









Disegno di Aliceydulcinea
Oggi è il compleanno di Nina, Nina Simone
La vita terrena di Nina Simone iniziò il 21 febbraio
“Qui lo spirito è entrato nel corpo della piccola Eunice Waymon. Quello spirito che la accompagnò dai primi passi fino alle scene newyorchesi, dove le permise di compiere la sua missione”
David Brun Lambert, Nina Simone, una vita, Kowalski-Apogeo, 2008, p.12 (traduzione di Laura Cecilia Dapelli, da David Brun Lambert, Nina Simone, une vie, Editions Flammarion, 2005)
Caro passante, forse hai visto con me questa bambina durante la sua “infanzia del prodigio”.
Oggi ci soffermeremo sulla sua trasformazione, come nella favola del cigno nero, da Eunice Waymon a Nina Simone.
Da ragazzina tutto il suo tempo era dedicato al piano. Lo imponeva la rigida madre Kate e tutta la comunità locale, che avevano investito di aspettative troppo grandi per la sua età il talento che era in lei riconoscibile:
“ore passate a imparare gli spartiti a memoria, a memorizzare ogni sfumatura, ogni silenzio, a ripetere gli stessi arpeggi in tutte le tonalità fino a che le mani non ne potevano più”
(op. cit. p. 36)
E tuttavia un giovane vicino di casa fece sparire la solitudine di quel tempo tutto dedicato alla scuola e all’apprendimento della musica. Eunice si innamorò di Edney Whiteside, un ragazzo di famiglia cherokee. Per anni diventarono i “piccoli fidanzati”. Durò poco: “Non ci sei e mi manchi troppo”, le disse Edney. Nina aveva 16 anni.
Quarant’anni dopo lui accolse in questo modo uno dei suoi momenti di depressione:
Le chiamiamo “vacanzine”.
Una vacanzina è un intervallo di tempo breve (al massimo due notti fuori casa) dentro il quale si concentra l’energia di un viaggio lungo, quando si va in luoghi lontani e saturi di tutto quanto si associa al mitologema del viaggio: lontananza, paesaggi, persone, costumi, cibo, tempo per sé.
La vacanzina ha il suo limite nelle cure da dedicare alla gatta Miciù. E il limite ha il pregio di forgiare la personalità: rinunciare a qualcosa per qualcos'altro ancora più meritevole di attenzione.
A Bologna, nonostante i treni ad alta velocità, arriviamo in quattro ore. Fa parte del bene della vacanzina non avere fretta.

Pranzo: l’Uno una Ribeye – Entrecote di manzo, l’Altra Filetti di pollo alla griglia alla RoadHouseGrill. Parte del pomeriggio trascorre a camminare in una periferia di Bologna. Infatti fa parte del noi viaggianti quello di sbagliare ripetutamente e pervicacemente strade ed indirizzi.


Preludio alla notte: Hotel Unaway. Freddo fuori caldo dentro. Ci piace il caldo dentro. E’ a due passi dall’
dove ci sarà, alla sera, il Concerto di Paolo Conte.
Il giretto tardo-pomeridiano per i centro di Bologna è abbastanza trascurabile. Comunque è l’autobus 28 che ci porta in Via Indipendenza.
Cala la sera, scende la pioggia fine, si entra al teatro.

Alle 21 e 20 Paolo Conte entra in scena con il suo sapiente, colto, fantasioso, competente gruppo di strumentisti:
Daniele di Gregorio, percussioni e piano
Jino Touche, contrabbasso
Daniele dall'Olmo, chitarra
Massimo Pitzianti e Claudio Chiara, sassofoni e fisarmonica
Luca Velotti, clarinetto
Lucio Caliendo, oboe e fagotto
Piergiorgio Rosso, violino. E’ la nuova entrata in orchestra di questo periodo. Tutti i suoi inserti volano nell’aria, ma ancor più in: Diavolo rosso, Dancing … applausi …
(Alessandra, filologa passionale di Paolo Conte mi conferma: "ebbene sì: il violino è un'innovazione di questo tour! non so se resterà in pianta stabile nell'orchestra, ma di certo Paolo e i suoi musicisti sono maghi stupefacenti")


