogno!
Posso linkarlo?
marina
utente anonimo

#3   06 Maggio 2008 - 16:04
 
cara marina
se mi linki mi fa molto piacere.
ci terrei che quelle incisive pagine dello storico luzzatto girassero
ciao
a rileggerci
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#4   06 Maggio 2008 - 16:29
 
Veramente molto bello quello cha hai detto e fondamentale, Giulia
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#5   06 Maggio 2008 - 16:48
 
" La "loro" memoria non sarà mai la mia memoria". Condivido
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#6   06 Maggio 2008 - 16:54
 
grazie paolo, marina, giuba, franca.
ci tenevo molto che qualcuno raccogliesse queste parole dello storico sergio luzzatto.
che almeno lascino stare la memoria. si tengano la loro memoria, ma lascino stare quella degli incarcerati, torturati, uccisi, deportati
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#7   06 Maggio 2008 - 17:32
 
Walter Benjamin ha scritto che il fascismo è la storia riscritta dal vincitore. I fascisti che si apprestano a governare l'italia vorrebbero far diventare gli assassini massacratori di partigiani dei patrioti e i comunisti, i socialisti e i cattolici che hanno cancellato il disonore da cui loro provengono come combattenti a cui loro concedono l'onore di essere pari agli assassini che ispirano i loro sogni.
Gabriele
utente anonimo

#8   06 Maggio 2008 - 17:40
 
Bellissimo questo scritto di Luzzatto, molto, molto efficace l'immagine: una Storia, due Memorie.
Lo rilancio anch'io.
Grazie, grazie, grazie!
cari saluti :))
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#9   06 Maggio 2008 - 18:32
 
"Lo "loro" memoria non sarà mai la mia memoria."
Sarei tentato di scriverla sullo specchio in modo da averla sotto gli occhi tutte le mattine, anche se in fondo non è necessario, è già impressa dentro...

Bleek

utente anonimo

#10   06 Maggio 2008 - 18:57
 
Ciao Amalteo,
non mi spiego ancora tutto il tuo astio verso i Beatles.
L'hai mai ascoltato il "white album"?
Comunque sono in vena di perdono e ti assolvo, o mio pargolo.

Se permetti vorrei contribuire con una citazione di Luigi (Gino) Veronelli.

Un bacio, ciao

"Tutto da rifare, insomma, come quei revisionisti che vorrebbero riscrivere i testi scolastici affinché si mostrasse maggior benevolenza verso Salò, i marò della X Mas, i kapò, e che farebbero dei bei falò, dei roghi, degli autodafè, con i libri dei colleghi non allineati alle nuove direttive ministeriali. Si deve imparare a mangiare e bere bene, non per diventare dei gurmé o dei sommelié, ma in un quadro più generale che include il saper interpretare, criticare, valutare un quadro, una scultura, una lettura, per non farsi mettere i piedi in testa da chi apre bocca e gli dà fiato, da chi vuole cambiare le carte in tavola e barare a tutt'andare".

(Le parole della terra, Manuale per Enodissidenti e Gastroribelli, 2003)
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#11   06 Maggio 2008 - 20:01
 
Bello, molto bello.
Grazie
m.ang(ela)
utente anonimo

#12   06 Maggio 2008 - 21:31
 
Complimenti. Chiarissimo. Ti linko anche io, arrivata tramite marina.
Alessandra
utente anonimo

#13   07 Maggio 2008 - 16:10
 
applausi, amalteo. e grazie per queste pagine di luzzatto, me le copio.
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#14   07 Maggio 2008 - 16:52
 
cari
gabriele, astime, bleek, surferosa, m angela, alessandra, virginie
grazie per avere apprezzato le pagine dello storico sergio luzzatto.
il suo libro è del 2002. tuttavia ha ripreso attualità dopo il terribile discorso d'insediamento dell'attuale presidente della camera.
se passa la linea della "memoria condivisa" si cancella il sacrificio di chi ha perso la vita per liberare l'italia dal nazifascismo
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#15   07 Maggio 2008 - 17:55
 
amalteo,
quella che loro chiamano "la loro storia" si è solo incrociata con la mia, tragicamente e con violenza.

Non solo, perciò, posso affermare con orgoglio che non mi appartiene, ma io la rifuggo e farò di tutto per conservare la mia Storia, fatta di Libertà, Rispetto e Democrazia.

Grazie per il post,
e per dare a noi la possibilità di conoscere le parole importanti di Luzzatto.



*Buchenwald, 1945
disegno ad olio di Corrado Cagli.
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#16   07 Maggio 2008 - 18:04
 
Amalteo, letture che non scivolano, qui da te. Concetti. Su cui riflettere.
Questo posto tuo è "necessario".
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#17   07 Maggio 2008 - 18:34
 
grazie jazzfromitaly per avere fatto irrompere qui la forza comunicativa di questo disegno di corrado cagli.
mi fa molto piacere che anche tu ti sia soffermato sulle pagine di sergio luzzatto
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#18   07 Maggio 2008 - 18:36
 
ciao renèe
grazie per essere arrivata qui.
sì: ci tenevo molto a rilanciare quelle parole così precise e nette di sergio luzzatto
a rileggerci
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#19   07 Maggio 2008 - 19:26
 
... "Mi riesce più gradito riconoscere nella guerra partigiana la carta di identità del paese in cui sono nato e mi riesce necessario pensare all’Italia della Resistenza come al terreno dove gli Italiani devono tracciare ‘ora e sempre’ i confini non negoziabili della loro identità, la soglia del non rinunciabile da sé"...

SI', "ORA E SEMPRE"!
ciao amalteo.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Prisma2002

#20   07 Maggio 2008 - 19:48
 
ciao prisma
grazie per la tua sottolineatura.
parole durature e ben scolpite
arrivederci, questa volta. non solo arileggerci
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