Bravi! ... Bravi! ... Bravo Presidente del Consiglio!PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione nominale con appello sulla proposta di risoluzione n. 2 ....sulla cui approvazione il Governo ha posto la questione di fiducia:
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Senatori presenti |
320 |
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Senatori votanti |
319 |
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Maggioranza |
160 |
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Favorevoli |
162 |
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Contrari |
157 |
Il Senato approva. (Vivi e prolungati applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE (!!??!!), IU-Verdi-Com (!!??!!), Aut, Misto-IdV e Misto-Pop-Udeur e dai banchi del Governo. Molte congratulazioni al Presidente del Consiglio dei ministri).
FOLLINI (Misto-Idm). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che occorra partire un po' da lontano proprio per restare al tema che questa crisi ci pone. La politica italiana attraversa da molti anni una condizione di straordinaria infelicità e di straordinaria improduttività. In un passato più lontano siamo stati capaci di affrontare problemi e perfino tragedie, cavando il meglio da noi stessi.
Abbiamo attraversato con il passo lungo delle grandi civiltà politiche gli anni della guerra fredda, poi la sfida del terrorismo. E poi, quando ci siamo illusi di darci nuovi costumi e istituzioni, è accaduto invece che ci siamo improvvisamente fermati mentre il resto del mondo accelerava. Alle identità massicce e ingombranti della Prima Repubblica non siamo stati capaci, tutti quanti, di sostituire nuovi progetti. Abbiamo gonfiato con gli anabolizzanti la contesa bipolare e, in mancanza di meglio, i due poli, questi due poli, sono diventati il surrogato delle ideologie che non avevamo più.
Ci è servito il nemico per scegliere l'alleato. Il risultato è di aver moltiplicato i nemici e diviso le alleanze. Non è un caso, credo, che proprio questo stato di cose renda così cruciali gli interessi particolari e soprattutto gli interessi forti. E infatti una fatica maggiore oggi è quella di dare risposte ai più deboli, ai giovani, esposti ad un avvenire previdenziale che dovrebbe far tremare i loro genitori, ai consumatori, schiacciati nella morsa del vecchio patto tra i produttori, a quanti hanno talento e hanno merito senza avere conoscenze e protezioni e a tanti cittadini che non hanno rappresentanza.
Possiamo restare immobili a contemplare tale situazione. Per chi crede a questa commedia e a tutte le sue parti restare fermi, lo capisco, è un dovere; ma per chi cerca di lavorare ad una trama diversa altrettanto è un dovere cercare di muoversi.
La mia opinione è che serva al Paese un equilibrio diverso da quelli sperimentato fin qui. Serve un'opera paziente e lungimirante di tessitura che valorizzi le due culture più utili al futuro del Paese, quella moderata e quella riformista. Serve lavorare a definire un campo largo nel quale queste due culture, quella moderata e quella riformista, si parlino, si integrino, si rafforzino e si correggano a vicenda. Serve che il centro ritrovi la capacità riformatrice che ha smarrito da 20 anni a questa parte. Serve che la sinistra, una parte della sinistra, renda più forte e meno precario il suo ancoraggio moderato e serve che le due cose, almeno per qualche tempo, si leghino assieme. Qui, una volta, tra il centro e la sinistra c'era un ponte. Qui è stato alzato un muro. Qui occorre tornare a costruire un ponte.
Questo progetto può essere favorito - lo penso anch'io - da una diversa legge elettorale che ponga rimedio a quella che è stata una forzatura politica e istituzionale (Commenti dal Gruppo FI).
Ma non è la sola legge elettorale, di per sé, che rende virtuoso un sistema politico. Una nuova legge richiede un gioco nuovo e diverso. Se c'è una scelta strategica che scommette sull'allargamento al centro, allora ha senso il modello tedesco, ma evocare un cancelliere - lo dobbiamo sapere - significa archiviare il presidenzialismo strisciante che a tanti invece piace. È una svolta che vale, ma è una svolta che costa. Può essere un destino naturale, ma il destino - come ammonisce il protagonista del romanzo «L'ombra del vento» - si apposta dietro l'angolo come un borsaiolo, non fa mai visite a domicilio, bisogna andare a cercarlo e, forse, è arrivato il momento di cercarlo davvero.
