Tracce e Sentieri

Passeggiate splinderiane di Amalteo

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Blogger: AMALTEO
Nome: Amalteo
2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli… il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ...” da Woody Allen, Manhattan (con qualche cambiamento) pamalteo@gmail.com

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sabato, 31 marzo 2007

tracce

Il tempo che resta

E' l'importante questione che l’associazione Accanto - Amici dell’Hospice San Martino” ha messo sotto riflessione in città:
 

“il tempo che resta è ciò che resta a ciascuno dalla nascita all’ultimo delicato soffio o respiro.
Il compito è quello di riuscire a viverlo il meglio possibile”,
dice la locandina.

In tre settimane si sono dipanati tre film e un dibattito:

Le temps qui reste di Francois Ozon

Go Now di Michael Winterbottom

La mia vita senza di me di Isabel Coixet

 

Chi, come me, sta velocemente avvicinandosi ai 60 anni questo tema se lo pone.

Non dico insistentemente, ma spesso. Come una questione importante, ineliminabile, oggettiva.

Il nostro tempo è breve.

E’ breve sempre, sia che moriamo giovani (certo di più), sia che moriamo vecchi (di meno, ma con la stessa percezione che il tempo è breve).

E’ tema talmente rilevante che mi trascino di stanza in stanza questo libro:
Harald Weinrich, Il tempo stringe: arte ed economia della vita a termine, Il Mulino, 2006 (edizione originale: Knappe Zeit. Kunst un Okonomie des befristeten Lebens, 2004. Quindi sono grato a Francesca Rigotti che lo ha tradotto).

Ecco alcuni capitoli di questo libro: Breve è la vita, lunga è l’arte, il tempo urge nell’aldiquà e nell’aldilà, il dramma del tempo scarso, finitezza-infinitezza, vivere con termini e scadenze.

Weinrich è un magistrale esperto di linguistica e filologia e la sua ricerca è di immenso interesse.

Ma tornando alla città c’è stato anche un dibattito a cui sono intervenuti:

Maurizio Migliori, filosofo

Don Bruno Maggioni, teologo,

Giuliano Turone e Gherardo Colombo, magistrati.

 

Ho preso qualche appunto che ora raccolgo e lascio qui nel mio blog –diario.

La morte è un processo individuale che riguarda tutti. E’ l’evento più universale e “democratico” che ci sia. Per l’individuo è una esperienza del tutto irripetibile, che si conosce solo per averla vista solo attraverso il corpo di uno o più altri.

Questa è la sua “eccezionalità”: tocca a tutti e a ciascuno, per ogni persona capita solo una volta. L’esperienza che ne facciamo è sempre indiretta.

Le tecnologie mediche oggi ci pongono un problema. Un problema tipicamente “moderno”, cioè non presente nelle società del passato. Non era così nelle culture esplorate dalle letterature classiche o da quelle moderne. Diciamo fino almeno alla seconda metà del ‘900.

Il problema è quello delle diagnosi sempre più selettive e precise e quello del tempo concesso in più dalle tecnologie mediche.

Insomma, oggi la morte, che pure è coperta da mille tabù, oscurità, rimozioni sempre più può metterci davanti al nostro “Tempo che resta”. Può avvenire che uno di noi venga a conoscenza forte e viva che il suo viaggio volge al limite. Sapendolo, avendone coscienza. Una coscienza resa ancora più avvertita dalla tecnica

Amici, credo che sia
meglio per me ricominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l'ora
d'arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m'è giunto all'orecchio
di questi luoghi, ch'io
vi dovrò presto lasciare.

Giorgio Caproni, Congedo del viaggiatore cerimonioso
 

Questo processo della fine della vita individuale investe le politiche e le istituzioni.

Un tempo si moriva a casa, poi in ospedale (nei reparti di medicina e geriatria). Oggi le istituzioni si specializzano: dal 1989 si è sviluppata in Italia la rete delle RSA- Residenze sanitarie assistenziali. Ed ora si creano gli Hospice, strutture specializzate ad accompagnare in un contesto socio-sanitario alla morte i malati a prognosi infausta.

La novità è questa: nell’elenco delle situazioni estreme occorre aggiungere quello della:

possibile consapevolezza del tempo che resta

 

E allora attorno e dopo questo problema nuovo ne nasce un altro:

si può “pensare” il tempo che resta?

 

Si può apprendere qualcosa di questa situazione? Si può “fare anima”, come direbbe James Hillman o Claudio Risè, attorno a questo evento.

