
Giornata di venerdì 25 gennaio 2008
Ore 17,00 Presidente del Senato della Repubblica: Sen. Dott. Franco Marini
Ore 17,45 Presidente della Camera dei Deputati: On. Fausto Bertinotti
Ore 18,30 Rappresentanza del Gruppo Misto del Senato della Repubblica
Ore 19,00 Rappresentanza del Gruppo Misto della Camera dei Deputati.
Giornata di sabato 26 gennaio 2008
Ore 9,00 Rappresentanza parlamentare Autonomie Liberté Démocratie
Ore 9,20 Rappresentanza parlamentare Sud Tiroler Volkspartei
Ore 9,40 Rappresentanza parlamentare DCA - Democrazia Cristiana per le autonomie - Nuovo PSI (Gruppo alla Camera)
Ore 10,00 Rappresentanza parlamentare per le Autonomie (Gruppo al Senato)
Ore 10,20 Rappresentanza parlamentare DC per le autonomie - Partito Repubblicano Italiano - Movimento per l'Autonomia (Gruppo al Senato)
Ore 10,40 Rappresentanza parlamentare Popolari-Udeur (Gruppo alla Camera)
Ore 11,00 Rappresentanza parlamentare Socialisti e Radicali-RNP (Gruppo alla Camera)
Ore 11,20 Rappresentanza parlamentare Italia dei Valori (Gruppo alla Camera)
Ore 11,40 Rappresentanza parlamentare Verdi (Gruppo alla Camera)
Ore 12,00 Rappresentanza parlamentare Comunisti Italiani
Ore 12,30 Rappresentanza parlamentare Sinistra Democratica. Per il Socialismo europeo.
Giornata di lunedì 28 gennaio 2008
Ore 9,00 Rappresentanza parlamentare Lega Nord Padania
Ore 10,00 Rappresentanza parlamentare Unione democratici cristiani e di Centro (UDC)
Ore 11,00 Rappresentanza parlamentare Rifondazione Comunista-Sinistra Europea
Ore 12,00 Rappresentanza parlamentare Alleanza Nazionale
Giornata di martedì 29 gennaio 2008
Ore 10,30 Rappresentanza parlamentare Forza Italia
Ore 11,30 Rappresentanza parlamentare Partito Democratico-l'Ulivo
Ore 17,30 Presidente Emerito della Repubblica Senatore Prof. Francesco Cossiga
Ore 18,00 Presidente Emerito della Repubblica Senatore Dott. Oscar Luigi Scàlfaro
Ore 18,30 Presidente Emerito della Repubblica Senatore Dott. Carlo Azeglio Ciampi.
Roma, 25 gennaio 2008

.jpg)
Lasciate che mi rivolga, innanzitutto alle ragazze e ai ragazzi, alla platea di giovani di varie regioni d'Italia che è qui raccolta. Questi giovani, sotto la guida dei loro insegnanti, anch'essi qui presenti, e grazie all'impegno del Ministro della Pubblica Istruzione e dei suoi collaboratori, così come grazie all'impegno di regioni e enti locali, hanno compiuto - lo abbiamo sentito - attente e serie ricerche sui Giusti fra le Nazioni e su tutti gli uomini e donne che nel loro territorio, negli anni terribili delle persecuzioni antiebraiche, contribuirono, a rischio della loro vita, a salvare degli ebrei, cui veniva data la caccia per deportarli nei campi di sterminio nazisti.
Vi siete misurati, cari ragazzi, con un tema difficile e angoscioso, ma questo impegno è stato importante per la vostra formazione come cittadini della nostra Repubblica, della nostra Europa riunificata nella pace. Bisogna ricordare gli atti di barbarie del nostro passato per impedire nuove barbarie, per costruire un futuro - il vostro futuro - che si ispiri a ideali di libertà e di fratellanza fra i popoli.
E' nel ricordo di coloro che, in quegli anni bui, non si lasciarono corrompere dalle ideologie di odio allora dominanti, che ho voluto che venisse qui dato, nel Giorno della Memoria, quest'anno, particolare rilievo all'epopea dei Giusti, di coloro che salvarono anche le nostre coscienze, che furono i pionieri e primi costruttori del mondo di pace in cui ci auguriamo che voi giovani possiate trascorrere le vostre esistenze.
Nella vostra formazione storica e morale è bene che si affianchi alla memoria di quell'immenso stuolo di ebrei di tutta Europa che furono vittime della Shoah, anche il ricordo dei Giusti: di coloro, e non furono pochi, che si sforzarono di salvare almeno alcuni tra loro.
Questo 2008 è per noi un anno speciale, in quanto segna il sessantesimo anniversario dell'entrata in vigore della Costituzione della nostra Repubblica. E' peraltro anche l'anno in cui ricorrerà, nel settembre prossimo, il settantesimo anniversario delle leggi antiebraiche emanate dal regime fascista, che di fatto prepararono l'Olocausto anche in Italia. Leggi che suscitarono orrore negli Italiani rimasti consapevoli della tradizione umanista e universalista della nostra civiltà, e del contributo che ad essa avevano dato, attraverso i secoli, nonostante le persecuzioni, gli Ebrei che vivevano nella nostra terra, ed erano stati partecipi di alcuni dei momenti fondanti della nostra storia, dal Rinascimento al Risorgimento, alle battaglie per l'unità d'Italia; quell'Italia di cui, finalmente parificati nei diritti, essi si sentivano ed erano cittadini, animati da forti sentimenti patriottici.
Noi non abbiamo dimenticato e non dimenticheremo mai la Shoah. Non dimentichiamo gli orrori dell'antisemitismo, che è ancora presente in alcune dottrine, e va contrastato qualunque forma assuma. Non dimentichiamo e non dimenticheremo neppure i Giusti d'Italia, i cui nomi sono stati ricordati in una benemerita ricerca, realizzata grazie al lavoro infaticabile di studiosi che sono oggi qui presenti, e pubblicata qualche anno fa in un volume con un messaggio del mio predecessore, Carlo Azeglio Ciampi, e con la sua prefazione, onorevole Fini, nella sua qualifica, all'epoca, di Ministro degli Esteri.
Ai Giusti d'Italia hanno qui reso oggi omaggio, insieme con noi tutti, anziani e giovani - e per questo li ringrazio - il Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Avvocato Gattegna, e l'Ambasciatore d'Israele Gideon Meir, a nome dello Stato che rappresenta, e di quel Luogo della Memoria, lo Yad Vashem di Gerusalemme, che vuole tener vivo per sempre, nella coscienza dei popoli, accanto al ricordo straziante delle moltitudini di Ebrei che furono vittime della Shoah, anche i nomi di quei Giusti fra le Nazioni che si prodigarono per salvarli: a testimonianza del fatto che l'ideale antico dell'Amore del Prossimo e dello Straniero che vive tra noi, neppure allora era spento.
Anche a nome di voi giovani, che state formando le vostre coscienze in un'Italia e in un'Europa dove oggi si vive in libertà, rinnovo l'espressione della nostra riconoscenza a quei Giusti che tennero vivi gli ideali di umanità a cui si sono ispirati quanti hanno combattuto, in condizioni drammatiche, per dare vita a un'Italia libera e democratica, e poi per costruire un'Europa di pace.
Sono, perciò, onorato e lieto di procedere ora alla consegna delle medaglie d'oro al valor civile, che sono state concesse, dal Ministro degli Interni, ad alcuni, tra i Giusti d'Italia, che sono con noi. Vi ricordo che altre medaglie d'oro e medaglie dei Giusti fra le Nazioni saranno consegnate, fra pochi giorni, a militari del Corpo della Guardia di Finanza, qui rappresentato dal Comandante Generale Cosimo D'Arrigo.
Gennaio horribilis.
Da questa sera non esiste più il Governo Prodi.
Il roccioso ed eroico tecnocrate della politica ha dovuto cedere. E’ caduto con molto onore, ma è caduto sotto il peso dei molti limiti che ne caratterizzavano le possibilità di azione.
La coalizione eterogenea, rissosa e violenta che aveva saputo tenere assieme per vincere le elezioni ha perso per la seconda volta la sfida del saper governare: prima nel
Il dato di partenza era l’antipatia, sfumante nel sospetto e nell’odio, fra i soci della Unione e l’Ego-riferimento di ciascun soggetto.
Scrivevo alle 17 del 10 aprile 2006:
Primi sentimenti.
Il paesaggio è cambiato. Il paesaggio sembra cambiato
L'orizzonte è diverso. E' sicuramente diverso.
E questo per oggi è il massimo della speranza.
Il caimano è azzoppato e ora azzannerà. Dove e come potrà. Con rabbia.
Grande, grande, grande gratitudine per Romano Prodi.
Che si fà carico, che si dà il carico, che gli danno il carico, che sente il carico di tenere assieme l'impossibile.
Il tre per cento dell''elettorato ha cambiato la prospettiva di questi anni abbastanza crudeli.
Ora occorrerebbe governare per cinque anni. Cioè attivare il principio della responsabilità.
Ma quell'acqua del quadro di Magritte nasconde tante insidie. Il mito di Narciso ("Io ... Io ... Io ...Io ...") è lì, potente come sempre.
Il cielo è chiaro, c'è una luce interna, ma intorno è buio.
E poi quell'acqua, quell'acqua ...
Ha poi fatto seguito il peccato di arroganza. Non si dovrebbe fare i prepotenti quando si prevale al Senato per qualche migliaio di voti e soli due senatori (comprendendo quelli di nomina presidenziale).
Mi riferivo a Bertinotti e alla sua ambizione e pretesa di fare il Presidente della Camera, invece di contrattare questa carica istituzionale con l’opposizione.
Il resto è cronaca quotidiana di questi ultimi mesi: l’intreccio defatigante fra buona amministrazione del bilancio pubblico e la perdita progressiva dei consensi. E’ proprio vero: “siamo antipatici” (Luca Ricolfi, Perché siamo antipatici? La sinistra e il complesso dei migliori, Longanesi, 2005)
Ora siamo a punto e a capo, cioè al 1994 (sic!), quando è iniziato il ciclo berlusconiano. Il personaggio ha già pronto (notizia di agenzia) il Programma dei 100 giorni!
Mio padre, quando voleva punirmi, diceva: “questa sera, a casa, facciamo i conti”.
Ecco, è quello che già sta accadendo dentro le truppe devastate della Unione.
Le sinistre (mi sembra che siano 4 adesso) tirano fuori lo schema amico/nemico, danno del “traditore” a Mastella (buon sangue non mente: è il metodo staliniano) e – per l’appunto – fanno i conti con Veltroni, accusandolo di essere la causa della caduta.
Mi spiace molto, lo dicevo già l’altro ieri.
Provo la depressione politica che ho già provato nel 1994 e nel 2001.
E tuttavia il principio di realtà mi fa dire: chi è causa del suo mal …

“Spararono a mio padre alle 9.15 mentre apriva la portiera della Cinquecento blu di mia madre. Era appena uscito di casa, dopo vari tentennamenti che lo avevano portato a rientrare per ben due volte, la prima per sistemarsi il ciuffo, la seconda per cambiarsi la cravatta. Era uscito con una cravatta rosa, se la sfilò per metterne una bianca, e a mamma che lo guardava scuotendo la testa e prendendolo in giro rispose: «Preferisco questa perché ha il colore della purezza». Lei richiuse la porta senza dare peso a quelle parole.” (Pag. 32)
Dentro di me questo libro cura la cultura storica e il connesso desiderio di giustizia.
Di rado si accosta una scrittura così densa di sé.
In questo libro c’è un controllo di sè che suscita ammirazione.
Come quando, in una recente manifestazione a favore della Palestina cui partecipa anche l’esponente della sinistra comunista Oliverio Diliberto, un gruppo di ragazzi scrive ancora sui muri “Calabresi assassino”. O quando, per le vie di Genova, presso un centro sociale trova un volantino con scritto: “Basta menzogne! Luigi Calabresi era un torturatore”.
Ecco, Mario si interroga sulla persistenza di questa falsità storica, nonostante la verità processuale chiarita dal giudice, e dice:
“Con gli anni ho capito l'efficacia di quella campagna di stampa cominciata proprio nei giorni in cui nascevo. Coniarono uno slogan che appare inossidabile, semplice, chiaro, capace di attraversare le generazioni. Tanto ben costruito da far pensare a una di quelle operazioni di marketing che oggi riescono a imporre un marchio. Non c'era però un pubblicitario dietro la campagna, ma molte teste, tra le più illustri del giornalismo, del teatro, della cultura e dei movimenti, accomunate da una furia vendicatrice che le portò a costruire un mostro, a dispetto di evidenze, buon senso e dati di realtà. La benzina che alimentò il motore fu l'indignazione per la morte di Giuseppe Pinelli detto Pino.
Molte volte mi sono chiesto come mi sarei comportato se fossi stato un giornalista allora. E la risposta è netta: mi sarei indignato. La polizia e la questura avevano il dovere di spiegare cos'era successo, senza opacità, senza reticenze, dovevano accertare con severità e chiarezza come era stato possibile che un uomo arrivato in questura sul suo motorino e rimasto sotto interrogatorio per tre giorni fosse caduto da una finestra, morendo poco dopo. Invece ci furono ambiguità, chiusure, quel pezzo di Stato per il quale lavorava mio padre, che faceva capo al Viminale e aveva sede in via Fatebenefratelli a Milano, diede una pessima prova di sé e con le sue reticenze insulto il Paese e avallò i più terribili sospetti” (pag 43)
Certo fa impressione la continua idealizzazione di quel periodo e la persistenza dell’odio.
Entrambi alimentati da una imponente letteratura che esalta la cultura e le azioni terroristiche come “inevitabili”, “necessarie”, “giustificate” da quella congiuntura politica.
Mario intende restituire l’onore a suo padre Luigi Calabresi.
E nello stesso tempo riesce a dare voce ai sopravvissuti. Mogli (già, perche gli assassinati sono stati prevalentemente uomini) , figli, fratelli, nipoti.
I silenziati di questi ultimi 25 anni. In cui a scrivere la storia del terrorismo politico sono stati gli autori dei delitti.
E’ come se avessero dovuto diventare grandi ed adulti quei piccolini di 3 e 5 anni diventati orfani perché un gruppetto di terroristi fondamentalisti di sinistra e di destra avevano deciso di sparare o a singole persone inermi o a caso, nelle piazze o alle stazioni:
“La curiosità di capire, di scoprire cosa si diceva e si scriveva di mio padre, esplose quando avevo quattordici anni. In quarta ginnasio cominciai a saltare la scuola per andare a leggere i giornali dell'epoca nell'emeroteca della biblioteca Sormani, a poche centinaia di metri dal palazzo di Giustizia. Continuai a farlo per molto tempo, a volte con pause di mesi, almeno fino alla fine della prima liceo. Arrivavo presto la mattina, in anticipo sull'apertura del portone, per essere tra i primi a entrare. Mi fiondavo a fare la richiesta dei microfilm e, per evitare code e attese, spesso mi preparavo il foglietto giallo della domanda in anticipo. Prima affrontai il «Corriere della Sera». Partii dalla strage di piazza Fontana per arrivare al giorno dell'omicidio. Era un lavoro solitario e metodico, che cavava gli occhi, ma che mi rapì. Mi immergevo in un'altra epoca, perdevo il senso del tempo e del presente. Dimenticavo completamente i problemi scolastici, le interrogazioni, il greco, i compagni di classe. Era un'esperienza totalizzante.
… Ancora oggi quando leggo cosa scrivevano, anche contestualizzando ogni cosa, anche di fronte a uno Stato opaco e «nemico», non mi capacito di frasi come questa del 6 giugno 1970: «Questo marine dalla finestra facile dovrà rispondere di tutto. Gli siamo alle costole, ormai, è inutile che si dibatta come un bufalo inferocito». O una pagina come quella uscita il 1° ottobre 1970, una settimana prima dell'inizio del processo per diffamazione contro «Lotta Continua», che presto si trasformò in un processo a mio padre: «Siamo stati troppo teneri con il commissario di Ps Luigi Calabresi. Egli si permette di continuare a vivere tranquillamente, di continuare a fare il suo mestiere di poliziotto, di continuare a perseguitare i compagni. Facendo questo, però, si è dovuto scoprire, il suo volto è diventato abituale e conosciuto per i militanti che hanno imparato a odiarlo. E il proletariato ha già emesso la sua sentenza: Calabresi è responsabile dell'assassinio di Pinelli e Calabresi dovrà pagarla cara». (pag. 9-11)
C’è poi il tema della responsabilità.
L’eterno tema della responsabilità.
La questione per la quale, nel nome dei fattori esterni, quelli economici e “strutturali”, si mette in ombra il filone più fecondo in tema della responsabilità.
Ossia quello soggettivo che fa dire:
“Ma cosa ho fatto io?
Cosa ho provocato con la mia azione”
E’ una questione che viene elusa in più modi.
C’è quella dell’ex terrorista che neppure se lo pone questo problema. Costoro dicono: “quegli anni erano così. Abbiamo fatto quello che credevamo fosse giusto e corrispondente allo spirito del tempo”. “Non ho nulla di cui pentirmi”. Mentre scrivo queste righe ne vedo davanti a me uno che vive dalle mie parti. Crede di lavarsi la coscienza dedicandosi al recupero dei tossicodipendenti e ha lo sguardo torvo di chi ancora oggi giustifica ai propri occhi e a quelli del mondo le sue scelte. Credo che Stephen King si ispiri a concrete persone così quando ricostruisce le sue incarnazioni del Male.
C’è poi l’opinione pubblica, in genere di sinistra, che usa, ieri e oggi, lo slogan “Né con le brigate rosse, né con lo Stato”
E’ la linea della indifferenza morale.
Linea molto rassicurante per le loro psicologie superficiali. Perché li tira fuori dal gorgo della eterna e storica questione della responsabilità individuale.
“Io”, non la “Società”
“Io”, non la “Legge”.
C’è poi la posizione degli assassini (e usiamola questa parola sinistra che suona e sibila: assassini) protagonisti dei loro delitti.
Costoro dicono: “abbiamo pagato con la giustizia”.
E’ una posizione importante. Perché pone le cose sul terreno della legge.
Ebbene questa è la posizione che maggiormente addolora i sopravvissuti agli assassini dei loro parenti od amici.
Perché se li vedono blaterare nei loro libri. Li vedono saccenti e prepotenti come allora alle televisioni.
Su questo tema il libro di Mario Calabresi apre uno squarcio importante, decisivo, moralmente saldo e forte:
la responsabilità individuale resta,
anche dopo le pene scontate,
fino a quando ci sono i sopravvissuti
delle vittime
Un conto è la responsabilità penale, scontata con la pena (ma soprattutto con gli sconti di pena).
Tutto un altro scenario psicologico ed esistenziale è la responsabilità individuale che permane anche dopo avere pagato (ma soprattutto sotto-pagato) con la giustizia.
Su questo tema ci sono pagine solide e durature nel libro di Mario Calabresi (sottolineature mie):
“Bisogna partire dalle vittime, dalla loro memoria e dal bisogno di verità.
«Farsi carico» è la parola chiave.
Delle richieste di giustizia, di assistenza, di aiuto e di sensibilità.
Lo dovrebbero fare le istituzioni, la politica, ma anche le televisioni, i giornali, la società civile. Un Paese capace di voltare pagina in modo sereno e giusto conviene a tutti, non certo e non solo a chi è stato colpito. ….
I terroristi in carcere sono ormai assai pochi, la gran parte è uscita, basti pensare ai delitti più importanti e fare l'appello. È diffusa la sensazione che abbiano goduto dei benefici di legge e siano usciti senza dare fino in fondo un contributo alla verità. Lo Stato avrebbe dovuto scambiare la libertà anticipata con un netto impegno alla chiarezza e alla definizione delle responsabilità”. …
“C'è una donna che più di altre ha ragionato sull'incapacità italiana di elaborare un lutto collettivo. Carole Beebe, americana, conobbe a Boston Ezio Tarantelli, al centro degli studenti del Massachusetts Institute of Technology, dove lui studiava con Franco Modigliani e dove lei lo raggiungeva per ballare i balli popolari. Si sposarono, poi lo seguì in Italia. Tarantelli venne ucciso a Roma all'università, dove insegnava Economia, il 27 marzo 1985. Spararono in due, ma uno solo è stato individuato e condannato. «L'altro potrei anche trovarmelo seduto accanto al cinema una sera.»
Terapeuta e docente alla Sapienza di Letteratura inglese e Psicoanalisi, Carole Tarantelli è stata anche parlamentare per tre legislature, prima con la sinistra indipendente, poi con i Ds.
«Questo Paese non solo non è stato capace di elaborare un lutto ma neanche un pensiero.
Non ha voluto né potuto pensare al terrorismo. Non ha mai fatto i conti fino in fondo.» Sulla possibilità che si possa voltare pagina senza farsi carico delle vittime è nettissima:
«In Italia si è fatta strada un'illusione, che corrisponde alla fantasia dei terroristi, che si possa superare quello che hanno fatto come se nulla fosse successo.
Ma non può essere così.
Pagata la pena si è liberi, ma non sono finite le responsabilità: questa idea non corrisponde alla realtà.
E non è questione di volontà buona o cattiva, è solo una questione di realtà, perché gli effetti dei loro gesti si vedono ancora. Si vedono sulle persone che sono sopravvissute e si sentono ogni giorno nella mancanza delle persone che loro hanno ucciso.
Il terrorismo non sarà mai finito finché sarà in vita mio figlio che ne porta i segni.
Gli effetti negativi continuano nella vita tutti i giorni, non ce lo si può dimenticare». (pag 96-100)
Infine, il libro di Calabresi tocca solo incidentalmente il cosiddetto caso Sofri. Questo intellettuale che scrive su tutti i giornali immaginabili e che è stato condannato a 22 anni di reclusione per concorso nell’omicidio di Luigi Calabresi . Sentenza del 2 maggio 1990, confermata in Cassazione il 27 gennaio 1997.
Luigi ne parla solo in relazione ai suoi dubbi se accettare o no di diventare giornalista de
Dubbio risolto, con pacata intelligenza e vigoroso atto di fede nella vita che deve continuare, dalla sua straordinaria madre, Gemma Capra.
In tema di agenda politica
In tema di agenda politica Dichiarazione di Clemente Mastella, Roma, 21.01.2007
Nella vita di un politico repubblicano eletto dal suo popolo, legato alla sua terra, alla sua famiglia, alla sua cultura e ai suoi valori, viene un momento in cui dire “basta” è una scelta senza alternative.
... Da uomo di centro che ha guardato a sinistra, secondo la lezione degasperiana; da ministro della Giustizia che ha operato laicamente per la riconciliazione e il rispetto della separazione dei poteri costituzionali, dell’autonomia della politica elettiva e dell’ordine giudiziario, ciascuno nel rispettivo spazio; da quella persona schietta e sincera che spero di essere riuscito ad essere nel corso di tutta la mia vita pubblica e privata, con i miei talenti di leader popolare e i miei errori, ma sempre accompagnato da una visione e da una pratica onesta della politica, espongo adesso, una volta per tutte, la ferma e pacata motivazione del mio “basta”.
.... un’inchiesta che si è presto trasformata in gogna mediatica, privazione della libertà personale di una mia familiare incensurata e sempre e da sempre a disposizione dell’autorità penale, nuovo tentativo di denigrazione e messa in stato di accusa, del tutto a prescindere dalla capacità di individuare singoli reati e di sanzionarli secondo le regole del giusto processo, della classe dirigente di un partito del sud, di un partito di cattolici impegnati da anni nelle difficoltà e nelle entusiasmanti occasioni della politica italiana. I dettagli sono la mancata, piena solidarietà di amici e alleati timorosi di subire anch’essi la gogna mediatica, l’attacco strumentale e fazioso di personalità ministeriali che dovrebbero guardare il loro passato, e riflettere, più che aggredire il presente e il futuro dei loro compagni di banco. I dettagli sono il dilagante pettegolezzo, la messa in burla e in caricatura di un lavoro onesto che credo in tutta sincerità di aver compiuto nei miei ruoli politici e istituzionali: insomma un vasto e duraturo tentativo di intimidazione ai miei danni,una feroce aggressione, che si concluderà in un nulla di fatto in tribunale ma intanto mi ha portato alla decisone responsabile di lasciare il governo per difendermi da uomo comune, .... cominciato e finito in ore di trasmissione televisiva confortata da deposizioni di magistrati ora esclusi dalle loro inchieste per la palese incapacità professionale di tenere alto il prestigio della magistratura, un’incapacità sanzionata a schiacciante maggioranza dal Consiglio superiore. Nonostante abbia subito
Un governo e una maggioranza hanno senso se sono capaci di aggredire i mali del paese, non di lasciare per convenienza opportunistica che i suoi membri siano aggrediti da gente di malaffare politico e mediatico e giudiziario. Una maggioranza responsabile si qualifica oggi, ...., dalla sua capacità di restaurare fino in fondo lo stato di diritto, di censurare chi lo viola sistematicamente ricorrendo al mezzo televisivo e alle ordinanze di custodia cautelare per colpire i presunti nemici politici e personali. Una coalizione perbene si caratterizza per la capacità di porre fine allo scandalo della giustizia ingiusta, delle intercettazioni usate come grimaldello per violare i diritti elementari della persona, e questo a ogni livello della vita sociale e politica, dall’uomo comune, dall’imprenditore , dal sindacalista, dal politico al ministro.
.... Non tratto, non negozio, non accetto mezze misure: mi batto e mi batterò per un governo e una maggioranza in grado di ridare un senso alla giustizia come misura legale e formale di civili rapporti tra gli uomini e le donne che abitano questo grande, straordinario paese, che non merita lo spettacolo al quale è stato condannato da anni d’inerzia, e che sotto gli occhio di tutti.
Questi saggi e lenti consigli di buona guida quodidiana suggeriti da Incredigif stanno giusti in questa giornata che apre una settimana decisiva per la politica italiana:
In tema di agenda politica, spero di sbagliarmi.