Tracce e Sentieri

Passeggiate splinderiane di Amalteo

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Blogger: AMALTEO
Nome: Amalteo
2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli… il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ...” da Woody Allen, Manhattan (con qualche cambiamento pamalteo@gmail.com http://amalteo.wordpress.com/

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venerdì, 31 agosto 2007

L'estate sta finendo



L'estate per me è il mese di agosto. Già all'inizio del mese, quando cambia la luce, mi sento proiettato verso inverno.
E' un sentimento che affonda le sue radici in confusi ricordi biografici, fra cui un torrido racconto di Erskine Caldwell che molto contribuì a indirizzare la mia identità sessuale. Agli albori.
Ho attraversato il mio 58° mese simbolico su acque di lago, pascoli montani, nuvole markstrandiane , prossimità amicali ...
Già ora punto la prua al prossimo agosto.
Tempo permettendo.
Bonne chance.

Di dieci e venti lire
erano fatte
le nostre giornate,
e nell'attesa
di un altro ghiacciolo
si scioglieva l'estate


Mauro Fogliaresi, Il cerchio di un addio, Alessandro Dominioni Editore, Como 2005


Gennaro Cosmo Parlato, L'estate sta finendo, in Che Cosa C'è Di Strano?, 2005
postato da: AMALTEO alle ore agosto 31, 2007 11:13 | link | commenti (22)
categorie: vivere agosto
giovedì, 30 agosto 2007

Carmen McRae secondo Amalteo

Mi è capitato di mettere insieme una antologia della cantante jazz Carmen McRae (1920 - 1994).
Voce calda. Le pause giuste ... molto giuste. Interazione perfetta con i musicisti. Stupenda per le notti.
Sincronica per la mezzanotte ....
Lì, vicino al pianoforte, a far brillare la tradizione del canto jazz. Quando la voce tende a diventare un personalissimo strumento musicale.
Devo molto per questo ricordo all'amico Thomas, che forse sta cambiando lavoro e paese. E per la voglia di fare comunità con la musica, oltre che per l'impaginazione, a Kosmogabri
Ecco per voi, cari amici:


Carmen McRae

secondo Amalteo

L'antologia è qui: mediafire

Carmen McRae su YouTube

Carmen McRae on Wikipedia


1.He Was Too Good to Me in Book of Ballads, 1960
2.It Never Entered My Mind in Live at Sugar Hill, 1963
3.Don't Explain in Alive, 1965
4.You and I in Velvet Soul 1972
5.As time goes by in Live at the Dug, 1973
6.Duke Ellington Medley:Satin Doll-Mood Indigo
in Live in Belgrade, 1975
7.Send in the clowns in Live at Bubba's, 1981
8.My Funny Valentine in Live At Montreux, 1982
9.Besame Mucho in Live At Montreux,, 1982
10.Love me tender in Any Old Time, 1986
11.'Round Midnight in Live At Umbria Jazz, 1990
12.Poor Butterfly in Sarah: Dedicated To You, 1990
13.Take five in New York State of Mind, 1978
14.Moonlight in Vermont in Carmen in London, 1961
postato da: AMALTEO alle ore agosto 30, 2007 23:54 | link | commenti (5)
categorie: vivere agosto, ascoltare a mezzanotte, ascoltare mie antologie
mercoledì, 29 agosto 2007

Partito democratico al 23 agosto 2007

Rodin-pensatoreSono moderatamente interessato al progetto del Partito Democratico.
E allora, per mettere sotto osservazione il processo politico che è in atto, scelgo e  discrimino fra le informazioni.
Mi appunto il ragionare di Michele Salvati, una delle sue fonti.










CENTROSINISTRA / L'ANALISI DI MICHELE SALVATI

Il caos è democratico

di Gigi Riva
La sfida degli altri candidati a Veltroni movimenta il percorso. E dà più forza al nuovo partito. Mentre il centrodestra è in affanno. Parla l'ideologo del Pd
colloquio con Michele Salvati
 
Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente. Fa strano che un liberal come il professor Michele Salvati citi il presidente Mao e lui stesso, in effetti, ne ride. È stato uno dei padri ideologici del Partito democratico e preferisce il percorso accidentato e plurale in atto piuttosto che la fusione fredda con candidato unico che si stava profilando. In questa conversazione di mezza estate con 'L'espresso' traccia un bilancio del percorso compiuto, dice cosa manca in vista del fatidico 14 ottobre e della scelta del leader, lancia uno sguardo nel centrodestra e si lancia in un pronostico sulla tenuta del governo.

