Tracce e Sentieri

Passeggiate splinderiane di Amalteo

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2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli… il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ...” da Woody Allen, Manhattan (con qualche cambiamento pamalteo@gmail.com http://amalteo.wordpress.com/

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lunedì, 31 marzo 2008

Destra, Sinistra

Cadavrexquis ha capacità di pensiero coltivate dallo studio che applica ad argomentazioni forti e strutturate.

Come in questa lista aggiornata della categoria politica su che cosa ancora sia di  "sinistra".

La appunto qui con le mie sottolineature.


Se c'è un ritornello continuamente ripetuto di questi tempi è che, ormai, le categorie di "destra" e "sinistra", in ambito politico, non avrebbero più senso, perché apparterrebbero a un'epoca definitivamente tramontata. Puro ciarpame, insomma: noi che siamo moderni dobbiamo essere "liquidi" e, volteggiando lievi sulle ali dei sofismi che ci propinano i pensatori della neodestra, sforzarci di superare queste assurde distinzioni. Insomma - pensare che abbia senso una distinzione simile ci rende irrimediabilmente passé e questo, per chi ha sete di modernità (qualunque cosa ciò significhi), è una cosa sconveniente, un po' come scoreggiare platealmente in una boutique di Armani e sorriderne compiaciuti.
Io invece credo che la distinzione tra sinistra e destra abbia ancora un senso e un peso, anche se adattata - anzi, soprattutto se adattata - alla nostra contemporaneità. Diventa ridicola solo se si trasforma la sinistra in una macchietta che attinge la propria definizione e i propri valori all'immaginario veterocomunista. Per essere di sinistra oggi, insomma, non occorre riesumare la salma di Lenin e proporre di portarsela in Italia. Ma se pure avessi qualche dubbio sulla sussistenza e sulla consistenza di questa distinzione, mi basterebbe, per convincermene, osservare l'insistenza, ai limiti dell'incarognimento, con cui qualcuno afferma che non ha più valore. E, guarda caso, si tratta quasi sempre di gente di destra - e qui non mi riferisco ai neo-fascisti di ogni risma, ma proprio ai neo-liberisti e ai mercatisti dogmatici: strano a dirsi, ma sono proprio loro a volerci convincere che il concetto di divisione tra destra e sinistra non ha più valore, quasi come per estendere surrettiziamente il loro dominio anche sulle coscienze non domate e annullare così gli ultimi barlumi di opposizione.

Che cosa potrebbe essere di sinistra, oggi?

A me, per esempio, pare che tassare di più i redditi da speculazione finanziaria e meno quelli da lavoro sia una cosa di sinistra.

Di sinistra è, tanto per dire, evitare di prelevare ricchezza dai ceti medio-bassi per trasferirla ai ceti più alti tramite quella che, con eufemismo, si usa chiamare "tassa piatta" o flat tax, che di fatto equivale a un taglio consistente nella tassazione dei redditi più alti - soprattutto se consideriamo che, negli ultimi anni, la forbice tra chi guadagna molto e chi guadagna poco si è notevolmente allargata e, tanto per dirne una, il reddito di un CEO corrisponde a un multiplo molto più alto del reddito di un lavoratore dipendente rispetto a quanto non fosse una trentina d'anni fa. Naturalmente è comprensibile che i miliardari difendano le loro ricchezze - più o meno onestamente guadagnate, ipotizzando che qualcuno pssa diventare straricco solo grazie al proprio lavro -, ma non vedo perché debba difenderle io per loro, quando io vivo solo del mio reddito da lavoro.

Una cosa di sinistra sarebbe - per proseguire in questo elenco - non considerare il lavoro una "merce" dissociata dalla persona che la "fornisce" e le persone come pedine da spostare o come materiale inerte da modellare a piacimento.

