Tracce e Sentieri

Passeggiate splinderiane di Amalteo

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Blogger: AMALTEO
Nome: Amalteo
2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli… il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ...” da Woody Allen, Manhattan (con qualche cambiamento) pamalteo@gmail.com

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martedì, 31 luglio 2007

Keith Jarrett-Gary Peacock, Jack DeJohnette, Brescia 13 luglio 2007

IMG_1717Cari amici,
che cosa dicevo?
Potenza della rete!
in occasione del concerto del Trio Keith Jarrett del 13 luglio 2007, a Brescia, ho conosciuto, attraverso Youtube, Angelo Ghirotti, che scrive anche sul sito www.keithjarrett.it
Angelo è uno di quelli che inseguono Jarrett in giro per il mondo e ha scritto un testo biografico sulla memorabile serata.
In attesa della mia pagina di Diario (che - prometto - arriverà: sono una persona lenta che tende alla immobilità !) mi ha autorizzato a pubblicarla qui.

Sarà un po' come ritornarci o esserci.

Grazie ad Angelo Ghirotti!

Angelo Ghidotti
Keith Jarrett Trio in piazza Loggia,  Brescia, 13 luglio 2007

God bless the trio

Ero stato contento per mesi, dal giorno in cui avevano annunciato il concerto del trio in Piazza Loggia. Dopo aver arrancato per Europa e America a seguirlo, non ci potevo credere, veniva nella mia città, nella più bella piazza di Brescia. Potevo prendere la moto e in venti minuti arrivare lì, tranquillo, e godermi il concerto.  E invece, a Perugia, qualche giorno prima, il fattaccio. I flash, gli insulti al pubblico e alla città, i bis negati, i fischi, gli articoli sui giornali, i forum, tutti durissimi, pagine e pagine con il post ‘Keith Jarrett the asshole’ pieno di repliche, una discussione già fatta mille volte ma stavolta ancora più accesa. Come fan assoluto di Jarrrett mi sentivo stretto in un angolo.
E Brescia non promette bene. Innanzitutto, i bresciani, lo dico per esperienza diretta, non è che siano tutti del gentlemen. Poi Piazza Loggia, da controllare non è facile. Vie che entrano da tutte le parti, case, palazzi, tetti, balconi affacciati, chi può impedire di usare il flash o registrare o fare un video da casa propria? Chi può evitare che intorno, dai bar, dalle viuzze, dagli stretti passaggi dietro la loggia, qualcuno non si metta a rumoreggiare, a fischiare, a gridare, a smanettare motorini? E quindi, Keith Jarrett a Brescia da un’attesa si trasforma in un’ansia.
Quando arrivo alle cinque nella piazza, parcheggio la moto e tolgo il casco, sento suonare dietro l’angolo. Corro. Jarrett con i soliti jeans azzurri la t shirt bianca e il cappellino, la sua tenuta estiva da prove. Prova i due steinway sul palco, parla con Peacock e De Johnette, con il suo manager, con il tecnico del suono. Sembra rilassato, nessuna traccia di Perugia: c’è pieno di gente ai lati del palco, che chiacchiera, fotografa, lecca gelati e cerca di avvicinarsi, ma lui niente. Suona, Never let me go, As time goes by, accenna un blues. Tutto fila liscio.



E’ un pomeriggio di sole feroce. Il palco è sistemato a ridosso della Loggia rinascimentale, al lato opposto dei portici, quelli della strage del 78. Ci saranno 1500-2000 posti. Il colpo d’occhio è notevole. Su un camper aprono la biglietteria, ci sono ancora posti disponibili. Mai visto.
Il sole inizia a calare, passeggiamo per il centro di Brescia, mentre il gruppo dei fedelissimi si ingrossa. Alle otto e mezzo entriamo nel recinto, nel frattempo hanno davvero chiuso meticolosamente ogni accesso alla piazza, e ci sistemiamo nei nostri posti.



La serata è bellissima, calda, dalle finestre, dai balconi, dai tetti la gente si affaccia. Due signore di una finestra tra le più vicine hanno anche messo il vestito buono e sono andate a farsi i capelli. Cominciano gli annunci, e questa volta ci vanno giù pesante. Li ripetono due o tre volte, in diverse lingue. Niente foto, né flash né senza flash, niente video, niente registrazioni fino a concerto finito. Qualche fischio alla ennesima ripetizione.
Intanto, si è riempito tutto. L’attesa cresce. Forse per Perugia, o perché qui non è mai stato, o è la sera così bella, o la piazza così stupenda, ma dopo tanti concerti mi sento emozionato come da tempo non ero. Speriamo in bene. Un piccolo incidente fa crescere la preoccupazione. Timothy prende il microfono: ‘Non possiamo iniziare finchè le persone sul tetto di fronte non smontano la telecamera’. Mi volto, si voltano tutti.



Ma i bresciani sono proprio così gnorancc? In piedi sul tetto, proprio a fianco dell’orologio dei Macc de le Ure (I matti delle ore, gli orologi meccanici con le statuette che picchiano sulla campana, molto in voga nel ‘500), un paio di persone hanno montato una telecamera sul treppiede. Ma come potevano pensare di non essere visti? Dopo un paio di richiami smontano, e secondo me nascondono tutto dietro un camino. Ma così possiamo cominciare.



Quando, alle nove e dieci, calano finalmente le luci, e Jarrett, Peacock e De Johnette entrano, e scatta l’applauso, trattengo il fiato e prego che non ci siano flash. E non ci sono. E poi qui comincia uno dei più bei concerti in assoluto del trio.

Il primo pezzo è You go to my head, uno standard molto conosciuto, scritto alla fine degli anni 30 da Coots e Gillespie, esistente in decine di versioni (l’ha cantato anche Mina). Si sente che Jarrett è in forma, e anche gli altri due sono in serata. Si guardano, sorridono, Gary ogni tanto chiude gli occhi e ascolta il piano, poi si lancia in vibranti giri di basso. Proseguono con un pezzo molto bello, una  ballad, nessuno ricorda il titolo.
Poi cambia ritmo e passa alla veloce e brillante  One for Majid, quindi una deliziosa versione di Little man you have had a busy day, di Wayne, Hoffman e Sigler. Applausi, grande fluidità e perfetto interplay con basso e batteria – Jack particolarmente preciso e elegante nei suoi interventi.
Ma si sta preparando il vertice del primo tempo:  Somewhere, dalla celeberrima West Side Story di Bernstein. L’esecuzione è splendida, e i tre sono così concentrati e intensi, che quando Jarrett trova uno spunto finale si inventano una coda memorabile di cinque minuti, che scatena una vera ovazione. E ancora nessun flash.



L’intervallo è il momento dei primi commenti. Tutti entusiasti, si profila il grande concerto. Lo stesso trio sembra molto carico, mentre escono sorridono visibilmente. Merito anche del pubblico, corretto ma caldo e pronto all’applauso. Una prima conferma viene subito: lo speaker, nel ripetere gli inviti al pubblico, dice che ‘gli artisti hanno molto apprezzato il concerto finora’, che tradotto vuol dire che qualcuno è andato da Jarrett il quale avrà detto ok, very good in un sussurro.
Si riprende verso le 10 e mezza, ed è ancora West Side Story: Tonight, in una versione veloce e piena di ritmo, che non sentivo da parecchio. Poi un altro standard che potrebbe essere Lament, di Jay Jay Johnson, e quindi  Bye Bye Blackbird, un pezzo di Ray Henderson del 1926, che il trio suona spesso. Quindi, un pezzo che adoro, Last night when we where young,  scritto negli anni 60 da Harald Arlen. Dal momento del primo attacco del tema, che mi fa sciogliere, alla strepitosa coda, il trio suona con una contagiosa energia. Negli ultimi minuti il pubblico non riesce a trattenersi e batte i piedi, per poi finire in un’ovazione. I tre si alzano per salutare, ma devono uscire una, due, tre volte, per gli applausi scroscianti, le urla, un signore dietro di me si sgola per dieci minuti nel gridare an-co-ra, an-co-ra. E quindi, suonano ancora.





When I fall in love, che come in una liturgia appare in ogni concerto per segnare la fine. Ed è un altro trionfo. E così non può finire: si risiede – mentre incredibilmene ancora non sono scattati che un paio di lontani flash. E attacca God Bless the child, un altro pezzo bellissimo, ipnotico, di dieci minuti.

Quasi mezzanotte quando escono per un’ultima volta, e allora tutti in piedi, alle finestre, sui balconi, sui tetti, poi mi diranno nei vicoli intorno, ad acclamare quello che era stato tre giorni prima il mostro di Perugia. La gente non si tiene più, adesso davvero i flash sono molti, e il pubblico si accalca proprio sotto il palco. Anche per una serata di grazia, è troppo. Jarrett non dice niente, saluta, si volta e se ne va, si vedono i tre salire gli scalini della Loggia dandosi pacche sulle spalle.



Esco dal concerto commosso, quasi stremato. Sapere che non è stato registrato e che non sarà mai un disco mi strugge. Ma andiamo a cena, Brescia è in tiro, sexy come non mai, e alla Porta Bruciata, tra i tavoli dei ristorantini all’una di notte c’è la folla. Troviamo posto a fatica, ceniamo con grande piacere, con i racconti di Beppe e Enzo sulla tournee giapponese, i microbagni degli hotel di Tokyo dove si sbatte la testa dapperutto, la mitica camicia con l’autografo regalata da Jarrett a Enzo, che per metterla ha dovuto calare di dieci chili, e via così.

Poi ognuno riprende la strada di casa. Chi va a Milano, chi a Napoli, chi a Trento. Beppe deve andare a Padova, ma non ha la minima idea di dove abbia parcheggiato la sua auto. Per noi la serata finisce così: in una Brescia deserta, alle tre di notte, con in giro, come diceva mio nonno, apena i lader e le putane, mentre gli operai smontano il palco, a chiederci dove sarà finita l’auto di Beppe, finchè non lo carico in moto, che scricchiola e soffre, ma così dopo un po’ la troviamo. Nemmeno si ricordava il modello, solo il colore. Blu.
Serata da ricordare anche per questo. Quindici giorni dopo, a Juan les Pins, dopo un concerto bello la metà, con Jarrett che ci fa entrare nel backstage per dirci che ha sofferto di mal di schiena e ha pensato di annullare la serata, Steve ci confida: Brescia? Beautiful night. One of the best five in the last twenty years of the Trio.
Nei newsgroups su internet rimbalzano ancora le discussioni su Perugia. Il giorno dopo scrivo qualche riga: Jarett, beautiful concert in Brescia. Nessuno risponde, non fa notizia. In fondo meglio così. Cosa importa quello che si dice in giro. Cosa importa quello che pensa chi non c’era.

Noi c’eravamo.

postato da: AMALTEO alle ore luglio 31, 2007 13:04 | link | commenti (17)
categorie: ascoltare jazz, ascoltare jazz - keith jarrett

Sistemi e connessioni: la vita, talvolta, è ciclica

NESSO-CIVERACari PerlaSmarrita, Dodo, Silendo, Astime, Prisma, Paul Templar ...

vi scorgo con piacere in una rapida discesa in città.

Per ora lassù niente collegamenti alla rete. Il mio apprezzamento e sostegno alla Telecom  vacilla molto, moltissimo, dopo avere fatto il giro di tutti  i call  center della penisola.

Poichè la vita è ciclica, ripropongo  alla esatta distanza di un anno, la mia litania su



Sistemi e connessioni

In piena notte senza pioggia ma con tuoni fulmini e saette veramente terribili, nel mio Buen ritiro  sono saltati sia la linea telefonica che il computer. L'effetto è straniante: isolamento comunicativo...

La mia dipendenza da rete sfuma nella patologia. Mi sento spaesato e senza i necessari supporti delle tecnologie. Senza tecnica e senza servizi oggi è materialmente impossibile esistere.

Vado in città per propiziare almeno la manutenzione del telefono.

Verifico così sul piano pratico quanto è assodato sul piano teorico. Nella modernità i singoli SISTEMI (lavandino, water closet, lampade e lampadine, frigorifero, scatola o scatoletta telefonica ...) possono anche funzionare. Ma a fallire sono prevalentemente le CONNESSIONI (acquedotti, fognature, linee elettriche, fili del telefono nello loro varianti ...)

Sistemi e connessioni possono essere ripristinati con la MANUTENZIONE (processo equivalente al lavoro di cura nelle istituzioni di welfare). Ma la manutenzione si affida ancora sulle PERSONE. E così, nella settimana di ferragosto, è impossibile attivarla.

In questo frangente, dopo vari minuti di filtro, ho potuto perlomeno PARLARE con un operatore della telecom (aveva perfino un nome: Roberto). E' l'unica nota positiva nel collasso delle connessioni.

Tento di calmare la mia patologia e penso al film Via col vento: "domani è un altro giorno..."



Post Scriptum 
Solo ieri (21 settembre) sono di nuovo tecnologicamente attrezzato. La cosa più impegnativa è stata transitare dal vecchio Pc al nuovo. Per i files non c'è problema. Ma per la posta è quasi impossibile.

Apprendimento: tenere sempre su carta le cose importanti.

Il microprocessore o CPU è l'unità che elabora i dati, il "cervello" del computer. La sua funzione è quella di eseguire calcoli a grande velocità. Sa fare 500 milioni di operazioni elementari al secondo e ci fa anche stare in rete ...

Ma ... la rete è una grande memoria, eppure può perderla con un battere di corrente elettrica o scontro su hardware.

Contraddizioni della tecnica!
postato da: AMALTEO alle ore luglio 31, 2007 10:06 | link | commenti (2)
categorie: vivere agosto, comunicare rete
venerdì, 27 luglio 2007

El buen ritiro

Dicevo l'anno scorso, esattamente il 13 luglio 2006:

AMALTEA-VERTICALE

Qualunque sia il luogo nel quale ci proponiamo di trascorrere l'esistenza, due sono le condizioni imprescindibili: la solitudine e la presenza vivificante dell'acqua.

Sulla faccia della terra ci sono molti posti che offrono la necessaria combinazione di una certa selvatichezza e di un'aggraziata varietà. Sarebbe desiderabile una vista imponente, ma si può supplire ad essa in altro modo; e dal momento che gli occhi e la mente hanno un sistema di misurazione diverso, si può trovare la grandezza anche in scala ridotta.



in Tullio Pericoli, La casa ideale di Roberti Stevenson, Adelphi edizioni, 2004








Da un altro punto di vista:



NESSO-CIVERASto facendo il possibile per avere un collegamento internet.



A presto



postato da: AMALTEO alle ore luglio 27, 2007 18:28 | link | commenti (5)
categorie: vivere alberi, vivere luoghi, vivere orto giardino

Gatti: Nora emula Keith Jarrett

Che ne dite di  Nora che emula Keith Jarrett?

Osservatela quando si alza sulla tastiera a 1, 31 m ... (1)








(1) Come sono arrivato a questo video?

Attraverso un commento di giorgio 1943 in relazione ad un video del filosofo Emanuele Severino che avevo immesso in YouTube per questo post

Potenza connettivale della rete!

postato da: AMALTEO alle ore luglio 27, 2007 08:23 | link | commenti (5)
categorie: vivere animali, vivere animali gatti
mercoledì, 25 luglio 2007

L'estate della ecomafia

Quello che sta avvenendo al sud è tremendo: l'ecomafia sta distruggendo un ciclo trentennale di vegetazione.







Trovo le parole adatte in questo post di Paul Templar, che riporto testualmente per questo mio diario. A futura memoria





Il rogo del futuro



Ho atteso di calmarmi un pochino, prima di postare sul mio blog.

L'avessi fatto ieri sera,quando ho appreso dalla viva voce di alcuni amici, del criminale rogo che ha semidistrutto il Gargano, avrei usato parole di fuoco sul destino degli uomini in generale, e sulle pene da dare ai criminali disgraziati figli di cooperative che hanno privato tutti di un patrimonio che ci apparteneva.

Il rogo di Peschici, cittadina di gente laboriosa ,solida, cordiale, ha non solo messo in ginocchio l'economia locale, che viveva esclusivamente di turismo, ma ha di fatto reso un deserto una zona che era un incanto per gli occhi e per la mente.

Animali allo stato brado, migliaia di alberi di conifere, macchia mediterranea, scomparsi in una notte.

Secoli di lavoro paziente della natura bruciati in un lasso di 24 ore.

E migliaia di piccoli animaletti persi per sempre, carbonizzati in un rogo che brucia la bellezza della natura e la speranza.

Si,la speranza.

Che si possa convivere in pace con la bio diversità, con quella natura che oltraggiamo giorno per giorno, senza renderci conto che non ne siamo i padroni, ma semplici fruitori.

Siamo alle solite, purtroppo.

Devastiamo, facciamo scempio, distruggiamo.

Sembra che noi umani non si sia capaci di altro.

Scriviamo poesie e letter d'amore, c'inteneriamo per un tramonto rosso fuoco, e poi violentiamo con nonchalance la natura, convinti che sia una nostra preda, di diritto.

Ho passato le ultime estati a pochi chilometri da Peschici, a Rodi Garganico.

In un'atmosfera fatta di verde e passeggiate contemplative, fra canti di uccelli e verde così intenso da far male agli occhi.

Ora al posto della foresta c'è un'assieme osceno di tizzoni di alberi, neri come il carbone.

E neri come l'anima di chi ha prodotto questo scempio.

Neri come le madri e i padri di questi esseri nati non da umani, ma da bestie feroci, da scrofe immonde.

Ora ci vorranno decine di anni per rimettere a posto i guai prodotti dai criminali incendiari.

E mi auguro che le autorità vietino in modo totale, assoluto, l'edificazione anche di una tenda per bambini sui luoghi distrutti.

Che Dio li danni in eterno.





Il pianto degli alberi

di Mario Rigoni Stern

in La Stampa 26 luglio 2007



Quando la pioggia di primavera scende sui boschi a risvegliare dal gelo le sorgenti, sembra anche di sentire il leggero cinguettare dei fringuelli maschi e il sommesso verso dei tordi botacci. Sì, allora il bosco diventa come una grande creatura che vive e si rinnova all’amore, al canto e alla musica. Pure d’inverno il bosco respira, quando il gelo fa scricchiolare i rami che rabbrividiscono e il pettirosso arruffa le penne dentro un cespuglio. Ma è terribile e raggriccia il cuore quando d’estate crepita, stride e urla e muore per il fuoco.



Gli antichi miti

Dagli alberi, dicono gli antichi miti, erano scesi gli dei e dagli alberi nati gli uomini. Erano sacri e il bosco è stato il primo luogo di preghiera. Non meno dei simulacri, in ogni villaggio della Terra si adoravano gli alberi maestosi delle foreste. Si dice che in epoca remotissima un dio spargitore di fuoco, Egido, per qualche vendetta abbia distrutto gran parte delle foreste che coprivano il nostro pianeta. Si dice anche che furono gli uomini per avere terre coltivabili. Allora venne il deserto, non più le piogge e si inaridirono le sorgenti. Fu dopo molto tempo che gli uomini decisero di fare leggi al fine di proteggere gli alberi, anche con il mistero della religione, consacrando i boschi alle divinità, perché da tutti fossero rispettati.



Il moderno Egido

Oggi leggo i giornali, guardo la televisione e sono rattristato. Leggo di gente fuggita alle fiamme dalla riva del mare dove era in vacanza; vedo le fiamme che si alzano sopra gli alberi e il fumo dalla macchia mediterranea. No, il bosco così da per se stesso non può bruciare, anche se è molto caldo. Bruciare così in tante vaste aree discoste lungo la Penisola e nelle isole di questa Italia ignifera non può essere che opera dell’uomo, di questo moderno Egido spargitore di fuoco. Ma perché? Saranno pur tanti i motivi nascosti, anche perfidi, speculatori, per piromania e per ignoranza colpevole o no.