Signor Presidente del Consiglio, lei si trova qui a chiedere la fiducia al Senato perché qualcosa è cambiato e perché qualcosa deve cambiare. Il Governo in questi primi mesi ha guardato troppo a sé, alla sua base, e ha guardato meno, credo, al Paese nel suo insieme. Il risultato lo abbiamo visto pochi giorni fa proprio in quest'Aula. Ho colto nelle sue comunicazioni un approccio meno lontano dalla linea divisoria. Non so fino a dove si spingerà. So però che di questo c'è bisogno e credo che il Paese ne abbia bisogno più ancora e prima ancora del Governo.
Mi sono chiesto in questi giorni se ci avrebbe aiutato una crisi vera, al buio, come si sarebbe detto una volta. Non lo credo. Avremmo aperto la strada o ad un grande conflitto inevitabilmente elettorale o ad un grande equivoco. Considero la governabilità una risorsa di tutti, non solo di una parte, e credo che questa risorsa, proprio perché scarsa ed incerta, non debba essere sprecata. Ma l'aver evitato rischi maggiori non ci mette e non la mette al sicuro. Se il Governo avrà oggi una maggioranza, ancorché numericamente esilissima, occorre evitare di chiudersi in un fortilizio e saper governare guardando ad un orizzonte più largo, convincendo chi è meno convinto, ascoltando chi è meno d'accordo e usando molto ago e molto filo per rammendare quel tessuto di regole e di legami che in tanti, da tante parti, hanno tirato e strappato.
Personalmente non sono qui per raccogliere allori, ma per condividere una difficoltà. È proprio questa difficoltà che mi spinge oggi a dare al suo Governo il mio voto di fiducia.
Astime mi ha regalato una poesia di Mark Strand.L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder
Questo è il luogo. Le sedie sono bianche. Il tavolo splende.
La persona che vi siede fissa la cerea incandescenza.
Il vento sommuove l’aria, ripetutamente,
come per crearvi uno spazio. “ Uno spazio per me”, pensa.
È sempre stato attratto dal clima del commiato,
disponendosi in modo che il dolore – perfino il più intimo –
lo si potessi leggere da lontano.
This is the place. The chairs are white. The table shines.
The person sitting there stares at the waxen glow.
The wind moves the air around repeatedly,
As if to clear a space. "A space for me," he thinks.
Una fascia lunga di nuvole
è sospesa sul mare aperto con il sole, il sole senza qualità
che là dietro affonda – versione edulcorata di una storia
che viene detta una sola volta se vera, e sempre troppo tardi.
La cameriera gli porta da bere, lui alza il bicchiere
verso la luce che si spegne, ma un attimo solo.
Il barlume rosso che ne viene gli tinge la camicia.
Adagio il cielo s'oscura, il vento si placa,
la veduta sublima. Il suo ampio abbraccio viola
pare, in questo crepuscolo placido, più che un motivo
per essere lì, per contemplarlo, pare in sé una specie
di felicità, come se quel semplice fatto bastasse e potesse durare.
(mirabilmente tradotto da Damiano Abeni, che ha scritto: "Vi ho trovati su google - e vi ringrazio per lo spazio concesso a Mark, il consiglio musicale, e le buone parole spese per il modesto traduttore. Ma se vi piace questo "ambiente" vi piacerà tutto il libro, e anche i precedenti. Comunque, continuate così! Un saluto da Damiano Abeni, 14 marzo 2007)
Mancavamo l'appuntamento da qualche sera.Oggi è il compleanno di un mio amico di vecchia data.
Ci siamo conosciuti attorno al 1967.
Lui ha avuto in dote genetica e poi culturale una sua “zona d’ombra” creativa: il dono del disegno.
