


Io come persona fisica: il caldo estivo mi piaceva molto di più da giovane. Ora mi prostra.
Tutto questo lo fa con la voce, con le note del piano, ma soprattutto con i tempi che mette fra le parole. Sono questi attimi di silenzio, queste pause a generare la magia. E questo era proprio ciò che lei voleva ottenere.
Michel Houllebecq è uno scrittore francese, a mio avviso, sopravalutato per il suo stile letterario e tuttavia interessante per le sue intuizioni sul futuro non molto prossimo, ma venturo. Nel libro La possibilità di un’isola, Bompiani 2005, immagina che la clonazione renda possibile osservare il presente attraverso gli occhi dei prossimi millenni. E questo attraverso delle pagine di diario, molto simili ai blog che noi scriviamo oggi, scritti da Daniel1 (vivente ora), e Daniel24, Daniel25 (vivente molto, molto, molto poi).
Per Houllebecq l’attuale fase storica, caratterizzata dal fatto che l’agenda socio-politica è dettata dall’islam radicale e fondamentalista, durerà a lungo (quasi una generazione), ma finirà sotto la spinta delle tecnologie, dei consumi di massa, della musica techno (mi toccherà sentire anche questa !) e della libertà sessuale.
Piace anche a me immaginare la decadenza dell’integralismo religioso islamico per mezzo della pulsione sessuale freudiana e reichiana.
Mi spiace molto, invece, dover vivere la mia vecchiaia nella fase alta di questa predicazione religiosa, intarsiata di rapimenti e sgozzamenti.
Consolato sul piano storico e depresso sul piano soggettivo memorizzo queste pagine dell’immaginifico scrittore. Le sottolineature sono mie.
L'islam, curiosamente, fu un bastione di resistenza più tenace. Poggiando su un'immigrazione massiccia e incessante, la religione musulmana si rafforzava nei paesi occidentali praticamente allo stesso ritmo dell'elohimismo; rivolgendosi prioritariamente alle popolazioni venute dal Maghreb e dall'Africa Nera, essa conosceva comunque un successo crescente presso europei "di ceppo", successo unicamente attribuibile al suo machismo. Se l'abbandono del machismo aveva in effetti reso gli uomini infelici, non aveva affatto reso felici le donne. Sempre più numerosi erano quelli, e soprattutto quelle, che sognavano un ritorno a un sistema in cui le donne fossero pudiche e sottomesse, e la loro verginità preservata. Naturalmente, nello stesso tempo, la pressione erotica sul corpo delle ragazze non smetteva di crescere, e l'espansione dell'islam fu resa possibile solo grazie all'introduzione di una serie di accomodamenti, sotto l'influenza di una nuova generazione di imam che, ispirandosi al tempo stesso alla tradizione cattolica, ai reality show e al senso dello spettacolo dei telepredicatori americani, misero a punto per il pubblico musulmano uno schema di vita edificante basato sulla conversione e sul perdono dei peccati, due nozioni pur relativamente estranee alla tradizione islamica. Nello schema tipo, che si trova riprodotto in maniera identica in decine di telenovelas girate il più delle volte in Turchia o nell'Africa settentrionale, la ragazza, con costernazione dei genitori, conduce dapprima una vita dissoluta a base di alcool, consumo di droghe e libertà sessuale più sfrenata. Poi, segnata da un avvenimento che provoca in lei uno shock salutare (un aborto doloroso, l'incontro con un giovane musulmano pio e integro che studia ingegneria), scaccia le tentazioni del mondo e diventa una sposa sottomessa, casta e velata. Lo stesso schema esisteva declinato al maschile, mettendo in scena di solito dei rapper, e insistendo di più sulla delinquenza e sul consumo di droghe pesanti. Questo modello ipocrita doveva riscuotere un successo tanto più vivo dato che l'età scelta per la conversione (fra i ventidue e i venticinque anni) corrispondeva abbastanza bene a quella in cui le giovani maghrebine, di una bellezza spettacolare durante l'adolescenza, cominciavano a ingrassare e a provare il bisogno di vestiti più coprenti. Nell'arco di uno, due decenni, l'islam doveva così arrivare ad assumere in Europa il ruolo che era stato quello del cattolicesimo durante il suo periodo di gloria: quello di una religione "ufficiale", organizzatrice del calendario e delle minicerimonie che scandivano il passare del tempo, basata su dogmi sufficientemente primitivi per essere alla portata della massa pur conservando un'ambiguità sufficiente per sedurre le menti più acute, che si faceva forte in linea di massima di un'austerità morale temibile pur mantenendo, nella pratica, passerelle suscettibili di reintegrare qualsiasi peccatore. Lo stesso fenomeno si verificò negli Stati Uniti, a partire soprattutto dalla comunità nera - con l'unica differenza che il cattolicesimo, portato dall'immigrazione latino-americana, vi conservò a lungo posizioni più importanti.
