Tracce e Sentieri

Passeggiate splinderiane di Amalteo

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Blogger: AMALTEO
Nome: Amalteo
2° metà del 900-later than never. “Perché vale la pena di vivere? E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … tutta la musica e le interpretazioni di Nina Simone … la voce di Ray Charles, quasi sempre … Il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach … Louis Armstrong, l’incisione di West and blues del 1928 … i film di Sergio Leone … i racconti di Stephen King … gli azzurri e i gialli di Van Gogh … i quadri di Peppo Spagnoli, che dimostra che si può fare molto anche da luoghi piccoli… il sorriso di Luciana …. ... e poi anche ...” da Woody Allen, Manhattan (con qualche cambiamento) pamalteo@gmail.com

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venerdì, 28 luglio 2006

Le cure di Nina Simone

legendIo come persona fisica: il caldo estivo mi piaceva molto di più da giovane. Ora mi prostra.
Io come attore sociale: in politica tendo essere sempre più disincantato (Max Weber). Ero un militante.
Io come soggetto culturale: senza più agganci interpretativi forti. Dov'è la "sinistra" ? Nulla dice sulle dittature più lunghe, come quella cubana.  Dov'è la "destra"? Ha tutte le ragioni sulla sicurezza, ma poi sguazza nella miseria etica.
Con questi pensieri depressi tendo a curarmi con la voce di Nina ... Nina Simone

Il regno segreto di Nina Simone
Nina Simone non è solo un mio cult, ma una compagna dei giorni e delle notti. Quando ho bisogno di qualcosa che mi sembri rasentare la perfezione è lei che mi si presenta.
Forse negli anni ’70 sono capitato su un primo disco: “The Amazing Nina Simone” (1959). Ho qui, mentre scrivo, questo Lp con la fotografia che meglio la esprime: sola, occhi chiusi, le braccia e le grandi mani a tenere assieme le note. Non apprezzai subito: un cult arriva quando vuole lui.
La folgorazione è stata molto successiva, quando ho imboccato i miei cinquant’anni, ed è avvenuta per due fatti concomitanti: l’ascolto dei 10 minuti di Sinnerman in “Pastel Blues” (1965) e il Cd “Nina Simone and Piano” (1968).
Caro lettore, prova a sentire Who Am I? e forse anche tu entrerai nel suo regno. È avvenuto anche con il suo più sensibile biografo: ’una canzone come Sinnerman, la certezza che questa musica era stata sempre là e chiedeva solo di essere identificata’ (David Brun-Lambert, “Nina Simone: un vie”, Flammarion, 2005).
Da quei momenti posso girovagare alla scoperta di altri musicisti e questi possono aiutarmi ad allietare la vita, ma poi torno sempre da lei. E ogni volta si rinnova allo stesso modo l’emozione. Talvolta (ma mia moglie dice sempre) fino alle lacrime, come nelle poesie.
Nina Simone non canta solamente: Nina Simone interpreta come un attore teatrale. Questa capacità quasi unica è stata finemente colta da Charles Aznavour che disse: ’Spesso le persone che cantano il jazz cantano la musica. Nina Simone canta il testo allo stesso tempo della musica’. Ecco perché You'd Be So Nice To Come Home To, che è uno standard jazz in tempo veloce, con Nina Simone diventa lentissimo fino allo spasimo e perché Strange Fruit è ancora più straziante che in Billie Holiday.
I suoi canti ed il suo piano, ad un ascolto appassionato, possono essere ‘visti’ come pennellate: nere, gialle, blu (molto blu), bianche …. Tutto questo lo fa con la voce, con le note del piano, ma soprattutto con i tempi che mette fra le parole. Sono questi attimi di silenzio, queste pause a generare la magia. E questo era proprio ciò che lei voleva ottenere.
Caro lettore prova con I Put A Spell On You, … ti ho messo addosso un sortilegio …
Anche le sue re-interpretazioni ( Jacques Brel, J.J. Walker, George Harrison, Randy Newman, Bob Dylan) sono una ri-creazione: quelle canzoni diventano più belle.
Caro lettore: prova con Ne me quitte pas, Mr Bojangles, Baltimore, Here Comes The Sun, Just Like Tom Thumb Blues.
La sua musica dura nel tempo. Molte mode musicali passano. Ma anche se il suo canto arriva dagli anni ’50, ’60, ’70, con lei il tempo sembra non passare. Tutto il resto diventa magari bella musica, ma datata. Per le canzoni di Nina Simone si può dire quello che Italo Calvino diceva dei libri: ’classici sono quei libri di cui si sente dire di solito: Sto rileggendo... e mai Sto leggendo... [...] Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire. [...] Chiamasi classico un libro che si configura come equivalente dell'universo, al pari degli antichi talismani. [...] È classico ciò che tende a relegare l'attualità al rango di rumore di fondo.
Mi chiedo perché Nina Simone sia sempre così attuale e moderna. Credo dipenda dal fatto che per lei la musica è stata l’unica energia che l’ha tenuta viva, nel rapporto con se stessa e con il suo pubblico.
Ascolta
"If You Knew" al Ronnie Scotts di Londra, 1985.
Guarda lo sguardo. Senti il sentire dicendo. Carpe diem ...
Caro lettore: cosa aspetti ad entrare anche tu nel suo regno segreto?

già pubblicato su Sand-Zine: SandZine-Cult
postato da: AMALTEO alle ore luglio 28, 2006 09:31 | link | commenti (4)
categorie: ascoltare nina simone, cambiare to cross the line, pensare politica
mercoledì, 26 luglio 2006

Houllebecq, La possibilità di un’isola

IND-CULT-SOCMichel Houllebecq è uno scrittore francese, a mio avviso, sopravalutato per il suo stile letterario e tuttavia interessante per le sue intuizioni sul futuro non molto prossimo, ma venturo.

Nel libro La possibilità di un’isola, Bompiani 2005, immagina che la clonazione renda possibile osservare il presente attraverso gli occhi dei prossimi millenni. E questo attraverso delle pagine di diario, molto simili ai blog che noi scriviamo oggi, scritti da Daniel1 (vivente ora), e Daniel24, Daniel25 (vivente molto, molto, molto poi).
Per Houllebecq l’attuale fase storica, caratterizzata dal fatto che l’agenda socio-politica è dettata dall’islam radicale e fondamentalista, durerà a lungo (quasi una generazione), ma finirà sotto la spinta delle tecnologie, dei consumi di massa, della musica techno (mi toccherà sentire anche questa !)  e della libertà sessuale.
Piace anche a me immaginare la decadenza dell’integralismo religioso islamico per mezzo della pulsione sessuale freudiana e reichiana.
Mi spiace molto, invece, dover vivere la mia vecchiaia nella fase alta di questa predicazione religiosa, intarsiata di rapimenti e sgozzamenti.
Consolato sul piano storico e depresso sul piano soggettivo memorizzo queste pagine dell’immaginifico scrittore. Le sottolineature sono mie.

L'islam, curiosamente, fu un bastione di resistenza più tena­ce. Poggiando su un'immigrazione massiccia e incessante, la religione musulmana si rafforzava nei paesi occidentali prati­camente allo stesso ritmo dell'elohimismo; rivolgendosi priori­tariamente alle popolazioni venute dal Maghreb e dall'Africa Nera, essa conosceva comunque un successo crescente presso europei "di ceppo", successo unicamente attribuibile al suo machismo. Se l'abbandono del machismo aveva in effetti reso gli uomini infelici, non aveva affatto reso felici le donne. Sempre più numerosi erano quelli, e soprattutto quelle, che sognavano un ritorno a un sistema in cui le donne fossero pudiche e sottomesse, e la loro verginità preservata. Natu­ralmente, nello stesso tempo, la pressione erotica sul corpo delle ragazze non smetteva di crescere, e l'espansione dell'islam fu resa possibile solo grazie all'introduzione di una serie di accomodamenti, sotto l'influenza di una nuova generazione di imam che, ispirandosi al tempo stesso alla tradizione cattolica, ai reality show e al senso dello spettacolo dei telepredicatori americani, misero a punto per il pubblico musulmano uno schema di vita edificante basato sulla conversione e sul perdo­no dei peccati, due nozioni pur relativamente estranee alla tra­dizione islamica. Nello schema tipo, che si trova riprodotto in maniera identica in decine di telenovelas girate il più delle volte in Turchia o nell'Africa settentrionale, la ragazza, con costernazione dei genitori, conduce dapprima una vita disso­luta a base di alcool, consumo di droghe e libertà sessuale più sfrenata. Poi, segnata da un avvenimento che provoca in lei uno shock salutare (un aborto doloroso, l'incontro con un gio­vane musulmano pio e integro che studia ingegneria), scaccia le tentazioni del mondo e diventa una sposa sottomessa, casta e velata. Lo stesso schema esisteva declinato al maschile, met­tendo in scena di solito dei rapper, e insistendo di più sulla delinquenza e sul consumo di droghe pesanti. Questo model­lo ipocrita doveva riscuotere un successo tanto più vivo dato che l'età scelta per la conversione (fra i ventidue e i venticin­que anni) corrispondeva abbastanza bene a quella in cui le gio­vani maghrebine, di una bellezza spettacolare durante l'adole­scenza, cominciavano a ingrassare e a provare il bisogno di vestiti più coprenti. Nell'arco di uno, due decenni, l'islam doveva così arrivare ad assumere in Europa il ruolo che era stato quello del cattolicesimo durante il suo periodo di gloria: quello di una religione "ufficiale", organizzatrice del calenda­rio e delle minicerimonie che scandivano il passare del tempo, basata su dogmi sufficientemente primitivi per essere alla portata della massa pur conservando un'ambiguità sufficiente per sedurre le menti più acute, che si faceva forte in linea di mas­sima di un'austerità morale temibile pur mantenendo, nella pratica, passerelle suscettibili di reintegrare qualsiasi peccato­re. Lo stesso fenomeno si verificò negli Stati Uniti, a partire soprattutto dalla comunità nera - con l'unica differenza che il cattolicesimo, portato dall'immigrazione latino-americana, vi conservò a lungo posizioni più importanti.
Tutto ciò non poteva però durare che poco tempo, e il rifiuto di invecchiare, di mettere la testa a partito e di trasfor­marsi in buona e grassa madre di famiglia, qualche anno dopo doveva toccare anche le popolazioni provenienti dal­l'immigrazione. Quando un sistema sociale è distrutto, tale distruzione è definitiva, e non è possibile alcun ritorno indie­tro; le leggi dell'entropia sociale, valide in teoria per qualsia­si sistema relazionale umano, furono dimostrate con assoluto rigore solo da Hewlett e Dude, due secoli dopo; ma erano già conosciute intuitívamente da un pezzo. La caduta dell'islam in Occidente ricorda in realtà curiosamente quella, avvenuta alcuni decenni prima, del comunismo: in entrambi i casi, il fenomeno di riflusso doveva nascere nei paesi di origine, e spazzar via in pochi anni le organizzazioni, pur potenti e ric­chissime, messe in piedi nei paesi di accoglienza. Quando i paesi arabi, dopo anni di un lavoro di scalzatura fatto essen­zialmente di connessioni Internet clandestine e di download di prodotti culturali decadenti, poterono infine accedere concretamente a uno stile di vita basato sul consumo di massa, sulla libertà sessuale e sui piaceri, l'infatuazione delle popolazioni fu intensa e viva come lo era stata, mezzo secolo prima, nei paesi comunisti. Il movimento partì, come spesso nella storia umana, dalla Palestina, più precisamente da un rifiuto improvviso delle ragazze palestinesi di limitare la loro esistenza alla procreazione ripetuta di futuri sostenitori della jihad, e dal loro desiderio di approfittare della libertà di costumi delle loro vicine israeliane. In alcuni anni, la trasfor­mazione, portata dalla musica techno (come l'attrazione per il mondo capitalistico lo era stata, alcuni anni prima, dal rock, ma con un'efficacia accresciuta ulteriormente dall'uso della rete), si diffuse nell'insieme dei paesi arabi, che dovettero far fronte a una rivolta massiccia della gioventù che non riusci­rono ovviamente a reprimere. Divenne allora perfettamente chiaro, agli occhi delle popolazioni occidentali, che i paesi musulmani erano stati mantenuti nella loro fede primitiva soltanto dall'ignoranza e dall'oppressione; senza questa retroguardia, i movimenti islamici occidentali crollarono di colpo.

Michel Houllebecq, La possibilità di un’isola, Bompiani 2005, p. 292-295

postato da: AMALTEO alle ore luglio 26, 2006 12:08 | link | commenti (3)
categorie: leggere, pensare culture religioni, pensare storia contemporanea
martedì, 25 luglio 2006

Prove di Grosse Coalition

partenoneIl governo che il 9 aprile ha vinto le elezioni per una manciata di voti, in politica estera è sotto tiro delle tre "sinistre radicali ed antagoniste" (sic: loro autodefinizione di rispecchiamento nell'acqua di fonte di Narciso) e rischia di cadere come nel 1998, quando il parolaio rosso ( attuale presidente della Camera) fece il gesto del pollice verso il basso dei romani al Colosseo per condannare i gladiatori.
Lo stesso governo accetta il metodo bipartisan sull'indulto. Pur di adottare questo atto di clemenza accetterà i voti di una parte delle destre. Il fine giustifica i mezzi, sia quando il fine è di dubbia moralità e il mezzo faccia un po' schifo, vista la faccia di un certo Previti.
Una volta accettato il principio che contano di più gli autori dei reati piuttosto che le vittime dei reati (esercizio che la cultura di sinistra pratica da decenni con grande maestria e disequilibrismo) mi fanno pena i lamenti sul fatto che nel "perdono" vengano inclusi i reati della corruzione politica.
Mi spiace vedere la velocità con cui stanno franando i programmi della coalizione politica che, ineluttabilmente (vista la miseria morale delle destre), ho votato e voterò ancora
Ma la Costituzione è stata messa al riparo. E quindi vedo queste vicende con meno disperazione.
In attesa o delle elezioni di autunno o della grosse coalition.
Per memoria scelgo l'articolo del grillo parlante Luca Ricolfi.

I
nciucio d'estate, in La Stampa del 21 luglio 2006, pag. 1
di Luca Ricolfi
Fa caldo. Molti italiani sono già al mare, e altri lo saranno nelle prossime settimane. Chi è rimasto in città controlla con voluttà lo stato di maschere e pinne, pregustando meravigliosi bagni e immersioni.Nel frattempo, come ladruncoli estivi che aspettano agosto per svaligiare le nostre case, i nostri cari politici ci stanno preparando il colpo gobbo: nel calendario dei lavori parlamentari le settimane a cavallo fra luglio e agosto sono destinate a far passare l’indulto, ossia un cospicuo sconto di pena per chi ha subito condanne penali.
Di per sé l’indulto non è un colpo gobbo. Si può ricordare che fu papa Wojtyla, nella sua storica visita di quattro anni fa al Parlamento, a invocare un gesto di clemenza per i detenuti. Si può osservare che le nostre carceri straboccano, con oltre 60 mila detenuti a fronte di 45 mila posti. E si può anche aggiungere, per chi ha votato a sinistra, che dopotutto un atto di clemenza verso i detenuti era nel programma dell’Unione.
Simmetricamente si può obiettare che l’indulto non alleggerisce il lavoro dei magistrati, e che è ben strano un Paese in cui, anziché costruire nuove carceri o provare a ridurre il crimine, si preferisce adeguare le pene ai posti letto. Ma tant’è, su queste materie ognuno ha le sue opinioni, ed è giusto che sia così, perché ci sono buone ragioni a favore dell’indulto come ce ne sono contro. Dove sta il colpo gobbo? Il colpo gobbo sta nella scelta dei reati da escludere dall’indulto: il testo che il Parlamento si appresta a votare esclude solo i reati di mafia, terrorismo, violenza sessuale, pedo-pornografia. Rientrano invece nell’atto di clemenza i peggiori crimini tipicamente commessi dal ceto politico, dagli amministratori pubblici, e più in generale dalla classe dirigente del Paese: corruzione, concussione, peculato, falso in bilancio, frode fiscale, aggiotaggio, appropriazione indebita, tanto per ricordarne alcuni.
Si noti che, pur essendo molte le persone condannate per questi reati, pochissime sono rinchiuse in carcere, perché la maggior parte si avvale di pene alternative (arresti domiciliari, affidamento ai servizi sociali). Dunque l’effetto di riduzione della popolazione carceraria è del tutto trascurabile.Perché dunque includere reati così odiosi, così gravi, ma soprattutto così dannosi per il buon funzionamento delle istituzioni?
Qui non stiamo parlando di poveracci che rubano una mela, di ragazzi di strada che vivono di espedienti, di tossicodipendenti che hanno commesso reati per procurarsi la dose quotidiana. E nemmeno di immigrati clandestini più o meno colpevolmente coinvolti in attività illegali. No, qui stiamo parlando di molte decine di parlamentari, come Barbacetto, Gomez e Travaglio hanno ripetutamente documentato. Stiamo parlando di un numero imprecisato, ma sicuramente molto alto, di politici locali, di amministratori, di finanzieri - spesso recidivi - che in questi anni hanno dato una mano a sfasciare l’Italia. Perché l’indulto, dunque?
In attesa che gli onorevoli parlamentari ci diano una risposta, mi permetto di avanzare un paio di ipotesi. La prima è che il ceto politico sappia perfettamente quanto il proprio tasso di criminalità sia elevato, e che pensi - con l’indulto esteso - di togliere innanzitutto a sé stesso un bel po’ di castagne dal fuoco. L’impatto dell’inclusione dei reati della classe dirigente, infatti, è minimo sull’affollamento delle carceri, ma è notevole sul grado di impunità della classe dirigente stessa.
La seconda ipotesi non riguarda il ceto politico nel suo insieme, ma i politici di sinistra. Per far passare l’indulto occorre una maggioranza dei due terzi; Lega e Italia dei valori sono contrarie, An è incerta; dunque i voti di Forza Italia sono essenziali. Può darsi che il centro-sinistra, che tiene moltissimo a far passare l’indulto, abbia subito un aut aut di Forza Italia: o includete i reati che a noi più interessano, oppure non vi diamo i nostri voti.
Se è così vorrei dire all’Unione che, come cittadini, è su altre cose che ci aspettiamo che destra e sinistra trovino un ragionevole accordo. Sulle pensioni, sulla sanità, sul mercato del lavoro, sull’evasione fiscale, sulle liberalizzazioni non è impossibile individuare le cose che andrebbero fatte comunque, non perché sono di destra o di sinistra, ma semplicemente perché servono al Paese. Ma il resto no. Il resto si chiama «inciucio». Una parola bruttissima, ma che in questo caso evoca esattamente il senso di quel che ci attende.
postato da: AMALTEO alle ore luglio 25, 2006 09:52 | link | commenti (2)
categorie: pensare politica
lunedì, 24 luglio 2006

Orto/Giardino

tracce

Paolo Peyrone, il filosofo dei giardini. mi ricorda di assecondare il carattere dell'estate. Con prudenza e attenzione.
Leggo, rileggo, imparo, memorizzo e rilancio.


Giorni caldi questi, giorni addirittura bollenti in giardino. E necessari: si lavora il mattino presto e la sera tardi. Le persone non addette «ai lavori» non capiscono: perché così presto perché così tardi? È semplice: i miracoli in giardino si fanno a quelle ore. Tutto lì. L'acqua si dà nelle controre: durante le ore calde bollenti del mezzogiorno e del pomeriggio il giardino dorme. Si riposa, sonnecchia, sembra quasi in coma.
Innaffiare non è gettare dell'acqua sulla terra: vuol dire somministrare con giudizio l'acqua necessaria. Senza esagera­zioni né sprechi. Le piante «parlano», chiedono e consigliano con il linguaggio delle foglie, la loro brillantezza, il loro colore e soprattutto il loro portamento. L'appassimento non fa male, ma deve essere breve: durante l'estate qualche piccola crisi di sete e di asciutto è addirit­tura salutare. Troppa acqua per troppo tempo fa malissi­mo alle piante, al loro appa­rato radicale: le marcescen­ze con le loro conseguenze letali ed epidemiche sono sempre dietro l'angolo. Del­le due (troppa o troppo poca) è meglio, lo dicono gli esper­ti e i veri giardinieri, indulgere nell'avarizia piuttosto che nell'abbondanza: è meglio essere un po' avari che scialacquato­ri. Questi secchi nei giardini d'estate sono l'unica arma valida ed efficace contro i funghi maligni e assassini (i funghi non sopravvivono, non si propagano, non attaccano se fa troppo asciutto). L'estate è fatta, come la natura, anche di asprezze e ruvidezze: per avere delle buone pesche e delle profumate albicocche c'è bisogno del caldo afoso e canicolare di luglio: un giardino tutto rugiadoso, umido e innaffiato è certamente attraente e gradevole, far diventare un lembo di terra un angolo di Scozia o d'Irlanda può essere una giusta speranza, un obiettivo... ma con il caldo delle nostre regioni i prati vellutati e morbidi si portano dietro un bel po' di malattie.
La natura è equilibrio e armonia e se ha deciso che in estate le giornate debbano essere lunghe e calde, il bravo giardiniere (quello che non ha paura d'avere il giardino un po' secco e un po' giallo nei periodi più secchi) deve accettarle, non negarle: innaffia, non inonda, irriga, non esonda.

in La Stampa - Tutto Libri, 23 giugno 2006

postato da: AMALTEO alle ore luglio 24, 2006 13:53 | link | commenti (3)
categorie: vivere luoghi, vivere orto giardino
venerdì, 21 luglio 2006

Musica Jazz: Keith Jarrett alla Fenice di Venezia

tracceKeith Jarrett questa estate ha suonato alla Fenice di Venezia.
Cerco racconti su questa serata, che deve essere stata straordinaria.
Keith Jarrett costruisce i suoi solo piano come Michelangelo dipingeva la Cappella Sistina. Voglio dire che
siamo contemporanei di un genio e che essere suoi contemporanei è un privilegio.
Qualcuno ha anche potuto cogliere l'attimo
Ecco il primo racconto che ho finora trovato:
postato da: AMALTEO alle ore luglio 21, 2006 23:55 | link | commenti (5)
categorie: ascoltare jazz, ascoltare jazz - keith jarrett
giovedì, 20 luglio 2006

Stato di Israele

partenoneGrazie Espresso !

La voce di Tzipora Livni, detta 'Tzipi', s'incrina, leggermente, solo quando deve citare Ariel Sharon, il suo mentore. E non è un omaggio formale a un uomo che giace in coma da gennaio e si trova in un ospedale di Tel Aviv, ma la rivendicazione di una continuità politica utile a leggere quanto accade in questi giorni di guerra col Libano. La domanda era: lei è stata una delle persone più vicine all'ex premier, quanto le manca? Quanto avrebbe potuto essere utile in questa fase difficile? Sharon manca e non solo a Israele, ammette la Livni, prima di svelare: "Potrà suonare simbolico, ma nell'ultima riunione di lavoro che abbiamo avuto, proprio il giorno prima che fosse ricoverato, abbiamo discusso del nostro confine nord. A me e agli altri collaboratori ha detto: dovete chiedere con forza alla comunità internazionale di espellere gli Hezbollah dal sud del Libano, non possiamo sopportare questa situazione più a lungo. Ricordo con precisione quell'incontro proprio perché è stato l'ultimo. Abbiamo parlato della possibilità che rapissero civili o militari lungo la frontiera. Io ero ministro della Giustizia, allora". Ora Tzipi Livni, 48 anni, è il ministro degli Esteri, seconda donna d'Israele a ricoprire la carica dopo Golda Meir. Pur essendo approdata alla politica da appena una decina d'anni, mostra il cipiglio di chi è in grado di prendere decisioni difficili. Per questo nel Paese è molto popolare e la sua rapida ascesa è stata agevolata da caratteristiche personali come carisma e fascino. Il tempo per questa intervista con 'L'espresso' è stato rubato ai gabinetti d'emergenza, alle frenetiche, convulse, continue consultazioni con i colleghi dell'Occidente e del mondo arabo moderato. I lunghi capelli biondo-rossi ben curati, tailleur nero su camicetta bianca (quasi una divisa per lei), Tzipi Livni porta orecchini minuscoli, una leggera catena e un vistoso orologio d'oro. Scandisce le parole con nettezza quasi voglia che il tono coincida con la chiarezza dei concetti.


Ministro Tzipi Livni, come paventavate in quella riunione con Sharon, due soldati sono stati rapiti. La vostra reazione ha provocato la morte di molti civili in Libano. Qualcuno, compreso il ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema, l'ha definita 'sproporzionata'. Non temete un isolamento? Non temete che la comunità internazionale non capisca?
"La situazione è molto più complessa della semplice vicenda dei soldati. Il leader di Hezbollah, Sayed Hassan Nasrallah, vuole giocare un ruolo nel conflitto israelo-palestinese e noi non vogliamo che possa avere questo diritto, che possa influire sulla leadership palestinese. Nasrallah vuole promuovere se stesso come attore politico nella regione, rappresenta gli interessi dell'Iran, non quelli del Libano, e arriva da una posizione ideologica estremista e fondamentalista".

E le vittime civili?
"Ci sono, in Libano, degli appartamenti, normali case intendo, in cui i proprietari permettono agli Hezbollah di collocare i missili. Noi non dovremmo neutralizzarli perché altrimenti colpiamo i civili quando loro, con quei missili, raggiungono Haifa e altre città del centro d'Israele? Noi abbiamo chiesto ai civili di abbandonare i luoghi dove si trovano le armi, abbiamo anche lanciato volantini dagli aerei, li abbiamo avvertiti proprio perché non vogliamo vittime tra la popolazione. C'è differenza tra una deliberata volontà di uccidere i civili e un possibile errore. Gran parte del territorio di Israele è sotto attacco, loro vogliono ucciderci e demolire il nostro Stato".

Avete colpito, e più volte, l'aeroporto internazionale di Beirut, ponti e altre infrastrutture.
"La maggior parte degli obiettivi che abbiamo scelto sono luoghi dove gli Hezbollah operano, dove hanno i missili a lungo raggio. Abbiamo anche attaccato l'aeroporto e la sola ragione è che avevamo informazioni per le quali i terroristi avevano la volontà di portare i nostri soldati rapiti fuori dal Libano, in un altro posto. Le infrastrutture sono state colpite con l'obiettivo di evitare lo smercio degli ostaggi in Siria in Iran o altrove. Del resto abbiamo una cattiva esperienza in materia che arriva dal passato.".

Queste spiegazioni le avrà usate nei colloqui coi suoi interlocutori diplomatici. Li ha convinti?
"La comunità internazionale da un lato comprende ciò che sta avvenendo, dall'altro vuole difendere i positivi cambiamenti che sono intervenuti di recente nel governo libanese. Ho spiegato, ai miei colleghi del mondo, le nostre ragioni. Giochiamo a carte scoperte. Non abbiamo un'agenda, non vogliamo spedire di nuovo i nostri soldati nel Libano per occuparne una parte. Non vogliamo un altro conflitto col Libano. Ho chiesto ai miei colleghi di mettersi nei miei panni, di provare a immaginare quale decisione avrebbero preso al mio posto. Prendere decisioni in Medio Oriente è sempre difficile. Abbiamo scelto questa perché, qualunque altra, avrebbe consegnato a Nasrallah un potere, ora e per il futuro, e bisogna invece fermarlo. Credo che parte della comunità internazionale, quella che ha fatto propri i valori di libertà e democrazia, intenda che stiamo combattendo contro un atto di terrorismo. Che esiste un asse pericoloso formato da Iran, Hezbollah, Siria e Hamas. Non è una battaglia che riguarda solo Israele, ma i valori dell'Occidente di cui Israele è parte. Veniamo attaccati proprio perché simbolo dell'Occidente".

Dovrebbe essere anche un vostro interesse sostenere i seppur flebili sforzi democratici in atto in Libano.
"Non stiamo rendendo più debole il governo libanese, non è il nostro obiettivo. Ma il governo libanese è responsabile perché l'attacco contro di noi è partito da quel Paese sovrano. Hezbollah fa parte del governo libanese. La Risoluzione 1559 delle Nazioni Unite prevede che sia smantellata la milizia degli Hezbollah e che sia inviata al confine l'armata libanese per dare alla regione una chance di stabilità. Non è mai stato fatto e non so quali altre scuse il governo libanese potrà avanzare per continuare a non farlo. Quindi, di fatto, noi abbiamo al confine un'organizzazione terroristica che rappresenta gli interessi iraniani, che ha connessioni in Siria e che ha campi di addestramento per le proprie truppe paramilitari. Non solo, da informazioni di intelligence sappiamo che da quando abbiamo lasciato il Libano, hanno continuato a riarmarsi dall'Iran, attraverso la Siria, e ora ce li troviamo davanti più pericolosi di sempre".

Eppure, nonostante le informazioni, sembra siate stati colti di sorpresa.
"Riguardo a questo attacco? Sapevamo che avrebbero cercato di catturare dei soldati. Abbiamo molte buone informazioni ma non sufficienti, sapevamo qualcosa, non tutto".

C'è chi sostiene che l'attuale governo, non avendo generali nei ruoli chiave, è percepito come debole in Israele. E proprio per fugare questo sospetto abbia deciso per la linea dura, di fatto consegnandosi al volere dei militari.
"Io faccio parte di questo governo. Cerchiamo di essere responsabili, di prendere decisioni che aprano prospettive per il futuro".

Quanto dureranno le operazioni? Fino a che punto entrerete in territorio libanese? Che decisioni avete preso in merito nel gabinetto di crisi?
"Non voglio rispondere entrando nel dettaglio delle operazioni militari. In generale vogliamo neutralizzare le postazioni da dove si lanciano i missili e obbligare gli Hezbollah a lasciare la scena nel sud del Libano. Credo che questa sia anche un'opportunità per il governo libanese di estendere la sua sovranità in quella fetta del Paese. Il premier Fuad Siniora può ora fare la cosa giusta. Il messaggio che Israele lancia è che Hezbollah è un pericolo per i cittadini libanesi. So che i cittadini libanesi vogliono vivere in pace in uno Stato florido. Hezbollah rappresenta esattamente interessi opposti, interessi del terrorismo. E del resto basta guardare il timing dell'attacco contro di noi.".

Cosa vuole dire, ministro?
"Il timing dell'attacco deciso da Nasrallah è il peggiore per l'economia del Libano. Per la prima volta avevano una fiorente stagione turistica che è stata rovinata. Come sappiamo, proprio nei giorni del rapimento del soldati, l'Iran subiva una forte pressione internazionale affinché desse una risposta prima del G8 di San Pietroburgo circa le offerte per bloccare il programma nucleare. E inoltre due giorni prima Nasrallah si è recato a Damasco per incontrare Khaled Meshal, il leader di Hamas che in Siria ha il suo quartier generale, al quale ha chiesto con forza di non continuare sulla strada delle trattative che avrebbero potuto portare alla liberazione del nostro militare Gilad Shalit, il primo rapito e tenuto prigioniero da Hamas a Gaza. Dunque, per riassumere, il tempo dell'attacco è stato scelto per spostare l'attenzione del mondo su un'altra questione, permettere all'Iran di non dare una risposta e impedire a israeliani e palestinesi di trovare un accordo su Gaza".

Dunque ci sono connessioni tra la crisi a Gaza e nel sud del Libano.
"Le due situazioni sono completamente diverse, non ci sono connessioni. O meglio: è Nasrallah che vorrebbe connettere le due questioni. Si possono però trovare dei punti comuni. Da entrambi i posti noi ci siamo ritirati. Da Gaza, l'estate scorsa, per dare ai palestinesi la possibilità di cominciare a costruire un loro Stato. Dal Libano, nel 2000, per dare al governo libanese la possibilità di fare qualcosa in quella regione. In entrambi i luoghi hanno usato le postazioni abbandonate per attaccarci, si sono adoperati per costruire tunnel, sorprenderci, e per lanciare missili contro di noi".

Se la conclusione è questa, forse che state rivedendo le scelte fatte? Forse giudicate che i ritiri non sono stati una buona idea? Sarebbe una logica pericolosa per il governo di cui fa parte, eletto per un programma che prevede anche il ritiro dalla Cisgiordania.
"Dovendo scegliere tra diverse opzioni, abbiamo creduto che la migliore fosse vivere in pace coi nostri vicini e promuovere l'idea dei due Stati. Abbiamo voluto, vogliamo, prenderci qualche rischio nel percorrere questa strada e il piano di disimpegno era un messaggio ai palestinesi. Sfortunatamente hanno usato l'occasione per attaccarci. Ma noi non vogliamo cambiare i nostri obiettivi e chiediamo alla comunità internazionale di sostenerci in questo sforzo".

Quando parla di comunità internazionale, intende anche gli Stati arabi moderati?
"Molti degli Stati arabi moderati capiscono quanto Hezbollah sia pericoloso anche per loro, ora e nel futuro".

Avete escluso la possibilità di un accordo per lo scambio di prigionieri. Eppure in passato trattative di questo tipo le avevate accettate, persino con Hezbollah.
"Fin dal primo soldato rapito abbiamo deciso di non negoziare coi terroristi. Ricordo anche che io votai contro il primo accordo con Hezbollah, alcuni anni fa. Lo stesso vale per i palestinesi. Tutti devono capire qual è la politica, ferma, del governo israeliano".

Ministro Tzipi Livni, cosa succederà nel futuro prossimo? È pronosticabile, come si teme, un coinvolgimento nella crisi della Siria, fatto che significherebbe un'escalation e una guerra regionale?
"L'escalation, il coinvolgimento della Siria non sono nei nostri piani. Non vogliamo aprire un terzo fronte dopo Gaza e sud del Libano. Ma non dimentichiamo che la Siria aiuta gli Hezbollah e Khaled Meshal, che ha un ruolo negativo".

  • Testo dell'audizione del Ministro degli Esteri e del Ministro della Difesa di fronte alle Commissioni Riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, 18 agosto 2006

postato da: AMALTEO alle ore luglio 20, 2006 15:13 | link | commenti (5)
categorie: pensare storia contemporanea, pensare politica

Comunicazione: rassegne stampa

partenoneDal 1999 c'è stata una rassegna stampa a dir poco formidabile per la ricerca di articoli e commenti sulla politica. Scrittura: non volatili messaggi televisivi.
Si chiamava "in due minuti.rassegna dei quotidiani italiani". E questo è (ancora) il suo indirizzo: http://www.in2minuti.it/
Con il mese di giugno ha terminato la sua presenza e nulla di neppure comparabile esiste ora sulla rete.
Sento questo come una menomazione.
Mi manca quel sistema di arredamento del mio "cervello informativo"
Resta però l'archivio del giugno 2006. A futura memoria per metodo e cura.
Grazie per questi anni di lavoro ad Alberto Conti.
Spero di vederlo ricomparire da qualche altra parte.
postato da: AMALTEO alle ore luglio 20, 2006 13:17 | link | commenti (3)
categorie: pensare politica

Destra/Sinistra

Interessante parallellismo storico-geografico.
Per il giochino "cosa fareste se ..."

Osservatorio Italiano - Giorgio Israel

 

Fidarsi degli equivicini. Il peggio non è mai morto 14/07/2006

L’Austria è ormai da tempo in totale sfacelo politico e preda di  fazioni armate in conflitto tra di loro, ma unite da un solo  obbiettivo: rivendicare il Sudtirolo, abusivamente occupato  dall’Italia. Per conseguire questo obbiettivo esse chiedono la  distruzione totale dell’entità statale razzista italiota. Nel corso  di un anno, dopo che l’Italia ha ceduto alcune zone di confine, sono  piovuti più di mille missili tra Rovereto e Trento (alcuni hanno  raggiunto Verona) e alcuni militari italiani sono stati uccisi o  rapiti. Nel frattempo, il braccio militare di un partito al potere in  Croazia, in solidarietà con le fazioni austriache ha rapito  anch’esso alcuni militari e ha scatenato un lancio di razzi katiusha  su Trieste.
Il governo italiano ha perso la pazienza e ha posto in atto una dura  risposta militare. Con l’eccezione dei soliti imperialisti  americani, tale risposta è stata generalmente deprecata. Il ministro  degli esteri francese, noto per il suo costante sforzo di essere  amico di tutti, ha deplorato il rapimento dei soldati, glissando sui  lanci missilistici, e ha condannato la risposta italiana come  “sproporzionata” e capace soltanto di suscitare altro odio anti- italiano. Negli ambienti italiani, o nei pochi ambienti vicini  all’Italia, si manifesta sorpresa, in quanto il ministro aveva  dichiarato di essere un fervente un amico dell’Italia e, a proposito  di alcune sue precedenti dichiarazioni che erano apparse duramente  critiche (aveva parlato dell’Italia come di uno stato terrorista),  aveva commentato con humour di essere tutt’al più un “amico che 
sbaglia”. A proposito di tale dichiarazione, alcuni commentatori  hanno riportato all’attenzione una domanda rimasta in sospeso, e  cioè se il ministro andasse considerato come un pentito o un  irriducibile. Qualche scalmanato ha chiesto perché non ci si  chiedesse quanto odio provocasse nella popolazione italiana il lancio  di missili sulla popolazione civile, i rapimenti e gli attentati; ma  è stato prontamente zittito. Altri commentatori hanno saggiamente  rilevato che era meglio accontentarsi della condanna del ministro,  perché alcuni partiti della coalizione di governo francese avevano  espresso una condanna nei confronti dell’entità italiota ben  altrimenti dura. Si è notato che alcuni gruppi (per ora disarmati) di  militanti di questi partiti, o di simpatizzanti, hanno accusato lo  stato razzista italiota di comportarsi come i nazisti hitleriani e 
hanno osservato che il mondo non può subire il fatto che la “razza  italiota mieta morte” soltanto perché è protetta dai criminali di  Washington e che è giunto il momento di boicottare e stroncare i  razzisti di Viterbo. Si noti, al riguardo, che Roma non è  riconosciuta come capitale dell’Italia, ed è rivendicata dai  discendenti di coloro che la occuparono dopo il crollo dell’Impero  Romano.
Il governo di Viterbo ha pertanto deciso di affidarsi alle cure del  ministro degli esteri francese, ed ha promesso che nel futuro non  sparerà più di una cannonata per ogni trecento missili e non  muoverà un dito se la quota di rapimenti si manterrà entro i dieci  l’anno. Tale proporzione è stata comunque ritenuta sproporzionata e  il detto ministro ha promesso di operare affinché il G8 indichi una  soglia di reazione equa al disotto della quale lo stato terrorista  italiota non correrà il rischio di essere condannato dal Consiglio di  Sicurezza. S’intende che una siffatta garanzia non pregiudica tutte  le legittime rivendicazioni a risarcimento dell’operato criminale 
dello stato italiota che discende dalla sua natura razzista e  dall’errore strutturale consistente nel fatto stesso di essere nato.
Nel frattempo, il governo di Viterbo, per dar prova di buona volontà,  ha deciso di accedere alla richiesta della madre di un noto  calciatore di origini austro-croate di ricevere su un piatto 
d’argento i testicoli del calciatore italiota Cuscini.

Cosa altro ha scritto Giorgio Israel:
- La macchina vivente. Contro le visioni meccanicistiche dell'uomo
- La questione ebraica oggi. I nostri conti con il razzismo
- Scienza e razza nell'Italia fascista
- Scienza e storia: una convivenza difficile

postato da: AMALTEO alle ore luglio 20, 2006 00:59 | link | commenti (2)
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Destra/Sinistra

dalemariposa “La reazione di Israele e’ andata al di la’ di ogni proporzione”.
Queste sono le parole del ministro degli Esteri D’Alema sull'attuale ennesimo conflitto in quell'area geografica.
"Proporzione": rapporto tra le misure di cose diverse o fra le parti di uno stesso oggetto. "Senso delle proporzioni": capacità di valutare bene le situazioni.
Così, per il mio finora ammirato D'Alema, Israele  che è circondato da 60 anni da paesi nemici che programmaticamente hanno l'obiettivo della sua distruzione, che attualmente è governato da una coalizione che diremmo di centrosinistra, che ha dovuto intraprendere una guerra difensiva contro il Libano il quale  ha consentito (contro precise quanto inutili risoluzioni dell'Onu)  al partito terrorista islamico Hezbollah di depositare a strategica portata di tiro fra 11.000 e 15.000 missili (Sandro Viola su Repubblica di oggi) ... Ebbene nonostante questi dati politici “La reazione di Israele e’ andata al di la’ di ogni proporzione” !?!
Un linguaggio per strappare gli applausi dei comunisti Diliberto e di Giordano, essenziali al governo Prodi. E decisivi nella prossima seduta al Senato per la missione in terra di Afghanistan (sempre i musulmani a mettere a ferro e fuoco il mondo dopo la fine della guerra fredda)
Il massimo del cinismo. E' vero che D'Alema appartiene alla scuola del "Migliore" Togliatti, tragico politico della doppiezza (per l'estensione della democrazia in Italia, ma in contemporanea alleanza con le burocrazie del comunismo sovietico nei suoi cupi anni cinquanta). Ma usare gli ebrei israeliani per fini di politica interna è nauseante.
Solo oggi, meglio tardi che mai, capisco che Giorgio Gaber era un veggente.

Destra/Sinistra

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Fare il bagno nella vasca è di destra
far la doccia invece è di sinistra
un pacchetto di Marlboro è di destra
di contrabbando è di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Una bella minestrina è di destra
il minestrone è sempre di sinistra
tutti i films che fanno oggi son di destra
se annoiano son di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Le scarpette da ginnastica o da tennis
hanno ancora un gusto un po’ di destra
ma portarle tutte sporche e un po’ slacciate
è da scemi più che di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
I blue-jeans che sono un segno di sinistra
con la giacca vanno verso destra
il concerto nello stadio è di sinistra
i prezzi sono un po' di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
I collant son quasi sempre di sinistra
il reggicalze è più che mai di destra
la pisciata in compagnia è di sinistra
il cesso è sempre in fondo a destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
La piscina bella azzurra e trasparente
è evidente che sia un po' di destra
mentre i fiumi, tutti i laghi e anche il mare
sono di merda più che sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
L'ideologia, l'ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è la passione, l’ossessione
della tua diversità
che al momento dove è andata non si sa
dove non si sa, dove non si sa.

Io direi che il culatello è di destra
la mortadella è di sinistra
se la cioccolata svizzera è di destra
la Nutella è ancora di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Il pensiero liberale è di destra
ora è buono anche per la sinistra
non si sa se la fortuna sia di destra
la sfiga è sempre di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Il saluto vigoroso a pugno chiuso
è un antico gesto di sinistra
quello un po' degli anni '20, un po' romano
è da stronzi oltre che di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
L'ideologia, l'ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è il continuare ad affermare
un pensiero e il suo perché
con la scusa di un contrasto che non c’è
se c'è chissà dov'è, se c'é chissà dov'é.

Tutto il vecchio moralismo è di sinistra
la mancanza di morale è a destra
anche il Papa ultimamente
è un po' a sinistra
è il demonio che ora è andato a destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
La risposta delle masse è di sinistra
con un lieve cedimento a destra
son sicuro che il bastardo è di sinistra
il figlio di puttana è di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Una donna emancipata è di sinistra
riservata è già un po' più di destra
ma un figone resta sempre un’attrazione
che va bene per sinistra e destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.

Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Basta!

Pro-memoria:
postato da: AMALTEO alle ore luglio 20, 2006 00:31 | link | commenti (2)
categorie: cambiare to cross the line, pensare storia contemporanea, pensare politica
lunedì, 17 luglio 2006

Stato di Israele

AMALTEA-VERTICALELuglio 2006.
Lo stato di Israele deve ancora una volta difendere il diritto alla propria esistenza.
Quel popolo è unito in questa ennesima congiuntura storica: Amos Oz e Abraham Yehoshua compresi. Scrittori che testimoniano nei loro libri la tremenda contraddizione di tentare di restare ancora vivi, pur nel ricordo della Shoah e che mai potrebbero essere accusati di essere guerrafondai.
La politica di catto-sinistra italiana o inneggia  alle azioni di "resistenza" dei terroristi filo-iraniani del partito degli Hezbollah o balbetta di generiche  "riprese di dialogo". Fatte le debite proporzioni sarebbe come convincere Hitler a non invadere la Polonia o parlarea Borghezio di multiculturalismo.
Per tenermi informato mi appunto:
e questa sera, con i radicali (unici pensanti nella coalizione di centrosinistra) partecipo virtualmente alla veglia promossa dalla comunità ebraica di Roma, presso la loro Sinagoga

postato da: AMALTEO alle ore luglio 17, 2006 10:44 | link | commenti (4)
categorie: pensare storia contemporanea