Tracce e Sentieri

Passeggiate splinderiane di Amalteo

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Blogger: AMALTEO
Nome: Amalteo
2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli… il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ...” da Woody Allen, Manhattan (con qualche cambiamento) pamalteo@gmail.com

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mercoledì, 30 aprile 2008

... il gran principio che ci fa creature socievoli ...

Va beh ...
mettiamola così ...
Vediamo il paesaggio storico politico dentro questo processo della vita:

Né le qualità socievoli, né le affezioni benevole che sono naturali all'uomo, né le virtù reali che egli è capace di acquistare con la ragione e con l'abnegazione, sono il fondamento della società, ma ciò che noi chiamiamo male in questo mondo, male morale o naturale, è il gran principio che ci fa creature socievoli, la solida base, la vita e il sostegno di tutti i commerci e gli impieghi senza eccezione. Per conseguenza, se il male cessasse, la società si avvierebbe al suo dissolvimento.

Bernard de Mandeville
da La favola delle api
copiato da: akatalepsia
postato da: AMALTEO alle ore aprile 30, 2008 09:21 | link | commenti (19)
categorie: pensare storia contemporanea, pensare politica elezioni
martedì, 29 aprile 2008

Il linguaggio della neodestra

Bossi alla sinistra: «I fucili sono sempre caldi»

«Non so cosa vuole la sinistra, noi siamo pronti, se vogliono fare gli scontri io ho trecentomila uomini sempre a disposizione, se vogliono accomodarsi»

da La Stampa
postato da: AMALTEO alle ore aprile 29, 2008 14:09 | link | commenti (1)
categorie: pensare politica elezioni, pensare politica neodestre
lunedì, 28 aprile 2008

Comune di Roma:

La terra è sempre più desolata e il paesaggio politico sempre più plumbeo.

Al Comune di Roma il post-fascista Alemanno di Alleanza Nazionale ha preso
783.225 voti (53,7%) e Rutelli, del Partito Democratico, 676.472 (46,3%). Sono venuti a mancare un bel mazzo di voti, probabilmente anche a causa dell'astensionismo attivamente sostenuto dai faffanculisti di Beppe Grillo nonchè della "loro" maggiore capacità di mobilitare i "glielo mettiamo nel culo" (chi di faffanculo agisce di prendilo nel culo perisce):

decine di migliaia di cittadini - di sinistra, evidentemente - hanno votato per Zingaretti alla Provincia e contro Rutelli (dunque per Alemanno) al Comune. Un voto, bisogna dirlo con chiarezza e subito, del tutto ideologico, che viene in gran parte dalla sinistra radicale, così convinta dalla tesi autoassolutoria che vede nel Pd la colpa della sua scomparsa dal Parlamento, da far pagare al Pd la battaglia di Roma, lavorando contro Rutelli. Per questi cannibali fratricidi, grillisti e antagonisti, Rutelli era il bersaglio ideale, come anche per qualche estremista del Pd: troppo cattolico, importatore della Binetti, amico dei vescovi, come se la scommessa fondativa e perenne del Pd non fosse quella di tenere insieme, a sinistra, cattolici ed ex comunisti. Un ideologismo a senso unico: che serve ad azzoppare la sinistra, facendola perdere, mentre non scatta per bloccare l'uomo di An in marcia verso il Campidoglio
Ezio Mauro

Nel giro di 15 giorni il conteggio delle schede (operazione manuale che sostiene la democrazia: si girano sottosopra le urne e si conta) ha segnalato in modo chiarissimo che gli elettori italiani erano e sono in maggioranza di destra:

questo dato testimonia l'inclinazione a destra del Paese, che dura da quindici anni, ma che è diventata un precipizio negli ultimi mesi, travolgendo persone, gruppi dirigenti, governi nazionali e locali. C'è nel voto di Roma un dato di "destra reale" così netto, addirittura biografico, fisico, concreto, che deve far riflettere
Ezio Mauro

In realtà dovrei dire sono di "neodestra", come con efficacia ha analizzato ed argomentato Raffaele Simone nel suo "Il mostro mite: perchè l'Occidente non va a sinistra", Garzanti 2008, ben prima della frana di questi giorni..

Un terremoto elettorale come questo - del tutto omologo a quello del 18 aprile 1948 (Edoardo Novelli, Le lezioni del quarantotto, Donzelli, 2008) - si spiega solo sui tempi lunghi.
C'è un ciclo politico iniziato nel 1994 che ha subito solo due brevi interruzioni nel 1996 e nel 2006 e che ora ha raggiunto la sua stabilità.
In questo arco di tempo la coalizione di centro-sinistra - in gran parte a causa del ribellismo della sua componente estrema - ha perso la sfida del saper governare.
Sbagliata l'analisi, sbagliate le alleanze.

Quello che più mi impressiona è la cecità nell'analizzare un dato conosciuto da decenni: l'invecchiamento demografico.
Un paese con i nostri tassi di invecchiamento è un paese impaurito: i vecchi sono persone che aspirano ad una vita tranquilla. E' di oggi la notizia che ben 30.000 anziani in questi anni si sono sposati con le loro badanti. I poveretti, alla ricerca di qualche masturbazione e del cambio del pannolone, si sono messi nelle manone di queste abili manipolatrici del bisogno di sicurezza.
Questi aspiranti vecchi temono allo stesso modo la microcriminalità indotta dalla immigrazione senza regole e i giovani palestrati con i tatuaggi e le borchie dei centri sociali.

Così le elezioni politiche del 13 aprile sono state vinte da "loro" sul tema dei veti allo sviluppo nelle regioni che trainano l'economia italiana e quelle simboliche di Roma sul tema della sicurezza.
La situazione è seria e nauseante.
Occorrerà fare qualche gesto di igiene mentale.
Difendersi ... difendersi ... difendersi ...
Resistere ... resistere ... resistere
Sopra-vivere ... sopra-vivere ... sopra-vivere

Stare nel gorgo provando a tenere fuori la testa.

Gli amici ed altri ancora sentono e pensano così:

Frammenti di tracce lasciate dove sentivo "idem sentire":

... rileggo martedì mattina, dopo il mutamento di paesaggio politico.
da certi punti vista vorrei pensare che le destre di oggi non sono quelle che hanno voluto l'alleanza con hitler e la seconda guerra mondiale e che hanno imprigionato pertini, come migliaia di altri oppositori al regime.
vorrei pensare che sono cambiate. che si sono civilizzate.
poi li guardo negli occhi e mi dico: no non sono cambiati. è cambiato solo il contesto (l'europa, che fa da contenitore alle pulsioni bestiali).
poi guardo negli occhi certi esponenti della sinistra ... e mi viene da dire la stessa cosa.
sono le ideologie senza analisi di realtà che producono le bestie.
come in questo articolo, dove di ideologia ne vedo parecchia:
http://claudiorise.blogsome.com/2008/04/29/nazionalizzare-la-famiglia/
ecco il male: il disprezzo, l'unilateralità.
mi ci metto anch'io in questa corrente limacciosa ...

...  mi fanno schifo
ci fanno schifo.
tuttavia, marina: 783.225 voti non sono la roba che vediamo in fotografia.
una delle ragioni della nostra sconfitta storica è anche quella che noi di cultura di sinistra siamo tracotanti ed antipatici.
ci sentiamo portatori della verità e disprezziamo innanzitutto i nostri compagni di viaggio , oltre che gli avversari.
vorrei che imparassimo dalla esperienza. abbiamo circa 10 anni per farlo ...

.... cosa distingue un gruppo sociale che intende fare politica da una aggregato indistinto di umori?
credo solo la capacità di apprendere dall'esperienza.
ossai quello di guardare la ferita, dolorare quanto basta. ma poi, subito: disinfettare, bendare, curare, riabilitare.
è da oggi che si vede se c'è o no una classe politica capace di apprendere dall'esperienza. a cominciare dal fatto che veltroni è stato eletto da 3 milioni e mezzo che lo hanno votato alle primarie.
la sua leadership è nata così. se si vuole disarcionarlo (la capacità di farsi del male della cultura di sinistra è ineguagliabile) lo si facci con ALTRE PRIMARIE e non con operazioni interne di correnti di partito.
solo questa capacità di riaversi mi aiuta a tenere fuori la testa dal gorgo in cui mi sento.
era strano leggerti: passavo da una vicinanza empatica a una certa lontanaza , per poi tornare alla vicinanza e di nuovo allontanarmi. proprio come quando si è nel gorgo.
difendersi ...
resistere ...

