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Argomentazioni
Il "caso Pescara" dimostra che serve «molta prudenza» ma anche «una valutazione seria dei dati che va fatta nei confronti di tutta la magistratura». Lo afferma Luciano Violante commentando la scarcerazione del sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso.
"E' necessario prima di tutto intervenire sui modelli organizzativi della giustizia e capire perché le stesse norme hanno effetti diversi a secondo delle sedi in cui vengono applicate", spiega Violante. Poi occorre fare luce sul momento a partire dal quale il Pm può cominciare le indagini. Una delicata questione democratica - ammonisce l'ex presidente della Camera -. I grandi poteri del Pm devono essere esercitati in base a presupposti chiari. Si arresta per cercare prove? O perché già ci sono?" ...."La politica non può rinunciare a esprimere un'autonoma valutazione sulla responsabilità dei propri esponenti. Se l'unica responsabilità - continua Violante - è quella penale, è evidente che i giudici espandano il loro ruolo". secondo il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari.
Sindaco, a Pescara spiccano un mandato d’arresto per corruzione nei confronti di D’Alfonso, che si dimette. Una settimana dopo il gip lo scarcera. Qualche problema c’è...
«C’è un problema colossale, e sarebbe ora di mettere ordine nell’uso indiscriminato delle intercettazioni e di invitare la magistratura a procedere con maggior prudenza e accortezza. Non si può mettere in galera la gente, far dimettere un sindaco e imbastire procedimenti se non si è strasicuri che la costruzione accusatoria non vada a ramengo in una settimana» .... «La chiara distinzione dei poteri non va messa in discussione, perché è il principio che ci distingue dalle dittature. Non sono convinto che la separazione delle carriere cambierebbe granché, anzi forse un pm che fa il pm a vita diventerebbe anche meno attento di quanto sia ora. È difficile capire come intervenire, ed evitare le pulsioni a ridurre l’autonomia del magistrato. Ma che ci sia un problema di autocontrollo e di responsabilità della magistratura è chiaro. Non solo quella ordinaria ma anche quelle contabili, amministrative, eccetera: con il loro operato influenzano inevitabilmente l’azione politica, ma non sempre hanno presente il punto di vista del bene comune. Dire che nel condurre un’inchiesta su un’amministrazione comunale il magistrato dovrebbe porsi anche il problema dei danni che possono crearsi per i cittadini è ledere l’indipendenza del pm? A chi risponde il magistrato? Solo alla lettera della legge o anche al criterio di bene comune? In realtà, più che di nuove leggi c’è bisogno di una nuova cultura politica e giuridica».
Domande e ripasso
Quando deve cominciare una 'azione giudiziaria?
Quando un reato è stato commesso? O quando c'è una eventuale intenzione di commettere un reato?
In breve: quando inizia un procedimento giudiziario?
Cosa succede dei giudici che fanno cadere il secondo governo Prodi con indagini fondate sul nulla indiziario o di quelli che azzoppano la giunta della regione Abruzzo o del comune di Pescara?
In breve: chi ha alterato il principio democratico a partire dal 1991?
Un breve ripasso di Montesquieu mi aiuta a mappare la situazione della politica italiana in questa congiuntura di fine anno.
Lettura
Sostiene Montesquieu:
Vi sono in ogni Stato tre specie di poteri: il potere legislativo, il potere esecutivo, ciò che dipende dal diritto delle genti, ed il potere esecutivo, ciò che dipende dal diritto civile.
Grazie al primo, il principe o il magistrato fa delle leggi per un certo tempo o per sempre e emenda o abroga quelle che sono già fatte. Grazie al secondo, fa la pace o la guerra, invia o riceve ambasciate, organizza la difesa, previene le invasioni. Grazie al terzo, punisce i delitti, o giudica le controversie dei privati. Chiameremo quest'ultimo potere giudiziario e l'altro semplicemente potere esecutivo.
La libertà politica è quella tranquillità di spirito che la coscienza della propria sicurezza dà a ciascun cittadino; e condizione di questa libertà è un governo organizzato in modo tale che nessun cittadino possa temere un altro. Quando il potere legislativo è unito al potere esecutivo, non esiste libertà. E non vi è libertà neppure quando il potere giudiziario non è separato dal potere legislativo o da quello esecutivo. Tutto sarebbe perduto se un'unica persona o un unico corpo di notabili, di nobili o di popolo esercitasse questi tre poteri.
Poiché, in uno Stato libero, ogni uomo libero presumibilmente deve governarsi da sé, bisognerebbe che tutto il popolo esercitasse il potere legislativo. Ma essendo ciò impossibile occorre che il popolo lo faccia per mezzo dei suoi rappresentanti. Il grande vantaggio dei rappresentanti sta nel fatto che essi sono capaci di discutere i problemi di interesse pubblico. Il popolo non è per nulla adatto ad un tal compito, ed è questo uno dei grandi inconvenienti della democrazia. Il popolo deve occuparsi delle questioni del governo solo per scegliere i propri rappresentanti, il che è pienamente alla sua portata. Il corpo rappresentativo non deve essere scelto per prendere risoluzioni attive, cosa che non potrebbe far bene, ma per fare delle leggi o per garantire la buona esecuzione di quelle che egli ha fatto.
In uno Stato vi sono sempre delle persone che si distinguono per nascita, ricchezze ed onori, cioè i nobili: la parte che costoro hanno nella legislazione deve essere proporzionata agli altri vantaggi di cui godono nello Stato. A tale scopo essi debbono formare un corpo che abbia il diritto di arginare le azioni del popolo, così come il popolo ha il diritto di arginare le loro. Il potere legislativo sarà quindi affidato sia al corpo dei nobili, sia al corpo eletto per rappresentare il popolo.
Il potere legislativo e quello esecutivo hanno bisogno di un potere moderatore che li freni: sarà la parte del corpo legislativo composta di nobili ad assolvere adeguatamente tale funzione. Il potere esecutivo deve essere nelle mani di un monarca, perché questa parte del governo è amministrata meglio da uno solo che da molti; mentre il compito del potere legislativo spesso è assolto meglio da molti che non da uno solo. Se il potere esecutivo non ha il diritto di arrestare le azioni del corpo legislativo, questo diverrà dispotico. Ma non bisogna che, inversamente, il potere legislativo abbia la facoltà di arrestare il potere esecutivo. In uno Stato libero il potere legislativo ha il diritto e deve avere la facoltà di esaminare in qual modo le leggi che ha emanate siano state eseguite.
da Montesquieu (1689-1755), L'esprit des lois (lo spirito delle leggi)
in I grandi testi del pensiero politico - antologia a cura di Carlo Galli, Il Mulino, 2003, pagg.198-201

La legge approvata alla fine degli anni '70 é il risultato di un concorso di fattori economici e strutturali, nonché di un lungo processo storico caratterizzato dall'azione di vari soggetti sociali che hanno contribuito alla sua elaborazione. Rimandando ad altri testi per un’analisi più descrittiva e puntuale [1], le fasi ed i momenti più significativi precedenti alla riforma del servizio sanitario nazionale, possono essere riassunti secondo questa cronologia [2]:
- periodo della resistenza e della ricostruzione:
- programma di riforma della Consulta Veneta di Sanità, organo del Comitato di liberazione nazionale del Veneto (1945)
- documento della "Commissione D'Aragona" (1947-1948), centrato sui seguenti criteri programmatici: ordinamento semplice ed uniforme del sistema previdenziale (tre soli istituti); estensione della protezione a tutti i lavoratori dipendenti; prestazioni sanitarie in forma diretta; disciplina generale dei medici, degli istituti di cura, degli organi previdenziali
- Costituzione della Repubblica (in particolare artt.: 3; 32; 38; 41; 117)
- anni Cinquanta e governi di centro:
- espansione del settore mutualistico per specifiche categorie lavorative
- costituzione del Ministero della Sanità (1958)
- prime proposte dei sindacati CGIL e CISL per la riforma (1957-1959)
- prime iniziative dei sindacati medici: convegno per la riforma ospedaliera dell'ANAAO (Associazione nazionale assistenti ed aiuti ospedalieri), nel 1962
- governi di centro-sinistra (1963-1969):
- politiche di "programmazione" attraverso la presentazione della "Nota aggiuntiva" alla relazione generale sulla situazione economica del paese dell'on.
- insediamento, presso il Ministero del Bilancio, della Commissione nazionale per la programmazione economica (1963)
- relazione preliminare sulla riforma della previdenza sociale del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (1963-64)
- Piano Giolitti: "Progetto di programma di sviluppo economico per il quinquennio 1965-1969" (1964)
- nuovo "Progetto di programma" (Piano Pieraccini-Colombo), parere del CNEL ed approvazione da parte del Consiglio dei ministri (1965); definitiva approvazione del "Programma per il quinquennio1965-1969" (1967)
- leggi di settore: servizi di igiene e medicina scolastica(1962-1967); riforma degli ospedali generali e psichiatrici (1968-69)
- leggi istitutive delle Regioni (1968-70)
- politiche regionali e leggi di pre-riforma (anni '70):
- azione delle Regioni contro i limitativi decreti di trasferimento delle funzioni statali ed a favore della promozione dei consorzi fra Comuni per la prima costruzione dei servizi socio-sanitari territoriali
- azione dei partiti attraverso la presentazione di progetti di legge di riforma sanitaria
- azione dei sindacati per l'attuazione dello statuto dei lavoratori (1970) e per le piattaforme contrattuali in tema di salute ed ambienti di lavoro
- azione di vari movimenti di iniziativa sociale sui temi della salute della donna, della salute mentale, della medicina in rapporto all’ambiente, della politica dei farmaci, ecc.
