Poche piante danno un'idea di potenza, di vigore, quasi di immortalità quanto l'agave. Anche le più vecchie querce, i castagni millenari, i pini secolari, sembra siano vivi per una specie di miracolo e sulla corteccia screpolata, sui rami contorti e irregolari, sulle foglie destinate comunque a cadere, portano i segni della vecchiaia e della morte.
L'agave no. La pianta è acaule, ovvero priva di fusto, ed è formata da una «rosetta» di circa 30 foglie, con le più vecchie che solo dopo anni seccano e si accartocciano. Le foglie partono direttamente dal terreno, dal centro della rosetta, sono carnose e lunghe fino a tre metri, grigio-verdi, lineate di giallo in certe varietà, lisce e vellutate ma durissime e orlate da minacciose spine scure che sembrano denti di squalo; hanno perfetta sezione triangolare e apice acuto terminante in un mucrone, una grande spina appuntita come un pugnale. L'interno della rosetta è irraggiungibile, difeso com'è dalle foglie armate di denti e pugnali, perfetto nella sua geometria regolare, quasi metafisica.
Ecco, l'agave è una pianta metafisica. Un clandestino metafisico. Originaria del Messico, l'Agave americana (famiglia Agavacee), fu importata dagli spagnoli dopo la conquista del paese centroamericano e coltivata nei giardini di mezza Europa, forse già a partire dalla metà del XVI secolo. Robusta, resistente alle più avverse condizioni climatiche ma non alle basse temperature, capace di crescere ovunque, persino in vasi ristretti, si è presto liberata, diffondendosi in tutto il Mediterraneo e in gran parte delle aree temperato-calde della terra. In Italia è presente quasi ovunque, con l'eccezione delle regioni senza sbocco al mare: Val d'Aosta, Piemonte, Trentino Alto-Adige e Umbria (in Lombardia si giova dell'effetto mitigante dei grandi laghi alpini). Cresce bene tanto sui terreni rocciosi che sulle spiagge sabbiose. Spesso si accompagna al fico d'india, con cui condivide l'origine e l'enorme adattabilità. L'agave vive fino a ventanni. Quando è matura inizia a produrre ai lati della rosetta piantine figlie, che emettono radici e si affrancano dalla pianta madre. È il segnale che il ciclo si sta per compiere, che la morte, anche per l'agave, sta arrivando.
Ma non è una morte come le altre. Nell'ultimo anno di vita l'agave compie uno sforzo che ha dell'incredibile.Dal centro della rosetta inizia a comparire a primavera un'infiorescenza che cresce rapidissima fino ad arrivare a 20 cm di diametro e 4 o 5 metri d'altezza; qualche volta, pare, addirittura fino a 12, come un palazzo di 4 piani. Sembra un gigantesco asparago, che poi sviluppa rami laterali portanti ognuno numerosi fiori giallo-verdastri. All'inizio dell'estate l'infiorescenza è completa e l'agave raggiunge il massimo della sua bellezza. Siccome le piante vicine sono spesso sorelle, figlie della stessa pianta madre, la fioritura è quasi sempre simultanea e decine di enormi infiorescenze dominano il paesaggio anche da lontano. Poi l'infiorescenza si secca, improvvisamente come è cresciuta, e la magnifica agave, perfetta, armata e invincibile, muore improvvisamente, svuotata di ogni energia.
Le piantine figlie però si accrescono velocemente e il ciclo ricomincia. Tra 15 o 20 anni ci sarà un'altra incredibile fioritura ...
In Marco Di Domenico, Clandestini. Animali e piante senza permesso di soggiorno, Bollati Boringhieri, 2008, p. 35-37
SOGNO
Rovisto nel magazzino dei ricordi e riitrovo un sogno di 5 anni fa. Un vero sogno trascritto al risveglio.
"Questa notte ho sognato una campagna elettorale in cui la Destra fa a meno della Lega e la Sinistra fa a meno di Rifondazione comunista e degli altri residuati della storia del primo novecento.
Il sogno sfuma su chi vince.
Ma poi il ricordo torna sui leghisti che tornano nelle valli infinitamente meno arroganti di quello che sono e sui rifondaroli e nostalgici della tomba di Lenin che si ritirano nei loro territori sociali.
Questi ultimi, però, li vedo vedo contenti a specchiarsi nella loro "diversità", ostentando quell'aristocratico disprezzo per tutti coloro che non hanno lo stesso furore ideologico. Moderni narcisi che hanno fatto annegare per due volte i governi Prodi, dando vita, per esclusiva loro responsabilità, alla nuova destra italiana.
Mii sveglio ed accorgo che quella campagna elettorale era un sogno."
Ora però c'è una occasione, l'ultima e la sola, per chiudere con i gruppuscoli iracondi e litigiosi della sinistra egoriferita.
REFERENDUM ELETTORALE SULLA LEGGE ELETTORALE DEL 21 GIUGNO
I tre quesiti referendari riguardano:
* premio di maggioranza nazionale per la Camera dei deputati (abrogazione della possibilità di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste);
* premio di maggioranza regionale per il Senato (abrogazione della possibilità di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza ad una coalizione di liste);
* disciplina della candidature (abrogazione della possibilità per uno stesso candidato di presentare la propria candidatura in più di una circoscrizione)
Con il primo quesito, in caso di vittoria del Sì, viene abolito il premio di maggioranza alla Camera per la coalizione più votata. La legge attuale assegna il 55% dei seggi della Camera alla coalizione o alla lista che prende il maggior numero di voti sul territorio nazionale. Se passano i Sì conquisterà il premio la lista che arriva prima. Altra conseguenza della vittoria dei Sì è l’innalzamento della soglia di sbarramento: attualmente accedono alla distribuzione dei seggi le coalizioni che superano l’8 % e i partiti che prendono più del 4 %,. Con i Sì la soglia sarebbe innalzata per tutti al 4 %. La Camera sarebbe così composta: il 55 % dei seggi (340) alla lista più votata, il restante 45 % diviso fra le liste che hanno superato il 4.
Il secondo questi riguarda il Senato: se vincono i Sì conquista il premio la lista più votata. La soglia di sbarramento per le liste, in questo caso, sale all’8 %.
Il terzo quesito elimina la possibilità per un candidato alla Camera o al Senato di partecipare alla competizione elettiva in più circoscrizioni. Le attuali liste bloccate rafforzano il potere delle segreterie politiche di selezionare le candidature e di scegliere i futuri parlamentari