volevo dirti che ho provato quello che si chiama "idem sentire" in quanto dicevi a marina ineziesssenziali.
sono più cupamente pessimista sulla possibilità di riprendere il cammino partendo dal basso.
sono uno che ha venduto l'unità porta a porta (ho sessant'anni). ora temo che le persone asserragliate dietro alle loro porte neppure aprano. o per paura o per andare a vedere la televisione .
c'è una umanità anestetizzata.
intra-vedo un'altra strada: siamo circa un 40 % che non è andata di là.
facciamo il nostro dovere. agiamo per imitazione. diamo di noi una immagine pulita, generosa, assertiva
proviamo ad essere noi stessi
e vediamo se in 10 anni sarà possibile mutare paesaggio ...

... condivido la cupezza dei sentimenti.
tuttavia occorre anche rileggere i "nostri" comportamenti.
i "nostri" complessi di superiorità.
la nostra asprezza di linguaggio, del tutto simmetrica alla "loro"
il "nostro" disprezzo per chi non la pensa come me: soprattutto per chi sta sullo stesso treno e va nella stessa direzione
abbiamo seminato male e qualche semente era guasta ...

... con questi ragionare non basteranno 10 anni a rimettersi in piedi.
e neppure l'eternità ...

... l'orizzonte che si apre è davvero di "umiliazione culturale" oltre ogni limite.
li linguista raffaello simone parla di una "neodestra" nel suo splendido e terrificante libro "Il mostro mite, perchè l'occidente non va a sinistra", garzanti.
ma, come la storia ci ha già insegnato, il nuovo convive con il vecchio: la neodestra si arrotola nel fango della vecchia destra.
è l'esito inevitabile di una sinistra che si odia.
che odia, prima ancora che l'avversario, i propri compagni di viaggio.
o abbiamo seminato male o le sementi erano guaste.
è terribile dovere subire per 5 o dieci anni queste destre e nello stesso tempo sentire parole di antipatia, disprezzo, denigrazione, deturpazione per noi, che viaggiamo su un altro treno ...

  .... è di torino. ti consiglio questa lettura : luca ricolfi, perchè siamo antipatici: la sinistra e il complesso dei migliori, longanesi. scritto nel lontano, lontanissimo 2005
il linguaggio aspro e supponente , in epoca invasa dalla comunicazione, conta moltissimo, secondo me.
d'altra parte quello che è accaduto lo mostra in tutta evidenza
se l'approccio sarà "non ci siamo fatti capire" o peggio "non avete capito", magari condito di qualche faffanculo, il paesaggio resterà questo: il sorriso perfido di alemanno e la coreografia delle bandiere nazistoidi
a proposito di linguaggio: quanto ha inciso quello da postribolo di beppe grillo?
io credo tantissimo

leggevo il tuo commento e dicevo: accidenti interpreta la mia "parte pensiero" .. e poi era di ezio  mauro !
va bene lo stesso.
bella la vignetta
serve a addolcire un poco la fialetta di olio di ricino.
cosa succederà lo vedremo.
intanto si possono fare gesti di igiene mentale: poche lettture, ma buone.
consiglio:
Luca ricolfi, perchè siamo antipatici? la sinistra e il complesso dei migliori, Longanesi 2005
Raffaele Simone, il Mostro mite. perchè l'occidente non va a sinistra, Garzanti 2008.
quest'ultimo è miliare.
strada lunga: rialzarsi, prendere fiato, e camminare nel paesaggio plumbeo.
e dare l'esempio con nostri comportamenti sobri
5 anni sono lunghi.
10 ancora di più
15 è una eternità: potre avere 75 anni se ci sopra-vivo

postato da: AMALTEO alle ore aprile 28, 2008 23:04 | link | commenti (8)
categorie: pensare politica elezioni
domenica, 27 aprile 2008

Spokane, Thankless Marriage



Di rapido passaggio:
un saluto

postato da: AMALTEO alle ore aprile 27, 2008 00:26 | link | commenti (12)
categorie: ascoltare al crepuscolo
giovedì, 24 aprile 2008

Ascoltare musica su LastFM

Tempo di orto.
Abbandono l'oblò sulla rete.
Lascio però la musica che ascolto DOPO, MOLTO DOPO quella di Nina Simone.
A domani
postato da: AMALTEO alle ore aprile 24, 2008 15:16 | link | commenti (10)
categorie:
mercoledì, 23 aprile 2008

Brianzolitudine, sulla ricorrenza del 25 aprile

da: Brianza Achtung Banditen!