Tutto ciò non poteva però durare che poco tempo, e il rifiuto di invecchiare, di mettere la testa a partito e di trasformarsi in buona e grassa madre di famiglia, qualche anno dopo doveva toccare anche le popolazioni provenienti dall'immigrazione. Quando un sistema sociale è distrutto, tale distruzione è definitiva, e non è possibile alcun ritorno indietro; le leggi dell'entropia sociale, valide in teoria per qualsiasi sistema relazionale umano, furono dimostrate con assoluto rigore solo da Hewlett e Dude, due secoli dopo; ma erano già conosciute intuitívamente da un pezzo. La caduta dell'islam in Occidente ricorda in realtà curiosamente quella, avvenuta alcuni decenni prima, del comunismo: in entrambi i casi, il fenomeno di riflusso doveva nascere nei paesi di origine, e spazzar via in pochi anni le organizzazioni, pur potenti e ricchissime, messe in piedi nei paesi di accoglienza. Quando i paesi arabi, dopo anni di un lavoro di scalzatura fatto essenzialmente di connessioni Internet clandestine e di download di prodotti culturali decadenti, poterono infine accedere concretamente a uno stile di vita basato sul consumo di massa, sulla libertà sessuale e sui piaceri, l'infatuazione delle popolazioni fu intensa e viva come lo era stata, mezzo secolo prima, nei paesi comunisti. Il movimento partì, come spesso nella storia umana, dalla Palestina, più precisamente da un rifiuto improvviso delle ragazze palestinesi di limitare la loro esistenza alla procreazione ripetuta di futuri sostenitori della jihad, e dal loro desiderio di approfittare della libertà di costumi delle loro vicine israeliane. In alcuni anni, la trasformazione, portata dalla musica techno (come l'attrazione per il mondo capitalistico lo era stata, alcuni anni prima, dal rock, ma con un'efficacia accresciuta ulteriormente dall'uso della rete), si diffuse nell'insieme dei paesi arabi, che dovettero far fronte a una rivolta massiccia della gioventù che non riuscirono ovviamente a reprimere. Divenne allora perfettamente chiaro, agli occhi delle popolazioni occidentali, che i paesi musulmani erano stati mantenuti nella loro fede primitiva soltanto dall'ignoranza e dall'oppressione; senza questa retroguardia, i movimenti islamici occidentali crollarono di colpo.
Il governo che il 9 aprile ha vinto le elezioni per una manciata di voti, in politica estera è sotto tiro delle tre "sinistre radicali ed antagoniste" (sic: loro autodefinizione di rispecchiamento nell'acqua di fonte di Narciso) e rischia di cadere come nel 1998, quando il parolaio rosso ( attuale presidente della Camera) fece il gesto del pollice verso il basso dei romani al Colosseo per condannare i gladiatori.
Paolo Peyrone, il filosofo dei giardini. mi ricorda di assecondare il carattere dell'estate. Con prudenza e attenzione.
Leggo, rileggo, imparo, memorizzo e rilancio.
Giorni caldi questi, giorni addirittura bollenti in giardino. E necessari: si lavora il mattino presto e la sera tardi. Le persone non addette «ai lavori» non capiscono: perché così presto perché così tardi? È semplice: i miracoli in giardino si fanno a quelle ore. Tutto lì. L'acqua si dà nelle controre: durante le ore calde bollenti del mezzogiorno e del pomeriggio il giardino dorme. Si riposa, sonnecchia, sembra quasi in coma.
Innaffiare non è gettare dell'acqua sulla terra: vuol dire somministrare con giudizio l'acqua necessaria. Senza esagerazioni né sprechi. Le piante «parlano», chiedono e consigliano con il linguaggio delle foglie, la loro brillantezza, il loro colore e soprattutto il loro portamento. L'appassimento non fa male, ma deve essere breve: durante l'estate qualche piccola crisi di sete e di asciutto è addirittura salutare. Troppa acqua per troppo tempo fa malissimo alle piante, al loro apparato radicale: le marcescenze con le loro conseguenze letali ed epidemiche sono sempre dietro l'angolo. Delle due (troppa o troppo poca) è meglio, lo dicono gli esperti e i veri giardinieri, indulgere nell'avarizia piuttosto che nell'abbondanza: è meglio essere un po' avari che scialacquatori. Questi secchi nei giardini d'estate sono l'unica arma valida ed efficace contro i funghi maligni e assassini (i funghi non sopravvivono, non si propagano, non attaccano se fa troppo asciutto). L'estate è fatta, come la natura, anche di asprezze e ruvidezze: per avere delle buone pesche e delle profumate albicocche c'è bisogno del caldo afoso e canicolare di luglio: un giardino tutto rugiadoso, umido e innaffiato è certamente attraente e gradevole, far diventare un lembo di terra un angolo di Scozia o d'Irlanda può essere una giusta speranza, un obiettivo... ma con il caldo delle nostre regioni i prati vellutati e morbidi si portano dietro un bel po' di malattie.
La natura è equilibrio e armonia e se ha deciso che in estate le giornate debbano essere lunghe e calde, il bravo giardiniere (quello che non ha paura d'avere il giardino un po' secco e un po' giallo nei periodi più secchi) deve accettarle, non negarle: innaffia, non inonda, irriga, non esonda.
in La Stampa - Tutto Libri, 23 giugno 2006
Keith Jarrett questa estate ha suonato alla Fenice di Venezia.
Grazie Espresso !Testo dell'audizione del Ministro degli Esteri e del Ministro della Difesa di fronte alle Commissioni Riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, 18 agosto 2006
Dal 1999 c'è stata una rassegna stampa a dir poco formidabile per la ricerca di articoli e commenti sulla politica. Scrittura: non volatili messaggi televisivi.Interessante parallellismo storico-geografico.
Per il giochino "cosa fareste se ..."
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L’Austria è ormai da tempo in totale sfacelo politico e preda di fazioni armate in conflitto tra di loro, ma unite da un solo obbiettivo: rivendicare il Sudtirolo, abusivamente occupato dall’Italia. Per conseguire questo obbiettivo esse chiedono la distruzione totale dell’entità statale razzista italiota. Nel corso di un anno, dopo che l’Italia ha ceduto alcune zone di confine, sono piovuti più di mille missili tra Rovereto e Trento (alcuni hanno raggiunto Verona) e alcuni militari italiani sono stati uccisi o rapiti. Nel frattempo, il braccio militare di un partito al potere in Croazia, in solidarietà con le fazioni austriache ha rapito anch’esso alcuni militari e ha scatenato un lancio di razzi katiusha su Trieste.
Il governo italiano ha perso la pazienza e ha posto in atto una dura risposta militare. Con l’eccezione dei soliti imperialisti americani, tale risposta è stata generalmente deprecata. Il ministro degli esteri francese, noto per il suo costante sforzo di essere amico di tutti, ha deplorato il rapimento dei soldati, glissando sui lanci missilistici, e ha condannato la risposta italiana come “sproporzionata” e capace soltanto di suscitare altro odio anti- italiano. Negli ambienti italiani, o nei pochi ambienti vicini all’Italia, si manifesta sorpresa, in quanto il ministro aveva dichiarato di essere un fervente un amico dell’Italia e, a proposito di alcune sue precedenti dichiarazioni che erano apparse duramente critiche (aveva parlato dell’Italia come di uno stato terrorista), aveva commentato con humour di essere tutt’al più un “amico che
sbaglia”. A proposito di tale dichiarazione, alcuni commentatori hanno riportato all’attenzione una domanda rimasta in sospeso, e cioè se il ministro andasse considerato come un pentito o un irriducibile. Qualche scalmanato ha chiesto perché non ci si chiedesse quanto odio provocasse nella popolazione italiana il lancio di missili sulla popolazione civile, i rapimenti e gli attentati; ma è stato prontamente zittito. Altri commentatori hanno saggiamente rilevato che era meglio accontentarsi della condanna del ministro, perché alcuni partiti della coalizione di governo francese avevano espresso una condanna nei confronti dell’entità italiota ben altrimenti dura. Si è notato che alcuni gruppi (per ora disarmati) di militanti di questi partiti, o di simpatizzanti, hanno accusato lo stato razzista italiota di comportarsi come i nazisti hitleriani e
hanno osservato che il mondo non può subire il fatto che la “razza italiota mieta morte” soltanto perché è protetta dai criminali di Washington e che è giunto il momento di boicottare e stroncare i razzisti di Viterbo. Si noti, al riguardo, che Roma non è riconosciuta come capitale dell’Italia, ed è rivendicata dai discendenti di coloro che la occuparono dopo il crollo dell’Impero Romano.
Il governo di Viterbo ha pertanto deciso di affidarsi alle cure del ministro degli esteri francese, ed ha promesso che nel futuro non sparerà più di una cannonata per ogni trecento missili e non muoverà un dito se la quota di rapimenti si manterrà entro i dieci l’anno. Tale proporzione è stata comunque ritenuta sproporzionata e il detto ministro ha promesso di operare affinché il G8 indichi una soglia di reazione equa al disotto della quale lo stato terrorista italiota non correrà il rischio di essere condannato dal Consiglio di Sicurezza. S’intende che una siffatta garanzia non pregiudica tutte le legittime rivendicazioni a risarcimento dell’operato criminale
dello stato italiota che discende dalla sua natura razzista e dall’errore strutturale consistente nel fatto stesso di essere nato.
Nel frattempo, il governo di Viterbo, per dar prova di buona volontà, ha deciso di accedere alla richiesta della madre di un noto calciatore di origini austro-croate di ricevere su un piatto
d’argento i testicoli del calciatore italiota Cuscini.
Cosa altro ha scritto Giorgio Israel:
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- La questione ebraica oggi. I nostri conti con il razzismo
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“La reazione di Israele e’ andata al di la’ di ogni proporzione”.
Luglio 2006.