Professore, come procede la costruzione del Pd?

"Piuttosto bene. Solo due mesi fa si credeva che sarebbe stato un semplice parto pilotato e molto freddo, totalmente gestito dall'alto e senza imprevisti. Era la conseguenza della paura per gli insuccessi alle amministrative che suggeriva un percorso senza rischi".

E invece cosa è successo?

"Che le regole permettono, con grande facilità e con prezzi organizzativi non insuperabili, l'ingresso di altri candidati. I Ds sono riusciti, per maggior disciplina di partito, a rispettare il ticket Veltroni-Franceschini, bloccando altri aspiranti. Questo non è riuscito ai Dl ed è cominciata la confusione".

Benefica?

"Totalmente benefica. Si è evitato che la gente percepisse l'operazione come decisa dall'alto. Marini e D'Alema immaginavano di costruire sul materiale di grossi partiti che hanno centinaia di dirigenti e che aspirano a entrare. Si voleva pilotare il processo".

E invece la democrazia si è presa la sua rivincita?

"Un po' di rivincita. Sono state smentite le previsioni. Potrebbe essere che i Ds raccolgano meno consensi di quelli accreditati. E che le liste di Letta e Bindi aggreghino altri pezzi non si sa bene di chi. Poi ci sono altri imprevisti a livello regionale. A questo punto ci vorrebbe un ulteriore elemento".

Quale?

"Sarebbe bene che, oltre alle persone, emergessero anche posizioni politiche più chiare. I vari candidati hanno fatto dei manifesti anche belli e condivisibili, ma sembrano tutti uguali. Un liberal fa molta fatica a scegliere tra Veltroni e Letta sulla base di quello che dicono. E la Bindi non si capisce bene se bisogna votarla perché è donna, perché è cattolica o perché è di sinistra".

Ma in un partito più o meno la si pensa allo stesso modo.

"No. Anche nei partiti europei più omogenei esistono grandi differenze. Sarebbe bene saltassero fuori anche da noi. C'è qualche segnale. È venuta fuori una lista per Veltroni che si chiama La sinistra e potrebbe essere firmata da Mussi o da Epifani. Penso che indurrà anche altri a uscire allo scoperto".

Le differenze potrebbero sorgere anche nei dibattiti tra i vari candidati che si faranno, non si faranno, ancora non si sa.

"Aspettiamo settembre. Veltroni è alle Maldive, lasciamolo tornare. E non dimentichiamo, quando si critica, che tutto è stato fatto molto in fretta. Alla prima riunione del comitato dei 45 fu proprio Veltroni a intervenire varie volte per chiedere di non fargli bere questo amaro calice. Capiva le difficoltà di un partito che deve nascere immediatamente e avere subito un grande consenso".

Poi sono arrivati gli altri candidati. Perché secondo lei è così importante contarsi?

"Per far emergere subito un gruppo dirigente. Chi corre parte in posizione di vantaggio. La Bindi, anche se raccogliesse pochi voti, diventerà comunque importante. In questo senso ha fatto male Bersani a non correre".

Nemmeno Fassino e Rutelli si sono candidati.

"Perché hanno voluto tenere fede a un patto. Ma Rutelli comunque una cosa importante l'ha fatta col manifesto dei coraggiosi. Ha distinto una posizione. È riuscito a smarcarsi, pur tenendo fede a quel patto".

Il politologo Pasquino sostiene che, a fine processo, Fassino potrebbe essere un soldato semplice.

"Non credo. È stato un portatore d'acqua. Dovremmo rendergli grande merito, sarà ricordato per questo. E poi siamo in un Paese dove i leader nel bene o nel male (più nel male) non scompaiono mai".

Sergio Romano dice che gli intellettuali si stanno spendendo poco per la nascita del Pd. È ingeneroso, ad esempio, verso uno come lei?

"Forse perché mi vede come un economista e pensa che gli intellettuali siano altri, filosofi, letterati. Questi intellettuali si buttano come mosche sul miele quando sono in gioco grandi temi e a loro l'organizzazione politica sembra un tema troppo tecnico e modesto, non abbastanza sexy. Penso che questi intellettuali dovrebbero invece sporcarsi di più le mani. O non sporcarsele affatto".

Questo Partito democratico saprà occupare il centro, come la parte più moderata vorrebbe?

"Si è visto che il bipolarismo condizionato dalle ali estreme funziona male. Allora si vorrebbero tagliare le ali da una parte e dall'altra e fare una legge elettorale alla tedesca. È la posizione di Casini  a cui hanno dato improvvidamente spazio Fassino e altri. Perché Casini pensa alla soluzione dei due forni, a essere il nuovo Craxi".

E a lei non sta bene.

"Lo dico in un altro modo. Davvero rimuovendo le estreme si fanno le riforme liberali di cui ha bisogno il Paese? Casini fa il liberale gratis adesso che è all'opposizione, ma quando era al governo se ne guardava bene. Lo vorrei proprio vedere andare contro i pensionati o i sindacati, cioè contro i potentati che sono per lo status quo".

E allora le ipotizzate manovre al centro?

"Temporali estivi".

Si era detto che la nascita del Pd avrebbe prodotto un processo virtuoso di aggregazione anche a destra. Lo vede in atto?

"Non vedo passi in avanti. È una posizione spinta da Fini  per ragioni comprensibili. Ma sinora ha prodotto solo la scissione di Storace. Fini dovrebbe sapere che non potrà mai essere il candidato leader dopo Berlusconi  e allora dovrebbe assumere una posizione alla Fassino, cioè chi porta generosamente acqua. Perché è difficile in Italia che un ex fascista possa aspirare a Palazzo Chigi".

E chi è allora il Veltroni del centrodestra?

"Faccio fatica a individuarlo. Il più abile è Formigoni, ma non è ben visto nell'entourage del Cavaliere".

Tremonti?

"È l'altro possibile. Ma il problema di Tremonti è che è più apparenza che sostanza. Come leader popolare dopo Berlusconi ha la 'erre' un po' troppo moscia".

E si torna a Casini.

"No, se lo schema è centrodestra contro centrosinistra. Casini lo sa, per questo punta a confondere le acque. Così stando le cose potrebbe essere solo a capo di un governo parlamentare. Per altro, bisogna essere leader popolari".

Insomma la sinistra è un passo avanti.

"La sinistra ha un candidato, la destra no".

Resta da analizzare lo spazio a sinistra del Pd.

"Anzitutto va detto che quello spazio c'è. Il Pd si sposterà su una posizione intermedia tra Margherita e Ds, liberando altra area politica. Un'area dove ci sono troppi galletti (galletti, non galli) ognuno con le proprie cadreghe. Bertinotti  sta cercando una soluzione per aggregare quell'area, ma il suo problema è: cosa ci stanno a fare i vari Diliberto e compagnia?".

Da quelle parti c'è qualcuno di impresentabile come Caruso.

"A parte Caruso, che è veramente impresentabile, la Cosa rossa attraverso alcuni di questi personaggi si connette al mondo dell'autonomia, dei disobbedienti, che hanno bisogno di rappresentanza e può svolgere la funzione di incanalare gli scontenti".

Fra poco arriva un autunno che molti già definiscono caldo. Il governo Prodi  rischia?

"Non credo. Prodi ha una capacità di resistenza mostruosa. Avendo ceduto sulle pensioni si può permettere adesso di non mollare nemmeno di un pollice. E la sinistra radicale non dovrebbe comunque creare problemi, ci penserà 20 volte prima di fare un passo del genere. Naturalmente al Senato ci può sempre essere la defezione di due o tre persone e il governo può cadere. Ma solo per riottenere la fiducia ed essere riconfermato con la stessa maggioranza".

E poi, dato che l'invettiva mi fa male al cuore (pare che sia un aspirante cardiopatico) mi affido alle parole di Giampaolo Pansa sui cretini di agosto.

Vai, Cretino d'Agosto! Rifondazione è con te

di Giampaolo Pansa

Nel chiamare 'assassini' Biagi e Treu, Caruso si è limitato a interpretare quel che pensano molti elettori di Rc.

Francesco Caruso, deputato di
Rifondazione comunista
Il deputato Francesco Caruso ha sbagliato a sospendersi dal gruppo di Rifondazione comunista. E Rifondazione ha sbagliato ad accettare, o a fingere di accettare, la sua sospensione. Il motivo è lampante: Caruso rappresenta meglio di tanti big del partito di Fausto Bertinotti l'opinione media del militante rifondarolo. Nel chiamare 'assassini' Marco Biagi e Tiziano Treu si è limitato a interpretare quel che pensano molti elettori di Rc. Nella sua mezza marcia indietro ("Assassine sono le leggi" che risalgono a quei due), Caruso si è dimostrato anche più sottile. Indicando alla sinistra regressista l'obiettivo della campagna d'autunno: sbaragliare il precariato e le norme che lo sostengono.

Insomma, il Cretino d'Agosto, come lì per lì lo ha definito per convenienza 'Liberazione', non è affatto uno sciocco sbruffone. Certo, da Caruso non comprerei un'auto usata. Ed è arrivato alla Camera come capolista di Rc in Calabria non per scelta degli elettori. Bensì perché il vertice del partito, e in primis il Parolaio, l'aveva nominato, in virtù della legge Calderoli, la famosa 'porcata'. Detto questo, il caso Caruso va osservato da una prospettiva tutta diversa da quella di tanti giornali. Sulla stampa è prevalsa l'indignazione per le parole scellerate. Ma indignarsi non serve a capire quel che è accaduto e ciò che presto avverrà.

Per riuscirci, bisogna partire dall'ultimo test elettorale: le amministrative del 27-28 maggio. Le sinistre arretrano, ma Rifondazione sprofonda. In molte aree ha un'emorragia di voti. Tanto che il segretario, Franco Giordano, dirà: "Ci hanno sradicato dal Nord". È da quel momento che Rc comincia a temere il crack del partito. E inizia a domandarsi se le convenga o no restare dentro la maggioranza di centro-sinistra. Certo, se Rifondazione abbandona Romano Prodi, il governo cadrà. Ma a Bertinotti e C. del governo non importa nulla. Per loro, prima di tutto, viene la salvezza della parrocchia e la salvaguardia dei voti che la sorreggono.

Ed ecco la prima mossa di un piano evidente. All'inizio dell'estate, i capi di Rc annunciano che, in autunno, si terrà un referendum tra i loro elettori. Con un quesito solo: dobbiamo rimanere dentro il governo del Professore? È una consultazione bizzarra, mai vista nell'Italia dei partiti. Si terrà? Non si terrà? Questo lo vedremo, dicono i big di Rc. Quel che importa è brandire la proposta come un'arma contro il governo, per renderlo più disposto ad accettare le richieste rifondarole.

La seconda mossa è di indire una campagna d'ottobre, da concludere con una manifestazione di piazza a Roma, il sabato 20, sei giorni dopo le primarie del Partito democratico. Lo slogan agitatorio dice tutto: 'Il governo così non va, uniamoci e diamogli una scossa'. Anche il tema numero uno della campagna è chiarissimo: la lotta al precariato. Ecco una scelta astuta. Che fa presa su milioni di giovani e sulle loro famiglie.

Che cosa accadrà dopo il 20 ottobre nessuno può prevederlo. Ma una lettura attenta di 'Liberazione' rivela che la exit strategy dal governo Prodi ha già una base teorica. Domenica 12 agosto l'ha esposta in modo limpido il direttore del quotidiano, Piero Sansonetti. E proprio partendo "dall'offensiva dei conservatori di entrambi gli schieramenti sul caso Caruso". In Italia, scrive, esistono due destre. Una sta nella Casa delle libertà, l'altra nel centrosinistra, "e forse non è minoritaria". "La vera anomalia italiana è questa", conclude Sansonetti. Le due destre "si sovrappongo perfettamente, per le proprie posizioni politiche-economiche, e spesso culturali". Anche se "non si amano e non coincidono nel ceto politico". Almeno per ora, aggiungo io.

Ecco la torta al veleno preparata dai cuochi del Parolaio. A metterci la ciliegina ci ha pensato un deputato di Rc, Massimiliano Smeriglio, segretario della federazione romana di Rc. La ciliegia riguarda il probabile leader del Pidì, Walter Veltroni. Lui non è soltanto un gollista, come l'aveva definito 'Liberazione'. È assai di più e di peggio: "È un conservatore, un oligarca. E vuole cambiare la politica per un'alternanza neoliberista".
(23 agosto 2007)

il cannocchiale
postato da: AMALTEO alle ore agosto 29, 2007 20:25 | link | commenti (11)
categorie: vivere agosto, pensare politica
lunedì, 27 agosto 2007

Peloponneso in fiamme

Sostiene Arsenico:

Ehi, politicanti. L'Italia brucia, quella del Sud. Ehi, politicanti ... Quanti morti, per i roghi quasi tutti causati da mani assassine...
Come al solito? Farete come al solito? Aspettiamo che passi l'estate, che la gente dimentichi?  In autunno, in inverno, non farete nessuna nuova legge che possa, l'estate prossima, essere da deterrente?
Si, dico a voi. non farete niente,lo so.
Ci stanno interessi. Con le mafie, che a qualcuno di voi regala qualche voto. Più di qualche. Ci sta gente che comunque costruirà su quelle macerie. Qualche vostro parente prestanome? Chi li userà, gratuitamente, per pascolo. Le assunzioni clientelari, per il rimboschimento. Portano voti.
Dite di no? Volete smentirmi? Bene, fate una nuova legge: 10 anni di galera al piromane, nessuno sconto mai. L'ergastolo, se l'incendio ha causato solo un morto. Il risarcimento completo dei danni provocati.
Come? Avevo ragione? Non farete la legge ...

il cannocchiale
postato da: AMALTEO alle ore agosto 27, 2007 09:24 | link | commenti (18)
categorie: vivere crimini, vivere agosto
domenica, 26 agosto 2007

Arrigo Polillo: Storia del Jazz, 1975



Sostiene JazzFan:


"il contributo fondamentale alla storia del jazz Arrigo Polillo lo ha dato con Il Jazz: la vicenda e i protagonisti della musica afroamericana, pubblicato per la prima volta nel 1975 e ripetutamente ripubblicato fino ad oggi in numerose edizioni.
Anni fà in un banchetto estivo di libri a prezzo ridotto trovai una edizione particolare che al testo che già possedevo univa della musicassette contenenti un audilibro dal titolo La storia del Jazz pubblicato quando venne lanciata l'iniziativa degli audiolibri; iniziativa che non riscosse grande successo, al punto da essere sospesa dopo pochi titoli.

Chi fosse interessato ad ascoltare quest'opera può scaricarla da qui:

ARRIGO POLILLO - STORIA DEL JAZZ


postato da: AMALTEO alle ore agosto 26, 2007 23:48 | link | commenti
categorie: ascoltare jazz storia
sabato, 25 agosto 2007

Deezer

Oggi faccio un po' come Arsenico.
La NewLetter di GyovysBlog segnala::

Deezer è quello che io (e probabilmente MOLTI di voi) hanno sempre desiderato: un sito che permette di ascoltare la musica degli artisti che si desidera ascoltare (e NON quella simile) senza interruzioni ed in modo totalmente legale e gratuito.

In pratica Deezer è un immenso jukebox online dove potrete cercare l’artista che vi piace e… ascoltarvi online tutta la musica che ha prodotto in streaming, senza dover installare alcunchè. Potete ascoltare solo le canzoni che vi piacciono, creare delle playlist per artisti, creare delle playlist temporanee ed anche inviare i vostri mp3 perchè vengano messi a disposizione per l’ascolto (mp3 di cui detenete il copyright, ovviamente).

La "bellezza" di Deezer, oltre al fatto di potersi ascoltare SOLO la musica che si vuole, è quella che il sito è totalmente legale (è un sito francese), in quanto gli artisti di cui è possibile l’ascolto vengono retribuiti con i ricavi della pubblicità presente su Deezer. E’ inoltre possibile creare dei "miniplayer" in Flash da incorporare sul vostro sito/blog in modo da poter permettere ai vostri lettori di ascolare proprio il brano che desiderate fargli ascoltare, in modo legale e senza detenere alcun file.  Deezer inoltre è localizzato in ben 16 lingue (compreso l’italiano).

E questo è un primo risultato. Un JukeBox facile facile da realizzare.

free music
postato da: AMALTEO alle ore agosto 25, 2007 15:33 | link | commenti (14)
categorie: vivere agosto, comunicare rete
giovedì, 23 agosto 2007

Aspidistra



Consigli per Maf.

L'Aspidistra è una pianta erbacea che ha avuto un grande successo nel '900, ma che ora è quasi scomparsa nelle case e nei giardini.
E' un peccato, perche è di buon carattere.
Vive bene in ambienti freschi e poco illuminati, come ingressi, corridoi, pianerottoli.
All'esterno non ama il pieno sole. Dovrebbe essere posizionata in mezz'ombra o anche all'ombra. In inverno sopporta anche i 2-3°.
Ha bisogno di terriccio mescolato a torba (metà e metà) e gradisce un substrato leggermente umido.
Con questo leggero lavoro di cura è una pianta indistruttibile, in qualunque condizione ed ambiente.
L'Aspidistra può vivere anche 30 anni. E le piante anziane fioriscono più facilmente.

 
postato da: AMALTEO alle ore agosto 23, 2007 16:07 | link | commenti (14)
categorie: vivere alberi, vivere agosto, vivere orto giardino
mercoledì, 22 agosto 2007

A sudden excess of desire

Rodin-pensatoreNello sguardo poetico di Mark Strand ricorre spesso il tema dell'  "ero stato" o quello, complementare, di "in un'altra vita".
Prendo ad esempio Ero stato un esploratore polare:

Ero stato un esploratore polare in gioventù
e avevo trascorso innumerevoli giorni e notti a ghiacciare
di luogo deserto in luogo deserto. In seguito,
lasciai le spedizioni e rimasi a casa,
e lì crebbe in me un improvviso eccesso di desiderio,
come se un fulgido torrente di luce simile a quello che si vede
dentro un diamante mi attraversasse.
Riempivo pagine e pagine con le visioni di ciò che avevo osservato –
mari ruggenti di pack, ghiacciai immensi, e il bianco degli iceberg sferzato dal vento. Poi, senza altro da dire, smisi
e fissai lo sguardo su ciò che era vicino. Quasi immediatamente
un uomo in cappotto scuro e con un cappello a larghe tese
comparve sotto gli alberi davanti a casa.
Il modo in cui fissava davanti a sé e stava lì,
ben piantato sui piedi, con le braccia abbandonate lungo

i fianchi, mi fece pensare che lo conoscevo.
Ma quando alzai la mano a salutarlo
egli fece un passo indietro, si volse e cominciò a svanire

            come il desiderio intenso svanisce finché nulla ne rimane.
      
in : Mark Strand, Uomo e cammello, nella traduzione di Damiano Abeni, Mondadori, 2007

In questi giorni, per quelle filiformi coincidenze propiziate dalla rete, mi è arrivato un messaggio che mi ha scaraventato dentro una fase della mia altra vita.
E vengo irrimediabilmente preso dal sudden excess of desire di costellarmi questo pezzo di passato.

Leggo con troppo  ritardo un numero della rivista Inchiesta ed apprendo, in un articolo di una docente brasiliana (Ana Maria Rabelo Gomez - Universitade Federal de Minas Gerais, Facultade de Educaçao), che è morto Tullio Aymone (1931-2002, 71 anni). "Prematuramente scomparso", dice.

Non posso trattenere la mia commozione, ma lascio anche affiorare i ricordi. Fondamentali e forti. Perché Tullio Aymone, in un periodo troppo popolato da "cattivi maestri" cui la televisione dà un palcoscenico per le loro debolissime teorie , è stato un vero maestro. Un ricercatore dal "pensiero forte".

L'ho inseguito in tutte le sue lezioni che ha potuto tenere  a Trento nel periodo 1969-1973. Non era facile, perché l'attività didattica era allora , a dir poco, discontinua. Continuamente interrotta dalla prepotenza dei leader e leaderini di Lotta Continua che letteralmente "occupavano" ogni spazio fisico e mentale dell'Università. Per  loro chi faceva lezione e chi ci andava era un nemico. 

Nel gorgo, solo per certi versi creativo, di quegli anni, Tullio Aymone è stato un ancoraggio sicuro. Una presenza per me indimenticabile. Da lui ho imparato alcune cose fondamentali che mi hanno accompagnato per sempre: l'importanza della storia, cioè della necessità di "storicizzare" ogni evento (l'educazione, la sociologia, gli strumenti metodologici, ...); il ruolo del sociologo come "operatore del sociale"; la politica come scelta etica; lo stimolo a studiare Antonio Gramsci, Giorgio Candeloro,  Eugenio Garin . Da lì è poi venuta la mia successiva e lunga militanza nel PCI, dove ho cercato di mettere assieme (purtroppo con scarsi esiti) lo stare in un partito e produrre trasformazione sociale, anche attraverso gli strumenti della conoscenza.

L'ho conosciuto nella sua capacità didattica: parlava calmo seduto sulla cattedra, mettendo insieme lezioni che intrecciavano sociologia, antropologia, psicanalisi, filosofia marxista, ricordi di lavoro. In lui le teorie non avevano mai pretese dogmatiche: le usava solo come strumenti per comprendere ed agire. Con lui ho appreso nel vivo  cosa è l' "immaginazione sociologica" e cosa può voler dire essere "impegnati" nella storia collettiva ed individuale. Suggeriva di studiare lo psichiatra Harry Stack Sullivan, ma collocando le sue pratiche terapeutiche nel quadro della struttura sociale degli Stati Uniti. Sapeva connettere le teorie della psicanalista Melanie Klein al più generale processo storico dell'educazione nelle società europee. Di Marx puntava a cogliere il metodo analitico e a mettere in ombra il dogmatismo dottrinario. Considerava Freud un rivoluzionario del pensiero, ma consigliava di mettere da parte la sua matrice biologistica. 

Oggi sono diventati molto di moda i libri di Zigmunt Bauman: chissà quanti ricordano che Tullio Aymone fece tradurre, nel 1971,  dagli Editori Riuniti il libro Lineamenti di una sociologia marxista, scrivendone l'introduzione ?

Agli inizi degli anni '70 sono poi andato a trovarlo a Milano, in una semplicissima casa popolare carica di libri. Cercavo consigli, cercavo una guida. Ero una persona confusa, sempre alla ricerca di piste, di orientamenti. E da lui trovavo sempre le parole giuste. Mi accennava al suo lavoro di sociologo urbano, appreso all Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi, con Chombart de Lauwe. Di questo autore ha scritto una introduzione alla edizione italiana di Des hommes e des villes, pubblicato da Marsilio. La sua vita professionale mi sembrava una avventura (Ivrea, l'Olivetti, Parigi, le ricerche nelle periferie urbane ....) e io avrei voluto fare qualcosa di simile: 

Ancora mi ha ricevuto nella sua nuova fase di vita a Bologna, forse nel 1972. Mi disse che era stufo della rudezza della vita milanese e che lì trovava nuove e più ricche esperienze nelle quali collegare, nel suo irripetibile stile di vita, partecipazione sociale e ricerca. In quelle pochissime ore bolognesi è praticamente iniziata la mia professione. Mi disse di non occuparmi di scuola (volevo fare una tesi su quell'argomento, allora molto trattato) ma di sanità.

 "Occupati delle Usl e di politiche sulla salute" mi disse. Io non sapevo neppure cosa fossero. Ma da allora inseguii quel tema. E la costruzione del sociale attraverso i servizi alle persone è diventato il mio oggetto di studio, di esperienza lavorativa  e di scrittura. Così ho fatto la tesi sulla storia della sanità italiana e lui me l'ha presentata a Trento. Attraverso quella tesi ho conosciuto Laura Conti, di cui lui è stato amico ed anche ospite in casa sua, in una fase di difficoltà economiche. Così era la militanza del Pci: una comunità in cui, anche nell'asprezza della vita politica,  c'erano azioni di  mutuo aiuto.

Poi l'ho perso. Ho saputo dei suoi incarichi universitari successivi e ne sono stato contento: passava da una vita precaria ad una nuova situazione di insegnamento e di ricerca. Ma ho sempre cercato i suoi programmi, le sue bibliografie. Invidio gli studenti modenesi che hanno potuto, forse, ascoltarlo con più ampiezza di tempo.

Ho  tenuto, come compagni di viaggio, tutti i suoi scritti. Lezioni registrate, appunti di articoli, libri, rapporti di ricerca. Ha scritto solo due libri, a mia conoscenza, ma centinaia fra articoli, relazioni a convegni, tracce per guppi di lavoro, progetti. Il suo ruolo di sociologo se lo è giocato giorno per giorno, intrecciando solide teorie e azione pratica. Intendo dire che lui organizzava la sua vita attorno all'agire nelle situazioni sociali, che fossero le periferie urbane, o le scuole dell''hinterland di Milano, o gli amministratori locali o, ancora, le culture dell'Amazzonia. E su questo costruiva i suoi saperi, talvolta concettualmente ardui.

Il suo è certamente un pensiero sistematico, ma questa sistematicità la si può ricavare dalle molecolari tracce scritte e dal suo parlare. Solo il filo della memoria può tentare di mettere assieme tutto questo.

Io mi sono fatto una idea di questo pensiero, perché ho a lungo frequentato le sue riflessioni, le sue argomentazioni, il suo modo di connettere esperienza personale e flusso della storia.

Il mio modo di rendere onore alla sua memoria ed al suo valore è quello di rendere disponibili queste tracce frammentarie. 

Forse qualcuno rintraccerà a sua volta queste pagine e potrà aggiungerle ai propri ricordi e magari aiutarmi a "scolpire" ancora la sua persona attraverso altre tracce biografiche.

 

Ho lanciato nella rete questo ricordo: sarei molto grato a chiunque  volesse  inviarmi ricordi o altre testimonianze sulla sua vita ed il suo lavoro intellettuale.

 

AYMONE TULLIO, GOMES ANA MARIA RABELO

DUE TESTI DI TULLIO AYMONE, IN INCHIESTA N. 137-138

,  2002,  p. 46-47

AYMONE TULLIO

UN  CONSIDERAZIONI SULLA PARTECIPAZIONE POLITICA NELL'ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE, in INCHIESTA N.

 137-138

,  2002,  p. 48-63

AYMONE TULLIO

UN  PROGETTO DI RICERCA COMPARATIVA TRA REALTA' SOCIALE ITALIANA E BRASILIANAI, in INCHIESTA N.

137-138

,  2002,  p. 64-69

AYMONE TULLIO

IL  RUOLO DELLA PARTECIPAZIONE in Popolazioni protagoniste dello sviluppo locale nei paesi del Sud del mondo

INCHIESTA N. 126, EDIZIONI DEDALO,  1999,  p. 2-5

AYMONE TULLIO

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AYMONE TULLIO

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LA ROSA MICHELE,  AYMONE TULLIO

ALLA RICERCA DELL'AMMINISTRAZIONE  ruolo, identità, professionalità degli amministratori locali

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SE DIRIGERE DIVENTA STILE, in RINASCITA n. 7

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AMAZZONIA: PERCHE' UCCIDONO GLI UOMINI E LE FORESTE, in RINASCITA n. 2

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ALCUNE QUESTIONI DI METODO, in LA CULTURA DEGLI ENTI LOCALI (1975-1985), a cura di Mariuccia Salvati e

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CULTURA POLITICA E STILI DI DIREZIONE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE in LA FORMAZIONE NEL

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SE LA DEMOCRAZIA DIVENTA VITA QUOTIDIANA, in RINASCITA n. 20

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OLTRE L'HOMO POLITICUS: STRATEGIE E CULTURA NEL WELFARE STATE, IN RINASCITA N. 14

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BUROCRATIZZAZIONE DELLA POLITICA DELL'OVEST E DELL'EST in POTERE ED OPPOSIZIONE NELLE SOCIETA'

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INTERVENTO AL CONVEGNO REGIONALE PROMOSSO DALL'ARCI - UISP DELL'EMILIA ROMAGNA, BOLOGNA 28

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