Piangono gli alberi bruciando, e si offrono agli dei non per chiedere acqua ma per consumarsi in sacrificio per dimostrare e far capire agli umani la loro stoltezza.
















postato da: AMALTEO alle ore luglio 25, 2007 17:35 | link | commenti (8)
categorie: vivere alberi, vivere crimini
martedì, 24 luglio 2007

Massimo D'Alema: nomen non fa omen

Che senso di liberazione ...

Per anni l'ho inopinatamente stimato e, a quanto pare, sopra-valutato. Quell'"inopinatamente" me lo ha suggerito il presidente Napolitano.

Ora ho capito che Massimo D'Alema è una tipica espressione della politichetta italiana. Sopra-valutato solo per la tendenziale minorità altrui.

No ...

Non per la magistrata Forleo. Qui ha tutte le ragioni. Di alterazioni del principio costituzionale della divisione dei poteri ne abbiamo già avute due: il golpe della magistratura dei primi anni '90 e l'immoralità etica di Berlusconi.

Basta ... Abbiamo già dato ... Grazie ...

No ...

Ma come Ministro degli Esteri.

Il peggiore Ministro degli Esteri della storia repubblicana.

In una scala 0 a 10: 3

"Vai a posto con un bel 3" mi disse la professoressa di matematica Passaquindici (non è uno scherzo, si chiamava così!).

Ecco: nessuno lo ha mandato a posto con un bel 3 .... "diciamo ..."

E così ci troviamo con la "necessaria legittimazione" di Hamas.


Che Kouchner gli dia una piccola spiegazione!

Devo inventarmi un altro tag: politichetta.



dalemariposa

Terrorismo: la propaganda di Hamas, rivolta ai bambini



Il Foglio 24 luglio 2007







Un pupazzo a forma di ape gigante scende dal soffitto nello studio televisivo. Dice di chiamarsi Nahul. Sembra l’inizio di una puntata della Melevisione in versione palestinese, se non fosse che l’ape aggiunge: “Voglio continuare sulla strada dell’islam, la strada dell’eroismo, la strada del martirio, la strada dei mujahideen della jihad”. Il dialogo è nel programma per bambini andato in onda il 13 luglio su al- Aqsa Tv, emittente dell’autorità palestinese. Il titolo è “Lo show dei pionieri di domani”. La conduttrice della trasmissione si chiama Sara, una ragazzetta con velo giallo in testa e casacca verde. Potrebbe avere dodici anni. E’ seduta nella stanza, dietro di lei c’è un puzzle di numeri enormi e colorati. Lo scenario è perfetto per una trasmissione vista da bimbi che ancora non sanno leggere né fare addizioni. Sara chiede all’ape chi sia. Il pupazzo risponde: “Sono Nahul, cugino di Farfur”. Per chi non avesse avuto modo di seguire le puntate precedenti, si sappia che Farfur era un topolino, una specie di Mickey mouse ucciso di botte da un attore in giacca e occhiali neri, nella parte di un agente israeliano che vuole comprare la terra palestinese e incappa nel rifiuto eroico del topo. Farfur aveva infatti avuto dal suo nonno morente i documenti che spiegavano come la terra occupata dagli israeliani fosse dei palestinesi, una terra “coperta di fiori, ulivi e palme, occupata nel 1948 dagli sporchi, criminali ebrei saccheggiatori”. Il nonno gli spiega che la terra è quella città che si chiama Tel Al Rabi, ma “purtroppo gli ebrei la chiamano Tel Aviv da quando l’hanno occupata”. Farfur muore per mano dell’agente israeliano perché non accetta di svendere la sua terra in cambio di una montagna di soldi. La cugina di Farfur, l’ape Nahul, dice di voler continuare sulla sua strada: “Io e i miei amici seguiremo le orme di Farfur. E in suo nome ci prenderemo la vendetta sui nemici di Allah, sugli assassini dei profeti (leggi: israeliani), sugli assassini di bambini, fino a quando libereremo al Aqsa dalla loro sozzura. Noi abbiamo fede in Allah”. Diane, la figlia di Walt Disney, lo aveva definito “pura malvagità”. L’apice della trasmissione, dopo la morte violenta del topo Farfur, si era raggiunto con l’intervento telefonico di una bimba di tre anni. Sara, la baby-conduttrice, spiegava ai suoi baby-spettatori che Farfur era “diventato martire per mano di criminali e assassini che uccidono bambini innocenti (leggi: israeliani)”. Al telefono si annuncia la voce di Shaima, tre anni. Sara le chiede: “Hai visto che gli ebrei hanno fatto morire Farfur come un martire? Che cosa vorresti dire agli ebrei?”. Shaima: “Non ci piacciono gli ebrei perché sono cani (Sara, in studio, annuisce). Li combatteremo”. Anche la Palestinian Broadcasting Corporation, controllata da Fatah, si era dissociata dalla trasmissione. I filmati con le storie di Farfur il topo e Nahul, sua cugina ape, si possono vedere sul sito www.memritv.org, che per sedici ore ogni giorno segue le trasmissioni delle più importanti tv arabe. E su pmw.org.il, un organo di controinformazione sui media palestinesi. Forse il ministro degli Esteri italiano Massimo D’Alema non ha mai visto le clip di quel programma, “Lo show dei pionieri di domani”. Un programma per bambini, così sempre meglio educati a diventare i terroristi e i kamikaze di domani.
postato da: AMALTEO alle ore luglio 24, 2007 14:37 | link | commenti (14)
categorie: pensare politica