Guai a chiedergli una cosa su committenza: non arriverà mai.
“Lavora” solo su ispirazione casuale.
Comincia da una orecchio, da un dito, dai capelli … e dalle sue varie penne, matite, pennelli ogni tanto vengono fuori i più incredibili personaggi e animali, reali o fantastici.
Bisogna essere lì, con un foglio, quando arriva il momento.
Ed ecco che talvolta arrivano queste rappresentazioni che io conservo (numerose) come oggetti preziosi.
Eccone due, dedicati ad alcuni gatti di casa:

Ci sarò!
"Cerchiamo di non guardare la crisi dal buco della serratura,non giocare con il pallottoliere ma provare a capire di cosa ha bisogno il Paese in questo passaggio difficile".Così l'ex leader Udc, Marco Follini, spiega al "Corsera" la sua decisione di sostenere Romano Prodi.
"Votare con Diliberto non mi imbarazza, non più che non votare con Calderoli", e poi aggiunge: "io non faccio da stampella. Non milito da quella parte....Mi propongo di partecipare, se ci riesco, alla costruzione di un nuovo centrosinistra, e di ancorare questa costruzione più vicina al centro". E Casini? "Mi seguirà tra qualche mese, se non tra qualche giorno".
Conclusione
Non so. Ci spero.
Pessimismo dell'intelligenza, ottimismo della volontà

IL QUADRO DELLA CADUTA
Alle spalle del mio tavolo di lavoro c’è questo quadro a tenermi avvertito tutte le volte che la mia mente corre troppo in avanti o troppo in alto.
Lo chiamo il “quadro della caduta”.
Mi serve a darmi dei limiti. A vedere il mio umanissimo limite.
Si può cadere, in qualsiasi momento e soprattutto quando meno ce lo aspettiamo.
Certo si può anche cercare di rialzarsi.
Spero sempre che l’uomo lì rappresentato abbia preso coscienza che stava chiedendo troppo a se stesso e che tenti di riprendersi e rimettersi in piedi. Fatto più saggio a causa della caduta.
Ieri sono caduto anch’io. Sono rovinosamente caduto a terra.
Ieri è stato dilapidato nel giro di una settimana la dura e onerosa fatica di avere sconfitto l'immorale Berlusconi nel 2006.
Una fatica immane resa inutile da 2 persone (e non Andreotti e Pininfarina , e tantomeno Cossiga, che nulla hanno a che fare con la maggioranza) che hanno dimostrato che la coalizione di centrosinistra non ha una condivisa politica estera.
Due Bruti che hanno accoltellato Cesare. Ora sghignazzano come dei tifosi da stadio o commensali di bettola.
UN SEGRETARIO REGIONALE DEL PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI PESTA IL DISSIDENTE
Oggi è capitata una cosa divertente.
Nino Frosini, segretario del Pdci toscano, dà un “cazzottone in faccia” a Fernando Rossi, il senatore transfuga da quel partito (ma non dai 14 mila euro mensili che percepisce) che ha contribuito ad affondare il governo.
Frosini dice di averlo solo “colpito sul naso con il dorso dell’indice”.
Il vizio violento dei comunisti è un demone interno.
Prima lo candidano ed eleggono.
Poi lo isolano.
Bel partito il suo, egregio roccioso Diliberto, che nella migliore tradizione stalinista usa l’argomento del “tradimento” ( pezzo forte dei tribunali staliniani):
“L’esasperazione alimentata dal comportamento di Rossi e dal tradimento del mandato elettorale se non giustifica aiuta a comprendere l’arrabbiatura dei nostri compagni”
IL GRANDE D’ALEMA, UN POLITICO DANNATO DALLA SUA STESSA STORIA
Ieri dicevo che la relazione iniziale del ministro Massimo DAlema e le sue conclusioni sono state astute ed abilissime.
Lo dico esplicitando nel mio diario che non sono d’accordo con la sua linea di politica estera.
