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Nome: Amalteo
2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and Blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli … il definitivo e prospettico Logos-Pensiero di Silvia Montefoschi ... il minimalismo, perchè sono minimo ... su tutti e tutto il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ... e ancora ...” (rielaborato su suggestione di Woody Allen in Manhattan, con qualche cambiamento).

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mercoledì, 31 dicembre 2008

Antony Hegarty




Dicono di lui: un angelo, con una voce femminile dentro un corpo maschile.
Lui è modesto e replica:
"Per me Nina Simone aveva una voce d'angelo: era una naturale espressione di gioia, della mistariosa esperienza dell'essere vivi"

Eppure, sentilo qui:
postato da: AMALTEO alle ore dicembre 31, 2008 15:48 | link | commenti (6)
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Amalteiana per il 2009. Ma tornerò da ciascuno

postato da: AMALTEO alle ore dicembre 31, 2008 14:45 | link | commenti (2)
categorie: ascoltare antologie di amalteo
martedì, 30 dicembre 2008

La famiglia Di Pietro e le parole di Catone

Si vitam inspicias hominum, si denique mores,
cum culpant alios, nemo sine criminis vivit.

Guardali, gli uomini,
come vivono,
mentre biasimano gli altri: nessuno

è senza colpa

Catone, Distici
Medusa editore

Traduzione di Giancarlo Pontiggia

per la serie: i partiti familiari

Figli e cognati in Parlamento
di Fabio Martini, in La Stampa 30 dicembre 2008

Dunque, andando all’osso, la novità è questa: Cristiano Di Pietro si è dimesso, ma non dalla sua poltrona. Il figlio di Tonino ha lasciato l’Italia dei Valori, il partito di papà, ma resta consigliere provinciale di Campobasso come «indipendente». Al di là della forza (o della debolezza) del gesto simbolico, si può davvero immaginare che le dimissioni siano l’effetto di un lacerante strappo famigliare? Si può davvero immaginare che Cristiano, entrato in politica essenzialmente per grazia paterna, d’ora in poi farà tutto di testa sua? In realtà Tonino e Cristiano Di Pietro sono sempre stati unitissimi tra loro, sin dai tempi nei quali il figlio poliziotto faceva da scorta al padre pm e dunque il loro sodalizio politico è destinato a diventare l’espressione più matura di quel fenomeno, apparentemente antico, che si chiama «partito familiare». 

E cioè di come anche i politici avanzino per discendenza dinastica. Con un pater familias potente che irradia il suo potere sui parenti, con lo stesso assolutismo di un Re. Certo, la sera in cui Umberto Bossi si è presentato a palazzo Grazioli ad uno dei vertici del centrodestra accompagnato dal figlio Renzo, Silvio Berlusconi è stato festosissimo e si può capire perché: per il Cavaliere il partito personale è sempre stata una vocazione e tanto meglio se diventa un modello. Naturalmente Silvio chiese di tornare, invito che i due Bossi hanno raccolto. Sorride Bruno Tabacci, un battitore libero che si è formato nella Prima Repubblica: «Ma ve l’immaginate Andreotti, Moro o Fanfani che si presentano ad un vertice con Nenni o Berlinguer portandosi dietro uno dei loro figli? E il buon Amintore di figli ne aveva otto... La verità - ma molti l’hanno dimenticata - è che nella Dc i figli dei leader non potevano entrare in politica sino a quando la parabola politica dei genitori non si fosse conclusa. 

Una legge non scritta, ma ferrea». Vero. Rosa Russo Iervolino e Sergio Mattarella, Mario Segni ma anche Antonio Gava sono tutti entrati in scena quando ne erano usciti i loro importanti genitori. Nella Prima Repubblica, seppure con qualche eccezione (Giorgio La Malfa, figlio di Ugo, ebbe in dono il nomignolo di «Gesù Bambino»; Bobo Craxi fu fatto segretario milanese del Psi dal padre Bettino) si usava così. Certo, c’è il precedente memorabile di Galeazzo Ciano che sposò la figlia di Mussolini nel 1930 e, da adetto di ambasciata a Rio de Janeiro, nel giro di 5 anni sarebbe diventato ministro della Stampa e Propaganda e poi degli Esteri. Eppure la novità del familismo in politica scoppia in tutto il suo splendore nella Seconda Repubblica. Per prima cosa sono spuntati i partiti personali - Forza Italia, Rinnovamento Italiano di Dini, l’Italia dei Valori, l’Udeur di Mastella e anche la Lega. Partiti di tradizione democratica hanno smesso di tenere congressi alle scadenze statutarie (dentro An, erede del vivacissimo Msi, l’ultima conta risale a sei anni fa) e passo dopo passo, è spuntato il sottoprodotto del partito personale: la trasmissione dinastica della poltrona. 

Che ha colpito tutti. L’ascetico Armando Cossutta che si è portato in Parlamento la figlia Maura, anche il vulcanico leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio, che voluto con sé il fratello Marco, il quale ha avuto il coraggio di dire: «Non vedo dov’è lo scandalo. Io nasco calciatore, da qualche anno c’è un leader del centrosinistra che mi stima e mi vuole candidare: in fondo è lui ad averne un vantaggio». Nel 2005 Clemente Mastella ha voluto che la moglie Sandra - fino a quel momento digiuna di politica - venisse inserita ed eletta d’ufficio nel listino del Governatore Bassolino e subito dopo ha chiesto che la sua signora presiedesse il parlamentino della Regione Campania, la più popolosa d’Italia dopo la Lombardia. Tra i tanti casi spuntati nel centrodestra, il più orginale è quello di Mariella Bocciardo, la prima moglie di Paolo Berlusconi. Promotrice a Milano di un ristorante, il «Mangia e ridi», rivelatosi poco redditizio (ma al quale si erano associati personaggi come Adriano Galliani e Paolo Romani), la «ex» è stata aiutata a trasferirsi in Parlamento. E Di Pietro? Certo, Cristiano continuerà a presidiare il territorio, ma a Roma - già da qualche mese e per non sentirsi solo - Tonino si è portato dietro il cognato. Gabriele Cimadoro, a Montecitorio era già entrato nel 1998: allora e oggi è noto per i suoi sigari.
postato da: AMALTEO alle ore dicembre 30, 2008 15:23 | link | commenti (5)
categorie: pensare polis
domenica, 28 dicembre 2008

Ribaltamenti di prospettiva, e ora la rivincita

Bernard Lewis, I musulmani alla scoperta dell'Europa
Rizzoli - Bur, 2005, p. 413



In questo classico libro, Bernard Lewis ribalta l'usuale nozione della parola "scoperta": qui gli europei non sono gli esploratori di terre remote e selvagge, ma gli esotici barbari "oggetto di scoperta e di studio da parte di osservatori provenienti dalle terre dell'Islam.
Lewis racconta la battaglia di Poitiers come dovette apparire non a Carlo Martello ma agli arabi, e Lepanto e l'assedio di Vienna dal punto di vista dei turchi. Racconta soprattutto l'immagine dell'Europa riflessa nelle opere della cultura islamica: un'Europa che nel Medioevo appariva arretrata e incivile, e che nei secoli seguenti diventa sempre più lontana e incomprensibile.
postato da: AMALTEO alle ore dicembre 28, 2008 20:07 | link | commenti
categorie: pensare culture religioni, pensare storia contemporanea, pensare politica terrorismo
sabato, 27 dicembre 2008

Il potere dei giudici e la lectio magistralis di Montesquieu

rodin, PENSATORE, marmo grandeArgomentazioni

Il "caso Pescara" dimostra che serve «molta prudenza» ma anche «una valutazione seria dei dati che va fatta nei confronti di tutta la magistratura». Lo afferma Luciano Violante commentando la scarcerazione del sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso.