- VI legislatura (1972-76): regionalizzazione della spesa ospedaliera [3], legge delega per il completamento dei trasferimenti di poteri amministrativi alle Regioni [4]; leggi di settore: consultori [5] , tossicodipendenze [6]
- VII legislatura (1976-1979): definizione dell'assetto dei poteri regionali [7] ; commissariamento delle mutue [8] ; leggi di settore: psichiatria [9] (L.180/1978), interruzione volontaria della gravidanza [10]; presentazione da parte di gruppi parlamentari di vari disegni di legge e testo unificato della commissione igiene e sanità della Camera dei Deputati (dicembre 1977); approvazione della legge di riforma sanitaria (dicembre 1978)
Riflettendo sul fatto che in Italia i Comuni sono circa 8.000, le Province 92, gli ospedali generali e specializzati 1.060, quelli psichiatrici 95, ed ancora che l'I.N.A.M., il principale ente mutualistico, aveva 93 sedi provinciali e 856 poliambulatori e che gli enti mutualistici (fra piccoli e grandi) erano 42 (a loro volta articolati su base provinciale), saranno ancora più chiari sia il forte processo di ristrutturazione amministrativa sia le successive difficoltà a ricondurre ad unità tutte queste eterogenee organizzazioni.
La legge di riforma sanitaria, istitutiva del servizio sanitario nazionale [12], si colloca alla fine del percorso politico appena ricordato e si configura come un impegnativo programma di ristrutturazione dei settori sanitari pre-esistenti , che perdono la loro autonomia gestionale ed il loro carattere settoriale per confluire in un unico sistema organizzativo.
Per comprendere la struttura del Servizio Sanitario Nazionale si può partire da una visione di insieme della legge e poi effettuarne un’analisi per punti chiave.
insieme degli organi, strutture, funzioni ed attività destinati alla tutela della salute fisica e psichica di tutti i cittadini, senza distinzione di condizioni individuali e sociali e secondo criteri di uguaglianza [13]
Il SSN è dunque la politica pubblica che attua il principio costituzionale di tutela della salute come "fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività” [14] . Gli scopi generali della riforma si riassumono nei seguenti punti:
- unificazione degli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione
- globalità: la salute è collocata nel contesto delle interdipendenze individuo-ambiente
- generalizzazione del diritto ai servizi sanitari: interventi destinati a " tutta la popolazione" e non a singole categorie di cittadini
- uguaglianza: prospettiva di superamento dei rilevanti squilibri sociali e territoriali in ordine all'accesso ai servizi.
[1] Alcuni riferimenti: MINISTERO DELL’INTERNO (1984), Coordinamento e integrazione dei servizi socio-assistenziali con i servizi sanitari, Roma; OLIVETTI MANOUKIAN F. (1988), Stato dei servizi, Il Mulino, Bologna, p. 11-58; BERLINGUER G. (1991); COSMACINI (1994), op. cit., p. 108-125; 235-276
[2] Per una ricostruzione storica analitica si rimanda a : DELOGU S. (1967), Sanità pubblica, sicurezza sociale e programmazione economica, Einaudi, Torino
[3] Legge n. 386/1974)
[4] Legge n. 382/1975
[5] Legge n. 404/1975
[6] Legge n. 685/1975
[7] Decreto del Presidente della Repubblica n. 616/1977
[8] Legge n. 349/1977
[9] Legge n. 180/1978
[10] Legge n. 194/1978
[11] Nelle biblioteche sono forse ancora rintracciabili i seguenti libri che documentano quei decenni: BERLINGUER G., DELOGU S. (1959), La medicina è malata, Editori Laterza, Bari; ROSAIA L. (1970), Anonima mutuati, Mondatori, Milano; TIMIO M. (1973), La tratta dei malati, Armando, Roma. Interessante è anche il romanzo di D’AGATA G. (1966), Il medico della mutua, Feltrinelli, Milano, da cui è stato ricavato un film con Alberto Sordi.
[12] Legge n. 833/1978
[13] Legge n. 833/1978, art. 1
[14] Cost. , art. 32

E’ il solstizio del 12 dicembre, proprio il cuor dell’inverno. E io mi giro fra le dita il cuore del cuore: il caco o diòspiro, il frutto che più amo perché ci ammaestra nella filosofia dell’irragionevole, dell’assurdo, infine del coraggio. Ha scelto la stagione che tutti accusano più amara per sfidarla con la sua polpa ch’è la più dolce. Penzola su un albero nudo, tutto nero e spettrale, e lo contraddice nell’allegria di un clown, lo addobba sfacciatamente a farne non si sa se uno strambo albero di Natale o alla Villon una spavalda danza d’impiccati. Fa a meno di fogliame e fiori, vuol essere protagonista, anzi solista smargiasso, e tuttavia ha l’innocenza dei naif. Con la sua purpurea risata, con la sua sensualità melliflua, scombina e riscatta il calunniato inverno.
Luigi Santucci, Il cuore dell’inverno, Piemme, 1992












Fotografie di Luciana