Tracce e Sentieri

Passeggiate splinderiane di Amalteo

Chi sono

Blogger: AMALTEO
Nome: Amalteo
2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli… il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ...†da Woody Allen, Manhattan (con qualche cambiamento) pamalteo@gmail.com

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
giovedì, 30 novembre 2006

Antony & The Johnson

legendI musicisti che agiscono per la via del sentimento si dividono in due gruppi:
Nina Simone e tutti gli altri.

Fra tutti gli altri Antony si fa notare.


postato da: AMALTEO alle ore novembre 30, 2006 11:48 | link | commenti (33)
categorie: ascoltare nina simone, ascoltare mie antologie
martedì, 28 novembre 2006

Tempo: 58 anni.

tracceDomenica scorsa sono arrivato al traguardo dei 58 anni.
Il caso ha voluto che nel flusso dei messaggi agguantati nella rete ci fosse anche un battimani che è al centro dell'immortale "Sinnerman" di Nina Simone.
Quello del Live "Pastel Blues" (1965) che dura 11 minuti. Ci sono altre versioni di Sinnerman, ma solo questa è davvero "Gorgeous".
"Non ancora",
Madadayo: applausi.

postato da: AMALTEO alle ore novembre 28, 2006 13:08 | link | commenti (15)
categorie: ascoltare nina simone, vivere tempo, vivere tempo sincronicità, vivere compleanni
giovedì, 23 novembre 2006

Fiori, fiori per Nina

Lilac Wine2-1Sono giorni con Nina, Nina Simone ...
Sarà un benefico effetto dell'autunno o forse un regalo di buon pre-compleanno. Sta di fatto che trascorro molte ore con lei.



  • Little Girl Blue del 1976 " Gorgeous, simply gorgeous" dice barney23 . Per me quel "Gorgeous" è un suono bellissimo. continuo a scandirlo: Gorgeous ... Gorgeous ... Gorgeous ..."She is the queen", MaryAnne.  E chi  la intercetta  è il suo popolo segreto, dico io.


  • Four Women del 1969 "I love Nina Simone. Thank you for this" (lilaarenas);  "was there ever anyone who combined musical erudition with raw power in such an artful way? rest now nina" (jackhillty); "A good friend introduced me to Nina Simone at about the same time I introduced him to Mahalia Jackson. Both are one of a kind an utterly irreplaceable. Everything that Nina did was so earthy, so worldly yet so not of this world! She defined the word exquisite" (jjwltube);  "Amazing " (petermandate )

Mi ripeto: Amazing  ... She defined the word exquisite ...

Oggi riporto qui Feelings, interpretata (Nina non canta: Nina interpreta) al Festival di Montreux del 1976:

Feelings,
nothing more than feelings,
trying to forget my feelings of love.
Tear drops,
rolling down on my face
trying to forget my feelings of love.
Feelings, for all my life I'll feel it.
I wish I'd never met you, girl,
you'll never come again.
Feelings, wo wo wo
feelings wo wo wo
feel you again in my arms.
Feelings, feelings like I've never lost you,
and feelings like I'll never have you
again in my heart.
Feelings,
for all my life I'll feel it.
I wish I'd never met you, girl,
you'll never come again.
Feelings
feelings like I've never lost you.
And feelings like I'll never have you
again in my heart.
Feelings, for all my life I'll feel it.
I wish I'd never met you, girl,
you'll never come again.
you'll never come again.



L'intero concerto è stato tenuto al Festival Jazz di Montreux
Lì si può anche trovare il Dvd dell'intera serata e delle successive sue presenze (1986 e 1990), oltraggiata dalla vecchiaia.

