
A Clint Eastwood piacciono le storie e gli piace raccontarle. E’ questo che va a cercare: una storia.
Però ora è vecchio ed è un personaggio di cinema. E allora in Gran Torino va a raccontare anche un po’ la sua storia.
Kowalski è di genetica polacca, ma si sente molto, molto americano, tanto che esibisce la bandiera nel giardinetto di casa. E’ appena rimasto vedovo ed è ammalato ai polmoni. Porta dentro di sé come una ferita il ricordo della guerra in cui ha ucciso 13 “musi gialli”.
Amore e lavoro: i due pilastri dell’equilibrio delle persone. Lui ha molto amato la moglie, ma non i figli, le nuore ed i nipoti. Lui ha lavorato per 50 anni “alla catena”, stringendo legami di amicizia con i lavoratori. Ed ora, nel garage, c’è una lucente Gran Torino, un’automobile diventata il simbolo concreto del suo attaccamento al ruolo lavorativo. Infine Kovalski sembra “razzista”. Guarda gli altri con diffidenza e disprezzo: “selvaggi”.
Eppure … eppure i micro cambiamenti possono avvenire anche alle soglie della morte.
Il principio dell’intersoggettività fa breccia in modo irresistibile attraverso un giovane orientale che fa fatica a vivere la sua adolescenza e la sua estroversa sorella. Ed anche attraverso il giovane ed insistente prete irlandese.
A Clint Eastwood piacciono le storie.
In Gran Torino racconta se stesso alle soglie dell’ultimo tratto del suo ciclo di vita.
Le praterie ed i cavalli ora sono il giardinetto e la cagna labrador Daisy.
Il giustiziere è un pensionato intollerante e minaccioso non solo a parole.
A Clint Eastwood piace raccontare una storia che è anche la sua storia di attore, di regista e di uomo che fa un po’ di bilancio esistenziale.
Così si veste come per i grandi eventi e confessa “peccati” che gli hanno rovinato la vita: un bacio ad un’altra donna, i figli non capiti.
E quando il principio di intersoggettività si incontra con l’infinito ed emerge nella sua irriducibile unicità l’individuo, che deve intrecciare destino, responsabilità … ecco allora è inevitabile piangere
A Clint Eastwood piace raccontare le storie.
E questa storia arriva dritta al cuore e commuove.
C’eravamo al concerto di


Antony Hegarty è stato anticipato da un Angelo:



Poi ha preso posto sul palcoscenico con i the Johnsons: 2 violini, 1 violoncello, una batteria e un sax che si alternava alla chitarra.
E, infine, ha fatto musica d’arte con le sue canzoni che sono già dei classici


Qui sotto c’è la registrazione della stupenda serata musicale.
Mi scuso con gli amici ed i passanti: ci sono fruscii che non so eliminare. Ma usavo il piccolo registratore digitale Digital Voice Recorder Olympus WS-311M.
Forse qualcuno saprà come “pulire” l’audio.
Nei prossimi giorni estrarrò qualche perla di maggior valore fra i pezzi cantati e suonati quella sera di luce lunga e di magic moments.
Grazie all’aiuto di BirdAntony del Blog Almost Blue In Reverse (un vero esperto di musica e grande conoscitore di Antony Hegarty) sono anche in grado di aggiungere qui sotto la scaletta ed i musicisti:
1) Where is my power? (da 'Epilepsy is dancing' singolo 2009)
2) Her eyes are underneath the ground (da 'The crying light' 2009)
3) Epilepsy is dancing (da 'The crying light' 2009)
4) One dove (da 'The crying light' 2009)
5) For today I am a boy (da 'I am a bird now' 2005)
6) Kiss my name (da 'The crying light' 2009)
7) Everglade (da 'The crying light' 2009)
8) Another world (da 'The crying light' 2009)
9) Shake that devil (da 'Another world' singolo 2008)
10) The crying light (da 'The crying light' 2009)
11) I fell in love with a dead boy (da 'I fell in love with a dead boy' singolo 2001)
12) Fistful of love (da 'I am a bird now' 2005)
13) You are my sister (da 'I am a bird now' 2005)
14) Twilight (da 'Antony & The Johnsons, 2000)
15) Aeon (da 'The crying light' 2009)
BIS:
16) Cripple and the starfish (da 'Antony & The Johnsons' 2000)
17) Hope there's someone (da 'I am a bird now' 2005).
Musicisti:
Antony Hegarty: voce e piano;
Jeff Langston: basso;
Parker Kindred: batteria;
Rob Moose: chitarra acustica, secondo violino e cori;
Julia Kent: violoncello;
Maxim Moston: violino;
Doug Wieselman: sax, chitarra elettrica