Piazza_Monticello_Brianza

Questa piazza Arturo De-Capitani,

luogo più centrale del mio paese

natio, è dedicata a un uomo che prese

parte (pur minore) coi partigiani

locali alla guerra contro gli ariani

nazisti, alla Liberazione: arnese

ignoto ormai oggi, quasi un cinese

episodio d’altri tempi lontani,

non più nostra devastata memoria;

morì il ventisei aprile dell’anno

millenovecentoquarantacinque,

cadde equiparato con chi delinque

dai fascisti e invece (adesso lo sanno

in pochi) era complice della Storia.

 

Andiamo ormai verso i settant’anni dall’insurrezione che ha messo fine alla dittatura fascista, ma la memoria sempre più labile non aiuta a dare senso a quel momento fondante della nostra Repubblica.

E ogni giorno che passa i partigiani sempre più rischiano di essere ricordati come lo erano all’inizio, sui cartelli nazisti messi agli angoli delle strade dei territori del nord Italia occupato: achtung banditen!

Per questo la memoria è essenziale. Perchè la mancanza di memoria storica rischia di equiparare il giusto e l’ingiusto, il buono ed il malvagio, il relativismo e l'ansia di giustificazionismo (per non dire di peggio) rischiano di avvilire chi ha dato la vita per la libertà che oggi godiamo (e che forse non ci meritiamo, quando dimentichiamo le lotte di chi ha resistito).

Questo senza togliere il rispetto a chi – in buona fede e per malinteso senso dell’onore – decise dopo l’8 settembre 1943 di schierarsi dalla parte della Repubblica di Salò, ma occorre ricordare meritatamente chi col proprio sacrificio ha fatto in modo che di queste cose, oggi, si possa liberamente discutere, magari anche con opinioni diverse.

Il territorio della Brianza, proprio nei giorni decisivi di fine aprile 1945, fu insanguinato dalla morte di decine di partigiani insorti, molti dei quali sulla strada statale da Bergamo a Como, ove furono ammazzati da una brigata di fascisti in fuga verso il confine svizzero.

DecapitaniALa piazza del mio paese - già nel primissimo dopoguerra - fu intitolata a un partigiano tra questi caduti: Arturo De Capitani di Olgiate Molgora, che morì appunto ucciso da una brigata di repubblichini che fuggiva verso Como, nel tratto di strada tra Rovagnate e Lambrugo, sul viale alberato della statale Como-Bergamo la notte del 26 aprile 1945.

Molti ancora pensano che la liberazione del Nord Italia si sia conclusa il 25 aprile 1945, in realtà quella data fu solo l’inizio dell’insurrezione, che scoppiò quel giorno a Milano e proseguì nei giorni successivi (ricordiamo che Mussolini fu giustiziato a Dongo solo nella giornata del 28 aprile).

Oggi in auto si va di fretta e distratti, in quel punto esatto dove De Capitani e altri partigiani furono uccisi nell'agguato, e si cammina sulla piazza del mio paese senza nemmeno alzare gli occhi a quella lapide annerita, quasi illeggibile: ben pochi sanno, ricordano chi sia quell'Arturo De Capitani cui la piazza è dedicata. Trentacinque in tutto furono i morti - combattenti nella Brigata Puecher, più sotto i loro nomi e le foto - che la Brianza ebbe a contare al termine dell’insurrezione, soprattutto in quell'attentato nella notte del 26 aprile. Molti di questi caduti riposano nel cimitero di Cremella.

Le parole servono poco dopo così tanti anni, ma almeno il ricordo dei loro nomi e dei loro volti credo sia giusto lasciarlo, su queste pagine dedicate alla brianzolitudine.

Tutti nomi importanti a modo loro, quelli di quei trentacinque brianzoli partigiani morti che hanno contribuito a fare la Storia del nostro Paese; credo meritino di essere segnalati i nomi dei tre più giovani, di soli 18 anni (una età nella quale oggi si passa quasi più tempo a cazzeggiare col cellulare che a pensare): Enrico Stellari di Erba, Ugo Fumagalli e Alessandro Sironi, questi due ultimi di Cremella.

L’immagine di Alessandro Sironi, in particolare, mi ha molto colpito. Guardatelo più sotto, in quella fotografia sbiadita: pare il viso di un bambino ed era in effetti appena più di un ragazzo, anche lui morto per la libertà dell'Italia.

Credits: www.brianzapopolare.it


 

BonacinaLLUIGI BONACINA
anni 22
di Nibionno
W Rovagnate

ColomboGGIUSEPPE COLOMBO
anni 29
di C. Masnaga
W Bulciago

ContiAANGELO CONTI
anni 22
di Nibionno
W Bulciago

ContiLLUIGI CONTI
anni 41
di Monguzzo
W Nibionno

ContiMMARIO CONTI
anni 29
di Molteno
W Rovagnate

CrippaFFIORENZO CRIPPA
anni 19
di Cremella
W Rovagnate

DecapitaniAARTURO DE CAPITANI
anni 24
di Calco
W Rovagnate

DonghiAATTILIO DONGHI
anni 21
di Cassago
W Bulciago

FerrariDDANTE FERRARI
anni 32
di Torrile
W Bulciago

FiliguraGGIUSEPPE FILIGURA
anni 27
di Nibionno
W Bulciago

FornariGGINO FORNARI
anni 29
Traversetolo
W Bulciago

FumagalliCCARLO FUMAGALLI
anni 20
di Bulciago
W Rovagnate

FumagalliUUGO FUMAGALLI
anni 18
di Cremella
WRovagnate

GiudiciGGIUSEPPE GIUDICI
anni 28 di
Nibionno
W Bulciago

GiussaniCCOSTANTE GIUSSANI
anni 32
di Nibionno
W Nibionno

LocatelliCCARLO LOCATELLI
anni 37
di Barzanò
W Rovagnate

MagniAARISTIDE MAGNI
anni 23
di Carpanea
W Bulciago

MagniEEZIO MAGNI
anni 22
di Barzago
WRovagnate

MauriEERMINIO MAURI
anni 25
di Lurago
W Lurago

MoroICap. ITALO MORO
anni 35
di Milano
W Nibionno

MottaFFRANCESCO MOTTA
anni 19
di Barzanò
W Rovagnate

NosvelliNNELLO NOSVELLI
anni 23
di Golese
W Bulciago

PiniPPIO PINI
anni 28
di Vigatto
W Bulciago

PredaGGIOVANNI PREDA
anni 19
di Bulciago
W Bulciago

RedaelliMMARIO REDAELLI
anni 21
di Lambrugo
W Nibionno

RigamontiEENRICO RIGAMONTI
anni 25
di Cremella
W Rovagnate

RivaEEMILIO RIVA
anni 33
di Nibionno
W Bulciago

RivaLLUIGI RIVA
anni 25
di Nibionno
WRovagnate

SalaUUGO SALA
anni 22
di Cremella
W Rovagnate

SironiAALESSANDRO SIRONI
anni 18
di Cremella
W Rovagnate

SirtoriAALBERTO SIRTORI
anni 21
di Nibionno
W Nibionno

SpinelliMMARIO SPINELLI
anni 30
Nato Nibionno
W Rovagnate

StellariEENRICO STELLARI
anni 18
di Erba
W Nibionno

ValsecchiLLUIGI VALSECCHI
anni 23
di Barzago
W Rovagnate

ZappaCCARLO ZAPPA
anni 20
di Cassago
W Bulciago

postato da: AMALTEO alle ore aprile 23, 2008 13:40 | link | commenti (7)
categorie: ricordare, segnare tracce e sentieri
martedì, 22 aprile 2008

Rielaborazione del lutto 3. O meglio: della sconfitta

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 21 aprile 2008, www.ilmattino.it

