Tracce e Sentieri

Passeggiate splinderiane di Amalteo

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2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli… il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ...” da Woody Allen, Manhattan (con qualche cambiamento) pamalteo@gmail.com

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martedì, 29 gennaio 2008

Calendario delle consultazioni del Presidente della Repubblica


In tema di agenda politica

"Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse"
Costituzione della Repubblica italiana, art. 88

Dichiarazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al termine delle Consultazioni, Palazzo del Quirinale, 30 gennaio 2008

"
La crisi della maggioranza di governo è intervenuta dopo che in Parlamento si erano aperti spiragli di dialogo tra le forze politiche per una modifica della legge elettorale vigente e di alcune, importanti norme della Costituzione. La preoccupazione che senza tali modifiche non si possa realizzare la necessaria stabilità politica ed efficienza istituzionale, si è negli ultimi tempi - e ancora in questi giorni - chiaramente espressa, nel modo più imparziale, in seno all'opinione pubblica e a significative rappresentanze del mondo economico e della società civile. Una modifica della legge elettorale è stata, d'altronde, sollecitata attraverso una richiesta di referendum dichiarata ammissibile dalla Corte Costituzionale.
Ho perciò prospettato, a tutti i partiti e i gruppi politici da me consultati, l'esigenza di una soluzione della crisi di governo che in tempi brevi dia almeno avvio agli indispensabili processi di riforma e a credibili impegni di più costruttivo e fruttuoso dialogo tra gli opposti schieramenti: dialogo da me costantemente auspicato e obbiettivamente necessario qualunque sia il risultato di nuove elezioni.
Questa soluzione è stata considerata impraticabile da quelle forze politiche che hanno indicato nello scioglimento delle Camere e nella convocazione delle elezioni sulla base della legge vigente il solo sbocco della attuale crisi politica.
Nel ribadire attenzione e rispetto per tutte le posizioni illustratemi, ricordo tuttavia che sciogliere anticipatamente le Camere ha sempre rappresentato la decisione più impegnativa e grave affidata dalla Costituzione al Presidente della Repubblica. E questa volta la decisione dovrebbe essere assunta a meno di due anni dalle ultime elezioni. Considero perciò mio dovere riservarmi un'adeguata ponderazione e valutazione conclusiva ; il che non può essere da nessuna parte inteso come scelta rituale o dilatoria.
Ho pertanto chiesto al Presidente del Senato - facendo appello al suo senso di responsabilità istituzionale - di verificare le possibilità di consenso su un preciso progetto di riforma della legge elettorale e di sostegno a un governo funzionale all'approvazione di quel progetto e all'assunzione delle decisioni più urgenti in alcuni campi."
Dichiarazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al termine delle Consultazioni


Le consultazioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per affrontare la crisi del Governo Prodi misurano oltre ogni prova provata l'egoriferimento della politica italiana (... Io... Io ... Io ...).
Ecco il calendario dei gruppi sentiti e le loro variopinte denominazioni:

Giornata di venerdì 25 gennaio 2008
Ore 17,00 Presidente del Senato della Repubblica: Sen. Dott. Franco Marini
Ore 17,45 Presidente della Camera dei Deputati: On. Fausto Bertinotti
Ore 18,30 Rappresentanza del Gruppo Misto del Senato della Repubblica
Ore 19,00 Rappresentanza del Gruppo Misto della Camera dei Deputati.

Giornata di sabato 26 gennaio 2008
Ore 9,00   Rappresentanza parlamentare Autonomie Liberté Démocratie
Ore 9,20   Rappresentanza parlamentare Sud Tiroler Volkspartei
Ore 9,40   Rappresentanza parlamentare DCA - Democrazia Cristiana per le autonomie - Nuovo PSI (Gruppo alla Camera)
Ore 10,00 Rappresentanza parlamentare per le Autonomie (Gruppo al Senato)
Ore 10,20 Rappresentanza parlamentare DC per le autonomie - Partito Repubblicano  Italiano - Movimento per l'Autonomia (Gruppo al Senato)
Ore 10,40 Rappresentanza parlamentare Popolari-Udeur (Gruppo alla Camera)
Ore 11,00 Rappresentanza parlamentare Socialisti e Radicali-RNP (Gruppo alla Camera)
Ore 11,20 Rappresentanza parlamentare Italia dei Valori (Gruppo alla Camera)
Ore 11,40 Rappresentanza parlamentare Verdi (Gruppo alla Camera)
Ore 12,00 Rappresentanza parlamentare Comunisti Italiani
Ore 12,30 Rappresentanza parlamentare Sinistra Democratica. Per il Socialismo europeo.

Giornata di lunedì 28 gennaio 2008
Ore 9,00   Rappresentanza parlamentare Lega Nord Padania
Ore 10,00 Rappresentanza parlamentare Unione democratici cristiani e di Centro (UDC)
Ore 11,00 Rappresentanza parlamentare Rifondazione Comunista-Sinistra Europea
Ore 12,00 Rappresentanza parlamentare Alleanza Nazionale

Giornata di martedì 29 gennaio 2008
Ore 10,30 Rappresentanza parlamentare Forza Italia
Ore 11,30 Rappresentanza parlamentare Partito Democratico-l'Ulivo
Ore 17,30 Presidente Emerito della Repubblica Senatore Prof. Francesco Cossiga
Ore 18,00 Presidente Emerito della Repubblica Senatore Dott. Oscar Luigi Scàlfaro
Ore 18,30 Presidente Emerito della Repubblica Senatore Dott. Carlo Azeglio Ciampi.

Roma, 25 gennaio 2008

postato da: AMALTEO alle ore gennaio 29, 2008 14:50 | link | commenti (13)
categorie: pensare politica elezioni
sabato, 26 gennaio 2008

Carlo Rivolta legge I sommersi e i salvati di Primo Levi



Quest'anno per ricordare qui il Giorno della memoria scelgo il discorso che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha tenuto due giorni fa.
Mi sembra importante che abbia voluto sottolineare le
"
leggi antiebraiche emanate dal regime fascista, che di fatto prepararono l'Olocausto anche in Italia" e la frase
"Non dimentichiamo gli orrori dell'antisemitismo, che è ancora presente in alcune dottrine, e va contrastato qualunque forma assuma"

Ora, però caro lettore, ti invito ad un ascolto che chiede un atteggiamento interiore, chiede di "fare anima" dentro di te.
Si tratta della lettura che l'attore Carlo Rivolta ha fatto di alcune immense e definitive pagine di Primo Levi nel suo I sommersi e i salvati.
Devi immaginare una sala di cinema di provincia che improvvisamente si fa buia .... dal fondo Carlo Rivolta, vestito di leggerissimi indumenti bianchi, avanza con una candela in mano ... e poi, dal silenzio, questa voce:




INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
GIORGIO NAPOLITANO
IN OCCASIONE DELLA CELEBRAZIONE DEL "GIORNO DEL MEMORIA"

PALAZZO DEL QUIRINALE, 24 GENNAIO 2008

Lasciate che mi rivolga, innanzitutto alle ragazze e ai ragazzi, alla platea di giovani di varie regioni d'Italia che è qui raccolta. Questi giovani, sotto la guida dei loro insegnanti, anch'essi qui presenti, e grazie all'impegno del Ministro della Pubblica Istruzione e dei suoi collaboratori, così come grazie all'impegno di regioni e enti locali, hanno compiuto - lo abbiamo sentito - attente e serie ricerche sui Giusti fra le Nazioni e su tutti gli uomini e donne che nel loro territorio, negli anni terribili delle persecuzioni antiebraiche, contribuirono, a rischio della loro vita, a salvare degli ebrei, cui veniva data la caccia per deportarli nei campi di sterminio nazisti.
Vi siete misurati, cari ragazzi, con un tema difficile e angoscioso, ma questo impegno è stato importante per la vostra formazione come cittadini della nostra Repubblica, della nostra Europa riunificata nella pace. Bisogna ricordare gli atti di barbarie del nostro passato per impedire nuove barbarie, per costruire un futuro - il vostro futuro - che si ispiri a ideali di libertà e di fratellanza fra i popoli.
E' nel ricordo di coloro che, in quegli anni bui, non si lasciarono corrompere dalle ideologie di odio allora dominanti, che ho voluto che venisse qui dato, nel Giorno della Memoria, quest'anno, particolare rilievo all'epopea dei Giusti, di coloro che salvarono anche le nostre coscienze, che furono i pionieri e primi costruttori del mondo di pace in cui ci auguriamo che voi giovani possiate trascorrere le vostre esistenze.
Nella vostra formazione storica e morale è bene che si affianchi alla memoria di quell'immenso stuolo di ebrei di tutta Europa che furono vittime della Shoah, anche il ricordo dei Giusti: di coloro, e non furono pochi, che si sforzarono di salvare almeno alcuni tra loro.
Questo 2008 è per noi un anno speciale, in quanto segna il sessantesimo anniversario dell'entrata in vigore della Costituzione della nostra Repubblica. E' peraltro anche l'anno in cui ricorrerà, nel settembre prossimo, il settantesimo anniversario delle leggi antiebraiche emanate dal regime fascista, che di fatto prepararono l'Olocausto anche in Italia. Leggi che suscitarono orrore negli Italiani rimasti consapevoli della tradizione umanista e universalista della nostra civiltà, e del contributo che ad essa avevano dato, attraverso i secoli, nonostante le persecuzioni, gli Ebrei che vivevano nella nostra terra, ed erano stati partecipi di alcuni dei momenti fondanti della nostra storia, dal Rinascimento al Risorgimento, alle battaglie per l'unità d'Italia; quell'Italia di cui, finalmente parificati nei diritti, essi si sentivano ed erano cittadini, animati da forti sentimenti patriottici.
Noi non abbiamo dimenticato e non dimenticheremo mai la Shoah. Non dimentichiamo gli orrori dell'antisemitismo, che è ancora presente in alcune dottrine, e va contrastato qualunque forma assuma. Non dimentichiamo e non dimenticheremo neppure i Giusti d'Italia, i cui nomi sono stati ricordati in una benemerita ricerca, realizzata grazie al lavoro infaticabile di studiosi che sono oggi qui presenti, e pubblicata qualche anno fa in un volume con un messaggio del mio predecessore, Carlo Azeglio Ciampi, e con la sua prefazione, onorevole Fini, nella sua qualifica, all'epoca, di Ministro degli Esteri.
Ai Giusti d'Italia hanno qui reso oggi omaggio, insieme con noi tutti, anziani e giovani - e per questo li ringrazio - il Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Avvocato Gattegna, e l'Ambasciatore d'Israele Gideon Meir, a nome dello Stato che rappresenta, e di quel Luogo della Memoria, lo Yad Vashem di Gerusalemme, che vuole tener vivo per sempre, nella coscienza dei popoli, accanto al ricordo straziante delle moltitudini di Ebrei che furono vittime della Shoah, anche i nomi di quei Giusti fra le Nazioni che si prodigarono per salvarli: a testimonianza del fatto che l'ideale antico dell'Amore del Prossimo e dello Straniero che vive tra noi, neppure allora era spento.
Anche a nome di voi giovani, che state formando le vostre coscienze in un'Italia e in un'Europa dove oggi si vive in libertà, rinnovo l'espressione della nostra riconoscenza a quei Giusti che tennero vivi gli ideali di umanità a cui si sono ispirati quanti hanno combattuto, in condizioni drammatiche, per dare vita a un'Italia libera e democratica, e poi per costruire un'Europa di pace.
Sono, perciò, onorato e lieto di procedere ora alla consegna delle medaglie d'oro al valor civile, che sono state concesse, dal Ministro degli Interni, ad alcuni, tra i Giusti d'Italia, che sono con noi. Vi ricordo che altre medaglie d'oro e medaglie dei Giusti fra le Nazioni saranno consegnate, fra pochi giorni, a militari del Corpo della Guardia di Finanza, qui rappresentato dal Comandante Generale Cosimo D'Arrigo.

postato da: AMALTEO alle ore gennaio 26, 2008 01:43 | link | commenti (39)
categorie: pensare buoni maestri, pensare storia contemporanea
giovedì, 24 gennaio 2008

Il governo di Romano Prodi perde la fiducia al Senato

sisifoGennaio horribilis.

Da questa sera non esiste più il Governo Prodi.

Il roccioso ed eroico tecnocrate della politica ha dovuto cedere. E’ caduto con molto onore, ma è caduto sotto il peso dei molti limiti che ne caratterizzavano le possibilità di azione.

La coalizione eterogenea, rissosa e violenta che aveva saputo tenere assieme per vincere le elezioni ha perso per la seconda volta la sfida del saper governare: prima nel 1998, a causa dei comunisti, e ora nel 2008 , a causa dei centristi

Il dato di partenza era l’antipatia, sfumante nel sospetto e nell’odio, fra i soci della Unione e l’Ego-riferimento di ciascun soggetto.

Scrivevo alle 17 del 10 aprile 2006:
 

Primi sentimenti.
Il paesaggio è cambiato. Il paesaggio sembra cambiato
L'orizzonte è diverso. E' sicuramente diverso.
E questo per oggi è il massimo della speranza.
Il caimano è azzoppato e ora azzannerà. Dove e come potrà. Con rabbia.
Grande, grande, grande gratitudine per Romano Prodi.
Che si fà carico, che si dà il carico, che gli danno il carico, che sente il carico di tenere assieme l'impossibile.
Il tre per cento dell''elettorato ha cambiato la prospettiva di questi anni abbastanza crudeli.
Ora occorrerebbe governare per cinque anni. Cioè attivare il principio della responsabilità.
Ma quell'acqua del quadro di Magritte nasconde tante insidie. Il mito di Narciso ("Io ... Io ... Io ...Io ...") è lì, potente come sempre.
Il cielo è chiaro, c'è una luce interna, ma intorno è buio.
E poi quell'acqua, quell'acqua ...

 

Ha poi fatto seguito il peccato di arroganza. Non si dovrebbe fare i prepotenti quando si prevale al Senato per qualche migliaio di voti e soli due senatori (comprendendo quelli di nomina presidenziale).

Scrivevo il 22 aprile 2006:

Scatto d'ira, a futura memoria:
mascalzone

 
Mi riferivo a Bertinotti e alla sua ambizione e pretesa di fare il Presidente della Camera, invece di contrattare questa carica istituzionale con l’opposizione.

Il resto è cronaca quotidiana di questi ultimi mesi: l’intreccio defatigante fra buona amministrazione del bilancio pubblico e la perdita progressiva dei consensi. E’ proprio vero: “siamo antipatici” (Luca Ricolfi,  Perché siamo antipatici? La sinistra e il complesso dei migliori, Longanesi, 2005)

Ora siamo a punto e a capo, cioè al 1994 (sic!), quando è iniziato il ciclo berlusconiano. Il personaggio ha già pronto (notizia di agenzia) il Programma dei 100 giorni!

Mio padre, quando voleva punirmi, diceva: “questa sera, a casa, facciamo i conti”.

Ecco, è quello che già sta accadendo dentro le truppe devastate della Unione.

Le sinistre (mi sembra che siano 4 adesso) tirano fuori lo schema amico/nemico, danno del “traditore” a Mastella (buon sangue non mente: è il metodo staliniano) e – per l’appunto – fanno i conti con Veltroni, accusandolo di essere la causa della caduta.

Mi spiace molto, lo dicevo già l’altro ieri.

Provo la depressione politica che ho già provato nel 1994 e nel 2001.

E tuttavia il principio di realtà mi fa dire: chi è causa del suo mal …

Me ne farò una ragione: ci sarà la decadenza etica già sperimentata, ma perlomeno la politica estera non metterà più in pericolo lo stato di Israele.

postato da: AMALTEO alle ore gennaio 24, 2008 23:26 | link | commenti (1)
categorie: pensare storia contemporanea, pensare politica elezioni
mercoledì, 23 gennaio 2008

Mario Calabresi, Spingendo la notte piĂą in lĂ 

In tema di terrorismo e memoria delle vittime

Questa sera su RaiTre alle ore 21
Speciale Ballarò propone lo spettacolo teatrale
“Passa una vela…spingendo la notte più in là”
regia di Luca Zingaretti, tenutosi il 6 dicembre 2007 nella sala Santa Cecilia dell’Auditorium di Roma.



Trasmissione di valore.
Ha avuto origine dall'attore Luca Zingaretti che, emozionalmente preso dal tono di questa scrittura, l'ha voluta leggere in modo mirabile:

“Sono rimasto ammirato e commosso”  è il commento di Zingaretti “dalla serenità e dalla pacatezza, sarei tentato di dire la dolcezza, con cui Mario Calabresi parla di temi che non sono sicuramente nuovi, ma che in questo libro assumono un significato e una potenza finora sconosciuta”

Mi sono segnato alcuni appunti, mentre vedevo e sentivo:
- non c'era una guerra civile, ma solo dei giovani barbari e offuscati dai libro di famiglia della cultura violenta di sinistra e di destra, che hanno dichiarato una loro personale guerra che ha preso di mira magistrati, sindacalisti, giornalisti, direttori sanitari, avvocati. Non c'era una guerra, c'era invece chi si "sentiva in guerra"
- una costante di questi genitori assassinati è che "amavano il loro lavoro"
- terroristi come dei romantici: mito duro a morire
- rimozione di che è stato ucciso. Rimozione delle vittime e delle mogli e dei figli delle vittime
- cominciamo a chiamarli "ex assassini terroristi" e per quelli che sono diventati persone pubbliche scrivere nel loro curriculum chi hanno assassinato
- feroce, aggressivo, agghiacciante cancro ideologico alimentato dalle ideologie dell'odio basate sullo schema amico/nemico. Sostrato di cultura che esiste ancora oggi. Quel linguaggio, quell'asprezza è ancora presente oggi. C'è una cultura che non è cambiata
- c'è un Album di famiglia ancora aperto.
- incapacità di trasformare quei lutti privati in fatto pubblico
- mia riflessione depressa: Gad Lerner non ha avuto la decenza, questa sera, di sospendere la sua trasmissione parallele su La7. Il suo giornale Lotta continua, in quegli anni, ha avuto la funzione di eccitare quotidianamente la cultura dell'odio che, in alcune psicologie, si è tradotta in concreta azione e in uno stillicidio di assassini




Colgo l'occasione per ritornare sulle mie tracce e riproporre una scheda su questo libro.
La lettura dl libro Mario Calabresi, Spingendo la notte più in là. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo, Mondadori, 2007, p. 130, se appena si fa agire un pochino il principio della intermittenza del cuore,  suscita tanta commozione, ma subito dopo ha un benefico potere curativo.
Innanzitutto cura i sopravvissuti ai crimini del terrorismo politico.
Perché ora un involontario protagonista indiretto di quell’orribile decennio comincia a restituire la memoria di chi era morto:
 

“Spararono a mio padre alle 9.15 mentre apriva la portie­ra della Cinquecento blu di mia madre. Era appena uscito di casa, dopo vari tentennamenti che lo avevano portato a rientrare per ben due volte, la prima per sistemarsi il ciuffo, la seconda per cambiarsi la cravatta. Era uscito con una cra­vatta rosa, se la sfilò per metterne una bianca, e a mamma che lo guardava scuotendo la testa e prendendolo in giro ri­spose: «Preferisco questa perché ha il colore della purezza». Lei richiuse la porta senza dare peso a quelle parole.”  (Pag. 32)


Dentro di me questo libro cura la cultura storica e il connesso desiderio di giustizia.
Di rado si accosta una scrittura così densa di sé.
In questo libro c’è un controllo di sè che suscita ammirazione.
Come quando, in una recente manifestazione a favore della Palestina cui partecipa anche l’esponente della  sinistra comunista Oliverio Diliberto, un gruppo di ragazzi scrive ancora  sui muri “Calabresi assassino”. O quando, per le vie di Genova, presso un centro sociale trova un volantino con scritto: “Basta menzogne! Luigi Calabresi era un torturatore”.
Ecco, Mario si interroga sulla persistenza di questa falsità storica, nonostante la verità processuale chiarita dal giudice, e dice:

“Con gli anni ho capito l'efficacia di quella campagna di stampa cominciata proprio nei giorni in cui nascevo. Conia­rono uno slogan che appare inossidabile, semplice, chiaro, capace di attraversare le generazioni. Tanto ben costruito da far pensare a una di quelle operazioni di marketing che og­gi riescono a imporre un marchio. Non c'era però un pubbli­citario dietro la campagna, ma molte teste, tra le più illustri del giornalismo, del teatro, della cultura e dei movimenti, accomunate da una furia vendicatrice che le portò a costrui­re un mostro, a dispetto di evidenze, buon senso e dati di realtà. La benzina che alimentò il motore fu l'indignazione per la morte di Giuseppe Pinelli detto Pino.

Molte volte mi sono chiesto come mi sarei comportato se fossi stato un giornalista allora. E la risposta è netta: mi sarei indignato. La polizia e la questura avevano il dovere di spiegare cos'era successo, senza opacità, senza reticenze, dovevano accertare con severità e chiarezza come era stato possibile che un uomo arrivato in questura sul suo moto­rino e rimasto sotto interrogatorio per tre giorni fosse ca­duto da una finestra, morendo poco dopo. Invece ci furono ambiguità, chiusure, quel pezzo di Stato per il quale lavora­va mio padre, che faceva capo al Viminale e aveva sede in via Fatebenefratelli a Milano, diede una pessima prova di sé e con le sue reticenze insulto il Paese e avallò i più ter­ribili sospetti” (pag 43)
 

Certo fa impressione la continua idealizzazione di quel periodo e la persistenza dell’odio.

Entrambi alimentati da una imponente letteratura che esalta la cultura e le azioni terroristiche come “inevitabili”, “necessarie”, “giustificate” da quella congiuntura politica.
Mario intende restituire l’onore a suo padre Luigi Calabresi.
E nello stesso tempo riesce a dare voce ai sopravvissuti. Mogli (già, perche gli assassinati sono stati prevalentemente uomini) , figli, fratelli, nipoti.
I silenziati di questi ultimi 25 anni. In cui a scrivere la storia del terrorismo politico sono stati gli autori dei delitti.
E’ come se avessero dovuto diventare grandi ed adulti quei piccolini di 3 e 5 anni diventati orfani perché un gruppetto di terroristi fondamentalisti di sinistra e di destra avevano deciso di sparare o a singole persone inermi o a caso, nelle piazze o alle stazioni:

“La curiosità di capire, di scoprire cosa si diceva e si scri­veva di mio padre, esplose quando avevo quattordici anni. In quarta ginnasio cominciai a saltare la scuola per anda­re a leggere i giornali dell'epoca nell'emeroteca della bi­blioteca Sormani, a poche centinaia di metri dal palazzo di Giustizia. Continuai a farlo per molto tempo, a volte con pause di mesi, almeno fino alla fine della prima liceo. Ar­rivavo presto la mattina, in anticipo sull'apertura del por­tone, per essere tra i primi a entrare. Mi fiondavo a fare la richiesta dei microfilm e, per evitare code e attese, spesso mi preparavo il foglietto giallo della domanda in anticipo. Prima affrontai il «Corriere della Sera». Partii dalla stra­ge di piazza Fontana per arrivare al giorno dell'omicidio. Era un lavoro solitario e metodico, che cavava gli occhi, ma che mi rapì. Mi immergevo in un'altra epoca, perde­vo il senso del tempo e del presente. Dimenticavo comple­tamente i problemi scolastici, le interrogazioni, il greco, i compagni di classe. Era un'esperienza totalizzante.

… Ancora oggi quando leggo cosa scrivevano, anche con­testualizzando ogni cosa, anche di fronte a uno Stato opa­co e «nemico», non mi capacito di frasi come questa del 6 giugno 1970: «Questo marine dalla finestra facile dovrà ri­spondere di tutto. Gli siamo alle costole, ormai, è inutile che si dibatta come un bufalo inferocito». O una pagina come quella uscita il 1° ottobre 1970, una settimana prima del­l'inizio del processo per diffamazione contro «Lotta Con­tinua», che presto si trasformò in un processo a mio padre: «Siamo stati troppo teneri con il commissario di Ps Luigi Calabresi. Egli si permette di continuare a vivere tranquil­lamente, di continuare a fare il suo mestiere di poliziotto, di continuare a perseguitare i compagni. Facendo questo, però, si è dovuto scoprire, il suo volto è diventato abituale e conosciuto per i militanti che hanno imparato a odiarlo. E il proletariato ha già emesso la sua sentenza: Calabresi è responsabile dell'assassinio di Pinelli e Calabresi dovrà pagarla cara». (pag. 9-11)
 

C’è poi il tema della responsabilità.
L’eterno tema della responsabilità.
La questione per la quale, nel nome dei fattori esterni, quelli economici e “strutturali”, si mette in ombra il filone più fecondo in tema della responsabilità.
Ossia quello soggettivo che fa dire:
“Ma cosa ho fatto io?
Cosa ho provocato con la mia azione”
E’ una questione che viene elusa in più modi.
C’è quella dell’ex terrorista che neppure se lo pone questo problema. Costoro dicono: “quegli anni erano così. Abbiamo fatto quello che credevamo fosse giusto e corrispondente allo spirito del tempo”. “Non ho nulla di cui pentirmi”. Mentre scrivo queste righe ne vedo davanti a me uno che vive dalle mie parti. Crede di lavarsi la coscienza dedicandosi al recupero dei tossicodipendenti e ha lo sguardo torvo di chi ancora oggi giustifica ai propri occhi e a quelli del mondo le sue scelte. Credo che Stephen King si ispiri a concrete persone così quando ricostruisce le sue incarnazioni del Male.
C’è poi l’opinione pubblica, in genere di sinistra, che usa, ieri e oggi, lo slogan “Né con le brigate rosse, né con lo Stato”
E’ la linea della indifferenza morale.
Linea molto rassicurante per le loro psicologie superficiali. Perché li tira fuori dal gorgo della eterna e storica questione della responsabilità individuale.
“Io”, non la “Società”
“Io”, non la “Legge”.
C’è poi la posizione degli assassini (e usiamola questa parola sinistra che suona e sibila: assassini) protagonisti dei loro delitti.
Costoro dicono: “abbiamo pagato con la giustizia”.
E’ una posizione importante. Perché pone le cose sul terreno della legge.
Ebbene questa è la posizione che maggiormente addolora i sopravvissuti agli assassini dei loro parenti od amici.
Perché se li vedono blaterare nei loro libri. Li vedono saccenti e prepotenti come allora alle televisioni.
Su questo tema il libro di Mario Calabresi apre uno squarcio importante, decisivo, moralmente saldo e forte:

la responsabilità individuale resta,

anche dopo le pene scontate,

fino a quando ci sono i sopravvissuti

delle vittime

 

Un conto è la responsabilità penale, scontata con la pena (ma soprattutto con gli sconti di pena).
Tutto un altro scenario psicologico ed esistenziale è la responsabilità individuale che permane anche dopo avere pagato (ma soprattutto sotto-pagato) con la giustizia.
Su questo tema ci sono pagine solide e durature nel libro di Mario Calabresi (sottolineature mie):

Bisogna partire dalle vittime, dalla loro memoria e dal bisogno di verità.

«Farsi carico» è la parola chiave.

Delle ri­chieste di giustizia, di assistenza, di aiuto e di sensibilità.

Lo dovrebbero fare le istituzioni, la politica, ma anche le televisioni, i giornali, la società civile. Un Paese capace di voltare pagina in modo sereno e giusto conviene a tutti, non certo e non solo a chi è stato colpito.  ….

I terroristi in carcere sono ormai assai pochi, la gran parte è uscita, basti pensare ai delitti più importanti e fare l'appel­lo. È diffusa la sensazione che abbiano goduto dei benefici di legge e siano usciti senza dare fino in fondo un contributo alla verità. Lo Stato avrebbe dovuto scambiare la libertà anticipata con un netto impegno alla chiarezza e alla defi­nizione delle responsabilità”. …

 
“C'è una donna che più di altre ha ragionato sull'incapa­cità italiana di elaborare un lutto collettivo. Carole Beebe, americana, conobbe a Boston Ezio Tarantelli, al centro degli studenti del Massachusetts Institute of Technology, dove lui studiava con Franco Modigliani e dove lei lo raggiungeva per ballare i balli popolari. Si sposarono, poi lo seguì in Ita­lia. Tarantelli venne ucciso a Roma all'università, dove in­segnava Economia, il 27 marzo 1985. Spararono in due, ma uno solo è stato individuato e condannato. «L'altro potrei anche trovarmelo seduto accanto al cinema una sera.»

Terapeuta e docente alla Sapienza di Letteratura inglese e Psicoanalisi, Carole Tarantelli è stata anche parlamentare per tre legislature, prima con la sinistra indipendente, poi con i Ds.

«Questo Paese non solo non è stato capace di ela­borare un lutto ma neanche un pensiero.

Non ha voluto né potuto pensare al terrorismo. Non ha mai fatto i conti fino in fondo.» Sulla possibilità che si possa voltare pagina sen­za farsi carico delle vittime è nettissima:

«In Italia si è fatta strada un'illusione, che corrisponde alla fantasia dei terro­risti, che si possa superare quello che hanno fatto come se nulla fosse successo.

Ma non può essere così.

Pagata la pe­na si è liberi, ma non sono finite le responsabilità: questa idea non corrisponde alla realtà.

E non è questione di volon­tà buona o cattiva, è solo una questione di realtà, perché gli effetti dei loro gesti si vedono ancora. Si vedono sulle persone che sono sopravvissute e si sentono ogni giorno nella mancanza delle persone che loro hanno ucciso.

Il terrorismo non sarà mai finito finché sarà in vita mio figlio che ne porta i segni.

Gli effetti negativi continuano nella vita tutti i giorni, non ce lo si può dimenticare». (pag 96-100)
 

Infine, il libro di Calabresi tocca solo incidentalmente il cosiddetto caso Sofri. Questo intellettuale che scrive su tutti i giornali immaginabili e che è stato condannato a 22 anni di reclusione per concorso nell’omicidio di Luigi Calabresi . Sentenza del 2 maggio 1990, confermata in Cassazione il 27 gennaio 1997.
Luigi ne parla solo in relazione ai suoi dubbi se accettare o no di diventare giornalista de La Repubblica, su cui scrive Adriano Sofri.
Dubbio risolto, con pacata intelligenza e vigoroso atto di fede nella vita che deve continuare, dalla sua straordinaria madre, Gemma Capra.

postato da: AMALTEO alle ore gennaio 23, 2008 00:04 | link | commenti (3)
categorie: pensare storia contemporanea, pensare politica terrorismo
martedì, 22 gennaio 2008

Romano Prodi chiede la fiducia al Governo

sisifoIn tema di agenda politica

Discorso di Romano Prodi alla Camera dei Deputati.

Sulla politica estera e sui rifiuti l'azione e i risultati sono davvero scadenti (Massimo D'Alema, il peggiore ministro degli esteri dell'intera storia repubblicana)
Ma sulla capacità ragionieristica di sistemare approssimativamente i conti dopo la gestione Tremonti il risultato è eccellente.
Il ciclo della politica da 15 anni è così: loro (centro-destra) mettono fuori squadra le due colonne delle entrate e delle uscite e noi (sinistra-centro) rappezziamo un po'.
Poi si ricomincia


''Intervengo in quest' Aula a seguito della crisi venutasi a creare nella maggioranza dopo la decisione dell'Udeur di non farne piu' parte.
Sicuramente sulla scelta del partito del senatore Clemente Mastella ha influito la vicenda giudiziaria che lo ha investito sul piano personale e politico, episodio per il quale gli ho espresso personalmente e a nome del governo piena solidarieta' assumendo l'interim del Ministero della Giustizia. Solidarieta' che gli ho in piu' occasioni rinnovato, cosi' come e' stato fatto da tutti i partiti della coalizione. Clemente Mastella non e' stato lasciato solo, ne' come esponente politico, ne' come Ministro della Repubblica, ne' tanto meno come uomo.
Oggi era previsto che io dovessi esporre qui la relazione annuale sullo stato della giustizia. Impegno al quale, sia pure brevemente, intendo fare onore. Il nostro e' uno Stato nel quale proprio al potere giudiziario e' affidato il compito di affermare e tutelare sempre la sovranita' della legge. Una sovranita' che si impone ovviamente anche ai giudici e che chiede ad essi di essere i primi a sottoporsi con lealta' e, permettetemi di dire, purezza di cuore e serenita' di intenti, al rispetto pieno delle nostre regole giuridiche. Riguardo alla relazione a cui oggi mi riferisco, e' dovuto al senatore Mastella un sincero apprezzamento. Per il lavoro fatto come Ministro che, dopo aver operato con passione non solo per portare a compimento la piu' ampia riforma dell'ordinamento giudiziario che il nostro Paese abbia avuto, ma anche per avviare molte e importanti interventi di cui vi e' ampia traccia nella relazione che e' stata depositata al Parlamento a nome dell'intero Governo. Una relazione ricca non solo di dati e di bilanci ma anche di problemi e di interrogativi; di riflessioni critiche e di chiari inviti al Parlamento affinche' le tante iniziative gia' avviate possano trovare presto piena approvazione. Una relazione che riflette con rigore le luci e le ombre della giustizia italiana nella difficile fase storica che stiamo vivendo; che da' forte sostegno ai giudici, ai quali come potere e come ordine va l'apprezzamento e la riconoscenza del Paese. Una relazione che chiede alla classe politica e al Parlamento un eccezionale impegno. Una relazione, voglio ancora sottolinearlo, che e' stata approvata da tutto il Consiglio dei Ministri e che dunque costituisce, in ogni sua parte, la posizione dell'intero Governo.
Gli ultimi quindici anni sono stati contrassegnati da una situazione, a volte palese e a volte nascosta, di tensioni tra politica e magistratura; tensioni rese piu' drammatiche dalla crisi di fiducia che ha purtroppo interessato entrambi i settori. La politica - occorre ricordarlo - ha per definizione la finalita' di realizzare aggregazioni del consenso dirette a risolvere i problemi del Paese, e deve poter operare nel libero esercizio delle proprie funzioni, senza con questo ambire ad una sorta di irresponsabilita'. Netta e precisa e' la sua primazia nei confronti di ogni altra istituzione allorche' concorre, nelle sedi parlamentari e in rappresentanza del popolo sovrano, alla formazione delle leggi. La magistratura ha il compito di assicurare la legalita' in rapporto a singole fattispecie e situazioni demandate al suo giudizio. Nell'esercizio delle funzioni ogni magistrato e' soggetto soltanto alla legge, ''sempre e costantemente alla maesta' della legge'', nel senso che deve mantenersi nell'ambito della legittimazione assegnatagli dalla Costituzione e dalle norme processuali. Senza che in questo ambito vi siano differenziazioni, in coerenza con l'art. 3 della Carta costituzionale. Ne' la magistratura deve o puo' cercare il consenso sulle proprie decisioni, in quanto esse sono conseguenti all'applicazione della legge e, dunque, ''vincolate''. D'altra parte il controllo di legalita' e' il contrappeso dell'ampia liberta' di cui, in uno stato democratico, gode l'autorita' politica per la realizzazione dei suoi fini. Esso deve essere soltanto un rimedio nell'equilibrio delle istituzioni. Le categorie dalla politica hanno come contrappeso non tanto il principio esterno della responsabilita' penale, che vale certo anche per i rappresentanti politici, bensi', soprattutto, quello interno di una responsabilita' che e' e resta di tipo politico. Una responsabilita' che spetta direttamente ai cittadini far valere non soltanto nell'occasione elettorale ma attraverso una costante relazione tra politica e collettivita' che assicuri una reale e continua capacita' di partecipazione e di controllo. Per altro verso, autonomia e indipendenza della magistratura, intesa come organizzazione indipendente da ogni altro potere dello Stato, devono trovare il proprio contrappeso nella professionalita', nella responsabilita' e nell'adesione alla legge cui ogni magistrato e' sottoposto. Perche' - e' bene ribadirlo - autonomia e indipendenza dell'ordine giudiziario hanno come presupposto necessario e imprescindibile la professionalita', l'imparzialita', la neutralita' politica, la responsabilita', e il rigido rispetto della legge''. '
'Tuttavia -ha aggiunto Prodi- non e' solo di giustizia che si puo' parlare oggi in quest'Aula, ma anche di quanto accaduto nelle ultime ore sul piano politico e istituzionale, dopo le dichiarazioni rilasciate ieri dal Senatore Mastella. Per il rispetto che nutro nei confronti del Parlamento e per abbreviare i tempi di una crisi che rischia di generare tensioni di cui il Paese non ha bisogno, ho quindi deciso di presentarmi immediatamente per riferire sulla situazione. Perche' e' dal Parlamento che un Governo trae la sua legittimita' ed e' nel Parlamento che deve verificare l'esistenza della fiducia. Onorevoli colleghi, sono convinto che nei momenti di decisione sia bene e salutare assumere comportamenti che implichino l'assunzione di responsabilita' limpide da parte delle istituzioni preposte al governo del paese, a partire dal Parlamento. In un paese legato allo stato di diritto non sono le agenzie di stampa e neppure i dibattiti televisivi che determinano le sorti di un governo. Siete voi, colleghi deputati che dovrete decidere e assumere limpidamente e pubblicamente le responsabilita' per cui siete stati eletti. E' nel Parlamento e solo nel Parlamento che si puo' decidere la sorte del Governo. Ho assunto l'interim del Ministero della Giustizia e, come ho gia' ripetuto, il governo condivide la relazione dell'ex Ministro Mastella. Se poi entrano in discussione in modo opaco preoccupazioni di riforma elettorale o di altro genere e' bene che tutto venga alla luce in questa sede, nelle aule parlamentari. Esse sono la sede fondamentale della democrazia.
Questo e' un Governo che, nato su un patto di legislatura sottoscritto da tutti i partiti dell'Unione il 20 giugno del 2005, si era ripromesso, cito testualmente, ''un'alleanza destinata a durare per l'intero arco della legislatura''. Questo e' un Governo che, nato sulla base di un Programma elettorale firmato e condiviso da tutti i partiti dell'Unione l'11 febbraio del 2006, ha avuto il mandato di guidare il Paese per cinque anni dopo una vittoria elettorale tanto difficile quanto attesa dalla maggioranza degli italiani.

Questo e' un Governo che ha saputo rimettere in piedi il Paese e gli ha permesso di riprendere il cammino, facendolo uscire dalle emergenze.
Da due anni la nostra crescita si attesta sui livelli massimi dell'ultimo decennio. Abbiamo ripristinato l'avanzo primario, il debito cala costantemente.
E abbiamo cominciato, in modo onesto e responsabile, a redistribuire risorse alle famiglie, ai lavoratori e ai pensionati.
Questo e' un Governo che ha riconquistato fiducia in Europa, (come proprio ieri sera ha certificato il commissario Almunia). Ha riconquistato credibilita' nei mercati e nelle istituzioni internazionali.
Un governo che, con la sua politica estera e di sicurezza, ha saputo riconquistare all'Italia il posto che le spetta sullo scenario internazionale. Che ha saputo chiudere senza sbavature l'avventura in Iraq; che ha guidato il processo che ha portato alla missione di pace in Libano; che e' presente con determinazione, professionalita' e umanita' ovunque la pace e' in pericolo. Un governo che ha saputo combattere la criminalita' organizzata, diffondere la cultura del rispetto e lottare nel mondo con successo per far trionfare la pace e condannare la pena di morte. Questo e' un Governo che ha cominciato a far pagare le tasse a chi non lo faceva, ha combattuto la precarieta', abbattuto la disoccupazione, abolito le ingiustizie sociali e investito sui giovani, sul loro essere il futuro dell'Italia. Un lavoro che sta producendo ogni giorno frutti e che sono certo continuera' a darne.
Questo e' un Governo che ha saputo liberalizzare servizi e combattere corporazioni, che ha ridato certezze sul senso di equita' e di giustizia, che ha messo la casa al centro delle sue politiche, tagliando l'Ici, facendo costruire nuove abitazioni per i giovani, agevolando gli affitti per le coppie e gli universitari.
Questo e' un Governo che ha creduto e crede nell'ambiente e nella sua tutela. Non operando con politiche cieche e immobilistiche, ma con la consapevolezza che solo investendo sull'ambiente si investe sul futuro. E anche quando ci siamo trovati di fronte ad emergenze come quella dei rifiuti non abbiamo gridato allo scandalo, non abbiamo cercato di addossare ad altri responsabilita' storiche: ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo cominciato ad affrontare concretamente il problema.
Ecco, questa e' la sintesi dell'attivita' di Governo che oggi presento con orgoglio a questo Parlamento. Un Governo che ha combattuto i privilegi e tagliato i costi della politica non sull'onda di polemiche demagogiche, ma perche' fermamente convinto che solo dando l'esempio si ottengono risultati per tutti. Con questi risultati e con questi principi ci apprestiamo ad affrontare questo delicato momento. Le priorita' che hanno accompagnato e guidano il nostro cammino si chiamano riforme, efficienza, equita'. Per ottenere questi risultati ci vogliono coerenza e coraggio. Ci vuole continuita' di azione. Soprattutto in un momento in cui l'economia mondiale e' di fronte a un'evoluzione negativa della quale non riusciamo ancora a comprendere le conseguenze ultime.
Dopo i sacrifici della prima Finanziaria, obbligata dalla gestione dissennata di chi ci ha preceduto, abbiamo risanato i conti pubblici e tagliato la spesa.
Ora, con la legge Finanziaria 2008 e dopo il grande accordo sul welfare votato da cinque milioni di lavoratori e di pensionati, siamo pronti a diminuire le tasse e aumentare i redditi dei lavoratori garantendo anche un aumento della produttivita', come testimonia il recentissimo accordo per il contratto di lavoro dei metalmeccanici. Ci aspettano progetti importanti che responsabilmente abbiamo avviato senza pensare che decisioni solitarie ed episodiche potessero metterli in forse. Abbiamo preso con gli elettori e con il Paese impegni che intendiamo rispettare, secondo quanto stabilito dalle regole parlamentari e costituzionali. Proprio domani, in quest'Aula, il Presidente della Repubblica celebrera' il sessantesimo anniversario della Carta fondante la nostra democrazia. Mai come oggi siamo chiamati a dimostrare coi nostri comportamenti, con le nostre decisioni e con atti formali che ci impegnamo tutti di fronte al Paese, la fedelta' e il rispetto per la nostra Carta fondamentale. Alla Costituzione mi richiamo dunque per chiedere a voi, onorevoli deputati, e, in seguito ai vostri colleghi senatori, di esprimere con un voto di fiducia il vostro giudizio sulle dichiarazioni che avete ascoltato''.
postato da: AMALTEO alle ore gennaio 22, 2008 17:25 | link | commenti (9)
categorie: pensare politica elezioni

Mastella, maggioranza addio

sisifoIn tema di agenda politica

leggo questo testo di Fully che condivido in toto:

Era da un po' che non seguivo più "Porta a porta", ma ieri sera non avevo sonno, ho visto che era presente Mastella, e la cosa, come capirete, mi ha incuriosito.
Cerco di sintetizzare quasi due ore di trasmissione in cui Mastella era solo sulla destra del teleschermo, e dalla parte opposta vi erano quattro giornalisti di un certo livello ad incalzarlo (Folli e Sansonetti su tutti) e Vespa a "moderare".
Anticipo il giudizio finale: secondo me lo "scontro" l'ha vinto Mastella.

Le sue argomentazioni? Sostanzialmente queste:

a) il reato di cui si accusa mia moglie, me e gli altri non è reato: non costituisce concussione segnalare ad un altro politico un nominativo vicino al proprio partito per una nomina in un posto pubblico e supportare questa segnalazione minacciando il "non appoggio" politico in caso di diniego. Fa parte del "metodo" politico vigente nel Paese. Reazione degli interlocutori: è vero, non è reato, ma è pur sempre un malcostume. Mastella - Resto.del.Mondo: 1 a 0.

b) quello che faccio io è quello che fanno tutti i politici. Vespa manda in onda un cartello in cui si vede che le 24 ASL della Campania sono dirette da 10 manager dei DS, 8 della Margherita, 4 dell'UDEUR e 2 dello SDI. Chiede alla Regione Lombardia e Veneto se le nomine delle ASL in quelle Regioni siano fatte su indicazione politica: la risposta ufficiale è Sì. Chiede la stessa cosa alle Regioni Emilia Romagna e Toscana, che si rifiutano di rispondere. Rifà la domanda in trasmissione al direttore del Resto del Carlino (Bologna) che risponde: "Sì, anche in quelle Regioni le nomine sono di ispirazione politica". Reazione: se è così (i giornalisti lo scoprono stasera, evidentemente) è un malcostume generale. Mastella - RdM: 2-0.

c) se è un malcostume generale, discutiamone tutti insieme e cambiamo le regole del gioco politico. Reazione: nulla, nessuno ha niente da obiettare. Solo Sansonetti dice che "Rifondazione" non opera così. Al che Mastella sbotta: "Andate a vedere come sono gestiti in Campania i corsi di formazione". Silenzio. Mastella - R.d.M: 3-0

d) e poi - è sempre Mastella che parla -  io sono accusato da una Procura che ha avuto un comportamento non lineare: sa di non essere competente ma prima di mandare il fascicolo a Napoli fa arrestare mezzo Udeur. Per questo io ho attaccato "quel" tipo di magistratura, non tutta la magistratura". Reazione: probabilmente non hai tutti i torti. Mastella - RdM: 4-0.

e) Alla obiezione di Sansonetti: "Ma anche ammesso che sia così, non è responsabile per questi motivi far cadere il Governo" Mastella risponde (sintetizzo): "Il governo mi ha lasciato solo, io lascio solo il governo". Risposta eticamente criticabile (anche se umanamente comprensibile). Mastella - R.d.M. 4-1

C'è un ultimo aspetto del dibattito che ho trovato inquietante e sul quale sto ancora meditando. Ad un certo punto Mastella ha detto: "E' chiaro che in questo sistema le nomine sono tutte a carattere politico. Ma state pur certi che se io voglio imporre - poniamo - un "mio" primario in un posto di responsabilità, me lo scelgo con tutte le carte in regola come professionista: non voglio mica che ammazzi la "mia" gente. Se è un cretino poi la "mia" gente non mi vota più".
La tesi è interessante, vagamente agghiacciante se pensate a quello che succede in alcuni ospedali italiani, quello di Vibo Valentia, ad esempio.


Da questa vicenda emerge comunque un dato di fatto: anche se sei bravo, trovati uno sponsor politico, altrimenti farai la fame tutta la vita. Non è un concetto nuovo, ma ormai sembra che sia accettato da tutti come "normale" e certo non è un bel segnale per il nostro futuro.


Io ho dato il mio verdetto. Mastella batte R.d.M.: 4-1. Ma non ne sono affatto contento.

Ho risposto così a questa traccia di Fully:

caro Fully
anch'io sono stato a sentire Mastella fino a quasi le 2 di notte.
Ho usato il metodo Paolo Pansa, il giornalista. L'ho guardato, ho osservato il suo viso, gli occhi, gli scatti d'ira e i momenti di argomentazione.
Si impara abbastanza a guardare il corpo delle persone, oltre che ad ascoltare le parole scritte o parlate.
Ma devo dire che il momento decisivo è stato il video del figlio.
Quando una famiglia (padre maschio, madre femmina, due figli. oggi è dovere essere precisi), quando una famiglia cresce un figlio così, così evidentemente sincero, così evidentemente cresciuto bene, così evidentemente pulito, eppure umiliato da un giornalista iper-raccomandato che gli tende tranelli e lo incalza per puro spirito di sevizia (mentre pensa alla fattura fiscale che emetterà alla sua azienda) credo di non sbagliare.
E' evidentemente un giudizio di superficie , il mio, un giudizio da lettore di giornale e da telespettatore.
Tuttavia credo che di reati da carcerazione preventiva non ne abbiano fatti, che quel giudice si è solo vendicato per la sua carriera burocratica impedita da un decreto del governo (e il suo procedimento finirà nella fogna), che lo hanno vigliaccamente lasciato solo ( e mi ricordo anche le trasmissioni degli inquisitori-Santoro e  Floris).
E Mastella, che non porge l'altra guancia, ha restituito gli schiaffoni. Fortunato lui che può farlo.
Non è il mio politico di riferimento, il Mastella e mi spiace che il Governo Prodi venga messo in crisi
tuttavia: chapeau!
ciao Fully
Amalteo

Altre tracce

Dichiarazione di Clemente Mastella, Roma, 21.01.2007

Nella vita di un politico repubblicano eletto dal suo popolo, legato alla sua terra, alla sua famiglia, alla sua cultura e ai suoi valori, viene un momento in cui dire “basta” è una scelta senza alternative.
... Da uomo di centro che ha guardato a sinistra, secondo la lezione degasperiana; da ministro della Giustizia che ha operato laicamente per la riconciliazione e il rispetto della separazione dei poteri costituzionali, dell’autonomia della politica elettiva e dell’ordine giudiziario, ciascuno nel rispettivo spazio; da quella persona schietta e sincera che spero di essere riuscito ad essere nel corso di tutta la mia vita pubblica e privata, con i miei talenti di leader popolare e i miei errori, ma sempre accompagnato da una visione e da una pratica onesta della politica, espongo adesso, una volta per tutte, la ferma e pacata motivazione del mio “basta”.
....  un’inchiesta che si è presto trasformata in gogna mediatica, privazione della libertà personale di una mia familiare incensurata e sempre e da sempre a disposizione dell’autorità penale, nuovo tentativo di denigrazione e messa in stato di accusa, del tutto a prescindere dalla capacità di individuare singoli reati e di sanzionarli secondo le regole del giusto processo, della classe dirigente di un partito del sud, di un partito di cattolici impegnati da anni nelle difficoltà e nelle entusiasmanti occasioni della politica italiana. I dettagli sono la mancata, piena solidarietà di amici e alleati timorosi di subire anch’essi la gogna mediatica, l’attacco strumentale e fazioso di personalità ministeriali che dovrebbero guardare il loro passato, e riflettere, più che aggredire il presente e il futuro dei loro compagni di banco. I dettagli sono il dilagante pettegolezzo, la messa in burla e in caricatura di un lavoro onesto che credo in tutta sincerità di aver compiuto nei miei ruoli politici e istituzionali: insomma un vasto e duraturo tentativo di intimidazione ai miei danni,una feroce aggressione, che si concluderà in un nulla di fatto in tribunale ma intanto mi ha portato alla decisone responsabile di lasciare il governo per difendermi da uomo comune, .... cominciato e finito in ore di trasmissione televisiva confortata da deposizioni di magistrati ora esclusi dalle loro inchieste per la palese incapacità professionale di tenere alto il prestigio della magistratura, un’incapacità sanzionata a schiacciante maggioranza dal Consiglio superiore. Nonostante abbia subito

Un governo e una maggioranza hanno senso se sono capaci di aggredire i mali del paese, non di lasciare per convenienza opportunistica che i suoi membri siano aggrediti da gente di malaffare politico e mediatico e giudiziario. Una maggioranza responsabile si qualifica oggi, ...., dalla sua capacità di restaurare fino in fondo lo stato di diritto, di censurare chi lo viola sistematicamente ricorrendo al mezzo televisivo e alle ordinanze di custodia cautelare per colpire i presunti nemici politici e personali. Una coalizione perbene si caratterizza per la capacità di porre fine allo scandalo della giustizia ingiusta, delle intercettazioni usate come grimaldello per violare i diritti elementari della persona, e questo a ogni livello della vita sociale e politica, dall’uomo comune, dall’imprenditore , dal sindacalista, dal politico al ministro.
....  Non tratto, non negozio, non accetto mezze misure: mi batto e mi batterò per un governo e una maggioranza in grado di ridare un senso alla giustizia come misura legale e formale di civili rapporti tra gli uomini e le donne che abitano questo grande, straordinario paese, che non merita lo spettacolo al quale è stato condannato da anni d’inerzia, e che sotto gli occhio di tutti.

postato da: AMALTEO alle ore gennaio 22, 2008 10:53 | link | commenti
categorie: pensare politica elezioni
lunedì, 21 gennaio 2008

Per la lentezza

IMG_1461Questi saggi e lenti consigli di  buona guida quodidiana suggeriti da Incredigif stanno giusti in questa giornata che apre una settimana decisiva per la politica italiana:






Per trovare la velocità giusta nella vita:

1) Svegliarsi 5 minuti prima del solito per farsi la barba, truccarsi o far colazione senza fretta e con un pizzico di allegria.
2) Se siamo in coda nel traffico o alla cassa di un supermercato, evitiamo di arrabbiarci e usiamo questo tempo per programmare mentalmente la serata o per scambiare due chiacchiere con il vicino di carrello.
3) Se entrate in un bar per un caffè:ricordatevi di salutare il barista, gustarvi il caffè e risalutare barista e cassiera al momento dell'uscita(questa regola vale per utti i negozi, in ufficio e anche in
ascensore)
4) Scrivere sms senza simboli o abbreviazioni, magari iniziando con caro o cara...
5) Quando è possibile, evitiamo di fare due cose contemporaneamente come telefonare e scrivere al computer...se no si rischia di diventare scortesi, imprecisi e approssimativi.
6) Evitiamo di iscrivere noi o i nostri figli ad una scuola o una palestra dall'altra parte della città
7) Non riempire l'agenda della nostra giornata di appuntamenti, anche se piacevoli, impariamo a dire qualche no e ad avere dei momenti di vuoto.
8) Non correte per forza a fare la spesa, senz'altro la vostra dispensa vi consentirà di cucinare una buona cenetta dal primo al dolce.
9) Anche se potrebbe costare un po' di più, ogni tando concediamoci una visitina al negozio sottocasa, risparmieremo in tempo e saremo meno stressati.
10) Facciamo una camminata, soli o in compagnia, invece di incolonnarci in auto per raggiungere la solita trattoria fuori porta.
11) La sera leggete i giornali e non continuate a fare zapping davanti alla tv.
12) Evitate qualche viaggio nei we o durante i lunghi ponti, ma gustatevi la vostra città, qualunque essa sia.
13) Se avete 15 gorni di ferie, dedicatene 10 alle vacanze e utilizzate i rimanenti come decomressione pre o post vacanza.
14)Smettiamo di continuare a ripetere:"non ho tempo". Il continuare a farlo non ci farà certo sembrare più importanti.
 
... e i 7 comandalenti in cucina
 
1) Il cibo è la tua prima medicina: insegna Ippocrate... crediamoci!
2) La poesia del cibo inizia quando facciamo la spesa: scegliamo prodotti di stagione e di qualità. Se vogliamo risparmiare diminuiamo la quantità: che è anche un'ottima scelta per controllare colesterolo e peso.
3) E' scientificamente provato che l'acqua non bolle prima se continuiamo a osservarla: quindi senza fretta appassioniamoci alla preparazione della nostra cenetta e apparecchiamo con cura la tavola, un fiore?
4) Utilizziamo tutti i nostri sensi per godere dei singoli ingredienti: la vista, il tatto, l'olfatto, il gusto ... anche l'udito (i rumori della cucina fanno tanto casa e calore!).
5) Gustiamo ogni forchettata e ogni piccolo sorso di quel vino che, anche se da incompetenti, avremo scelto con amore e cura.
6) Evitiamo il "due in uno"! Se mangiamo non telefoniamo, se telefoniamo non mangiamo.
7)Non precipiatiamoci ... il cinema, la lavastoviglie, l'ultimo ritocco al computer, ecc. aspettano

Segno anche questa traccia: Vivere con lentezza
postato da: AMALTEO alle ore gennaio 21, 2008 12:43 | link | commenti (5)
categorie: vivere tempo

Siamo entrati in campagna elettorale

sisifoIn tema di agenda politica, spero di sbagliarmi.
Spero molto di sbagliarmi.
Ma con queste parole di Walter Veltroni:

"quale che sia il sistema elettorale  il partito correrà da solo.
Voglio dire con chiarezza che il Partito Democratico si presenterà con proprie liste"


con queste parole, dicevo, siamo entrati in campagna elettorale.
Voglio dire che ci sono molte probabilità che il Governo Prodi cada martedì o mercoledì e che si potrebbe votare alle elezioni politiche a maggio o giugno.

Il primo appuntamento caldo è martedì . A Montecitorio Prodi dovrà vedersela con la Giustizia. In qualità di Guardasigilli ad interim dovrà far votare dalla sua maggioranza la Relazione annuale sulla giustizia messa a punto da Clemente Mastella prima di lasciare il suo incarico perché colpito dal ciclone giudiziario che ha travolto mezzo Udeur in Campania.
Il giorno dopo al Senato lo attendono le forche caudine della mozione anti-Pecoraro Scanio,
il ministro alll'ambiente che, avendo capeggiato tutte le azioni contro gli inceneritori è uno dei grandi responsabili della catastrofe ecologico - ambientale della Campania.
In Aula dovrà essere votata la mozione di sfiducia presentata dal centrodestra contro il ministro dell’Ambiente. Il leader dei Verdi dovrebbe dimettersi dal governo, sostengono, per la vicenda dei rifiuti in Campania. I tre diniani hanno già annunciato il loro no al ministro. E la circostanza non fa ben sperare il governo che può contare su una maggioranza risicata.
E, ancora, la commissione Affari Costituzionali dovrà votare la bozza Bianco sulla legge elettorale. E anche in questo caso, soprattutto dopo la sfida lanciata da Veltroni di far correre il Pd da solo, sarà un incognita. I nervi sono tesi e i veti incrociati si sprecano.

Per cultura politica ed appartenenza di schieramento di governo mi spiace molto.
Mi spiace, innanzitutto, per la stima che ho per Romano Prodi, che ha fatto il possibile e l'impossibile per tenere assieme un gruppo rissoso e malevolo, remando con pochi collaboratori leali in acque estremamente difficili.
Il centro-sinistra ha perso la sfida del governo: ha capacità operative di governo, ma non ha quella coesione che è necessaria per portarle avanti. Quello che è deprimente è che l'ha persa pur avendo le competenze necessarie a far quadrare i conti pubblici, senza incidere in modo insopportabile sui redditi delle famiglie.
L'ha persa, invece, per i conflitti interni fra i partiti alleati. Non può resistere a lungo un governo che ha solo due senatori in più per far passare le leggi al senato e che ha una opposizione forte e feroce fuori e altre 4 o cinque opposizioni interne.
Scrivevo il 10 aprile 2006:

"Ma quell'acqua del quadro di Magritte nasconde tante insidie. Il mito di Narciso ("Io ... Io ... Io ...Io ...") è lì, potente come sempre"

Facile profezia.

Il Partito Democratico competerà da solo: grande scelta che da sola legittima in modo irreversibile la sua posizione nel sistema politico italiano. Come dire: con alleati subdoli traditori, proviamo a usare un altro metodo.
Il metodo per cui le riforme si fanno avendo una maggioranza forte che nei primi due anni governa anche CONTRO i piccoli interessi annidati nella coalizione vincente. Il metodo Tony Blair. Il metodo Sarkozy. Il metodo Merkel.
Scelta coraggiosa ad esito incerto. Anche perchè in contro-tendenza rispetto alla storia politico-istituzionale italiana.
Se, invece, prevarrà la coalizione di centro-destra (perchè è del tutto evidente che i neo-liberali di Forza italia, gli ex fascisti di Alleanza nazionale e i nazi-localisti della lega Nord si cementeranno, data la loro fame e sete di potere) costoro riproporranno l'olio di ricino del 2001-2006: alterazione del principio della divisione dei poteri e definitiva sterilizzazione della magistratura; leggi ad personam per salvare i monopoli televisivi della Mediaset; arroganza linguistica (metodo Tremonti); arrembaggi istituzionali (metodo Formigoni); compromissioni delle politiche di bilancio.

Spero di sbagliarmi.
Spero molto di sbagliarmi.
postato da: AMALTEO alle ore gennaio 21, 2008 00:58 | link | commenti (10)
categorie: pensare politica elezioni
sabato, 19 gennaio 2008

Alberto Arbasino, L'ingegnere in blu. Su Carlo Emilio Gadda cinquant'anni dopo



In tema di scrittura, sono passati cinquant'anni dalla pubblicazione di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (1957) di Carlo Emilio Gadda (1893-1973).
Ieri sera la Fondazione Antonio Ratti di Como, con la guida di Mario Fortunato e con la presenza di Alberto Arbasino, ha promosso una di quelle serate che restano nella memoria e, soprattutto, nei miei appunti.
L'occasione era la recentissima pubblicazione di:
Alberto Arbasino, L'Ingegnere in blu, Adelphi, 2008, p. 185.
Perchè in blu?

"Immancabilmente in abito completo blu ben stirato, camicia bianca e cravatte deplorevoli acquistate (forse da lui solo) in un sonnolento magazzino giù per via della Mercede, e un fazzoletto candido ad angolo retto nel taschino. Scarpe ovviamente nere e lucidissime" (pag. 76/77)

Sul piano della storia letteraria italiana è interessante annotare l'operazione culturale fatta negli anni Cinquanta (ormai Gadda si incamminava verso i sessant'anni), quando  un gruppo di letterati e giovani critici ventenni (Arbasino stesso, Citati, Gramigna, Guglielmi, Piccioni) :

"sull'entusiasmo per la stupenda Adalgisa, per le mirabili Novelle dal Ducato in fiamme, lo dichiarono massimo autore del mezzo secolo, con immenso dispetto di tutti gli altri" (pag. 11)

Il suo sense of humour era molto milanese, affondava le sue radici in Carlo Porta e Carlo Dossi e nasceva dalla unione fra la sua cerimoniosità e il dolore perenne che, messi assieme, generavano quell'attrito produttore di pastiche linguistici straordinari ed inimitabili:

"L'opus dell'Ingegnere nascerà allora dagli interdetti agonici e dai tabù tetanici delle famiglie appiccicate e recluse che borbottano meccanicamente rosari, al buio per economia, e considerano ogni spesa una calamità, ogni scampanellata un annunzio di sventura, ogni viaggio uno sperpero inammissibile, ogni divertimento una vergogna insensata; e tengono come solo metro di giudizio che cosa ne penserebbero gli altri, i vicini, le vicine, le zie, le cugine, le vecchine, e una certa famiglia di conoscenza che funziona (da decenni, reciprocamente) come esempio, come controllo, come giudice; e giudicano sommamente sconsiderato e colpevole chi segue una propria vocazione artistica o umana, invece di sacrificarsi com'è doveroso, di soffrire giacché è prescritto, di ubbidire a chi ne sa pi&