Sinéad O'Connor: da "Theology", 2007

Tutto ....

tutto mi allontanerebbe da Sinéad O'Connor ....

ma questo video, poco fa trovato da Prisma, me la avvicina tanto, tantissimo  ... troppo.

E' una voce così coltivata, così timbrica, così ispirata ....

Il suo ultimo doppio disco Theology è di una bellezza commovente.



postato da: AMALTEO alle ore luglio 24, 2007 13:47 | link | commenti (5)
categorie:

Fiori, fiori per Nina, Nina Simone

Per breve tempo in città.



Il caro Arsenico mi segnala come realizzare un mio personale Player-Youtube.



E con chi comincio?



Ma che domanda!

postato da: AMALTEO alle ore luglio 24, 2007 12:41 | link | commenti (4)
categorie: ascoltare nina simone
venerdì, 20 luglio 2007

I Notturni di Nina Simone

Estate 2007.



Per prima delle notti.



Per le notti.



Buone notti.









I notturni di Nina Simone

antologia di Amalteo



1. A Single Woman - A Single Woman, 1993



2. Don't Explain - Live: Let It all Out, 1965



3. He Was Too Good To Me - Live At The Village Gate, 1962



4. I'll Look Around - Saga of the Good Life and Hard Times, 1968



5. I Don't Want Him Anymore - Live at Town Hall, 1959



6. If He Changed My Name - Live At The Village Gate, 1962



7. Just Say I Love Him - Forbidden Fruit, 1963



8. Keeper Of The Flame - High Priestess of Soul, 1967



9. Lilac Wine - Wild is the Wind, 1965



10. My Father - Baltimore, 1978



11. Black Is The Color Of My True Loves Hair - Live at Town Hall, 1959



12. When I Was In My Prime - The Lady Has the Blues, 1957



13. Who knows where the time goes - Live, Black Gold, 1970



14. Wild Is The Wind - Live at Town Hall, 1959



15. Will I Find My Love Today - Live at Carnegie Hall, 1963



postato da: AMALTEO alle ore luglio 20, 2007 09:24 | link | commenti (4)
categorie: ascoltare nina simone
mercoledì, 18 luglio 2007

il Diario su Keith Jarrett deve attendere ancora

Bloccato ...

Sono bloccato dall'orto che ha bisogno di cure.

E al Buen ritiro non sono collegato.

Mi piace stare qui.

Ma mi piacerebbe anche essere in rete da lì.

Quindi il Diario su Keith Jarrett deve attendere ancora.

Forse per poco.



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postato da: AMALTEO alle ore luglio 18, 2007 23:46 | link | commenti (13)
categorie: vivere orto giardino