Che fare della sconfitta? Per ognuno di noi, si tratta di un’esperienza non evitabile. Anche la persona di maggior successo, ogni tanto subisce il gusto amaro della sconfitta. Churchill, uno dei vincitori del secolo scorso, fu sconfitto più volte. Anche i vincenti di oggi, politici, sportivi, scienziati, a volte vengono clamorosamente battuti nelle loro prove. A ben guardare, anzi, si scopre che ciò che fa di qualcuno un vincitore è proprio la sua capacità di perdere, e di rialzarsi.
Cos’è, però, che aiuta a trasformare la sconfitta in un momento di potente ricarica? Il primo fattore, indispensabile, è l’amore per la vita. Chi ama la vita in quanto tale, è aiutato nel volgere in positivo ogni esperienza, perché, dato che è la vita che gliela offre, la considera sempre un dono, di qualsiasi cosa si tratti, sconfitta compresa. Chi ama la vita così com’è non sta a discuterla in continuazione. Egli sa bene che ogni cosa se l’è meritata, e gli capita per insegnargli qualcosa. Come un generale lucido, non perde tempo ad esecrare il nemico vincitore, ma analizza con cura l’elenco dei propri errori.
La sconfitta, che arriva spesso dopo un periodo di vittorie e successi, diventa così un prezioso riequilibratore dell’umore e del senso della realtà del soggetto, che prima tendeva a sbilanciarsi dal lato dell’euforia e dell’ottimismo, camminando nelle nuvole dei propri sogni, e dimenticando di verificarli con la dura realtà.
Per amare la vita così com’è, con le sue difficoltà, e non come vorremmo che fosse, per mettere a frutto le esperienze di scacco che la vita quotidiana ci offre, è necessario uscire dal mito moderno secondo il quale la vita sarebbe una successione di acquisizioni, di vittorie, e che quando così non è ciò significa che sei soltanto un “perdente”. Teoria falsa e diseducativa (anche se molto in voga nella psicologia troppo facile), che quando va bene ti ubriaca col successo e ti fa perdere il contatto con la realtà, e quando poi arriva l’inevitabile legnata ti precipita nella depressione.
In realtà, più che le acquisizioni e le vittorie, ciò che ti tempra più saldamente sono appunto le sconfitte e le perdite. E’ nel confronto con quei momenti difficili che la personalità cresce davvero, e che le tentazioni del narcisismo (se affronti la situazione con coraggio e realismo) si sciolgono una volta per tutte. E’ allora, tra l’altro, che si costruisce una vera e salda autostima, in grado di sorreggerti stabilmente.
Da questo punto di vista, una sconfitta elaborata positivamente è molto più utile e formativa di tante terapie, con il loro rischio di farti vedere che, in fondo, sei tu che hai ragione (il che può anche essere, ma tanto è la sconfitta la vera prova di realtà), impedendoti così di cambiare e di addestrarti per bene per la prossima occasione.
Nella vita di ognuno di noi, la figura più adatta a trasmetterci il sapere della perdita è il padre, così come la madre ci trasmette il sapere opposto: quello dell’avere, dell’ottenere, di soddisfare i nostri bisogni. E’ anche per questo che, nel nostro mondo occidentale di padri assenti, o allontanati da casa dalle separazioni e divorzi, è sempre più difficile trovare chi sa trasformare la sconfitta in un’esperienza positiva.
Tuttavia, in ogni momento di sconfitte diffuse, come ad esempio il dopo elezioni, consola vedere che qualcuno che sa perdere bene c’è sempre. Come riconoscerlo? E’ chi non dà la colpa ai vincitori, o alla gente che non l’ha votato, ma, senza parlar tanto, si mette a pensare, e cerca di capire. Sono tipi così, quelli che in futuro potranno vincere.

postato da: AMALTEO alle ore aprile 22, 2008 19:59 | link | commenti (6)
categorie: pensare politica elezioni, pensare psiche

Prime pagine

Martedì 22 Aprile 2008


Corriere della Sera: Air France ritira l'offerta;

La Stampa: Air France, addio Alitalia;

Il Messaggero: Alitalia, Air France si ritira;

La Repubblica: Alitalia, l'addio di Air France;

Avvenire: Air France blocca l'offerta su Alitalia;

LUnità: Alitalia, Berlusconi fa scappare Air France;

Il Sole 24 Ore: Air France ritira l'offerta;

Il Riformista: Grana padana. Air France scappa, verso un Governo lombardo veneto. Veltroni chiede aiuto a Casini;

Il Giornale: Nuovo Governo: "Ecco le sorprese di Silvio";

Il Tempo: Berlusconi frena la Lega;

Il Manifesto: Di ronda e di Governo;

Europa: Campidoglio assediato, al Governo i nemici di Roma;

Il Secolo d'Italia: Se passa l'Alemanno;

Il Foglio: Già sciolto il partito del nord;

Liberazione: Il Prc si conta e va al congresso. Finita la maggioranza di Venezia.

postato da: AMALTEO alle ore aprile 22, 2008 10:27 | link | commenti (3)
categorie: pensare politica neodestre
lunedì, 21 aprile 2008

Gruppo di lettura: La strada di Cormac McCarthy

E' il giorno dello sfregio oltraggioso alla Costituzione della Repubblica. D'altra parte Bossi aveva fatto anche questo: in riferimento ad un magistrato di Varese poliomielitico eccitò i suoi con le parole "gli raddrizzeremo la schiena".

Per una evidente agglutinazione sincronica (energia psichica che si concentra sugli stessi oggetti) oggi succede che:

1. Prisma presenta una sua interpretazione del libro La strada di Cormac McCarthy

2. ma anche Tartarugosa presenta una sua interpretazione della Strada di Mc Carthy

3. e a me è capitato di evocare - in una conversazione fra sordi con FurioGalli - La Terra desolata di Thomas Stearns Eliot

C'è qualcosa nell'aria.
E' la desolazione che esalta l'umiliazione culturale.

La tenda del fiume è rotta: le ultime dita delle foglie
S'afferrano e affondano dentro la riva umida. Il vento
Incrocia non udito sulla terra bruna. Le ninfe son partite.
Dolce Tamigi, scorri lievemente, finché non abbia finito il mio Canto.
Il fiume non trascina bottiglie vuote, carte da sandwich,
Fazzoletti di seta, scatole di cartone, cicche di sigarette
O altre testimonianze delle notti estive. Le ninfe son partite.
E i loro amici, eredi bighelloni di direttori di banca della City;
Partiti, e non hanno lasciato indirizzo.
Presso le acque dei Lemano mi sedetti e piansi...
Dolce Tamigi, scorri lievemente, finché non abbia finito il mio canto.
Dolce Tamigi, scorri lievemente, perché il mio canto non è alto né lungo.
Ma alle mie spalle in una fredda raffica odo
Lo scricchiolo delle ossa, e il ghigno che fende da un orecchio all'altro.
Un topo si insinuò con lentezza fra la vegetazione
Strascicando il suo viscido ventre sulla riva
Mentre stavo pescando nel canale tetro
Una sera d'inverno dietro il gasometro
Meditando sul naufragio del re mio fratello
E sulla morte del re mio padre, prima di lui.
Dei bianchi corpi ignudi sul suolo molle e basso
E ossa, gettate in una piccola soffitta bassa e arida,
Smosse solo dal piede del topo, un anno dietro l'altro.
Ma alle mie spalle di tanto in tanto odo
Suoni di trombe e motori, che condurranno
Sweeney da Mrs. Porter a primavera.
Oh la luna splendeva lucente su Mrs. Porter
E su sua figlia
Che si lavano i piedi in «soda water»
Et O ces voix d'enfants, chan tant dans la coupole!

Tuit tuit tuit
Giag giag giag giag giag giag
Così brutalmente
forzata. Tiriù

da Thomas Stearns Eliot, Il sermone del fuoco, in La terra desolata
postato da: AMALTEO alle ore aprile 21, 2008 16:07 | link | commenti (8)
categorie: leggere, pensare psiche

Concezioni sudamericane della sinistra massimalista, versione Verdi Pecoraro Scanio

Nella stessa giornata in cui vedo sfregi alla Costituzione della Repubblica mi ricordo anche le parole

"no ... niente rimpianti ..."

di Giorgio Gaber

Qualche appunto sulla concezione terzo mondialista (nella accezione pessimo gusto sudamericano) della politica da parte dei Verdi di Pecoraro Scanio:

è come rivedere un film sugli «Ultimi giorni di Pompei», sulle ultime ore dei più spietati dittatori dell’America Latina e della fine dei loro regimi.

postato da: AMALTEO alle ore aprile 21, 2008 10:08 | link | commenti (12)
categorie: pensare politica elezioni