E’ dal 1974 che conosco e inseguo la sua individualità artistica: quella di attingere alla propria biografia personale per lievi accenni pittorici e trascolorarla e immergerla in suoni che alludono alle mitologie del jazz della Francia degli anni ’20 e alla gioiosità dei ritmi sudamericani

Paolo Conte è come il Bagatto dei Tarocchi: dietro il suo piano, con la trombetta e con la sua voce arrochita racconta i miti minori del Novecento. E in questi miti, ancorchè minori, le persone si riconoscono come in specchi che restituiscono immagini del Sé in situazione di Reverie.

Ma in un concerto c’è anche l’arte della scaletta.
Un conto è il disco, che al suo centro mandalico mette il particolare punto di approdo cui è arrivato l’artista in quel momento. Altra prospettiva è un concerto, nel quale al centro c’è il rapporto alchemico che l’artista intende stabilire con il suo pubblico.
La combinazione da elaborare funziona così: “quella sera lì e solo per coloro che sono lì quella sera”. E’ per questo che ci si sente una comunità nella sala. Una comunità provvisoria di due ore, ma con tutte le fusionalità che fanno la differenza.
Primo tempo
Sotto le stelle del jazz (1984)
certi capivano il jazz … pochi capivano il jazz … così eravamo noi … le donne odiavano il jazz “non si capisce il motivo”
Come di (1984)
la comédie d’un jour, d’un jour d’ta vie … Parlami, dunque il ricordo si semplifica nel suono dolce ed infelice, qui, come di, come di …
Alle prese con una verde Milonga (1981)
e mi avrai, verde milonga che sei stata scritta per me, per la mia sensibilità, per le mie scarpe lucidate … io sono qui, sono venuto a suonare, sono venuto ad amare, e di nascosto a danzare …
Bartali (1979)
Farà piacere un bel mazzo di rose e anche il rumore che fa il cellophane, ma una birra fa gola di più … Oh quanta strada nei miei sandali, quanta ne avrà fatta Bartali, quel naso triste come una salita quegli occhi allegri da italiano in gita … E’ tutto un complesso di cose che fa sì che io mi fermi qui …
Bella di Giorno (2008)
Io so chi tu sei so neanche chi sei ma so che tu sei si so che tu sei tanto amata amata e desiderata
io parlo di me, di me che ho goduto, di me che ho amato e che ho perduto … però tra noi si trattava d’amore
Gli impermeabili (1984)
Mocambò … serrande abbassate … pioggia sulle insegne delle notti andate … devo pensarci su quale storia vuoi che io racconti? … e ricomincerà … come da un rendezvous … ma come piove sugli impermeabili”
Lo zio (1982)
ah zio, zio, com’è, com’è spiegami tutto, spiega perché e piano piano si srotola di questo film la pellicola …
L'amore che (2008)
L amore che arriva con movenze lente qui sotto gli occhi della gente, mi parla con voce tremante… sì. Illudendo, lusingando Incantando e come danzando afferra le mani … Sì… Ti amo tanto e ti sento arrossendo e impallidendo quasi morendo, sì. L’amore che trafigge me lascia che dica “Non so cos’è. Non lo so mica.. Ma credo in te dolce nemica….
per il lettore che vuole fare comunità temporanea:
Paolo Conte, Live a Bologna 26 gennaio 2009, Primo tempo
Secondo tempo
Velocità silenziosa (2008)
Una bella bici che va silenziosa velocità sopra le distanze, le lontananze starà una bici non si ama, si lubrifica, si modifica una bici si declama come una poesia per volare via una bici la si ama come l'ultima delle fantasie
Madeleine (1981)