Infatti sono favorevole alla politica estera del precedente governo Berlusconi (compresa la guerra preventiva contro gli stati canaglia che alimentano il terrorismo islamico), pur essendo un elettore del centro-sinistra.
L’ho spesso motivato nel blog di amalteo.
Sono convinto che sulla sicurezza interna ed internazionale la destra garantisce di più, in prospettiva.
La sinistra non ha valutato il segno storico del ciclo che si è aperto con l’attentato delle torri gemelle. Non può farlo per il limite teorico del suo processo di pensiero: nella sua ideologia le masse musulmane rappresentano oggi il proletariato ottocentesco scomparso nelle società moderne e che avrebbe dovuto “fare la rivoluzione”. Quella classe operaia ora si è trasformata in artigianato a partita iva e gran parte di essa preferisce addirittura la lega o Berlusconi. Servono altre masse. E quelle musulmane fanno comodo.
Sono in dissenso con la politica estera del governo di centro-sinistra, anche se lo voto e lo voterò ancora, perché di là ci sono gli ex fascisti, gli orrendi leghisti e l’eticamente immorale Berlusconi (alteratore della costituzionale divisione dei poteri).
Tuttavia … Tuttavia … riconosco volentieri che i discorsi di D’Alema (relazione e conclusioni) sono stati magistrali.
Un vero statista, imprigionato nel suo passato di esponente di rilievo del defunto Pci, che non ha potuto dispiegare appieno il suo ruolo politico. Il massimo della cultura politica proveniente dalla tradizione del partito comunista italiano.
Aveva offerto su un piatto d’argento la possibilità ai dissidenti di sostenere il governo Prodi.
Ma i Bruti hanno insistito nell’accoltellare Cesare. Il loro io smisurato non ha limite. E' l'io del pensero totalitario
Ho analizzato i “7 movimenti” del suo argomentare e me li voglio annotare qui.
Questi sono stati i fondamentali passaggi argomentativi del leader massimo.
1. IL RISPETTO DEL PROGRAMMA POLITICO DELL’ULIVO
“la politica estera del Governo è stata coerente con le grandi scelte condivise su cui si è sempre fondata, nella sua tradizione migliore, la politica estera italiana; coerente con i princìpi ed i valori ispiratori del programma di Governo e quindi, come è giusto e doveroso, coerente con gli impegni assunti verso i nostri elettori e - mi permetto di aggiungere - coerente con gli interessi strategici del nostro Paese, così come abbiamo cercato di interpretarli in una fase internazionale difficile.”
2.
“la situazione ottimale per l'Italia è quella in cui la priorità europea, il sistema delle Nazioni Unite e la relazione atlantica si potenziano a vicenda a favore di quelle soluzioni pacifiche cui guarda, appunto, l'articolo 11 della Costituzione; la situazione peggiore, il disequilibrio è quando ciascuna delle nostre priorità entra in conflitto con le altre. Quando ciò accade, la politica estera italiana diventa strutturalmente più debole, più incerta …
quanto rientri nei nostri migliori interessi operare a favore di un rafforzamento politico dell'Unione europea e di un rilancio delle Nazioni Unite, di soluzioni pacifiche e multilaterali alle crisi internazionali. Tutto questo rientra negli interessi strategici del nostro Paese ma, insieme, riflette i valori che ispirano la nostra politica estera …
rilancio di tradizionali rapporti di amicizia con il mondo arabo, che si erano alquanto appannati negli ultimi anni. Direi che c'è una vasta percezione, nel mondo arabo, del fatto che l'Italia è tornato ad essere un Paese amico; amico, naturalmente, sia d'Israele che degli arabi e, in quanto tale, in grado di esercitare un ruolo sul cammino della distensione e della pace …
La politica estera italiana attuale è nella continuità con la tradizione migliore della politica estera dell'Italia repubblicana. Abbiamo praticato nei fatti la priorità del multilateralismo, un riferimento per noi obbligato, tra l'altro alla luce del dettato della Costituzione repubblicana che ho citato all'inizio della mia esposizione: rifiuto della guerra, ma anche coraggioso riferimento ad una possibile limitazione della sovranità, nel nome di un impegno della comunità internazionale …
Ho ricordato le coordinate della continuità della politica estera italiana: l'articolo 11 della Costituzione, ovvero la scelta dell'impegno dell'Italia per costruire un ordine internazionale fondato sulla pace, il rifiuto della guerra e la partecipazione attiva dell'Italia a quell'architettura di istituzioni e di alleanze (ONU, Unione Europea e NATO) entro la quale la nostra politica estera si è sviluppata in questi anni e continuerà a svilupparsi nel periodo prevedibilmente di fronte a noi ….