Ci si può provare.

Maurizio Migliori, quella sera ci ha sapientemente provato. Per ora riassumo il suo denso contributo.

Poi ci penserò e ripenserò e correggerò ed amplierò.

Esordio:

La NOSTRA morte è impensabile. E’ impossibile da razionalizzare.

 

Possiamo applicare funzioni di pensiero solo alla morte degli altri.

Tuttavia la morte ha anche una funzione attiva sulla vita. Sulla vita intera e sul frammento finale:

la morte tende ad attribuire senso al tempo che resta

 

Gli immortali dei romanzi di fantascienza e di fantasy sono dei soggetti infelici. Per loro il tempo eterno arriva a perdere significato. Non sanno cosa fare. Ricordo qui il discorso finale del perfetto robot in Blade Runner.

La morte può produrre apprendimento:

dà il senso del limite

Cioè fornisce coscienza che siamo esseri finiti e limitatissimi.

Siamo foglie, foglie importanti, ma foglie.

Ricordo una frase di Alberto Moravia: “siamo rugiada della notte che si asciuga al sole”.

E’ la coscienza di un limite pesante perché la natura è concentrata sulla viva  non ci viene in aiuto per la morte:

alla natura la morte non interessa,

alla natura interessa solo la specie, non l’individuo

 

La natura non ci aiuta. Anzi si allontana quando si avvicina la morte.

Allora, cosa possiamo fare in una situazione di coscienza non solo della ineluttabilità della morte, ma del tempo scarso, come ben dice Weinrich?

Possiamo, facendoci anche aiutare, fare questo:

attraversare la nostra vita, l’unica cosa che veramente ci appartiene,

alla luce della certezza della morte.

 

Nessuno può dare istruzioni in proposito, data la singolarità dell’evento finale.

Tuttavia qualche cosa può essere pensato. Già: pensare. Visto che la specie umana ha sviluppato la coscienza ed il pensiero. E proprio perché li ha elaborati ha anche necessariamente elaborato il tema della angoscia della morte. Lo sa bene chi possiede animali: soffrono, provano dolore, si nascondono. Ma non hanno coscienza della morte. Avvertono il dolore, quella  cosa che non sentivano prima. E noi possiamo alleviarlo.

Alcune cose che possono essere pensate:

occorre sapere da subito che “il tempo è poco”

 

Questo vale anche per i più giovani. Non è un problema dei pre-vecchi, come io sono, o dei vecchi. Anche un giovane dovrebbe apprendere che il tempo è poco. Non è facile, anzi sembra impossibile nella società dei consumi e dell’immagine.

Occorre poi:

sapere che siamo in cammino.

 

E che questo cammino ha delle tappe e che il tempo non non va sprecato.

Come? Per esempio non concentrandosi  su una sola cosa. Il lavoro, l’ideologia, il divertimento. Allargare il campo degli interessi. Come Tarzan: attaccarsi a più liane. Volare e prenderne un’altra.

Poi si può, piano piano, senza masochismi eccessivi (come ho detto proprio questa mattina ad Arsenico, che pure il tema della sofferenza lo maneggia professionalmente)

prepararsi ed accettare questo processo

Allenarsi ad accettarlo

Dire “non me lo aspettavo” è un insulto alla intelligenza.

No: è nella gamma delle possibilità. O per cause probabilistiche, come nei mestieri pericolosi. O per rischi accettati. O, comunque, per biologia. Naturalmente si deve fare di tutto per ridurre i rischi

Però può succedere.

O nell’attimo dell’incidente e delle bombe nelle metropolitane (è un mio chiodo fisso: ma se loro mi dicono “ti odio e ti voglio uccidere”, io gli credo).

O in un decorso lungo e assistito.

E allora cosa pi può ancora fare in questo percorso che è la mia vita, la tua vita?

si può relazionarsi con il mondo,

si può tentare di lasciare un segno della nostra presenza

 

Si può scrivere una poesia: magari l’unica poesia. Ma la mia. Sì : anche un haiku, senza la tecnica dell’haiku

Si può fare un dipinto: magari l’unico, ma il mio.

Si può scrivere in un blog. Chissà mai che questi segni dell’elettronica lascino da qualche parte una traccia di sé. E illuminino il cammino di un qualunque altro

E dove si inscrivono le tracce di sé?

In altre persone. Come un software invisibile che però plana su un hardware.

Ecco la funzione delle biblioteche.

La funzione delle piazze e delle vie.

La funzione dei rituali.

Tutto questo si può e deve fare.

Sapendo, tuttavia che il passaggio finale è solitario.

Soli, soli, soli.

E chi ha la fortuna di avere la fede se la tenga cara e molto stretta.

E chi non l’ha, e io sono uno che non l’ha, avrà uno strumento in meno.

Ma chissà se in quel momento anche chi ha la fede non vacillerà, almeno per un attimo?

Soli, soli, soli.


Pubblicato anche in VivereaComo

postato da: AMALTEO alle ore marzo 31, 2007 20:20 | link | commenti (92)
categorie: vedere cinema teatro, vivere tempo, pensare situazioni problematiche, vivere morte
venerdì, 30 marzo 2007

Tony Scott My Funny Valentine



Tony Scott, My Funny Valentine

Apprendo dal blog di Mondo Jazz che è morto Tony Scott (1921-2007)
Lunga vita: ci farei la firma, come si dice.
Mi capita in questi giorni in cui ho da riflettere sul Tempo che resta.







Lo ricordo con una delle varie registrazioni che il glorioso produttore di musica Paolo Piangiarelli della Philology in questi ultimi anni gli ha affettuosamente e pazientemente promosso:

My Funny Valentine
in The clarinet Album, Philology, 13 aprile 1993

Attenzione. Richiederebbe un ascolto attento, meditato e pensoso. Magari al buio. Sono soffi di clarino di 11 minuti.
Qualcosa di abbastanza unico.

Tony Scott aveva 72 anni
Gli altri musicisti sono:
Massimo Farao (p.)
Aldo Zunino (cb)
Giulio Capiozzo (batt.)
postato da: AMALTEO alle ore marzo 30, 2007 17:31 | link | commenti (10)
categorie: ascoltare jazz, ascoltare jazz storia, vivere morte

John Lewis, Valeria
da LP John Lewis & Svend Asmussen, European Encounter, 2-3 Giugno 1962 at Como Studio, Stockolm, Sweden



Già dedicato una volta ad  Astime
Ridedicato
Perchè?
Così!

Attenzione, caro lettore, a 1 minuto e 24 (1 e 26 dicono i miei pedantissimi ed amatissimi astine e dodo!): ecco perchè John Lewis era anche chiamato "il pianista della nota".
Puoi prendere in mano ogni singola nota!
E poi guarda la fotografia sopra: ecco come John "guarda" ogni singola nota! Come i bambini intenti ad apprendere.
E' meraviglioso poter presentificare anche nei dettagli la persona intrecciata al suo essere artista.

A conferma del pianismo della nota di John Lewis ricevo dal pianista jazz Carlo Uboldi:
"Una delle capacità piu' difficili al mondo è quella di riuscire a "dire" tanto con poche note, e John Lewis era un maestro in questo.
Tutti sappiamo "correre", ma riuscire a meditare per ogni nota suonata....e ve lo dice un pianista!
Ciao, Carlo U.


Da questo post, per sentieri e connessioni, sono arrivato ad  un bel profilo dei Modern Jazz Quartet, creati e accuditi per 40 anni dal paziente John:  GeroviJazz sul Modern Jazz Quartet

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder





valeria



postato da: AMALTEO alle ore marzo 30, 2007 10:51 | link | commenti (28)
categorie: ascoltare jazz, ascoltare jazz storia, ascoltare jazz - john lewis
mercoledì, 28 marzo 2007

"Feelings" : Talvolta ritornano

Nina Simone
at Montreux Festival Jazz, 1976



Perchè dico talvolta ritornano?
Questo video era su Youtube, e poi è stato tolto. 
Ora ricompare su MySpace.
Potenza ubiquitaria delle rete!
Se c'è una informazione, un dato, un audio, un video che non si trova più da una parte, lo si ritrova prima o poi dall'altra.
Per nostra fortuna, perchè questa interpretazione di Nina Simone è eccezionale.
postato da: AMALTEO alle ore marzo 28, 2007 19:36 | link | commenti (11)
categorie: ascoltare nina simone

Rodin-pensatore"Le idee chiare e precise sono le più pericolose, perché non si osa più cambiarle."

André Gide
postato da: AMALTEO alle ore marzo 28, 2007 10:24 | link | commenti (13)
categorie: leggere scrivere, comunicare blog
martedì, 27 marzo 2007

Lilac Wine2-1Fiori, fiori per nina:  Lilac Wine





Nina Simone, Lilac Wine

da Recording studio session, 1965 Sep. 30-Oct. 1, New York




da mettere in rete  con il fratello post di AliceYdulcinea
Alice è l'autrice dei disegni



I lost myself on a cool damp night
Gave myself in that misty light
Was hypnotized by a strange delight
Under a lilac tree
I made wine from the lilac tree
Put my heart in its recipe
It makes me see what I want to see...
And be what I want to be
When I think more than I want to think
Do things I never should do
I drink much more that I ought to drink
Because I brings me back you...

Lilac wine is sweet and heady, like my love
Lilac wine, I feel unsteady, like my love
Listen to me... I cannot see clearly
Isnt that she coming to me nearly here?

Lilac wine is sweet and heady wheres my love?
Lilac wine, I feel unsteady, wheres my love?

Listen to me, why is everything so hazy?
Isnt that she, or am I just going crazy, dear?

Lilac wine, I feel unready for my love...
postato da: AMALTEO alle ore marzo 27, 2007 12:38 | link | commenti (18)
categorie: ascoltare nina simone
lunedì, 26 marzo 2007

IMG_0990Al risveglio: Take Five

Con l'ora legale, complice anche il tempo solare, il crepuscolo non è più quello di una volta.
Arriva tardi, quando ormai sarebbe l'ora della "musica della sera".
Allora, venendo meno l'ispirazione per la "musica del crepuscolo",  occorre fare qualcosa.
Qualcosa di adatto all'avvio della primavera. Anche se non ci sono più le mezze stagioni, ed anche se io sono pessimista sul tempo biografico e salto i cicli. In primavera pessimizzo il tempo che passa e penso che siamo già  in autunno.
Occorre fare qualcosa. Ma cosa?
Ecco: complici Arsenico e Astime-commento 5 (più che un post questo è un appunto per un racconto poliziesco) avvio una raccolta musicale che chiamerò "Al risveglio". Musiche energetiche che riattivano i sensi dopo l'assopimento del sonno notturno.
E cosa arriva?
Take Five
di Dave Brubeck. Dave Brubech, il contemporaneo di Giorgio Napolitano.

Un solo avvertimento: attenzione, molta attenzione, a Joe Morello al secondo minuto. Un "A solo" di batteria storico. Trova anche una frazione di secondo per grattarsi il naso (no! ... per sistemarsi gli occhiali, come con più attenzione di me ha osservato dodo, nel commento 20) !



La giornata volge al termine.
Aggiungo l'interpretazione di Carmen MC Rae.
La cantante che l'amico Thomas ha riportato sui miei sentieri.
'notte

postato da: AMALTEO alle ore marzo 26, 2007 11:07 | link | commenti (23)
categorie: ascoltare al risveglio
giovedì, 22 marzo 2007

necks.3I The Necks a Berlino !!!

I The Necks sono:

Chris Abrahams
Piano e tastiere

Tony Buck Batteria

Lloyd Swanton contrabbasso

I tre del trio Minimal - Jazz  The Necks vivono in Australia, a Sidney.

Fanno una musica fuori dell'ordinario.
Pezzi unici, in genere di un'ora. Una scultura musicale che si sviluppa in crescendi e diminuendi.

Una esperienza   p s i  c o  l o  g i c a

Chris è il leader. Tony è il più "deviante" del gruppo. E Lloyd il più socievole.

Lloyd scrive anche agli amici del mondo:

The Necks will perform their first European concert in a long time on Saturday March 31, 2007, as part of the Meine Zeit (My Time) Festival at the House of World Cultures in Berlin. 

Due to family commitments, this will be the only European performance by The Necks for the time being, but there will be a more substantial tour in October this year which we will keep you informed about.

Dunque questi musicisti che hanno preso la mia mente  musicale e portata nella loro fabbrica di suoni  saranno a  Berlino  il 31 marzo  2007.

Da dove  vivo io  a lì  la distanza  è questa:


COMO-BERLINO

Dunque  c'è poco da fare.

E' escluso  che  possa fare quei 1.034 kilometri necessari. Tanto più che, come so, le lingue sono il mio handicap.

E allora?

Allora gli scrivo di provare a venire una volta in Italia (sono stati a Catania, una sola volta, qualche anno fa):

"Dear Lloyd Swanton,
I' m so sorry, but Berlin is too much far for me.
Perhaps are you planning a concert in another European city during 2007 or, maybe, next 2008?
In Italy, for example. In Milano,  here: Blue Note-Milano
Or in Switzerland. In Zurich."

e Lloyd, che dicevo è persona buona e socievole, mi risponde:

Dear Paolo,
I understand that Berlin is too far!
We plan a larger European tour in October,and we will certainly keep you informed of the dates. Thank you for the suggestion of Blue Note Milano.
All the best,
Lloyd
29 Marzo 2007

Ma ora ti propongo, caro visitatore nonchè lettore:

Una parte di "Drive By"

E la parte finale:

Drive By, ultimi 10 minuti

E' quella che si conclude "con una notte stellata in cui cantano i grilli.
Le chiusure sono tanto importanti come le entrate.
Ma qui siamo al massimo.
Sono 10 secondi di vera magia.
Chiunque ami non solo ascoltare musica, ma entrare in uno spazio musicale esperienziale non perda i Necks e cominci pure da Drive By"

Solo due assaggi ...  Drive By dura un'ora

Ma ai visitatori che lasceranno un messaggio sarà riservata una sorpresa ...


Dopo il concerto.
Mi scrive Batsceba, che ha avuto l'opportunità di andarci:

"all'inizio un'atmosfera strana, fredda, come 'clinica', 'clean'
poi non si sa come ne quando si è immersi nel tutto
il pianista va per la sua ogni musicista tira la propria corda in una nuova direzione e gli altri seguono, ma non subito, scivolano gli uni sugli altri e gli uni dietro agli altri come un triangolo elastico che ondeggia ed è bellissimo riconoscere e udire i tre strumenti come autonomi gli uni dagli altri, eppure immersi nella stessa gelatina.
STUPENDO


postato da: AMALTEO alle ore marzo 22, 2007 19:06 | link | commenti (24)
categorie: ascoltare jazz - the necks
mercoledì, 21 marzo 2007

IMG_0795AliceYdulcinea, mediando Nina

AliceYdulcinee è una cara, molto cara, amica di blog.
Naviga di notte.
Scrive poesie.
Disegna.
Vive i giorni. Come tutti, ma con in più lo sguardo poetico.
Ho incrociato i miei sentieri con i suoi attraverso Nina Simone. Mediando Nina.
Già mi aveva fatto due doni: una "doppia" blue Nina e poi una tripla Nina  (many faces of Nina ...)

In questi giorni un altro dono:
 "...per nina ... uno schizzo che ho fatto per te la settimana scorsa. lo invio ( hei, è proprio uno schizzo veloce... però so che da te è sempre ben accetto! ), è un mio innamoramento della sua splendida bellezza giovanile che il tempo non è riuscito mai a  distruggere..."

aliceydulcinea-ninamarzo2007
Disegno che associo a questa interpretazione di House Of The Rising
Sun.



lyrics - Nina Simone Lyrics

Grazie AliceYdulcinea.

"Fiori, fiori per nina"
postato da: AMALTEO alle ore marzo 21, 2007 18:46 | link | commenti (8)
categorie: ascoltare nina simone

Personalità di persone: Giovanni Olindo Ferretti

Sono un inseguitore.
Sono uno che insegue persone ed eventi con un taccuino in mano.
Segno, prendo appunti, memorizzo, conservo, rielaboro.
Ricerco tracce. Talvolta in modo insistente, ossessivo, febbrile.
Come per Nina Simone, della quale so le cose più minute o per Laura Conti, di cui sono il solo biografo vivente sulla terra.
Questa è una traccia che ho inseguito grazie a Prisma, che inizialmente ha presentificato la persona, e a Surferosa, che successivamente ne ha arricchito la storia.
Che dire di più, quando uno, per sincronicità, ha la fortuna di fare simili incontri?
Non mi interessa l'esito delle svolte esistenziali.
Mi interessa la possibilità, che sempre esiste, di cambiare rotta.

1° parte: "Mi definisco un cantore ..."  .... "Conosco solo persone ... quello è il mio mondo ..."
Attenzione anche ad un indizio sulle relazioni fra persone: quando Giuliano Ferrara si ritrae, nel momento in cui Ferretti vorrebbe dire come lui "ha contribuito ..."
 

2° parte: "Non ho alcune intenzione di giudicare queste persone ...  credo a quello che le persone dicono ...  se una persona mi dice 'voglio ucciderti ' io gli credo"


3° parte: Cavalli all'alba
"La dimostrazione ultima e necessaria che ero tornato a casa ..."


Un'altra traccia di Giovanni Olindo Ferretti è qui.
postato da: AMALTEO alle ore marzo 21, 2007 14:37 | link | commenti (15)
categorie: vivere personalitĂ