Qui, tutto il meglio è già qui, non ci sono parole per spiegare ed intuire e capire, Madeleine, e se mai ricordare…tanto, io capisco soltanto il tatto delle tue mani e la canzone perduta e ritrovata come un’altra, un’altra vita… Ma tutto il meglio è già qui, non ci sono parole…
Dancing (1982)
C’è stato un attimo che tu mi sei sembrato niente, è stato quando la tua mano mi ha lasciato solo e inesistente, hai volteggiato e sei tornata qui, l’orchestra è andata avanti e, poi, nessuno ha visto… vieni…e l’inquietudine e gli inchini fan di me un orango che si muove con la grazia di chi non è convinto che la rumba sia soltanto un’allegria del tango…
Chiamami adesso (1992)
Chiamami adesso, sì, lo so che prima era… era più facile… ma è adesso che ho bisogno io di
farmi trovare, farmi trovare qui chiamami adesso che è più buon il mio cuore… Dammi il tempo che tempo non sia Dammi un sogno che sonno non dia… Chiamami adesso che non ho più niente da dire, ma voglio parlare lo stesso insieme a te
Genova per noi (1998)
Con quella faccia un po' così quell'espressione un po' così che abbiamo noi prima di andare a Genova che ben sicuri mai non siamo che quel posto dove andiamo non c'inghiotte e non torniamo più … In un'immobile campagna con la pioggia che ci bagna e i gamberoni rossi sono un sogno
e il sole è un lampo giallo al parabrise...
Via con me (1981)
Via, via, vieni via di qui, niente pi ti lega a questi luoghi, neanche questi fiori azzurri via, via, neanche questo tempo grigio pieno di musiche e di uomini che ti son piaciuti, Its wonderfoul, its wonderfoul, its wonderfoul good luck my babe, its wonderfoul, its wonderfoul, its wonderfoul, I dream of you chips, chips, du-du-du-du-du
Berlino (2008)
Piove a Berlino una pioggia spagnola e sulle scarpe nuove di pioggia e pensieri incantati affascinanti prove di sogno e di luce deliranti esilaranti vuoti ed erranti
Max (1987)
Max era Max più tranquillo che mai, la sua lucidità… Max non si spiega, fammi scendere, Max vedo un segreto avvicinarsi qui, Max
Diavolo rosso (1982)
Diavolo rosso dimentica la strada viene qui con noi a bere un'aranciata controluce tutto il tempo se ne va Girano le lucciole nei cerchi della notte questo buio sa di fieno e di lontano e la canzone forse sa di ratafià
Eden (1990)
Solo in un silenzio penso a niente e voglio solo te, padre emozionato ed entusiasta che ti specchi in me Solo contro niente mi accontento e non mi annoio mai, suono un bel saxofono d’argento e non mi sbaglio mai…
Bis
Cuanta Passiòn (2005)
Ma sì, sarà il carattere o la malinconia che sta dietro al carattere come una gelosia sarà il pensiero vergine che ha la fantasia vissuta dal carattere come la frenesia Cuanta pasiòn en la vida cuanta pasiòn …
Via con me (1981)
Via, via, vieni via di qui, niente pi ti lega a questi luoghi, neanche questi fiori azzurri via, via, neanche questo tempo grigio pieno di musiche e di uomini che ti son piaciuti, Its wonderfoul, its wonderfoul, its wonderfoul good luck my babe, its wonderfoul, its wonderfoul, its wonderfoul, I dream of you chips, chips, du-du-du-du-du

Per il lettore che vuole fare comunità temporanea:
Paolo Conte, Live a Bologna 26 gennaio 2009, Secondo tempo
… di chi era quella voce femminile dietro di me che cinguettava
"Its wonderfoul, its wonderfoul, its wonderfoul good luck my babe, its wonderfoul, its wonderfoul, its ?"
un lievissimo incontro temporaneo di cuore e comunità
Lp 33 giri

Paolo Conte, 1974

Paolo Conte, 1975

Un gelato al limon, 1979

Paris Milonga, 1981

Appunti di viaggio, 1982

Paolo Conte, 1984

Aguaplano, 1987

Paolo Conte, Concerti, 1989

Parole d’amore scritte a macchina, 1990

Paolo Conte, Live, 1988












"Signor Presidente,
lei certamente comprenderà come io condivida le ansietà sue e del Governo rispetto ad una vicenda dolorosissima sul piano umano e quanto mai delicata sul piano istituzionale.
Io non posso peraltro, nell'esercizio delle mie funzioni, farmi guidare da altro che un esame obiettivo della rispondenza o meno di un provvedimento legislativo di urgenza alle condizioni specifiche prescritte dalla Costituzione e ai principi da essa sanciti.
I temi della disciplina della fine della vita, del testamento biologico e dei trattamenti di alimentazione e di idratazione meccanica sono da tempo all'attenzione dell'opinione pubblica, delle forze politiche e del Parlamento, specialmente da quando sono stati resi particolarmente acuti dal progresso delle tecniche mediche.
Non è un caso se in ragione della loro complessità, dell'incidenza su diritti fondamentali della persona costituzionalmente garantiti e della diversità di posizioni che si sono manifestate, trasversalmente rispetto agli schieramenti politici, non si sia finora pervenuti a decisioni legislative integrative dell'ordinamento giuridico vigente.
Già sotto questo profilo il ricorso al decreto legge - piuttosto che un rinnovato impegno del Parlamento ad adottare con legge ordinaria una disciplina organica - appare soluzione inappropriata. Devo inoltre rilevare che rispetto allo sviluppo della discussione parlamentare non è intervenuto nessun fatto nuovo che possa configurarsi come caso straordinario di necessità ed urgenza ai sensi dell'art. 77 della Costituzione se non l'impulso pur comprensibilmente suscitato dalla pubblicità e drammaticità di un singolo caso. Ma il fondamentale principio della distinzione e del reciproco rispetto tra poteri e organi dello Stato non consente di disattendere la soluzione che per esso è stata individuata da una decisione giudiziaria definitiva sulla base dei principi, anche costituzionali, desumibili dall'ordinamento giuridico vigente.
Decisione definitiva, sotto il profilo dei presupposti di diritto, deve infatti considerarsi, anche un decreto emesso nel corso di un procedimento di volontaria giurisdizione, non ulteriormente impugnabile, che ha avuto ad oggetto contrapposte posizioni di diritto soggettivo e in relazione al quale la Corte di cassazione ha ritenuto ammissibile pronunciarsi a norma dell'articolo 111 della Costituzione: decreto che ha dato applicazione al principio di diritto fissato da una sentenza della Corte di cassazione e che, al pari di questa, non è stato ritenuto invasivo da parte della Corte costituzionale della sfera di competenza del potere legislativo.
Desta inoltre gravi perplessità l'adozione di una disciplina dichiaratamente provvisoria e a tempo indeterminato, delle modalità di tutela di diritti della persona costituzionalmente garantiti dal combinato disposto degli articoli 3, 13 e 32 della Costituzione: disciplina altresì circoscritta alle persone che non siano più in grado di manifestare la propria volontà in ordine ad atti costrittivi di disposizione del loro corpo.
Ricordo infine che il potere del Presidente della Repubblica di rifiutare la sottoscrizione di provvedimenti di urgenza manifestamente privi dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall'art. 77 della Costituzione o per altro verso manifestamente lesivi di norme e principi costituzionali discende dalla natura della funzione di garanzia istituzionale che la Costituzione assegna al Capo dello Stato ed è confermata da più precedenti consistenti sia in formali dinieghi di emanazione di decreti legge sia in espresse dichiarazioni di principio di miei predecessori (si indicano nel poscritto i più significativi esempi in tal senso).
Confido che una pacata considerazione delle ragioni da me indicate in questa lettera valga ad evitare un contrasto formale in materia di decretazione di urgenza che finora ci siamo congiuntamente adoperati per evitare".
Poscritto
1. Con una lettera del 24 giugno 1980, il Presidente Pertini rifiutò l'emanazione di un decreto-legge a lui sottoposto per la firma in materia di verifica delle sottoscrizioni delle richieste di referendum abrogativo;
2. il 3 giugno 1981, sempre il Presidente Pertini, chiamato a sottoscrivere un provvedimento di urgenza, richiese al Presidente del Consiglio di riconsiderare la congruità dell'emanazione per decreto-legge di norme per la disciplina delle prestazioni di cura erogate dal Servizio Sanitario Nazionale. Nel caso specifico, uno degli argomenti addotti dal Capo dello Stato consisteva nel rilievo della contraddizione tra la disciplina del decreto-legge emanando e "un indirizzo giurisprudenziale in via di definizione";
3. con lettera 10 luglio 1989 al Presidente del Consiglio De Mita, il Presidente Cossiga manifestò la sua riserva in ordine alla presenza dei presupposti costituzionali di necessità e urgenza ai fini dell'emanazione di un decreto-legge in materia di profili professionali del personale dell'ANAS e affermò: "Ritengo, pertanto, che, allo stato, sia opportuno soprassedere all'emanazione del provvedimento, in attesa della conclusione del dibattito parlamentare sull'analogo decreto relativo al personale del Ministero dell'interno";
4. in quella stessa lettera e successivamente nella lettera al Presidente del Consiglio Andreotti del 6 febbraio 1990, il Presidente Cossiga richiamò all'osservanza delle specifiche condizioni di urgenza e necessità che giustificano il ricorso alla decretazione di urgenza, ritenendo legittimo da parte sua - in caso di non soddisfacente e convincente motivazione del provvedimento - il puro e semplice rifiuto di emanazione del decreto - legge;
5. con un comunicato del 7 marzo 1993, il Presidente Scalfaro, in rapporto all'emanazione di un decreto-legge in materia di finanziamento dei partiti politici invitò il Governo a riconsiderare l'intera questione, ritenendo più appropriata la presentazione alle Camere di un provvedimento in forma diversa da quella del decreto-legge.
Disgustato per la violenza e mancanza di carità che i religiosi espongono, in questi giorni, sul mercato della rappresentazione sociale, rileggo le parole che dovrebbero sancire il più umanissimo e personale diritto soggettivo:SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE,SEZIONE I CIVILE, Sentenza 16 ottobre 2007, n. 21748