"E' necessario prima di tutto intervenire sui modelli organizzativi della giustizia e capire perché le stesse norme hanno effetti diversi a secondo delle sedi in cui vengono applicate", spiega Violante. Poi occorre fare luce sul momento a partire dal quale il Pm può cominciare le indagini. Una delicata questione democratica - ammonisce l'ex presidente della Camera -. I grandi poteri del Pm devono essere esercitati in base a presupposti chiari. Si arresta per cercare prove? O perché già ci sono?" ...."La politica non può rinunciare a esprimere un'autonoma valutazione sulla responsabilità dei propri esponenti. Se l'unica responsabilità - continua Violante - è quella penale, è evidente che i giudici espandano il loro ruolo".


secondo il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari.
Sindaco, a Pescara spiccano un mandato d’arresto per corruzione nei confronti di D’Alfonso, che si dimette. Una settimana dopo il gip lo scarcera. Qualche problema c’è...
«C’è un problema colossale, e sarebbe ora di mettere ordine nell’uso indiscriminato delle intercettazioni e di invitare la magistratura a procedere con maggior prudenza e accortezza. Non si può mettere in galera la gente, far dimettere un sindaco e imbastire procedimenti se non si è strasicuri che la costruzione accusatoria non vada a ramengo in una settimana» ....
«La chiara distinzione dei poteri non va messa in discussione, perché è il principio che ci distingue dalle dittature. Non sono convinto che la separazione delle carriere cambierebbe granché, anzi forse un pm che fa il pm a vita diventerebbe anche meno attento di quanto sia ora. È difficile capire come intervenire, ed evitare le pulsioni a ridurre l’autonomia del magistrato. Ma che ci sia un problema di autocontrollo e di responsabilità della magistratura è chiaro. Non solo quella ordinaria ma anche quelle contabili, amministrative, eccetera: con il loro operato influenzano inevitabilmente l’azione politica, ma non sempre hanno presente il punto di vista del bene comune. Dire che nel condurre un’inchiesta su un’amministrazione comunale il magistrato dovrebbe porsi anche il problema dei danni che possono crearsi per i cittadini è ledere l’indipendenza del pm? A chi risponde il magistrato? Solo alla lettera della legge o anche al criterio di bene comune? In realtà, più che di nuove leggi c’è bisogno di una nuova cultura politica e giuridica».

 


Domande e ripasso

Quando deve cominciare una 'azione giudiziaria? 
Quando un reato è stato commesso? O quando c'è una eventuale intenzione di commettere un reato?

In breve: quando inizia un procedimento giudiziario?
Cosa succede dei giudici che fanno cadere il secondo governo Prodi con indagini fondate sul nulla indiziario o di quelli che azzoppano la giunta della regione Abruzzo o del comune di Pescara?

In breve: chi ha alterato il principio democratico a partire dal 1991?


Un breve ripasso di Montesquieu mi aiuta a mappare la situazione della politica italiana in questa congiuntura di fine anno.


Lettura

Sostiene Montesquieu:


Vi sono in ogni Stato tre specie di poteri: il potere legislativo, il potere esecutivo, ciò che dipende dal diritto delle genti, ed il potere esecutivo, ciò che dipende dal diritto civile.
Grazie al primo, il principe o il magistrato fa delle leggi per un certo tempo o per sempre e emenda o abroga quelle che sono già fatte. Grazie al secondo, fa la pace o la guerra, invia o riceve ambasciate, organizza la difesa, previene le invasioni. Grazie al terzo, punisce i delitti, o giudica le controversie dei privati. Chiameremo quest'ultimo potere giudiziario e l'altro semplicemente potere esecutivo.
La libertà politica è quella tranquillità di spirito che la coscienza della propria sicurezza dà a ciascun cittadino; e condizione di questa libertà è un governo organizzato in modo tale che nessun cittadino possa temere un altro. Quando il potere legislativo è unito al potere esecutivo, non esiste libertà. E non vi è libertà neppure quando il potere giudiziario non è separato dal potere legislativo o da quello esecutivo. Tutto sarebbe perduto se un'unica persona o un unico corpo di notabili, di nobili o di popolo esercitasse questi tre poteri.
Poiché, in uno Stato libero, ogni uomo libero presumibilmente deve governarsi da sé, bisognerebbe che tutto il popolo esercitasse il potere legislativo. Ma essendo ciò impossibile occorre che il popolo lo faccia per mezzo dei suoi rappresentanti. Il grande vantaggio dei rappresentanti sta nel fatto che essi sono capaci di discutere i problemi di interesse pubblico. Il popolo non è per nulla adatto ad un tal compito, ed è questo uno dei grandi inconvenienti della democrazia. Il popolo deve occuparsi delle questioni del governo solo per scegliere i propri rappresentanti, il che è pienamente alla sua portata. Il corpo rappresentativo non deve essere scelto per prendere risoluzioni attive, cosa che non potrebbe far bene, ma per fare delle leggi o per garantire la buona esecuzione di quelle che egli ha fatto.
In uno Stato vi sono sempre delle persone che si distinguono per nascita, ricchezze ed onori, cioè i nobili: la parte che costoro hanno nella legislazione deve essere proporzionata agli altri vantaggi di cui godono nello Stato. A tale scopo essi debbono formare un corpo che abbia il diritto di arginare le azioni del popolo, così come il popolo ha il diritto di arginare le loro. Il potere legislativo sarà quindi affidato sia al corpo dei nobili, sia al corpo eletto per rappresentare il popolo.
Il potere legislativo e quello esecutivo hanno bisogno di un potere moderatore che li freni: sarà la parte del corpo legislativo composta di nobili ad assolvere adeguatamente tale funzione. Il potere esecutivo deve essere nelle mani di un monarca, perché questa parte del governo è amministrata meglio da uno solo che da molti; mentre il compito del potere legislativo spesso è assolto meglio da molti che non da uno solo. Se il potere esecutivo non ha il diritto di arrestare le azioni del corpo legislativo, questo diverrà dispotico. Ma non bisogna che, inversamente, il potere legislativo abbia la facoltà di arrestare il potere esecutivo. In uno Stato libero il potere legislativo ha il diritto e deve avere la facoltà di esaminare in qual modo le leggi che ha emanate siano state eseguite.

da Montesquieu (1689-1755), L'esprit des lois (lo spirito delle leggi)
in I grandi testi del pensiero politico - antologia a cura di Carlo Galli, Il Mulino, 2003, pagg.198-201

postato da: AMALTEO alle ore dicembre 27, 2008 14:10 | link | commenti (7)
categorie: pensare polis
venerdì, 26 dicembre 2008

I cartoni animati e le musiche di Carl Stalling

Carl Stalling è l'autore delle colonne sonore di cartoni animati come Gatto Silvestro e Titti, Willcoyote, Daffy Duck, Bugs Bunny.
Il suo stile è inclusivo. In queste musiche si sentono gli echi e le citazioni di canzoni popolari, arie di opere, temi di musica classica e folk, canzoni di Broadway.
Ascoltandole si accendono le sinapsi addormentate della memoria biografica
.
Prova a sentirle anche tu in questi giorni di transizione al nuovo anno.
Magari comincia con il gorgoglio valzereggiante di The Good Egg.
postato da: AMALTEO alle ore dicembre 26, 2008 12:23 | link | commenti (6)
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martedì, 23 dicembre 2008

Legge 23 dicembre 1978, Servizio sanitario nazionale

Nella storia d'Italia, la politica ha dato sempre il meglio di sè nelle pochissime fasi di accordo fra le coalizioni contrapposte: 1946-1948, con la Costituzione, 1976-1979, con la transizione ai governi (brevissimi) di solidarietà nazionale; 1992-1994, con il governo Ciampi.



I servizi sanitari prima della riforma

La legge approvata alla fine degli anni '70 é il risultato di un concorso di fattori economici e strutturali, nonché di un lungo processo storico caratterizzato dall'azione di vari soggetti sociali che hanno contribuito alla sua elaborazione. Rimandando ad altri testi per un’analisi più descrittiva e puntuale [1],  le fasi ed i momenti più significativi precedenti alla riforma del servizio sanitario nazionale, possono essere riassunti secondo questa cronologia [2]:

-           periodo della resistenza e della  ricostruzione:

-          programma di riforma della Consulta Veneta di Sanità, organo del Comitato di liberazione nazionale del Veneto (1945)

 

-          documento della "Commissione D'Aragona" (1947-1948), centrato sui seguenti criteri programmatici: ordinamento semplice ed uniforme del sistema previdenziale (tre soli istituti); estensione della protezione a tutti i lavoratori dipendenti; prestazioni sanitarie in forma diretta; disciplina generale dei medici, degli istituti di cura, degli organi previdenziali

 

-          Costituzione della Repubblica (in  particolare artt.: 3; 32; 38; 41; 117)

 

-           anni Cinquanta e governi di centro:

 

-          espansione  del settore mutualistico per specifiche categorie lavorative

 

-     costituzione del Ministero della Sanità (1958)

 

-     prime proposte dei sindacati CGIL e CISL  per la riforma (1957-1959)

 

-          prime iniziative dei sindacati medici: convegno per la riforma ospedaliera dell'ANAAO (Associazione nazionale assistenti ed aiuti ospedalieri), nel 1962

 

-           governi di centro-sinistra (1963-1969):

 

-          politiche di  "programmazione" attraverso la presentazione della "Nota aggiuntiva" alla relazione generale sulla situazione economica del paese dell'on. La Malfa (1962)

 

-          insediamento, presso il Ministero del Bilancio, della Commissione nazionale per la programmazione economica (1963)

 

-          relazione preliminare sulla riforma della previdenza sociale del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (1963-64)

 

-          Piano Giolitti: "Progetto di programma di sviluppo economico per il quinquennio 1965-1969" (1964)

 

-          nuovo "Progetto di programma" (Piano Pieraccini-Colombo), parere del CNEL  ed approvazione da parte del Consiglio dei ministri (1965); definitiva approvazione del "Programma per il quinquennio1965-1969" (1967)

 

-          leggi di settore: servizi di igiene e medicina scolastica(1962-1967); riforma degli ospedali  generali e psichiatrici (1968-69)

 

-     leggi istitutive delle  Regioni (1968-70)

 

-           politiche regionali e leggi di pre-riforma (anni '70):

 

-          azione delle Regioni contro i limitativi decreti di trasferimento delle funzioni statali ed a favore della promozione dei consorzi fra Comuni per  la prima costruzione dei servizi socio-sanitari territoriali

 

-          azione dei partiti attraverso la presentazione di progetti di legge di riforma sanitaria

 

-          azione dei sindacati per l'attuazione dello statuto dei lavoratori (1970) e per le piattaforme contrattuali in tema di salute ed ambienti di lavoro

 

-          azione di vari movimenti di iniziativa sociale sui temi della salute della donna, della salute mentale, della medicina in rapporto all’ambiente, della politica dei farmaci, ecc.

 

-          VI legislatura (1972-76): regionalizzazione della spesa ospedaliera [3], legge delega per il completamento dei trasferimenti di poteri amministrativi alle Regioni [4];  leggi di settore: consultori [5] , tossicodipendenze [6]

 

-          VII legislatura (1976-1979): definizione dell'assetto dei poteri regionali [7] ; commissariamento delle mutue [8] ; leggi di settore: psichiatria [9] (L.180/1978), interruzione volontaria della gravidanza [10]; presentazione da parte di gruppi parlamentari di vari disegni di legge e testo unificato della commissione igiene e sanità della Camera dei Deputati (dicembre 1977); approvazione della legge di riforma sanitaria (dicembre 1978)

 

  Nel passato l'organizzazione sanitaria si caratterizzava per i seguenti elementi distintivi: delega della tutela ad enti nazionali appositi; grado di copertura differenziato in rapporto alla professione dei lavoratori; assenza di controllo politico da parte dei cittadini sugli organi competenti; netta separazione fra attività socio-sanitarie di prevenzione, cura e riabilitazione. In questi ultimi anni alcuni quotidiani e in generale gli organi di informazione, in occasione di singoli episodi di cronaca, hanno contribuito a creare una cattiva immagine presso l’opinione pubblica della sanità italiana. Per ridimensionare questo tipo di informazione occorrerebbe ripristinare la memoria storica e ricordare la situazione sanitaria esistente in Italia negli anni ’50 e ’60, prima delle riforme di cui si parlerà [11].

Riflettendo sul fatto che in Italia i Comuni sono circa 8.000, le Province 92, gli ospedali generali e specializzati 1.060, quelli psichiatrici 95, ed ancora che l'I.N.A.M., il principale ente mutualistico, aveva 93 sedi provinciali e 856 poliambulatori e che gli enti mutualistici (fra piccoli e grandi) erano 42 (a loro volta articolati su base provinciale), saranno ancora più chiari sia il forte processo di ristrutturazione amministrativa sia le successive difficoltà a ricondurre ad unità tutte queste eterogenee organizzazioni.


 Il Servizio sanitario nazionale

 

La legge di riforma sanitaria, istitutiva del servizio sanitario nazionale [12], si colloca alla fine del  percorso  politico appena ricordato e si configura   come un impegnativo programma di ristrutturazione dei settori sanitari pre-esistenti , che perdono la loro autonomia gestionale  ed il loro carattere settoriale per confluire in un unico sistema organizzativo.

Per comprendere la struttura del Servizio Sanitario Nazionale  si può partire da  una visione di insieme della legge e poi effettuarne un’analisi per punti chiave. La Figura 11 fornisce una mappa  per l'individuazione dei vari elementi che confluiscono nella strutturazione del SSN.

 

  Una  sintetica definizione di SSN è la seguente:

insieme degli organi, strutture, funzioni ed attività destinati alla tutela della salute fisica e psichica di tutti i cittadini, senza distinzione di condizioni individuali e sociali e secondo criteri di uguaglianza [13]

 

Il SSN è dunque la politica pubblica che attua il principio costituzionale di tutela della salute come "fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività[14] . Gli scopi generali della  riforma si riassumono nei seguenti punti:

-                 unificazione degli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione

 

-                 globalità: la salute è collocata nel contesto delle interdipendenze individuo-ambiente

 

-                 generalizzazione del  diritto ai servizi sanitari: interventi destinati  a " tutta la popolazione" e non a singole categorie di cittadini

 

-                 uguaglianza: prospettiva di superamento dei rilevanti squilibri sociali e territoriali in ordine all'accesso ai servizi.



[1] Alcuni riferimenti: MINISTERO DELL’INTERNO (1984),  Coordinamento e integrazione dei servizi socio-assistenziali con i servizi sanitari, Roma; OLIVETTI MANOUKIAN F. (1988), Stato dei servizi, Il Mulino, Bologna, p. 11-58; BERLINGUER G. (1991); COSMACINI (1994), op. cit., p. 108-125; 235-276

[2] Per una ricostruzione storica analitica si rimanda a : DELOGU S. (1967), Sanità pubblica, sicurezza sociale e programmazione economica, Einaudi, Torino

[3]  Legge n. 386/1974)

[4]  Legge n. 382/1975

[5]  Legge n. 404/1975

[6]  Legge n. 685/1975

[7]  Decreto del Presidente della Repubblica n. 616/1977

[8]  Legge n. 349/1977

[9]  Legge n. 180/1978

[10]  Legge n. 194/1978

[11] Nelle biblioteche sono forse ancora rintracciabili i seguenti libri che documentano quei decenni: BERLINGUER G., DELOGU S. (1959), La medicina è malata, Editori Laterza, Bari; ROSAIA L. (1970), Anonima mutuati, Mondatori, Milano; TIMIO M. (1973), La tratta dei malati, Armando, Roma. Interessante è anche il romanzo di D’AGATA G. (1966), Il medico della mutua, Feltrinelli, Milano, da cui è stato ricavato un film con Alberto Sordi.

[12]  Legge n. 833/1978

[13] Legge n. 833/1978, art. 1

[14] Cost. , art. 32

postato da: AMALTEO alle ore dicembre 23, 2008 23:22 | link | commenti (1)
categorie: pensare storia contemporanea, pensare polis
giovedì, 18 dicembre 2008

Politica italiana: terzo colpo di stato a partire dagli anni '90

D'altra parte: chi di spada ferisce di spada perisce.


Le procure stanno per sciogliere un altro partito?
Antonio Polito, Il Riformista 18 dicembre 2008

Non metto la mano sul fuoco per nessuno dei tanti indagati e arrestati di questa seconda Tangentopoli. Ma, se permettete, non la metto neanche per i pm che hanno riaperto il festival delle retate (meno che mai se uno di loro si chiama Woodcock). Tira una brutta aria, e non solo per il Pd. Se la politica italiana non tiene i nervi saldi, se tutti i politici non resistono alla tentazione di fare al nemico ciò che non vorrebbero fosse fatto a loro, rischia di finire come l`altra volta. Per la serie: come ti sciolgo un partito. Di fronte al vero e proprio proprio assalto sincronizzato che alcune procure hanno lanciato contro le amministrazioni locali rette dal Pd, si può infatti reagire in due modi. Ti secondo è chiedersi che fine rischia di fare la democrazia italiana, se il maggior partito di opposizione viene messo fuori legge. Il primo è gongolare, o perché il Pd è l`avversario politico, o per gusto di maramaldeggiare su un corpo debole e gracile, o perché - perfno dentro il Pd - può sembrare un buon modo di regolare i conti nel gruppo dirigente. Si vedono in giro molti esempi del primo tipo. La stampa di destra, solitamente pignola in fatto di garantismo, stavolta è tutta dalla parte dei pm, e li invita esplicitamente ad affondare il coltello. Berlusconi, che per molto meno avrebbe urlaio al golpe delle toghe rosse se fosse toccata a lui, si gode lo spettacolo in religioso silenzio. Devo però aggiungere che una buona mano alla nuova deriva giustizialista, all`idea cioè di riformare la politica con le manette, l`ha data proprio il gruppo dirigente del Pd, cioè del partito sotto scacco, che sembra vittima della sindrome di Stoccolma. Veltroni e i suoi hanno infatti sposato in pieno l`interpretazione della crisi del loro partito come effetto della questione morale. In Abruzzo sostengono di aver perso per quello, proprio come dice Di Pietro. E di fronte alle innumerevoli inchieste rispondono che ne approfitteranno per decapitare i gruppi dirigenti locali e per sostituirli con commissari e uomini di fiducia. Dichiarano apertamente di voler procedere al rinnovamento del partito cogliendo l`occasione offerta loro dalle procure. Da ora in poi, solo dirigenti nati col Pd, dicono. Questo non è il mio partito, dice Veltroni. Però in tutte le regioni della bufera giudiziaria i gruppi dirigenti sono nati proprio col Pd, i segretari regionali sono stati di recente eletti col metodo delle primarie. Di più: ancora qualche giorno fa il segretario Veltroni ha espresso piena fiducia a Domenici e lervolino (mentre ha condannato prima ancora che cominciasse il processo Ottaviano Del Turco). Come funziona, allora questa que-stione morale? Ci può essere un uso immorale della questione morale? O addirittura autolesionista, se è vero quel che si dice, e cioè che nell`ordinanza di Napoli c`è un`allusione all`appalto vinto dall`imprenditore Romeo a Roma, quando sindaco era Veltroni? E questa revanche del moralismo vuol dire che il Pd si rifiuterà ora di affrontare quelle riforme della giustizia cui ieri anche il Capo dello Stato ha fatto esplicito e sacrosanto riferimento? In realtà una questione morale nel Pd esiste, e da tempo. Consiste nella professionalizzazione del ceto politico. Gente che fa politica a vita. Che deve sostenere correnti, pagare convegni, dare un lavoro ai sostenitori. Questo però era visibile anche prima delle retate. Ma nessuno ha mosso un dito. Che la politica a Napoli fosse quel che è lo sapevano anche i sassi. Però il Pd ha espulso Villari, non gli assessori che sono rimasti al loro posto. La questione morale è dunque una questione politica, e per risolvere le questioni politiche ci vuole un partito politico. Quella che stiamo vedendo all`opera in queste ore è piuttosto una questione giudiziaria. Inchieste che hanno un effetto immediato e certo nella vita pubblica, ma un effetto processuale lento e incerto. Insomma: in Abruzzo si è appena rivotato perché la procura ha arrestato Del Turco. La possibilità che Del Turco alla fine risulti innocente è ancora elevata, ma intanto la Regione ha cambiato governo. E a Napoli sono curioso di vedere quali sono le incoercibili necessità giudiziarie degli arresti. La legge le limita al pericolo di fuga, di inquinamento di prove, e di reiterazione del reato. Ma tutta Italia sapeva da settimane chi erano gli indagati, e lo sapevano anche gli indagati. Se volevano fuggire, inquinare o reiterare, ne hanno avuto tutto il tempo. A che serve dunque il blitz all`alba, e perché nessuno, stavolta, protesta? Se anche tutti gli indagati di questi giorni risultassero alla fine colpevoli, ciò non dovrebbe ridurre il senso di allarme per ciò che stiamo vivendo in queste ore. Le inchieste giudiziarie sono sacrosante quando sono fatte a regola d`arte e in punto di diritto. Nessuno è sopra la legge, meno che mai se amministra la cosa pubblica. Ma c`è una strana coincidenza, uno strano clima, una strana eccitazione in giro. Quindici anni fa fa le inchieste giudiziarie non si limitarono a colpire reati, sciolsero due grandi partiti di massa, cambiarono il corso della storia d`Italia. In tutta franchezza, non credo che convenga a nessuno sperare che questa sia la seconda puntata, e che una nuova Tangentopoli dissolva un altro partito di massa. La democrazia italiana ne uscirebbe di nuovo azzoppata, e mutilata, e più debole, ed esposta come prima alla corruzione. Poi, per non morire, bisogna avere anche la voglia di vivere, di curarsi, di non suicidarsi. Se il Pd ce l`ha, è un`altra questione.
postato da: AMALTEO alle ore dicembre 18, 2008 17:14 | link | commenti (9)
categorie: pensare politica elezioni, pensare polis
venerdì, 12 dicembre 2008

Caco di fine autunno



E’ il solstizio del 12 dicembre, proprio il cuor dell’inverno. E io mi giro fra le dita il cuore del cuore: il caco o diòspiro, il frutto che più amo perché ci ammaestra nella filosofia dell’irragionevole, dell’assurdo, infine del coraggio. Ha scelto la stagione che tutti accusano più amara per sfidarla con la sua polpa ch’è la più dolce. Penzola su un albero nudo, tutto nero e spettrale, e lo contraddice nell’allegria di un clown, lo addobba sfacciatamente a farne non si sa se uno strambo albero di Natale o alla Villon una spavalda danza d’impiccati. Fa a meno di fogliame e fiori, vuol essere protagonista, anzi solista smargiasso, e tuttavia ha l’innocenza dei naif. Con la sua purpurea risata, con la sua sensualità melliflua, scombina e riscatta il calunniato inverno.

 

Luigi Santucci, Il cuore dell’inverno, Piemme, 1992

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fotografie di Luciana

postato da: AMALTEO alle ore dicembre 12, 2008 18:58 | link | commenti (27)
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