E' di sinistra, poi, credere che non tutti i rapporti umani possano o debbano essere regolati dal mercato, ma che alcuni ambiti, poiché riguardano elementi fondamentali della vita umana e come tali rendono possibile l'esercizio di tutte le altre libertà, debbano essere garantiti comunque a tutti e sostenuti con la fiscalità pubblica: istruzione e sanità ne sono gli esempi più forti.

Ed è di sinistra usare le risorse di tutti perché questi presupposti siano garantiti, mentre è di destra dichiarare che si tratta di "irresponsabilità fiscale" impiegare il denaro pubblico per fornire assistenza sanitaria ai bambini e, allo stesso tempo - pur dichiarandosi liberisti -, praticare come unica forma di keynesianesimo l'aumento esponenziale delle spese pubbliche nel settore militare.

E' di sinistra rendersi conto che, oltre al merito - che non va represso o umiliato -, esistono anche altri elementi che contribuiscono alle nostre riuscite e ai nostri fallimenti: nel primo caso i risultati conseguiti dagli altri, per esempio, che entrano a far parte del "sistema" e che creano condizioni più favorevoli affinché ogni individuo realizzi le sue potenzialità, nel secondo i rovesci della fortuna, meglio sopportabili se c'è una rete collettiva che protegge l'individuo nella sua fragilità.

E' di sinistra aspettarsi che questa rete sia certa e garantita dallo stato, e non sottoposta alla "buona volontà" delle istituzioni di carità.

Ed è di sinistra capire che lo slogan "meno stato" è, per l'appunto, solo uno slogan: l'intervento dello stato può essere più o meno buono, più o meno utile, e quindi non censurabile o disprezzabile a priori, al di là dei risultati che intende raggiungere. In genere però è (o dovrebbe essere) sottoposto al controllo democratico dei cittadini che votano - e votano secondo il principio "una testa, un voto", quindi a prescindere dalla loro ricchezza -, mentre spesso (o quasi sempre) le azioni delle grandi imprese private - soprattutto delle corporation - hanno un'identica influenza sulla libertà dei cittadini, i quali però non possono esercitare nessun controllo democratico, se non quando sono azionisti - e cioè a seconda della loro ricchezza.

Uno che diceva che la distinzione tra destra e sinistra non ha più senso era - ed è - Daniele Capezzone, che ancora ringrazio per avermi aperto gli occhi: in primo luogo su di lui, in secondo luogo sull'immane sciocchezza di questa affermazione. Da lui apprendo infatti che si è opposto alla proposta di un "salario minimo" - una misura che esiste anche in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, benché avversata, per l'appunto, dalla destra (che esiste e si fa sentire, in questo caso) - sostenendo che "aumenta il lavoro nero e fa saltare la contrattazione locale". Persino Ichino - che non è un pericoloso leninista - gli ha fatto notare che un salario di mille euro al mese sono sei euro all'ora: non è esattamente una cifra da grandi patrimoni.

Ecco, secondo me è di destra pensare che la libertà debba essere a senso unico: la libertà dell'imprenditore di abbassare la retribuzione fino a renderla virtualmente uguale a zero. A questo punto tanto varrebbe ripristinare la schiavitù: se c'è qualcuno che "liberamente" l'accetta, perché no?

E' di destra ignorare che la libertà può esistere solo tra pari e richiamarsi a un'astratta "libertà" - usata come una clava per mettere a tacere chi è in condizioni oggettivamente svantaggiate -, fingendo che questa non sia influenzata dallo sbilanciamento dei poteri delle due parti contraenti. Invito chiunque svolga un lavoro "normale" - cioè non particolarmente pregiato o raro - a contrattare su un piano di parità (e quindi di reciproca libertà) le condizioni del proprio lavoro con chi (il datore di lavoro) ha invece il coltello dalla parte del manico: la sua unica libertà sarà quella di svendere la propria dignità oppure morire di fame*. Per esempio, mi piacerebbe vedere Capezzone raccogliere pomodori in Campania per dieci euro al giorno e meditare, nel frattempo, su quanto sia assurdo che una retribuzione minima venga garantita per legge e su quanto sia "moderno" superare la distinzione tra destra e sinistra.

Questo per quanto riguarda i diritti dei lavoratori. Ci sono però anche i diritti civili. Sarebbero anche questi "di sinistra" - o non, piuttosto, di una destra attenta ai valori dell'individuo? Io credo invece che anche questi diritti - come per esempio, visto che mi tocca in prima persona, i diritti delle persone gay - siano patrimonio della "nuova" sinistra. E' vero che in altri paesi europei, quelli in cui governa una destra meno rancida della nostra, questi diritti non sono sono stati annullati e sono stati confermati, ma è altrettanto vero che, per quanto riguarda l'introduzione delle varie forme di unioni gay, questa è avvenuta grazie a governi socialisti, liberalsocialisti o socialdemocratici. Poi, a giochi fatti, la destra si è semplicemente (e realisticamente) adeguata, ma non ha il merito di aver introdotto questa innovazione del diritto.

A dirla tutta io non credo che ci sia una contrapposizione reale tra "vecchi" diritti, solitamente rappresentati dalla sinistra e relativi alla difesa dei lavoratori, e "nuovi" diritti: i primi non escludono affatto i secondi, ma penso anzi che i diritti dei lavoratori siano, a loro volta e in senso lato, diritti umani e civili. Sono come cerchi concentrici: i secondi includono i primi. Non si tratta quindi di dover "scegliere" tra gli uni e gli altri, ma di promuovere sia gli uni che gli altri, perché la difesa di entrambi, allo stesso tempo, è una cosa di sinistra. E dire questo significa non essere né le macchiette "vetero-marxiste" che, agli occhi della destra, è qualunque sinistra che si ostini a non considerare i lavoratori limoni da spremere, né le fighette "liberal-chic" che pensano solo a diritti decorativi (la "gauche caviar", insomma) e che se ne fottono di chi lavora.

Ed è per questi motivi che per me la differenza tra sinistra e destra esiste ancora oggi ed è una differenza grande e visibile, una differenza a cui tengo. Ed è per questo che io ancora mi dichiaro di sinistra: diversamente da lui, io capisco benissimo.

[* Racconto un aneddoto personale: qualche anno fa una casa editrice mi ha chiesto se volevo tradurre un libro. C'era un problema, però: il libro era molto urgente, saranno state trecento pagine da fare in due mesi. Come se non bastasse, il libro era in olandese. Io ho traccheggiato e ho chiesto se non fosse possibile rivolgersi a un altro traduttore. No, non avevano nessuno a disposizione. "Nemmeno a dividerlo tra due traduttori?" ho domandato. No, nemmeno in quel caso. Mi sono trovato nella condizione di doverlo tradurre io, quel libro - e come se non bastasse mi è stato chiesto di mandare subito la prima stesura man mano che la producevo, anche se non era definitiva. Io stavo fornendo un lavoro "pregiato", avevo il potere di scarsità dalla mia parte, ma quando ho tentato di spuntare una retribuzione più alta, che in teoria dovrebbe essere contrattabile, non ce l'ho fatta. Il mio potere individuale, infatti, era inferiore al potere della casa editrice e così ha prevalso l'asimmetricità del potere su un'astratta libertà. Perché tra un individuo e una struttura forte, è solitamente quest'ultima ad avere la meglio. La mia unica "libertà" sarebbe consistita nel rifiutare l'incarico.]

Preso da: cadavrexquis

 


postato da: AMALTEO alle ore marzo 31, 2008 15:02 | link | commenti (20)
categorie: pensare politica
sabato, 29 marzo 2008

Elezioni politiche del 13 Aprile 2008: la degradazione dei sondaggi



Una cosa è il concretissimo gesto del voto, con le procedure che lo circondano: carta d'identità, consegna delle schede, matita copiativa, dispiegamento, segno, chiusura, urna.

Un'altra cosa sono le intenzioni di voto, con i rituali che lo accompagnano: l'effetto da tifo calcistico applicato alla politica, la voglia di imbrogliare il sondaggista, l'esibizione della propria straripante opinione, la bestemmia e l'urlata da bar o l'invettiva da soggiorno casaligo..
Eppure mettendo in ombra questa intrinseca differenza, un baro che incarna il fascismo interiore di una larga parte degli italiani ha demolito dal 1994 il principio della democrazia che è per l'appunto quel concreto gesto e gli ha sostituito lo spettacolo televisivo dei sondaggi.
Quando si farà la storia di questo ventennio occorrerà analizzare la mutazione antropologica del principio democratico attuata dalla degradazione televisiva della politica.
Ormai la "sondaggite" è diventata un dato di realtà.
E allora constato che la differenza fra i due schieramenti che era gridata dal padrone dell'alleanza delle destre al 20% un mese fa ora è di 6 punti. E sei punti divisi in due fanno 3.
Basta che un 3% di elettori votino il PD Partito Democratico di Veltroni e che questa scheda (almeno alla Camera) superi di un voto (dico un voto) l'altro simbolo, ecco che allora si vedrebbe spegnersi un pochino il sorriso dentistico dello squalo. Scusandomi per l'offesa ai veri squali di Spielberg.


Distacco ridotto, Senato in bilico Rimonta Pd negli ultimi sondaggi

Si è parlato tanto, in queste settimane, di una possibile rimonta di Walter Veltroni su Silvio Berlusconi. Un assottigliarsi del sostanzioso vantaggio iniziale del secondo sul primo. Ma soltanto adesso- a poche ore dallo stop di legge alla diffusione dei sondaggi - questa marcia di avvicinamento del segretario Pd sul leader Pdl sembra prendere corpo, in maniera sostanziosa: e infatti molte tra le ultimissime rilevazioni, compiute da diverse società demoscopiche, indicano un distacco ridotto a 5-6 punti.

Prendiamo ad esempio la ricerca della Demos, pubblicata sul numero oggi di "Repubblica", che quantifica la differenza tra democratici e popolo delle libertà al 6,6%. Un risultato che, secondo i curatori di questa indagine, potrebbe ulteriormente evolversi, visto l'alto numero di indecisi. E visto che, se esaminiamo invece delle intenzioni di voto il gradimento dei leader, il pareggio tra Veltroni e il Cavaliere è già diventato realtà.

Tornando alle previsioni strettamente elettorali, anche per la Swg il divario tra i due schieramenti maggiori è abbastanza sottile, o comunque in calo: 5 punti alla Camera, 4,6 al Senato. Più in dettaglio, a Montecitorio il Pd (34%) e l'Idv (4,3%) insieme sono al 38,3%, mentre Pdl (36%) e Lega (7,3%) arrivano a 43,3%. A Palazzo Madama, Pd (34,2%) e Idv (4,3%) si attestano al 38,5%, mentre Pdl (35,9%) e Lega (7,2%) sono al 43,1%. Ma, tenendo conto che l'assegnazione dei seggi senatoriali avviene su base nazionale, e che la Lega non è presente nel centrosud, quel 4,6 di differenza può essere letto come un sostanziale pareggio.

Proprio come, nell'ultima rilevazione settimanale per Repubblica.it, aveva sancito la ricerca di Ipr Marketing una situazione di stallo al Senato: nella migliore delle ipotesi, il Pdl otterrebbe 160 contro 155.

Quanto al gap percentuale di consensi, anche Renato Mannheimer, sul Corriere della Sera, raggiunge un risultato non troppo distante da quello dei suoi colleghi sondaggisti: il centrodestra è in vantaggio mediamente di sei punti. E con una prevalenza al Senato di nove seggi, anche se il dato può modificarsi sostanzialmente: in particolare cinque regioni -Sardegna, Liguria, Abruzzo, Calabria, Lazio- sono in bilico, con una distanza di circa il 2% tra le coalizioni.

Un sondaggio Ispo mostra poi le regioni in cui l'Udc e la Sinistra Arcobaleno dovrebbero attestarsi intorno alla soglia di sbarramento dell'8%, con prevedibili conseguenze per l'esito finale del voto a Palazzo Madama.

Un sondaggio Ipsos per il Sole 24 ore calcola, poi, in 3,8 milioni di elettori, circa il 10%, la quota di indecisi che alla fine voterà. Tra questi il 48% ha più fiducia nel Pd, il 23% nel Pdl. Per recuperare lo svantaggio rispetto a Berlusconi Veltroni dovrebbe assicurarsi il 61% degli indecisi-votanti.Complessivamente la quota degli indecisi, votanti e non votanti, è quasi del 30%.

La Repubblica 28 marzo 2008
postato da: AMALTEO alle ore marzo 29, 2008 10:28 | link | commenti (8)
categorie: pensare politica elezioni
lunedì, 24 marzo 2008

Il colore giallo



Nello scendere e salire i gradini, ti è dato di constatare l’assoluta contiguità tra terra e aria.
Dalla concretezza della pietra che salda il tuo contatto col suolo,  alla luce che rischiara il passo, rendendolo meno incerto e precario.
E’ da gennaio che le tenebre maggiormente faticano ad inghiottire quel che resta del giorno.
Prima ancora di me, esoso di quegli eroici minuti che regalano l’allungamento del crepuscolo, se ne accorge la silente natura, pronta a salutare la dissolvenza dell’oscuramento invernale.
E’ il momento del giallo.

Dapprima fioco, si posa sugli spogli rami del Calicanto, catturando più l’olfatto che la vista.I fiori paglierini sfidano la temperatura ancora fredda, esalando un intenso profumo che non può lasciare indifferente chiunque si trovi di lì a passare, obbligando pertanto ad accostarsi alle gialle corolle, così effimere ma caparbiamente decise ad affermare il loro dominio



Timidamente anche l’Amamelide non resta insensibile alla voluttà di quella fragranza.
Non riuscendo a competere in misura di essenza, sferra la sua rivincita acuendo la tonalità del suo giallo.
E’ commovente l’Amamelide, con quei fiori a raggiera che discordano col grigio del muro di pietra, pronta a ricevere la luce che la solletica dai tralci delle viti stesi sopra di lei, ancora completamente nudi.



Dal piano superiore un altro prodigio accade. Allineati come tanti soldatini curiosi, irrompono nelle loro gialle livree i Narcisi. Mossi dalla leggera brezza, si inchinano con un movimento grazioso ora lateralmente, ora abbassandosi a sbirciare nel corridoio sottostante. L’assortimento delle famiglie bulbacee alterna svariate sfumature di giallo e un cangiante colore del cuore, mescolato ad una punta di rosso.
Giallo e arancio marciano così, ordinati, lungo il bordo del sentiero dell’orto, con una smaliziata promessa di leggerezza e briosa volubilità.








Esulta anche la Forsithia, di solo giallo vestita, consapevole della sua caduca fatuità ma, forse proprio per questo, ben determinata a protendere i lunghi rami fioriti verso il cielo.



Più ostinata la Maonia. Lei ha resistito con le sue foglie lucide e dentate per tutta la stagione invernale, dispiegata sulla terra brulla ed in attesa del momento propizio. Eccoli ora, i mazzi delle infiorescenze, di un giallo esuberante che illumina il verde scuro del suo manto perenne.



Un’altra Maonia, questa ad arbusto e non tappezzante, abbraccia il sedile di pietra accanto al caco.



Al lato opposto, a mo’ di sentinella, la Kerria anch’essa getta disordinatamente le sue braccia in egual misura colme di foglioline verde tenero e di piccole corolle di un giallo spigliato e festaiolo.



Introversi e misteriosi, invece, i tulipani poco distante silenziosamente meditano.
La visione del cuore crocefisso ti è concessa per poche ore del giorno, poiché, allo scemare del calore solare, essi rialzano a calice i petali carnosi, ritornando a custodire gelosamente il segreto della loro passione.



Così  mi nutro del giallo e della luce che esso richiama.

So che è un annuncio di breve durata.

La fascinazione del giallo è dirompente e l’energia che scatena mi appaga.

Nella tavolozza del mio giardino, intanto, altri colori si apprestano a mescolarsi per offrirmi nuove emozioni.

Ciao, giallo.

Benvenuta, primavera.

Fotografie di Luciana

Altre pagine in sintonia con questa:

postato da: AMALTEO alle ore marzo 24, 2008 22:18 | link | commenti (43)
categorie: vivere luoghi, vivere orto giardino
domenica, 23 marzo 2008

Keith Jarrett, Gary Peacock, Jack DeJohnette, Prism

postato da: AMALTEO alle ore marzo 23, 2008 17:33 | link | commenti (4)
categorie: ascoltare jazz - keith jarrett

Nina Simone, Live at Ronnie Scott's ,1984. 57 minuti



1984  
November, 17: Live at Ronnie Scott's
postato da: AMALTEO alle ore marzo 23, 2008 12:09 | link | commenti (3)
categorie:

Nina Simone, Sinnerman. Da consegnare alla immortalitĂ 



Oh, sinner man, where you gonna run to?
Oh, sinner man, where you gonna run to?
Oh, sinner man, where you gonna run to?
Oh, sinner man, where you gonna run to all on that day?

Run to the moon, "Moon won't you hide me?"
Run to the sea, "Sea won't you hide me?"
Run to the sun, "Sun won't you hide me all on that day?"

Lord says, "Sinner man, the moon'll be a bleeding."
Lord says, "Sinner man, the sea'll be a sinking."
Lord says, "Sinner man, the sun'll be a freezin' all on that day!"

Run to the Lord, "Lord won't you hide me?"
Run to the Lord, "Lord won't you hide me?"
Run, run, "Lord won't you hide me all on that day?"

Lord says "Sinner man, you should've been a praying."
Lord says "Sinner man, you should've been a praying."
Lord says "Sinner man, you should've been a praying all on that day."


Recording studio session 1965 May 19-20, New York -(LP Pastel Blues)
postato da: AMALTEO alle ore marzo 23, 2008 10:19 | link | commenti (6)
categorie: ascoltare nina simone
sabato, 22 marzo 2008

Economia italiana: quadri informativi per le elezioni politiche


Siamo un gruppo di studenti di master in economia. Con questa presentazione vogliamo fare informazione su alcuni temi economici della campagna elettorale che spesso vengono trattati in modo difficile da comprendere.

Ci teniamo a sottolineare che non siamo iscritti a nessuno partito e che abbiamo deciso di fare questa presentazione soprattutto per senso di cittadinanza.

Tutti i dati citati provengono da fonti ufficiali come ISTAT, EUROSTAT e OCSE. Alla fine della presentazione potete trovare il riferimento alle pubblicazioni ed ai database presi in considerazione.

Per commenti scriveteci a:

quattrogattiLSE@googlemail.com

Grazie,

fadi, marco, paolo, salvatore

Sito : QuattroGatti

Nelle successive slides la parte scritta talvolta si sovrappone.
Per leggere meglio consiglio di scaricare  dal sito dei QuattroGatti.



Associo a questo appunto:

Elezioni con la porcata


Lo ha detto un esponente fondamentale dello schieramento che i sondaggi indicano destinato a vincere le prossime elezioni: il sistema elettorale voluto dal governo di centro-destra prima delle elezioni del 2006 è una "porcata". Si sa.

Il sistema, al senato, penalizza le parti politiche che sono organizzate a mosaico. E mette in luce alleanze involontarie. Un voto utile in una regione diventa inutile in un'altra. Oggi un pezzo sul Sole 24 Ore mostra che Storace può togliere il premio di maggioranza al Pdl nel Lazio e che Bertinotti può erodere il numero di senatori che il Pdl conquisterà in Lombardia. Il caos è gigantesco e un elettore che non sia ferratissimo non può comprendere quale sia il voto che può determinare l'effetto che preferisce. Si direbbe che il porcellum sia fondamentalmente pensato per contrastare il mosaico favorito. In questo caso, visti i sondaggi, si ritorce più che altro contro il centro-destra che lo ha voluto.

E il tutto si ritorce contro l'Italia nel suo insieme.
postato da: AMALTEO alle ore marzo 22, 2008 19:54 | link | commenti (4)
categorie: pensare politica elezioni, pensare politica sociale
venerdì, 21 marzo 2008

Lettera di Aldo a Eleonora Moro. Lettura di Massimo Popolizio

A Eleonora Moro

(lettera non recapitata)

Mia dolcissima Noretta,

dopo un momento di esilissimo ottimismo4, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo 5, al momento conclusivo. Non mi pare il caso di discutere della cosa in sé e dell'incredibilità di una sanzio­ne che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione. Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l'indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo di riconosce­re che tu avevi ragione. Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli. Vorrei re­stasse ben chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo ed incredibile comportamento. È sua va detto con fermezza cosi come si deve rifiutare eventuale medaglia che si suole dare in questo caso. E poi vero che moltissimi ami­ci (ma non ne so i nomi) o ingannati dall'idea che il parlare mi danneggiasse o preoccupati delle loro personali posizio­ni, non si sono mossi come avrebbero dovuto. Cento sole fir­me raccolte avrebbero costretto a trattare 6. E questo è tutto per il passato. Per il futuro / c'è in questo momento una te­nerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insi­gnificanti e in realtà preziosi. Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi. Per carità, vivete in un'unica casa, anche Emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici, che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per oc­chi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerez­za che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in que­sta prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signo­re. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto. Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto tanto Luca) Anna Mario il piccolo non nato Agnese Giovanni. Sono tanto grato per quello che hanno fatto. Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta. Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo

 

1 Recapitata il 5 maggio, insieme con la successiva, da don Mennini, ma la da­ta di stesura potrebbe essere antecedente. Non è presente tra i dattiloscritti ritro­vati nell'ottobre 1978, né tra le fotocopie dei manoscritti di dodici anni dopo. L'o­riginale è riprodotto in CM, voi. CXXII, pp. 445-46. E lettera autonoma dalla se­guente. Lo stesso giorno, qualche ora prima, il comunicato n. 9 delle Br annunciava: «Concludiamo quindi la battaglia iniziata il 16 marzo eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato». Divulgata il 13 settembre 1978 dal «Corriere del­la Sera», p. 6, ma fu pubblicata per la prima volta integralmente e in modo auto­nomo dalla successiva, in L'intelligenza e gli avvenimenti, pp. 427-28.

2 Si distingue una «t» corretta: forse in precedenza aveva scritto «politiche».

3 È il solito esergo aggiunto posteriormente nello spazio residuo del foglio.

4 Questa espressione non sembra essere giustificata dai toni sicuri delle due versioni della lettera a Zaccagnini e soprattutto dal perentorio argomentare delle pagine finali del "Memoriale", che non sono certo il prodotto di un «esilissimo ot­timismo».

5 II prigioniero, rispetto alla lettera successiva, «crede» ancora, cioè non è del tutto sicuro di morire: in 55 giorni sarebbe questa la terza volta in cui vive un si­mile stato emotivo di imminente minaccia di morte.

6 A proposito di questa raccolta di firme, Guerzoni ha testimoniato in Com­missione stragi, il 6 giugno 1995: «L'onorevole Moro chiese la raccolta di cento fir­me per convocare il Consiglio Nazionale e noi arrivammo a ventinove, a quel pun­to dissi che non avrei più collaborato per cercare le firme, perché non volevo che l'onorevole Moro rimanesse alla storia come colui che aveva determinato la rottu­ra formale del partito. A mio parere infatti l'onorevole Moro non voleva la rottura del partito; semmai che venissero in evidenza delle contraddizioni. Tanto più ero convinto di questo, perché sapevo che egli non sarebbe mai tornato e che quindi ol­tretutto avremmo fatto delle operazioni di significato storico che non servivano nemmeno a salvarlo». Secondo la testimonianza di Vittorio Cervone, fra i promo­tori nel 1968 della corrente democristiana «Gli amici di Aldo Moro», il 9 maggio, alle 13,1 principali esponenti del gruppo, erano riuniti a pranzo al ristorante il « Bar­roccio» e stavano decidendo di chiedere la convocazione del Consiglio nazionale della De, quando furono raggiunti dalla tragica notizia del ritrovamento del cada­vere dell'uomo politico (Cervone, Ho fatto di tutto, p. 44).

da: Aldo Moro, Lettere dalla prigionia, a cura di Miguel Gotor, Einaudi 2008, p. 177-179


Un altro ricordo:
postato da: AMALTEO alle ore marzo 21, 2008 01:30 | link | commenti (12)
categorie: pensare storia contemporanea, pensare politica terrorismo

Lettera di Aldo Moro a Luca. Lettura di Massimo Popolizio

A Luca Bonini
(lettera non recapitata)

Mio carissimo Luca,
non so chi e quando ti leggerà questa lettera del tuo caro nonnetto. Potrai capire che tu sei stato e resti per lui la cosa più importante della vita. Vedrai quanto sono preziosi i tuoi riccioli, i tuoi occhietti arguti e pieni di memoria, la tua inesauribile energia.

Saprai così che tutti ti abbiamo voluto un gran bene ed il nonno, forse, appena un po' più degli altri. Per quel poco che è durato sei stato tutta la sua vita.
Ed ora il nonno Aldo, che è costretto ad allontanarsi un poco, ti ridice tutto il suo infinito affetto ed afferma che vuole restarti vicino.

Tu non mi vedrai, forse, ma io ti seguirò nei tuoi saltelli con la palla, nella tua corsa al [... ] nel guizzare nell'acqua, nel tirare la corda al motore. Io sarò là e ti accarezzerò, come sempre ti ho accarezzato, dolcemente il visino e le mani. Ti sarò accanto la notte, per cogliere l'ora giusta della pipì, e farti poi dolcemente riaddormentare. E la mattina portarti la vestaglietta, magari con le scarpette pronte in mano in attesa della pizza o del pane fresco.

Queste sono state le grandi gioie di nonno e, per quanto è possibile lo resteranno.

Cresci buono, forte, allegro serio. Il nonno ti abbraccia forte forte, ti benedice con tutto il cuore, spera sia in mezzo a gente che ti vuol bene e che forma anche la tua psiche.
Con tanto amore
il nonno

postato da: AMALTEO alle ore marzo 21, 2008 01:09 | link | commenti (2)
categorie: pensare storia contemporanea, pensare politica terrorismo
giovedì, 20 marzo 2008

Avevamo vent'anni ...

Cercasi UOMINI
che vogliano raccontare
i loro 20 anni.
Anche donne, certo.
Ma loro hanno più di noi la tendenza
alla complicità comunicativa.

Il contesto è abbastanza neutro:
la lettura di un libro.

La conversazione è qui:

Ian Mc Ewan, Chesil Beach


Vingt ans, in Cipelli/Fresu/Garcia/Testa/Zanchi, A Léo, RadioFandango:

postato da: AMALTEO alle ore marzo 20, 2008 15:43 | link | commenti (3)
categorie: vivere tempo, vivere memoria