Fiori per Nina. Tanti fiori per Nina

 

postato da: AMALTEO alle ore novembre 23, 2006 17:14 | link | commenti (19)
categorie: ascoltare nina simone
martedì, 21 novembre 2006

Intervallo ...

postato da: AMALTEO alle ore novembre 21, 2006 15:34 | link | commenti (4)
categorie: ascoltare nina simone
sabato, 18 novembre 2006

Little Girl Blue


Eunice Waymon diventò Nina Simone, una maschera che sul filo degli anni eclisserà il suo nome di battesimo e con la quale entrerà nella storia. Nina per “niňa”, “la môme”, il soprannome che le aveva dato un fidanzato latino di cui non si sa niente. Simone per Signoret nel “Casco d’oro”, un film che la pianista aveva visto in un cinema di Filadelfia e che l’aveva impressionata (David Brun-Lambert, Nina Simone: un vie, Editions Flammarion, 2005, p. 53)

In un’efficace scansione biografica Kerry Acker (in Nina Simone, Chelsea House Publisher, Philadelphia, 2004) distingue ed identifica così i momenti della sua vita: il prodigio (1933-1944); la concertista di piano (1944-1954); la “chanteuse” (1954-1959); la stella (1958-1962); l’attivista (1963-1966); “The high Priestess of Soul”, che tradurrei come la sublime sacerdotessa dell’Anima (1967-1968); l’espatriata (1970-1978); la diva (1978-2003). Forse in quest’ultimo frammento del ciclo di vita io individuerei anche quello della “decadenza della vecchiaia”. Una brutta vecchiaia, davvero oltraggiosa per questa meravigliosa creatura.
Quando nel 1957 esce il suo primo disco,  Nina, durante le estati, cantava e suonava già da 3 anni al Midtown Bar & Grill di Atlantic City. La sua storia comincia lì. Aveva dunque 21 anni. Le voci corsero subito per le strade (oggi girerebbero sui blog): “c’è una giovane musicista nera in città e quello che canta è unico”.
21 anni, eppure il carattere
temprato negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza era ormai pienamente definito, compiuto ed intero nella gamma comportamentale che andava dalla spigolosità insopportabile alla grazia eccelsa:

“quando arrivava alla sedia del piano si faceva silenzio intorno. In un bar di seconda zona, nel cuore di una città bruciata d’insonnia, lei riusciva a far tacere fin dalla prima nota. Non si era mai visto qualcosa di simile qui” (David Brun-Lambert, op.cit. , p. 52)

3 anni di tirocinio così, anche per imparare il rapporto con il pubblico. Canzoni tirate sui tempi lunghi. Lei e il piano. Il piano e lei. Lei con se stessa, lei con il popolo del suo regno.
Quando le si presenta l’occasione di fare il primo disco, nessuno stupore che le bastino solo 24 ore per prepararlo e concluderlo.
1957: 14 tracce musicali tutte riuscite al primo colpo che la collocano nella storia. Tutto il talento che mostrerà negli anni successivi è già concentrato lì in quel disco. La sua unicità, la sua “individuazione” è leggibile ieri e oggi in quelle 14 tracce perfette, durevoli, classiche.
Mi fermo qui. Caro lettore, avrai capito che Nina Simone è uno dei miei tanti punti deboli. Con lei divento fragile ed esposto al sentimento. Mi perdo e mi sento felicemente perso, per riprendermi e ricominciare.
Dell’intero disco parlerò un’altra volta.
Oggi volevo solo dire che lì si ascolta la ballata “Little Girl Blue” di Richard Rodgers e Lorenz Hart.

Sit there
And count your fingers
What can you do
Old girl you're through
Sit there
Count your little fingers
Unhappy little girl blue
Sit there
Count the raindrops
Falling on you
It's time you knew
All you can ever count on
Are the raindrops
That fall on little girl blue
Won't you just sit there
Count the little raindrops
Falling on you
Cos it's time you knew
All you can ever count on
Are the raindrops
That fall on little girl blue
No use old girl
You might as well surrender
Cos your hopes
Are getting slender and slender
Why won't somebody send
A tender blue boy
To cheer up little girl blue

Nina nel 1957 la interpreta così:

Nina Simone, Little Girl Blue, 1957

postato da: AMALTEO alle ore novembre 18, 2006 19:34 | link | commenti (26)
categorie: ascoltare nina simone, vivere personalità
giovedì, 16 novembre 2006

Legge finanziaria 2006/2007

partenonePassare da Nina Simone alla politica fiscale è piuttosto duretto.
Ma la vita sociale ha varie sfaccettature. E il "contratto sociale" non è cosa di poco conto.
Novembre/Dicembre: mesi di legge finanziaria.
L'inflazione informativa sta portando questo governo, che ha lo storico merito di avere momentaneamente sconfitto l'avventuriero Berlusconi, a perdere quel filo di consenso che ha consentito di chiudere con gli "anni abbastanza crudeli" 2001-2006. La prospettiva di ritornarci è semplicemente spaventosa.
Nella babele delle opinioni è difficile orientarsi. Ho trovato un articolo che dice cose serie, semplici e convincenti sulla legge finanziaria 2006 e anni a venire.
Me la appunto come pro-memoria.
Magari interessa anche a te che passi e leggi.

Salvatore Brigantini, Elogio di Visco, il più odiato dagli italiani

in Diario

Se Lorella Cuccarini si reclamizzava come la più amata dagli italiani, il meno amato è forse Vincenzo Visco, viceministro dell’Economia con delega fiscale. È lui la bestia nera della destra che tenta la spallata, e forse molti anche a sinistra non lo amano: è il destino di chi fa sul serio il proprio mestiere nel nostro Paese.
A lui, come collettore di entrate, spetta un ruolo chiave nella legge Finanziaria per il 2007, sulla quale si fa troppa confusione. Domandiamoci dunque: questa legge è troppo morbida, come dicono le agenzie di rating che hanno "peggiorato" il voto alla Repubblica italiana, o è invece troppo dura, come sostengono (con strana, ma ahimé non nuova, coincidenza di comportamenti) tutta l’opposizione e parte della maggioranza? E come può il Polo plaudire al duro giudizio delle agenzie di rating, le quali affermano l’esatto contrario di quanto esso va vociando nelle piazze, quelle esagitate della tv o quelle meste di ombrelli di Vicenza? Qual è il reale significato della Babele delle lingue intorno al rito autunnale della Finanziaria?
La risposta sarebbe lunga e la sintetizzo così: la legge risana i conti pubblici del 2007, seppure con una acrobazia sul tfr, e dedica una buona dose di risorse allo sviluppo del Paese, senza il quale non si assorbe il nostro debito pubblico. Essa però non pone ancora le basi di una profonda riforma dell’amministrazione e della spesa e affronta solo in parte il nodo dell’aumento della produttività. Non sono leciti, insomma, né trionfalismi, né urla di dolore.
Perché allora la reazione da bestia ferita che rimbalza dal grosso dei media? Essi riportano con rilievo, più volte, i commenti negativi dell’Economist del 6 ottobre, tacendo quelli positivi dello stesso settimanale, il 20 ottobre. Perché? La verità è che siamo davanti alla rivolta, tanto più gridata quanto meno è confessabile, di una melassa di interessi che aspira a usurpare il nome di classe dirigente. Come un bimbo viziato, la melassa recalcitra al pensiero di dover sopportare un basto che tutti i Paesi civili portano senza gioia, ma con dignità, perché è la base del contratto sociale: il pagamento delle tasse. E una parte della sinistra è talmente lontana dalla realtà che si presta pure a fargli da cassa di risonanza.
Il grido no taxation without representation fu la scintilla della grande rivoluzione liberale americana. Data la vastità del fenomeno dell’evasione fiscale, le ingiustizie e le distorsioni che alimenta nella nostra vita civile, verrebbe perfino la tentazione di girarlo nel suo inverso: no representation without taxation. Ma così non va, vorrebbe dire tornare agli albori della democrazia, quando votavano solo i ricchi.
Non è questo lo spazio per esporre in dettaglio i contenuti della legge Finanziaria che i lettori seguono nelle sue quotidiane evoluzioni (ci sono sempre state, quando va in scena la Finanziaria); qui ha senso cercare di capire le ragioni di quanto sta avvenendo. Va ricordato che lo stato dei conti pubblici, dopo il quinquennio berlusconiano, è lacrimevole.
Il punto chiave non è la tanto discussa incidenza del deficit annuo sul Pil, il famoso 3 per cento di Maastricht, che si può anche sforare, a certe condizioni, senza creare grande allarme. Il vero problema è la mancata crescita che rischia di rendere insopportabile il debito accumulato, somma dei deficit di tanti anni, che supera ormai il 108 per cento del Pil. È questa massa di debito, simile a un ghiacciaio sospeso che potrebbe sciogliersi di botto, a turbare i sonni. Ricordiamo agli smemorati che il mostro è cresciuto dal 60 per cento al 120 per cento del Pil negli anni Ottanta, quelli della Milano da bere messa in crisi dai cattivoni della locale magistratura.
Se il mercato finanziario si dovesse malauguratamente convincere che l’ordinato servizio del debito è improbabile, le conseguenze per i conti dello Stato sarebbero micidiali: decine di miliardi (di euro) di maggior costo degli interessi passivi sul debito, qualcosa che dovrebbe terrorizzare anche Marco Rizzo o Franco Giordano. Anche uno Stato sovrano, se ha troppi debiti, non può infischiarsene dell’opinione dei suoi creditori: è un lusso da ricchi. Chi non vuole subire questo giudizio, deve evitare di fare tanti debiti. Se li ha accumulati, non può sfuggire all’esame giornaliero.
L’unica via per tener tranquilli i creditori, che poi in parte sono anche i cittadini italiani, è mostrare di poterli ripagare. Cioè avere un saldo primario dei conti pubblici in attivo. Il saldo primario è la differenza fra le entrate dello Stato e le sue spese, prima del conteggio degli interessi; quando il saldo è attivo, si parla di avanzo primario. Se il saldo è negativo, o se l’avanzo è troppo piccolo, il debito totale aumenta. Se l’avanzo è abbastanza grande, si hanno risorse per pagare almeno gli interessi e così evitare la crescita del debito, o addirittura farlo scendere.
Il quinquennio di centrosinistra si chiuse con saldi primari compresi fra il 3 e il 4 per cento, a seconda di come si valuta il "buco" lamentato da Tremonti nel 2001. Lui e i suoi sodali l’avanzo l’han ridotto a zero, per la precisione allo 0,6 per cento del Pil. Logico che la manovra della Finanziaria, che riporta per il 2007 l’avanzo primario al 2 per cento, non susciti gridolini di piacere, ma bisognava farlo.
Dove erano tanti Soloni che oggi danno lezioni di rigore finanziario, quando questo avanzo primario veniva sperperato facendo crescere la spesa di oltre il 2 per cento del Pil? Il tutto senza ottenere almeno, in cambio, quelle misure di razionalizzazione e di aumento della produttività che oggi il governo di centrosinistra dovrebbe estrarre dal cilindro. Urgono, questo è vero, riforme profonde, le sole a produrre diminuzioni durevoli della spesa, che però richiedono tempo.
Il modo preferibile per ridurre il peso del debito sul Pil è far crescere il Pil. Di qui l’enfasi della Finanziaria sulle misure per la crescita. Date le premesse, però, i soldi disponibili sono pochi; ecco che lo sviluppo vero deve venire dai programmi d’investimento delle imprese. La melassa però non ne ha voglia. Non resta, ahinoi, che aumentare le tasse.
Opera ciclopica, perché il punto non sono solo le tasse, ma le basi stesse della convivenza civile. Bisogna disfare con pertinacia la tela di Silvio Berlusconi, che ha rafforzato negli italiani l’atavica convinzione che le tasse siano un furto, un "mettere le mani nelle loro tasche". Far capire che le mani, nelle tasche dei cittadini corretti, le mettono gli evasori, facendo gravare solo sui primi le tasse, che andrebbero invece divise secondo legge ed equità: è come se il componente di un’ampia famiglia, dove si fosse deciso di fronteggiare le spese mettendo in comune i redditi di ognuno, nascondesse invece i suoi, tenendoli per sé e gravando sugli altri. Costoro si chiamano, nel gergo degli economisti, free riders, quelli che viaggiano gratis, utilizzando un servizio che sono altri a pagare.
Bene fa Pierluigi Bersani a ricordare a Flavio Briatore (uno dei manager più considerati dagli italiani, pare, insieme a quell’altro guru di Lapo Elkann!) che pagare le tasse è un dovere: chi a esso si sottrae (in Italia, in Gran Bretagna o in Abkazia) andrebbe sottoposto a un esame di cittadinanza, come quello che si vuol chiedere agli immigrati per mostrare che condividono i valori della società (gli faranno anche recitare l’Ave Maria?).
Resta il lavoro oscuro e antipatico per trovare i soldi, denso di astrusità tecniche, affidato a Visco. È al suo profilo grifagno, al suo look da professore che non fa sconti agli studenti che il governo ha affidato questa parte. Visco conosce bene i meccanismi della macchina fiscale, come nessun altro la maneggia, facendo capire ai cittadini che il governo fa sul serio: questi, l’abbiamo visto, abbozzano e pagano.
La sua è una parte sgradita a tutti, per la quale l’uomo è portato come pochi: irsuto e scontroso, non si cruccia per questo, quasi finge di gradirla. Sa bene che far pagare le tasse rende antipatici, ma qualcuno deve pur farlo. Anche Ezio Vanoni solo da morto è diventato il grande Vanoni; era infatti un ministro delle Finanze serio. Visco può sperare di godersi un po’ di popolarità su questa terra (non farebbe schifo neanche a lui): dovrà riuscire a ridurre l’evasione italiana a livelli simili a quella degli altri Paesi europei. Non tutti, certo, ma molti apprezzeranno.
C’è poi il problema della scarsa capacità di comunicazione del lavoro del governo, dove Visco non dà il meglio di sé, ma non è il solo: bisogna spiegarsi con pazienza, i cittadini non sono premi Nobel per l’economia. E non serve un Nobel per produrre due tabelle semplici e chiare da mostrare in tv, che illustrino graficamente le componenti della manovra e come sono stati ripartiti i sacrifici; ricorderebbero a tutti che il risanamento non è una passeggiata.
Questo non giustifica le reazioni della melassa che si finge classe dirigente; essa chiede al governo una determinazione che Berlusconi, con ben altre maggioranze, non ebbe. Si finge di ignorare che la maggioranza di due senatori è figlia della "porcata" di Calderoli, la legge elettorale che è il lascito peggiore del Cavaliere. Dove erano i nostri grandi capitani, quando la "porcata" maturava in Parlamento? Se avessero avuto a cuore l’interesse generale, avrebbero dovuto parlare allora, quando la volontà referendaria dei cittadini veniva calpestata. Ora il danno è fatto, e sarà dura rimediarlo.
Nessuna sorpresa, d’altronde, per chi sappia come i capitani gestiscono le imprese, cioè la cattedra dalla quale lanciano moniti gravidi di pensosa preoccupazione sul futuro a lungo termine del Paese, che essi, tranne poche belle eccezioni, identificano tout court col loro comodo personale immediato. Per costoro, le "loro" imprese sono come una tasca della giacca, anche quando la maggior parte dei soldi l’hanno messa gli altri. Attaccano la scarsa flessibilità del lavoro, ma se le imprese non crescono, la ragione sta nell’inflessibilità del capitale: per poter crescere, dovrebbero dividere potere e utili con altri. Così, stando ferme, anche imprese splendide deperiscono. Sono miopi, non sanno nemmeno calcolare bene il proprio interesse, e vorrebbero insegnare ai disprezzati politici come fare un mestiere ancor più difficile del loro.
Di questa nobile materia è fatta la Balaklava cui in queste settimane assistiamo. Per questo Romano Prodi e la sua squadra devono "riformare il capitalismo italiano", per renderlo più simile a quello di Schumpeter. Conforta sapere che il nostro è un diesel al teflon; forse non raggiunge i 14 mila giri della Ferrari di Schumacher (non Schumpeter), ma condurrà in porto la bistrattata Finanziaria, nell’interesse del Paese.
Valicata questa cruciale scadenza, nel 2007 arriveranno le riforme vere; la melassa, che oggi le esige, si opporrà con vigore. Sarà un bel match, ma un altro match.

postato da: AMALTEO alle ore novembre 16, 2006 10:37 | link | commenti (3)
categorie: pensare storia contemporanea, pensare politica
giovedì, 09 novembre 2006

Nina Simone interpreta

legendQuesto video mi è arrivato addosso così, senza cercarlo. L'ho solo trovato.
Attenzione: sarà un momento magico. Da ascoltare con la luce soffusa.
Da ascoltare col cuore. Non adatto agli insentimentabili (neologismo: coloro che non vogliono CEDERE al sentimento).
Narrano le leggende che Duke Ellington, dopo questa rappresentazione in cui si presentifica Psiche, abbia scritto per lei la Suite "La plus belle africaine".


Popolo segreto di Nina:
guardatela !!!

Non la dimenticherete più
postato da: AMALTEO alle ore novembre 09, 2006 16:30 | link | commenti (16)
categorie: ascoltare nina simone, vivere psiche
mercoledì, 08 novembre 2006

Rèverie su un Personal Computer smontato

tracceOggi, camminando, mi sono continuate a girare nella testa queste parole: "tecnologie friabili"
Viviamo fra tecnologie straordinarie che ampliano le possibilità del nostro cervello e della nostra personalità, ma queste tecnologie talvolta ci abbandonano, addirittura scompaiono. E ci lasciano come smarriti.
Così mi sono ricordato di  un incidente informatico di questa estate  e, poichè dò molta importanza alle cose che APPARENTEMENTE avvengono per caso, riporto sul mio diario questa Meditazione su un Personal Computer smontato che ho registrato in occasione di quell'evento:
postato da: AMALTEO alle ore novembre 08, 2006 19:01 | link | commenti
categorie: comunicare blog, vivere diario, vivere psiche sogni réverie, comunicare rete
lunedì, 06 novembre 2006

Rèverie davanti al fuoco

tracceGaston Bachelard (1884-1962) è un filosofo affascinante.
In una prima fase della sua vita si è concentrato sulla conoscenza scientifica e sulla necessità per questo tipo di pensiero di contrastare i saperi precedenti.
Poi, nella seconda fase del suo ciclo di vita, si è abbandonato (mantenendo un forte legame con la sua precedente ricerca) alla “poétique de la rèverie ”, intesa come una situazione in cui l’individuo si abbandona alla propria immaginazione.
La 
rèverie (parola difficilmente traducibile nella lingua italiana: fantasticheria, sogno, immaginazione fantastica) si distingue dal sogno per il fatto che la coscienza dell’ io è attiva. Inoltre la rèverie comporta una relazione con l’infanzia, quindi con la propria biografia:

“Quando fantasticava nella sua solitudine, il bambino conosceva una esistenza senza limiti. La sua rèverie non era semplicemente una rèverie di evasione. Era una rè­verie di volo.
Vi sono rèveries infantili che nascono all'accendersi di un fuoco  … Così, le immagini infantili, immagini create da un bambino, le immagini che un poeta ci dice create da un bambino sono per noi manifestazioni dell'infanzia permanente”

In La poetica della rèverie , Dedalo Libri, p. 110-111

Confesso che il mio pensiero non arriva a comprendere a fondo la filosofia di Bachelard: è un autore arduo, che gira attorno a categorie difficili.
Tuttavia la parte intuitiva della mia personalità ne è stata catturata, come in questa meditazione attorno ad un fuoco che è capitata così, senza alcuna preparazione ma solo con la spinta di lasciarsi andare ad un momento della giornata.

postato da: AMALTEO alle ore novembre 06, 2006 13:33 | link | commenti (18)
categorie: sognare, vivere diario, vivere psiche, vivere psiche sogni réverie