Stannah è una impresa che guarda sull’orizzonte lungo. La sua attività si colloca nell’ambito della domotica, ossia in quelle tecnologie di adattamento delle abitazioni per renderle compatibili alle disabilità delle persone.
Mi piacciono gli imprenditori che investono sul futuro e che rivalutano il tanto detestato mercato, che dimostra, invece, di essere l’unico sistema economico capace di rendere equilibrato il rapporto fra domanda ed offerta. Soprattutto quando pensa ai bisogni reali delle persone e non a creare debito.
La mia spesso raccontata condizione di pre-vecchio ha suggerito alla giornalista Alessandra Cicalini di farmi una intervista attraverso Skype (una buona occasione per apprendere anche questa tecnologia internettiana)
L’incipit dell’articolo è questo:
“C'è trasformazione e trasformazione, così come ci sono le fasi della vita. Come diceva Carl Gustav Jung, il segreto di un'esistenza felice sta tutto nel “sapersi adattare” allo scorrere del tempo …”
E il resto è qui:
Trasformarsi è un'arte. Parola del blogger Amalteo
Mi è molto piaciuto sentirmi rappresentare così:“l'autore è sempre garbato con chi interviene, anche quando non è d'accordo con un'opinione”.
Nello stesso tempo pensavo al sorrisino ironico delle persone che sono incappate nella mia impulsività e che, di certo, non condivideranno quel lusinghiero giudizio. Diciamo che non sono persona che porge l’altra guancia per lo schiaffo.
Chissà che Stannah non lavori anche, negli anni a venire, per risolvere i problemi delle barriere dei sentieri amalteiani, di cui si racconta in: