
“Ho sempre pensato che chi legge un libro, in qualche modo lo riscrive. L’autore porge delle indicazioni ma poi è il lettore che deve saper ricostruire con la sua immaginazione e il suo sapere il mondo in cui si trova a vivere attraverso i corpi estranei dei personaggi”
Dacia Maraini, Amata scrittura. Laboratorio di analisi letture proposte conversazioni, Rizzoli, 2000, p. 21
Ho un’idea che mi frulla per la testa da qualche tempo: creare un gruppo di lettura.
L’idea è di fare, tramite queste nostre pagine trasferite sui fili internettiani,
quello che si potrebbe fare faccia a faccia tra amici, nelle nostre case.
Con la differenza che qui supereremmo le barriere dello spazio:
non più l’orizzonte locale della città o del paese, ma la possibilità di mettere assieme
i paesaggi del Nord, del Centro e del Sud.
Un gruppo di persone - che si allarga e restringe, in rapporto alle nostre esigenze
della quotidianità - sceglie di leggere un libro, lo stesso libro.
E poi ne parla, citando pezzi, leggendolo a voce alta, collegandolo alla propria situazione
emotiva, facendo le sue connessioni ad altri testi, rivelando i suoi punti di vista.
Il primo passo è quello di scegliere il libro.
Si può partire da quello che, casualmente, è sul comodino di ciascuno (“sto leggendo”),
o negli elenchi che si mettono nei tag, o ancora che è una lettura del passato,
ma che si ha voglia di ri-leggere.
Il secondo passo consiste nel mettere in atto la strategia intersoggettiva.
Uno inizia il percorso: introduce la conversazione, fa la sua presentazione del testo,
mette in luce alcuni aspetti, invita alla lettura.
Ogni blog dei componenti del gruppo potrà fungere da punto di partenza.
L’Altro prende la parola, associa, amplifica, mette in risonanza, passa, ritorna,
si allontana, aggiunge, sfuma.
Sarà il tempo a fare il suo corso.
Non ci sarebbe alcuna differenza rispetto al “giro dei post”, se non quella che
– ogni tanto – si torna al gruppo di lettura.
Il post di partenza fa da aggregatore dei commenti.
In tal modo semplicemente forziamo la inesorabile struttura cronologica dei blog
e creiamo – invece - fra noi una struttura tematica.
Ossia stiamo su quell'oggetto finchè ci sono cose da dire.
Fra l'altro è la logica dei Wiki: tematica e non cronologica.
Quando la discussione finisce - per esaurimento naturale - uno di noi potrà fare un eventuale post di sintesi che riprende i vari apporti.
Ma anche questo senza eccessi, non come compito. ma solo come "voglia" di farlo.
Certo, perché la premessa di tutto è che debba essere un piacere, non un impegno.
“Il fenomeno intersoggettivo … si rivela a me come la felice condizione dell’esistere
con l’altro senza bisogni.
Se però analizzo questa condizione mi accorgo che essa si fonda sul soddisfacimento
di due bisogni che le sono essenziali; quello che l’altro ci sia, in quanto è grazie
all’esserci dell’altro che io mi manifesto come esistente e mi riconosco,
e quello che io ci sia in libertà, poiché mi riconosco solo se sono libera
di dirmi e di darmi così come, di volta in volta, l’esistere dell’altro mi rivela a me stessa”
Silvia Montefoschi, L’uno e l’altro, Feltrinelli, 1977, p. 32
Prendo congedo da qui per due giorni.
domenica prossima farò il primo gesto. A partire da:
Eugen Herrigel, Lo Zen e il tiro con l’arco, Adelphi, 1979 (prima pubblicazione: 1948),
che ho verificato con alcuni amici il suo essere già “in lettura”.
Nel frattempo creiamo l’atmosfera del luogo in cui ci troveremo con questa musica:
Archimia, The Place Where We Will Meet Again, in Tacchino latino, 2007
Quante vite ci sono date da vivere?
Se vedo la questione dal punto di vista concretistico è evidente: una sola. Quella del nostro ciclo biologico, scandito dal tempo che resta.
Se invece mi dispongo sul piano esistenziale e simbolico, le cose stanno diversamente.
Arrivare a 59 anni con le funzioni cognitive ancora funzionanti e in condizione di salute accettabile (vediamo cosa succede il 27 novembre, però) offre una occasione psicologica per “fare memoria”
Come elabora la mia mente la scansione della vita alla luce del qui ed ora dell’oggi?
Ecco …
Lascio andare le briglie della memoria e fisso i momenti fondanti e la loro durata.
INFANZIA (1959 meno 1948: vita durata 11 anni)
Nasco nel 1948, da un amplesso - spero gaudente - quasi primaverile.

Quindi ho l’età della Costituzione della Repubblica Italiana.
Che venga da lì il mio rigorismo sulle regole? Ossia la convinzione profonda che sono le regole ad essere educanti e protettive?
Questa è la fase della necessaria dipendenza dalla famiglia:


In questo periodo ho vissuto in modo passivo come la risultante genetica ed educativa di mia madre e mio padre e cultural-educativa della scuola elementare:

Sono quello della prima fila a destra. E la biondina alla mia destra è stata la prima destinataria delle primarie pulsioni libidiche di allora. Forse decisive per l’orientamento sessuale.
Qui in terza media:


ADOLESCENZA (1963 meno 1959: vita durata 4 anni)
E’ la fase in cui l’Io diventa più attivo e nella quale le responsabilità della vita che mi è toccato costruire comincia ad essere solo mia e non più addebitabile ai genitori biologici.
Faccio risalire l’inizio della adolescenza alle prima vacanze da solo. Nel corso di un viaggio venni affidato ad un’altra famiglia di Barcellona. Era l’estate del 1959
Un bel ricordo.
E un bel sapore che riemerge dalla memoria sensoriale: l’ "orchata" del Barrio Gotico.
Sul piano della cronologia storica sono gli anni dell’avvio dei primi governi di centro-sinistra.
FORMAZIONE (1973 meno 1963: vita durata 10 anni)
L’adolescenza, con le sue trasformazioni somatiche e sessuali, sfuma in quella della formazione sempre più identificata e mirata. Insomma: qui costruivo – in modo prevalentemente inconscio - il futuro destino professionale.
Il primo perno importante è a 15 anni (1963) : scoprivo che non c’era solo l’Iliade e l’Odissea, ma anche Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway.

E' il periodo del professor Visconti, dei giornali studenteschi e delle irripetibili amicizie di quei tipi di anni.

Poi il volo fuori dal nido: l’Università. A
Il Sessantotto.
Il massimo della contraddizione: credevamo che fossimo in Cina e invece eravamo a
Anche questa chiusura di fase è fissata in modo indelebile e stabile in un viaggio di studio: Parigi, in agosto e settembre del
ETA’ ADULTA (2003 meno 1973: vita durata 30 anni)
Il centro di una esistenza è l’età adulta.
Ma qui non sono nella catalogazione delle età di cui si parla nelle facoltà di Scienze della formazione.
E – quindi – per me l’età adulta contiene al suo interno 3 vite
LAVORO (2007 meno 1973: vita durata 34 anni)
Howard Gardner in Cinque chiavi per il futuro (Feltrinelli 2007) sostiene che per acquisire l’intelligenza disciplinare (quella che governa il mestiere e la professione) occorrono dieci anni.
Sì … ci vogliono almeno 10 anni per entrare in un circuito lavorativo e saperlo attraversare.
Il sistema sociale italiano mi ha fornito un lavoro modesto ma gratificante.
Ho potuto mettere assieme apprendimento cognitivo continuo e un reddito di sopravvivenza.
Ci sono stati anni di stabilità, poi una caduta dolorosa e poi ancora una rinascita “napoleonica” (la polvere e l’altare del Manzoni).
Qui dentro splendono come gemme luminose ed assolute gli
ANNI DI VENEZIA (2003 meno 1997: vita durata 7 anni)
La fine di questa esperienza coincide con l’apertura della pre-vecchiaia.
AMORE (2007 meno 1982: vita durata 25 anni)
E’ certo che questo è il mio Mandala tibetano.
E’ il cuore pulsante della esistenza.
E tutto è dovuto ad un incontro sincronico con mia moglie

Questa vita dura tuttora e vorrei durasse in eterno.
POLITICA (2001 meno 1973: vita durata 28 anni)
E’ un percorso importante, nel quale non sono stato solo uno spettatore.
L'ho già raccontato in The Cross the Line
La militanza è stata attiva.
Ho cominciato sull’onda storica del colpo di stato militare nel Cile.
Ho partecipato a tutte le vicende del declino del modello comunista (sia pure nella sua variante italiana).
Ho concluso con l’attacco delle torri gemelle di New York, quando ho compresa la totale incapacità della sinistra di comprendere l’evento ed il ciclo che si apriva.

PRE-VECCHIAIA (2007 meno 2003: vita durata finora 4 anni)
Eccomi all’oggi.
Ho 59 anni e da 4 sono consapevolmente nella pre-vecchiaia

Lo dico con stupore (e paura): sono gli anni migliori
Vorrei che durassero a lungo.
Anche per vedere quante vite ho ancora da vivere
Auguro a chiunque passi di qui di arrivare a questi anni e goderli intensamente come riesco a viverli io.

Questa sera musica!
Per te,
amica o amico che passi
.... per me ...
Nina Simone at Ronnie Scott, 1984, Norah Jones, Live in
Facciata A - God, God, God Comes Love Notti senza cuore If You Knew / Mr Smith Come Away with me Una luce Mississippi Goddam / Alabama Song The long Way Home California For a while Carnival Town
Facciata B - Amore cannibale See-Line woman The long day is over Aria
Shirley Horn, May the music never end, 2003: If you go away The nearness of you Yesterday
Profumo Humble me Ill wind Meravigliosa creatura


Il problema fondamentale è che nella reale intersoggettività i contenuti su cui i due riflettono insieme sono contenuti che riguardano entrambi. Il punto di partenza implica il concetto che la dinamica dell’uno è uguale alla dinamica dell’altro. Tutte le dinamiche che emergono appartengono ai due e, via via riflettendo scoprono insieme che queste dinamiche appartengono a tutta l’umanità e si passa in un ambito di ricerca filosofica, in cui la dinamica umana coincide con la dinamica dell’essere.
Come si parla di intersoggettività ? non ci si può limitare a dire tu sei un soggetto non sei un oggetto, ma occorre trattare un contenuto comune, perché se ci si limita a trattare i problemi del paziente non è mica intersoggettività. In "al di là del tabù dell’incesto" dico che in gioco deve entrare anche la problematica del soggetto analista. Metterei in evidenza questo problema. Nell’intersoggettività come ne parlo io ciò che emerge è un contenuto universale.


"L’opposizione, forte nel Paese di un consenso popolare senza precedenti, in Parlamento è sostanzialmente impotente, nonostante i numeri di Palazzo Madama.
Per il centrodestra, se non vogliamo che Prodi abbia gli anni contati, è davvero doveroso riflettere e cambiare strategia.
Alleanza nazionale si augura che ciò accada in fretta e unitariamente, perché dividerci oggi sarebbe davvero imperdonabile. Al centrodestra serve una strategia semplice e chiara che parta da un dato politico tanto ovvio quanto fin qui pervicacemente negato da Berlusconi.
Il governo cadrà un secondo dopo che si avrà certezza che dopo Prodi non si torna subito alle urne con l’attuale legge elettorale. Giusto o sbagliato che sia è così, perché continuare a negarlo contro ogni evidenza? L’attesa dell’implosione della maggioranza rischia di essere l’attesa di... Godot se il centrodestra non contribuisce alla sollecita rimozione del macigno che sbarra la strada alle nuove elezioni: l’attuale legge elettorale, una legge che obbliga tutti ad alleanze eterogenee in cui è enorme il potere di interdizione e di ricatto anche di formazioni ultraminoritarie, con ridottissimo consenso popolare e che non a caso proliferano come i funghi dopo le piogge."
Gianfranco Fini, Corriere della Sera, 16 novembre 2007
Siamo psicologicamente fragili davanti alle malattie. Ma forse è meglio parlare solo per me e dire: sono psicologicamente fragile davanti alle malattie.
Il vissuto della “salute” è quello della perfetta aderenza fra l’immagine con cui mi si presenta realmente il mio corpo e l’immagine ideale che ho interiormente del mio corpo. Se leggo o sto al computer è la vista e l’uso delle dita che mi mettono tranquillo. Se vado alla casa sul lago ho bisogno di gambe per camminare e un po’ di muscolatura per vangare.
Sto bene quando non sento alcun conflitto fra il corpo ideale (quello che mi consente la mie presenza nel mondo) e quello reale.
Ma cosa succede quando qualcosa si incrina?
Cosa succede dal punto soggettivo, intendo dire.
Accade di percepire una frattura fra il mio stato corporeo e quello standard di comportamento e di capacità di azione che prima mi sembravano ovvi.
Lo stare bene coincide quasi con la situazione di non percepire il mio corpo, perché – per l’appunto - funziona.
L’incrinatura comincia quando il corpo parla.
Mi ha parlato l’estate del 2006 per un giorno intero, dopo i 240 scalini (bassi) che vanno dalla casa alla strada. E poi ancora nei mesi successivi. Con segni evidenti o di semplice allentamento della normale funzionalità o di alterata funzione.
In particolare mi ha parlato il cuore. Questo organo fisico ha lanciato qualche segnale che ho – in una alternanza fra ipocondria e fatalismo diagnostico – ascoltato ed accolto. Grazie anche al Servizio sanitario nazionale che con grave irresponsabilità viene criticato e che – invece – è un grande valore del welfare italiano.
Mi viene spontaneo confrontare la dimensione simbolica con quella medico-scientifica.
Il cuore, è innanzitutto un simbolo di “centro”, come insegna il linguaggio: “il cuore del problema”, il “cuore della città”.
Ma è anche considerato la sede di quella conoscenza che passa attraverso le emozioni:
“ il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce[...]. Io dico che il cuore ama l'Essere universale naturalmente, e ama sé stesso naturalmente, [...] e s'indurisce contro l'uno o l'altro, a sua scelta. [...]”, Blaise Pascal

Tuttavia, quando si percepisce una incrinatura, il cuore simbolico assume l’altro suo significato, diventando un potente e perennemente in azione muscolo chiamato “miocardio”.
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Alla soggettività conviene prudentemente affiancare l’oggettività.
Alla forza del simbolo occorre aggiungere quella complementare della indagine obiettiva.
Fra oggi e domani il mio miocardio è sotto esame di un servizio pubblico di medicina nucleare. Sarò anche blandamente radioattivo per 48 ore.
La mia grande amica ed insegnante Laura Conti mi diceva con la sua garrula voce: “Non bisogna preoccuparsi, ma occuparsi della propria salute”.
Saggia Laura che aveva - in poche ed efficaci parole - indicato la strada.

I gatti salvano la vita.
Ne ho la prova provata.
Nel
Nello stesso arco di tempo succedeva la stessa cosa a mia moglie. Nel suo caso si trattò di mobbing. Tanto più schifoso in quanto proveniva da una cultura lavorativa che si definiva cooperativa.
La nostra vita era ad una svolta economica. Con qualche riflesso - lieve - anche sulla situazione emotiva e su quella relazionale
Diciamo che fu una estate depressiva.
Ebbene, in quelle settimane, lì fuori nel giardino, vicinissimo alla casa - per chiedere aiuto attraverso un nutrimento sicuro e comodo - Gatta Fulvia partorì 5 gattini. Tutti salvi e, poi, ben cresciuti. E poi ancora andati per i loro destini.

Con un evidentissimo rapporto di causa - effetto (di questo parla la sincronicità) i mesi successivi ci portarono entrambi ad entrare in un'altra fase della vita. O, come direbbe Mark Strand in un'altra vita.
Insomma superammo bene quella crisi. Anzi: molto bene.
Amore e Lavoro, i due pilastri dell'equilibrio psichico di cui ha mirabilmente trattato Sigmund Freud, hanno quasi subito ricominciato a tenere.
I gatti salvano la vita.
Ne ho la prova provata.
Questo pezzo di memoria è riaffiorato in connessione al Video sceneggiato da Perlasmarrita: