E' vero che "verba volant, scripta manent", ma talvolta dire le parole con la voce alimenta le libere associazioni. E la rete offre risorse anche per questo.
|
|

Copio e rilancio dal Blog di Claudio Risè. Riflessione molto interessante. Fornisce una luce particolare su un comportamento per me irritante ed incomprensibile.
Dunque il pensiero "conservatore" giustifica il velo in quanto, nel profondo, parla di una donna custode del focolare della casa. Ma allora quando il pensiero "progressista" difende, in nome del relativismo, il diritto della cultura musulmana a velare le donne, in realtà lotta contro la sua emancipazione. Interessante ... molto interessante ... ma allora: dov'è la destra, dov'è la sinistra? Ah già, lo aveva profetizzato Giorgio Gaber: " è evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra".
Dietro il velo della donna
di Claudio Risé
da “Il Mattino di Napoli”, 9 ottobre 2006
Cosa c’è veramente dietro il velo che copre il volto delle donne islamiche? Qualsiasi viaggiatore, uomo o donna, che abbia attraversato solitario le stradine di una medina, e che abbia incrociato l’occhiata intensa delle donne velate, sa bene che la questione è più complicata di quanto si dica. Come si evince, del resto, da un paio di notizie. La resistenza a togliersi il velo di molte donne dell’Islam a Londra, potrebbe anche essere attribuita ad una prova di forza con le autorità laiche, occidentali, dove le musulmane affermano il diritto di differenziarsi, dunque di esercitare un potere, di rifiutare un’omologazione imposta da altri. Il fatto però che le donne, anche e soprattutto giovani, tornino sempre più spesso a coprirsi il volto in Tunisia, dove quest’usanza fu vietata, da un dittatore islamico, il Presidente Bourghiba, mezzo secolo fa, nel 1956, ci sollecita a pensare che dietro al velo ci sia qualcosa d’altro, di più profondo. Le tunisine sono donne che sono state a lungo prive del velo, per legge. Ed ora, dopo cinquant’anni di volti liberamente truccati, e mostrati, tornano ad indossarlo. Perché?
Credo che questo abbia a che fare col tipo di potere che nella società islamica la donna possiede: qualcosa che l’Occidente ignora, o nega frettolosamente, e che soltanto qualche viaggiatore acuto (come Vittoria Alliata nel suo bel libro: Harem), ha riconosciuto e descritto. La donna islamica non è esclusivamente (come descrive la propaganda, ma anche molta sociologia occidentale), l’oggetto passivo del potere maschile. Essa possiede un preciso potere personale: affettivo, educativo, ed organizzativo, che dalla gestione della famiglia e della casa passa poi ad impregnare la politica, e lo stile di vita collettivo. L’importanza delle madri, in lutto ma trionfanti per il coraggio dei figli, nella vicenda dei terroristi che si fanno esplodere, è una terribile illustrazione iconica di questo potere, e di molte sue caratteristiche psicologiche, che rimandano direttamente all’archetipo della Grande Madre, nel suo aspetto più vicino alla morte.
Al centro del potere che le donne hanno nella società islamica (e gestiscono assieme con gli uomini, secondo una precisa ripartizione delle rispettive sfere d’influenza), c’è però il mistero, dietro il quale esso ama nascondersi, per agire con più efficacia, e proteggere il proprio fascino. Al contrario dell’Occidente, dunque, dove il movimento di “liberazione” femminile ha seguito sempre più il percorso dello svelamento, ed anche dell’esibizione, nei paesi islamici la donna ha preferito nascondere il proprio volto, e quando era opportuno anche le proprie azioni, o il proprio territorio. Nella cucina islamica gli uomini non entrano, e non mettono becco.
E’ impossibile capire l’affezione delle donne islamiche, anche di quelle che non l’hanno mai portato, al velo, se non si tiene conto che esso non è soltanto una costrizione, ma rappresenta una diversa opportunità. Che si esprime dagli aspetti più banali (come quello di poter uscire senza trucco, tranne attorno agli occhi), a quelli più profondi della comunicazione attraverso il volto. La donna velata, ad esempio, può guardare chi vuole e come vuole; è molto difficile, per un altro che non sia il destinatario dello sguardo, coglierne l’intenzionalità. Mentre l’occidentale è costretta a parlare, per strada, allo sconosciuto, l’islamica dialoga con lo sguardo. Ed il velo la protegge perfettamente da chi non le piace. Per confrontarsi con l’Islam, l’Occidente dovrà ritrovare un suo sapere smarrito: il profondo legame tra femminile e mistero.
Gattamiciuinburka

Da un ritaglio tenuto a lungo in tasca. Una traccia da non perdere.Sintonizzàti con il proprio gusto musicale
E un po' come accade con quei dispositivi che ci permettono di comporre musica giocando con frammenti musicali come fossero pezzi di un lego: non si può sbagliare. L'ascolto musicale che sempre più spesso andiamo cercando, vorremmo fosse una sorta di tappeto sul quale i nostri passi possano muoversi leggeri, senza increspature che ci distraggano. Un simile "sound di compagnia " lo otteniamo scegliendo una stazione radiofonica che si attagli al nostro umore del momento. Una delega che in passato abbiamo dato a una particolare stazione radiofonica, ma che con Internet si fa radicalmente più efficace. Anche la stazione radiofonica a noi più affine ci tradisce, offrendoci notizie quando vorremmo ascoltare . musica e viceversa, oppure proponendoci stralci della Tosca nel momento in cui avremmo voglia di ascoltare Kurtag. In Rete invece troviamo da qualche tempo servizi che compilano la musica per noi secondo quanto abbiamo voglia di ascoltare.
Per ottenere un simile risultato si sono tentate varie strade, approcci che corrispondono a filosofie di fondo sostanzialmente diverse. Una delle distinzioni è quella che contrappone le esperienze di www.pandora.com e www.last.fm.
Quest'ultimo sito, dei londinesi Felix Miller, Martin Stiksel e Richard Jones, si basa sui dati forniti dagli utenti, i quali indicano i loro pezzi preferiti e forniscono valutazioni su singoli altri brani in modo tale da costruire progressivamente e cooperativamente serie di profili musicali o filtri di cui potranno servirsi sia loro stessi sia altri. Tim Westergren è invece il fondatore del Music Genome Project, da cui è scaturita Pandora. In questo caso il sito si basa su un lavoro immane di analisi e indicizzazione della musica, non per generi, ma secondo dei parametri (melodia, armonia, ritmo, orchestrazione e così via) messi a punto da un gruppo di musicisti e tecnici appassionati. Negli ultimi sei anni hanno in questo modo analizzato 10.000 brani, ed è a partire da tale base di conoscenza e da tali attributi che vengono compilate le proposte musicali per l’ascoltatore. I due approcci non sono antitetici, possono essere combinati. Ed è appunto quanto sta accadendo ora: unendo l'intelligenza degli esperti a quella collettiva degli ascoltatori.
in Il Sole 24 ore del 10 settembre 2006
OK ... OK ... OK ...