ciò non significa che in tutti i campi il Governo attuale segni una rottura con il passato. Se vogliamo parlare seriamente di continuità, ritengo che per certi aspetti il Governo attuale recuperi una continuità più lontana della politica estera italiana. Mi permetto di dubitare molto che i Governi democratici imperniati sull'alleanza tra
in nessuna delle sfide in cui siamo impegnati vi è certezza di successo, a cominciare da quella che ci vede in primissimo piano nel Libano con una responsabilità preminente per il numero dei militari e per il comando della missione delle Nazioni Unite. Ma in tutti questi diversi campi noi ci muoviamo sulla linea di un difficile equilibrio: lealtà alle alleanze, lealtà al quadro nell'ambito del quale noi ci troviamo (e se ne usciamo non contiamo più nulla) e sforzo, impegno, per far avanzare concretamente una nuova prospettiva di distensione e di pace ….
3.
Sì tratta di quanto è accaduto negli anni successivi al drammatico attacco terroristico dell'11 settembre 2001 con le divisioni internazionali, in particolare, di fronte all'intervento in Iraq. Sono stati anni di lacerazione per l'Europa; un pilastro della nostra politica è stato colpito. Sono stati anni in cui è stato indebolito e marginalizzato il sistema delle Nazioni Unite , anni anche nei quali si sono coltivate vuote illusioni nelle soluzioni unilaterali, anni in cui gli equilibri alla base della politica estera italiana sono stati anch'essi stravolti, cosa che ha indebolito l'Italia in un'Europa più debole e ne ha fatto smarrire la voce in un sistema delle Nazioni Unite già largamente emarginato …
Non c'è il minimo dubbio che di fronte alla politica neoconservatrice dell'Amministrazione americana, di fronte alla teorizzazione della guerra preventiva, dell'esportazione con la forza della democrazia e all'atto della guerra in Iraq si è diviso l'Occidente. Non l'Occidente da una parte e il pacifismo dall'altra parte; si è diviso il campo democratico occidentale; si sono divise le grandi democrazie occidentali. Si è aperta una ferita profonda che ha diviso anche il campo politico italiano rispetto ad un consenso sulla politica estera che aveva caratterizzato lunghi decenni della storia repubblicana …
Questa è la verità. È lo scenario reale nel quale ci muoviamo. Io credo che sia del tutto legittimo rivendicare, da questo punto di vista, una novità nella politica del Governo Prodi rispetto alla politica del Governo Berlusconi: la novità del non aderire alla politica neoconservatrice. Non avremmo mandato i soldati in Iraq e non ce li avremmo mandati così come non ce li ha mandati la maggioranza dei Paesi europei ….
4. RICOLLOCAZIONE DELL’ITALIA NEL QUADRO DELL’EUROPA
la politica estera italiana è stata prima di tutto in questi mesi una politica europea, il che significa una politica favorevole all'integrazione europea …
Il Governo Prodi è un Governo europeista, anche perché ha dimostrato di non volere scaricare su Bruxelles il peso di responsabilità nazionali. Non abbiamo usato l'Europa per deresponsabilizzare l'Italia; abbiamo responsabilizzato l'Italia per rafforzare l'Unione Europea.
5. LE BASI AMERICANE IN ITALIA
Si richiede di allargare tale base nel quadro di quello che gli americani definiscono, ed è senza alcun dubbio, un ridimensionamento della presenza americana in Europa, che, tra l'altro, ha già previsto la dismissione della base della Maddalena e prevedrà un'ulteriore riorganizzazione anche nel nostro territorio della presenza americana …
Gli americani che alla fine della guerra fredda avevano in Italia quasi 20.000 militari oggi ne hanno circa 12.000 e vanno ridimensionando la loro presenza in Europa, come è ovvio che accada in un mutato scenario internazionale. In questo quadro ci è stato chiesto di poter potenziare Vicenza per concentrare le forze, chiudendo altri basi in Europa; un'iniziativa che è stata ritenuta ragionevole dal Governo italiano, il quale ha assunto un impegno …
abbiamo posto agli americani l'esigenza di una valutazione più approfondita sulle preoccupazioni espresse nello stesso consiglio comunale di Vicenza, dove, nel momento in cui è stato approvato il progetto, sono state, tuttavia, indicate talune limitazioni e sulle preoccupazioni che si sono successivamente manifestate anche nei movimenti e nei comitati dei cittadini di Vicenza …
6. DIFFERENZE FRA
Guardiamo anzitutto all'Iraq. Abbiamo disposto il ritiro del contingente italiano perché schierato in Iraq dopo un'operazione militare che era stata decisa in modo unilaterale, senza mandato delle Nazioni Unite, e con motivazioni - il possesso di armi di distruzione di massa - che si sono dimostrate infondate. Il ritiro dei soldati italiani dall'Iraq è stato, quindi, una scelta coerente con l'impostazione politica e programmatica della coalizione di Governo e rispondente sul piano operativo alla necessità di voltare pagina …
le ragioni della presenza italiana in Afghanistan, innanzitutto nella sua componente militare di quasi 2.000 soldati schierati a Kabul e ad Herat, che ringrazio come tutti i nostri militari impegnati all'estero per il loro straordinario impegno. Si tratta, come è noto, di una missione condotta dalla NATO più 13 Paesi non membri della NATO sotto mandato delle Nazioni Unite. Nella sua componente civile, anch'essa importante, è una missione in crescita, come dimostra anche l'aumento delle risorse che il Governo intende mettere a disposizione e che riteniamo debba ancora crescere …
la missione delle Nazioni Unite in Afghanistan, dopo l'abbattimento del regime dei talibani, non ha ancora prodotto gli effetti sperati. Sono stati ottenuti risultati importanti, che non credo possano essere sottovalutati: la liberazione dell'Afghanistan da un regime oppressivo, oscurantista, totalitario, che ignorava i più elementari diritti umani, in particolare quelli delle donne; la creazione di prime istituzioni democratiche; la formazione di un esercito nazionale; la ripresa delle scuole, sia pure in un Paese segnato ancora da alti tassi di analfabetismo, il faticoso avvio di un processo di ricostruzione economica …
La convinzione del Governo italiano è che per vincere la sfida in Afghanistan si debba rafforzare l'impegno civile, l'impegno politico, l'impegno economico. La convinzione del Governo italiano è che sarebbe un gravissimo errore che
Ci sono delle differenze molto profonde, di carattere giuridico, di carattere politico e di fatto, che fanno sì che mentre il ritiro dall'Iraq è stato un atto politico che ha aperto all'Italia nuove possibilità di iniziativa politica, rimettendoci in sintonia con la maggioranza degli europei e anche con gran parte del mondo arabo, il ritiro dall'Afghanistan sarebbe un atto unilaterale che ci separerebbe da tutta l'Europa, compresi quegli spagnoli che sono lì a fianco a noi, non ci metterebbe in comunicazione con nessuno e non ci farebbe fare nessun passo avanti …
Vi è una profonda diversità tra un'azione militare in Afghanistan, che è stata autorizzata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite perché lì c'erano le basi dei terroristi...
È diversa l'azione militare in Afghanistan, autorizzata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla base dell'accertato fatto che lì vi erano le basi di Al Qaeda, dall'azione militare in Iraq, voluta in modo unilaterale sulla base della menzogna che lì ci sarebbero state le armi di distruzione di massa. Non sono la stessa cosa e non è giusto metterle sullo stesso piano nel modo in cui si affrontano i diversi problemi di queste diverse situazioni …
7.
quello che noi chiediamo al Parlamento è di avere il consenso necessario per affrontare i rischi, ma anche nella consapevolezza che affrontare quei rischi è la condizione per sviluppare in modo autorevole quell'azione per la pace in cui l'Italia è impegnata con l'adesione, il sostegno e la solidarietà di altri Paesi e di altre forze internazionali …
Considero - ma voi direte: è naturale - il bilancio di questi mesi di lavoro come bilancio positivo. Non è intenzione del Governo né mia enfatizzare successi, anche perché siamo consapevoli della difficoltà delle sfide nelle quali siamo impegnati. Tuttavia, l'Italia c'è in diversi scenari essenziali e c'è con un ruolo di protagonista. In questa difficile fase delle relazioni internazionali non possiamo permetterci di essere né cinici, né sognatori. Non vogliamo rinunciare alla nostra ispirazione ideale, né possiamo rinunciare ad un lucido realismo necessario per tradurre questa ispirazione in un'azione politica efficace nel quadro dei rapporti di forza esistenti …
Una cosa è certa: un Paese come l'Italia, che non è una grande potenza, non può ingaggiare sfide così delicate e complesse come quelle nelle quali siamo impegnati senza un consenso politico forte e chiaro. Di questo abbiamo bisogno. Il Governo italiano non può trovarsi nelle prossime settimane ad affrontare la difficile sfida, ad esempio, dell'atteggiamento internazionale verso un nuovo governo palestinese, o la difficile discussione sul cambio di strategia in Afghanistan nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, o la difficile sfida sul tema della pena di morte (che, come voi sapete, irrita diversi grandi Paesi) senza aver la certezza di un consenso e di una stabilità.
Non lo si può chiedere a nessuno e certamente il Governo non lo potrebbe fare.
Dunque, noi siamo qui a chiedere questo consenso, a chiedere il consenso più ampio possibile per continuare nel difficile, impegnativo cammino della pace …
penso per ragioni politiche, costituzionali e - se mi permettete - anche etiche che l'idea di agire senza consenso, soprattutto quando sono in gioco questioni così importanti come la pace, la guerra e la sicurezza del Paese, è qualcosa che non appartiene al costume democratico e alle mie abitudini. Credo di avere dimostrato nella mia vita politica di essere persona molto attenta a misurare il consenso democratico, persino al di là degli obblighi costituzionali, e a prendere atto del dissenso con una coerenza che non sempre - lo dico - ho riscontrato in tutti i protagonisti della vita politica …
Ho voluto parlare con chiarezza e spero che questo dibattito si concluda nella chiarezza. Chi condivide la politica estera del Governo la voti, chi non la condivide voti contro anziché dire che la sostiene dicendo che è un'altra da quella che è. È il momento dell'assunzione delle responsabilità ed è per noi fondamentale misurare il consenso vero di quest'Aula, condizione preziosa per andare avanti nel nostro lavoro.
Come poi è andata a finire lo sappiamo.
Link ai titoli dei principali quotidiani del 22 febbraio 2007:
Giorni tristi.Messaggi dell'inconscio o realismo?
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Il Prc e il Pdci sono convinti che il governo deve andare avanti. Giordano,leader Prc,dice: "Deciderà Napolitano ma per noi il governo Prodi deve continuare a vivere. Ci sono tutte le condizioni per proseguire". E assicura: "Il governo ha incondizionata fiducia e sostegno del Prc".D'Accordo Diliberto,leader Pdci:"E' necessario rinsaldare la coalizione. Criminale sarebbe riconsegnare il Paese alle destre o procedere verso larghe intese. Serve un dibattito parlamentare e un rinnovato voto di fiducia per andare avanti"